Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Sacrosanctum Concilium – Capitolo I, § 13: “i pii esercizi”
Domenica 13 ottobre 2024 – Memoria dell’ultima apparizione della Beata Vergine Maria a Fatima
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Mc 10, 17-30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre””.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a domenica 13 ottobre 2024. Oggi ricorre la memoria dell’ultima apparizione della Vergine Maria a Fatima, quando ci fu il “Miracolo del sole”; un’apparizione davanti a più di cinquemila persone, dove, appunto, si verificò questo miracolo, dopo un tempo terribile, con pioggia, vento e freddo. Oggi, alle 12:00, c’è la supplica alla Madonna di Fatima, ve la ricordo.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal decimo capitolo del Vangelo di san Marco, versetti 17-30.
Oggi mi concentrerò in modo particolare su questo Vangelo — per diverse ragioni — e poi dirò due parole sulla Sacrosanctum Concilium, che leggeremo nella parte finale di questa meditazione.
Questo Vangelo merita veramente di fermarci un secondo. Gesù, lungo la strada, incontra questo giovane perché gli corre incontro e si getta in ginocchio davanti a lui. Pensate la scena: Gesù che cammina, un giovane che arriva, gli va incontro, gli corre incontro, si mette in ginocchio, e gli fa questa domanda bellissima, l’unica vera domanda che dovremmo fare sempre: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?” Un giovane proprio che aveva le idee chiare, sapeva cosa doveva chiedere. Sicuramente una persona dentro alla spiritualità, dentro alle cose di Dio, altrimenti non gli sarebbe venuto in mente di fare questa domanda. E Gesù gli dice:
Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Ma Gesù è Dio, quindi perché gli dice così? Quasi a dire: io non sono buono, è solo Dio che è buono. Questa è una bestemmia, non si può dire, perché Gesù è Dio. E allora perché gli risponde così? Gli risponde così perché questo giovane lo pensa maestro, vede in Gesù un maestro, non vede ancora il Figlio di Dio; e quindi, [nella prospettiva del giovane] quel termine “buono” non sta per Gesù, perché va attribuito solo a Dio. Se lui l’avesse riconosciuto come Figlio di Dio, allora ci stava, altrimenti no.
Vedete, non è che il Signore lo inganna, ma il Signore corrisponde alla nostra poca conoscenza, alla nostra poca fede.
Quindi, stiamo attenti perché, quando non trattiamo Gesù per quello che è, poi riceviamo queste risposte, queste indicazioni che, in un certo senso, sembrano confondere le carte in tavola.
Gesù non gli dice: “Guarda che io sono il Figlio di Dio, guarda che tu stai sbagliando, guarda che…”; no, perché è inutile, non serve, perché adesso Gesù porterà alla luce cosa c’è veramente in questo cuore, non c’è spazio per Dio in questo cuore. Lui si illude di essere interessato alla vita eterna, in realtà lui è interessato solamente a sé stesso.
Noi corriamo spesso il rischio di mascherare di sacralità i nostri egoismi, i nostri narcisismi, le nostre ipocrisie, le nostre doppiezze, i nostri compromessi. E Gesù li porta alla luce, senza alcuna falsa pietà, li smaschera. E allora dice:
Tu conosci i comandamenti
E, notate, Gesù non dice i primi tre. È interessante, Gesù dice: «Tu conosci i comandamenti», e gli nomina tutti i comandamenti della seconda tavola, quelli inerenti al prossimo. Non dice niente dei primi tre; e proprio perché il ragazzo conosceva i comandamenti, avrebbe dovuto rispondere: “Ne hai dimenticati tre. Ne ha detti sette. E perché non hai detto gli altri tre? Conosco i comandamenti, e questi non sono i comandamenti: sono una parte dei comandamenti, ma non sono tutti i comandamenti. Perché me ne citi solo tre?”. Perché è come vi ho detto prima: i primi tre lui non li sta vivendo, lui non li ha mai vissuti e, infatti, lui si manifesta per quello che è.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”
Certo: la seconda tavola dei comandamenti. Come facciamo un po’ noi. Quando ci andiamo a confessare, cosa diciamo? “Uccidere non uccido, ammazzare non ammazzo, rubare non rubo, rapinare non rapino; non voglio niente degli altri, i miei genitori… sì, li rispetto…, che peccati ho fatto?” Ecco, noi siamo un po’ com’è questo giovane ricco. Ma i dieci comandamenti sono dieci, non sono sette. Perché i primi tre non li nomini? Perché noi, rispetto ai primi tre, ci sentiamo sempre a posto; ci sentiamo perfettamente in ordine.
“Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”; “Io?! Ma io non ho nessun Dio all’infuori di Gesù Cristo, io credo solo in Dio, io non ho nessun altro all’infuori della Santissima Trinità”.
”Non pronunziare il nome di Dio invano”: “Io?! Ma io no, io mai”. Poi fa niente se diciamo le barzellette con il nome di Dio, con la Vergine Maria, se usiamo il nome della Vergine Maria o di Dio come esclamazione perché ci cade per terra qualcosa, perché rimaniamo stupiti, perché…
”Ricordati di santificare le feste”; “Io?! Ma io vado a Messa tutte le domeniche”. Sì, certo, poi arrivo in ritardo, vado via in anticipo, non sono in grazia di Dio per poter fare la comunione, oppure la faccio lo stesso, anche se non sono in grazia di Dio, perché tanto Dio perdona tutto, a me non interessa. E poi, la domenica… insomma, cioè, nel senso, vabbè… c’è l’apericena, l’aperipranzo, l’aperi-postMessa, l’aperi-preMessa. Poi: “Mica posso rinunciare al cappuccio e alla brioche, la domenica mattina, cioè, voglio dire, è un rito! Vado alla Messa, prima della Messa mi faccio il cappuccio con la brioche…” — “Ma sai che c’è il digiuno di un’ora?” — “Ma sì, vabbè, adesso non essere il solito bacchettone fondamentalista rigido (perché sei rigido) che stai lì con l’orologio in mano!” — “No, ma guarda che lo dice il codice di diritto canonico, ma non quello del 1800, quello di adesso. Nel codice di diritto canonico, c’è scritto che tu devi rispettare il digiuno di un’ora prima della Messa” — “Ah, ma aspetta, io ho una domanda!”
Ecco, queste sono le domande dei farisei ipocriti. C’è una fetta di persone alle quali non interessa proprio niente, quindi mangiano e bevono e poi vanno alla Messa; l’altra fetta — gli ipocriti — invece, cosa fanno? Ti dicono: “Scusi padre, ma il digiuno di un’ora io lo devo calcolare a partire dall’inizio della Messa o lo devo calcolare dal momento in cui farò la Comunione?”. E io, in quel momento, mi sento lo spirito di Mattatia che mi bussa alla porta (sapete chi è Mattatia? Se non lo sapete, andate all’Antico Testamento e leggete la sua storia). Mi sento lo spirito di Mattatia che bussa alla porta e dico: Giorgio, fai il bravo, stai buono. “Scusa un attimo: ma tu vai alla Messa col cronometro in mano, tipo gara di triathlon? E dici: «Allora, io ho la Messa alle 11:00, quindi, fammi fare due conti; la Messa inizia alle 11:00, allora: prima lettura, salmo responsoriale, seconda lettura, il Vangelo, poi la predica — che non finirà prima delle 11:30 — poi c’è l’offertorio, poi la comunione — tanto non vado per primo perché vado per ultimo — solitamente ci sono cinquanta persone, poi c’è il sacerdote — magari c’è la suora, con l’altro ministro straordinario, dà la comunione sulle tre file, io mi scelgo quella centrale, che solitamente è la più lunga — quindi, tirando i conti, io credo che la Comunione la farò intorno alle 11:42 e 28 secondi, ecco; per cui io posso mangiare fino alle 10:42 e 28 secondi»”.
Questa è una di quelle domande a cui io non rispondo, fatele agli altri sacerdoti, perché non sono preparato; non ho la preparazione teologica e non ho neanche l’equilibrio psicologico per poter rispondere a questa domanda; quindi, fatela pure ad altri sacerdoti, perché io non sono all’altezza. E poi non riesco: quando prego, quando vado alla Messa (a parte che a fare questi ragionamenti mi si spegne l’anima, proprio si spegne, già sentite la voce che si è spenta, altro che il microfono, e poi mi va il sangue alla testa) non riesco a celebrare e a pensare alla Messa col cronometro in mano, con i minuti, i secondi, i centesimi di secondo.
E questa è la logica del giovane ricco, al quale dei primi tre comandamenti non interessa niente, niente, niente. E così noi, esattamente: il digiuno di un’ora a noi non interessa. Fatta la Comunione, io esco e mi vado a fare l’aperipranzo: “Ma hai appena fatto la comunione, ma scusa, ma il Signore…” — “Ma sì, vabbè, dai, non essere rigido. Come sei noioso! Non sai che c’è stato il Concilio Vaticano II? Dai, su, ti devi aggiornare, padre Giorgio, forza!” — “Ma c’è scritto?” — “Ma sì, ma sì, è lì, nel Concilio Vaticano II, leggilo bene, su, vai a leggere bene il Concilio, devi leggere soprattutto la Sacrosanctum Concilium”. Ah, ecco, bene, lo troverò lì, l’utilizzo del cronometro lo trovo nella Sacrosanctum Concilium. Va bene…”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”.
E bravo! E bravo, bene! E gli altri tre? Ma chissà chi lo sa.
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse:
Perché, capite, Gesù veramente è incredibile, veramente incredibile. Gesù, veramente, è capace di un amore che noi non conosciamo proprio; lo chiama con amore, lo guarda e lo chiama con amore (ma questo qui, figuratevi voi, altro che sguardo, altro che amore…).
“Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”.
Eccolo qui! Ecco qui i primi tre comandamenti! Ma guarda un po’! Qui il cronometro si è frantumato in mille pezzi. Perché, se poi quel giorno il sacerdote è cambiato, oppure ha deciso di fare l’omelia di tre minuti, e finisce alle 11:20, tu cosa fai? E se quel giorno i fedeli sono meno del 30%, perché c’è stata la partita la sera prima e sono tutti a letto a dormire, e la Comunione viene data alle 11:35? Tu hai il cronometro che gira e dici: “E adesso?”; niente Comunione.
Questo giovane, davanti ai primi tre comandamenti che vengono sintetizzati in: “Vieni e seguimi!” (qui c’è dentro tutto, c’è proprio la sequela allo stato puro), dice: “È un bel problema, caro Gesù!”.
vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo.
Vediamo se veramente tu stai cercando la vita eterna! Stai veramente cercando la vita eterna, per cui mi chiami buono, o stai cercando te stesso? O stai cercando di fare il bravo ragazzo? Cos’è che stai cercando? Stai cercando la vita eterna? E allora ti do io la via per la vita eterna: vendi tutto e dallo ai poveri, vieni e seguimi.
Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Eccolo qui; non c’è posto per Dio; i primi tre comandamenti: asfaltati, azzerati completamente. Se nella nostra vita non c’è posto per Dio, è tutto inutile: “si fa scuro in volto e se ne va triste”. A cosa gli è servito osservare gli altri sette? A niente, non gli è servito a niente, perché ha perso Gesù e, chissà, forse ha perso anche la vita eterna.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”.
Quindi stiamo attenti, eh! E non pensiamo sempre unicamente alle ricchezze materiali, perché ci sono anche le ricchezze spirituali. ci sono le nostre convinzioni, le nostre idee, i nostri stili di vita, le nostre teologie più o meno vere, eccetera.
E allora, i discepoli dicono:
“E chi può essere salvato?”
E Gesù dice una cosa interessante:
“Impossibile agli uomini (…)”
Che vuol dire: gli uomini non si possono salvare da soli. Questo lo sapevate? Ce lo dice Gesù oggi: per gli uomini è impossibile salvarsi da soli, per salvarsi è necessario Dio. Quindi, i primi tre comandamenti sono fondamentali.
“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”
Questa frase, ve l’ho già detto, non mi piace molto, francamente: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”, e quindi? Cosa vuoi dire? Stai facendo quasi il verso al giovane ricco? Quello là se n’è andato triste, perché …, e noi invece abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, quindi, a noi spetta la vita eterna; quindi, noi cosa ne abbiamo in cambio? Che poi: “abbiamo lasciato tutto”: materialmente, è anche vero; spiritualmente, mica troppo. “E ti abbiamo seguito”: sì, fin dove hanno voluto loro, perché al Getsemani… ti saluto, ciao, ciao; al Getsemani non c’erano più. “Ti abbiamo seguito”; e vediamo, se è fino in fondo: sotto la croce chi c’era? Nel pretorio chi c’era? E al fuoco, con la portinaia, chi c’era? Calma, eh!
Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto …
Bisogna vedere se noi abbiamo veramente “lasciato”. Noi, per il Signore, abbiamo veramente lasciato tutto, tutto, tutto? Sapete, io tante volte mi faccio questa domanda. “Lasciare tutto per causa mia, per causa del Vangelo” … Io ho capito che c’è sempre qualcosa da lasciare, nella nostra vita. Perché qualche ricchezza entra sempre. E forse la cosa più difficile da lasciare sono le nostre certezze, le nostre sicurezze. Forse la cosa più difficile da lasciare è il nostro presente. Forse la cosa più difficile da lasciare è il nostro futuro, è quello che ci accadrà, è quello che ci succederà se lasciamo tutto per Lui, per il Vangelo. Perché, capite, lascio tutto, lascio me stesso, per Gesù e per il Vangelo: e stasera, cosa sarà? Stasera, cosa accadrà? E domani? E dopodomani? Cosa succede, quando lasci veramente tutto?
Vi ricordate Gesù nel capitolo VI di S. Giovanni, quando fa il discorso sull’Eucarestia, cosa fanno tutti? “Lo lasciarono e se ne andarono via tutti”. Anche qui i discepoli hanno un po’ traballato! Quando Gesù dice: “è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli”, loro vedete che traballano, dicono: “Eh, ma allora come si fa?”. E Gesù dice: “Se voi fate così, già ora, in questo tempo, riceverete cento volte tanto”. Certo, bisogna crederci, ci devi credere quando questo cento non c’è ancora, ci devi credere quando hai in mano le tue pochezze, il tuo uno, e devi lasciarlo giù e andartene via per seguire Gesù; e credere che quell’uno, con Gesù, diventerà uno-zero-zero. Gesù metterà gli zero dopo quell’uno, ma lo fara lui.
… insieme a persecuzioni,
Queste non mancheranno mai. Quindi, il Signore, a chi lascia veramente tutto, dà ogni cosa; abbiamo visto la vita dei santi, loro hanno veramente lasciato tutto; infatti, quando a noi manca qualcosa, è perché vuol dire che non abbiamo lasciato tutto. Io ho capito questo, guardando la mia vita: quando mi manca qualcosa, è perché non ho veramente lasciato tutto, perché, se io avessi veramente lasciato tutto, Gesù provvederebbe anche a quella cosa. È così.
E poi le persecuzioni: eh, le persecuzioni le ha vissute Lui, le dovremo vivere anche noi.
e la vita eterna nel tempo che verrà”.
Questo è veramente molto bello.
Guardate, un Vangelo che va tenuto proprio scolpito nella roccia. E chiedere proprio al Signore la grazia di saper lasciare tutto per Lui, tutto e tutti. Perché, capite, qui ci sono dentro casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli, campi, tutto; gli affetti, le cose, le proprietà, cioè, tutto! Bisogna essere disposti a perdere tutto, per il Signore.
Ecco, allora leggiamo brevemente questo tredicesimo numero della Sacrosanctum Concilium. Leggiamo cosa dice il testo:
13. I «pii esercizi» del popolo cristiano, purché siano conformi alle leggi e alle norme della Chiesa, sono vivamente raccomandati, soprattutto quando si compiono per mandato della Sede apostolica. Di speciale dignità godono anche quei «sacri esercizi» delle Chiese particolari che vengono compiuti per disposizione dei vescovi, secondo le consuetudini o i libri legittimamente approvati. Bisogna però che tali esercizi siano regolati tenendo conto dei tempi liturgici e in modo da armonizzarsi con la liturgia; derivino in qualche modo da essa e ad essa introducano il popolo, dal momento che la liturgia è per natura sua di gran lunga superiore ai pii esercizi.
Vi ricordate quando vi dicevo che il Santo Rosario — che tutti amiamo molto e che vi ho predicato qualche anno fa con il beato Alano, nel mese di ottobre, preghiera importantissima e bellissima — viene dopo la preghiera liturgica? Quindi, la Liturgia delle Ore viene prima del Santo Rosario. Perché c’è una superiorità di natura della liturgia rispetto ai pii esercizi.
Adesso capite perché avevo fatto quei due interventi sulle false devozioni, non uno solo, ma ben due, perché ho spiegato bene. Poi non ho più ripreso l’argomento, perché tanto ho capito che è inutile. Mi aveva un po’ colpito notare come diverse persone ci fossero rimaste male nello scoprire che ci sono false devozioni in giro. E allora sono andate a chiedere al sacerdote Tizio, al sacerdote Caio: “Ma è vero? Ma allora, questa qui non è vera? Ma, mi dica, ma padre…”.
Io non capisco questo atteggiamento, veramente, non lo capisco; perché io vi porto le fonti; le cito, le fonti. Ma possibile che ci sia una tale pigrizia e una tale ignoranza, che non si sia capaci di andare a guardare le fonti che vi cito? Ve le ho citate, vi ho citato le fonti, tutte le fonti, di quello che ho detto. Peraltro, non ho detto idee mie, ho letto le fonti. Niente da fare: “Eh, no, ma io, eh, ma allora, eh, ma qua…”. Se sono vere sono vere, se sono false sono false, e le ho spiegate benissimo. Ho fatto un primo intervento, sulle false devozioni, e poi ho fatto un secondo intervento, a spiegazione del primo. Certo che, se uno è “de coccio”, è “de coccio”. Mi sembra anche che ci sia un po’ di ottundimento, perché sennò… se i documenti del Sant’Uffizio affermano che quella devozione è falsa, è falsa, punto. “Eh, ma io è dieci anni che la faccio!”; ma potrebbero essere anche cento, se è falsa, è falsa, punto. “Eh, ma allora, se l’ho fatta…”; ma il Signore, se l’hai fatta, guarderà il tuo buon cuore per cui l’hai fatta, però è una falsa devozione. Ma non perché lo dico io, ma perché è scritto, punto.
E poi, allora, vanno a chiedere ad altri sacerdoti che rispondono: “No, ma non è vero, ma no, ma fatele!”.
Ma le fonti! Io dico sempre: le fonti! E mai che portino le fonti, ma santa pace! Portano la loro idea: “No, ma io penso…; no, ma secondo me vai avanti a farlo; no ma lo faccio anch’io”. Ma cosa vuol dire? Ma io, padre Giorgio, sono una fonte? Ma io non sono una fonte, sono un sacerdote, ma non sono una fonte, non sono un padre della Chiesa, non sono un documento del Magistero della Chiesa che cammina. Noi non dobbiamo citare il nostro pensiero, dobbiamo citare le fonti. Io ho portato delle fonti, qualcun altro ha altre fonti che dicono che queste fonti non sono più attuali? Bene, citate le fonti, non il vostro pensiero: le fonti, bisogna citare le fonti, bisogna leggere le fonti e, soprattutto, bisogna leggere.
Ma siccome oggi noi non siamo più abituati ad un pensiero complesso e articolato, e siamo abituati a un pensiero del tipo: “io mangio mela”, e l’articolo non lo uso perché è già troppo difficile, è chiaro che non è possibile fare un ragionamento. Oggi siamo abituati a non avere più i denti, e mangiamo solamente roba omogeneizzata, che ci danno già fatta, perché non siamo più in grado di masticare il sapere, e quindi di andare a cercare, leggere, leggere. Bisogna leggere e capire quello che si legge; prima bisogna leggere e poi capire quello che si legge.
Guardate, è molto difficile, oggi la predicazione è veramente un’arte molto complessa, perché si ha a che fare con tantissima permalosità, suscettibilità, che sono sintomo di superbia, e si ha a che fare con un’ignoranza veramente crassa e supina. Le persone oggi non leggono più, le persone oggi non studiano, cercano tutti i modi più veloci, perché vogliamo tutto subito. E poi, oggi veramente è una cosa incredibile — ve l’ho già detta, questa cosa — si mettono tutti a disquisire su queste cose teologiche, che sono di una certa entità.
La sciampista — con tutto il rispetto del mondo per la sciampista, che è un lavoro importantissimo — che, di lavoro, mette lo shampoo e toglie lo shampoo dalla testa delle persone, magari non è la persona più adatta per mettersi a disquisire di cardiochirurgia, perché fa la sciampista. Ma non perché è di più o di meno, è meglio o peggio, ma perché fa la sciampista. In dialetto milanese si dice: ofelè fa el to mesté, cioè: “ognuno faccia il suo”; tu fai la sciampista? Non metterti a disquisire di cardiochirurgia. Tu fai il cardiochirurgo? Non metterti a disquisire di qual è lo shampoo migliore da mettersi sulla testa, lo chiedi alla sciampista.
Noi oggi abbiamo queste teologhe o teologi più o meno da cucina — o da parrucchiera — che si mettono a disquisire su cose di teologia veramente complesse; e ne parlano così, tra un caffè e una brioche. Io ogni tanto guardo e dico: ma qui abbiamo perso il senso della misura; ma non è che ognuno può dire tutto quello che vuole, eh; no! Ma non perché non c’è la libertà di pensiero e di parola, ma perché non possiamo dire tutte le castronerie che ci vengono in testa, perché queste cose generano confusione. Quindi, prima di parlare, ci dobbiamo informare. Prima di parlare, dobbiamo studiare, dobbiamo leggere, dobbiamo capire, prima di sparare sentenze e giudizi. Prima bisogna fare così.
E io, quando ho letto certe riflessioni, per esempio su questo discorso delle false devozioni, ho detto: vabbè, basta, fine, su questa cosa non intervengo più. E infatti non interverrò più, perché quello che dovevo dire l’ho detto. E vedo che c’è tanta ideologia, anche su queste cose c’è tanta ignoranza che non vuole essere vinta, vedo che non interessa la verità, interessano appunto — come al giovane ricco — “le mie idee, le mie convinzioni, quello che io reputo giusto”; e mi posso circondare di mille persone che la pensano come me; ma, mille persone che la pensano come me, non fanno un grammo di verità, se quelle cose che pensano non sono vere.
Le cose vanno lette per quello che sono. Mi ricordo che, quando studiavo teologia, quando abbiamo fatto il corso su Lutero, il protestantesimo, il professore ci disse: “Adesso dovete scegliere un’opera di Lutero e la dovete leggere”. Mamma, a me è venuto il sudore freddo. Ho detto: “Come, un’opera di Lutero? E la devo leggere tutta?”. E il professore dice: “Sì, la dovete leggere tutta”. E dico: “Ma cavolo, ma chissà cosa c’è scritto? Ma non è che magari poi uno va in confusione?” — “Eh, bene, se vai in confusione vuol dire che c’è un problema. Vuol dire che le cose che tu sai, che tu credi di sapere, non sono così fondate, quindi la devi leggere”.
Mi sono andato scegliere uno dei testi più grossi che Lutero ha scritto, un tomo grosso tanto quanto, mi son messo lì e l’ho letto tutto, e mi è servito tantissimo. Non sono andato dal padre Tizio o dal padre Caio, a dire: “Eh, ma qui Lutero… Ma cosa dice Lutero? Eh, ma io ho paura, perché poi, se leggo questa cosa di Lutero, dopo la mia fede… e dopo qui, dopo là, ma allora Lutero…”; ero a pagina due e già cominciavano a girarmi gli occhi. “E Lutero dice così, ma allora, padre, qui come devo fare?”. Devi fare Lutero? Devi leggere Lutero? E leggiti ‘sto Lutero! Ti fa paura? Male! Vuol dire che le tue idee, la tua fede non è fondata così bene sulla roccia; allora ti fa bene che ti sgretoli bene tutto quello che c’è dentro.
Noi non dobbiamo aver paura; chi conosce, chi sa, non deve aver paura di chi dice il contrario, perché, se dice il falso, non ti toglie nulla, se in quel falso dice qualcosa di vero, aggiunge qualcosa alla tua conoscenza; e allora? Hai subito bisogno della mamma? Devi subito correre della mamma? Devi subito mettere giù i lacrimoni? “Eh, ma adesso come facciamo? Ma adesso cosa diciamo?”. Leggi; leggi il testo. Che sia Lutero, che sia chi sia, leggi, leggi le fonti, le fonti, le fonti, bisogna andare alle fonti. Non so più come dirlo. Lo scriveranno sulla mia bara e lo scriveranno anche sulla lapide della mia tomba: le fonti, le fonti, le fonti, sempre andare alle fonti. Leggete le fonti.
Quindi, “i pii esercizi devono essere conformi alle leggi e alle norme della Chiesa”; capite perché ho fatto quell’intervento sulle false devozioni? Perché, se le leggi e le norme della Chiesa, in questo caso il Sant’Uffizio, in quel tempo disse: queste sono false devozioni, io sacerdote ho il dovere di avvisarvi. Perché, se questi pii esercizi non sono conformi alle leggi della Chiesa, ma anzi sono condannati dalla Chiesa, io devo dirvelo. Poi, a voi piace andare contro le leggi della Chiesa? Fatelo! Problema vostro, ma io ho fatto quello che dovevo fare. E ho fatto esattamente quello che il Concilio Ecumenico Vaticano II dice di fare.
«Secondo le consuetudini e i libri legittimamente approvati». Vedete? Ma se sono state disapprovate, è stata riconosciuta la loro falsità, non sono approvate. Quindi, uno dovrebbe mettersi il cuore in pace e dire: questa devozione non va bene, devo scegliere altro. E vi ho spiegato tutto, guardate, me le sono andate a rileggere e ascoltare, quelle due conferenze che vi ho fatto, c’è spiegato tutto. La prima dice alcune cose, la seconda va più nel dettaglio, spiega ancora meglio, rispiega alcune questioni, si tratta solo di ascoltarle; adesso sono anche trascritte, così uno se le può anche leggere.
Vi auguro una santa giornata.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.












