La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 14

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 14

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 15 giugno 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 14

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a mercoledì 15 giugno 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo VI di San Matteo, versetti 1-6 e 16-18.

Oggi, non dimentichiamo che inizia anche la Novena al Sacratissimo Cuore di Gesù, e io invito tutti a fare questa preziosissima novena; inizia anche la Novena a San Giovanni Battista, altra novena molto, molto importante.

Bene. Adesso noi andiamo avanti con la lettura e la meditazione del testo di San Pietro Giuliano Eymard.

Questa è la domanda di ieri:

“E che fa Egli su questo trono? (Che è l’ostensorio)

Presenta al Padre le sue adorazioni e i suoi annichilamenti contro l’orgoglio, i suoi rendimenti di grazie contro l’ingratitudine, i suoi patimenti ed il suo Sangue contro il peccato, le sue preghiere incessanti per ottenere la salvezza delle anime che ha riscattate: ecco la vittima per tutti. E noi, prostrati ai suoi piedi, unendoci alle sue intenzioni, partecipiamo alle sue funzioni di mediatore; salviamo e riscattiamo con Lui; partecipiamo al suo apostolato perpetuo”.

Praticamente, dove è stata istituita l’adorazione eucaristica perpetua, come abbiamo visto ieri, di fatto, cosa si è fatto?

Si è fatto un apostolato perpetuo.

Quando noi facciamo un’adorazione eucaristica con Gesù solennemente esposto, noi stiamo facendo un solenne atto di apostolato.

Quando noi stiamo facendo la nostra preghiera personale davanti al tabernacolo, noi stiamo facendo un atto di apostolato; questa adorazione eucaristica è un atto di apostolato, è la forma più bella della pastorale.

Le ragioni le abbiamo viste in questi giorni e oggi San Pietro Giuliano Eymard ce ne propone delle altre.

Nella presenza di Gesù Eucarestia, soprattutto quando è solennemente esposto, noi vediamo un atto di offerta continua di Gesù, quindi “le sue adorazioni, i suoi annichilimenti contro l’orgoglio”, offerta e riparazioni,  “i suoi rendimenti di grazie contro l’ingratitudine, i suoi patimenti ed il suo Sangue contro il peccato, le sue preghiere incessanti per ottenere la salvezza delle anime”.

Vedete?

“Credete voi che queste preghiere di Gesù Cristo non siano più potenti di tutte le opere apostoliche?”

Questa è una domanda interessante, che bisognerebbe porre a coloro che sono ammalati della terribile patologia che si chiama attivismo, a coloro che sono preda della febbre, molto contagiosa, dell’attivismo, del fare.

Probabilmente non la loro mente, non il loro cuore (speriamo), ma sicuramente la loro vita crede che le proprie opere apostoliche siano più potenti delle preghiere di Gesù.

Quindi, la domanda è: “Credete voi che queste preghiere di Gesù Cristo non siano più potenti di tutte le opere apostoliche?”

Risponde San Pietro Giuliano Eymard:

“Ne sono la condizione e la vita”.

Non c’è opera apostolica senza condizione e vita!

Adesso capite perché Santa Teresina è stata definita “Patrona delle Missioni”, una monaca di clausura, che in missione non c’è mai stata e non ha visto altro che il suo monastero?

Uno dovrebbe nominare “Patrono delle Missioni” un missionario, che fisicamente è andato in Africa, in Cina, in America Latina; invece no, la Chiesa ha nominato “Patrona delle Missioni” Santa Teresa di Gesù Bambino. Perché?

Perché lei ha detto: «Io nella Chiesa sarò il cuore… il mio posto è lì».

Come fanno i missionari ad evangelizzare, a morire martiri, a testimoniare, se non c’è questo cuore che batte e fa arrivare loro il sangue alle membra?

Il nostro cuore, concretamente, non sposta nessun oggetto, il nostro cuore non parla, il nostro cuore non pensa, il nostro cuore non cammina, non fabbrica, ma le nostre mani, i nostri piedi, i nostri occhi, la nostra lingua, il nostro cervello, potrebbero qualcosa, se il cuore cessasse di battere?

No! Quindi il regista, l’autore di tutto, è il nostro cuore, che però non si vede mai, e non si sente, perché non parla.

Ecco che Santa Teresina capisce questo e dice: «Io sarò il cuore… nella Chiesa io sarò il cuore. Quindi, vado al centro».

E qual è il cuore?

L’Eucarestia, e quindi la preghiera.

“Ebbene, ecco come noi siamo apostoli: mercè l’unione con le preghiere, i patimenti, il sacrificio di Gesù Cristo”.

È così che noi siamo apostoli, è così!

“Il missionario non porta che una grazia: noi — gli adoratori — schiudiamo la sorgente delle grazie”.

Noi, come abbiamo visto ieri, “siamo necessari (a Gesù Eucarestia) perché possa manifestarsi nella sua esposizione; noi svincoliamo la sua potenza”. Capite?

Ecco perché, coloro che sono veri adoratori, sono i più grandi apostoli e portano la sorgente delle grazie, non una grazia.

Poi, dice un’altra caratteristica dell’apostolato:

“L’apostolato è innanzitutto il sacrifizio. Gesù non soffrendo più in se stesso, vuole soffrire in noi; ci domanda il sacrifizio dei nostri gusti, della nostra libertà, della nostra vita, di tutto il nostro essere all’adorazione: noi glielo offriamo, e siamo così nella più grande potenza dell’apostolato”.

Capite?

Chi di voi, nel foglio che l’altro ieri vi ho detto di compilare, alla domanda: «Che cos’è l’apostolato? Che cos’è la pastorale?», ha scritto: «L’apostolato è innanzitutto il sacrificio»?

Io credo nessuno.

A parte che abbiamo tolto il temine “sacrificio” proprio dalla nostra vita, noi non amiamo fare sacrifici… eppure, l’apostolato è innanzitutto sacrificio.

E Gesù ci domanda “il sacrificio”, di che cosa?

Dei gusti, della libertà, della nostra vita, di tutto il nostro essere, all’adorazione.

Noi Glielo offriamo e siamo così nella più grande potenza dell’apostolato.

Capite l’adorazione eucaristica che cosa è in grado di fare, alla base di cosa sta? Lo capite?

Attenti adesso! Attenti a quello che dice adesso San Pietro Giuliano Eymard, perché è importantissimo.

“E ciò avviene senza pericolo di mescolarvi le infedeltà dell’orgoglio, che viziano l’apostolato; senza pericolo di rapire a nostro profitto una parte dei frutti: poiché la vita apostolica ha le sue attrattive. Quando un predicatore ha talento e vigore, e vede un uditorio pendente dal suo labbro seguire con avidità le sue predicazioni; quando vede il frutto delle sue fatiche e genera le anime alla grazia, egli prova tutte le gioie di una madre; il lavoro può essere duro, ma va unito a grandi soddisfazioni e a dolci ricompense”.

È vero eh… è verissimo! È verissimo.

Dopo, San Pietro Giuliano Eymard ci dice in che senso, io adesso vi dico solo questo: quando noi siamo davanti a Gesù Eucarestia, non corriamo il rischio di cadere nell’orgoglio, perché non abbiamo niente di cui andare orgogliosi, cioè non abbiamo un qualcosa che viene a sollecitare il nostro orgoglio, o la superbia, o la vanagloria; non corriamo il rischio di rapire una parte di quei frutti che dovremmo dare interamente a Dio. Invece, la vita apostolica, intesa proprio come opere esteriori (quindi la predicazione, l’aiutare le persone, e tutte queste cose) può portare a questi rischi, ha la sua attrattiva.

E qui fa un esempio, verissimo: quando un predicatore ha talento, e vede davanti a sé delle persone che lo ascoltano, che godono profondamente perché hanno un beneficio da quello che ascoltano, che lo seguono, quando vede il frutto delle sue fatiche perché genera anime alla grazia, perché vede le persone, i volti, che reagiscono positivamente e cambiano vita, lui è pieno di gioia, è pieno di consolazione, è pieno di soddisfazione, è pieno di dolci ricompense.

Io questo l’ho vissuto… ah io l’ho vissuto.

Quante volte, per grazia di Dio, io ho vissuto tutto questo!

Anche quando insegnavo, quando andavo in carcere, quando predicavo a Messa, io vedevo tutto questo.

È bellissimo vedere come le persone ascoltano, come le persone si coinvolgono durante le catechesi del lunedì (quando le facevo), come le persone sono fedeli all’incontro, come reagiscono positivamente, come cambiano vita, come si impegnano, come si convertono… è bellissimo, è una gioia immensa, una soddisfazione grandissima; però, tutto questo, che è bellissimo, può essere mescolato all’orgoglio, perché tutto questo può generare orgoglio, superbia, vanità.

Tutto questo può portare a rapire i frutti, che dovrebbero essere dati a Dio, perché c’è sempre il rischio di portare più a sé che a Dio, questo è un rischio reale.

Bisogna esserne coscienti. Chi non ne è cosciente e dice: «No, no, io no», è dentro in pieno, ovviamente; purtroppo è così, perché siamo tutti esseri umani.

Quindi, c’è un rischio reale, che bisogna continuamente tenere sotto controllo, che è quello di portare le persone, o la persona, più alla propria persona che non a Gesù.

È facilissimo, è un rischio molto elevato, perché poi si genera una conoscenza, si genera un’amicizia, si genera un rapporto, si genera una relazione. È chiaro che poi, anche nel Sacerdote o in colui che in quel momento svolge questo compito di un apostolato esteriore, di un apostolato di questo genere, molto fattivo, essendo coinvolto come persona, la parte umana fa sentire la sua presenza, e bisogna sempre essere molto vigili, tenerla molto sotto controllo per evitare che diventi ingombrante, per evitare che, appunto, cada in questi rischi.

“Quanto a noi, — agli adoratori — il nostro apostolato ci immola totalmente nel secreto, nella dimenticanza e nella morte appiè della Vittima divina; noi non ne vediamo i frutti, non gustiamo ricompensa: contentiamoci di sapere che i frutti non mancano.

Certo chi battezza non fa più di colui che ha meritata la grazia del battesimo: se non si pregasse, se non vi fossero anime che s’immolano con Gesù Cristo per i peccatori, la voce dei missionari non sarebbe che il vano suono d’un cembalo squillante. Che possono fare i venti se il sole non viene a fecondare quello che hanno smosso?

Direte forse: Ma è pur bella cosa predicare la verità e salvar le anime con la parola. Ma voi predicherete, salverete: soltanto sarà per mezzo di Nostro Signore, della sua azione diretta”.

Queste cose sono di una verità incredibile, incredibile…

È vero! Quello che lui dice è verissimo; se siamo onesti non si può dire che sia sbagliato.

Chi vive, nel momento in cui uno vive, e più uno vive, questa vocazione eucaristica, viene purificato dai rischi che abbiamo detto prima. Perché?

Perché non c’è ricompensa, non vede i frutti, non vede le sue preghiere, le sue adorazioni, a beneficio di chi vanno.

Un piccolo esempio io l’ho con queste omelie che registro: io, chi vedo? Il mio Crocefisso, qui, davanti a me… ma non vedo nessun altro.

Quando abbiamo fatto gli incontri a Roma, piuttosto che in Lombardia, dove io ho incontrato le persone che ascoltano queste meditazioni, loro conoscevano me, ma io non conoscevo loro, per me erano volti assolutamente sconosciuti.

Io non vi conosco, magari ho avuto la possibilità di conoscere qualcuno di voi, di vederlo una volta, ma tutti gli altri no, e sono pochissimi, rispetto a tutti coloro che ascoltano poi queste meditazioni.

Io non vedo nulla, e soprattutto non ho molti riscontri. Sì, è vero, qualcuno mi scrive: «Questa meditazione mi è servita, queste parole mi hanno aiutato…», però, voi capite che rimangono sempre parole di gente quasi sconosciuta, umanamente sconosciuta, con la quale non è che io posso dire di intrattenere una relazione umana, perché non la conosco.

A volte mi scrivono su WhatsApp e neanche si firmano…

Ecco, questo non fatelo, perché voi date per scontato che… ma non è così. Se il mio numero di telefono è nelle mani di una persona, io, per l’amor del Cielo, non dico niente, non mi lamento, perché va bene così, ma, almeno, dopo il suo messaggio, scriva: «Grazie. Carlo» o «Grazie. Luigi». Non dico il cognome, l’indirizzo, la via, il telefono, l’e-mail, ma almeno il nome, per sapere che quel messaggio ha un nome, cioè vien da un uomo, da una donna, da un ragazzo, da un papà, da una mamma, da un giovane, da un anziano. È chiaro che, dopo, la risposta cambia.

Mentre quando tu predichi in una chiesa le persone le vedi, e poi, se ti vengono a ringraziare, stringi loro la mano, e da lì può iniziare una relazione, invece, se tu fai questo attraverso YouTube, attraverso i social, ovviamente non vedi niente e nessuno, non c’è neanche interazione; infatti, queste meditazioni io le registro, le carico, e fine, poi vanno.

Se io facessi, ad esempio, una video catechesi, dove si vede il volto, dove in diretta io ricevo (come qualche volta, raramente, succede) dei commenti o delle telefonate, ci sarebbe già una interazione maggiore, seppure non sia come essere in una chiesa concretamente, però ci sarebbe una interazione maggiore. In questo caso, non c’è nessuna interazione, io parlo da “solo” , faccio le mie meditazioni da solo, le registro e punto.

Questo purifica, ah se purifica! Certo che purifica, perché magari viene il desiderio di dire: «Sarebbe bello essere qui, insieme a tot persone, e poi ascoltare le domande, e poi salutarsi, e poi mangiare tra i ciliegi insieme»… sì, certo, umanamente è molto gratificante, ma questo rientra in questo principio, del quale lui sta parlando circa l’adorazione, ed è vero che purifica, ed è vero che si vive nel segreto.

Ovviamente, l’adorazione è ancora più segreta, perché qui io sto parlando e voi ascoltate, mentre, in quell’altro caso, l’adorazione è proprio un segreto totale, nessuno sa niente, solo Gesù… nella dimenticanza, verissimo. Questo, però, ci aiuta, ci aiuta…

Dietro a chi predica, a chi battezza, a chi amministra i Sacramenti, c’è chi prega; queste opere sono possibili, perché ci sono anime che si immolano con Gesù per i peccatori, altrimenti sarebbe tutto inutile.

La predicazione è possibile solo per mezzo di Gesù, della Sua azione diretta, cioè la predicazione raggiunge il suo scopo se Gesù fa la Sua parte, altrimenti sono parole belle che si ascoltano, ma non cambiano la vita.

“Altri lo predicano nella sua grazia, noi in Lui stesso; altri mostrano la sua verità, noi Lui stesso nella sua presenza di amore, nella sua viva realtà. Per mezzo di Lui voi farete molto. Ma non predicate che per mezzo di Lui; e vedrete che si accorrerà verso il divin Maestro da ogni parte, perché Egli ha detto: «Ed io quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me stesso» (Giov., 12, 32).

Ecco la vostra vocazione; è bella assai; amatela molto; non confrontatela mai colle altre. Soltanto siate convinti che il servizio della persona di Nostro Signore val bene quello delle anime, e che Gesù è ben quanto S. Domenico o S. Francesco”.

Quindi, continuiamo a crescere in questa grande vocazione eucaristica, e in questa Novena del Sacratissimo Cuore di Gesù noi concentriamoci soprattutto sul Suo Cuore Eucaristico, che è la Santissima Eucarestia, e impariamo ad avere a cuore questo Cuore e a metterLo al centro di tutto e prima di tutto.

 

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

VANGELO (Mt 6, 1-6. 16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».