La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 17

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 17

Meditazione

Pubblichiamo il testo e l’audio di una meditazione di domenica sabato 18 giugno 2022 sul testo di S. Pietro Giuliano Eymard: “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia”. Predica p. Giorgio Maria Faré.

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Testo della meditazione: La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 17

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 18 giugno 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo VI di San Matteo, versetti 24-34.

Proseguiamo i nostri Esercizi Spirituali, che stiamo facendo grazie all’aiuto, alle parole, alla sapienza di San Pietro Giuliano Eymard.

Bene. Quindi, fino a ieri abbiamo visto quanto è difficile darsi veramente a Gesù, quanto è difficile perché siamo sempre tentati a riprendere ciò che Gli abbiamo dato, siamo sempre tentati a cercare la nostra soddisfazione, l’approvazione degli altri, e molto altro…

“Negli altri corpi religiosi si coltivano i doni di un religioso, e si studia di fargli produrre quanto più può; egli diviene un dotto distinto, un grande oratore: lo si mette quanto più si può in vista; se ne esaltano i successi; se ne fa un portabandiera nel combattimento della verità e della religione contro l’errore. Così facendo si vuol dire agli empi ed ai miscredenti: Vedete quel che la religione può fare di un uomo! Voi non lo eguaglierete mai!
Sta bene: sono i grand’uomini della Chiesa. Ma noi non dobbiamo mai aspirare a ciò, non mai coltivare un soggetto per farne una personalità spiccata. Voler fare dei grand’uomini al cospetto del Dio vivente; dire a qualcuno che è santo alla presenza del Santo dei santi! Vi cade mai in pensiero? No, no, i dotti, i geni ed i santi si abbassino dinanzi a Nostro Signore; scompaiano come le stelle quando si mostra il sole: benché la loro luce non sia spenta, tuttavia, assorbita dallo splendore del sole, non si distingue più. Ebbene, lo stesso qui. Si ha da vedere solo Nostro Signore, e non mostrare che Lui; giammai un uomo, quand’anche fosse un prodigio di scienza, di eloquenza e di santità. Annichili alla presenza di Nostro Signore questi gran doni; sarà tanto migliore il suo sacrifizio. Ma giammai si esponga ad attirare sopra di sé gli sguardi, le cure e gli ossequii che sono dovuti soltanto al suo Padrone e Re.
Ecco la vocazione eucaristica, la Congregazione del Santissimo Sacramento col suo scopo, spirito e condizioni. Essa non è e non vuol essere che pel servizio della Persona di Nostro Signore: a Lui consacra tutto quel che è e che ha: i suoi figli e tutto quel che sono; non ne vuol prendere nulla né per sé né per gli altri: giacché tutto questo è tanto poco in confronto di quel che merita il suo gran Re! Possa ella almeno udirlo dire: Sono contento; ecco gente che mi adora, mi ama e mi serve per me solo!”

San Pietro Giuliano Eymard ribadisce che la vocazione eucaristica è la vocazione che mette al centro il Cuore Eucaristico di Gesù, la Persona di Gesù, e quindi non mette al centro la mia persona, con tutti i miei talenti.

Quando noi avremo capito l’importanza (o se abbiamo già capito l’importanza) dell’adorazione eucaristica, della visita al Santissimo Sacramento, ecco che tutto ciò che noi siamo diventa, quindi, in funzione di Gesù, è tutto per Gesù, non per apparire noi belli e bravi.

Bene. Adesso San Pietro Giuliano Eymard affronta un capitolo nuovo.

“Meditazione Prima – Il peccato, male di Dio”.

Adesso vediamo cosa scrive e facciamo attenzione a come i Santi parlano del peccato. Facciamo attenzione… noi, che spesse volte lo banalizziamo e diciamo: «Ma sì, vabbè, ma cosa vuoi che sia!»

Adesso sentiamo San Pietro Giuliano Eymard.

“Ciò che sulla terra e in noi più dispiace a Dio è il peccato: consideriamo attentamente questa verità. I giusti e i santi medesimi non sono esenti da peccato. E noi, non abbiamo sulla coscienza peccati, almeno veniali, e molti? non abbiamo mai avuto da piangere peccati mortali?”

Sì, bisogna vedere se li abbiamo pianti, eh… Magari abbiamo commesso dei peccati mortali, ma non so se poi li abbiamo anche pianti, anzi, ci lamentiamo se quel confessore non ci capisce, ci lamentiamo se quel confessore ci tratta un po’ duramente, ci lamentiamo se dobbiamo fare fatica a trovare il Sacerdote, ci lamentiamo se dobbiamo aspettare troppo tempo fuori dal confessionale perché chi è dentro prima di noi ci impiega più tempo del previsto, ci lamentiamo…

Ecco, non so quanto effettivamente ci sia questo dispiacere e questa disponibilità a tutto patire per riparare.

“Non vi è che un male sulla terra, una cosa sola da temersi: il peccato. Quanto è creato piace a Dio, anche gli esseri che a noi sembrano nocivi: né il verme che si trascina sulla terra né il fango offendono lo sguardo di Dio; queste cose sono nel loro stato naturale. Per contro il peccato è un sovvertimento della volontà di Dio, una degradazione della sua opera, una contraddizione della sua natura e del suo essere divino: il peccato, quanto è da sé, tende ad annientare Dio stesso, poiché ne assale e nega gli attributi che sono una cosa stessa con la sua natura.
Consideriamo pertanto questo spaventevole male di Dio”.

Non è una bazzecola, quindi, il peccato… vedete? San Pietro Giuliano Eymard ci dice che non è una sciocchezza, non è un errore, non è uno sbaglio, non è la mia ferita, la mia fragilità, la mia debolezza… no, no.

Il peccato è un sovvertimento della volontà di Dio, una degradazione della sua opera, una contraddizione della sua natura e del suo essere divino, tende ad annientare Dio”… pensate voi che cos’è il peccato!

Altro che confessarsi una volta ogni sei mesi!

Qualcuno, qualche volta, dice: «Padre, va bene se mi confesso una volta al mese, perché più spesso io non so cosa dire?»

Forse qualcuno di noi fa lo scaricatore di porto, o il minatore, o lavora nelle cave, o lavora il carbone, forse qualcuno di noi fa il cercatore d’oro, può darsi, ma credo che la maggioranza di noi non faccia lavori dove ci si può così frequentemente sporcare, dove, alla fine del proprio lavoro, uno deve effettivamente lavarsi perché è nero di sporco ed è chiaro che si deve lavare. Tutti noi, quasi tutti, molti di noi, comunque la maggioranza, o studiano o fanno lavori abbastanza puliti; se poi pensiamo ad un chirurgo, ad un dottore, ancora di più, però, tutti noi, una doccia almeno ogni due o tre giorni, o tutti i giorni, al mattino o alla sera, o comunque una lavata, ce la diamo, no?

Voi capite che, se non mi lavo, dopo tre giorni… ecco, non è proprio così carino verso gli altri. Quindi, nel peggiore dei casi, mettiamo che ogni due o tre giorni mi do una lavata. Bene. Quante volte, quindi, in una settimana?

Questo è per il corpo. E per l’anima?

Pensate voi se noi dicessimo: «Lei cosa dice, se io mi lavassi una volta al mese?»

Io ti direi: «Guarda, tu dimmi quando vai a destra, così io vado a sinistra, ecco, cominciamo da qui».

«E se mi cambiassi la biancheria intima, la maglietta, le calze, una volta al mese?»

Io direi: «Mi sembra un’ottima idea, sì, sì perfetto: la tua vita sociale credo che avrà un po’ di problemi a breve».

I ragazzi sono sempre molto dialogici, no? I ragazzi sono molto aperti al dialogo, molto politicamente corretti, ecco, molto diplomatici. Io conosco dei ragazzi che avevano un compagno che, diciamo così, non si lavava proprio frequentemente. Quindi, glielo hanno detto una volta, poi due, alla terza, lo hanno preso e buttato in una fontana. Da quel momento ha iniziato a lavarsi un po’ di più. Era un modo per dire: «Così non va: che le tue scelte debbano ricadere su di noi, no».

La stessa cosa vale per l’anima, perché, quando io ho l’anima sporca, macchiata, ottenebrata dal peccato, i primi a farne le spese, a parte Gesù, sono gli altri. È esperienza di tutti noi che, quando commettiamo dei peccati, gravi soprattutto, diventiamo insopportabili e intrattabili, ce la prendiamo con tutti, diventiamo incapaci di una vita umana e civile, ci abbruttiamo.

Viceversa, quando usciamo dal confessionale, ci sembra tutto rose e fiori, anche noi siamo più sereni, più in pace, più belli, più disponibili, più calmi. Allora la domanda è: «Scusami, visto che non paghi niente, perché non ti confessi più frequentemente? Visto che dopo la confessione stai bene, stai meglio, falla più frequentemente! Così vorrebbe la logica».

San Pietro Giuliano Eymard scrive quindi: “Consideriamo pertanto questo spaventevole male di Dio…”

“Il peccato è un’offesa, un insulto alla sovrana autorità di Dio, alla sua maestà, al suo impero; è un insulto della creatura contro il suo Creatore.
Si ama credere che il peccato non è poi tanto opposto a Dio…”

Pensa un po’… esattamente quello che si dice oggi.

“… non lo tocca tanto, poiché Egli non s’irrita né castiga immediatamente l’offesa”.

Qualcuno pensa: «Come si fa a dire che Dio rimane irritato dal mio peccato, che Dio rimane offeso dal mio peccato? Ma Dio è Dio, Dio è là. Cosa volete che quattro mie quisquilie lo possano in qualche modo ferire!»

Continua San Pietro Giuliano Eymard:

“Ma vi può essere cosa più grave che mancar di rispetto al proprio superiore? Nella società civile il mancare di rispetto ad alcuno è la causa di odii, di duelli, di guerre: è un delitto”.

È vero, eh… è vero. Il mancare di rispetto è vero che causa tante cose brutte, ed è vero che è un delitto, fa proprio male. Quando noi manchiamo di rispetto a qualcuno e ce ne rendiamo conto, cerchiamo di riparare immediatamente chiedendo scusa, subito. E la vittima della nostra mancanza di rispetto sarebbe opportuno che lo dicesse il prima possibile, cioè andasse e dicesse: «Guarda, mi hai mancato di rispetto», perché altrimenti dentro si covano cose brutte.

“Non dare al proprio superiore il posto e la testimonianza di onore che gli si debbono è un disprezzarlo: e certo si fa molta attenzione a queste cose; sono mancanze che non si lasciano passare. Non vi ha scusa per esse, si suppone sempre che avete ricevuto abbastanza di educazione per rispettare gli altri e si respingono da qualsiasi compagnia le persone male educate: si disprezzano, non si guardano neppure”.

Verissimo.

Uno che non sa avere rispetto dà fastidio solo a vederlo; un irrispettoso non è piacevole da avere vicino, e la mancanza di rispetto non ha scuse, perché alla tua età devi avere capito ed imparato l’educazione necessaria, per sapere che gli altri vanno rispettati.

Ve l’ho già detto tante volte, oggi siamo proprio abituati, siamo cresciuti ultimamente dentro a questo stile bruttissimo della mancanza di rispetto.

Gente mai vista, con cui non hai mai parlato, che non hai mai conosciuto, ti dice: «Ciao, come stai?». Ma come, “Ciao, come stai”?! Cos’è questa moda di dare del “tu” a chiunque, a tutti, quando non sai neanche chi è quella persona?

Altra frase assolutamente insensata: «Ti prego, per favore, dammi del “tu”, perché se no mi sento vecchio».

Scusate… la logica di questa frase? Cosa vuole dire?  È il tu, o il voi, o il loro, o il lei, che determinano la giovinezza o l’anzianità di una persona?

Quindi, se io ho ottant’anni e tu mi dai del “tu”, io mi sento giovane?

Mi sono bevuto, forse, il cervello? Ma cos’è questa cosa?

Se io ho trent’anni e tu mi dai del “lei”, io mi sento vecchio?

Se ho trent’anni, ho trent’anni; se ne ho ottanta, ne ho ottanta! Non è che il tu, il noi, il voi, il loro e il lei cambiano le cose! Vedete come siamo proprio banali?

Siamo anche stupidi… proprio facciamo delle cose senza senso, che non hanno alcun senso. Non si dà del “tu” a una persona che neanche conosci, è una questione di rispetto! Non si dice “Ciao”! Come, “Ciao”?! È una questione di rispetto della persona!

Poi, ovviamente, tutti quelli del “tu” tirano fuori le loro mille ragioni, ma a me è una cosa che non piace assolutamente, la trovo veramente disdicevole ed è una confidenza assolutamente non richiesta, e da parte mia assolutamente non gradita, la trovo veramente fuori luogo e irrispettosa.

Continua San Pietro Giuliano Eymard:

“Or bene, forsechè Iddio merita che gli si facciano delle inciviltà?”

Appunto… certo che, se noi le facciamo tra di noi, immaginatevi con Dio, no?

“Non è Egli il Signore dei signori, il Re dei re; quegli a cui tutto è soggetto in Cielo e sulla terra; quegli a cui tutti gli elementi obbediscono; colui che gli angeli non guardano che tremando e i cui desideri come ordini eseguiscono?”

Esatto! Dio è tutto questo, quindi, cominciamo da oggi a riflettere e meditare bene sul peso grave del peccato, e domani andremo avanti.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

VANGELO (Mt 6, 24-34)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».