Quali sono i tuoi fantasmi?

Quali sono i tuoi fantasmi?

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 21 aprile 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Quali sono i tuoi fantasmi?

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

Eccoci giunti a giovedì 21 aprile 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XXIV, versetti 35-48, di San Luca.

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi».

Gesù porta la pace.

Arriva all’improvviso, si presenta, e sta… e sta in mezzo.

Loro, cosa fanno?

Loro sono sconvolti, loro sono pieni di paura; loro ancora, come già accaduto, pensano di vedere un fantasma.

Quando noi non capiamo qualcosa, per noi, al massimo, è un fantasma; non riusciamo a vedere altro che la presenza di un fantasma, perché, piuttosto che pensare che magari c’è qualcosa di più nella realtà di quello che noi reputiamo possibile, preferiamo pensare che noi non ci sbagliamo mai e che ciò che sbaglia è la realtà.

Ma, sapete, la realtà è la realtà, i fatti sono i fatti.

Se i fatti non corrispondono a ciò che io ho in testa, il problema è la mia testa, non i fatti!

Questo, guardate, è un principio tanto semplice, quanto fondamentale, ma che purtroppo non viene applicato così di frequente.

Noi preferiamo cambiare i fatti, piuttosto che la nostra testa, preferiamo modificare la realtà, piuttosto che modificare le nostre idee; e noi questo lo facciamo spessissimo.

Questa è la ragione per la quale a questo mondo ci sono tante divisioni.

Perché ci sono?

Perché ci sono coloro che guardano i fatti, agiscono sui fatti, si lasciano plasmare e istruire dai fatti, imparano dai fatti, e pensano, a partire dai fatti, dai dati di realtà; e poi ci sono coloro che fanno il contrario, pensano a monte dei fatti, decidono a monte dei dati concreti di realtà e, se la realtà è diversa (ed è diversa), cosa fanno? Cercano di cambiarla.

Ora, questi due modi di vivere, di esistere, non possono fare altro che andare uno contro l’altro, non ci può essere conciliazione.

Qui non si parla di diversità, non si applica qui la categoria della diversità, non c’entra niente; qui è proprio una differenza radicale del modo di approcciarsi alla realtà, e qui non ci può essere conciliazione, ovviamente, perché sono due metodologie, non solo radicalmente diverse, ma contrapposte.

Per questa ragione, il gruppo “A” dirà: «Questa è una mela verde, perché i dati di realtà sono questi. Io pensavo che tutto ciò che aveva quella forma fosse un pomodoro, invece capisco, scopro, vedo dalle analisi, che è una mela verde»; il gruppo “B” invece dirà: «No, non è una mela verde, è un pomodoro, perché io ho deciso che tutti i pomodori hanno quella forma e quel colore».

Come fai a fare unione, unità? Come fai a fare intesa? Impossibile!

O il gruppo “A” rinnega la realtà, o il gruppo “B” rinnega le sue idee, non c’è un’altra via: la realtà non si può rinnegare; per rinnegare le proprie idee (sbagliate in questo caso) bisogna essere umili e sapienti, ma chi vive nel gruppo “B” non può essere né umile né sapiente, se no sarebbe nel gruppo “A”; e quindi… e quindi avviene quello che è successo con Gesù.

Eh… è per questo che Gesù muore!

Gesù sta ai dati di realtà, è la persona più realista che la storia abbia mai conosciuto, e sta nel gruppo “A”.

Gli scribi e i farisei stanno nel gruppo “B”, e quindi non ci può essere nessuna intesa.

Tra Gesù ed Erode non ci può essere nessuna intesa, perché Erode è per antonomasia “B”, mentre Gesù è per antonomasia “A”, capite?

È questo il problema.

Su questo tema del fantasma, ripeto, c’è molto da dire.

Loro credevano di vedere un fantasma… sì, ho capito, ma succede perché tu non puoi pensare che ci sia qualcosa, che esista qualcosa che vada oltre ciò che tu conosci essere possibile, e invece, grazie al Cielo, la realtà, Dio, la bellezza, la vita, la verità, sono un po’ più grandi del tuo cervellino da criceto in allenamento, quindi…

Quindi dobbiamo un po’ ragionare, ciascuno di noi deve un po’ ragionare su questa cosa: finché noi permettiamo di essere abitati dai fantasmi, perché non accettiamo una realtà diversa dalle nostre idee, non andiamo molto lontano, vivremo sempre con l’essere sconvolti dalla paura.

Chi non accetta la realtà, chi non ha l’umiltà di cambiare le sue idee (perché la realtà glielo impone, perché la realtà lo obbliga, perché la realtà è un dato imperativo per una mente intelligente e umile), chi non accetta questo, vivrà sempre di fantasmi, di paure, di sconvolgimenti, di instabilità, e via di seguito.

E Gesù lo dice: «Perché siete turbati? Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?» Capite? Cioè, Lui dice: «Qual è il problema? Io non posso risorgere? L’hai deciso tu? Siccome tu non ci hai creduto, allora non è possibile… eh no… no…»

Poi Gesù fa vedere le mani, fa vedere i piedi, dice: «Metti la mano nel costato, guarda! Dammi da mangiare…»; sono tutte rassicurazioni che il Signore fa per loro che… però, capite che, insomma, di fatto ci vorrà un bel po’ perché loro arrivino ad avere quel coraggio necessario per poi testimoniarLo fino al martirio, non è proprio una passeggiata passare dal gruppo “B” al gruppo “A”.

Chi sta nel gruppo “A”? Nel gruppo “A” ci stanno i Santi, ci stanno i Grandi della Storia, ci stanno gli Eroi, capite?

Queste persone stanno nel gruppo “A”, coloro che sono stati capaci di dire: «Ok, mi sono sbagliato. Questa cosa che sto vedendo non è la mia idea, quindi cambio la mia idea, non cambio i dati di realtà. Ho sbagliato a pensare, ho sbagliato a capire, va bene, a chi non capita mai? Capita a tutti, va bene, è capitato anche a me, ma non voglio vivere di fantasmi, non voglio vivere di dubbi».

Pensate ad una vita piena di dubbi, una vita nell’incertezza…

Ci sono queste vite eh… perché non hanno il coraggio di affrontare le proprie idee, che di fatto non sono neanche idee, sono opinioni (c’è una diversità radicale tra le due), e non sono disponibili a cambiarle, e basta. Non è che ci si può mettere lì a fare discorsoni.

Mi ricordo una persona che mi disse: «Sì, quello che tu dici è razionale; probabilmente, date le prove che porti, hai anche ragione, e probabilmente io veramente sono nell’errore, però questo è ciò in cui io credo, queste sono le “mie” idee e quindi io vado avanti a professarle e a crederci, punto». Capite?

Questo vuol dire vivere nel gruppo “B”!

E davanti a questo uno dice: «Ok, bene, arrivederci, fine». Capite?

Se tu arrivi addirittura a coscienza che le prove portate smentiscono le tue opinioni, e ti mostro che sono appunto opinioni, non hanno niente di fondato, non hanno niente di reale, ma si fondano solamente sulla tua opinione, sulla tua sensibilità, sul tuo modo di vedere ma sono sbagliate, e tu, di fronte alle prove di realtà che ti dicono che è sbagliato e non va bene, dici: «Sì, sarà anche vero, sarà tutto quello che vuoi, sarà anche che ho sbagliato, ma sono le “mie” idee, è ciò in cui io ho creduto, e quindi ci vado fino alla tomba», allora va bene. È la fine dell’orgoglioso.

Preservami dal grande peccato”, dice la Scrittura, no?

C’è quella parte del Salmo che dice proprio: “Preservami dal grande peccato”, dall’orgoglio, questo è il grande peccato.

L’umile invece, siccome è amante della verità, dice: «No, ok, ho sbagliato. Ero convintissimo che questa cosa fosse giusta, ma i dati di realtà…»

Questo vuol dire essere onesti, vuol dire avere onestà intellettuale, è bellissima questa cosa!

Guardate, io vi dico: «Avere a che fare con una persona onesta intellettualmente, credo che sia una delle grazie più incredibili della vita, veramente una delle più incredibili grazie della vita, credetemi!»

C’è un film… di cui non chiedetemi il titolo perché non ve lo posso dire, perché, se ve lo dico, poi mi spediscono in Siberia, o forse no, ma comunque sicuramente per qualcuno non sarebbe comprensibile che Padre Giorgio possa apprezzare questo film.

Proprio perché ci sono molte opinioni, molta gente è legata alle proprie opinioni, ai propri modi di vedere, quindi incasella le persone, perché quella persona deve solamente mangiare i fiocchi d’avena con il latte, il miele, lo yogurt, camminare sulle punte, fare la danza classica, ascoltare Mozart e poi andare a nanna con i pesci che gli ballano sopra la testa, con la filastrocca della ninna nanna che suona; se tu esci da questo schema e, invece di avere i pesci rossi hai per caso le farfalle, non va bene, sei andato fuori di testa.

Quindi il titolo non ve lo dirò mai… e non mandatemi le email con scritto: «No, Padre, le assicuro che non lo dirò a nessuno, la prego mi dica che cos’è!», perché non lo dico a nessuno. Quindi non scrivetemi niente, già vi anticipo.

Quindi, dicevo che c’è questo film bellissimo, dove il protagonista principale è proprio quello che vi sto dicendo, cioè è una figura assolutamente complessa, per certi versi anche abbastanza discutibile, però ha questo di grande (cosa che il regista ha saputo rendere benissimo), cioè ha un’onestà intellettuale veramente adamantina proprio.

Io, quando lo guardo, dico: «Vabbè, è un film, peccato! Se conoscessi un uomo così… ecco, ci sarebbe da perderci ore ed ore a parlare»

Quando hai davanti una persona, che è un onesto intellettualmente, può essere esattamente il tuo opposto (come sensibilità, come credo, come tutto quello che vuoi), ma tu sai che, qualunque cosa tu dirai, quella persona non potrà fare altro che portarti sempre alla realtà… bellissimo!

Anche se non condivide la tua sensibilità, la tua fede religiosa, anche se vive una vita completamente diversa dalla tua, però, se è intellettualmente onesto, quindi se è capace di questa ricerca intellettuale umile, se non è un saccente, se non è un orgoglioso e quindi se è uno disponibile a ritrattarsi, a rivedersi, a ricredersi, a mettersi in discussione, veramente amante della ricerca e non è attaccato a niente se non a ciò che è reale, che è dato di realtà, io veramente credo che di più di questo… a meno di incontrare un santo, va bene, allora quello è il top di gamma, però sotto quello, trovare una persona che è onesta intellettualmente è bellissimo. È una garanzia, e tu puoi metterti lì in pace, seduto, e dire: «Adesso mi riposo. Finalmente depongo un po’ la corazza della guerra di tutti i giorni e posso finalmente parlare a cuore aperto, perché so che qui si vive di realtà».

Questo è quello che credo non abbiano capito di Gesù, a partire dai Suoi discepoli, quello che Giuda non ha capito, ma anche gli altri, cioè che Gesù era proprio uno così, era completamente fuori dai loro schemi, Gesù era proprio così… e questo lo ha capito chi, per esempio?

L’ha capito la Maddalena, l’ha capito Zaccheo, l’ha capito il buon ladrone, cioè questa gente, che, arrivata al fondo della vita, ha trovato un uomo che ha intuito essere totalmente diverso da tutti gli altri, e ha buttato tutte le difese, tutte le sue armi e ha detto: «Ok, io sono così, sono questo, non sono altro». E lì ha incontrato uno onesto, che li ha tutti riportati alla realtà.

La nostra realtà prima, qual è? È Dio.

Quindi, Gesù cosa ha fatto? Non ha fatto altro che riportare l’uomo a Dio, quindi ha ricondotto l’uomo alla sua origine, ha ricondotto l’uomo a se stesso, facendogli incontrare Dio.

Ecco perché queste vite sono cambiate, non è un’opera magica!

Quindi, oggi, l’augurio più grande che vi faccio è di trovare una persona così, una persona così… con cui poter essere veramente se stessi, e poterlo proprio sperimentare fino in fondo, senza paure, senza nascondimenti, così.

Credo che nella vita, ad un certo punto, c’è bisogno di questo.

Quando andavo in carcere, avevo a che fare con questi ragazzi transessuali, che vivevano nel mondo della prostituzione, e mi ha sempre colpito quando tutti loro, tutti, mi raccontavano questo fatto. Mi dicevano: «Guarda, una cosa strana che ci succedeva è che da noi vengono non solo le persone che vogliono vivere qualcosa di sessuale. La cosa strana è che ci sono persone che vengono e ci pagano, per stare con noi un’ora a parlare».

Io dicevo: «Ma possibile?! Ma possibile?!»

Loro mi dicevano: «È così, Giorgio, veramente è così! Ci sono padri di famiglia (e non vado oltre… anche altre categorie), che vengono, ci pagano, ma non vogliono fare niente, ci vogliono solo parlare. Noi praticamente siamo pagati per ascoltarli, e poi ci vengono sempre a cercare, cioè Tizio viene sempre a cercare la stessa persona».

Io sono sempre rimasto colpito da questa cosa, poi, col passare del tempo, ho capito: certo, perché tu, andando lì da loro, di una cosa sei certo, che non ti giudicano.

Qualcuno potrebbe dire: «Sì, però è da vigliacchi, perché così uno sa già in partenza che non avrà un confronto serrato».

Non è vero. Questo non è vero, questo lo può dire chi non conosce quel mondo, perché questo non è vero.

Queste persone, è vero che hanno una vita immorale, è vero che vivono delle situazioni oltre il limite, tutto vero, ma questa è gente che parla chiaro, cioè io so benissimo che, se dovessi andare da uno di loro ad aprire il mio cuore, non avrei sconti.

Io, quando andavo da Carmine, come vi dicevo, non avevo sconti, cioè, lui era quello che era, io ero quello che ero, ma quando mi doveva dire: «Sei un imbecille», mi diceva: «Sei un imbecille», anche se aveva l’ago in vena, non aveva importanza.

È gente che sbaglia e ha sbagliato nella sua vita, ma ha una sua nobiltà d’animo, ha una sua rettitudine, certo non tutti. Non sto facendo il mito del ragazzo perso, cattivo, del ragazzo deviato, che quindi è il migliore di tutti, no, no; non tutti, ma con una certa frequenza succede di trovare persone di una certa struttura interiore che hanno un qualcosa che…

Quindi ho capito, col passare del tempo ho capito il perché.

Infatti dopo, qualcuno di loro mi diceva: «Sai, poi, ad un certo punto, non li facevamo più pagare. Venivano, noi sapevamo che venivano, magari una volta alla settimana, a quell’orario, e non li facevamo più pagare, perché sapevamo che stavano lì solo per parlare, per ascoltare, perché, guarda, hanno dei drammi pazzeschi. Ci raccontano delle cose terribili, poi si mettono a piangere…»

Insomma, fanno un po’ da confessori…

È una cosa veramente che andrebbe indagata, andrebbe capita bene, andrebbe studiata, sicuramente ha degli aspetti molto complessi, però, di certo, l’aspetto primo che salta subito all’occhio è questo tema del non giudizio.

Il tema dello scarico di responsabilità invece no, perché quello prende e se ne va, ma poi ritorna sempre dalla stessa persona, capite?

È vero che sa che fa quella vita e quindi… tutto quello che volete, però io vi garantisco che sono persone che chiamano le cose con il loro nome.

Poi, magari loro sono dentro che annegano in certe cose, ma quando tu gli parli, te lo dicono chiaro il tuo stato di ipocrisia, te lo dicono chiaro il tuo male, proprio perché lo vivono loro per primi e lo sanno riconoscere.

Io penso che ciascuno di noi abbia bisogno di trovare qualcuno, non che ci accarezzi le orecchie, perché non è questo che cerchiamo, neanche loro lo cercano, neanche questi poveretti disperati che vanno a pagare per essere ascoltati. Non credo che cerchino gente che accarezzi loro le orecchie e che dicano loro: «Hai ragione», che li consoli, che faccia loro delle coccole, per intenderci.

Io credo che c’è bisogno di sapere che posso parlare e non vengo subito incasellato, non vengo subito giudicato, non vengo subito etichettato ancora prima di dire due parole, ecco è questo il tema.

Ed è tanto difficile, dobbiamo dircelo proprio, è tanto difficile! È tanto difficile essere così! È tanto difficile non cedere al pregiudizio, non cedere al giudizio, non cedere alla condanna, non cedere allo scandalo, non dire: «Oh… veramente tu hai fatto queste cose, pensi queste cose, desideri queste cose?!»

Eh… sì, è difficile, perché siamo un po’ tutti farisei, siamo un po’ tutti ipocriti, siamo un po’ tutti moralisti, quindi è molto complesso.

In questo film, però, come vi dicevo, si rende molto bene questo. Il protagonista ha una vita un po’ come questi ragazzi, cioè una vita un po’ sul confine, un po’ sulla linea (magari alle volte anche al di là della linea), ma tu vedi, sai, che c’è questa onestà di fondo, cioè che questo un coltello nella schiena non te lo pianterebbe mai.

Non so, guardate, se riesco a rendere quello che voglio dire, magari no e mi scuso.

Non voglio scandalizzare nessuno, magari state pensando che Padre Giorgio è impazzito, può darsi, non so. Non so neanche se riesco a spiegarmi bene, quindi magari non riesco a trasmettere la mia idea e mi scuso.

Quello che nel cuore mi colpiva di Carmine, da ragazzo cos’era?

Io non avevo neanche diciotto anni, avevo sedici anni a quei tempi, e mi trovavo benissimo a casa mia, stavo benissimo con i miei genitori, con i miei nonni, con la mia vita, con il mio oratorio, ero serenissimo, stavo benissimo, ma quello che a me affascinava (non me l’ha mai detto ma io lo sentivo, io lo sapevo), che cos’era? Era che qualunque cosa fosse accaduta nella mia vita, qualunque cosa, quella casa era sempre aperta per me. Non perché casa mia fosse chiusa, capite?

Ma sentire che, fuori dal tuo ambiente, c’è un luogo, dove tu comunque sei accolto, dove tu, in qualunque stato ti puoi conciare, hai uno spazio, dove ancora prima che tu dica: «Ho bisogno», ti senti dire: «Vieni», è bellissimo… è questo quello di cui sto parlando, capite?

Questo a me personalmente proprio commuove fin nel profondo, perché questa, secondo me, è l’esperienza più bella e più umana che possiamo fare, è quella che non ci farà mai vedere un fantasma. Poi, fa niente se in quella casa c’è dentro di tutto di più e sia indescrivibile, ci sta, è chiaro, no? Però, sapere che quella casa non è mai chiusa, che in quella casa, se tu bussi, puoi sempre entrare…

E non è vero che è sempre per il male, no, perché a me non ha mai fatto niente di male, assolutamente. C’è sempre stato un sommo rispetto, sempre.

Vi dico, infatti, che, appena entrato in convento, lui fu una delle prime persone a cui scrissi delle lettere e vi dico che mi ha risposto con delle lettere da paura, bellissime, bellissime… sembrava il mio Padre spirituale.

Io è questo che vi auguro, io proprio ve lo auguro di cuore.

Io, ogni volta che passo dal mio paese, passo sotto a casa sua e dico sempre una preghiera, guardo sempre quella casa e mi sembra di vedere lui affacciato al suo balcone, davanti alla chiesa. C’è sempre qualcosa dentro che mi spingerebbe ad andare su, ancora adesso, che sono passati trent’anni (anche qualcosa di più), ancora adesso qualcosa mi spingerebbe a salire.

Invece, se uno  si  guarda attorno, nelle nostre esperienze, devi sempre supplicare, devi chiedere, devi domandare, ti vengono i sudori freddi per fare una domanda, e poi: «Sì, ma… Boh forse, però… Vediamo questo e quello, e lì e là… Eh non lo so… Come si fa? Aspetta che ci pensiamo».

Alla fine uno dice: «Senti, guarda, lasciamo perdere…»

Solo il pensiero ti fa passare la voglia, solo il pensiero ti fa dire: «No, forse è meglio di no, rimango nel mio brodo e fine della discussione».

Però uno rimane nel suo brodo sempre, capite?

Certo, perché siamo tutti bravi, siamo tutti devoti, tutti perfetti, tutti puliti, tutti in ordine, tutti secondo le regole, tutti moralmente ineccepibili, tutti sorridenti, tutti “gni gni” e “gni gna”, tutti carini, tutti cortesi, tutti borghesi, tutti… sì però, poi, quanto siamo soli… sì però, poi, quanto stiamo male… quanto soffriamo come cani, da soli, nelle nostre meravigliose case!

E quando poi abbiamo bisogno… eh cari… cari… poi bisogna andare ad elemosinare, a supplicare, per avere aiuto. Poi, se anche si trova chi… deve essere entro un certo limite, non bisogna esagerare, perché poi, sai, comunque…

Così, quando uno sta male e ha bisogno di dire le cose che non riuscirebbe a dire a nessuno, cosa fa? Capite?

Quindi, vabbè, oggi è andata un po’ così: è partita in un modo ed è finita in un altro, pazienza.

Credo che sia stata un’accozzaglia di idee che vi ho detto, non credo di avere fatto mai una meditazione così confusa e così, forse, sbagliata, nel senso che non so quanto sono riuscito a comunicare quello che ho nella testa e nel cuore; probabilmente non sono riuscito a comunicare niente, ma non per colpa vostra, non siete voi che sbagliate e capire, sono io che probabilmente non riesco a dire quello che ho dentro.

Va bene, prendete quello che potete prendere, se no, buttate e basta.

Forse, alle volte, va bene anche così.

Di cuore, vi auguro una santa giornata e vi auguro il meglio possibile per la vostra vita.

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Lc 24, 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».