La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 15

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 15

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 16 giugno 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 15

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a giovedì 16 giugno 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capito VI di San Matteo, versetti 7-15.

Oggi ci sono alcune date importanti da ricordare.

Allora, innanzitutto, oggi ricorre la memoria della canonizzazione di Padre Pio, che avvenne nel 2002. È un anniversario importante, perché sono vent’anni, è una bella data, quindi, oggi stringiamoci a Padre Pio e invochiamolo tanto. A chi abita a San Giovanni Rotondo o nelle vicinanze, ecco,  oggi chiediamo di ricordare tutti noi sulla tomba di Padre Pio.

Poi, oggi inizia anche la Novena al Cuore Immacolato di Maria.

Bene. Proseguiamo, quindi, la nostra meditazione del libro di San Pietro Giuliano Eymard e continuiamo i nostri Esercizi Spirituali Eucaristici.

Lui scrive:

“Ma se è una vocazione sì bella, — la vocazione eucaristica — perché siamo così poco numerosi; perché Nostro Signore ha sì pochi discepoli mentre i santi ne hanno tanti?”

 Lui fa riferimento, ad esempio, all’Ordine nato da San Francesco, all’Ordine nato da San Domenico, all’Ordine nato da San Giovanni della Croce, da Santa Teresa di Gesù, e via di seguito…

Quindi, lui dice: «Come mai i Santi hanno avuto così tanti discepoli, invece Nostro Signore ha così pochi discepoli che rispondono a questa vocazione eucaristica?»

“La ragione è questa: i santi si considerano soprattutto come protettori, come amici presso Dio; si viene ad essi per trovare aiuto, per servirsi del loro potere, delle loro preghiere, della loro protezione; è cosa ben consolante: trovar in essi tutto il nostro vantaggio.

Ma quando si viene a Nostro Signore non si trova niente per sé: Egli è il Re si viene a servirlo; è il Padrone si viene per sottomettersi a lui e adorarlo; è la Vittima immolata si viene ad immolarsi con Lui”.

Capite perché?

Di fatto, alla base c’è un po’ un interesse. Tutti coloro che fanno parte di un Ordine, di una Congregazione, dice San Pietro Giuliano Eymard, insomma, hanno un interesse, perché al Santo ci si rivolge per avere il suo aiuto, per avere la sua protezione, il suo patrocinio, ma la vocazione eucaristica, fare adorazione eucaristica, è estremamente purificante, per tutte le ragioni dette ieri e nei giorni precedenti.

In più, si aggiunge che, quando tu vai a fare adorazione eucaristica e rispondi “Sì” alla vocazione eucaristica, tu non trovi niente per te stesso, tu sei lì davanti a Gesù per servire Gesù, Lui è il tuo Signore, tu sei lì per sottometterti a Lui e per adorarLo, per immolarti con Lui, che è la Vittima.

Ecco, dice San Pietro Giuliano Eymard, perché siamo in così pochi!

Poi, va avanti:

“Non si viene a Nostro Signore per armarsi del suo soccorso e della sua protezione e così slanciarsi, con questi mezzi, nelle opere sante per le quali si sente propensione. E’ il metodo delle vocazioni attive”.

Cioè, vuol dire che è il metodo di tutti coloro che si dedicano a quell’apostolato che abbiamo visto nei giorni scorsi, l’apostolato delle opere esterne, dello zelo esterno; quindi, di chi si dedica a curare i malati, a servire i ragazzi, alla predicazione…

Questo è il metodo delle vocazioni attive, quindi, si va da Gesù per armarsi del Suo soccorso e della Sua protezione, e così slanciarsi.

“Invece qui — nella vocazione eucaristica — Gesù vi dice; Servitemi, adoratemi, con tutta la vostra persona; non riservatevi nulla: sacrificatemi le vostre attrattive, la vostra attività, i vostri talenti, il vostro zelo e la vostra vita, tutto; mettete ogni cosa ai miei piedi, fatene un perfetto olocausto”.

Capite?

Il metodo della vocazione eucaristica la rende, quindi, una vocazione super attiva, così potremmo definirla; se le altre sono vocazioni attive, questa è una vocazione super attiva, anche se qualcuno la chiama “la vocazione passiva”. No, no, non c’è niente di passivo qui, qui tutto è super attivo, lo abbiamo visto nei giorni scorsi, quando viene spiegato bene cos’è l’apostolato.

Gesù dice: «ServiteMi, adorateMi con tutta la vostra persona. Tutto di voi Mi deve servire e adorare, non riservatevi nulla; sacrificateMi tutto: le vostre attrattive, le vostre attività, i vostri talenti, il vostro zelo, la vostra vita, tutto, tutto qui ai Miei piedi e fatene un olocausto perfetto».

Voi sapete che l’olocausto, a differenza del sacrificio, nel linguaggio biblico, è quell’offerta dove tutto viene consumato.

Voi capite che “tutto” vuol dire “tutto”.

Quindi, la situazione di particolare sofferenza di quelle persone che, per diverse ragioni, per la malattia, per la persecuzione, non possono più svolgere le opere esteriori e vivere una vocazione attiva, chissà mai che non sia permessa e concessa perché il Signore le sta chiamando alla vocazione eucaristica… ci avete mai pensato?

Quella che noi definiamo una disgrazia, una sofferenza, forse, in realtà, è una chiamata, forse, in realtà, è un invito. Il Signore ti spoglia di tutto perché tu abbia ad imparare a servirLo, a adorarlo con tutta la tua persona, a non riservarti più nulla, a mettere ogni cosa ai suoi piedi, a farne un perfetto olocausto, quindi, a mettere Gesù Eucarestia al centro.

Uno dice: «Sì, va bene, però io non faccio il monaco o la monaca e non sto tutto il giorno davanti a Gesù Eucarestia».

Eh no, abbiamo già detto che questa non è l’indicazione che riceviamo circa la vocazione eucaristica, cioè la vocazione eucaristica non è solo per coloro che in modo totale si dedicano a…, ma per tutti, ognuno secondo il suo stile di vita.

Quando si corrisponde alla vocazione eucaristica veramente, guardate che, quello che si fa, quello che si dà e quello che si vive per Gesù Eucarestia, non lo si dimentica più… non lo si dimentica più…

Tutti voi, o molti di voi, hanno fatto le scuole superiori, allora, vi faccio una domanda: «Voi vi ricordate le lezioni che facevate alle scuole superiori?

No… come fate a ricordarle?

Cosa ricordate?

Magari ricordate dei giorni, di quei cinque anni alle superiori…

Io credo che magari tutti noi ci ricorderemo qualche evento, probabilmente non ricordiamo neanche nessuna cena che abbiamo fatto o nessun pranzo; forse ricorderemo qualcosa di una gita fatta con i nostri compagni, ma sono ricordi molto lontani; ricorderemo qualcosa di quei lunghi cinque anni, che sembravano interminabili, forse ricorderemo qualcosina.

Bene. Io, invece, ricordo ancora perfettamente, come se fosse accaduto non ieri, ma oggi, adesso, tutte le volte che, assieme ad alcuni dei miei compagni, andavamo nei bagni, e aprivamo le finestre per ovvie ragioni, anche se era mattino molto presto…

A fianco della nostra scuola c’era un convento e, dal bagno, dalla finestra del nostro bagno, che era all’ultimo piano, si vedeva la cappellina interna di questo convento. Non vedevamo niente, perché il riflesso non permetteva di vedere poi non c’erano le luci accese, vedevamo una cosa sola: il cero rosso che ardeva davanti al tabernacolo.

Noi, guardando quel cero, recitavamo la nostra preghiera, prima di iniziare le lezioni… in bagno… io questo non me lo posso dimenticare. Mi ricordo ancora il gusto, il senso di bellezza di quel momento: era brevissimo, durava pochi minuti, ma mi ricordo ancora il gusto, mi ricordo proprio il sapore, il sapore interiore di quel momento lì.

Mentre tutti correvano, andavano in bagno, uscivano, dicevano parolacce, bestemmie, facevano discorsi immondi, mentre succedeva di tutto (di tutto!), noi eravamo uno vicino all’altro (faceva un freddo… perché a dicembre e a gennaio, tenere le finestre aperte ed essere lì, con la faccia fuori, non è proprio come dirlo), e stavamo lì, con il nostro foglietto con su la nostra preghiera alla Vergine Maria e qualche altra preghiera che recitavamo, con le spalle al mondo, tutti rivolti a quel cero rosso.

Ma chi si può dimenticare quei momenti?

Per quello che riguarda me, io posso dire che nessuno di tutti i momenti belli, anzi bellissimi, della mia vita, nessuno di questi momenti vale ed è stato bello come il tempo trascorso davanti all’Eucarestia, nessuno. Il tempo trascorso davanti all’Eucarestia è stato ed è sicuramente il migliore, il più bello, quello speso meglio. Tutti gli altri erano belli, sì, sì, ma quello era il meglio.

“Voi mi potete onorare sia col sacrificarmi i doni ricevuti, sia col farli valere per la mia gloria”.

Vedete?

In tutti e due i modi.

Certo che, quando li sacrifichi perché lo decidi o perché la vita ti mette un po’ con le spalle al muro, eh beh, insomma, lì c’è una grande purificazione, lì c’è un grande disinteresse, sicuramente maggiore del farli valere, come abbiamo visto ieri.

“E così quando siete venuti, vi han forse detto: Che cosa apportate? quale dote, quali talenti? No, no, giammai questa parola è uscita dalla mia bocca; giammai fu nel mio cuore!”

Cioè, San Pietro Giuliano Eymard dice: «A me non interessa, quando siete venuti qui per entrare nella Congregazione, la vostra dote (perché un tempo si usava entrare in monastero con una dote), a me non interessa questo, non ve l’ho mai chiesto e non ve lo chiederò mai, non vi chiedo cosa siete venuti a darci, o quali sono i vostri talenti».

“Ma vi si è detto: Volete servire? Venite. Non si domanda nulla ad un servo, si dà a lui; il solo pegno è che si dedichi agl’interessi del padrone che vuol servire”.

Cioè Gesù Eucarestia.

“Altrove si domandano siffatte cose, e sta bene; se ne ha bisogno per esercitare lo zelo e moltiplicare le opere di carità: — la dote serviva per questo — noi non abbiamo che a servire e adorare col dono di noi stessi.

In quanto a virtù si è forse domandato se eravate santo, se eravate umile, mortificato, se avevate fatte opere buone? Neppure.

Ma semplicemente vi si disse: Chi vi manda? chi vi attira?”

Interessante questa domanda… interessante… interessante questa domanda.

Quindi, non si chiedeva se era santo, non si chiedeva se era umile, mortificato, se aveva fatto opere buone o no, ma: «Chi vi manda? Chi vi attira?»

“— Gesù Cristo nel suo Sacramento. — A chi venite voi? — A Gesù Cristo. — A quali condizioni? — Nessuna.

Desiderate voi ciò da lungo tempo? avete provato il vostro desiderio? — Sì.

Avrete voi il coraggio di passare pel fuoco? chè questa è una vocazione di fuoco. — Lo spero. — Entrate, entrate presto!”

Ditemi che non è bello… Capite cosa si domanda? Bellissimo…

“Foste allora iniziati all’adorazione ed al servizio di Nostro Signore: vi si disse che questo era l’unica cosa necessaria della vostra nuova vocazione; vi si è molto raccomandato di non avere che un solo scopo, una sola mira: il servizio della sua divina Persona; di non desiderar di piacere che a lui solo e di non lavorare che per lui solo: poiché qui Egli è tutto. La Congregazione non è il vostro fine: essa non viene che dopo Nostro Signore; in un coi suoi membri ella non è che la sua serva; e quei che la dirigono sono i primi servi dell’unico Padrone, Nostro Signore. Se voi gli siete accetto, non avrete a temere di nulla; se lo servite bene, non si avrà altro a domandarvi: perché servire Lui è tutta la vostra perfezione”.

Mi verrebbe da dire che ogni commento è superfluo, è veramente bellissimo tutto quello che scrive.

In questa Congregazione, fondata da San Pietro Giuliano Eymard, c’è uno scopo solo: servire Nostro Signore, basta; servire la Sua persona, cioè l’Eucarestia, non c’è altro.

E non dimentichiamoci che la vocazione eucaristica è una vocazione di fuoco… di fuoco!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

VANGELO (Mt 6, 7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».