Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo

Card. Sarah: Presentazione del libro “Dio o niente” a Notre-Dame de Stockel in Belgio

Card. Sarah: Presentazione del libro "Dio o niente" a Notre-Dame de Stockel in Belgio

Riportiamo di seguito nella nostra traduzione la conferenza tenuta da S.E.R. il Cardinale Robert Sarah a Bruxelles presso la Chiesa di Notre-Dame de Stockel il 7 febbraio 2018.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “DIO O NIENTE”

[Omissis – saluti iniziali]

È un’immensa gioia per me essere in mezzo a voi qui oggi e vi ringrazio tutti e ciascuno per la vostra amichevole presenza che mi onora più di quanto io meriti.

Passiamo subito all’oggetto del nostro incontro: Dio o niente.

Come è nato questo libro?

A dire il vero non avevo affatto pensato di scrivere un libro in questo momento ma il sig. Nicolas Diat, che ha preparato il libro su Benedetto XVI intitolato “L’uomo che non voleva essere papa” – libro che vi raccomando di leggere perché contiene grandi ricchezze – è venuto da me per uno scambio di idee su diverse questioni e in seguito ad un secondo incontro con lui mi ha proposto di scrivere un libro sulla mia vita. Ho risposto che la mia vita non presenta alcun interesse ma ho aggiunto che avremmo potuto eventualmente nel corso di una conversazione affrontare alcune questioni attuali della Chiesa, della società, del nostro mondo sempre più globalizzato e pieno di confusione, ambiguità e incertezza. Perfino nella stessa Chiesa Cattolica si ha l’impressione che non esista più magistero né un insegnamento dottrinale e morale sicuro. Ciascuno si arroga una libertà assoluta di proclamare le proprie opinioni e valori morali. Anche io vorrei proclamare la mia fede e la mia fedeltà radicale a Gesù Cristo, al magistero plurisecolare della Chiesa come un modo di partecipare alla lotta di Benedetto XVI contro la dittatura del relativismo.

Abbiamo iniziato con i primi due capitoli che riportano la mia esperienza personale vissuta all’interno di un contesto socio politico particolarmente difficile, quello della rivoluzione in Guinea con Sékou Touré, il rapporto estremamente teso tra la Chiesa e lo stato della Guinea. Difficoltà e tensioni che hanno condotto all’espulsione del primo arcivescovo di Conakry, Mons. Gérard de Milleville nell’agosto 1961, all’arresto e all’incarcerazione del secondo arcivescovo di Conakry, Mons. Raymond-Maria Tchidimbo nel dicembre 1970, all’espulsione di tutti i missionari nel 1967 e a 26 anni di dittatura e persecuzione. Io stesso ero su una lista di persone da eliminare nell’aprile 1984 ma sono sfuggito alla morte grazie alla Provvidenza divina.

Quando riguardo la mia vita, il mio cammino vocazionale tortuoso – in effetti ho iniziato i miei studi e la mia preparazione al sacerdozio in Guinea, poi in Costa d’Avorio, poi di nuovo in Guinea, poi in Francia e in Senegal – vedo chiaramente la traccia concreta della Provvidenza divina su di me.

Dopo questi due primi capitoli troverete delle riflessioni sui papi, da Papa Pio XII fino a Papa Francesco, sulla Chiesa, Roma, il mondo moderno, l’Africa, la profonda crisi antropologica e la crisi della fede nel mondo occidentale, l’ideologia di genere, la morale, la verità, il male, la preghiera.

Vorrei soprattutto invitarvi a soffermarvi sul capitolo che concerne la preghiera perché constatiamo al giorno d’oggi un’eclisse, un’assenza di Dio dal mondo politico, economico, culturale e nelle nostre stesse vite.

La vera crisi che attraversa il mondo odierno non è essenzialmente una crisi economica o politica ma è una crisi di Dio. Certo, oggi non si parla che di crisi economica. Nel corso dello sviluppo della potenza economica dell’Europa, sorpassati i principi delle origini, più etici e religiosi, l’interesse economico è divenuto determinante in modo sempre più esclusivo.

L’uomo di ieri e, come si dice, d’oggi, quale che sia la sua razza, il suo colore, la sua cultura, il suo Paese o il suo continente è orientato quasi esclusivamente verso il possesso e l’uso dei beni materiali e, nel contesto culturale più specifico della società occidentale, non è esagerato affermare che l’uomo lavora, organizza e gestisce i rapporti umani, politici, economici e commerciali, provoca guerre, produce armi di distruzione di massa, invade e conquista paesi unicamente o quasi unicamente per ammassare e accumulare ricchezze materiali e per imporre la sua autorità ed egemonia.

Con la bella e nobile ragione di installare con la forza e ovunque la democrazia e di portare la pace e la libertà, l’Europa e gli Stati Uniti hanno creato il caos in molti Paesi, soprattutto in medio Oriente e Africa. Il mio giudizio potrebbe sembrare inesatto e esagerato ma non possiamo negare la realtà odierna: guardate l’Iraq, la Libia, la Siria, l’Afghanistan. Qualche giorno fa il Presidente [francese] Macron ha riconosciuto l’errore grave che ha commesso distruggendo la Libia.

L’Europa attraversa da più di un secolo una crisi di civilizzazione senza precedenti. Questa crisi non conosce regresso, anzi sembra approfondirsi, aggravarsi, e di demolire tutti i riferimenti a Dio.

La cultura occidentale, soprattutto, si è progressivamente organizzata come se Dio non esistesse, diceva Papa S. Giovanni Paolo II. Molti oggi hanno deciso di fare a meno di Dio. Come afferma Nietzsche, per molti in occidente “Dio è morto”, siamo noi che l’abbiamo ucciso, noi siamo gli assassini di Dio e le nostre chiese sono le grotte, i sepolcri di Dio. Un numero importante di fedeli non frequenta più le chiese per non sentire la putrefazione di Dio ma così facendo l’uomo non sa più né chi è, né dove va. C’è come un ritorno al paganesimo e all’idolatra. La scienza, la tecnologia, i soldi, il potere, la libertà ad oltranza, il piacere illimitato sono oggi i nostri idoli. Penso che quello che viviamo oggi soprattutto in occidente, ma non solo in occidente, viene dal fatto che abbiamo abbandonato Dio per dare importanza a dei “niente”.

Certo l’economia, la politica, la scienza, la tecnologia e il gigantesco e prodigioso progresso sul piano della salute e delle comunicazioni sociali non sono dei “niente”, sono delle conquiste colossali sul piano umano, ma rapportati a Dio sono veramente dei “niente”. In Dio abbiamo la vita, il movimento e l’essere, in Lui tutto sussiste. Fuori di Lui, non c’è nulla che stia in piedi. Tutto trae il suo essere e la sua verità in Dio, quindi è o Dio o niente. A dire il vero noi stessi non siamo nulla davanti a Dio e tuttavia siamo enormemente preziosi ai suoi occhi. Ci ha creati a sua immagine e somiglianza perché vuole che noi somigliamo a Lui, ci vuole santi perché Lui, il Signore nostro Dio, è santo; è disceso fino a noi, ha preso la nostra umanità per elevarci fino a lui. Dio si è fatto uomo perché l’uomo divenisse Dio “Deus homo factus est ut homo fieret Deus” dice S. Ireneo.

Certo abbiamo enormi problemi, situazioni spesso dolorose, un’esistenza umana difficile e angosciante, tuttavia dobbiamo riconoscere che è Dio a dare senso a tutte le cose. Le nostre preoccupazioni, i nostri problemi, le nostre sofferenze esistono e ci preoccupano ma sappiamo che tutto si risolve in lui, noi sappiamo che è o Dio o niente. Lo sappiamo come un’evidenza che si impone non dall’esterno ma all’interno dell’anima perché l’amore non si impone con la violenza ma seducendo il cuore con una luce interiore.

Con “Dio o niente” vorrei arrivare a rimettere Dio al centro dei nostri pensieri, al centro del nostro agire, al centro delle nostre vite, al solo posto che deve occupare. Affinché il nostro cammino umano e cristiano graviti attorno a Dio e a questa ferma sicurezza della nostra fede cristiana, vivificata e rinforzata dalla preghiera.

Senza la lode, senza un’intensa vita di preghiera, senza Adorazione e quindi senza Dio, non c’è che guerra, divisione e smarrimento. Senza Dio nel cuore dell’uomo non c’è che contesa, menzogna, violenza, invidia, distruzione umana e ozio, come li vediamo oggigiorno.

Vorrei illustrare ciò che vado a dire con un racconto preso dalla cultura musulmana.

Io stesso ho vissuto in un contesto con il 63% di musulmani e c’è un’influenza reciproca tra cristiani e musulmani perché ci sosteniamo nella ricerca di Dio e una vita di preghiera costante.

Sappiamo per esperienza che avere un vicino poco simpatico e cattivo può rendere penosa la nostra esistenza ma questa difficoltà, questa discordia non può durare che un po’ di anni 15, 20, 50 anni al massimo e poi la morte ci separa. Ma se dobbiamo vivere per l’eternità con un vicino sgradevole è meglio conoscerlo bene così ci prepariamo.

C’era un uomo, dunque, che voleva sapere chi sarebbe stato il suo vicino in cielo. Gli venne risposto: “la tua vicina si chiama Maimuna, la nera”. E lui: “Ma chi è Maimuna?” “Maimuna è una ragazza che vive in un villaggio”. Allora, lui va in questo villaggio e chiede chi sia Maimuna. Gli viene risposto che Maimuna è una pazza, che pascola le pecore vicino al cimitero. Allora, si reca al cimitero e trova Maimuna che prega. Le pecore pascolavano da sole, e con sua grande sorpresa vide che erano mescolate assieme ai lupi, ma i lupi non mangiavano le pecore e le pecore non avevano paura dei lupi. E allora, al termine della preghiera, l’uomo chiede a Maimuna: “Come è possibile che i lupi vadano così d’accordo con le pecore?” E lei rispose: “Ho migliorato i miei rapporti con Dio e Dio ha migliorato i rapporti fra i lupi e le pecore”.

I soli mezzi umani, le sole negoziazioni politiche e diplomatiche sono impotenti a operare l’unità, a stabilire la pace tra gli uomini, perché c’è un virus di disunità che abita nel cuore umano dopo il peccato originale. L’unità dei figli di Dio è un’opera che solo Gesù Cristo può realizzare tramite lo Spirito Santo, perché Cristo è la nostra pace.

Ma senza la preghiera lo Spirito Santo bussa alla nostra anima come contro una porta chiusa.

Facciamo dunque più posto a Dio, alla preghiera e all’adorazione nella nostra vita, così ciascuno potrà dire “ho migliorato i rapporti con Dio e Dio ha migliorato e pacificato i rapporti tra gli uomini e i popoli”.

Dopo aver ucciso Dio procediamo come se Dio non esistesse.

È difficile trovare lo stesso fondamento del diritto. Già Pio XII nel 1939 aveva denunciato questa incomprensione e questo rifiuto di Dio come fondamento della legge.

La radice profonda e ultima di ciò che deploriamo nella vita moderna è la negazione e il rigetto di una regola morale universale sia nella vita individuale, sia in quella sociale e nelle relazioni internazionali, vale a dire l’incomprensione e la dimenticanza che si verificano oggi della stessa legge naturale, la quale trova suo fondamento in Dio, creatore onnipotente e padre di tutti, legislatore supremo e assoluto.

Oggi le Nazioni unite e le potenze occidentali promuovono dei falsi diritti, dei diritti distorti per dare a tutti i cittadini del mondo un accesso senza intralci al piacere sessuale e per dare il potere di auto determinarsi, indipendentemente dalla propria identità sessuale. Vogliono cambiare la cultura, per stabilire una società sessualmente indifferenziata.

Pretendono di liberare la cultura, per così dire non solo da Dio che l’ha creata, ma anche dall’uomo e dalla donna. L’hanno liberata dal padre, dalla madre, dal coniuge, dal matrimonio e dalla famiglia. Così verrà una cultura nuova e mondiale che celebra, in nome della libertà dell’individuo assolutizzato, delle scelte che portano alla morte dell’uomo, della donna e alla distruzione della nostra umanità.

Vengono inventate delle distorsioni geo politiche per soddisfare i nostri interessi e desideri egoisti e per destrutturare società giudicate retrograde.

Questi nuovi diritti cosiddetti civili sono ai due estremi: il diritto di morire e il diritto di non essere nato. Tra i due si colloca il diritto all’aborto, alla manipolazione genetica, al bambino ridotto a una cosa, o un oggetto; ma c’è anche il diritto all’insulto e alla profanazione religiosa.

Se guardiamo e analizziamo il nostro mondo e la sua volontà di emancipazione e di autonomia da Dio, constatiamo che, in nome di un pervertimento della libertà ormai sconcertante, siamo messi di fronte ad un tentativo senza precedenti nella storia dell’umanità: quello di distruggere l’umanità stessa, di distruggere la capacità che l’uomo ha naturalmente: la capacità di amare e [un tentativo] di privare l’umanità di una fonte insostituibile di luce, di forza e di amore, vale a dire Dio.

Quello che rovina l’uomo è questa rottura, è la distruzione di questo rapporto personale con Dio. Quello che nuoce alla vera gioia dell’uomo è la confusione e la dissipazione degli spiriti, è la schiavitù dal denaro, lo sfruttamento a fini commerciali ed egoisti dei sogni profondi che l’uomo porta nel cuore, l’incomprensione del vero valore dell’uomo, l’oblio di finalità essenziali della società, tutto questo fa sì che non abbiamo neppure più il tempo né di vivere né di amare.

Abbiamo ucciso Dio e stiamo distruggendo l’uomo.

Questa distruzione ha portato, alla fine, al rifiuto di conoscere il piano di Dio sull’uomo. La distruzione del corpo dell’uomo, operata tramite la distruzione irreversibile della sua integrità genetica è il più grande dramma della storia dell’umanità. Siamo arrivati all’apogeo della ribellione dell’occidente contro Dio e contro l’essere umano. Mai la rivolta contro Dio ha conosciuto una tale espansione orizzontale in tutto il mondo. La crisi spirituale dell’Europa ha generato necessariamente una crisi profonda e una forza di distruzione antropologica nell’umanità affinché questa non si rialzi.

La distruzione sistematica della famiglia è promossa in nome dei valori democratici, spogliati del loro senso originale. Sotto le mentite spoglie di lotta contro la discriminazione, alcuni vogliono cancellare la differenza tra i sessi in seno al matrimonio e promuovere dei modelli famigliari nei quali l’amore coniugale e la trasmissione della vita divengono elementi dissociabili. Ma l’analisi limpida e gli avvertimenti vigorosi di papa Benedetto XVI ci ricordano che l’identità europea si manifesta nel matrimonio e nella famiglia e l’Europa non sarebbe più l’Europa se la famiglia, questa cellula fondamentale della società, sparisse e si vedesse totalmente trasformata.

Siamo tutti purtroppo testimoni oggigiorno di un’aggressione violenta e di minacce di distruzione del matrimonio e della famiglia. Un contrasto bruciante, aggiunge Benedetto XVI: ecco ora le persone omosessuali che reclamano in modo paradossale che la loro vita comune sia giuridicamente riconosciuta per essere più o meno assimilata al matrimonio. Questa tendenza ci fa uscire dalla storia morale dell’umanità nel suo insieme. Da quando esistono delle forme giuridiche di matrimonio, questo è stato sempre tuttavia considerato, conformemente alla sua essenza, come la comunione particolare di un uomo e di una donna che si aprono alla prole e costituiscono così la famiglia. Non si tratta quindi qui di discriminazione, si tratta di sapere ciò che l’essere umano è, uomo o donna, e che la loro vita comune può riservare una forma giuridica.

Se da un lato la loro vita comune si distacca sempre più dalla forma giuridica, tuttavia l’unione delle persone omosessuali è sempre più considerata come della stessa natura del matrimonio. Ci troviamo allora davanti alla scomparsa dell’immagine dell’essere umano e le conseguenze di questo possono essere estremamente gravi.

Animati da una volontà di demolire tutto e da un vero odio della natura umana pretendono di disfare la mascolinità e la femminilità ai fini di stabilire nel mondo intero un’indifferenziazione dei sessi. Le grandi vittime di questa politica nichilista sono innanzi tutto le donne, private della loro vocazione alla maternità e i bimbi uccisi ancor prima di vedere la luce.

Non molto tempo fa Hillary Clinton ha chiesto all’ONU che il diritto all’aborto venga proclamato su scala universale. Quando un parlamento autorizza l’interruzione di gravidanza ammettendo la soppressione del bambino che deve nascere, commette una grave violenza verso un essere umano innocente e privo di ogni capacità di difendersi. Il parlamento che approva e promulga tali leggi deve essere consapevole che oltrepassa le proprie competenze e si mette in conflitto manifesto contro la legge di Dio e la legge naturale. Dio ha detto “non ucciderai” e questa legge è assoluta.

Vedete il pervertimento del diritto: come abbiamo potuto ridurre un essere umano ad un oggetto del quale si può disporre fino a decretarne la distruzione? Un essere umano deve essere accolto e rispettato, non è l’oggetto di un diritto.

Le potenze occidentali hanno già imposto ai paesi africani, ai paesi poveri, l’applicazione del diritto all’aborto e all’omosessualità come condizione per tutti gli aiuti allo sviluppo. Più della metà dei nostri paesi africani sono obbligati a creare un ministero per le pari opportunità per ottenere aiuti dai paesi occidentali.

Il paese più colpito da questa dittatura criminale è il Vietnam, con 1.600.000 aborti all’anno.

I diritti si trovano così snaturati. La medicina stessa viene stravolta, perché anziché cercare di guarire, di migliorare la salute e di alleviare la sofferenza, acconsente a mettersi al servizio della morte prima e dopo la nascita. In Belgio, qui da voi, dopo il dibattito sull’eutanasia dei bambini nel 2014, si è legiferato. La legge è passata senza problemi, si sono levate solo poche proteste, mentre l’avvenire dell’uomo e dell’umanità sono stati esclusi da tutto questo dibattito.

Per quel che concerne la famiglia e il matrimonio c’è una volontà non solo farla andare a pezzi ma anche e soprattutto di distruggere il fine del matrimonio e disfare, snaturare la cellula della famiglia.

L’ideologia di genere e quel gruppo di pressione lavora con accanimento e grandi mezzi finanziari e mediatici.

La Chiesa si trova in una situazione straordinaria, di operare qui soprattutto, dove le nazioni opulente si impegnano a portare modifiche alla morale cristiana riguardo il rispetto assoluto della vita, dal concepimento alla morte naturale, i divorziati risposati e tutte le varie situazioni famigliari problematiche. Questa guardiana della fede non può perdere di vista che il problema fondamentale posto dalla distruzione del fine del matrimonio è un problema di morale naturale.

È un piano naturale che l’uomo e la donna siano chiamati ad unirsi definitivamente in modo indissolubile per testimoniarsi vicendevolmente la tenerezza, l’amore, per sostenersi in un’armoniosa complementarità e per procreare.

Paolo VI, con grande intelligenza e perfetta fedeltà all’insegnamento della Chiesa voleva soprattutto, con Humanae vitae, sottolineare questi due aspetti indissociabili dell’atto coniugale: l’unione e la procreazione. Questa dottrina – ha scritto – più volte esposta dal Magistero è fondata sul legame indissolubile che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di propria iniziativa, tra i due significati dell’unione coniugale: unione e procreazione.

Infatti, per la sua struttura intima, l’atto coniugale mentre unisce profondamente gli sposi, li rende atti alla generazione della nuova vita. Si tratta di una legge scritta nella natura stessa dell’uomo e della donna.

È salvaguardando questi due aspetti essenziali di unione e procreazione che l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo e della donna. Pensiamo che gli uomini del nostro tempo siano particolarmente all’altezza di comprendere il carattere profondamente ragionevole ed umano di questo principio fondamentale.

È questa realtà naturale che il Signore ha elevato alla dignità di un sacramento.

Di fronte alle potenze che fanno vacillare oggi la famiglia, la Chiesa dovrebbe scoprire in sé la vocazione di essere la sola istanza che è all’altezza di salvare la sessualità umana e l’istituzione naturale del matrimonio e della famiglia. Non si tratta solo di salvare la morale cristiana, bisogna salvare e proteggere la morale naturale, bisogna salvare e proteggere l’umanità.

Prelati cattolici e laici cristiani, dovrebbero decidersi e rifiutare di contribuire alla distruzione della morale naturale. La grande deriva è nata quando certi prelati o intellettuali cattolici hanno iniziato a scrivere o a dire “via libera all’aborto”, “via libera all’eutanasia”. Ora, a partire dal momento in cui dei cattolici abbandonano gli insegnamenti di Gesù e il magistero della Chiesa contribuiscono alla distruzione dell’istituzione naturale del matrimonio e della famiglia.

È tutta la comunità umana che si trova ferita da questo nuovo tradimento degli intellettuali.

Ma vado ora a porre una domanda chiave: il magistero della Chiesa è competente per verificare la morale naturale?

Voi stessi potete rispondermi che la Chiesa è stata la sola istituzione competente a causa dalla missione ricevuta da Dio.

La Chiesa deve riprendere la Humanae vitae di Paolo VI, così come gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI su queste questioni vitali per l’umanità. Papa Francesco stesso resta nel solco dei suoi predecessori ogni volta che sottolinea la coincidenza tra Vangelo dell’amore e il Vangelo della gioia.

Bisognerà affermare con forza e senza alcuna ambiguità il peso magisteriale di tutti questi insegnamenti e mettere in rilievo la loro coerenza e proteggere questo tesoro contro i predatori di questo mondo senza Dio.

 

Dio o niente affronta tutte queste questioni con precisione, con chiarezza, con fermezza, una fermezza che esige la nostra fedeltà radicale al Vangelo e al magistero dalla Chiesa in un linguaggio sereno e rispettoso delle persone.

Sono stato profondamente toccato dalla lettera che Papa Benedetto XVI mi ha inviato per dirmi: “Ho letto Dio o niente con un grande profitto spirituale, grande gioia e gratitudine, la ringrazio di aver avuto il coraggio di affrontare con chiarezza l’ideologia di genere”. E allo stesso modo Papa Francesco, dopo aver letto Dio o niente mi ha detto: “Grazie per questo coraggio, il suo libro mi ha toccato profondamente”.

 

Auguro anche a voi un grande profitto spirituale nel leggere con attenzione e coraggio generoso Dio o niente. Grazie per la vostra attenzione.

 

Vorrei ringraziarvi per la vostra pazienza e la vostra indulgenza. Sarei disponibile per le domande che vorrete pormi, se ne abbiamo il tempo.

Ma prima di tutto vi ringrazio infinitamente della vostra presenza, e vi ringrazio per la vostra attenzione. La mia parola è spesso brusca, difficile, radicale; ma tutti coloro che hanno fatto l’esperienza di portare il Vangelo nella sofferenza hanno spesso una parola radicale.

Ciò che cerco è servire Dio e la sua Chiesa, non ho alcun interesse personale: è per gratitudine.

Vengo da un piccolo villaggio della Guinea, da una piccola famiglia, di tre persone: papà, mamma ed io, sono figlio unico. Dio mi ha preso da questo piccolo villaggio per portarmi attraverso sentieri molto tortuosi fino al cuore della Chiesa oggi, fino a Roma. Un giorno Dio me ne chiederà conto. Sono stato preso come il giovane Davide da un piccolo villaggio, mi sono state fatte tante cose. “Cosa fai tu per la Chiesa?”

Ciascuno di noi dovrà un giorno rispondere a Dio. Abbiamo ricevuto così tante cose da lui, innanzi tutto il battesimo. Io ho ricevuto così tanto, a partire dal fatto di essere cristiano: la mia regione era animista, il mio paese è a maggioranza musulmana, ma Dio mi ha fatto la grazia di essere cristiano, di essere sacerdote, di essere vescovo, mi ha fatto la grazia di essere ora vicino al Santo Padre.

Dovrò rendere conto, e anche voi, se nascondete la vostra fede. Non vi lasciate annegare in questo mondo d’oggi. Siete nel mondo ma non del mondo, è Gesù che l’ha detto. Dobbiamo amare appassionatamente il nostro mondo, non dobbiamo giudicare il nostro mondo ma dobbiamo portarlo verso Dio. Questo è quello che vi voglio dire come incoraggiamento: non abbiate paura di essere cristiani, non abbiate paura del Vangelo, non abbiate vergogna del Vangelo.

Il Vangelo è duro, ma tutti i nostri predecessori sono morti per il Vangelo. Oggi ancora ci sono cristiani che vengono sgozzati per il Vangelo: in Africa, in Medio oriente, in Asia.

E voi… io non sarei qui se voi non foste venuti nel mio piccolo villaggio. Sono dei missionari che mi hanno dato la fede, e sono morti. Nel mio villaggio sono rimasti in due, e sono morti entrambi. E certamente il loro sangue ha fatto di me un cristiano, un sacerdote, un vescovo, un cardinale.

E anche voi, i vostri genitori, vi hanno cresciuto nella fede cristiana. Il mondo è cambiato ma, credetemi, l’uomo non è cambiato: Adamo è esattamente come me, con le stesse ambizioni. Adamo voleva essere come Dio, il demonio gli ha detto “sarai come Dio”. Oggi anche noi vogliamo diventare come Dio e abbiamo già realizzato questa ambizione.

La sola differenza tra Adamo e noi è che noi abbiamo il cellulare, ma le ambizioni, le difficoltà, le tentazioni sono le stesse. Adamo è stato tentato, anche noi siamo tentati. Qoelet diceva: “non c’è niente di nuovo su questo mondo”, non c’è niente di nuovo, l’uomo è lo stesso.

La sola differenza è che siamo nell’abbondanza, ma anche Adamo era nell’abbondanza, non gli mancava niente nel paradiso terrestre.

Siamo coraggiosi! Abbiamo davanti a nostri occhi, in televisione, gente che viene sgozzata per la fede. Che questo ci svegli, che svegli la nostra fede! I cristiani d’oriente non hanno bisogno della nostra carità, hanno bisogno della nostra fede, vedano che voi avete la stessa fede per la quale loro muoiono. Certo che dovete dar loro da mangiare e vivere ma hanno bisogno del sostegno della vostra fede.

 

Scusate se ho abusato della vostra pazienza, ma se avete domande vi risponderò.

 

DOMANDA – Eminenza la ringrazio molto per quello che ci ha portato. È vero che noi abbiamo portato la fede in Africa, lei ce la rende e per questo la ringrazio dal profondo del cuore.

Ho una domanda che mi assilla da tempo. L’uomo purtroppo è caduto nel peccato nella convinzione di diventare come Dio e noi abbiamo toccato l’albero del bene e del male che ci avrebbe dato questo conoscenza allora il Signore ci ha cacciati dal paradiso ma ha detto anche questa frase che si trova nella Genesi che mi interpella: “adesso che l’uomo ha toccato l’albero della conoscenza del bene e del male, non deve più toccare l’albero della vita”.

Mi sono sempre domandata se nel momento quando facciamo queste cose come l’aborto, l’eutanasia, non stiamo toccando quest’albero. Grazie.

 

CARD. SARAH – Beh, noi stiamo toccando tutto [N.d.T. gioco di parole perché in francese lo stesso verbo può tradursi “toccare” ma anche “colpire”].

Poco fa vi dicevo che Nietzsche ha detto che abbiamo ucciso Dio, lo vogliamo sopprimere, non abbiamo bisogno di lui. È una realtà: molte persone non hanno bisogno di Dio, qualcuno dice “mi va bene Dio ma non la Chiesa”, “mi va bene Cristo ma non la Chiesa”. Ma non c’è Chiesa senza Cristo, non c’è Cristo senza la Chiesa, c’è un’inseparabilità tra Cristo e la Chiesa, la Chiesa è il Corpo di Cristo e rispettare la Chiesa e il suo insegnamento è rispettare Cristo.

Sì, tocchiamo anche la vita. La vita non ci appartiene, è un dono che abbiamo ricevuto da Dio, è il dono più prezioso, il tesoro più grande. E noi oggi decidiamo chi deve morire? Ma con che diritto? Chi ci ha dato questo potere di decidere che qualcuno deve morire? Un bambino che deve nascere è indesiderato e deve morire, un anziano non è più utile, è stanco, deve partire. Ci sono molte cose che abbiamo toccato. Possiamo anche decidere di cambiare ciò che Dio ha creato dal principio quando ha creato Adamo ed Eva. Noi oggi no, pensiamo che ciò che Dio ha fatto, la complementarietà tra uomo e donna, non sia più necessaria.

Noi africani diciamo che la donna è la metà di un essere e l’uomo è la metà di un essere e i due insieme fanno un essere umano. L’uomo non è niente senza la donna, la donna non è niente senza l’uomo, i due non sono niente senza il terzo elemento che è il bambino. C’è una grande complementarietà. L’uomo e la donna sono complementari e fanno meraviglie quando questa unione è veramente armoniosa.

Benedetto XVI ha detto che la crisi che l’occidente attraversa non si è mai verificata nella storia dell’Occidente, mai. Mai nessuna società ha legiferato come noi stiamo legiferando in Occidente, nessuna civiltà. Tocchiamo tutto, come se fossimo Dio che vuole ricreare tutto alla sua maniera.

 

DOMANDA – Nella situazione in cui ci troviamo in Europa, cosa possiamo fare per difendere la vita concretamente, in questo mondo dove il suo valore non è evidente?

 

CARD. SARAH – Dovete unirvi.

Conoscete il racconto “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway? Racconta la storia di un uomo che va a pesca e non trova niente, allora va al largo e prende un grosso pesce, ma è da solo e non riesce a tirarlo su, allora pensa: “Lo trainerò fino al porto è lì troverò qualcuno che mi possa aiutare a tirarlo fuori dall’acqua”. Ma siccome è troppo lontano dal porto, quando lo raggiunge i pescecani hanno mangiato il pesce. Quando lo tira fuori gli resta solo lo scheletro.

Oggigiorno non possiamo andare avanti da soli, batterci da soli, dobbiamo unirci, non possiamo affrontare l’alto mare da soli, ci sono troppi pescecani.

È Gesù che lo vuole, è Dio che lo vuole. Dal principio Dio ha creato una famiglia, con Abramo, e un popolo, con Mosè. Gesù ha creato i dodici apostoli, non voleva lasciarli soli. Dobbiamo essere uniti per difendere la vita, per vivere la nostra fede. Se siamo dispersi i pescecani mangeranno i nostri valori, la nostra fede, le nostre convinzioni.

Dobbiamo unirci attorno a Gesù: Lui è la nostra forza, non abbiate paura.

Può essere che vi troviate davanti ad un gigante: la tecnologia, i media. Non potete fare nulla da soli, ma se siete insieme siete capaci di avere della forza per manifestare che la vita è preziosa, che è un grande dono, che il bambino è innocente e bisogna amarlo, che è un grande tesoro. [Con l’aborto] magari eliminate un genio.

State insieme, non abbiate paura, la Bibbia spesso ci mostra persone deboli… lo dice anche il Signore: “ti basti la mia Grazia perché è nella debolezza che si manifesta la mia potenza”.

I cristiani sono deboli oggi. I cristiani più perseguitati non sono in Oriente o in Africa, sono qui. Siete i più perseguitati perché vogliono anestetizzare la vostra fede, uccidere la vostra fede, uccidere i vostri valori cristiani. Vi dicono: “Vivete come tutti, siate moderni!”.

I cristiani più perseguitati oggi sono qui in Occidente, non in Africa. È vero, in Africa ci uccidono; se in Nigeria andate a Messa non sapete se tornate a casa, esplode una bomba in chiesa. Ma non è la morte fisica la più grave, è la morte morale. Qui anestetizzano la Chiesa, la sua dottrina, così che voi accettiate tutto: l’aborto, l’eutanasia, tutto! Siete i più perseguitati.

Ma come resistiamo alla persecuzione? Con la preghiera! Perché Gesù ha detto “senza di me non potete fare nulla”. Siate donne e uomini di preghiera, non mancate alla Messa, pregate a casa, domandate la forza di Dio, unitevi, siate fermi nella vostra fede. Il Vangelo insegna qualcosa che ci dà la vita perché Gesù ha detto: “sono venuto per portare la vita, e in abbondanza”. Dio non vuole la morte, Dio vuole la vita!

Non so se ho risposto ma, mettetevi insieme e difendete la vostra fede.

 

[Omissis, riflessione di un signore del pubblico]

 

OSSERVAZIONE di un signore del pubblico – I musulmani ci danno un grande esempio di preghiera.

 

CARD. SARAH – Sì, vi posso dire personalmente che alla fine dei miei studi biblici sono tornato a casa come parroco e quello che mi ha colpito dei musulmani è quando il muezzin alle 4 del mattino gridava: “Allah Akbar”. Io nel mio letto dicevo a me stesso: “E tu dormi ancora? Tu che credi nel vero Dio, stai ancora dormendo? Alzati!”

I musulmani mi hanno incoraggiato alla fedeltà alla preghiera, alla perseveranza nella preghiera. Quando sono in viaggio, quando arriva l’ora, si fermano per pregare. Ci sono dei musulmani molto buoni che ci ricordano la priorità di Dio.

Oggi guardate anche Papa Benedetto XVI che ha rinunciato al papato. È una cosa dolorosa per molti di noi, perché non abbiamo mai visto una cosa del genere, ma in questo momento lui sta scrivendo un’enciclica: con la sua vita ci sta insegnando che la preghiera e Dio devono essere per noi una priorità. Crediamo forse di dover fare tante cose attive, certo è necessario, ma lui ha detto “passerò gli ultimi momenti della mia vita a pregare, a parlare con Dio”.

Non è il primo che mi ha insegnato la preghiera. C’è un altro un vescovo africano che è andato in pensione dopo essere stato in Kenya e ha chiesto di entrare dai trappisti a Tre Fontane, a Roma. Gli è stato risposto: “Monsignore, il diritto canonico le impedisce di diventare monaco adesso”. Ma lui ha risposto: “Ma io voglio terminare la mia vita con i monaci”. Allora gli è stato detto: “Lei può andare da loro come ospite permanente, fare la vita del monaco come loro, ma senza essere monaco”.

Questo vescovo mi ha detto: “Monsignore, per tanti anni come prete e vescovo ho parlato di Dio, adesso parlerò con Dio”. Noi sacerdoti corriamo un grande pericolo: di parlare di Dio ma qualche volta non abbiamo il tempo di parlare con Dio. Quello che vi dico è importante: date la priorità a Dio e alla preghiera.