Le Litanie Lauretane: Mater divinae gratiae e Mater purissima

Le Litanie Lauretane: Mater divinae gratiae e Mater purissima

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 6 maggio 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Le Litanie Lauretane: Mater divinae gratiae e Mater purissima

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

Eccoci giunti a venerdì 6 maggio 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo VI di San Giovanni, versetti 52-59.

Cominciamo subito col dire che oggi è il primo venerdì del mese, e quindi raccomando sempre costantemente, e raccomanderò sempre costantemente ogni mese, la pratica dei “Primi nove venerdì del mese”.

Inoltre, oggi è anche l’VIII venerdì della pratica dei “Quindici venerdì del Sacro Cuore”, che abbiamo oramai iniziato da otto venerdì, suggerita da Don Tomaselli, dietro ispirazione del Signore Gesù. Oggi, in questo venerdì, siamo chiamati a riparare i discorsi cattivi, quindi leggerete e troverete tutto su questi libretti di Don Tomaselli dei “Quindici venerdì del Sacro Cuore”, che ci sono in commercio; comunque, lui, alla fine, consiglia sempre un fioretto e una preghiera, e il fioretto di questa settimana sarà quello di fuggire la conversazione immorale e rimproverare chi parlasse scandalosamente, mentre la preghiera è quella di recitare ogni giorno cinque Pater, Ave e Gloria, in onore delle cinque Piaghe di Gesù, in riparazione delle offese che Gesù riceve a motivo dei discorsi scandalosi.

In questo giorno, sapete che la pratica richiede di confessarsi, quindi, il primo venerdì del mese richiede la Confessione mensile, ma questa pratica dei “Quindici venerdì del Sacro Cuore” prevede la Confessione settimanale, e quando il venerdì cade nel primo venerdì del mese, abbiamo una bellissima coincidenza di queste due belle devozioni.

Poi, ci tengo a ricordarvi che oggi ricorre l’anniversario della morte del Cardinal Mindszenty; io non lo pronuncio proprio bene, comunque è l’eroe ungherese della “Chiesa del silenzio”. Vi consiglio, se non avete mai letto nulla di questo Cardinale, di andare su Internet a cercare, potete battere il suo nome sul motore di ricerca e leggere bene la sua vita perché è veramente molto, molto interessante e di grande istruzione per tutti noi.

Detto questo, abbiamo ascoltato il Vangelo e oggi Gesù entra proprio nel cuore della questione in tutti i sensi, ci dice che, se noi non riceviamo il Suo Corpo e il Suo Sangue, quindi l’Eucarestia, non abbiamo in noi la vita, mentre: “Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la Mia Carne è vero cibo e il Mio Sangue è vera bevanda ”.

Nutrendoci dell’Eucarestia noi ci nutriamo di tutto, tutto.

Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue rimane in Me e Io in lui”.

Ancora ci dice che questo è il pane disceso dal Cielo.

È interessante questo rimanere in Lui e Lui in noi, poi è molto forte anche quando dice: “Chi mangia Me vivrà per Me”.

Bellissimo… potremmo mettere la frase così: «Chi Mi mangia Mi vive».

Capite il valore grande dell’Eucarestia?

Allora andiamo avanti con la nostra lettura e meditazione delle Litanie Lauretane, sul testo di Don Giorgio Basadonna, oggi vedremo “Mater divinae gratiae”, “Madre della divina grazia”, e “Mater purissima”, “Madre purissima”.

Madre della divina grazia

“Gesù è venuto a rivelarci la nostra dignità altissima, il nostro essere «figlio» di Dio, partecipe della sua stessa natura: tutto l’insegnamento di Gesù conduce a riscoprire questa verità «nascosta» nei tempi passati e ora «rivelata in tutta la sua pienezza». È la grandezza impensabile del dono che Dio fa all’uomo: «Il Cristo abiti nei nostri cuori, e così radicati e fondati nella carità, possiamo conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza» come scrive san Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 3)”.

Quindi la nostra dignità altissima è quella di essere figli di Dio… bellissimo!

Essere figli di Dio, essere figlio di Dio… una dignità enorme!

“È la «grazia», è il dono gratuito che Dio fa all’uomo e che Gesù

viene a rivelare: è il mistero del disegno eterno di Dio che si svela e si concretizza. È questo il senso profondo e caratteristico della fede cristiana, è questo l’annuncio, la «bella novità» che viene offerta a tutti, perché tutti ne possano gioire. È in altre parole, la possibilità di entrare nel mistero di Dio, di partecipare alla sua stessa vita, di essere «figli di Dio» in un senso vero, figli «adottivi» nel senso di figliolanza acquisita e non meritata. È questa la « grazia ».

A noi la grazia è stata offerta all’inizio stesso della nostra vita, nel sacramento del Battesimo, quando attraverso il segno dell’immersione nell’acqua si realizza l’innesto in Cristo medesimo, «sepolti con lui nella morte per risuscitare con lui in una vita nuova» (Rm 6,4)”.

Ecco perché dovremmo battezzare i nostri bimbi il prima possibile, senza preoccuparci della festa, del pranzo, della cena, degli inviti ai parenti, delle bomboniere, dei regali, del ristorante, di aspettare di avere i soldi… no, tutte queste cose sono assolutamente secondarie, proprio molto secondarie, l’essenziale è fare il Battesimo.

Quindi uno non deve stare ad angosciarsi perché deve spendere tot e non può fare il Battesimo fino a quando non ha i soldi per pagare il catering, per pagare il ristorante, per invitare tutti i parenti.

No, l’essenziale è fare il Battesimo, quindi facciamo il Battesimo!

Ho visto qualche famiglia fare così: il Battesimo e poi, in casa, un piccolo rinfresco, una cosa molto semplice, dove ognuno portava qualcosina.

Sapete che ci sono sempre queste sante donne che hanno le mani d’oro, che sanno fare delle cose buonissime, quindi ne bastano tre, se no poi quello che si prepara è fin troppo e avanza; ne bastano tre, che facciano un po’ di dolce e po’ di salato (perché fra Cristiani bisogna aiutarsi), e ti mettono lì una tavola che è una cosa da principi.

È un modo di essere presenti, di festeggiare questo nuovo figlio di Dio, e così tu puoi invitare le persone che devi invitare, ma il centro è il Battesimo, non il mangiare, quello viene dopo.

Non serve chissà che cosa, serve proprio poco, serve la fede, serve la grazia, non il catering!

“Questa vita divina data a noi gratuitamente viene da Gesù e a noi giunge per la nostra stessa appartenenza al genere umano e quindi per la nostra comunione con Gesù l’uomo perfetto, l’uomo unito a Dio nel modo più totale possibile. È proprio questa «grazia» che entra nel mondo perché Maria accetta la proposta di Dio a lei rivelata dall’Angelo quando la saluta come la «piena di grazia», come la donna partecipe della vita divina in un modo unico.

Sarà poi la Chiesa a salutare Maria come «Immacolata», cioè preservata dal peccato perché salvata pienamente da Cristo: in lei la «grazia» è stata totale, così da liberarla dal peccato al momento stesso dell’inizio della sua esistenza. Ecco il perché di questa invocazione: Maria è «piena di grazia» ed è la madre della grazia perché madre di Gesù che offre questo dono a tutta l’umanità. Maria diventa così anche il modello di come si risponde al dono di Dio, di come si può far agire la potenza di Dio così che operi le sue meraviglie senza ostacoli e senza limiti posti dalla persona”.

Lei diventa proprio il modello per imparare a lasciar fare, a Dio, Dio.

Semplice! Noi stiamo al nostro posto, e Dio fa Dio. Non esiste che noi facciamo Dio, e Lui fa quello che deve obbedire, no, è il contrario! La Madonna ci insegna proprio questo.

“Anzi, alla nostra invocazione Maria risponde ricordando che ciascuno di noi è in certo senso «pieno di grazia», perché destinato al medesimo rapporto con Dio, chiamato per nome a realizzare il disegno di Dio su di sé. L’invocazione diventa richiesta di aiuto per essere capaci di elevarci alle altezze sublimi della vocazione a cui siamo tutti chiamati, diventa affermazione della vera identità dell’uomo, di ogni uomo consapevole o meno di questa sua verità, e diventa anche impegno, proposito di voler usare bene di quanto già è in nostro possesso, di quanto ci è stato donato.

La grazia divina inondi i nostri cuori e ci renda figli fedeli di Dio”.

Quindi, questa grazia ci chiama a prendere coscienza di ciò che siamo e, sull’esempio di Maria Santissima, a corrispondere al più alto grado possibile alla nostra vocazione.

Adesso vediamo “Madre purissima”.

Madre purissima

“Ci sono molteplici invocazioni che insistono su questa virtù di

Maria SS.ma, la sua «purezza»: madre purissima, madre castissima, madre inviolata, madre intemerata. Sono tutti aggettivi che, ciascuno con una sfumatura particolare, indicano una delle virtù caratteristiche delle quali Maria è modello e richiamo.

La morale cristiana ha sempre insistito sulla virtù della castità come corretto uso della sessualità, come superamento di un costume pagano che nelle varie culture afferma invece e accetta qualsiasi espressione della corporeità, e spesso ne fa anche un idolo. San Paolo, nelle sue lettere alle comunità cristiane fiorite dentro civiltà libertine, insiste sul valore del corpo come «tempio dello Spirito», come membra stesse di Cristo, e afferma che il «corpo non è per l’impudicizia ma per il Signore, e il Signore è per il corpo» (1 Cor 6,13): lungo i secoli il magistero della Chiesa insisterà sulla virtù della castità e ne farà un punto preciso di impegno cristiano.

È per questo che la figura di Maria, la donna vergine e madre, la donna preservata dal peccato fin dal primo momento della sua esistenza, diventa l’emblema di una vita vissuta in armonia di corpo e di spirito, di una capacità di dominio del proprio istinto sessuale”.

Bello… quando noi preghiamo “Madre purissima”, noi dobbiamo pensare che la Vergine Maria ci insegna l’armonia.

Non è uno svilimento della corporeità o della sessualità o della genitalità, no, è un’armonia.

Essere cristiani vuol dire avere tutto in armonia, Gesù ci insegna l’armonia, non ha mai insegnato a svilire niente di ciò che è creato, perché tutto viene da Dio.

Quindi non è una svalutazione del corpo, assolutamente, è un’armonia, ogni cosa al suo posto, ogni cosa secondo il suo fine, nell’armonia di corpo e di spirito. Per questo è necessario anche il dominio, dobbiamo anche saperci dominare, ma in tutto, in tutto.

“Forse, qualche volta questa esaltazione di Maria ha usato espressioni esagerate, quasi demonizzando ogni uso della sessualità, fino a chiamare la castità col nome di «virtù angelica». È invece una virtù del tutto «umana», che tende alla valorizzazione del corpo, all’armonia di una corporeità intesa nel suo valore e nella sua dimensione sacra che nasce dal mistero stesso della Incarnazione. Se Dio ha assunto un corpo umano e lo ha assunto attraverso le leggi del vivere umano, è segno che si tratta di un valore e può e deve essere usato e goduto in questa precisa linea”.

Certo, è un valore. Ovviamente, un Sacerdote lo vivrà in un modo particolare, secondo il suo stato, ma, anche in questo caso, non deve svilire il corpo, non lo deve trascurare e non deve andare in giro come l’uomo di Neanderthal insieme al suo mammut. No, non è questo! Uno non deve andare in giro vestito con le pelli delle foche, perché tanto il corpo non conta niente, e poi stare fuori a dormire a meno dieci gradi. No, assolutamente, vuol dire avere rispetto del proprio corpo, avere cura del proprio corpo, dentro ad una logica di armonia e di grande cura.

“Si capisce che, proprio per questo, è necessario invocare Maria come «madre purissima» e chiedere a lei di aiutarci nel nostro impegno quotidiano di un equilibrio non spontaneo né facile, per raggiungere quella armonia tra fisico e spirito che è il segno più bello del nostro rapporto con Dio, con quel Dio che si è fatto uomo”.

Uno dei segni della bellezza di questo rapporto col Signore, che va bene, è proprio questa armonia che si respira.

Lo sentiamo da soli, no?

Quando vediamo che è tutto in armonia, cioè gli sguardi, i pensieri, la corporeità, tutta la nostra persona è in pace, riposa, vuol dire che si è raggiunto un grandissimo equilibrio col Signore, che si riflette anche nella corporeità.

Facciamo un esempio chiaro per tutti.

Se noi abbiamo l’anima in pace, andiamo a letto e in capo a cinque minuti siamo addormentati; se non abbiamo l’anima in pace ci rotoliamo nel letto come se fosse il letto di Tantalo, cioè come in un incubo, non prendiamo sonno neanche a morire e ci svegliamo che siamo distrutti.

Questo non vuol dire che chi soffre di insonnia è perché… no, io non ho detto questo. Io ho detto che, se siamo in pace con la nostra coscienza, con facilità prendiamo subito sonno, ma lo dice anche il salmo.

Quando non siamo in pace con la nostra coscienza, è molto probabile che anche il nostro riposo notturno ne risenta, è un’esperienza abbastanza diffusa. Anche l’Innominato del Manzoni vive questa esperienza, no?

“Le varie tappe del vivere umano, i vari modi con cui ciascuno sceglie di realizzarsi, sono altrettante occasioni per scoprire il significato del proprio corpo, e come va usato per renderlo strumento fedele della costruzione e della espressione di se stessi”.

Beh certo, il mio corpo deve servire a questo.

“Il fascino di Maria, che ha entusiasmato generazioni e generazioni di giovani e di adulti, conducendoli a scelte generose di castità totale o di vita coniugale ispirata a un più pieno servizio di Dio, è ancora il fascino che oggi può ridestare una coscienza sopita e rassegnata”.

Certo, di fronte a questa bellezza della Vergine Maria, ti vien voglia di essere così.

“Invocare Maria madre purissima diventa oggi il richiamo e la garanzia per una vita «pura», cioè libera e onesta…”

Questo è il puro: è un uomo libero, è un uomo onesto.

“…capace di dominare gli istinti per dare a tutta la propria esistenza una prospettiva più luminosa. Contro un costume imperante che annulla i valori e cambia la misura delle cose, contro una mentalità incapace di discernere il bene dal male, la Madre purissima aiuti ancora l’uomo a ritrovare e godere il proprio equilibrio e scoprire così il vero senso della corporeità umana”.

Allora, chiediamo alla Vergine Maria proprio questa grazia di avere innanzitutto una mentalità profondamente diversa da quella che il mondo ci propone, assolutamente diversa, che ci porti quindi ad avere anche una corporeità diversa, quindi uno sguardo diverso, un cuore diverso, un corpo diverso da quello che il mondo vuole, e un trattamento del proprio corpo diverso.

Ecco perché oggi ripariamo questi discorsi, questo parlare scandaloso, perché anche questo è un modo giusto di trattare in purezza il proprio corpo, cioè anche la mia lingua deve sempre esprimersi secondo questa armonia della purezza che la Vergine Maria ci mostra.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

VANGELO (Gv 6, 52-59)

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.