Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Sacrosanctum Concilium – Capitolo I, § 25, 33 “l’aspetto comunitario”
Sabato 19 ottobre 2024 – San Paolo della Croce, Sacerdote
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Lc 12, 8-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a sabato 19 ottobre 2024. Oggi festeggiamo S. Paolo della Croce, sacerdote.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal dodicesimo capitolo del Vangelo di san Luca, versetti 8-12.
Il Signore ci dice che bisogna essere pronti a riconoscerlo davanti agli uomini. Riconoscere Gesù davanti agli uomini significa non vergognarsi di lui e riconoscere la verità, perché Gesù dice: “Io sono la via, la verità e la vita”. Tutte le volte che nella nostra vita facciamo verità, stiamo riconoscendo Gesù. E se questo dovesse significare, come spesso è accaduto nella storia, essere portati davanti a sinagoghe, magistrati e autorità – quindi sia le autorità religiose che le autorità civili – Gesù dice che non dobbiamo preoccuparci di quello che dovremo dire, perché lo Spirito Santo ci dirà in quel momento, ci insegnerà in quel momento, ciò che dovremo dire. E quindi, è richiesta una grande fede.
Proseguiamo con la nostra lettura della Sacrosanctum Concilium, siamo arrivati al numero 25.
Revisione dei libri liturgici
25. I libri liturgici siano riveduti quanto prima, servendosi di persone competenti e consultando vescovi di diversi paesi del mondo.
26. Le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è «sacramento dell’unità», cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; ma i singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e della partecipazione effettiva.
Quindi, le azioni liturgiche, non dimentichiamolo mai, non sono azioni private; quindi, nella liturgia, non bisogna fare come si vuole, ma come è prescritto e ognuno secondo il suo stato, il suo ufficio, la sua partecipazione; perché è diverso quello che deve fare un sacerdote da quello che deve fare una mamma di famiglia, o un lettore, o un cantore.
27. Ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria caratterizzata dalla presenza e dalla partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata. Ciò vale soprattutto per la celebrazione della messa benché qualsiasi messa abbia sempre un carattere pubblico e sociale e per l’amministrazione dei sacramenti.
Pertanto, dobbiamo preferire la celebrazione comunitaria a quella privata. Non dimentichiamo quando Gesù dice: “Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Quindi il nostro essere Chiesa si manifesta soprattutto nelle azioni liturgiche.
28. Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza.
Come già vi ho detto tante volte, ognuno deve fare il suo, secondo la natura del rito e secondo le norme liturgiche. Quindi, questo numero 28 è molto importante; l’abbiamo comunque già trattato tante, tante, tante volte. Questo principio è esposto in modo sintetico ma preciso all’interno della Costituzione conciliare.
29. Anche i ministranti, i lettori, i commentatori e i membri della «schola cantorum» svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi. Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine.
Questo tema dell’ordine e della corretta formazione, così come del rispetto delle norme, ritorna più volte. E questo vale anche per i ministranti, per i lettori, per i commentatori, per la schola cantorum, per tutti. E va fatto bene, con sincera pietà, con ordine. Cioè: chi vede un cantore, chi vede un lettore, chi vede un ministrante, deve vedere una persona devota, una persona raccolta, una persona di pietà, una persona ordinata, una persona che rispetta le norme stabilite.
30. Per promuovere la partecipazione attiva, si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti, nonché le azioni e i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, un sacro silenzio.
Vedete, ogni parte della Santa Messa deve essere partecipata da ciascuno, secondo il proprio stato. Quindi, durante la Messa, ad esempio, bisogna rispondere quando c’è da rispondere, cantare quando c’è da cantare. Ci sono momenti in cui è richiesto un sacro silenzio. È bello che il Concilio parli di “sacro silenzio”, poteva dire: si osservi anche “a tempo debito” il silenzio; no, dice “un sacro silenzio”. È bello che il Concilio usi proprio questa espressione, che rimanda a questo orizzonte di sacralità dentro il quale collocare le azioni sacre, le azioni liturgiche.
31. Nella revisione dei libri liturgici si abbia cura che le rubriche tengano conto anche delle parti dei fedeli.
32. Nella liturgia, tranne la distinzione che deriva dall’ufficio liturgico e dall’ordine sacro, e tranne gli onori dovuti alle autorità civili a norma delle leggi liturgiche, non si faccia alcuna preferenza di persone private o di condizioni sociali, sia nelle cerimonie sia nelle solennità esteriori.
Quindi, a parte ciò che riguarda un ufficio che uno deve svolgere a livello liturgico, oppure l’ordine sacro, oppure ci sono delle autorità civili, però, tolti questi casi, non bisogna fare nessuna preferenza, di nessun genere, perché siamo tutti figli di Dio. Certo, poi se c’è il vescovo, se c’è il sacerdote, beh, a motivo dell’ordine sacro ricevuto, questo è un altro discorso ma, appunto, sono proprio casi ben precisi.
33. Benché la sacra liturgia sia principalmente culto della maestà divina, – ecco che cos’è la sacra liturgia: culto della maestà divina – tuttavia presenta anche un grande valore pedagogico per il popolo credente. Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera. Anzi, le preghiere rivolte a Dio dal sacerdote che presiede l’assemblea nel ruolo di Cristo, vengono dette a nome di tutto il popolo santo e di tutti gli astanti. Infine, i segni visibili di cui la sacra liturgia si serve per significare le realtà invisibili, sono stati scelti da Cristo o dalla Chiesa. Perciò non solo quando si legge «ciò che fu scritto a nostra istruzione» (Rm 15,4) ma anche quando la Chiesa prega o canta o agisce, la fede dei partecipanti è alimentata, le menti sono elevate verso Dio per rendergli un ossequio ragionevole e ricevere con più abbondanza la sua grazia. Pertanto, nell’attuazione della riforma, si tenga conto delle seguenti norme generali.
Quindi, c’è questo valore pedagogico della liturgia per il popolo credente, oltre che essere dedicata al culto della maestà divina. Ecco, mi sembra molto bella questa espressione, quando dice: «anche quando la Chiesa prega o canta o agisce, la fede dei partecipanti è alimentata…». La nostra fede viene alimentata partecipando alla Santa Messa.
«Le menti sono elevate verso Dio per rendergli un ossequio ragionevole». Quindi, c’è questa elevazione della mente a Dio. E tutto questo comporta un ricevere in modo abbondante la sua grazia. Bene, ci possiamo fermare qui per oggi.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.
















