{"id":10697,"date":"2019-04-16T14:16:27","date_gmt":"2019-04-16T12:16:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.veritatemincaritate.com\/?p=10697"},"modified":"2023-04-21T14:55:08","modified_gmt":"2023-04-21T12:55:08","slug":"la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.veritatemincaritate.com\/wp\/2019\/04\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi\/","title":{"rendered":"La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali &#8211; Testo integrale del documento di Benedetto XVI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]<em>Proponiamo il testo integrale delle note di Benedetto XVI sullo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa pubblicato da <a href=\"https:\/\/chiesaepostconcilio.blogspot.com\/2019\/04\/non-ho-ancora-letto-dunque-pubblico.html?spref=fb&amp;fbclid=IwAR3jHNTBUXCJyrRP-tcgFZwLZ9uq0_CHAHW9nJsE4eb8QrMwtqSkyBM37mg&amp;m=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Chiesa e post concilio<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CITT\u00c0 DEL VATICANO , 11 aprile, 2019 (<a href=\"https:\/\/www.acistampa.com\/story\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-11148\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ACI Stampa<\/a>)<\/p>\n<p><strong><em>Il testo integrale delle note di Benedetto XVI<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori. La mole e la gravit\u00e0 delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e in non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale. Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.<\/em><\/p>\n<p>Avendo io stesso operato, al momento del deflagrare pubblico della crisi e durante il suo progressivo sviluppo, in posizione di responsabilit\u00e0 come pastore nella Chiesa, non potevo non chiedermi \u2013 pur non avendo pi\u00f9 da Emerito alcuna diretta responsabilit\u00e0 \u2013 come, a partire da uno sguardo retrospettivo, potessi contribuire a questa ripresa. E cos\u00ec, nel lasso di tempo che va dall\u2019annuncio dell\u2019incontro dei presidenti delle conferenze episcopali al suo vero e proprio inizio, ho messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo momento difficile. A seguito di contatti con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre, ritengo giusto pubblicare su \u201c<i>Klerusblatt<\/i>\u201d il testo cos\u00ec concepito.<\/p>\n<p><a name=\"more\"><\/a><\/p>\n<p>Il mio lavoro \u00e8 suddiviso in tre parti. In un primo punto tento molto brevemente di delineare in generale il contesto sociale della questione, in mancanza del quale il problema risulta incomprensibile. Cerco di mostrare come negli anni \u201960 si sia verificato un processo inaudito, di un ordine di grandezza che nella storia \u00e8 quasi senza precedenti. Si pu\u00f2 affermare che nel ventennio 1960-1980 i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualit\u00e0 sono venuti meno completamente e ne \u00e8 risultata un\u2019assenza di norme alla quale nel frattempo ci si \u00e8 sforzati di rimediare.<\/p>\n<p>In un secondo punto provo ad accennare alle conseguenze di questa situazione nella formazione e nella vita dei sacerdoti.<\/p>\n<p>Infine, in una terza parte, svilupper\u00f2 alcune prospettive per una giusta risposta da parte della Chiesa.<\/p>\n<p><strong>I<\/strong><br \/>\n<strong>Il processo iniziato negli anni \u201960 e la teologia morale<\/strong><\/p>\n<p>La situazione ebbe inizio con l\u2019introduzione, decretata e sostenuta dallo Stato, dei bambini e della giovent\u00f9 alla natura della sessualit\u00e0. In Germania K\u00e4te Strobel, il Ministro della salute di allora, fece produrre un film a scopo informativo nel quale veniva rappresentato tutto quello che sino a quel momento non poteva essere mostrato pubblicamente, rapporti sessuali inclusi. Quello che in un primo tempo era pensato solo per informare i giovani, in seguito, come fosse ovvio, \u00e8 stato accettato come possibilit\u00e0 generale.<\/p>\n<p>Sort\u00ec effetti simili anche la \u201c<i>Sexkoffer<\/i>\u201d [valigia del sesso] curata dal governo austriaco. Film a sfondo sessuale e pornografici divennero una realt\u00e0, sino al punto da essere proiettati anche nei cinema delle stazioni. Ricordo ancora come un giorno, andando per Ratisbona, vidi che attendeva di fronte a un grande cinema una massa di persone come sino ad allora si era vista solo in tempo di guerra quando si sperava in qualche distribuzione straordinaria. Mi \u00e8 rimasto anche impresso nella memoria quando il Venerd\u00ec Santo del 1970 arrivai in citt\u00e0 e vidi tutte le colonnine della pubblicit\u00e0 tappezzate di manifesti pubblicitari che presentavano in grande formato due persone completamente nude abbracciate strettamente.<\/p>\n<p>Tra le libert\u00e0 che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c\u2019era anche la completa libert\u00e0 sessuale, che non tollerava pi\u00f9 alcuna norma. La propensione alla violenza che caratterizz\u00f2 quegli anni \u00e8 strettamente legata a questo collasso spirituale. In effetti negli aerei non fu pi\u00f9 consentita la proiezione di film a sfondo sessuale, giacch\u00e9 nella piccola comunit\u00e0 di passeggeri scoppiava la violenza. Poich\u00e9 anche gli eccessi nel vestire provocavano aggressivit\u00e0, i presidi cercarono di introdurre un abbigliamento scolastico che potesse consentire un clima di studio.<\/p>\n<p>Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente. Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l\u2019enorme numero di dimissioni dallo stato clericale furono una conseguenza di tutti questi processi.<\/p>\n<blockquote><p><em>Indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si \u00e8 verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella societ\u00e0. Cerco di delineare molto brevemente lo svolgimento di questa dinamica. Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalisticamente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto. Nella lotta ingaggiata dal Concilio per una nuova comprensione della Rivelazione, l\u2019opzione giusnaturalistica venne quasi completamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia. Ricordo ancora come la Facolt\u00e0 dei gesuiti di Francoforte prepar\u00f2 un giovane padre molto dotato (Bruno Sch\u00fcller) per l\u2019elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura. La bella dissertazione di padre Sch\u00fcller mostra il primo passo dell\u2019elaborazione di una morale fondata sulla Scrittura. Padre Sch\u00fcller venne poi mandato negli Stati Uniti d\u2019America per proseguire gli studi e torn\u00f2 con la consapevolezza che non era possibile elaborare sistematicamente una morale solo a partire dalla Bibbia. Egli tent\u00f2 successivamente di elaborare una teologia morale che procedesse in modo pi\u00f9 pragmatico, senza per\u00f2 con ci\u00f2 riuscire a fornire una risposta alla crisi della morale.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Infine si afferm\u00f2 ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell\u2019agire umano. Il vecchio adagio \u201cil fine giustifica i mezzi\u201d non veniva ribadito in questa forma cos\u00ec rozza, e tuttavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perci\u00f2 non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono n\u00e9 tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c\u2019era pi\u00f9 il bene, ma solo ci\u00f2 che sul momento e a seconda delle circostanze \u00e8 relativamente meglio.<\/p>\n<p>Sul finire degli anni \u201980 e negli anni \u201990 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la \u201cDichiarazione di Colonia\u201d firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimostranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo andava montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, K\u00f6lner Erkl\u00e4rung, LThK, VI3,196).<\/p>\n<p>Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s\u2019iniziasse a lavorare a un\u2019enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo <i>Veritatis splendor<\/i> il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza, gi\u00e0 c\u2019era stato il <i>Catechismo della Chiesa cattolica<\/i> che aveva sistematicamente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.<\/p>\n<p>Non posso dimenticare che Franz B\u00f6ckle \u2013 allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera \u2013, in vista delle possibili decisioni di <i>Veritatis splendor<\/i>, dichiar\u00f2 che se l\u2019Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmi\u00f2 la realizzazione del suo proposito; B\u00f6ckle mor\u00ec l\u20198 luglio 1991. L\u2019Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l\u2019affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Il Papa era pienamente consapevole del peso di quella decisione in quel momento e, proprio per questa parte del suo scritto, aveva consultato ancora una volta esperti di assoluto livello che di per s\u00e9 non avevano partecipato alla redazione dell\u2019Enciclica. Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non \u00e8 mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora pi\u00f9 alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio \u00e8 di pi\u00f9 anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un\u2019ultima menzogna, \u00e8 una non-vita. Il martirio \u00e8 una categoria fondamentale dell\u2019esistenza cristiana. Che esso in fondo, nella teoria sostenuta da B\u00f6ckle e da molti altri, non sia pi\u00f9 moralmente necessario, mostra che qui ne va dell\u2019essenza stessa del cristianesimo.<\/p>\n<p>Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un\u2019altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva (\u201cinfallibilit\u00e0\u201d) solo sulle questioni di fede, mentre le questioni della morale non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale. In questa tesi c\u2019\u00e8 senz\u2019altro qualcosa di giusto che merita di essere ulteriormente discusso e approfondito. E tuttavia c\u2019\u00e8 un minimum morale che \u00e8 inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ci\u00f2 emerge come sia messa radicalmente in discussione l\u2019autorit\u00e0 della Chiesa in campo morale. Chi in quest\u2019ambito nega alla Chiesa un\u2019ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove \u00e8 in gioco il confine fra verit\u00e0 e menzogna.<\/p>\n<p>Indipendentemente da tale questione, in ampi settori della teologia morale si svilupp\u00f2 la tesi che la Chiesa non abbia n\u00e9 possa avere una propria morale. Nell\u2019affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un <i>proprium<\/i> cristiano. Ma alla questione del proprium di una morale biblica, non si risponde affermando che, per ogni singola frase, si pu\u00f2 trovare da qualche parte un\u2019equivalente in altre religioni. \u00c8 invece l\u2019insieme della morale biblica che come tale \u00e8 nuovo e diverso rispetto alle singole parti. La peculiarit\u00e0 dell\u2019insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all\u2019immagine di Dio, nella fede nell\u2019unico Dio che si \u00e8 mostrato in Ges\u00f9 Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo \u00e8 un\u2019applicazione alla vita umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno insieme e producono cos\u00ec quello che \u00e8 specificamente nuovo dell\u2019atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall\u2019inizio il cristianesimo \u00e8 stato descritto con la parola hod\u00f2s. La fede \u00e8 un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre pi\u00f9 depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simile a comunit\u00e0 catecumenali affinch\u00e9 la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>II<\/strong><\/p>\n<p><strong>Prime reazioni ecclesiali<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Il processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale, da lungo tempo preparato e che \u00e8 in corso, negli anni \u201960, come ho cercato di mostrare, ha conosciuto una radicalit\u00e0 come mai c\u2019era stata prima di allora. Questa dissoluzione dell\u2019autorit\u00e0 dottrinale della Chiesa in materia morale doveva necessariamente ripercuotersi anche nei diversi spazi di vita della Chiesa. Nell\u2019ambito dell\u2019incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, interessa soprattutto la questione della vita sacerdotale e inoltre quella dei seminari. Riguardo al problema della preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, si constata in effetti un ampio collasso della forma vigente sino a quel momento di questa preparazione.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano pi\u00f9 o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. In un seminario nella Germania meridionale i candidati al sacerdozio e i candidati all\u2019ufficio laicale di referente pastorale vivevano insieme. Durante i pasti comuni, i seminaristi stavano insieme ai referenti pastorali coniugati in parte accompagnati da moglie e figlio e in qualche caso dalle loro fidanzate. Il clima nel seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale. La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne informata nel dettaglio. Come primo passo fu disposta una Visita apostolica nei seminari degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 dopo il Concilio Vaticano II erano stati cambiati pure i criteri per la scelta e la nomina dei vescovi, anche il rapporto dei vescovi con i loro seminari era differente. Come criterio per la nomina di nuovi vescovi valeva ora soprattutto la loro \u201cconciliarit\u00e0\u201d, potendo intendersi naturalmente con questo termine le cose pi\u00f9 diverse. In molte parti della Chiesa, il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento critico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momento, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo. Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l\u2019intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. Vi furono singoli vescovi \u2013 e non solo negli Stati Uniti d\u2019America \u2013 che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna \u201ccattolicit\u00e0\u201d. Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per cos\u00ec dire letti sottobanco.<\/p>\n<p>La Visita che segu\u00ec non port\u00f2 nuove informazioni, perch\u00e9 evidentemente diverse forze si erano coalizzate al fine di occultare la situazione reale. Venne disposta una seconda Visita che port\u00f2 assai pi\u00f9 informazioni, ma nel complesso non ebbe conseguenze. Ciononostante, a partire dagli anni \u201970, la situazione nei seminari in generale si \u00e8 consolidata. E tuttavia solo sporadicamente si \u00e8 verificato un rafforzamento delle vocazioni, perch\u00e9 nel complesso la situazione si era sviluppata diversamente.<\/p>\n<blockquote><p><em>La questione della pedofilia \u00e8, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda met\u00e0 degli anni \u201980. Negli Stati Uniti nel frattempo era gi\u00e0 cresciuta, divenendo un problema pubblico. Cos\u00ec i vescovi chiesero aiuto a Roma perch\u00e9 il diritto canonico, cos\u00ec come fissato nel Nuovo Codice, non appariva sufficiente per adottare le misure necessarie. In un primo momento Roma e i canonisti romani ebbero delle difficolt\u00e0 con questa richiesta; a loro avviso, per ottenere purificazione e chiarimento, sarebbe dovuta bastare la sospensione temporanea dal ministero sacerdotale. Questo non poteva essere accettato dai vescovi americani perch\u00e9 in questo modo i sacerdoti restavano al servizio del vescovo, venendo cos\u00ec ritenuti come figure direttamente a lui legate. Un rinnovamento e un approfondimento del diritto penale, intenzionalmente costruito in modo blando nel Nuovo Codice, pot\u00e9 farsi strada solo lentamente.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>A questo si aggiunse un problema di fondo che riguardava la concezione del diritto penale. Ormai era considerato \u201cconciliare\u201d solo il cos\u00ec detto \u201cgarantismo\u201d. Significa che dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati e questo fino al punto da escludere di fatto una condanna. Come contrappeso alla possibilit\u00e0 spesso insufficiente di difendersi da parte di teologi accusati, il loro diritto alla difesa venne talmente esteso nel senso del garantismo che le condanne divennero quasi impossibili.<\/p>\n<p>Mi sia consentito a questo punto un breve <i>excursus<\/i>. Di fronte all\u2019estensione delle colpe di pedofilia, viene in mente una parola di Ges\u00f9 che dice: \u00abChi scandalizza uno di questi piccoli che credono, \u00e8 meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare\u00bb (Mc 9,42). Nel suo significato originario questa parola non parla dell\u2019adescamento di bambini a scopo sessuale. Il termine \u00abi piccoli\u00bb nel linguaggio di Ges\u00f9 designa i credenti semplici, che potrebbero essere scossi nella loro fede dalla superbia intellettuale di quelli che si credono intelligenti. Ges\u00f9 qui allora protegge il bene della fede con una perentoria minaccia di pena per coloro che le recano offesa. Il moderno utilizzo di quelle parole in s\u00e9 non \u00e8 sbagliato, ma non deve occultare il loro senso originario. In esso, contro ogni garantismo, viene chiaramente in luce che \u00e8 importante e abbisogna di garanzia non solo il diritto dell\u2019accusato. Sono altrettanto importanti beni preziosi come la fede. Un diritto canonico equilibrato, che corrisponda al messaggio di Ges\u00f9 nella sua interezza, non deve dunque essere garantista solo a favore dell\u2019accusato, il cui rispetto \u00e8 un bene protetto dalla legge. Deve proteggere anche la fede, che del pari \u00e8 un bene importante protetto dalla legge. Un diritto canonico costruito nel modo giusto deve dunque contenere una duplice garanzia: protezione giuridica dell\u2019accusato e protezione giuridica del bene che \u00e8 in gioco. Quando oggi si espone questa concezione in s\u00e9 chiara, in genere ci si scontra con sordit\u00e0 e indifferenza sulla questione della protezione giuridica della fede. Nella coscienza giuridica comune la fede non sembra pi\u00f9 avere il rango di un bene da proteggere. \u00c8 una situazione preoccupante, sulla quale i pastori della Chiesa devono riflettere e considerare seriamente.<\/p>\n<p>Ai brevi accenni sulla situazione della formazione sacerdotale al momento del deflagrare pubblico della crisi, vorrei ora aggiungere alcune indicazioni sull\u2019evoluzione del diritto canonico in questa questione. In s\u00e9, per i delitti commessi dai sacerdoti \u00e8 responsabile la Congregazione per il clero. Poich\u00e9 tuttavia in essa il garantismo allora dominava ampiamente la situazione, concordammo con papa Giovanni Paolo II sull\u2019opportunit\u00e0 di attribuire la competenza su questi delitti alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con la titolatura \u201c<i>Delicta maiora contra fidem<\/i>\u201d. Con questa attribuzione diveniva possibile anche la pena massima, vale a dire la riduzione allo stato laicale, che invece non sarebbe stata comminabile con altre titolature giuridiche. Non si trattava di un escamotage per poter comminare la pena massima, ma una conseguenza del peso della fede per la Chiesa. In effetti \u00e8 importante tener presente che, in simili colpe di chierici, ultimamente viene danneggiata la fede: solo dove la fede non determina pi\u00f9 l\u2019agire degli uomini sono possibili tali delitti. La gravit\u00e0 della pena presuppone tuttavia anche una chiara prova del delitto commesso: \u00e8 il contenuto del garantismo che rimane in vigore. In altri termini: per poter legittimamente comminare la pena massima \u00e8 necessario un vero processo penale. E tuttavia, in questo modo si chiedeva troppo sia alle diocesi che alla Santa Sede. E cos\u00ec stabilimmo una forma minima di processo penale e lasciammo aperta la possibilit\u00e0 che la stessa Santa Sede avocasse a s\u00e9 il processo nel caso che la diocesi o la metropolia non fossero in grado di svolgerlo. In ogni caso il processo doveva essere verificato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per garantire i diritti dell\u2019accusato. Alla fine, per\u00f2, nella Feria IV (vale a dire la riunione di tutti i membri della Congregazione), creammo un\u2019istanza d\u2019appello, per avere anche la possibilit\u00e0 di un ricorso contro il processo. Poich\u00e9 tutto questo in realt\u00e0 andava al di l\u00e0 delle forze della Congregazione per la Dottrina della Fede e si verificavano dei ritardi che invece, a motivo della materia, dovevano essere evitati, papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme.<\/p>\n<p><strong>III<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alcune prospettive<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un\u2019altra Chiesa affinch\u00e9 le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento gi\u00e0 \u00e8 stato fatto ed \u00e8 gi\u00e0 fallito. Solo l\u2019amore e l\u2019obbedienza a nostro Signore Ges\u00f9 Cristo possono indicarci la via giusta. Proviamo perci\u00f2 innanzitutto a comprendere in modo nuovo e in profondit\u00e0 cosa il Signore abbia voluto e voglia da noi.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>In primo luogo direi che, se volessimo veramente sintetizzare al massimo il contenuto della fede fondata nella Bibbia, potremmo dire: il Signore ha iniziato con noi una storia d\u2019amore e vuole riassumere in essa l\u2019intera creazione. L\u2019antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non pu\u00f2 che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo \u00e8 il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell\u2019amore a Dio. \u00c8 redento chi si affida all\u2019amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull\u2019incapacit\u00e0 di amare Dio. Imparare ad amare Dio \u00e8 dunque la strada per la redenzione degli uomini.<\/p>\n<p>Se ora proviamo a svolgere un po\u2019 pi\u00f9 ampiamente questo contenuto essenziale della Rivelazione di Dio, potremmo dire: il primo fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mondo senza Dio non pu\u00f2 essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che \u00e8? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero pi\u00f9 criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 forte. Il potere diviene allora l\u2019unico principio. La verit\u00e0 non conta, anzi in realt\u00e0 non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, solo se sono volute e pensate \u2013 solo se c\u2019\u00e8 un Dio creatore che \u00e8 buono e vuole il bene \u2013 anche la vita dell\u2019uomo pu\u00f2 avere un senso.<\/p>\n<p>Che Dio ci sia come creatore e misura di tutte le cose, \u00e8 innanzitutto un\u2019esigenza originaria. Ma un Dio che non si manifestasse affatto, che non si facesse riconoscere, resterebbe un\u2019ipotesi e perci\u00f2 non potrebbe determinare la forma della nostra vita. Affinch\u00e9 Dio sia realmente Dio nella creazione consapevole, dobbiamo attenderci che egli si manifesti in una qualche forma. Egli lo ha fatto in molti modi, e in modo decisivo nella chiamata che fu rivolta ad Abramo e diede all\u2019uomo quell\u2019orientamento, nella ricerca di Dio, che supera ogni attesa: Dio diviene creatura egli stesso, parla a noi uomini come uomo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec finalmente la frase \u201cDio \u00e8\u201d diviene davvero una lieta novella, proprio perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 che conoscenza, perch\u00e9 genera amore ed \u00e8 amore. Rendere gli uomini nuovamente consapevoli di questo, rappresenta il primo e fondamentale compito che il Signore ci assegna.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 nella quale Dio \u00e8 assente \u2013 una societ\u00e0 che non lo conosce pi\u00f9 e lo tratta come se non esistesse \u2013 \u00e8 una societ\u00e0 che perde il suo criterio. Nel nostro tempo \u00e8 stato coniato il motto della \u201cmorte di Dio\u201d. Quando in una societ\u00e0 Dio muore, essa diviene libera, ci \u00e8 stato assicurato. In verit\u00e0, la morte di Dio in una societ\u00e0 significa anche la fine della sua libert\u00e0, perch\u00e9 muore il senso che offre orientamento. E perch\u00e9 viene meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La societ\u00e0 occidentale \u00e8 una societ\u00e0 nella quale Dio nella sfera pubblica \u00e8 assente e per la quale non ha pi\u00f9 nulla da dire. E per questo \u00e8 una societ\u00e0 nella quale si perde sempre pi\u00f9 il criterio e la misura dell\u2019umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisamente percepibile che \u00e8 divenuto addirittura ovvio quel che \u00e8 male e che distrugge l\u2019uomo. \u00c8 il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si \u00e8 diffusa sempre pi\u00f9. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.<\/p>\n<p>Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? In ultima analisi il motivo sta nell\u2019assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perch\u00e9 \u00e8 un discorso che non sembra avere utilit\u00e0 pratica. Dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale, in Germania avevamo adottato la nostra Costituzione dichiarandoci esplicitamente responsabili davanti a Dio come criterio guida. Mezzo secolo dopo non era pi\u00f9 possibile, nella Costituzione europea, assumere la responsabilit\u00e0 di fronte a Dio come criterio di misura. Dio viene visto come affare di partito di un piccolo gruppo e non pu\u00f2 pi\u00f9 essere assunto come criterio di misura della comunit\u00e0 nel suo complesso. In questa decisione si rispecchia la situazione dell\u2019Occidente, nel quale Dio \u00e8 divenuto fatto privato di una minoranza.<\/p>\n<p>Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo consiste nell\u2019iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivolti a lui e in obbedienza a lui. Soprattutto dobbiamo noi stessi di nuovo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita e non accantonarlo come fosse una parola vuota qualsiasi. Mi resta impresso il monito che il grande teologo Hans Urs von Balthasar verg\u00f2 una volta su uno dei suoi biglietti: \u00abIl Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo!\u00bb. In effetti, anche nella teologia, spesso Dio viene presupposto come fosse un\u2019ovviet\u00e0, ma concretamente di lui non ci si occupa. Il tema \u201cDio\u201d appare cos\u00ec irreale, cos\u00ec lontano dalle cose che ci occupano. E tuttavia cambia tutto se Dio non lo si presuppone, ma lo si antepone. Se non lo si lascia in qualche modo sullo sfondo ma lo si riconosce come centro del nostro pensare, parlare e agire.<\/p>\n<blockquote><p><em>Dio \u00e8 divenuto uomo per noi. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si \u00e8 unito a essa entrando concretamente nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi ha preso su di s\u00e9 la morte. Di questo certo parliamo diffusamente nella teologia con un linguaggio e con concetti dotti. Ma proprio cos\u00ec nasce il pericolo che ci facciamo signori della fede, invece di lasciarci rinnovare e dominare dalla fede.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l\u2019Eucaristia non pu\u00f2 che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell\u2019esistenza della Chiesa questo sacramento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa \u00e8 realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore ringraziare il Signore.<\/p>\n<p>Ma largamente dominante \u00e8 un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezione di Cristo, ma un modo di trattare con lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell\u2019Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L\u2019Eucaristia \u00e8 declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. L\u2019ovviet\u00e0 con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perch\u00e9 tali, ricevono il Santissimo Sacramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. Se riflettiamo sul da farsi, \u00e8 chiaro che non abbiamo bisogno di un\u2019altra Chiesa inventata da noi. Quel che \u00e8 necessario \u00e8 invece il rinnovamento della fede nella realt\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo donata a noi nel Sacramento.<\/p>\n<p>Nei colloqui con le vittime della pedofilia sono divenuto consapevole con sempre maggiore forza di questa necessit\u00e0. Una giovane ragazza che serviva all\u2019altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale, che era suo superiore visto che lei era chierichetta, introduceva l\u2019abuso sessuale che compiva su di lei con queste parole: \u00abQuesto \u00e8 il mio corpo che \u00e8 dato per te\u00bb. \u00c8 evidente che quella ragazza non pu\u00f2 pi\u00f9 ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di s\u00e9 tutta la sofferenza dell\u2019abuso sub\u00ecto. S\u00ec, dobbiamo urgentemente implorare il perdono del Signore e soprattutto supplicarlo e pregarlo di insegnare a noi tutti a comprendere nuovamente la grandezza della sua passione, del suo sacrificio. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall\u2019abuso il dono della Santa Eucaristia.<\/p>\n<blockquote><p><em>Ed ecco infine il mistero della Chiesa. Restano impresse nella memoria le parole con cui ormai quasi cento anni fa Romano Guardini esprimeva la gioiosa speranza che allora si affermava in lui e in molti altri: \u201cUn evento di incalcolabile portata \u00e8 iniziato: La Chiesa si risveglia nelle anime\u201d. Con questo intendeva dire che la Chiesa non era pi\u00f9, come prima, semplicemente un apparato che ci si presenta dal di fuori, vissuta e percepita come una specie di ufficio, ma che iniziava ad essere sentita viva nei cuori stessi: non come qualcosa di esteriore ma che ci toccava dal di dentro. Circa mezzo secolo dopo, riflettendo di nuovo su quel processo e guardando a cosa era appena accaduto, fui tentato di capovolgere la frase: \u201cLa Chiesa muore nelle anime\u201d. In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisamente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non pu\u00f2 rappresentare alcuna speranza.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ges\u00f9 stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovr\u00e0 separare gli uni dagli altri. Accanto c\u2019\u00e8 la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un \u201cnemico\u201d di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all\u2019occhio per la sua quantit\u00e0 e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c\u2019\u00e8 e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non \u00e8 falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>In quest\u2019ambito \u00e8 necessario rimandare a un importante testo della <i>Apocalisse<\/i> di San Giovanni. Qui il diavolo \u00e8 chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12,10). In questo modo l\u2019Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice al libro di Giobbe (Gb 1 e 2, 10; 42, 7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l\u2019integrit\u00e0 di Giobbe come puramente esteriori e superficiali. Si tratta proprio di quello di cui parla l\u2019Apocalisse: il diavolo vuole dimostrare che non ci sono uomini giusti; che tutta la giustizia degli uomini \u00e8 solo una rappresentazione esteriore. Che se la si potesse saggiare di pi\u00f9, ben presto l\u2019apparenza della giustizia svanirebbe. Il racconto inizia con una disputa fra Dio e il diavolo in cui Dio indicava in Giobbe un vero giusto. Ora sar\u00e0 dunque lui il banco di prova per stabilire chi ha ragione. \u201cTogligli quanto possiede \u2013 argomenta il diavolo \u2013 e vedrai che nulla rester\u00e0 della sua devozione\u201d. Dio gli permette questo tentativo dal quale Giobbe esce in modo positivo. Ma il diavolo continua e dice: \u201cPelle per pelle; tutto quanto ha, l\u2019uomo \u00e8 pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell\u2019osso e nella carne e vedrai come ti benedir\u00e0 in faccia\u201d (Gb 2, 4s). Cos\u00ec Dio concede al diavolo una seconda possibilit\u00e0. Gli \u00e8 permesso anche di stendere la mano su Giobbe. Unicamente gli \u00e8 precluso ucciderlo. Per i cristiani \u00e8 chiaro che quel Giobbe che per tutta l\u2019umanit\u00e0 esemplarmente sta di fronte a Dio \u00e8 Ges\u00f9 Cristo. Nell\u2019<i>Apocalisse<\/i>, il dramma dell\u2019uomo \u00e8 rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo che scredita l\u2019intera creazione e l\u2019intera umanit\u00e0. Egli si rivolge non solo a Dio ma soprattutto agli uomini dicendo: \u201cMa guardate cosa ha fatto questo Dio. Apparentemente una creazione buona. In realt\u00e0 nel suo complesso \u00e8 piena di miseria e di schifo\u201d. Il denigrare la creazione in realt\u00e0 \u00e8 un denigrare Dio. Il diavolo vuole dimostrare che Dio stesso non \u00e8 buono e vuole allontanarci da lui.<\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 di quel che dice l\u2019Apocalisse \u00e8 lampante. L\u2019accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e cos\u00ec nell\u2019allontanarci da essa. L\u2019idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi \u00e8 in verit\u00e0 una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c\u2019\u00e8 anche oggi, e proprio anche oggi essa \u00e8 lo strumento con il quale Dio ci salva. \u00c8 molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verit\u00e0 del diavolo tutta la verit\u00e0: s\u00ec, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c\u2019\u00e8 pure la Chiesa santa che \u00e8 indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (\u201c<i>martyres<\/i>\u201d) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.<\/p>\n<p>Il termine martire \u00e8 tratto dal diritto processuale. Nel processo contro il diavolo, Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il primo e autentico testimone di Dio, il primo martire, al quale da allora innumerevoli ne sono seguiti. La Chiesa di oggi \u00e8 come non mai una Chiesa di martiri e cos\u00ec testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro sofferenza si impegnano per Dio. \u00c8 pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c\u2019\u00e8, nel limite delle nostre possibilit\u00e0, il creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli.<\/p>\n<p>Vivo in una casa nella quale una piccola comunit\u00e0 di persone scopre di continuo, nella quotidianit\u00e0, testimoni cos\u00ec del Dio vivo, indicandoli anche a me con letizia. Vedere e trovare la Chiesa viva \u00e8 un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti della fede.<\/p>\n<p>Alla fine delle mie riflessioni vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non \u00e8 tramontata. Grazie, Santo Padre!<\/p>\n<p><em>(Benedetto XVI)<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Proponiamo il testo integrale delle note di Benedetto XVI sullo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa pubblicato da Chiesa e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":10698,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[7169,142,5367,338],"class_list":{"0":"post-10697","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-morale","8":"tag-abussi-sessuali","9":"tag-chiesa","10":"tag-papa-benedetto-xvi","11":"tag-scandalo"},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali - Testo integrale del documento di Benedetto XVI - Veritatemincaritate<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.veritatemincaritate.com\/wp\/2019\/04\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali - Testo integrale del documento di Benedetto XVI - Veritatemincaritate\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Proponiamo il testo integrale delle note di Benedetto XVI sullo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa pubblicato da Chiesa e...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.veritatemincaritate.com\/wp\/2019\/04\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Veritatemincaritate\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/pgiorgiomariafare\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2019-04-16T12:16:27+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-04-21T12:55:08+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.veritatemincaritate.com\/wp\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/BenedettoXVI.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"600\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"400\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Is551011\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Is551011\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"29 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.veritatemincaritate.com\\\/wp\\\/2019\\\/04\\\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.veritatemincaritate.com\\\/wp\\\/2019\\\/04\\\/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-del-documento-di-benedetto-xvi\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Is551011\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.veritatemincaritate.com\\\/wp\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ae324896700d097ddc6db39f45894b80\"},\"headline\":\"La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali &#8211; 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