Veritatemincaritate https://www.veritatemincaritate.com Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo Sat, 26 Sep 2020 06:07:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 Avevano timore d’interrogarlo https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/avevano-timore-dinterrogarlo/ Sat, 26 Sep 2020 03:00:44 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16288 L'articolo Avevano timore d’interrogarlo proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 26 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 9,43-45)
Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

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“Voi chi dite che io sia?” https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/voi-chi-dite-che-io-sia/ Fri, 25 Sep 2020 06:38:36 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16277 L'articolo “Voi chi dite che io sia?” proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 25 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 9,18-22)
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

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Chi è Costui? https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/chi-e-costui/ Thu, 24 Sep 2020 09:09:44 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16270 L'articolo Chi è Costui? proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 24 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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CHI È COSTUI?

Eccoci giunti a giovedì 24 settembre 2020, abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal cap. IX di San Luca:

Erode sente parlare di tutti gli avvenimenti che riguardano Gesù e di fatto non riesce a farsi un suo pensiero, a trarre una sintesi, una conclusione da quello che sta accadendo, non riesce a capire chi è questo Gesù.

  • La gente cosa dice?

La gente dice quello che dice sempre, dice banalità, assurdità, superficialità, tante sciocchezze e la gente come sempre ragiona sul passato, non è capace di pensare al nuovo. La gente cerca sempre novità, ma di fatto le novità che cerca la gente sono sempre ripetizioni camuffate del passato, riproposizione del passato, non è mai la vera novità, perché la vera novità può accadere solo nella mente di coloro che sono abitati da Dio. E’ solo chi è abitato da Dio che ha una visione nuova e sa cogliere la novità che arriva. Non basta solamente essere creativi e pensare in modo nuovo e cose nuove, ci vuole una grande genialità legata allo Spirito di Dio, ma bisogna anche saper cogliere le novità già in essere. Gesù era la Novità per eccellenza, ma la gente non sa leggere la novità perché non ha gli occhi della Sapienza.

  • Chi ha gli occhi della Sapienza?

La peccatrice perdonata in casa di Simone il fariseo, per esempio, Zaccheo, e tanti altri. La gente, questa novità che porta il nome Gesù, non la sa leggere.

E allora cosa fa?

Va a pescare nel passato, in quello che è già accaduto e lo ripropone:

“Giovanni è risorto dai morti”

Il massimo che riescono a pensare guardando Gesù è una riproposizione di Giovanni. Poi è apparso Elia, qui addirittura vanno nell’Antico Testamento, vanno ancora più indietro, rivedono Elia.

“È apparso Elìa”

Poi:

“È risorto uno degli antichi profeti”

Siamo al tempo del popolo di Israele nell’Antico Testamento anche qui. Nessuno che dica:

“Ma quest’uomo non è che forse è ciò che da sempre stiamo aspettando? Non è che ha tutte le caratteristiche necessarie che corrispondono al Messia? All’Inviato, a Colui che noi stiamo aspettando da sempre, cioè il Figlio di Dio?”

No, non sanno cogliere questa novità. Proprio coloro che tanto invocano la novità, che tanto vogliono le cose nuove, sono quelli che di fatto non fanno altro che ripresentare il passato, camuffato da presente, ma che non ha niente del presente, non ha niente di nuovo veramente e non è capace di abitare questo presente, non lo regge, ripresenta solamente qualcosa di già accaduto, perché è più facile.

Erode cosa dice?

Erode è perplesso:

“Giovanni, l’ho fatto decapitare io”

Giovanni è morto.

“Chi è dunque costui?”

A Erode non gli basta il pensiero che possa essere Giovanni risorto, Elia che ritorna, o gli Antichi profeti, Erode neanche conosceva tutto questo.

“Chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?”. E cercava di vederlo.”

Noi pensiamo che farci delle domande su Dio e cercare Dio, sia sinonimo di cammino di fede, di percorso spirituale, e invece no. Si può cercare Dio e voler vedere Dio esattamente come Erode che non ha niente di spirituale. Erode ad un certo punto incontrerà Gesù durante la sua Passione ma Gesù a Erode non dirà neppure una parola. Dobbiamo stare molto attenti a non ripresentare nella nostra vita la dinamica di Erode. Questo sentire parlare di Gesù, questo chiedersi chi è costui, questo volerlo vedere, ma che di fatto non comporta un reale cambiamento della vita, non comporta l’ingresso in un percorso spirituale, comporta semplicemente una curiosità. Ci sono persone che passano la loro vita e abbandonano un vero cammino spirituale, per entrare in un percorso di continue domande, di continua ricerca, ma quella ricerca che è fine a se stessa, che non punta a un fine che è Dio e che quindi passo dopo passo matura e cresce. No è il gusto della domanda in quanto domanda. E’ il gusto del questionare, che poi all’atto pratico, come vi dicevo ieri, nell’atto in cui devo andare a comprare il latte al Super, lì, Gesù, Dio non c’entra più niente.

Le scelte concrete della vita sono le scelte essenziali, sono quelle che ci porteranno un giorno sul letto di morte.

Arriveremo al nostro letto di morte accompagnati dalle nostre scelte e speriamo che non siano tanti conigli neri che ci accompagnano nel nostro letto, le tante scelte sbagliate, brutte, come quelle di Erode. Andate a leggere la fine che fa Erode, una fine terribile, andate a leggere cosa ha fatto l’Angelo di Dio su Erode.

Perché questo?

Lo spiegano gli Atti degli Apostoli, andate a leggerlo. Noi non dobbiamo cercare di vedere Dio.

“Chi è costui?”

Noi incontriamo veramente il Signore e Lui si lascia incontrare da noi, se veramente la nostra vita cambia e assume un risvolto, un taglio dove il Signore entra concretamente dalla mattina alla sera, da quando andiamo a comprare il gelato a quando andiamo a fare altro.

Ieri vi ho parlato del Sacerdote e della signora musulmana che si è alzata per lasciargli il posto, e oggi lo stesso Sacerdote mi ha chiamato ancora e mi ha detto che stamattina è andato a fare un esame, ieri era andato a ritirare degli esami e stamattina è andato a farne altri, si è seduto e un signore anziano, italiano si è avvicinato e avendo preso un numerino in più per una signora che doveva venire e non è più venuta, glielo ha lasciato per farlo passare avanti. La signora a fianco, avendo una cosa urgente da fare e avendo visto la scena, ha chiesto al Sacerdote invece se poteva fare scambio con il suo numerino. Il Sacerdote aveva il 20, il signore gli aveva dato il 9, la signora aveva il 14, e così hanno fatto lo scambio, lei le ha dato il 14 e il Sacerdote le ha dato il 9.

Vedete la carità come si diffonde, come passa da persona a persona.

La vita spirituale dove si vive? Dove si manifesta?

Al cup di un ospedale mentre tu stai aspettando di fare un esame. E’ così che si manifesta la vita spirituale, quando vai a comprare il latte, quando vai dal fruttivendolo a comprare l’insalata, quando vai al supermercato a comprare il detersivo, quando sei al cup di un ospedale e hai in mano un biglietto. Grazie all’essere vestito da Sacerdote, in questo caso, tutta questa situazione si è venuta a manifestare e da una persona gentile sono venute fuori altre persone gentili che hanno potuto interfacciarsi. La vita spirituale si vive così, si testimonia così.

Ma se Gesù non entra lì, allora siamo nella spiritualità di Erode che vuol dire nessuna spiritualità, la falsità della vita spirituale. Gesù non parla, Gesù non incontra. Erode lo vede solo alla fine, non riesce a incontrarlo, c’è una curiosità inutile, una curiosità razionale, una speculazione razionale, ma non è una vera ricerca di Dio, perché poi nelle scelte concrete della vita non si sceglie per Dio ma secondo la propria testa.

Chiediamo al Signore questa grazia di poter veramente incontrare il Signore, di poterne fare veramente esperienza, di poterlo gustare, di poter stare in Sua Compagnia, di non avere una mera curiosità di vedere.

Vedere che cosa?

Come se l’incontro col Signore fosse un vedere. L’incontro col Signore è innanzitutto un conoscere Dio, per quello che l’uomo può, per quanto è possibile poter avere innanzitutto questa conoscenza interiore, è per questo che tante volte vi ho detto che è importante studiare, approfondire, andare sui testi, andare sul Catechismo, scegliere un testo di un Padre della Chiesa, di un Santo che abbia veramente qualcosa da dire a me, alla mia vita. Andare a scegliere quel Santo che abbia qualcosa da darmi, da dirmi e io prenderlo e seguirlo, questo credo che faccia la differenza.

Vi auguro di cuore di vivere questa giornata all’insegna di una vera esperienza di Dio.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 9,7-9)
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

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S. Pio da Pietrelcina https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/s-pio-da-pietrelcina-2/ Wed, 23 Sep 2020 06:24:58 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16262 L'articolo S. Pio da Pietrelcina proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 23 settembre 2020 – Memoria di S. Pio da Pietrelcina

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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SAN PIO DA PIETRELCINA

Eccoci giunti a mercoledì 23 settembre 2020, oggi è per noi un giorno molto bello, molto importante perché facciamo la memoria di San Pio da Pietrelcina. In queste omelie lo abbiamo citato moltissime volte, abbiamo letto molti testi di Padre Pio, tanti riferimenti a Lui. Oggi è un giorno speciale soprattutto per coloro che devono a Padre Pio tanto. Mi sembra che il Vangelo di oggi tratto dal cap. IX di San Luca è un Vangelo che si adatta molto bene alla figura di questo Santo Sacerdote, il primo Sacerdote stigmatizzato della storia.

Padre Pio aveva questa forza e questo potere che era veramente un potere al servizio delle persone e del bisogno delle persone. Padre Pio non è mai rimasto indifferente davanti al bisogno del popolo di Dio che accorreva a Lui, e questa forza veniva proprio dal fatto che lui era strettamente legato a Gesù, c’era un legame molto forte col Signore, un legame talmente forte che comporta per Padre Pio addirittura arrivare alla stigmatizzazione che è il segno per eccellenza, che aveva ricevuto anche San Francesco, che però non era Sacerdote ma Diacono, quale segno di predilezione grandissima da parte di Gesù, poi anche altri Santi ricevettero questo dono, anche Santa Caterina da Siena ricevette le Stigmate invisibili.

“Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.”

Padre Pio ha passato tutta la sua vita ad annunciare il Regno di Dio, in tanti modi.

  • Come?

Non tanto attraverso la predicazione perché sappiamo che Padre Pio non predicava molto e quando predicava erano prediche molto brevi, l’annuncio del Regno di Dio, Padre Pio l’ha fatto soprattutto in confessionale, vivendo un’immolazione grandissima all’interno del Confessionale, confessando ore e ore, e poi attraverso il suo Epistolario, i suoi scritti, le sue lettere che sono veramente tantissime. Una vita spesa ad annunciare il Regno di Dio. Padre Pio nella sua vita non ha fatto altro che portare gli uomini a Dio e Dio agli uomini e questo dovrebbe essere il compito di ogni Sacerdote, di ogni mamma, di ogni papà, di ogni suora, di ogni persona che ama il Signore.

  • Cosa dice Gesù ai Dodici?

«Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».

Padre Pio nella sua vita non ha preso nulla.

Questo non prendere nulla cosa vuol dire?

Vuol dire abbandonarsi alla Provvidenza di Dio. Dio con la sua Provvidenza provvede, e ha provveduto meravigliosamente nella vita di Padre Pio, tutti sappiamo la grandissima opera che lui ha compiuto nella Casa Sollievo della Sofferenza, questa opera meravigliosa a servizio degli ultimi, dei malati, dei sofferenti, tutta fatta con le offerte dei fedeli, che passavano attraverso le mani di Padre Pio e che venivano totalmente donate, amministrate per essere messe pietra su pietra per questa Casa Sollievo della Sofferenza, tutt’ora funzionante, tutt’ora ancora dedicata per coloro che soffrono. Padre Pio ha fatto della sua vita un atto di affidamento totale della Provvidenza e la Provvidenza veramente ha provveduto. Tante case lo hanno fatto entrare ma non semplicemente perché c’era necessità che lui passasse, perché Padre Pio non si muoveva molto dal suo convento, ma più che altro l’hanno fatto entrare spiritualmente. Le nostre case dovrebbero essere aperte, disponibili ad accogliere figure così belle come era quella di Padre Pio.

“Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro”

Purtroppo molti non l’hanno accolto, molti non l’hanno neanche voluto ascoltare, quindi non l’hanno capito, molti lo hanno malgiudicato senza conoscerlo, senza andarci a parlare, molti lo hanno perseguitato in modo tremendo, senza alcuna pietà, per la semplice ragione che erano preda della gelosia, della cattiveria e soprattutto dell’ignoranza di chi può avere anche cento lauree ma non è capace di mettersi in ascolto della persona che ha davanti, l’ignoranza di colui che si crede chissà che cosa, perché ha un briciolo di cultura ma di fatto è una cultura morta, vuota, sterile che non serve alla vita, serve solo a se stessa, a gonfiarsi come dei palloni. Padre Pio ha sempre accolto tutti anche se alle volte è sempre stato un pò duro, ma questa durezza non è mai stata fine a se stessa, era sempre una durezza volta a fare convertire le persone, a farle cambiare, purtroppo chi non voleva convertirsi non poteva fare altro che fraintenderlo e calunniarlo. Padre Pio subì delle calunnie tremende da questo punto di vista, veramente pesanti, assolutamente ingiustificate perché infondate, eppure fino alla fine della sua vita è rimasto fedele.

Il tema dell’accoglienza, queste case che si aprono a coloro che annunciano il Vangelo, vedete in questi giorni come sta ritornando spesso questo tema dell’accoglienza vera e del servizio fatto con ciò che si è e ciò che si ha.

Proprio oggi un Sacerdote che conosco mi raccontava un fatto accadutogli proprio oggi, questo Sacerdote è andato in un ospedale vestito da Sacerdote per ritirare degli esami che aveva fatto, non solo all’ingresso dell’ospedale è stato trattato male da alcune persone perché ha semplicemente chiesto per che cosa fossero in coda, per sapere dove doveva collocarsi, e qualcuno gli ha risposto malamente, ma lui voleva solo evitare di passare davanti a qualcuno, poi quando è entrato per ritirare i referti, non essendo ancora pronti e non essendoci posti a sedere liberi, si è messo in piedi ad aspettare che lo chiamassero. La sala era piena di persone. Ad un certo punto, mentre era in piedi, una signora si alza, si avvicina e le dice di sedersi al suo posto. Questa signora era una persona musulmana, portava il velo. E’ stata gentilissima.

“Non non si preoccupi non c’è bisogno”

Lei lo guarda e le dice:

“No, si sieda lei qua”

Questa signora si è poi andata a cercare un posto dall’altra parte della sala, molto scomodo per lei, e lui si è trovato un pò in imbarazzo di fronte a questo comportamento così gentile, poi ha ringraziamento e si è seduto. Mi ha raccontato questo fatto dicendomi che lo aveva molto colpito questa grandissima attenzione e gentilezza, poi ci siamo messi a parlare del sacro, della sacralità. Questa signora di religione diversa dalla nostra, si è alzata in onore della sacralità che ricopre quest’uomo, non perchè lo conosce, non perché è malato o anziano, perché non lo è, non è né malato, né anziano, né invalido, è un Sacerdote giovane e sano, che poteva stare in piedi per quel quarto d’ora non c’era bisogno che lui si sedesse, ma questa signora, anche se di religione diversa, ha riconosciuto in lui la sacralità che lo riveste. Si è alzata e ha compiuto spontaneamente e giosamente questo gesto di attenzione, di riverenza in nome della sacralità che lui riveste. Mentre parlavamo pensavo tra me e me:

“Ma tutti gli altri cristiani lì seduti, che vanno a Messa la domenica, che sgranano i rosari, che pregano, che fanno le loro devozioni, come mai la sacralità non gli ha detto nulla? Dovevano essere loro a fare a gara per alzarsi e offrirgli il posto. Un loro ministro di culto, un loro Sacerdote, loro avrebbero dovuto riconoscere immediatamente la sacralità, quella sacralità che gli dà l’Eucarestia, le Confessioni, i Battesimi, i Matrimoni e via di seguito”

La mistica e la spiritualità dove si misura?

Si misura quando vai al Super a comprare il latte, è lì che si vede quanto uno è mistico o spirituale. Tu vedi un uomo di Dio da come sta a fare la coda per andare a prendersi gli esami del sangue. La mia nonna si sarebbe alzata all’istante se avesse visto un Sacerdote in coda, lasciandogli il posto come ha fatto questa signora musulmana. E’ la coerenza della vita, è il buonsenso, è il senso del sacro che ti fa dire:

“Alzati in piedi e cedi il posto”

Anche se quel prete avesse avuto vent’anni e fosse stato un olimpionico di corsa, non ha importanza, non lo faccio perché lui ha una debolezza fisica, ma lo faccio per la sacralità che ricopre.

Ricordate quando un tempo noi ci alzavamo in piedi a scuola quando entrava la maestra?

Mi alzo in piedi perché entra un’autorità.

Ricordate quando un tempo si dava del lei, al sud ancora adesso si usa dare del voi soprattuto ai sacerdoti, agli adulti si dava del lei.

Ci voleva del tempo perché si arrivasse al tu, adesso invece senza neanche conoscere una persona ti vengono a dire:

“Mi dia del tu, diamoci del tu”

Perché? Perché dobbiamo darci del tu?

Quasi che il dare del lei crei una distanza, ma non è vero. Il rispetto non crea distanza, riconosce semplicemente quella diversità che la realtà ci consegna. Se incontro una persona che non conosco, c’è una diversità radicale tra me e quella persona, e il lei serve proprio a sottolineare e riconoscere questo diversità. Il tu riconosce invece che c’è una comunione, si è cominciata una conoscenza profonda.

Come posso dare del tu a una persona che non conosco? In funzione di che cosa? Di cosa ho paura?

Ai miei tempi un bambino che dava del tu a un adulto era un atto di grande maleducazione. E io non sono vissuto al tempo di Cavour. Non si dà del tu a un adulto e a uno sconosciuto.

Pensate al rapporto padre e figlio, madre e figlio quanto rispetto c’era che adesso non c’è più, e se c’è, è molto molto piccolo. Quanto senso dell’essere padre e dell’essere madre c’era nei ragazzi quando parlava il papà o la mamma, quanta autorevolezza c’era e quanto rispetto c’era, tale per cui neanche si ribatteva.

Padre Pio ha visto riconoscere in tante occasioni la sua sacralità e in tante occasioni l’ha vista rigettare e rifiutare.

Le balaustre con il cancelletto avevano proprio questa funzione, una netta separazione tra la reltà sacra e ciò che non è sacro in quel momento. Questo Vangelo e la vita di Padre Pio credo che ci aiutino a rivedere radicalmente la nostra vita, il nostro modo, speriamo veramente religioso e non fintamente religioso di comportarci.

Non puoi non riconoscere l’inviato di Dio, non puoi non tributare un onore a colui che Dio invia e che vive e lavora al servizio di Dio. Chiediamo al Signore di avere un cuore pronto e una mente desta e di accumulare tanti atti di carità e bontà verso tutti coloro che ci portano il Signore e di fare il possibile per essere sempre di esempio ai nostri figli, davanti a ch ci guarda, di questa attenzione grande di questa sacralità.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

San Pio da Pietrelcina

VANGELO (Lc 9,1-6)
Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

 

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Compiere la Volontà di Dio in tutto https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/compiere-la-volonta-di-dio-in-tutto/ Tue, 22 Sep 2020 06:52:58 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16241 L'articolo Compiere la Volontà di Dio in tutto proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 22 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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COMPIERE LA VOLONTÀ DI DIO IN TUTTO

Eccoci giunti a martedì 22 settembre 2020, abbiamo ascoltato questo Vangelo molto bello, molto significativo che ci porta nuovamente a dover riflettere sul tema della Volontà di Dio.

Sarebbe opportuno che provassimo a soffermarci un secondo su quello che avremmo vissuto noi interiormente e esteriormente se fossimo stati la madre di Gesù e ci fossimo sentiti rispondere da Gesù in questo modo che abbiamo appena ascoltato, come se Gesù apparentemente, esteriormente con questa frase non riconoscesse come madre, sua Madre, ma le persone che erano lì ad ascoltare, a imparare le cose di Dio. Ovviamente la Vergine Maria non ha avuto questo problema perchè Lei si era immediatamente immedesimata nelle parole del Signore, Lei non aveva problemi di orgoglio, né di superbia, né di vanagloria, né di invidie, né di gelosie. La Madre di Gesù ascoltando questa frase ha capito bene che Lei era per eccellenza sua Madre, perché nessuno più della Vergine Maria ha fatto la Volontà di Dio, nessuno più della Vergine Maria ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha messa in pratica. Lei sintetizza in sé tutto quello che il Signore chiede per essere sua madre, per essere i suoi fratelli, cioè l’adempimento della sua Volontà, ma l’adempimento della sua Volontà ci dice anche quanto sia difficile compiere questo passo, questo atto. Noi quest’oggi dovremmo proprio soffermarci su questa grande Verità e lasciarci permeare, nel senso di chiederci quanto noi siamo familiari di Dio. Ed essere familiari di Dio vuol dire concretamente compiere la Volontà di Dio. Ma compiere la Volontà di Dio, questo lo dicevamo già ieri, è un fatto assai difficile, perché vuol dire non compiere la nostra volontà, con tutte le scuse, le ragioni e le motivazioni del caso. Invece noi vogliamo compiere la nostra volontà e per fare questo noi adduciamo tante ragioni, che sono in apparenza anche ragionevoli, che hanno la loro fondatezza, non sono per forza illogiche, hanno un loro perché, ma questo perché non è importante, quello che è importante è che noi seguiamo i perché di Dio, le ragioni di Dio e queste non sono sempre così chiaramente comprensibili, chiaramente applicabili come noi le vorremmo intendere e capire, richiedono la fede, richiedono che io mi fidi veramente del Signore.

Quest’oggi non vorrei dilungarmi troppo con questa omelia perché forse sulla Volontà di Divina dovremmo più che altro impegnarci a viverla che non tanto a parlarne, perché non c’è molto da parlare, c’è solo da rinunciare e la brevità grande dell’omelia di oggi vuole essere uno stimolo a fermarci e chiederci se noi veramente siamo dentro a questa logica oppure no e se non ci siamo facciamo un atto di conversione radicale e dedichiamoci interamente a lei, sempre e solo compiere la Volontà di Dio in ogni cosa.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 8,19-21)
Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

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“Misericordia Io voglio” https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/misericordia-io-voglio/ Mon, 21 Sep 2020 09:51:12 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16237 L'articolo “Misericordia Io voglio” proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 21 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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“MISERICORDIA IO VOGLIO”

Eccoci giunti a lunedì 21 settembre 2020, abbiamo letto il Vangelo di oggi, tratto dal cap. IX di San Matteo, un testo molto importante, oggi ricorre la festa di San Matteo Evangelista, questo brano del Vangelo ci ricorda la “chiamata” di San Matteo da parte di Gesù:

  • Cosa possiamo trarre da questo testo?

Innanzitutto mi sembra utile concentrare la nostra attenzione sulla chiamata stessa, San Matteo è seduto al banco delle imposte, sta facendo il suo lavoro, ha la sua vita, ha le sue amicizie, ha la sua storia, ha il suo percorso, Gesù si avvicina e dice una parola sola:

“Seguimi”

E San Matteo si alzò e lo seguì.

Questo comportamento, questa immediatezza nella risposta, mi sembra la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Noi non siamo abituati a questa immediatezza. Noi avremmo risposto:

“Perché? Dove? Quando? Come? Con chi? Per quanto tempo? A fare che cosa?”

  • Queste domande-risposta, che cosa indicano?

Indicano che al centro del nostro agire, del nostro eventuale corrispondere ci siamo noi, noi che vogliamo avere in mano i pulsanti importanti della nostra vita, noi che diciamo di voler fare la Volontà di Dio, in realtà facciamo la nostra volontà. Noi diciamo di voler fare la Volontà di Dio fino a quando la Volontà di Dio è secondo il nostro gusto, quando la Volontà di Dio non è più secondo il nostro gusto noi facciamo la nostra volontà e troviamo tanti modi per farla, diciamo:

“Che questa cosa ci mette in pace con Gesù, che questa cosa è necessaria, importante”

Troviamo mille motivazioni, mille scuse per non fare la Volontà di Dio e fare la nostra. Noi qui avremmo risposto:

“Sì mi piacerebbe seguirti, però non adesso, aspetta, devo andare a salutare i miei amici, i miei e genitori, devo tornare a casa, ho dimenticato a casa una cosa che devo sistemare, questa cosa è importante la devo fare..”

Mille ragioni per non fare:

“Si alzò e lo seguì”

Quando Gesù chiama, e Gesù chiama quando vuole Lui, non ci possono essere né sé, né ma, né però, né dopo, né allora, nulla.

“Si alzò e lo seguì”

Lascia tutto. La prima cosa che lascia San Matteo è se stesso. Lascia Matteo seduto al banco delle imposta e ciò che si alza è già un uomo nuovo, è già un San Matteo in seme, che poi germinerà, è già una persona nuova. E l’essere nuovo è dato proprio da questa immediatezza della sua risposta che è assolutamente pratica:

“Seguimi”

  • Come si fa?

Camminando. E’ una cosa molto pratica. Non si fa con la mente, con le parole, o con le domande, si fà. Ed è bello vedere questa immediatezza di chi prende parte. E’ un pò come uno che prende e si tuffa, è la stessa cosa, prende e lo fa. San Matteo avrà certamente avuto delle domande nel cuore, ma queste domande troveranno la loro risposta nel cammino che San Matteo farà.

Secondo quadro:

“Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.”

La prima cosa che accadrà con Gesù insieme a San Matteo sarà di andare a casa sua, E’ interessante questa cosa, Gesù avrebbe potuto prendere Matteo e portarlo altrove, e invece lo riporta all’interno della sua casa, lo riporta tra i suoi amici, tra i suoi conoscenti, tra le persone più care. E’ una delle primissime cose che fa, tornare a casa, e Gesù resta in questa casa, quasi a dirci che la vita di San Matteo deve essere investita totalmente da questa chiamata, dalla Presenza di Gesù, non ci deve essere nulla che resta fuori. E Gesù è lì presente, e non solo Gesù, Gesù con i suoi Dodici. Stanno lì e attendono Matteo, mangiano con Matteo, e non solo con Matteo, Gesù, i Dodici, Matteo e tutti i suoi amici. Gli amici del passato, pubblicani e peccatori, ora si confrontano con gli amici del presente, i Discepoli e Gesù. Tutti insieme a tavola con Gesù.

Cosa avranno fatto Gesù e i suoi Discepoli?

Avranno mangiato, avranno parlato, saranno stati insieme a queste persone.

Questo ci dice che quella frase che spesso diciamo:

“Ma io vivo nel mondo, quindi è necessario sporcarsi, è tutto più difficile vivere nel mondo”

Anche Gesù e i suoi Discepoli hanno vissuto nel mondo, ma da Gesù, da Discepoli. Vivere nel mondo non vuol dire diventare mondani. E’ possibile vivere nel mondo mantenendo la propria identità di cristiani cattolici. E’ possibile vivere nel mondo, stare insieme a persone di mondo, ed essere altro, la differenza la fa l’appartenenza.

Noi a chi apparteniamo a Gesù o al mondo?

Arrivano i farisei, i farisei sono i finti religiosi, quelli che vestono religioso ma che dentro sono totalmente mondani, totalmente sconosciuti alle cose di Dio:

«Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Questa domanda dice che loro guardano solo l’esterno, e non hanno capito nulla del messaggio di Dio, di tutto l’Antico Testamento.

Perché Gesù non dovrebbe mangiare insieme a loro?

Mangiare insieme non vuole dire contaminarsi per Gesù, per i farisei sì. E siccome sono vigliacchi, siccome non hanno il coraggio delle loro idee, non sanno portare la responsabilità dei loro pensieri, perché dentro sanno che sono pensieri malvagi, invece di andare da Gesù presente, vanno dai discepoli a chiedere di Gesù, che è la cosa più assurda che ci sia.

Anche noi facciamo così, piuttosto che andare dall’interessato a fare la domanda, siccome siamo paurosi, andiamo a chiederlo agli amici, quando la persone è presente, è ancora viva. E’ più logico chiederlo alla persona interessata la quale ci darà la risposta più giusta, perché riguarda lui, lui saprà rendere ragione di sé, non gli amici.

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

La Misericordia è proprio questa chiamata di Matteo, Dio passa e chiama.

  • Chiama chi?

Chiama una persona che faceva un lavoro che era proprio un lavoro molto a rischio, che comportava di stare in una situazione di peccato perché rubavano.

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.”

Questo spiega la presenza di Gesù a quella tavola, sta in mezzo a loro come medico. Noi dovremmo stare nel mondo come sale e come luce, come Gesù sta come medico.

“Misericordia io voglio e non sacrifici”

Gesù non fa riferimento ai sacrifici che noi potremmo chiamare fioretti o penitenze, sono i sacrifici cultuali quelli a cui fa riferimento Gesù.

“E’ inutile che offrite un sacrificio cultuale e poi vi mettete a giudicare, a criticare e vi scandalizzate perché sono in mezzo ai peccatori. Siete solo preoccupati della vostra religiosità e non avete nessuna attenzione, nessuno zelo per le anime. Non avete a cuore che quei peccatori si perderanno, voi avete a cuore solamente la vostra religione, invece dovreste avere a cuore loro, dovreste essere qui voi a mangiare.”

Quest’oggi sentiamoci chiamati da Gesù a essere sale, luce, a saper stare in mezzo a questo mondo malato come coloro che vogliono portare il Signore, come coloro che lo vogliono testimoniare, dire che è possibile essere diversi.

In cosa consiste la diversità?

Nella santità. La santità è la più grande diversità che ci sia.

Vi auguro di fare una santa giornata, il lunedì dovremmo dedicarlo per ringraziare il Signore della sua Divina Bontà e di tutti i bene che Lui ci elargisce.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

SAN MATTEO

VANGELO (Mt 9,9-13)
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

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I Miei pensieri non sono i vostri pensieri https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/i-miei-pensieri-non-sono-i-vostri-pensieri/ Sun, 20 Sep 2020 03:00:09 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16234 L'articolo I Miei pensieri non sono i vostri pensieri proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 20 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione  

I MIEI PENSIERI NON SONO I VOSTRI PENSIERI

Eccoci giunti Domenica 20 settembre 2020, ho letto il brano della Prima Lettura tratto dal Libro del Profeta Isaia cap. 55°.

E’ un testo veramente molto importante.

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.”

C’è un tempo di grazia per ciascuno di noi, non sprechiamo le grazie, non sprechiamo il tempo, perché ciò che viene offerto oggi, non è detto che ci venga offerto domani. Ciò che mi viene offerto stasera non è detto che mi verrà offerto domani mattina. Una delle cose per le quali dobbiamo chiedere la Signore di tenerci lontani è questa:

Il rimorso, il rimpianto di non aver fatto al momento opportuno quello che dovevamo fare, e quando decidiamo noi il tempo, quell’occasione non c’è più.

Questa è veramente la cosa più brutta che ci possa capitare, non aver colto il tempo, non aver colto l’occasione di fare quella telefonata, di andarmi a confessare, di andare a parlare con quel Sacerdote, di andare a visitare quella persona, di chiedere perdono a quell’altra, di offrire il perdono a quest’altra. Se poi succede che muore, basta, finito, l’occasione non c’è più. Inutile poi che ci copriamo la coscienza facendo dire le Messe e andando a trovarla al cimitero. No. Quello che ti era richiesto è che tu andassi a trovarla da vivo, non da morto. Tu sai che dentro qualcosa ti dice che hai perso, hai sciupato, hai buttato via l’occasione importante della tua vita, quella di fare quel passo, perché in quella confessione, in quell’incontro, in quel confronto, in quel perdono dato o richiesto, lì c’era il Signore.

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.”

Il termine di paragone è Dio, è Lui che dice il tempo, che detta i momenti e le occasioni, non io, non quando ho voglia io. Cercate il Signore non quando avete voglia voi, ma quando si fa trovare Lui, invocatelo non quando avete voglia voi, ma quando Lui è vicino.

Ricordate la famosa frase di S. Agostino:

“Timeo Christum transeuntem”

“Temo il Cristo passante” che è poi quello che c’è scritto nel Cantico dei Cantici:

“Mi sono addormentata, ma veglia il mio cuore. Un rumore! La voce del mio amato che bussa:

«Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mio tutto; perché il mio capo è madido di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne».

«Mi sono tolta la veste; come indossarla di nuovo? Mi sono lavata i piedi; come sporcarli di nuovo?».

L’amato mio ha introdotto la mano nella fessura e le mie viscere fremettero per lui. Mi sono alzata per aprire al mio amato e le mie mani stillavano mirra; fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora all’amato mio, ma l’amato mio se n’era andato, era scomparso.”

I tempi li decide Dio non noi. Quando noi capiremo questa cosa saremo veramente a un grande punto della vita spirituale.

“L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri”

La conversione è innanzitutto un abbandonare la via, non tramutare in spirituali i difetti carnali, mondani che avevo prima.

A cosa serve?

Cambio il sugo, ma sempre spezzatino è. Passo dalla gola del cibo, alla gola dello spirito.

Cos’è cambiato?

E’ cambiato che peserò un pò di meno ma sono sempre quello. Il disordine che avevo prima della conversione, ce l’ho ancora dopo la conversione.

Cos’è cambiato?

Niente. E così la grettezza di cuore, il giudicare gli altri, lo sparlare.

Chi vuole seguire il Signore deve cambiare completamente strada. Questa è una legge. Non si può seguire il Signore camminando sulla medesima strada, non si può.

“L’uomo iniquo abbandoni i suoi pensieri”

Ogni azione nasce da un pensiero. Se vuoi avvicinarti al Signore devi abbandonare i tuoi pensieri cattivi, iniqui, non ci può stare Dio dentro ad una mente che pensa il male, non è possibile.

“Ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.”

Dio ha misericordia e largamente perdona chi?

L’empio che abbandona la sua via, l’uomo iniquo che abbandona i suoi pensieri, e che ritornano al Signore. Quante volte abbiamo detto queste cose, è lì che si realizza la Misericordia di Dio, perché ti riabilita, ti guarisce.

“Quella via, quei pensieri, quei peccati che tu hai deciso di abbandonare, da essi io veramente ti libero e ti guarisco”

Questo è il potere della Misericordia di Dio.

“Ti libero dal tuo male, ti libero dalla schiavitù del peccato, ti libero da questa via, ti riapro la porta per uscire. Se fossimo in autostrada: ti permetto di passare il casello, la dogana, di entrare in un altro paese, non rimani bloccato lì.”

La Misericordia di Dio non si realizza se io decido di rimanere dove sono, nei miei peccati, nel mio male, perché non può liberarmi da ciò che io non reputo un male, non può liberarmi da ciò che io faccio e continuo a fare.

“Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.”

Un esempio di questo lo avete nel Vangelo di oggi, Matteo 20, 1-16, che racconta del padrone di casa che prende a giornata i lavoratori per la sua vigna e si accorda per un denaro al giorno. Alla fine dà un denaro anche a quelli arrivato all’ultima ora. Per noi è impossibile, noi diciamo che non è giusto, non è giusto che Dio dia lo stesso denaro a quelli che hanno lavorato un’ora soltanto uguale a quelli che hanno lavorato tutto il giorno.

Noi diciamo che non è giusto. Capite quanto siamo lontani dalle cose di Dio, quanto siamo lontani dalla Verità, ma Gesù è il Maestro:

“Amico io non ti faccio torto, non hai forse concordato con Me per un denaro?”

“Sì o no? Ti avevo detto che ti pagavo un denaro a fine giornata, si o no?”

“Sì”

“Tu hai accettato?”

“Sì”

Allora Gesù dice: “Prendi il tuo e vattene”

Quanto sono lontani i pensieri di Dio dai nostri pensieri.

“Ho rispettato il partito che tu hai accettato. Non abbiamo fatto un patto che ti avrei pagato a confronto con gli altri. Abbiamo fatto un patto per cui ti avrei pagato un denaro a giornata.”

“Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto ho dato a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio?”

  • Ma noi nei nostri ragionamenti sbagliati, tanto lontani da Dio, su cosa poniamo l’attenzione?

Sempre sull’uomo mai su Dio, quindi pensiamo che non sia giusto.

Dio può fare delle suo cose quello che vuole?

Certo, come noi facciamo delle nostre cose quello che vogliamo.

“Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”

Alla base dei nostri ragionamenti, di queste mormorazioni ci stà l’invidia. Ricordatevelo, l’invidia si nutre sempre di sangue o fisico o spirituale, ma si nutre sempre di sangue. L’invidia uccide sempre o fisicamente o spiritualmente attraverso la calunnia, la diffamazione, la mormorazione e la cattiveria.

“Io voglio dare a quest’ultimo un denaro come a te”

“Faccio quello che voglio perché il denaro è mio e non spetta te giudicarmi, mormorare, perché tu hai avuto la tua parte.”

Invece noi ci mettiamo a fare i confrontini come i bambini dell’asilo:

“Lui ha la girella come la mia, ma io sono arrivato per primo, perché a me non mi avete dato la meringa con la punta più alta di due millimetri rispetto a lui”

“Se è mio faccio quello che voglio e tu non devi metterti a fare i confronti”

Ve l’ho già detto tante volte, nella vita spirituale non si possono fare confronti con le altre persone, perché Dio agisce secondo Sapienza e Giustizia e a ognuno dà quello che deve avere.

  • La Giustizia che cos’è?

Che ognuno abbia ciò che gli spetta, ciò che gli è dovuto, ciò che gli compete, non che tutti abbiano la stessa cosa. A ognuno il suo. Non dobbiamo permetterci di giudicare ciò che non siamo chiamati a giudicare, ciò che non ci riguarda. Dio è stato ed è estremamente giusto, estremamente rispettoso dei patti che fa. Non invidiare la grazia altrui che tra l’altro è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo. A ognuno spetta il suo.

Vi auguro in questa Domenica, auguro a voi e a me, di poter cogliere l’importanza estrema di questa rivisitazione della nostra vita e del nostro modo di pensare, di sentire, e di agire.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

PRIMA LETTURA (Is 55,6-9)
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

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Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/cio-che-tu-semini-non-prende-vita-se-prima-non-muore/ Sat, 19 Sep 2020 12:19:21 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16230 L'articolo Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 19 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Sabato della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

PRIMA LETTURA (1Cor 15,35-37.42-49)
È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità.

Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.

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Li servivano con i loro beni… https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/li-servivano-con-i-loro-beni/ Fri, 18 Sep 2020 06:31:02 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16225 L'articolo Li servivano con i loro beni… proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 18 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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LI SERVIVANO CON I LORO BENI

Eccoci giunti a venerdì 18 settembre 2020, abbiamo appena letto il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal cap. VIII di San Luca.

  • Cosa ci dice il Vangelo di oggi?

Ci dice che insieme a Gesù, insieme ai Dodici, mentre Gesù si muoveva per città e villaggi..

  • Per fare che cosa?

Per predicare, per annunciare il Regno di Dio, Gesù andava nei villaggi per predicare il Regno di Dio. Lo scopo di tutti gli spostamenti di Gesù, dei movimenti di Gesù era:

Annunciare il Regno di Dio.

Annunciare e predicare, e con Lui portava i Dodici, ma non solo Gesù e i Dodici, Gesù, i Dodici e alcune donne che erano state guarite, erano donne miracolate che erano state liberate da spiriti cattivi, quindi dai demoni e dalle infermità fisiche, donne guarite, donne sanate, donne miracolate, nell’anima e nel corpo. Una di queste, sicuramente la più famosa, Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti 7 demoni. Sapete che il numero 7 nel linguaggio biblico indica la pienezza, quindi questa donna era veramente tormentata e piena di questi spiriti infernali, Gesù la libera, ma solo lei, anche altre, Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre.

  • Cosa facevano queste donne?

Queste donne facevano la cosa più bella, più semplice, più vera che nasce dal cuore di chi veramente ama, di chi si veramente si vede, si sente, si riconosce un guarito, un sanato, un miracolato.

Servivano Gesù e gli Apostoli con i loro beni.

Li servivano. Servire a questo livello vuole proprio dire:

Dare tutto.

Loro stavano insieme a Gesù e ai Dodici con una sola pretesa, servirli con i loro beni, ma non servirli semplicemente come pensiamo noi:

“Tu mi dici cosa devo fare e io lo faccio”

Non è un servire semplicemente legato, dovuto a un’opera che io compio, non è solamente il servire, come ad esempio:

“Pulisco la Chiesa, pulisco la casa, ti faccio la spesa, ti porto dal dentista”

Servizi bellissimi e importantissimi, che abbiamo già visto, che in questo caso sono rivolti a Gesù e ai Dodici, ma noi li possiamo pensare anche rivolti ad una persona anziana. Qui è di più. Qui non è servire facendo qualcosa per qualcuno, ma è dando del mio, con i miei beni io ti servo, non solo con la mia persona, non solo venendoti incontro e facendoti un servizio, ma ti dò i miei beni, uso i miei beni, insieme alla mia persona per servirti. Questa è la carità che ci insegna Santa Maria Maddalena. Questa è la carità che ci insegnano questo donne meravigliose che sono state vicino a Gesù e ai Dodici con nessun’altra pretesa che servirli, né pretesa di possessione, né gelosie, né invidie, né morbosità, né attaccamenti disordinati, loro non volevano tirare a sé i Dodici e Gesù, loro volevano essere tirate loro al Cuore di Gesù.

E cosa potevano fare per esserci? Per essere accanto a Gesù avendo un ruolo ben preciso?

Loro non facevano parte dei Dodici, non erano state scelte, chiamate da Gesù a far parte dei Dodici, loro non diventeranno mai Apostoli, loro hanno  avuto l’intuizione che viene dalla memoria grata dei doni avuti, dei miracoli ricevuti, loro hanno avuto questa carità meravigliosa di dire:

“Io ti seguo e ti servo con quello che sono e con quello che ho”

Ma, qui c’è un “ma” molto importante, questo lo si fa nella misura in cui:

Si Predica e si annuncia la buona notizia del Regno di Dio.

Gesù e gli Apostoli non sono dei girovaghi, non vanno in giro non sapendo cosa fare, non vanno in giro ad oziare, Gesù e i suoi Apostoli vanno in giro per predicare e annunciare il Regno di Dio.

“Se questa è la vostra vita, noi vi serviamo con i nostri beni”

  • Perché questo?

Penso che una delle ragioni sia:

“Ti servo con i miei beni affinché tu ti possa dedicare totalmente a questo compito”

C’è una priorità, addirittura sulla carità che è quella di predicare e di pregare, lo diceva anche Madre Teresa di Calcutta, lo abbiamo già detto diverse volte, dove Madre Teresa di Calcutta dice che Gesù sacrificava la carità per la preghiera, in quella brevissima intervista fatta al Cardinale Comastri.

Non facciamo i conti della serva quando dobbiamo metterci a servire uomini di Dio. Se io penso a tutte le bellissime testimonianza di questa carità meravigliosa riservata per esempio a San Pio da Pietrelcina, chi gli portava il suo liquore preferito, chi gli portava il dolcino, tutte attenzioni che dicevano questa grande memoria grata e riconoscente per quello che era Padre Pio, ma non posso non pensare a quei Sacerdoti veramente bravi che veramente si spendono totalmente per il bene delle anime, che passano ore e ore in Confessionale, a studiare, a prepararsi per le predicazioni, per fare gli esercizi spirituali alla gente, che fanno i parroci, i coadiutori, che vivono da soli magari, già vi raccontai alcuni aneddoti. Perché non fare in modo di farsi carico di queste vite, preparargli da mangiare, fargli trovare qualcosa di già pronto, non costringerli a impegnarsi a fare altre cose che non siano queste. La Carità non guarda a chi tocca, la carità mi urge dentro, dice San Paolo, in relazione alla mia vita, è il mio modo di dire grazie a questo parroco che spende tanto tempo della sua vita e della sua giornata per servire me e i suoi figli, per essere presente in Chiesa, per predicare. Cosa mi costa fare tre polpette in più, 3 etti di pasta in più dividerla e dargliela, metterla nel tapper così se la può congelare, e quando la sera torna a casa tardi trova qualcosa di buono, di fresco da mettere nel forno microonde, da mangiare velocemente senza tirare fuori tutte le pentole e forchette.

Queste donne servivano i Dodici con i loro beni, e i loro beni non erano solamente fare da mangiare, per una persona è importante anche questo, non viviamo di aria, ma i bene che uno ha sono tante cose, possono essere i beni economici, ma possono essere qualunque altra cosa:

“Ho l’orto, coltivo l’insalata. Il bene che ho è la mia professione, faccio il medico, ti aiuto, ti vengo incontro.”

Ci sono testimonianze molto belle di professionisti che fanno delle cose meravigliose, che servono veramente con i loro beni, questi uomini di Dio che tanto si affaticano e li pensano, pensano ai bisogni che possono avere, questa io la chiamo la carità preveniente.

  • Che cos’è la carità preveniente?

La carità preveniente è quella carità che previene la percezione del bisogno che l’altro ha di sé. Prima ancora che lui si accorga di avere quel bisogno, io gli sono già andato incontro, prima ancora che mi dica di aiutarlo, di avere bisogno, sono già lì alla porta, prima ancora che lui la apra. Possiamo fare dei servizi bellissimi, tutti. Sono bravo in economia, mentre tu dici il breviario vengo a farti i conti, sono bravo a fare le scatole, a inscatolare le cose, il gioco di tetris è importante, nel frigorifero, in cantina, la vita è una questione pratica, e la spiritualità insegna ad essere pratici. Mentre tu sei in confessionale, ti sistemo la cantina, tutto messo in ordine, scatoloni nuovi, sistemati bene. Metto al servizio me e i miei beni, perché nessuno di noi ha tutti i doni, ma Dio sapientemente ha dato a ciascuno qualcosa.

Auguro a tutti coloro che si spendono per il Vangelo, come Gesù e i suoi Dodici, di avere accanto delle persone così, come Maria Maddalena, come Susanna e come molte altre, Gesù non ne aveva accanto una o due, ma “molte altre”, teneva accanto queste donne meravigliose che in ogni modo cercavano di servire questi tredici Uomini.

“Sono brava a stirare, sono brava lavare, sono brava a cucire”

Perché non aiutare in questo modo, perché non farsi presenti in questo modo. Davvero chiediamo al Signore che faccia nascere nel nostro cuore la vera carità, ci muova a carità, ci insegni ad essere persone che donano con gioia, senza fare conti, senza fare pesi, semplicemente che sanno dare. Dobbiamo ringraziare Dio perché ci sono persone meravigliose, io ne conosco veramente tante di persone così brave, così caritatevoli, gentili, discrete, ce ne sono tante, e dobbiamo ringraziare Dio che a questo mondo esistono persone così belle, perché questo mondo è pieno di persone belle, buone, generose, di persone che come queste donne servivano con i loro beni e sono davvero tanto fortunati quei Sacerdoti, quei Vescovi che hanno accanto persone così, veramente tanto graziati da Dio. Chiediamo al Signore di far nascere in ciascuno di noi la gemma luminosa e splendente della carità, che ci faccia assumere la nostra vita e la vita degli altri nella nostra e ci faccia battere il cuore esattamente per noi e per l’altro.

Li servivano con i loro beni”

Non basta servire.

“Ti servo con ciò che di più bello, di più prezioso e di più vero io ho ricevuto in dono da Dio”

E’ bella l’immagine del Sacerdote che predica, che confessa, che battezza gratis.

Perché non c’è un tariffario?

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

I doni che noi abbiamo gratuitamente, li abbiamo ricevuti tutti, poi certo chi non è Sacerdote deve monetizzare, deve tesorizzare, e quindi bisogna avere un compenso per vivere, però c’è lo spazio anche per servire con i propri beni, gratuitamente.

La Vergine Maria conceda a tutti noi questa grazia meravigliosa, e la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 8,1-3)
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

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Le delicatezze verso Gesù: l’Amore che guarisce https://www.veritatemincaritate.com/2020/09/le-delicatezze-verso-gesu-lamore-che-guarisce/ Thu, 17 Sep 2020 03:00:15 +0000 https://www.veritatemincaritate.com/?p=16123 L'articolo Le delicatezze verso Gesù: l’Amore che guarisce proviene da Veritatemincaritate.

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 17 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

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LE DELICATEZZE VERSO GESÙ: L’AMORE CHE GUARISCE

Eccoci giunti giovedì 17 settembre 2020, abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Messa di oggi tratto dal cap. VII di San Luca.

Un Vangelo famosissimo e bellissimo.

“Vedi questa donna?”

Dice Gesù a Simone il fariseo. No, lui non la vede perché lui non vede la donna, non vede la figlia di Dio, non vede la persona, lui non vede il suo presente, lui vede solo il suo passato, lui vede solo la sua apparenza, ciò che lei ha fatto, lui non vede ciò che lei sta facendo, quindi non la vede. Chi vede solo il passato, chi ha gli occhi per vedere solo ciò che appare e non è capace di vedere il presente di una persona, quello che quella persona è in quel momento. Non la vede. Ecco perché forse noi non sappiamo vedere gli altri e noi stessi, perché noi siamo sempre ancorati, tentati ad ancorarci al passato, sempre ancorati all’apparenza, a ciò che si fa. Mi viene in mente San Francesco di Sales quando dice:

“Se tu vedi un uomo che ruba non puoi dire che è un ladro. Se tu vedi un uomo che si ubriaca non puoi dire che è un alcolizzato, perché magari lo sta facendo per la prima volta, e il fatto che l’abbia fatto una volta non vuole dire che lo è.”

Saggio San Francesco di Sales, noi invece vediamo uno che cammina, che pensa, che dice una cosa diversa dal nostro stile, immediatamente lo etichettiamo col peggio del peggio possibile e ci costruiamo questa immagine falsa di quella persona.

“Vedi questa donna?”

No, non la vede. Gesù invece la vede.

  • Gesù cos’è che vede?

Gesù vede il presente, vede quanto sta accadendo in quel momento, e se Gesù guarda il passato lo guarda solo per perdonarlo a motivo dell’amore di lei.

“Ha molto amato”

  • Chi ha molto amato questa donna?

Non ha certamente molto amato prostituendosi, non è certo questo, non ha certamente molto amato vivendo da peccatrice, no.

  • Ha molto amato, quando?

Adesso.

  • Chi?

Me, Gesù.

  • In che modo?

In tutti questi modi silenziosi ma assolutamente concreti, pratici che Gesù elenca punto per punto. Gesù non elenca i peccati punto per punto di questa donna, Gesù elenca punto per punto gli atti di amore di questa donna.

“Mi ha bagnato i piedi con le lacrime, e li ha asciugati con i suoi capelli”

Stando dietro di lui, piangendo.

“Fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.”

Non ha detto una parola questa donna, si sotterra, entra nella grande valle dell’umiltà, questa donna fa un grande atto di umiltà dentro di sé.

  • E questa Verità che cosa produce?

La Carità. Quando noi facciamo verità, quando noi incontriamo verità, quando noi riconosciamo la verità della nostra vita, immediatamente sboccia come un roseto tutta la carità possibile, immediatamente l’uomo di verità diventa l’uomo di carità.

Fare la Verità nella Carità, dice San Paolo.

Questa donna neanche incontra Gesù davanti, si nasconde, si rannicchia dietro di Lui, prostrata in ginocchio quasi con la fronte a terra, compie tutti questi atti d’amore. Ogni atto qui descritto è un atto d’amore, ogni atto compiuto da questa donna è un atto non compiuto da Simone il fariseo. Gesù riconosce in quel momento presente, la mancanza di atti d’amore di Simone il fariseo, e li mette a confronto.

“Vedi questa donna?”

“Tu non l’hai ancora vista perché l’hai giudicata, ma tu non la puoi giudicare per il fatto che tu ti credi essere migliore di lei, perché non hai compiuto gli atti che ha compiuto lei, perché tu non sei migliore di lei, perché l’oggi di questa donna è un oggi che entra nell’Eternità, è l’oggi più importante di tutta la sua vita, è l’oggi che cade sotto gli occhi di Dio, che azzera tutto quello che lei è stata, che ha fatto e la libera.”

Questa verità che produce questa carità comporterà la totale liberazione e guarigione di questa donna.

“Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi”

Vedete Gesù com’è delicato, com’è attento.

Quando una volta si insegnava ai bambini a mandare un bacio a Gesù, a baciare il crocifisso quando entravano in casa, quando uscivano di casa.

Ricordo ancora quando da ragazzo la mia nonna mi condusse a comprare il mio primo crocifisso che ho ancora adesso, lo pagai 7.000 lire, me lo ricorderò fino alla fine della mia vita. 7.000 lire messe via da parte mia proprio con questa intenzione, fatte di sacrifici, di rinunce del gelato, della caramella dell’oratorio, costruite giorno per giorno, rinuncia dopo rinuncia. E con quelle 7.000 lire mi condusse a prendere quel bel crocifisso di legno con su Gesù in ferro battuto, bellissimo. Lei mi diceva sempre:

“Sceglilo bello, sceglilo che ti piace, prendilo in legno che ti ricorderà la Croce e poi con il Cristo in ferro battuto, guarda che abbia tutte le forme ben scolpite, così quando lo guarderai, lo riconoscerai subito e ti verrà in mente Gesù.”

Non vi dico come tornai a casa con quel Crocifisso in mano, mi sembrava di avere tra le mani la raccolta più grande di gemme preziose.

  • E cosa si faceva con quel Crocifisso?

Lo si baciava. Queste nonne, nonni, educatori, mamme, papà santi che insegnano ai loro ragazzi a baciare il loro Crocifisso, a stringerlo al petto, ad accarezzarlo, a pulirlo, a bagnarlo di lacrime, le lacrime della sofferenza dei bambini, e insegnare ad andare al Crocifisso a trovare il conforto, perché se insegniamo ai nostri bambini ad appoggiare la guancia al crocifisso, a baciare e a bagnare di lacrime il crocifisso, a stringerlo al petto, questi bambini non metteranno mai la testa, le guance, le lacrime in posti che non dovrebbero mai conoscere, non cercheranno mai la consolazione, il sostegno e il conforto in luoghi, in volti, in persone che non dovrebbero neanche mai sfiorare, perché avranno il loro Crocifisso che li chiamerà sempre quando entreranno in casa e lo baceranno, quando usciranno di casa lo baceranno, si addormenteranno con il Crocifisso stretto tra le mani, sul petto.

Mi ricordo che una delle cose bellissime che ricevetti come insegnamento è che un giorno tornando a casa da scuola, aprì la porta della mia camera e il Crocifisso non c’era più nel posto preciso dove l’avevo messo, non c’era più. Cerca, cerca, dov’era il Crocifisso? Il Crocifisso era sul cuscino del letto. Senza dire una parola ho capito tutto. Da quel giorno Crocifisso sul cuscino del letto. Quando al mattino ti svegli, che ritrovi il tuo Crocifisso, poi quando vai via lo metti sul cuscino, in attesa benedicente del tuo ritorno e del tuo riposo.

Questo Crocifisso non deve mai stare al chiodo, non dovrebbe mai stare al chiodo, dovrebbe stare sempre con noi, tutto il giorno con noi che ci accompagna nelle cose che facciamo, tanto lo contempliamo, lo usiamo e lo baciamo.

“Lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime”

San Pio da Pietrelcina mi ricordo quando diceva:

Pensate di prendere Gesù morto tra le vostre braccia e ripetergli, cento, mille volte, baciandogli il costato, il petto:

“Tu sei il mio tutto, Tu sei la mia roccia, Tu sei il mio amore”

“Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.”

Ricordate quando vi parlavo del Volto Santo, imparare a baciare il Volto Santo di Gesù, imparare a baciare il Crocifisso. Se non impariamo a baciare Gesù, il Crocifisso, se non impariamo a baciare la Madonna daremo i nostri baci altrove, poggeremo le nostre bocche altrove, e poi quante lacrime di dolore verseremo, quante lacrime di dispiacere per aver perso la verginità dei nostri baci, dei nostri primi baci, la verginità de nostri unici baci.

  • Questo perché succede?

Non perché le persone sono cattive, non perché i ragazzi sono cattivi, ma perché nessuno insegna queste cose, ma voi dovete vedere i bambini come sorgono, sembrano delle aurore, si illuminano se tu gli insegni queste cose.

“Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato.”

Anche noi dobbiamo sperare nel perdono di Dio solo se molto amiamo.

  • Chi?

Gesù. Se molto amiamo, molto possiamo sperare. Il nostro desiderio di essere perdonati, il nostro pentimento si manifesta solo attraverso un grande amore per Gesù, verso le tenerezze per Gesù. Non dobbiamo mai avere vergogna di essere teneri, affettuosi, innamorati di Gesù. Questo costruisce l’oggi. Simone il fariseo invece non è innamorato di Gesù, è semplicemente pieno di regole e di leggi, attento solo all’osservanza di tutte queste cose.

Vi auguro quest’oggi di amare tanto Gesù, di perdervi in questo amore, di avere atti concreti, fisici, come la non più peccatrice, come la guarita, la redenta, la salvata, la liberata che viene rialzata alla dignità di donna, che abbiamo letto oggi.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 7,36-50)
Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.

Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».

E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».

Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

L'articolo Le delicatezze verso Gesù: l’Amore che guarisce proviene da Veritatemincaritate.

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