La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 18

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 18

Meditazione

Pubblichiamo il testo e l’audio di una meditazione di domenica 19 giugno 2022 sul testo di S. Pietro Giuliano Eymard: “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia”. Predica p. Giorgio Maria Faré.

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Testo della meditazione: La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 18

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 19 giugno 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo IX di San Luca, versetti 11-17.

Oggi è una grandissima festa, perché è la Festa del Corpus Domini; oggi celebriamo questa Solennità meravigliosa del Corpo di Gesù nella Santissima Eucarestia e Provvidenza vuole che questa solennità coincida con un altro evento importante avvenuto il 19 giugno 1264, stiamo parlando del famosissimo e importantissimo Miracolo Eucaristico di Bolsena.

Il 19 giugno 1264, con una solenne processione da Bolsena ad Orvieto, il Corporale sul quale avvenne questo importantissimo Miracolo Eucaristico, venne portato con solenne processione dove il Papa Urbano IV, insieme ai Cardinali e ai Vescovi, attendeva al Ponte di Rio Chiaro le Sacre Specie. Non affronterò oggi la storia di questo miracolo, tanto importante quanto antico, perché ho pensato di dedicare più avanti un ciclo di meditazioni proprio sui Miracoli Eucaristici. Non potrò affrontarli tutti perché sono tantissimi, però alcuni sì, li affronterò proprio nel dettaglio. Allora, rimando a quando tra un po’ farò queste meditazioni sui Miracoli Eucaristici, ma oggi avere queste bellissime Dio-incidenze è per noi motivo di grande gioia.

Quindi, oggi, a tutti coloro che abitano ad Orvieto, chiediamo un particolare ricordo; magari, se chi abita ad Orvieto può andare nella bellissima Cattedrale dove è custodito il Miracolo Eucaristico, bene, lo ringraziamo e dica una preghiera per noi a Gesù, perché ogni Miracolo Eucaristico vuole dire qualcosa di particolare, ma vedremo, vedremo nel dettaglio.

Bene. Andiamo quindi avanti con la nostra meditazione di questi bellissimi Esercizi Spirituali di San Pietro Giuliano Eymard e leggiamo.

“Gli animali, le piante, gli esseri inanimati riconoscono il dominio di Dio e gli sono soggetti: non ne hanno il sentimento, ma la loro obbedienza è sempre un omaggio alla sua autorità che li governa.
Solo il peccatore osa disprezzare l’autorità divina. Dio fa leggi, minaccia, punisce i trasgressori: il peccatore si ride di Lui, delle sue minacce, dei suoi castighi.
Voi non l’avete fatto con tali sentimenti? E’ possibile; ma i vostri atti fanno così: e se non lo insultate direttamente e in faccia, lo disprezzate per indifferenza e per dimenticanza: male che non è di molto minore”.

Lo sperimentiamo anche nei rapporti tra di noi: non c’è solamente la trasgressione, l’offesa attraverso atti diretti, attraverso degli insulti diretti, c’è un disprezzare che è legato, che è manifestato, dalla indifferenza e dalla dimenticanza.

L’indifferenza è terribile, e tutti lo sappiamo; anche se nessuno ci ha detto niente, noi ci sentiamo offesi quando riceviamo atti di indifferenza o atti di dimenticanza, ed è giusto che ci sentiamo offesi, perché essere indifferenti e dimenticarci di chi ci ama è una forma di disprezzo, perché vuol dire che non sei cosciente del dono che ricevi.

“Fatevi bene attenzione. Nel giudizio Dio saprà mostrarvi i vostri atti di disprezzo. Vi dirà…”

Uno si chiede: «Ma, io, in che modo l’ho disprezzato?»

Sentite bene cosa scrive San Pietro Giuliano Eymard:

“… voi avete obbedito agli uomini: io non valeva dunque un uomo?”

È vero. Noi obbediamo agli uomini, anche quando comandano cose ingiuste, purtroppo.

“Avete rispettata una creatura e riservato i vostri insulti pel vostro Creatore: questo dunque io meritava?”

Sì, noi dobbiamo stare molto attenti ad insultare qualcuno, pubblicamente soprattutto, perché rischiamo una denuncia, e se lo facciamo pubblicamente, poi ci sono i testimoni; quindi, ci pensiamo bene due volte prima di farlo.

Con Dio è un po’ diverso…

Tra l’altro, qui vorrei aprire una parentesi, oggi: voi lo sapete che la bestemmia è un reato? La blasfemia è un reato contemplato dall’articolo 724 del Codice di Diritto penale, sanzionata dal 1999 con sanzione amministrativa pecuniaria, poiché non è consentito, per legge, bestemmiare in pubblico. C’è una sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 51 euro ai 309 euro; lo stesso vale quando si offende la pietà verso i defunti. L’autorità competente a ricevere il rapporto e ad applicare le sanzioni per le violazioni amministrative previste dall’art. 724 del Codice penale è il Prefetto. Non so se lo sapevate, ma la bestemmia in pubblico è un reato, ancora oggi, e c’è una multa.

Io le dico queste cose perché, siccome conosciamo tutte le leggi possibili ed immaginabili, forse vale la pena anche di conoscere le leggi dello Stato che riguardano Dio.

Ritorniamo al testo di San Pietro Giuliano Eymard:

“E voi non saprete che rispondere a quella giustizia irritata che con la sua luce metterà a nudo sotto i vostri occhi tutto l’orrore del peccato, le sue incalcolabili conseguenze, e le vostre intenzioni più nascoste”.

Non avremo niente da dire… ma cosa volete dire? Non sapremo che cosa dire…

“Ma tanti altri offendono Dio! Volete dunque dannarvi con essi?”

Noi infatti diciamo: «Eh, ma lo fanno anche gli altri…»

Sì, lo fanno anche loro, certo…

“E offenderete Dio perché non punisce immediatamente i suoi insultatori?
E noi, noi pecchiamo in faccia a Dio, alla presenza di Gesù Cristo in Sacramento, di Gesù Cristo che vi è vivente della sua vita d’Uomo-Dio; noi facciamo come gli abbominevoli carnefici che lo insultarono in faccia, crocifisso! Almeno i manigoldi del Pretorio gli avevano velato il volto per insultarlo: non osavano farlo sotto il suo sguardo diretto! E noi, per pigrizia, per negligenza e per altro ancora, commettiamo sotto i suoi occhi colpe che sono veri sacrilegi, veniali, se volete, ma sacrilegi!”

Eh, sì…

“Oh! se avessimo un po’ di delicatezza, giammai non offenderemmo il buon Dio. E non fa bisogno di essere scrupoloso per evitare anche le apparenze del peccato (lo scrupoloso è colui che è sempre nel mezzo consenso): basta essere delicati”.

Sì, è la delicatezza di coscienza che fa uscire dallo scrupolo eh… proprio questa, non la rozzezza. Se uno è veramente delicato di coscienza (abbiamo già visto che cos’è), allora esce dallo scrupolo.

Attenti a cosa scrive adesso San Pietro Giuliano Eymard:

“Quando si ha stima per alcuno, non lo si insulta! Ma gli uomini si vedono; Dio non si vede, e perciò non vi si bada”.

Ogni volta che noi manchiamo di rispetto verso Dio, è perché non Lo stimiamo.

Vorrei, quest’oggi, leggervi anche un’altra cosa.

Nel bellissimo commento che Don Dolindo Ruotolo fa al Vangelo di San Giovanni, quando commenta il capitolo 14, ad un certo punto scrive:

Ecco, in sintesi, luminosa l’essenza del trionfo di Dio: …”.

Che cos’è il trionfo di Dio?

Noi diciamo: «Voglio far trionfare Dio».

Bene, ma cosa vuol dire?

“… abitare da Re trionfante con la magnificenza della sua gloria, Uno e Trino, nell’anima che amandolo compie la sua volontà e gli si dona, ecco il trionfo di Dio!”

Capite?

Adesso attenti, vi prego, state attenti a queste parole di Don Dolindo, che sarebbero proprio da trascrivere sul nostro quaderno spirituale e da leggere ogni giorno:

Il trionfo di Dio in noi non consiste in uno sterile trionfo di misericordia, che ci trascina, inerti e lerci come siamo, nel suo regno; ma è un trionfo di amore che risponde al nostro amore, e ci rende capaci di operare soprannaturalmente e ci abilita a fare atti deiformi”.

Sono cinque righe dove c’è dentro tutto.

Capite che cos’è il trionfo di Dio?

Non è uno sterile trionfo di misericordia, che ci trascina, inerti e lerci come siamo…”

La Misericordia di Dio (ci dice Don Dolindo) non ha lo scopo di trascinarci lerci e inerti, pieni dei nostri peccati, nel Suo Regno, ma è un trionfo d’amore che risponde al nostro amore, cioè tu Lo devi amare, così si realizza il trionfo di Dio in te!

Quindi, Lui risponde al tuo amore, ovviamente con una sproporzione infinita, va bene, ma è sempre una risposta ad un atto di amore, seppur piccolo e limitato, ma c’è (il nostro), e ci rende capaci di operare soprannaturalmente, cioè di fare atti deiformi, atti che hanno la forma di Dio. Bellissimo…

Si noti l’abisso che corre tra la verità e l’errore: questo afferma l’inutilità di operare il bene, anzi l’utilità di operare il male, presumendo così di glorificare la grazia che salva”.

Già al tempo di Don Dolindo dicevano queste follie! Incredibile…

La logica è: facciamo il male, perché in questa maniera glorifichiamo la grazia che ci salva… ma vi rendete conto?

La verità invece proclama che Dio, andando incontro all’anima che l’ama ed osserva fedelmente i suoi comandamenti, abita in lei nella gloria della sua Trinità, e produce in lei un organismo spirituale che, soprannaturalizzando l’anima, l’abilita a fare atti deiformi”.

Ditemi se non è bello!

Attenti adesso a cosa scrive:

Questa mirabile abitazione della Santissima Trinità in noi si attua quando noi amiamo Gesù, e noi lo amiamo principalmente quando…”

Vi lascio un secondo per pensare…

Un bambino di sei anni fa questa domanda: «Mamma, papà, quando noi amiamo principalmente Gesù?», cioè:

 Quando? In che occasione? Qual è l’occasione, il modo, la situazione, nella quale noi amiamo principalmente Gesù? Quando avviene?

Così potete sospendere un attimo la registrazione e pensarci…

Adesso vi dico cosa dice Don Dolindo (e sono contento che il cerchio si chiuda, cioè che quello che vi dico sempre non è l’idea peregrina di Padre Giorgio Maria, non sono le fissazioni mentali mie, ma è confermato dalle fonti, è confermato dai Santi, è confermato da questi Sacerdoti stupendi, meravigliosi):

 “… (noi lo amiamo principalmente quando) gli chiediamo perdono dei nostri peccati attraverso il sacramento della Penitenza e quando ci comunichiamo eucaristicamente con Lui sacramentato”.

Capito?

Quello che vi dico sempre: Confessione frequente, Comunione quotidiana, sacramentale o spirituale che sia; Messa quotidiana, Confessione frequentissima.

Perché lo dico io?

No, perché lo dice San Giovanni Bosco, per esempio, e non solo lui. San Carlo si confessava una volta al giorno… vedete voi! Era uno che mangiava cinque lupini al giorno e dormiva forse… boh, non lo so… quanto dormiva San Carlo? Boh… mai, perché teneva in mano una palla di ferro che, appena si addormentava, cadeva per terra e lo svegliava, quindi cosa dormiva? Un secondo, forse. E si confessava una volta al giorno.

Quindi noi amiamo principalmente Gesù, non quando facciamo tutte le nostre devozioni, i nostri canti o le nostre cose, no, no; noi amiamo principalmente Gesù, quando noi Gli chiediamo perdono dei nostri peccati attraverso il Sacramento della Penitenza e quando ci comunichiamo eucaristicamente con Lui Sacramentato. Questi sono i due modi con i quali…

Ma guarda un po’ che Gesù, a Santa Faustina Kowalska, dice esattamente la stessa cosa.

Quali sono i due troni della Sua Misericordia?

Io questa cosa ve l’ho detta almeno… boh non lo so, non lo so quante volte… mah non le saprei nominare, cento, duecento , trecento volte… non lo so quante volte ve l’ho detto, non lo so.

Tantissime volte ve l’ho detto, tantissime volte vi ho ripetuto quello che diceva Gesù a Santa Faustina, cioè: «I troni della Mia Misericordia sono due e sono tutti sulla terra: il tabernacolo e il confessionale».

Don Dolindo sta dicendo esattamente la stessa cosa.

Uno dice: «Eh… ma Don Dolindo non è ancora Santo».

Ma Santa Faustina è già Santa, e dice esattamente la stessa cosa, uguale!

Prosegue Don Dolindo: “Andiamo a Lui per amore, e perché lo amiamo il Padre ci ama; siamo da Lui attivati soprannaturalmente, e diventiamo tempio vivo della Santissima Trinità che vivendo in noi rende deiformi le nostre azioni con la grazia”.

Bellissimo… veramente bellissimo.

Volevo anche leggervi un’altra cosa, molto bella, che ho trovato.

Don Dolindo scrive, in merito a quando facciamo la Comunione sacramentale o spirituale (oggi andrete alla Messa del Corpus Domini, quindi, capite che…): “Comunichiamoci con questa intenzione  principale (ogni giorno questa dovrebbe essere la nostra intenzione): che Gesù sia in noi e noi in Lui; preghiamo con questo ardente desiderio e toccheremo con mano che la nostra natura viziata e miserabile a mano a mano sparirà, come svapora l’acqua di un pantano ai raggi del sole, e vivrà in noi Gesù”.

Gesù, Tu in me e io in Te!

Questa dovrebbe essere la nostra preghiera quando facciamo la Comunione: “Gesù, Tu in me e io in Te!”

La nostra natura viziata e miserabile a mano a mano sparirà…

Ricordate la fragilità, la debolezza, le ferite… sparisce tutto!

A mano a mano sparirà”, dice Don Dolindo.

Bene, questo è il mio regalo oggi per voi, che vivete, e viviamo insieme, la bellissima Solennità del Corpus Domini.

Ora ritorniamo a San Pietro Giuliano Eymard.

“Non avete dunque la fede? Questa è una vera vista che ci assicura delle cose divine con più certezza che non ci mostrano gli occhi gli oggetti esteriori.
Si vede con lo sguardo della fede come si vede con quello della intelligenza. Vedete voi i rapporti della scienza, le leggi del numero?
Voi ci credete, però”.

Le leggi del numero, i rapporti della scienza, chi li vede?

Nessuno… eppure ci crediamo.

Noi no, di sicuro!

“Perché non credere a Dio?

Il nostro maggior male…”

Questo lo abbiamo già visto, tempo fa, con il professor Larchet.

“… è la pigrizia, la negligenza, la dimenticanza e lo scoraggiamento; il che prova la pochezza della nostra fede, del nostro rispetto ed amore.
Vogliamo quel che ci fa piacere, rigettiamo quel che ci contraria.
E quante volte ci ha trattenuto il rispetto umano!”

Mamma, guardate, questa cosa qui, che sta per dire adesso San Pietro Giuliano Eymard, è terribile! Ogni volta in cui la leggo, mi viene un tonfo al cuore.

“Abbiamo lasciato Dio per gli uomini…”

E questo lo dico io, non l’ho trovato da nessun Santo; questo, che adesso vi aggiungo, è mio; quindi, potete prenderlo e gettarlo nel cestino. Vi dico subito la fonte: Padre Giorgio Maria, che non conta niente, però è un mio pensiero, è quello che nasce dalla mia piccola esperienza.

Scrive San Pietro Giuliano Eymard: “Abbiamo lasciato Dio per gli uomini”; io qui apro una parentesi e dico: «Chi lascia Dio per gli uomini, perde Dio e perde gli uomini», questa è la mia esperienza.

“… e trasgredita la sua legge per paura di quel che si poteva dire. Quale disprezzo e quale indifferenza! Ed è proprio Dio che trattiamo così!”

Qui c’è da fare un esame di coscienza grande come una casa.

Quindi, il male maggiore è la pigrizia, che, unita alla negligenza, diventa accidia. È terribile, è un vizio capitale terribile, terribile… terribile!

Ve l’ho detto già mille volte, non esiste solamente la lussuria, anzi, l’accidia è terribile, è un vizio capitale terribile.

Quindi, la pigrizia e la negligenza nel fare le cose di Dio, nel servire la casa di Dio, nel rendere onore a Dio, nel celebrare la Santa Messa, nel servire la Santa Messa, nel partecipare alla Santa Messa. La dimenticanza…

Quante volte si sente dire: «Mi sono dimenticato». Ma come ti sei dimenticato?!

Quante volte mi capita di sentire questa espressione: «Mi scusi, mi sono dimenticato».

Ma scusa un momento, tu ti dimentichi mai di dormire? Se tu mi dici che ti dimentichi di dormire, ti dimentichi di mangiare e ti dimentichi di bere, ok.

Ma come fai a dimenticarti di Dio?

Come fai a dimenticarti dei tuoi impegni che riguardano Dio?

Sapete perché ci dimentichiamo? Perché non abbiamo fede, perché non abbiamo rispetto e perché non abbiamo amore.

Noi dobbiamo mettere la sveglia, per ricordarci di mangiare?

Dobbiamo mettere la sveglia, per ricordarci di fare merenda?

Noi dobbiamo mettere la sveglia, per ricordarci di mangiare la Saint Honoré?

No… no, no,  non ho mai visto nessuno a cui suona la sveglia, che dica: «Oh mamma, devo andare a fare la merenda, devo andare a mangiare il mio pranzo, e devo sospendere la mia preghiera o il mio studio».

No, no, non ho mai visto nessuno, no, no… però ho visto il contrario: «Devo interrompere i miei piaceri, devo interrompere le mie cose da fare, per pregare… che peso!»

Dobbiamo mettere la sveglia per ricordarci di Dio…

Sì, grazie al Cielo io non sono Dio, se no, io personalmente direi: «Guarda, facciamo così: spegni tutte le tue sveglie… fa niente, fa niente. Se per ricordarti di Me hai bisogno di una sveglia, fa niente, lasciamo perdere, va bene così. Tu, ti ricordi di mangiare e di bere, e tutto andrà a finire nella fogna e diventerà cibo per i vermi, e non ti ricordi di Me, che sono morto per te, che ho versato il Mio Sangue per te e ti ho lasciato il Mio Corpo, il Mio Sangue, la Mia Anima e la Mia Divinità tutti i giorni, per potertene nutrire? No, scusa, famMi capire, c’è qualcosa che non Mi torna…»

Forse, è opportuno dare una registrata ai bulloni della fede, della vita spirituale, perché, se siamo conciati così…

«Mi sono dimenticato». Ma come ti sei dimenticato?!

«Mi sono dimenticato un giorno della Novena della Divina Misericordia».

Ma stai scherzando?! Con tutto quello che Gesù ha detto, che Gesù ha chiesto per questa Novena, con la grazia che ha promesso, ma come ti sei dimenticato?!

«Mi sono dimenticato di andare a Messa». Ti sei dimenticato di andare a Messa?!

«Mi sono dimenticato di dire il Rosario». Mah… sono misteri, veramente misteri… davanti a questo cosa vuoi dire?

Quando uno ti dice: «Mi sono dimenticato di…», cosa gli vuoi dire? Eh… boh… peggio per te! Non so… cos’è che gli vuoi dire? Io mi sentirei morire…

«Mi sono dimenticato di Dio».

E di che cosa ti sei ricordato? Boh…

E poi lo scoraggiamento… certo, lo scoraggiamento è proprio il primo frutto dell’amor proprio, dell’orgoglio. Quando uno si scoraggia, è perché è pieno di amor proprio e di orgoglio.

Quindi, noi facciamo, e vogliamo fare, quello che ci piace, e rigettiamo tutto ciò che ci è contrario; in questo siamo dei maestri.

Anche nel mangiare facciamo così eh… sì, sì.

Abbiamo tante occasioni di fare penitenza anche quando mangiamo, ma non le facciamo: un po’ di sale in meno, un goccio di olio in meno, un goccio di aceto in meno, un cucchiaio in meno… abbiamo tante occasioni… il vino castigato, di cui vi ho già parlato… (fa anche rima, adesso faccio le rime).

Adesso qualcuno già mi sembra di sentirlo a dire: «Cos’è il vino castigato?». Anche questo è frutto della mia mente, della mia testa, quindi anche questo potete prenderlo e cestinarlo; il vino castigato è un’idea che mi è venuta, per tutti coloro che hanno questo amore, questa adorazione per le bottiglie di vino e che dicono: «Ah questo vino… buonissimo questo vino!»

Poi lo aprono, poi lo annusano, e poi lo mettono nel decanter, poi lo agitano, poi gli lasciano prendere aria, poi lo agitano ancora, poi lo lasciano prendere aria… e poi la temperatura…

 Vanno in giro con il termometro (io lo uso per la febbre, sotto l’ascella, e loro lo usano per metterlo nel vino); vanno in giro con il termometro perché il vino deve essere alla temperatura giusta, perché se no si perde l’aroma, il profumo, i fruttati…

O Cielo, o Cielo, o Cielo! Fanno tenerezza, povere stelle… a vederli fanno tenerezza… tenerezza!

Allora, a questi adoratori del vino, a chi dice:  «Forse, Padre, sa, è un po’ troppo…»

Ma no, figurati! Ci mancherebbe, non vedi quanto è equilibrato?

Ma no! Ma cosa te lo fa pensare che è un po’ troppo?

Assolutamente…

A questi, che mi chiedevano qualche strumento per incominciare a prendere una distanza (e voi sapete che quello che sto per dirvi, per un adoratore del vino, è un  abominio), io dicevo: «Beh… puoi fare così: quando tu prendi il tuo vino (sapete, poi hanno il loro bicchiere, il vino deve essere messo in un certo bicchiere, e poi lo annusano, poi lo assaggiano, poi lo annusano… tutta una ritualità incredibile), metti due dita di vino, e poi ci metti dentro mezzo litro d’acqua».

«Nooo, Padre, ma cosa mi sta dicendo?! Ma no! Questo è un sacrilegio!»

No, i sacrilegi sono altri, questo non è un sacrilegio.

«No, piuttosto non lo bevo!»

Ecco, vedi, appunto… hai visto?

Vedi? Vogliamo quel che ci piace, dice San Pietro Giuliano Eymard, e rigettiamo quello che ci contraria. Visto?

Piuttosto che fare penitenza, piuttosto che trovare il modo di fare una rinuncia, ecco, allora dici: «Non lo faccio».

Bravo, hai capito tutto, perfetto! Tutto il contrario!

E così rimarrai sempre schiavo di questo gusto.

Poi scrive San Pietro Giuliano Eymard:

E quante volte ci ha trattenuto il rispetto umano! (Non ricordo più se ve l’ho già letto) Abbiamo lasciato Dio per gli uomini, e trasgredita la sua legge per paura di quel che si poteva dire”.

Quindi, il pensiero di quello che gli altri pensano: questo per noi è importante…

Quale disprezzo e quale indifferenza!

Essere legati al rispetto umano, essere schiavi del rispetto umano (se vi ricordate io vi feci delle catechesi tutte centrate sul rispetto umano), è una forma di disprezzo ed indifferenza verso Dio, perché proprio Dio noi trattiamo così! Cioè, tutte le volte che noi cediamo al rispetto umano, noi lasciamo Dio per gli uomini, noi preferiamo gli uomini a Dio, noi preferiamo la legge degli uomini alla Legge di Dio, e facciamo tutto questo per paura.

Sotto sotto, che cosa ci sta (sotto al rispetto umano)? Ci sta il mio io, questo ci sta! Ci sta il fatto che io non voglio pagare, non voglio perderci, non voglio… e via di seguito.

Ecco, quindi, penso che oggi, giorno del Corpus Domini, avremo di che riflettere e di che dire, al nostro Gesù.

Davvero, a tutti, tanti auguri!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

VANGELO (Lc 9, 11-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.