Pratica del mese di marzo dedicato a San Giuseppe

Sacra Famiglia

Per desiderio di fare qualche cosa gradita a Gesù ed a Maria, le anime divote consacrano tutto quanto il mese di Marzo ad onorare S. Giuseppe, che è stato scelto da Dio ad essere l’angelico sposo di Maria ed il padre adottivo del Salvatore del mondo.
Ora questa divozione è una sorgente di tutte le grazie le più elette; giacché Dio non saprebbe certamente negare ciò che per tutto un intero mese gli si domanda mediante la intercessione ad un Santo, al quale egli qui in terra volle per ben trent’ anni obbedire, e che lassù in cielo ha collocato con Maria sì da presso a Lui.
Se amate celebrare con frutto il mese di S. Giuseppe, fino dalla vigilia proponetevi qual grazia vi volete ottenere dal Signore per la intercessione di lui. In questi giorni poi che a lui son dedicati, offrite tutte le vostre preghiere e le azioni vostre a quest’ intenzione. Se le vostre occupazioni vel promettono, tutti i giorni fate la meditazione assegnata in questo libretto, o meglio leggetela per vostra lettura spirituale. Le meditazioni sono state distribuite in modo che ve ne sia una per ciascun giorno del mese di marzo.
Abbiate nella vostra stanza una piccola statua od una imagine di S. Giuseppe, avanti alla quale reciterete, almeno tutte le sere, una delle preghiere che in ogni giorno del mese sono arricchite di preziose indulgenze.
Fra giorno invocate spesso i nomi di Gesù, di Maria, di Giuseppe, e, se cosi parrà al vostro confessore, disponetevi a fare la comunione, il mercoledì di ogni settimana.
Potendo, ascoltate tutti i giorni del mese di marzo la Santa Messa per ringraziar Dio delle prerogative concedute a S. Giuseppe, e di tutte le grazie che avete ottenuto per la sua mediazione.
In tutto questo mese, secondo che vi sarà dato, fate una limosina ad un fanciullo, ad una povera madre e ad un vecchio, in onore della Santa Famiglia, la quale soffri tutti i rigori della miseria e della povertà. Applicate le indulgenze che acquisterete in suffragio delle anime del purgatorio che ebbero maggior devozione a Gesù, a Maria ed a Giuseppe.
Finalmente, giunto che siate al termine di questo bel mese, prendete la risoluzione di seguitare ad onorare S. Giuseppe tutti i giorni di vostra vita; consacrategli tutti i vostri interessi più cari, la vostra famiglia, i vostri amici, tutti quelli che vi sono uniti coi legami di carità; pregatelo a mettere il suggello a tutti i benefizi, ottenendovi la grazia di morire fra le braccia di Gesù e di Maria, cogli occhi fissi nella sua dolce imagine.
Tutto a Gesù per Maria,
Tutto a Maria per Gesù, per S. Giuseppe.

NB. Prima dell’ esercizio, si possono recitare le litanie di S. Giuseppe, e terminarlo colla recita dell’ inno: Quicumque sanus ecc.

G. M. G.

PREGHIERE PER L’ESERCIZIO DEL MESE DI SAN GIUSEPPE

Quicumque sanus vivere,
Cursumque vitae claudere
In fine laetus expetit
Opem Josephi postulet.

Hic Sponsus almae Virginis
Paterque Jesu creditus,
Justus, fidelis, integer,
Quod poscit, orans impetrat.

Quicumque etc.

Foeno iacentem parvulum
Adorat, et post exulem
Solatur; inde perditum
Quaerit dolens, et invenit.

Quicumque etc.

Mundi Supremus artifex
Eius labore pascitur,
Summi Parentis Filius
Obedit illi subditus.

Quicumque etc.

Adesse morti proximus
Cum matre Jesum conspicit,
Et inter ipsos iubilans
Dulci sopore solvitur.

Quicumque etc.

Gloria Patri et Filio
Et Spiritui Sancto,
Sicut erat in principio,
Et nunc et semper in saecula.

Quicumque etc.

Ant. Ecce fidelis servus et prudens quem constituit Dominus super familiam suam.

V. Ora pro nobis, beate Joseph.
R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus
Deus, qui ineffabili providentia beatum Joseph sanctissimae Genitricis tuae sponsum eligere dignatus es, praesta, quaesumus; ut quem protectorem veneramur in terris, intercessorem habere mereamur in coelis. Qui vivis et regnas in saecula saeculorum. Amen.

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NOTE
(1) Indulgenza parziale di un anno ogni volta che ai recita quest’inno; la detta indulgenza à applicabile alle anime del purgatorio.

Chi sano brama vivere
E lieto i giorni chiudere,
Ricorra con fiducia
Di S. Giuseppe ai meriti.

Ei sposo della Vergine
Del divin Figlio bailo,
Giusto, fedel, castissimo
Impetra a ognun le grazie.

Chi sano ecc.

Il nato infante ei venera
Là nel presepe, ed esule
L’ assiste e poi smarritolo
Lo cerca ansante, e trovalo.

Chi sano ecc.

Vede che nel suo transito
Gesù e Maria l’assistono,
E in mezzo a lor con giubilo
Esala il puro spirito.

Chi sano ecc.

Al genitor sia gloria,
Al Figlio e al santo Spirito
Come fu da principio,
Or, sempre e in tutti i secoli.

Chi sano ecc.

Ant. Ecco il servo fedele e prudente che il Signore ha stabilito sulla sua famiglia.

V. Pregate per noi, o beato Giuseppe.
R. Affinchè noi diveniamo degni delle promesse di Cristo.

ORAZIONE
O Dio, che per una ineffabile previdenza, eleggere vi degnaste il beato Giuseppe a sposo della santissima vostra madre, deh fate, ve ne preghiamo, che noi venerandolo qui sulla terra qual nostro proteggitore, meritiamo di averlo per intercessore nel cielo; ve ne supplichiamo, o Signore, che vivete e regnate nei secoli. Cosi sia.

Ave, Joseph, gratia piene; Jesu et Maria tecum; benedictus tu in hominibus, et benedictus fructus Sponsae tuae Jesu.
Sancte Joseph, pater nutritie Jesu, et beatae Virginis Mariae sponse, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen.

Dio ti salvi, o Giuseppe pieno di grazia; Gesù e Maria sono teco; tu sei benedetto fra tutti gli uomini, e sia benedetto Gesù, il frutto della casta tua Sposa.
S. Giuseppe, padre putativo di Gesù, e sposo della beatissima vergine Maria, prega per noi poveri peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Cosi sia.

MEDITAZIONI PER OGNI GIORNO DEL MESE DI MARZO

Quanto San Giuseppe sia onorato nella Chiesa

Da che il cielo rivelò alla terra la gloria di San Giuseppe, si poco conosciuto nei primi tempi del cristianesimo, se gli potè applicare, col ben più giusto titolo che a Mardocheo, queste parole d’Assuero: « Così si dee onorare colui che il re vuole onorare. » Il nostro secolo sembra aver fatte sue in peculiar modo queste parole profetiche: Andate a Giuseppe e fate tutto ciò che vi dirà. (Gen. XLI)
Dopo Gesù e Maria, nessun altro santo si ebbe omaggi più solenni e frequenti di Giuseppe, il quale fu Padre adottivo del Salvatore e casto Sposo di Maria Immacolata.
Sono state moltiplicate ed estese in tutta quanta la Chiesa le feste decretate in suo onore; e fra tutti i beati che regnano in cielo, San Giuseppe è desso il solo che abbia la gloria di vedere il suo nome associato a quelli di Gesù e di Maria. Che se i devoti figli di Maria consacrano il sabato in onore dell’Augusta Madre di Dio, essi del pari dedicano il mercoledì a San Giuseppe, e in ciascun anno passano un mese intiero in pregarlo.
I sommi Pontefici hanno aperto liberalmente i tesori della Chiesa a favore di coloro che invocano questo illustre Patriarca; la sua dolce immagine è la sola che i fedeli non temano di porre vicino a quelle di Gesù e di Maria; nelle orazioni della messa, la Chiesa vuole che se ne faccia memoria prima degli apostoli; essa accorda un’ indulgenza considerevole ai sacerdoti che lo pregano prima di celebrare i santi misteri (1).
Tutte le arti si compiacciono di esaltare e perpetuare il suo nome e le sue virtù nella memoria degli uomini; la scultura e la pittura riproducono i suoi lineamenti e le geste principali della sua vita.
In ogni secolo, l’eloquenza ispira i più bei geni per encomiare la sua giustizia e le sue alte prerogative. Ieri era sant’ Agostino, ai cuori infiammati, Giovanni soprannominato Bocca d’oro, San Girolamo, San Bernardino da Siena, il sapiente cancelliere Gersone, la serafica Teresa, che sì spesso provò e sperimentò nella sua vita, quanto ei fosse buono e potente presso Dio, San Francesco di Sales che gli dedicò la sua più bella opera, il venerabile fondatore di San Sulpicio, che hà lasciato in eredità a tutti i suoi figliuoli il suo amore e la sua ammirazione per San Giuseppe. Oggi è Fléchier con dicitura elegante, il p. La Colombière sì versato nelle vie di Dio, l’ aquila di Meaux, questo prodigio d’eloquenza che ci ha lasciato di San Giuseppe due discorsi, i quali lo pongono sopra tutti gli Oratori cristiani; il R. P. Faber, la gloria e la speranza della Chiesa d’Inghilterra, che ci diè da poco tempo ammirabili pagine intorno a San Giuseppe, nelle quali traspira quella sublimità e quella pietà che assicurano un favorevole successo tanto meritato a tutti i suoi libri.
Tutte le classi della società, tutte le età della vita, porgono a San Giuseppe i loro voti e le loro preghiere; i monarchi depongono a’ suoi piedi lo splendido tributo del loro rispetto e della loro riconoscenza; i Pontefici, l’omaggio della loro grandezza; le città, i regni, gl’ imperi, le cristianità nascenti si pongono sotto il suo augusto patrocinio; gli ordini religiosi lo venerano qual loro protettore, parecchi ne vogliono portare il nome e si applicano ad imitarne le virtù. Infine nelle famiglie cristiane, le madri sono felici di sceglierlo a patrono dei figliuoli, che il Cielo loro ha dato, acciò che vegli sopra la loro innocenza, come vegliò, vivendo quaggiù, sul prezioso tesoro che Dio gli aveva affidato.

Esempio (1)

Convittori senza ingegno protetti da San Giuseppe

« Correva il mese di aprile ed avevamo appena terminati gli esercizii del mese di San Giuseppe che celebravamo per la prima volta in collegio. Un giovane studente di terza classe diceva a suo fratello minore, che frequentava la stessa sua classe: «Da che appresi a conoscere ed a pregare San Giuseppe, le mie lezioni e i miei doveri mi danno assai poco da fare. Se avvenga che tu ancora ci provi qualche difficoltà prega San Giuseppe e vedrai che tutto t’andrà bene. » Due giorni dopo, fu dettato a’ giovani studenti il tema di un grande componimento che doveva valere per tre, componimento trimestrale, e per conseguenza importante e decisivo per l’attestato e per li premi. Nella terza classe il tema fu una traduzione dal latino difficilissima. Il maggiore traduce bene il latino e fa un eccellente dovere; ei fu dichiarato il primo. Il minore si studia di capirlo, svolge il suo dizionario, si pone la testa fra le mani, ma inutilmente; non vede niente, nulla comprende, lo trova difficilissimo. E già la metà del tempo era ornai scorsa, ed egli non aveva ancora fatto nulla. « Sto per diventare l’ultimo, diceva il buon giovinetto, il che mi farà essere il penultimo negli attestati di lode. » Ciò diceva tutto addolorato. Quand’ecco improvvisamente un raggio gli brillò in cuore ed era quello della speranza. Ei si ricorda di San Giuseppe, e recita in suo onore un Pater ed un’Ave. « Deh! diceva egli poscia nella ricreazione a suo fratello, S. Giuseppe m’ha fatto trovare ciò ch’ io punto non trovava; son sicuro d’essere il secondo. » Nè s’ingannava; il suo componimento fu bello per poco quanto quello del suo fratello maggiore. E raccontava questo fatto con riconoscenza. Buon giovane! Egli mori l’anno appresso d’ una morte preziosa agli occhi di Dio.»

Pratica — Domandate una grazia particolare al Signore per questo mese, per la intercessione di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, non m’ allontanate da voi per tutta la mia vita.

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Note

(1) Raccontiamo questo fatto, tal quale ci fu trasmesso da un Ecclesiastico addetto alla direzione di un collegio dei PP. Maristi.

Quanto la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria abbia aumentata la gloria di San Giuseppe

La gloria di San Giuseppe già cosi splendida, sembra aver ricevuto ancora un nuovo aumento, dopo la definizione dogmatica della Immacolata Concezione della Santissima Vergine, sua casta sposa. Maria è impareggiabile in tutti i suoi privilegi, e singolare in tutte le sue grandezze; ella è sola immacolata nella sua concezione; Ella è madre, ma la sua fecondità é coronata dei più bei fiori della sua verginità; Ella è vergine, ma la sua verginità è coronata dei frutti della sua fecondità; Ella é regina, ma il suo regno si estende sopra tutte le grandezze e le potenze dell’ universo; Ella è benedetta da Dio, ma lo è al disopra di tutte le donne. Ora se è singolare fra le madri, singolare fra le vergini, singolare fra le regine, non doveva essere altresì singolare fra le spose? Bisognava dunque che San Giuseppe fosse singolare ne’ suoi meriti, acciocché Maria potesse amarlo singolarmente fra i santi. Bisognava che fosse di una purità più che angelica, acciocché la più santa delle vergini, che si era turbata alla vista di Gabriele, consentisse a vivere, si lungo tempo, con essolui nella più grande intimità. Bisognava infine, come insegnano i santi Dottori, che la grazia che prevenne e santificò Giuseppe nel seno di sua madre, spegnesse in lui la concupiscenza e gl’ inspirasse il pensiero di consacrarsi a Dio col voto di verginità. Se una donna virtuosa a detta dello Spirito Santo è la ricompensa di colui al quale è assegnata, a qual grado di perfezione non doveva essere innalzato Giuseppe essendo stato scelto da Dio fra tutti i santi, ad essere sposo di quella Vergine incomparabile che avea meritato, per le sue eminenti qualità di divenir Madre del Figlio unico di Dio!
Certamente, che Maria, la quale non la cede in meriti che al suo divin figliuolo, era mille volte più santa di San Giuseppe, contuttociò è da dire che questo santo Patriarca doveva avere una virtù in qualche maniera proporzionata a quella di Maria, poiché nelle unioni bene assortite vi debb’ essere una certa rassomiglianza nei costumi, nelle inclinazioni e nelle condizioni delle due parti. È dunque vero il dire che la definizione dogmatica dell’ Immacolata Concezione che ha sublimato cotanto la gloria di Maria abbia contribuito altresì ad accrescere quella di Giuseppe il quale doveva essere tanto più santo e più perfetto, quanto la casta sua sposa era stata più arricchita di tutti i privilegi e di tutti i doni di natura e di grazia.
Allorché onoriamo Maria sotto il bel titolo d’Immacolata, non dimentichiamo di glorificare altresì colui che partecipa a tutti gli omaggi resi alla sua casta sposa.
Nè temiamo con ciò di scemare la gelosia di Maria, che l’esperienza dimostra tuttodì che colla devozione a San Giuseppe, quella verso Maria in iscambio di diminuire vie più s’ infiamma; ciò non è togliere il proprio cuore a Gesù facendone parte a Maria; fessamente non è un toglierlo a Maria, facendone parte a Giuseppe. L’ affezione mutua che univa Gesù, Maria e Giuseppe non faceva della Santa Famiglia che un cuore ed un’ anima; sarà lo stesso della devozione che li riunirà tutti e tre nei nostri cuori.

Esempio

Protezione di San Giuseppe

La venerabile suor Chiara Maria della Passione si è distinta fra le degne figlie di Santa Teresa per una illimitata confidenza nel casto sposo di Maria Vergine San Giuseppe che era il suo rifugio in tutte le sue necessità. Eccone un esempio fra mille. Una suora che l’aveva accompagnata a Roma, per ajutarla a fondarvi un monastero, doveva lasciarla per tornarsene nel suo. Suor Chiara temeva sommamente che questa uscita di cui nel mondo s’ignorava il motivo, potesse pregiudicare alla riputazione del nuovo convento. In questa sua perplessità si rivolse a San Giuseppe : « 0 amato mio protettore, gli disse voi conoscete in quanto avvilimento va a cadere questa povera piccola casa della Regina del cielo vostra casta sposa, » Incontanente sente nel suo interno queste parole : Tertia die resurget. « Ella risorgerà il terzo dì. »
L’evento confermò la verità della predizione. Da tali parole fui tutta rallegrata, dice Chiara, nella speranza che, come la passione di Gesù Cristo aveva cominciato cogli obbrobrii e finito colla gloria della risurrezione, così questa casa, dopo alcuni giorni di prova, avrebbe ancora la sua gloriosa risurrezione. Ciò che appunto segui e con mezzi ch’ io non avrei potuto mai immaginare.

Pratica – Salutate oggi tre volte Maria come sposa Immacolata di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
O mio divin Gesù, Giuseppe e Maria, io vi onorerò in tutto il tempo della mia vita!

G. M. G.

La definizione dogmatica dell’ Immacolata Concezione ha rallegrato il cuor di Giuseppe

La gloria che la definizione dell’ Immacolata Concezione ha procurato a Maria, ha sommamente rallegrato il cuor di Giuseppe, poiché nessuno meglio di lui sapeva quanto questa augusta Vergine meritasse il bel titolo d’Immacolata. E se prima di publicare questo sacro oracolo, che colmò di gioja i cristiani, la Chiesa della terra avesse potuto consultare quella del cielo, con qual godimento ineffabile Giuseppe avrebbe reso testimonianza alla sua casta sposa, che non aveva giammai scoperto in lei, nello spazio dei trent’ anni che avevano passati insieme» nella più grande intimità, la più leggera macchia di peccato; anzi che 1′ avea sempre veduta fare quanto v’ aveva di più perfetto e di più gradito a Dio, non proponendosi mai altro che la sua gloria, senza che nessun pensiero a proprio riguardo venisse mai a guastare la purezza delle intenzioni di lei. Questo onore ha messo il colmo alla felicità di Giuseppe, perchè nessun santo siccome Lui ha ricevuto tante grazie e tanti favori da Maria, nessuno quant’ egli le fu unito con legami sì stretti e sì puri. Ci basti il dire con san Bernardino da Siena, che Maria glorificò Giuseppe del dono il più prezioso. Come sposa vergine, gli diede il suo cuore immacolato, santuario vivo della divinità, affinchè arricchito da questo tesoro egli avesse sempre il diritto di dire: Il cuor di Maria il più puro, il più amante ed il più amabile di tutti i cuori, è mio. Come Vergine Madre, Maria confidò Gesù nelle mani del suo sposo, Gesù frutto dell’ albero della vita, la sorgente di tutte le benedizioni.
Entriamo nei sentimenti di questo santo Patriarca, amiamo e benediciamo Iddio, rallegriamoci del trionfo della nostra Madre, e dopo aver con tutti i nostri voti invocata questo prezioso privilegio che dovea porre
il suggello a tutte le sue prerogative, non cessiamo di glorificare il Signore e di ringraziarlo di ciò che ci ha compartito, nel suo amore, di vedere ciò che tanti altri non poterono, quel giorno non mai benedetto abbastanza nei secoli dei secoli; uniamoci a Giuseppe, preghiamolo di supplire alla nostra insufficienza e di presentare egli stesso, alla nostra augusta Madre le nostre congratulazioni ed i nostri omaggi.

Esempio

Commovente confessione sul potere di san Giuseppe

Un religioso, celebre per la sua pietà, per la scienza e pei servigi da lui resi alla Chiesa, sapendo che diamo opera al raccogliere esempli a gloria di san Giuseppe, ci ha onorato delle linee seguenti che riproduciamo secondo il testo.
« Il glorioso san Giuseppe mi è stato di grandissimo giovamento mediante la sua intercessione, e mi credo in dovere di far noti con animo riconoscente i benefici onde mi ha colmato, quantunque ne fossi indegno. In sull’ essere ordinato sacerdote conoscendo quanta fosse la mia pochezza e la mia debolezza per adempiere degnamente le funzioni sublimi del sacerdozio, mi consacrai a san Giuseppe la mattina stessa della mia ordinazione. Passati alquanti anni nelle occupazioni del ministero, e trovandomi affaticatissimo andai a prendere un po’ di sollievo presso una famiglia di mia conoscenza ritirata in un castello della campagna. Là fui campato da una morte subitanea e violenta per la protezione del glorioso san Giuseppe. L’accidente terribile per quale avrei dovuto perire non mi lasciò che un leggero dolore. E qui dirò schiettamente a mia confusione, che non mi sentiva per nulla disposto di comparire in quel momento davanti al divin tribunale. Quindi debbo al mio incomparabile Protettore non solo la vita del corpo che mi conservò ma e la eterna altresì che saria pericolata senz’ altro con quella morte imprevista ed inaspettata. Questo fece si che la mia devozione e la mia confidenza verso di Lui, si accrescessero; debbo però dirlo, che io non faceva per lui niente o quasi niente, ed era la mia devozione piuttosto un sentimento di cuore che un culto speciale verso di lui. Circa tre anni dopo, la mia riputazione fu al punto di essere perduta affatto per un seguito di circostanze che qui non istarò a dire. Il mio possente Protettore con un vero miracolo, io qui lo attesto, seppe trarmi da siffatto pericolo. Per quanto si spargesse contro di me, io nulla soffrii nella riputazione, che io credeva senza più affatto spacciata. Il mio glorioso patrono, di, cui ho preso il nome, non si tenne contento di avermi per tal maniera colmato di grazie, qualche anno appresso mi chiamò alla sublime vocazione religiosa. Molti ostacoli m’ era d’ uopo superare per corrispondervi, ma il glorioso santo li appianò tutti, ed
io potei finalmente consacrarmi tutto a Dio in un ordine religioso. Posso io dunque dire quante obbligazioni ho io mai a san Giuseppe? 0 sacerdoti del Signore, voi che sopra tutti siete tanto da lui amati, pregatelo, confidate in lui, e sperimenterete anche voi i dolci effetti della onnipotente sua protezione. Possano queste mie veridiche parole, tuttoché non possano dire netta e schietta tutta la verità, contribuire ad accrescere la devozione al nostro glorioso santo! Ed ecco come san Giuseppe dopo avermi salvata la vita del corpo, ha posto in istato di sicurezza la vita dell’anima, m’ha mantenuto l’onore della vita civile ed hammi ottenuto la grazia di poter menare una vita perfetta. Sia gloria eterna in cielo e sulla terra al santissimo sposo di Maria. »

Pratica – Ad ogni ora del giorno salutate san Giuseppe con una breve preghiera.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, custodite il mio cuore durante la vita mia.
G. M. G.

Quante ragioni sopra il cuore di San Giuseppe vi abbia ottenuta la dogmatica definizione dell’ Immacolata Concezione di Maria

Dio poteva, senza dubbio fino dall’ origine del cristianesimo, obbligarci a credere qual verità rivelata l’ Immacolata Concezione di Maria: no, ha voluto lasciarci il merito di credervi spontaneamente, seguendo l’ inclinazione del nostro cuore, senz’ esservi costretti dagli anatemi della chiesa. Ei volle che la dogmatica definizione dell’ Immacolata Concezione di Maria, che doveva mettere il colmo alla sua gloria, si ottenesse dai voti i più ardenti, dalle preghiere e dalle buone opere dei suoi figli. In confermazione di ciò quanti sospiri delle anime giuste hanno invocato questo bel giorno di trionfo della nostra cara Madre: quante elemosine, quante mortificazioni fatte a questa intenzione, quanti santi sacrifici offerti per sollecitare questo momento fortunato (1)!
Il Signore tocco dal nostro amore e dalla nostra affezione per Maria, volle soddisfare a voti si graditi al suo cuore ed al nostro. Maria fu proclamata Immacolata dalla voce infallibile del Vicario di Gesù Cristo, e questa definizione fu ricevuta da tutti i figli di
Maria con insoliti trasporti di gioia e di speranza.
Ah! se l’ ingratitudine è il vizio della terra, la riconoscenza è la virtù del cielo; e se un tempo il figliuol di Giacobbe si mostrò tutto bontà, tutto misericordia verso de’ suoi fratelli, che l’avevano tradito e venduto come vile schiavo, che non farà Giuseppe, di cui l’ antico patriarca non era che figura, a favore de’ figliuoli suoi sì devoti a Maria, sua casta sposa, e sì lieto della felicità di Lei, sì zelante per procurare la sua gloria?
Ah! noi dobbiamo oggimai volgerci a san Giuseppe con tutta confidenza, noi possiamo senza timore ricordargli tutte le ragioni che abbiamo ai suoi favori, quanto facemmo e quanto fatto avremmo volentieri per porre il colmo alla sua gloria ed alla sua felicità adoperandoci di tutto cuore pel trionfo di Maria; ottenendo la solenne consacrazione del privilegio più bello di lei.
O sposo castissimo della più pura delle Vergini, mille volte più potente di noi, collocato presso la sorgente delle grazie, otteneteci da Gesù vostro divin Figliuolo quella purezza tanto cara a’ suoi occhi, e se non abbiamo avuta la sorte d’ essere concepiti senza peccato come Maria e di nascere come voi purificati dalla macchia originale, deh! fate che la nostra vita sia santa ed immacolata come la vostra, affinché un giorno ci sia
dato di essere con esso voi ammessi alla compagnia della Regina dei cuori puri. Amen.

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Note

(1) Nell’anno 1853 furono dette mille messe ogni giorno in tutta la Chiesa per ottenere la definizione dogmatica dell’ Immacolata Concezione.

Esempio

Una tempesta sedata da San Giuseppe

Ecco un tratto riferito da autori gravissimi e degni di fede (1), il quale prova quanto questo pio esercizio in onore di san Giuseppe gli sia accetto e quali preziose grazie ottenga a coloro che lo praticano con devozione.
Due Francescani navigavano sulle coste di Fiandra, quando sollevossi una furiosa tempesta che sommerse la nave con trecento passeggeri che in essa trovavansi. La divina Provvidenza dispose che questi due religiosi potessero afferrare un pezzo della nave, sulla quale lottarono fra la vita e la morte per lo spazio di tre intieri giorni, con sempre sotto gli occhi l’abisso immenso che minacciava d’ inghiottirli. In tanto pericolo ricordandosi di san Giuseppe, pieni di confidenza nella sua possentissima intercessione, si raccomandarono a Lui come alla loro vera tala di salute dopo il naufragio e a quella dolce stella che dovea condurli in porto. Appena avevano terminata la loro preghiera, che già erano esauditi; la tempesta posò, il cielo si rasserenò; il mare si abbonacciò e la speranza rinacque nel loro cuore. Ma quello che colmolli di somma gioja, si fu il vedere un giovane, tutto grazia e maestà il quale, dopo averli graziosamente salutati s’offri a servir loro di guida. Essi s’ avvalgano, vogano felicemente, il mare ed i venti obbedendo a colui al quale il Dio Signor del mare e de’ venti aveva altre volte prestato obbedienza. Giunti alla riva i due religiosi si prostrano ai piedi del loro liberatore, che non conoscono, e reputano un angelo; e dopo avergli reso vivissime grazie, lo pregano istantemente di volersi loro manifestare. « Io sono Giuseppe, ei rispose, se mi volete fare qualche cosa gradita, non lasciate passar giorno senza recitare devotamente sette volte l’ Orazione Domenicale e la Salutazione Angelica in memoria dei sette dolori onde la mia anima fu afflitta, delle sette Allegrezze colle quali il mio cuore fu perfettamente consolato nei giorni ch’ io passai sopra la terra, in compagnia di Gesù e di Maria. » Dette queste parole disparve, lasciandoli ripieni della più sentita allegrezza, e penetrati dal desiderio il più sincero di onorarlo e di servirlo tutti i giorni di loro vita.

Pratica – Recitate oggi sette Pater e sette Ave in onore dei sette dolori e delle sette allegrezze di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, santificatemi durante la vita mia.

G. M. G.

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Note

(1) Joan. de Panno, in authent. Ord. Francese. – Gratian., – Carmel. I. V. 8. Joseph. – Carthag., Maral. P. Jacquinot. P. Pa-
trignani, 1. II, c. 8.

San Giuseppe sposo di Maria

L’ incomparabile figlia di Gioachino e di Anna, l’ augusta Maria aveva consacrato al Signore la sua verginità. Destinata a divenir Madre di Dio senza cessare di esser vergine, bisognava che uno sposo scelto fra tutti i Santi coprisse di un velo senza macchial’ adorabile mistero del Verbo incarnato, e di­venisse il protettore ed il custode della più nobile e più pura di tutte le creature uscite dalle mani di Dio.
Tale è la sublime dignità alla quale San Giuseppe fu elevato. Sposo di quella Vergine, chiamata benedetta da tutte, le nazioni, di quella Vergine che doveva dare al mondo il Figliuolo della promessa: Sposo di Maria, Madre di Dio con tutta la preminenza che la natura e la religione hanno congiunta con questa qualità: qual eccellenza in siffatta su­periorità! ma e qual purezza in questa unione tutto spirituale! La virtù sola formava i le­gami che li univano; la stima reciproca ren­deva eterni quei nodi, che la cupidigia so­vente rompe nel momento istesso che li forma. I sentimenti del loro cuore, purificati dalla carità la più perfetta, facevano più pura e più stretta la loro angelica unione, ed essi godevano, allo stesso grado, dei diletti della innocenza e delle dolcezze di una illimitata confidenza.
Giuseppe era vergine prima di essere con­ giunto in matrimonio alla figlia di David, e la sua unione colla Regina dei vergini fè bril­lare la sua verginità d’un più vivo splendore.
Gli occhi di Maria vibravano raggi che puri­ficavano sempre meglio l’ amore del casto suo sposo, « il quale ha sorpassato in purezza, dice san Francesco di Sales, gli Angeli della più alta gerarchia ».
Ah! perchè non mi è dato di poter pene­trare nel santuario ove queste due anime Serafiche consacravano i loro giorni alla pre­ghiera ed alle azioni di grazie. Chi potrà dire le tenere cure che Giuseppe aveva per Maria; chi potrà esprimere quella venerazione reli­giosa che gli faceva riguardare questa augu­sta Vergine piuttosto come sovrana che come sua Sposa? Conscio dei doni di Dio, venerava in Lei i doni della grazia, sapeva che tutta la gloria di lei derivava dall’essere essa stata elevata alla maternità divina; conosceva tutta la grandezza del suo Figliuolo ed avventura­tissimo si reputava di partecipare con Maria alle cure ed alla sollecitudine intorno ad un
deposito cosi prezioso.

Devoti figli di Maria, imparate da San Giu­seppe, che ebbe la sorte di servire pel primo questa Vergine impareggiabile, come dobbiate onorare la vostra divina Madre, e professarle un rispetto pieno di tenerezza, come dobbiate ricorrere a Gesù per mezzo di Maria, affine di rendergli più grato quanto offrirete alla sua divina Maestà; i vostri voti presentati a lui da si tenera Madre, diverranno preghiere sue proprie, e saranno sempre esaudite.

Esempio

Una Signora di gran pietà, chiamata Anna Hertai, fu la prima che cominciò ad introdurre il culto di San Giuseppe a Ternove sua patria, nella quale quello della B. Vergine vi era già fiorente. Per riuscire nel suo pio disegno non badò a difficoltà, e a sacrifizi che le dovesse co­stare. Fece costruire in onore di San Giuseppe una vaghissima Cappella, la quale attirò gran numero di fedeli; e qui osservate il fine prin­cipale che infiammò lo zelo di lei in questa occasione. La tenera devozione degli abitanti di Ternove verso Maria era ai suoi occhi certa­mente un diamante assai prezioso, ma mancava di essere incastonato nell’ oro, che doveva accre­scerne lo splendore; ciò ch’ella fece ispiegando tutto il suo zelo, per ispirare a’ suoi pii con­cittadini una devozione a San Giuseppe simile a quella che avevano per Maria.

Pratica – Offrite in questo giorno le vostre azioni a San Giuseppe per mezzo di Maria.

ORAZIONE GIACULATORIA.
Gesù, Giuseppe e Maria, deh che la mia lin­gua vi lodi in tutta la vita mia.

Il santo nome di Giuseppe onorato da Maria (vedere nota A)

Adamo ricevè dal Signore l’ autorità di po­ter dare il nome a quella che Dio gli aveva dato a compagna, così lo Spirito Santo si riservò la cura di scegliere esso un nome a colui che dovea occupare il suo luogo e rappresentarlo presso la Madre di Dio. Giu­seppe, nome benedetto in tutte le lingue, nome nobilissimo e dolcissimo in fra gli al­tri tutti, dopo quello di Gesù e di Maria; questo glorioso nome che significa abbondan­za, aumento, annunziava i tesori di grazia e di merito, onde la sua anima dovea essere arricchita.
Chi potrebbe dire con qual rispetto e con qual tenerezza la Regina dei vergini pronun­ciava il nome di Giuseppe, che teneva appo lei il luogo di Dio stesso. Ah! mi sembra udirla tutte le mattine, allorché queste due anime serafiche si riunivano per pregare in comune, in compagnia del loro divin Figliuo­lo, che si trovava in mezzo ad essi, mi sem­bra udirla ripetere con angelica voce queste affettuose parole: Ave, Joseph, « salve o Giu­seppe. » E quando la notte stendendo il te­nebroso suo velo annunziava l’ora del riposo alla santa famiglia, Maria modello delle donne cristiane, prima di separarsi dal casto suo sposo, piegando modestamente il capo, ripe­teva con una grazia ineffabile; Ave, Joseph,
« salve o Giuseppe. »
Devoti figli di Maria, sull’ esempio della
augusta vostra Madre, siate fedeli allo sve­gliarvi d’invocare il santo nome di Giuseppe, e al morir del giorno, prima di chiudere le pupille al sonno, immagine della morte, ri­petete ancora con affetto e confidenza il bel nome di Giuseppe: Ave, Joseph.
Questo santo nome di Giuseppe, Gesù ri­posando in sulle ginocchia della sua Madre balbettò la prima volta di sua bocca. Madri pie, maestri cristiani, seguite si bell’esem­pio, e i santi nomi di Gesù, Maria e Giu­seppe siano sempre le prime parole che fate ridire a quei garzonetti innocenti che il cielo ha confidato alla vostra tenerezza.
In tutti gl’ incontri Maria volgevasi al ca­sto suo sposo, ne invocava il nome, e chia­mavaio in soccorso. E noi pure in mezzo alle nostre pene ricorriamo a Giuseppe, imploria­mone l’ assistenza; e Dio per la interces­sione di lui ne trarrà dall’ Egitto per con­durci alla nostra vera patria.
Una volta Maria comandò ad uno schiavo moro che stava per essere battezzato, di pren­dere il nome di Giuseppe, in memoria del casto suo sposo. Desiosi di piacere a Maria, i genitori cristiani, si stimano felici di poter al sacro fonte porre i loro figliuoli sotto il patrocinio di San Giuseppe.
Un’ altra volta Maria aprendo i cieli fè ve­dere agli occhi della estatica Santa Geltrude l’ impareggiabile splendore del trono ove assidevasi il glorioso suo sposo, e volle ponesse mente come al solo nome di Giuseppe, tutti i Santi del Paradiso piegavano riverentemente il capo per fargli onore (Rivelazioni, lib. IV. cap. 12).
Il vostro nome, o Giuseppe, sarà quind’ in­nanzi più sovente nei nostri cuori e sulle nostre labbra che lo pronunceranno con mag­gior rispetto. Godremo lungo il giorno di be­nedirlo e d’ invocarlo di quando in quando.

Deh che possiamo rendere l’ ultimo respiro ripetendo con amore e confidenza: Gesù, Ma­ria, Giuseppe!

Esempio

Quanto Maria desideri che amiamo San Giuseppe

Un religioso esortava un giorno il venerabile padre Baldassare Alvarez a raccomandarsi a San Giuseppe, nell’atto che gliene presentava l’im­magine; al che il Padre gli rispose. « Avete ra­gione, questa stessa raccomandazione precisamente mi fece la Madre di Dio in una certa cir­costanza. » Il religioso, meravigliato di tale risposta, corse dal fratello infermiere, e lo ri­chiese se sapesse qualche cosa della devozione del malato a San Giuseppe. Era questo infer­miere il fratello Sancio stato già compagno del detto Padre nel suo viaggio a Roma, e che da più anni conversava famigliarmente con esso lui, ciò che contribuì non poco a farlo divenir uomo di grande orazione e di una virtù assai distinta. Ecco qual ne fu la risposta: « Mi ricorda che uscendo dalla santa casa di Loreto, mi disse, che avea concepita una gran devozione a San Giuseppe ». Onde potrebbe credersi che la di­vina Madre nella sua casa gli apparisse, o gli facesse interiormente e chiaramente da maestra sopra alcuni punti che riguardavano più da vi­cino la sua perfezione e salute, e specialmente gli raccomandasse di avere una particolare divo­zione a San Giuseppe. Sarebbe questo un certo indizio dell’ amore che a lui portava la Regina dei vergini, in ricompensa senza dubbio, di quel­lo che esso nutriva per lei. E in questo modo accade in realtà che, come il Figliuol di Dio dispone i suoi amici alla divozione verso sua Madre in ricompensa dell’amore che portano a a lui, così la divina Maria insinua a quelli che l’ amano sentimenti di tenerezza verso il suo sposo; ed è questa una prova della loro vene­ razione e del loro amore per lei.

Pratica – Rivolgetevi a Maria per mezzo di Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
O Dolce speranza di questa vita, Gesù, Maria e Giuseppe.

G. M. G.

Nota A

GLORIA CONGIUNTA AL SANTO NOME DI GIUSEPPE

Scorrendo nel martirologio romano, la vita dei santi, trovammo dodici gran servi di Dio onorati del nome di Giuseppe, il qual nome è stato per essi, una sorgente de’ più preziosi fa­vori e più abbondanti. Diamo qui un breve cenno della loro vita, nella quale si vedrà com’ essi, ciascuno secondo la misura della grazia loro comunicata, abbiano imitato le sublimi virtù dell’ augusto sposo di Maria.

[toggle_content title=”Santo patriarca Giuseppe“]

Il santo patriarca Giuseppe, figliuolo di Giacobbe, e figura del grande Giuseppe, lo sposo di Maria. Ascoltiamo ciò che ne dice Sant’ Ambrogio: « Deh! questo San Giuseppe (dell’an­tico Testamento, figura di quello del Nuovo) ci sia dinanzi agli occhi come uno specchio di ca­stità. Ne’ suoi costumi e nelle sue azioni risplen­de il santo pudore, i quali riflettono nel tempo stesso il candido lustro di una grazia amabile compagna della purezza! Ed era questo che fa­cevalo amare dai suoi parenti sopra gli altri suoi fratelli.» Sit igitur nobis propositus sanctus Joseph, tanquam speculum castitatis. In eius enim moribus, in eius actibus lucet pudicitia, et quidam splendet castimoniae comes nitor gratiae. Unde a parentibus plus quam ceteri filii diligeba­tur (Sanct. Ambr. lib. 1 de sancto Joseph, cap. 1) I tratti di rassomiglianza che si riscontrano tra l’ antico Testamento e ’l nuovo sono stupendi e non avvertiti a bastanza.[/toggle_content]

[toggle_content title=”S. Giuseppe d’ Arimatea ( 17 marzo )“]

Scrive san Luca: C. XXIII: « Presentossi un uomo ( a chiedere il corpo di Gesù ) per nome Giuseppe, che era decurione, uomo dabbene e giusto. » Et ecce vir nomine Joseph, qui erat decurio, vir bonus et iustus . . . qui expectabat et ipse regnum Dei. E in san Giovanni, XIX: « Giu­seppe da Arimatea ( discepolo di Gesù, ma oc­culto per timore de’ Giudei ) chiese a Pilato il permesso di seppellire il corpo di Gesù. » Rogavit Pilatum Joseph ab Arimathea ( eo quod esset discipulus Jesu, occultus propter metum Iudaeorum ) ut teneret corpus Jesu. E in San Matteo c. XXVIII: « Giuseppe avendo preso il corpo di Gesù, lo rivolse in una bianca sindone, e lo pose nel suo monumento nuovo, scavato da lui in un masso. « Accepto corpore, Joseph involvit \ illud in sindone munda, et posuit illud in monumento suo novo, quod exciderat in petra. Qui fuvvi bene della fede, timida da principio, poscia forte, generosa, eroica. Vir bonus et iustus ( uom dabbene e giusto ), vero discepolo di Gesù Cristo, imitatore perfetto della prudenza del gran San Giuseppe e del suo amore pel Sal­vatore.[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe che chiamavano Barsaba e soprenominato il Giusto ( 20 luglio )“]

Per le sue virtù e’ meritò l’ onore di essere tratto a sorte con S. Mattia per prendere nel collegio apo­stolico il posto di Giuda: « Ne nominarono due: Giuseppe detto Barsaba soprannominato il Giu­sto, e Mattia. » Et statuerunt duos, Joseph, qui vocabatur Barsabas, qui cognominatus est justus, et Mathiam;[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe martire ( 2o marzo )“]

Celebria­mo la festa ai 20 di marzo, il giorno dopo la solennità dello sposo di Maria. Secondo il mar­tirologio, « egli era figliuolo di Santa Fotina la samaritana, con esso lui martirizzata. »[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe l’Innografo ( 4 aprile )“]

Nato in Sicilia. Fatto prete della chiesa constantinopolitana, per le sue sublimi virtù, fu l’ oggetto delle persecuzioni prima dei Saraceni, indi de­gli Iconoclasti. La sua scienza e i suoi meriti gli procacciarono la confidenza di Sant’ Ignazio, suo patriarca, il quale gli diè in custodia i sa­cri vasi della sua chiesa. Gl’ inni sacri ch’ ei compose gli meritarono il soprannome d’ Inno­grafo. L’uffizio greco ha moltissimi di questi inni.[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe, sacerdote persiano ( 14 marzo )“]

Martirizzato nella persecuzione del feroce Sapore. Questo glorioso martire confessò la sua fede in mezzo ai più svariati, ai più lunghi e crudi tormenti; finalmente lapidato, divenne per la Persia, l’oggetto di un culto particolare. Nulla di più commovente del racconto fatto dal Godescar dei patimenti di questo santo sacerdote.[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe, diacono di Antiochia ( 4 aprile )“]

Io finora non so nulla di questo santo dia­cono; il martirologio romano non fa che citarlo.[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe di Palestina ( 22 luglio )“]

Comunemente detto il conte Giuseppe. Nacque in Tiberiade, di nazione giudeo, e convertitosi alla cristiana fede mediante la lettura del Santo Vangelo e la persecuzione dei suoi correligionari che spietatamente lo trattarono. Onorato da Costantino il grande del titolo di conte, fu bersa­glio dell’ odio degli Ariani; finalmente perse­guitato dall’ imperatore Costanzo, venuto a Scitopoli, quivi fece da vero apostolo e vi mori l’anno 356. Bella vita! …[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe da Leonessa ( 4 febbraio )“]

Confessore, dell’ ordine Serafico. Inviato a Costantinopoli ad evangelizzare i Maomettani ebbe a sostenere orribilissimi trattamenti, da lui sop­portati con ammirabile pazienza. Dolce, rassegnato, umile, obbediente e zelante, fu un egre­gio modello del religioso e dell’ apostolo. La sua vita è importantissima.[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe Calasanzio ( 27 agosto ) “]

Nato a Petratta, in Aragona, da una nobile famiglia. E’ si sentiva peculiarmente inclinato all’ educazione dei fanciulli, nei quali vedeva l’ imagine di Gesù. Ordinato sacerdote sparse in moltissimi paesi il balsamo odoroso delle sue virtù, e diessi ad esercitare ogni maniera di buone opere. Da ultimo, istituì 1’ ordine dei Chierici regolari, detti i poveri della Madre di Dio, per la educazione dei fanciulli. Aveva per sue più care delizie far da servitore ai suoi cari fanciul­li. Più volte, nel tempo ch’ ei faceva scuola, Ma­ria e ‘l bambino Gesù apparivano per benedire al santo maestro e ai degni suoi teneri disce­poli. Eseguiva bene le parti di San Giuseppe, poteva mai egli non gustare i favori di esso, vo’ dire le carezze di Gesù e di Maria?[/toggle_content]

[toggle_content title=”San Giuseppe da Copertino (1 settembre )“]

Questo gran santo, come abbiamo dalla leggen­da del Breviario romano, praticò ogni sorte di pie opere. Degno figliuolo del patriarca San Fran­cesco, n’ ebbe quasi tutti i doni celesti. Questa vita piena di meriti sconosciuti al mondo, e di miracoli fu coronata con una morte preziosis­sima.[/toggle_content]

[toggle_content title=”Beato Giuseppe-Ermanno, dell’ ordine de’ Premonstratensi ( 7 aprile )“]

Chiamavasi egli dapprima sempre Ermanno, ma il suo fervore, il suo amor figliale verso Maria, la sua vita im­macolata, mossero i suoi confratelli a non chia­marlo più che col nome di Giuseppe. Ei pensò ch’ era un disonorare un si bel nome, dandolo ad un uomo, diceva, che non aveva nessuna virtù del santo che lo porta; se non che la San­tissima Vergine avendogli fatto conoscere, in una visione, che quel nome convenivagli, lo ritenne finché visse, sforzandosi ogni giorno di portarlo con gloria e ricopiare le virtù ch’ esso ricordava. I devoti servi di Maria e di San Giuseppe leggeranno con piacere questa vita ch’ è vera­mente maravigliosa, e anzi tutto imitabile.
G. M. G.[/toggle_content]

L’umiltà di San Giuseppe rassicurata (vedere nota B)

Il gran mistero dell’incarnazione del Verbo erasi operato nel seno purissimo di Maria. Giuseppe era giusto; scoprì, intravide il mistero; quindi quella perplessità nella quale ce lo dipingono le scritture. Egli era giusto; conosceva Maria; una voce interna gli annunciava, nel secreto dell’ anima, l’ opera meravigliosa dello Spirito Santo. Egli era giu­sto; credè; era più difficile, senza dubbio, dice Sant’ Ambrogio, credere che una Vergine potesse divenire Madre, che una donna sterile avesse concepito. Ma ancora, vi vo­leva più fede nel Padre adottivo del Salva­tore che nel padre d’Isacco o di Giovanni Battista.
Sospettare della sua sposa, è un pensiero, dice San Basilio, che non poteva presentarsi al suo spirito. Dimorare quindi innnazi con essolei, la sua umiltà, dice San Gian Criso­stomo, il profondo rispetto che un tal mistero gl’ ispira per la Madre di Dio fanno che se ne reputa indegno: Egli si decide d’allonta­narsi; separazione che gli lacera il cuore, ma che la sua umiltà e la sua fede gliela fanno giudicare necessaria. Sentimenti d’u­miltà e di fede simili, ma superiori, ripiglia San Bernardo, a quelli di Pietro che suppli­cava il suo Signore e il suo Maestro d’allon­tanarsi da lui : Signore, ritiratevi da me, per­chè sono gran peccatore. Sentimenti ben su­periori a quelli d’Elisabetta che non vide Maria entrare nella sua abitazione senza un fremito di timore e di rispetto.
Sentimenti d’ umiltà e di fede che gl’ ispirano la presenza d’ un Dio abitante nel se­no immacolato di una Madre Vergine. Non può comprendere il mistero, ma lo crede; e convinto della sua indegnità, non osa più dimorare sì vicino al Santuario dello Spirito Santo.
0 fede ammirabile di Giuseppe! Perchè crede, la sua umiltà gl’ ingiunge di separarsi da Maria ; perchè crede, la sua prudenza gli vieta di allontanarsi apertamente.
É tempo, o Signore, che la vostra volontà si manifesti più chiaramente. Parlate al vo­stro umile servo; la sua cieca obbedienza gli ha meritato questo favore. Un Angelo lo con­forta per parte di Dio e gli ordina di rico­noscere senza timore la sua sposa Maria.
L’ umiltà cede all’ obbedienza e Giuseppe riceve la giusta ricompensa delle sue virtù. Da quell’ istante egli divenne il protettore ed il custode della purezza di Maria che per un privilegio tutto divino, accoppiava nella sua persona, il fiore della verginità al frutto della maternità.
La beatissima Vergine, scorgendo il suo santo sposo infiammato d’ uno zelo eguale a quello del Cherubino che vegliava alla porta del Paradiso terrestre, ella stessa gli diede il titolo di zelante difensore della sua vergi­nità; come rivelò a Santa Brigida.

Esempio

La fuga protetta di San Giuseppe

Nell’ anno 1631 una donna chiamata Camilla che abitava ai piedi del Monte Vesuvio, in un luogo chiamata Torre del Greco, vedendosi vi­cina ad essere ravvolta tra la lava ardente che
vomitava la montagna, preso fra le braccia un suo nipotino, fanciullino di cinque anni, nomi­nato Giuseppe si pose a fuggire; ma sempre in­ seguita alla spalla dalla lava, e trovando il passo chiuso da un’alta rupe che sporgeva sul mare, lasciò su di questa il fanciullo, raccomandandolo a San Giuseppe, al quale ella professava molta divozione e piena di confidenza si slanciò sulla riva del mare, ove ella cadde senza farsi male alcuno. Salvatasi cosi, si risovenne subito del nipotino, e se stessa rimproverando di averlo abbandonato, si fe’a chiamarlo ad alta voce. Il
fanciullino rispondendo se ne va da lei tutto festoso dicendo: « San Giuseppe, al quale mi lasciaste in custodia, mi ha preso per mano e m’ha salvato. » La pia Camilla l’ abbracciò, pian­gendo di gioja, e gittatasi in ginnochio ringra­ziò il suo amorevole protettore.
(Recupito, Osservazioni sul Vesuvio).

Pratica – Reciterete otto Gloria Patri in onore delle otto lettere che compongono il nome di Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, deh che la mia lin­gua vi lodi sempre per tutta la vita mia.
G. M. G.

Nota B

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Nelle Glorie e nelle virtù di San Giuseppe toccammo già di questa difficoltà che preme cotanto ai fedeli figli di Maria. Ora vogliamo di­ scorrerne posatamente, parendoci che non si saprebbero fare bastanti ricerche per rendere palese al mondo una verità si gloriosa per San Giuseppe, e si consolante per tutti i suoi devoti. Gi avvisiamo con questo di fare un servigio a molte persone ingannate o dalla loro propria ignoranza o da alcuni autori che vogliono attri­buire a San Giuseppe sentimenti che non ebbe mai nè aver poteva in virtù di quelle grazie segnalatissime ond’ei fu ricolmato e come sposo di Maria, e come padre putativo di Gesù, e co­me ministro dell’ adorabile Trinità.
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[toggle_content title=”2″]

San Giuseppe prevenuto da una grazia spe­ciale fino allora quasi sconosciuta, secondo che afferma Croiset, aveva risoluto di custodire una perfetta verginità, ed è probabile che, non essendoci alcuna legge che obbligasse le figliuole d’ Israele a maritarsi, la Santissima Vergine non avrebbe consentito mai di sposare San Giuseppe se non fosse stata informata prima delle sue alte virtù e del desiderio che anch’ egli aveva di mantenersi vergine.
Quanto a San Giuseppe, ei si aderì di essere sposo di Maria, ma solo dice San Francesco di Sales, per celare sotto il sacro velo del matrimonio e togliere agli sguardi degli uomini la verginità ch’ ei aveva per tutta sua vita fermato di conservare. Entrambi dunque erano al tutto persuasi della santità della lor alleanza, e capi­vano certamente, che in questa loro unione cosi pura e singolare ci aveva un mistero che Dio svelerebbe loro in appresso.
San Giuseppe divenuto sposo di Maria potè senz’ altro comprendere che quella Vergine be­nedetta era eletta quale strumento delle più por­tentose maraviglie del Signore, Come mai non potè egli sospettare che dessa era la Vergine predetta da Isaia? Giuseppe sapeva che il Mes­sia uscirebbe dalla sua tribù, dalla sua famiglia e da Betlemme; che nascerebbe di una vergine ammirabile; sapeva che le settimane di Daniele erano compite, che lo scettro era uscito di Giuda; come tutti i Giudei e come lo stesso universo pagano, Giuseppe stava aspettando la venuta del promesso liberatore; non ignorava quanto di maraviglioso era accaduto nella nascita di Maria, i prodigi della sua presentazione al tempio, il voto perpetuo di verginità ch’ essa fatto aveva al Signore, voto inaudito in Israele; Giuseppe aveva sempre sott’esso ai suoi occhi lo spetta­colo delle stupende virtù di Maria; non è dun­que possibile che quest’ uomo, secondo il cuor di Dio, questo Giusto, questo santo si privilegiato, non è possibile che non sia stato avvertito ed istruito del gran mistero operatosi nel seno immacolato della Reina dette Vergini nel giorno della incarnazione del Verbo.
Ora che questo mistero si è operato, seguiamo Maria a Ebron presso sua cugina Santa Elisabetta. Noi non possiamo supporre che Giuseppe, si prudente com’ era, abbia lasciato partir sola, per cosi lungo viaggio, la sua giovine sposa, quella la cui verginità era a lui stata affidata. E che avvenne quando i due viaggiatori posero il piede entro la casa di Zaccaria? Incontanente
Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e sclamò:
Tu se’ benedetta fra tutte le donne… E come ho io potuto meritare che la madre del mio Signore venga a visitarmi? Che pensar dovette Giuseppe all’ udire siffatte parole?…. Potè compren­dere che Maria già portava nell’ immacolato suo seno il Salvatore, l’ Emmanuele da tanto tempo aspettato. E le parole di Elisabetta dovettero, da quel momento, trovare un eco nel cuore dell’ umile Giuseppe, ed oh! quante volte dovett’
egli pure ripetere: Et unde hoc mihi ut veniat Mater Domini mei ad me?
Ma quand’ anche Giuseppe non avesse com­preso le parole di Elisabetta, avrà almeno com­preso quelle di Maria, quand’ ella disse: Respexit humilitatem…. quia fecit mihi magna qui potens est. Ecco quello che doveva confondere sempre più l’ umiltà del nostro santo. E ci maravigliamo ora che questo santo Patriarca sia stato preso da un santo spavento al cospetto di mistero cosi profondo? Ci stupiamo che dopo il ritorno di Maria a Nazaret, Giuseppe, prenda la risoluzione di fuggire secretamente? Se Valeriano, tuttavia pagano, non s’ appressava che con timore alla sua giovine sposa, Santa Cecilia, perchè sapeva ch’ ella era da un angelo custodita, che dobbiamo noi pensare di San Giuseppe alla vista di Maria portante nel suo seno il Redentore, il Re degli angeli? La risoluzione è dunque presa; si accinge senza strepito a togliersi agli sguardi di colei ch’ ei non oserebbe più chiamar sua sposa, essendo la sposa dello Spirito Santo.
Pognamo pure, che San Giuseppe non abbia
compreso nè le parole di Elisabetta, nè quelle di Maria intorno alla sua divina maternità, parole nondimeno si chiare; non è possibile frattanto di non comprenderne il gran portento. Tornata che fu Maria a Nazaret, la divenne in­contanente l’ obbietto delle contemplazioni di Giuseppe, il quale scuopre, per cosi dire, coi propri occhi il prodigio che lo Spirito Santo ha operato in lei: Inventa est in utero habens de Spiritu Sancto. Nel veder Maria che da tre mesi porta nel suo utero il Salvatore, Giuseppe reputandosi indegno di essere un giorno il depòsitario del Verbo incarnato, risolvette non mica di licenziare , la madre, ma d’allontanarsene egli stesso. Tale si è la spiegazione che parecchi santi Padri danno del sacro testo: Cum esset iustus et nollet eam traducere, voluit occulte dimittere eam.
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[toggle_content title=”3″]

Origene

Ascoltiamo dapprima Origene (Homil, I, in Matth.) Dimittéré volebat, quia magnum in ea sacramentum cognoscebat, eam appropinquare se indignum existimabat. Qui non trattasi di so­spetto ; io non veggo da ciò perturbazione di spi­rito si poco onorevole per la divina Madre e si poco degna di San Giuseppe. Sembrami vedere l’ uom giusto tutto smarrito in faccia della Ver­gine ammirabile. Veggo questo novello Moisé preso da santo spavento alla vista non più di un semplice roveto che arde, il quale altro non era che una languida figura della verginità di Maria, ma alla vista di colei che nel suo seno purissimo porta il focolare stesso del divin fuoco, il Dio dell’ardente carità, io lo veggo, dico, questo giusto Giuseppe ridire a se stesso ciò che altre volte fu detto a Moisé: Ne appropies huc… ( Exod., 3-6. ) Dunque Origene nella riso­luzione di Giuseppe non vide che l’ opera di una profonda umiltà, e non già la conseguenza di un giusto sospetto.

San Girolamo

San Girolamo parla ancora più chiaro: Hoc (nempe quod voluerit eam traducere) testimonium Mariae est, quod Joseph sciens illius castitatem et, admirans quod evenerat, celat silentio, cuius mysterium nesciebat. ( S. Hieron., in Matt., 1. ) Cosi San Giuseppe conosceva perfettamente la purità verginale di Maria; egli non aveva for­mato il menomo sospetto sopra di lei, ma sic­come non poteva penetrare tutta la profondità del mistero ch’ era accaduto, cosi fu preso da grande stupore, e s’ astenne dal divulgare una maraviglia che il suo intelletto non aveva po­tuto concepire.

San Basilio

Non altramente la pensa San Basilio : Utrumque Joseph reperii ei conceptionem ei causam e Spiritu Sancto. Quamobrem hoc ignorans ab ini­tio talis nominari uxoris maritus metuens, vo­luit eam occulte dimittere, verens patefacere quae circa ipsam acta fuerant… E più sotto soggiunge: Ostendit quod illam non sit abominatus nec mo­leste tulerit, sed quod eam metuerit ut Spiritu Sancto plenam. (Hom. XXV, de humana I. C, generat. ) Qui pure noi vediamo l’ umiltà di San Giuseppe che si spaventa dell’ onore immenso di essere sposo della Madre di Dio; egli teme di restare infedele alla sua missione passando per padre del frutto misterioso della Vergine purissima.

Teofilatto

Teofilatto, la cui parola fa autorità nella chiesa, tenne sottosopra lo stesso linguaggio: Jo­seph ideo noluit traducere Virginem, sed voluit eam occulte dimittere quod cognovisset eam con­cepisse de Spiritu Sancto, atque ob id indignum se reputavit qui eam haberet uxorem quae tantam haberet gratiam. Idque congnovisse Joseph col­ligit ut ex eo quod prius dictum est, Virginem inventam habere in utero de Spiritu Sancto quo ab alio inventa non fuit quam a Joseph. ( Teophil. in comment. ) Queste parole non abbiso­gnano di spiegazione.

Sant’Ambrogio

Sant’ Ambrogio dice una sentenza che offre la più convincente ragione per provare che il più piccolo sospetto sopra Maria non potè entrar mai nell’ animo di Giuseppe. È cosa evi­dente che Dio Padre rivelò al mondo la nascita del suo Unigenito con una moltitudine di mira­coli incontestabili. « Ora, dice Sant’ Ambrosio, Dio preferì che piuttosto si dubitasse del gran mistero che della virtù di Maria; » Maluit autem Dominus aliquos de sui ortu quam de Matris pudore dubitare. ( Comm. in Luc. ) Come dun­que San Giuseppe sarebbe stato il solo eccet­tuato dalla regola generale? Ciò non è possi­bile.

San Giovanni Crisostomo

Alla fine delle Opere riconosciute per genuine di San Giovanni Crisostomo si trovano alquante omilie sopra il Vangelo di San Matteo, delle quali non si conosce l’ autore. Senza entrare a sen­tenziare se esse sieno o no opera del gran Dottore, diremo solo che non sembrano indegne del grande Crisostomo nè per la sostanza nè per la forma. Ora in confermazione di quanto stiamo dicendo, ho letto nella prima di queste omilie le seguenti parole : Magis credebat Joseph castitati Virginis quam utero eius, et plus gratiae quam naturae conceptionem manifeste videbat; possibilius esse credebat mulierem sine viro posse concipere quam Mariam posse peccare. Il perchè San Giuseppe non ebbe nessun dubbio sulla ver­ginale integrità di Maria.
Ma come poi spiega san Giovanni Crisostomo il passo che presentemente cotanto c’interessa? Eccone la spiegazione: Sicut Christus existens in ùtero per Mariam Joannem sanctificavit, ita per eamdem summam quamdam gratiam Josepho communicavit, qua illius difficillimi negotii pondus, tam forti et prudenti animo sustineret, ( S. Chrysost. hom. IV, in Matt. ) Si, Giuseppe ebbe in questa penosa circostanza un peso da soste­nere ben faticoso; ma Gesù ancora nascosto nel seno di Maria, per la mediazione di questa divina Madre, gli comunicò la forza e la pru­denza onde in tal frangente egli abbisognava. A chi dunque Giuseppe andò debitore di essere
preservato dall’ ingiurioso sospetto ond’ è accusato? A Maria, la quale amavalo dell’ amore il più tenero, e comunicavagli le grazie delle quali nel casto suo seno ella portava l’ autore: Mulieris bonae beatus vir ( Eccles., XXVI, 1. ) Felice Clodoveo di essere sposo di una Clotilde! Felice Patrizio di avere una Monica per isposa ! Fe­lice Valeriano di essere sposò di una Cecilia!

San Bernardino

E noi aggiungiamo ancora e con San Bernar­dino: Si ex cohabitatione sanctorum, qui respectu Virginis sunt nihil, saepe proficimus, quan­tum existimandum Joseph cum Virgine profecisse?

San Bernardo

S. Bernardo, si degno di chiudere la bella catena dei Padri della chiesa, dopo aver detto: « Giuseppe ch’ era giusto, non volendo attirare disonore a Maria deliberò di abbandonarla se­gretamente » si propone due questioni ch’ egli risolve d’una maniera maravigliosa e ben degna di un gran servo di Maria e di San Giuseppe.
Prima questione; Quare voluit dimittere eam? « Il parere ch’ io pronuncio, dice il santo Dot­tore, non è mio particolare, è quello pure dei santi Padri: Giuseppe aveva risoluto di sepa­rarsi da Maria, perchè indegno si reputava di abitare con essolei, non altramente che san Pietro scongiurava Gesù Cristo di scostarsi da lui, non altramente che il Centurione lo pregava di non entrare in sua casa, non altramente infine che Elisabetta stupivasi della visita che Maria a lei faceva. — Ecco dunque in Giuseppe una profondissima umiltà. »
Seconda questione: Sed quare occulte et non palam? « Ammiriamo qui la somma prudenza di Giuseppe. Egli vuole allontanarsene segretamente per non parlare contro la verità e l’ in­nocenza, per non scuoprire agli occhi degli ebrei il mistero, che non avrebbero potuto credere, a quegli ebrei, che perseguitato avrebbono la Verità nascosta in Maria, come l’ oltraggiarono poscia, con tutte le testimonianze de’ suoi mi­racoli; senza dubbio affinchè nessuno ne cer­casse la causa, e non potesse domandarlo del motivo di una tale separazione: Ne videlicet di­vortii causa inquireretur, exigeretur ratio.» ( Veggasi in San Bernardo, l’omil. II, super Missus est, 14. ) Questo passo è sommamente degno di osservazione, e non lascia punto a desiderare nè forza di ragione nè pietà. Sicuramente San Bernardo, pel suo tenero amore verso Maria, meritò di ricevere da questa buona Madre me­desima i segreti che si chiaramente ci vengono svelati.

San Tommaso d’Aquino

L’ angelico dottore san Tommaso d’ Aquino, professa gli stessi sentimenti, ed appoggiandosi, ei dice su gravi autorità, afferma ( S. Thom. 3a p., q. 28, art. 3. ad 3 ) che, allorquando Ma­ria portava nel suo seno il Salvatore del mondo, la sua fronte raggiava una gloria misteriosa; come già il volto di Moisè divenuto così risplen­dente in favellando col Signore, che i figliuoli d’ Israele non potevano sostenerne la luce ab­bagliante. Fino allora la bellezza di Maria era stata racchiusa in lei, e Giuseppe divenuto suo sposo non si sarebbe aspettato mai l’ immenso amore che gli era serbato. Ma come Maria ebbe concepito il Verbo di Dio, e d’intorno a questa Madre ammirabile si diffuse lo splendore della divina beltà, Giuseppe alla vista della Madre di Dio compreso da santo timore, trema della sua indegnità e per umiltà risolve di fuggirsene segre­tamente: Voluit occulte dimittere eam, non quasi suspectam de fornicatione, sed ob reverentiam sanctitatis eius, timens cohabitare ei, dice ancora il dottore angelico ( suppl., 3a p. q. 62, 3. )[/toggle_content]

[toggle_content title=”4″]

Se il santo re David, dice un pio autore, se David, questo re giusta il cuore di Dio, fu preso da un grande e santo timore alla vista dell’ Arca dell’ alleanza, se egli non si teneva degno di riceverla nella reale sua città; Extimuit David Dominum, in die illa dicens: Quomodo ingredietur ad me Arca Domini? Et noluit divertere ad se arcam Domini in civitatem David (II Reg., VI, 9); quale non dovette essere il santo timore dell’ umile Giuseppe contemplando Colei, della quale l’arca dell’alleanza non era che una grossolana figura, contemplando quest’ Arca della nuova alleanza che nel benedetto suo seno portava la salute vera del mondo: Quare sancto timore correptus seque eius consortio in­dignum indicans voluit occulte dimittere eam.
Quanti cristiani meno umili di San Giuseppe alla vista di un semplice ciborio entro cui stanno riposte le specie eucaristiche» sentonsi compresi da un religioso timore e non osano avvicinarsi alla sacra mensa, quanti, io dico, santamente intimoriti alla vista di un Dio tre volte santo, si allontanano dagli altari dicendo : Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum! Questo sentimento è tutto proprio dell’umiltà.
Chi è che ignori la lunga vita tutta intessuta di miracoli di Santa Brigida? Nessuno ignora la tenera divozione ch’ ella professava a Maria, e le frequenti apparizioni nelle quali la Madre di Dio rivelò alla fedele sua serva i reconditi misteri, de’quali fu testimone l’umile casa di Na­zarette. Ascoltiamo sull’ argomento di cui trat­tiamo, Maria stessa che rivela a Santa Brigida le disposizioni del cuore del santo suo Sposo ( lib. 7, rivel. 25 ): « Giuseppe che l’ Altissimo aveva costituito protettore della mia verginità, avvedutosi dell’ opera miracolosa che in me ope­rato aveva lo Spirito Santo, ne restò si alta­mente maravigliato, ma non osò fare sulla sua sposa nessun sinistro sospetto. »
Questa maraviglia non poteva nascere che dalla conoscenza ch’ egli aveva del mistero della Incarnazione. Ecco il motivo pel quale non potè concepire nessun tristo sospetto; oltre a ciò, e non sapeva egli che la sua sposa era la più pura fra tutte le vergini? Ma ascoltiamo di nuovo Maria che parla a Santa Brigida: « In iscambio d’ avere alcun brutto sospetto, Giuseppe, all’ opposto, ricordandosi di ciò che i profeti avevano annunziato, che, cioè, il Figliuolo di Dio nasce­rebbe di una Vergine, indegno reputavasi di ser­vire la Madre di un tanto Figliuolo, e incertis­simo sul partito da prendere, dubitava sul do­ver dimorare con me. Se non che l’angelo del Signore apparsogli in sogno, dissegli: « Non abbandonare no la Vergine a te affidata. » Que­ste parole di Maria non hanno bisogno di spie­gazione, elle hanno un senso ben chiaro e pre­ciso.[/toggle_content]

[toggle_content title=”TESTIMONIANZA DI UN FANCIULLO CONTRO IL DUBBIO IMPUTATO A SAN GIUSEPPE «Intellectum dat parvuli.»
(Psal. 118. 150)
“]

Un fanciullino era solito di recitare ogni gior­no una preghiera a San Giuseppe, perchè ama­valo assai, e teneva in gran pregio questa sua divozione, sembrandogli cosa naturale doversi amare si gran santo, se amavasi Gesù e Maria.
Quanto sono per narrare è indubitato, ed io stesso ne sto mallevadore della autenticità. Piacemi poi narrarlo, essendoché si trova sovente nel cuor de’ fanciulli pensieri, sulle loro labbra pa­role che chiaramente sono inspirate dallo Spi­rito Santo, che abita in queste anime ancora vergini. O mio Dio, sclamava il reale Salmista, voi avete ricavata le più perfette vostre lodi dalle bocche dei pargoli: Ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem. Voi vi giovate dei Pargoli ai quali fate parte della vostra sapienza per far rendere una fedele testimonianza alla verità: Testimonium Domini fidele, sapientiam praestans parvulis. Amate di communicarvi alle anime semplici, e di far udire loro la vostra voce: Cum simplicibus sermocinatio eius. I misteri, soggiunge nostro Signore, i misteri de’ quali nascondere il segreto ai saggi, ai prudenti, ai sapienti del mondo, li rivelate ai fanciulietti: « Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis. »
Il fanciulletto di cui ragiono, amava San Giu­seppe e assiduamente pregavalo. Ma una cosa addoloravalo grandemente; ciò era di aver inteso dire in un sermone, nel mese di Maria, che San Giuseppe aveva avuto sul conto di Maria, al­cuni sospetti, ed erasi per ciò lasciato inquie­tare riguardo alla virtù di quest’ amabile Ver­gine. Sarebbe bene una grande disgrazia, dice­va, fra se il garzoncello divoto di San Giuseppe, ma potrebbe darsi che ciò non fosse vero; e dubitava quasi che San Giuseppe abbia dubitato. Intanto non osava dir niente, perchè eragli stato insegnato che hassi a credere quanto s’ascolta dai predicatori. Arrogi, che sembravagli tutti la pensassero come lui sopra San Giuseppe, e pro­vassero pena nel sentire che San Giuseppe avesse proferito un giudizio si sfavorevole a Maria; ed avrebbe dato ogni sua cosa perchè di San Giu­seppe non si dicesse più cosa somigliante, giac­ché questo pensiero forte doleva al suo cuore,
« Deh! ripeteva fra sè, deh! se ciò non fosse, quanto mi godrei! Cara Madre che cotanto ama­ ste San Giuseppe, sembrami che avreste do­vuto ottenere al santo vostro sposo la grazia ch’ ei pensasse sempre bene di voi, siete si buona e si possente colle vostre preghiere! »

Il fanciulletto fatto grande potè leggere nel santo Vangelo il famoso passo di cui sopra toccammo; e siccome le parole a prima giunta pare favoriscano il senso che una abitudine malau­gurata vi ha appiccato, ne fu accorato ancora più; alla fine, non sapendo più che si pensare, a suo malincuore si rassegnò a tenere la cosa per vera. Frattanto la sua divozione verso San Giuseppe, in iscambio di scemare, ognidì più s’ accresceva. Quand’ ecco, o bella ventura ! nel mese di San Giuseppe per la prima volta intese a dire che il suo glorioso protettore non aveva giammai sospettato di Maria, e che questa si bella sentenza è la tenuta da un gran numero de’ più sapienti e Santi Dottori della chiesa, che l’ hanno stabilita sopra salde prove, come si può vedere in San Bernardo e in San Tommaso d’Aquino. Ah ! che finalmente si fé luce e la luce brillò ; ecco che il buon giovane oggimai felice può seguire senza timore una sentenza, o me­glio una verità, com’ ei dice, cotanto a lui gra­dita e che tanto onora San Giuseppe, e del pari è degna della buona Madre Maria. Giovine pio e dabbene! Servo avventurato di San Giuseppe! Egli già ama senza conoscerli quei dottori, che pensarono cosi bene di San Giuseppe, del suo santo ed amatissimo protettore; gli sa mille anni di giungere a tanto sapere da conoscere a fondo le opere di questi santi Dottori, e sapere quanto hanno detto di bello e di devoto in lode di San Giuseppe. Oggimai fatto sicuro dell’ autorità di parecchi padri della chiesa non teme di credere e perfino di dire, che la contraria sentenza è una cosa indegna, ingiuriosa, atta infine a scemare la divozione verso il glorioso San Giuseppe. « Ah ! ora, diceva egli terminando il suo raccontino, darei volentieri tutto il mio sangue e la mia vita per far credere a tutto il mondo una si
gloriosa verità. Morendo cosi, mi crederei mar­tire della causa più santa, martire della emi­nente santità, e sopratutto della sublime umiltà di San Giuseppe. Si, mio glorioso protettore, padre amatissimo posso ben morire per difen­dere la verità della vostra inalterabile virtù ; ma
dubitarne non mai. (1) »
Ho narrato la storia come la so, e l’ ho intesa
dire. Del resto si può senz’ altro aggiustar fede a quel pio garzoncello; poiché raccontando tutto ciò che or ora sponemmo, egli diè a vedere una sì ingenua semplicità ed innocente, che non si potrebbe sospettarlo capace di dire la più leggiera menzogna. Ancora una volta, il Signore ricavò la sua lode più perfetta dalla bocca dei pargoli e delle anime semplici.
G. M. G.

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Nota 1
Riferimmo questo tratto sì commovente tal quale ci fu contato dallo stesso padre spirituale.

Diversi privilegi da Dio conceduti a San Giuseppe. (2)
1. Coloro che lo invocheranno divotamente, saranno protetti dal cielo riguardo alla virtù della castità e contro le tentazioni di senso.

2. Riceveranno grazie particolari per lasciare il peccato.
3. Otterranno la vera divozione alla Santissima
Vergine.
4. Faranno una buona e felice morte, e in quell’ ultimo momento saranno difesi contro gli assalti del demonio.
5. Saranno liberati, quando ciò tornerà loro vantaggioso, dalle malattie corporali, e saranno sollevati nelle loro pene.
6. Se saranno maritati, avranno successione.
7. I demonii paventeranno grandemente l’in­vocazione del glorioso nome di San Giuseppe.
G. M. G.

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Nota 2
Dall’opera sopra citata del P. Amedeo di Cesare, Vita della Santissima Vergine ecc.

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San Giuseppe onorato del titolo augusto di Padre di Gesù

Αll’ augusta qualità di sposo di Maria, Giuseppe aggiunge anche quella di padre di Ge­sù. L’uomo Dio doveva nascere nel seno immacolato d’ una vergine, e questo frutto di benedizioni non poteva essere che l’ opera della potenza divina; ma l’ Eterno volendo nascondere questo mistero alla sapienza del secolo, bisognava che scegliesse un servo fe­dele, che davanti agli uomini tenesse luogo di padre a questo fanciullo delle promesse, e che servisse di velo ai disegni adorabili della sua previdenza; la giustizia di Giuseppe lo rese degno di si sublime incarico; il Si­gnore divise con esso lui la gloria che egli erasi riserbato comunicandogli la sua auto­rità e la sua potenza sopra questo figliuolo prediletto; e Giuseppe divenne l’ immagine e l’ espressione della sua divinità, e meritò colle sue cure, colla sua tenerezza la qualità di Padre di Gesù che lo Spirito Santo gli dà nelle sacre scritture. Et erat Pater ejus (Matth. 11 ).
Ministro della providenza e cooperatore della sapienza divina nel più alto dei nostri mi­steri; la gloria dell’antico Giuseppe non fu che l’ ombra della sua; l’ esaltazione del pri­mo nella corte di Faraone non era che la fi­gura dell’ autorità che il secondo doveva eser­citare nella casa di Dio. Uno salvò l’ Egitto colla sua previdenza, seppe co’ suoi benefizi interessare un popolo nella sua gloria ed af­fezionarselo colla riconoscenza: l’ altro con­servando colle sue cure il Figliuolo di Dio, concorse alla redenzione del mondo ed alla salute degli uomini. Nella casa di Giuseppe formasi la religione, in essa comincia la car­riera del sol di giustizia, la cui luce dee dissipare tutti quanti gli errori; sotto alla sua mano, bagnata di sudore, cresce quest’ albero di vita, i cui rami si spandono su tutta la terra, sotto i suoi auspici i misteri si com­piono e le profezie si avverano. L’Agnello sen­za macchia si sottomette alla legge della cir­concisione; la sua volontà sembra che non abbia parte veruna alle primizie del suo sa­crifizio. Giuseppe tiene la vittima sull’ altare,
terge le sue lagrime, scorge sotto il velo delle cerimonie la figura della sua immolazione sanguinosa, ed illuminato su quanto riguar­dava a questo Re immortale dei secoli, gli dà quel nome divino che solo poteva signi­ficare la sua grandezza: Vocatum est nomen ejus Jesus (Matth. 1).
Devoti figli di Maria, ringraziate Giuseppe con tutto il cuore di ciò che fece per Gesù ; unitevi alle sante disposizioni di questo beato Patriarca, affine di pronunciare, anche voi con amore e confidenza, questo santo nome che contiene tutte le nostre speranze.

Esempio

Frutto di una novena in onore di San Giuseppe

Un giorno in cui aveva fatto un’ istruzione ad una comunità religiosa floridissima, la superio­ra avendomi fatto chiamare al parlatorio mi rac­contò quanto erale accaduto nei seguenti ter­mini. « Mio padre, disse ella, so che divotissimo come ella è di San Giuseppe, sta racco­gliendo diversi esempi affine di radicare la con­fidenza in questo gran santo. Permetta pertanto che le narri un tratto singolare della protezione di Lui a mio riguardo. Da lungo tempo io mi sentiva eccitata internamente di confessarmi ogni giorno seguendo l’esempio di alcuni santi, i quali avevano il salutari costume di ricevere tutte le mattine la santa assoluzione per con­ durre una vita più pura e più grata a Dio. Pure non mi fidava totalmente di tale ispirazione, non sapendo se la venisse dallo Spirito Santo, e d’ altra parte io temeva di dar nell’ occhio e di essere importuna al mio confessore. Non sapen­do a qual partito appigliarmi, feci una novena a San Giuseppe per conoscere la volontà di Dio, promettendo d’ andarmi a confessare nell’ ulti­mo giorno senza nulla dirgli di ciò che mi te­neva in pensiero, persuadendomi che il Signore saprebbe trovar modo da farmi conoscere i suoi voleri. Ma quale non fu la mia maraviglia ed insieme la mia gioja, allorché intesi dirmi per tutta morale dal mio confessore : « Da oggi in avanti vi confesserete tutti i giorni fino a nuovo ordine. » Allora io gli raccontai quanto io ave­va fatto : ed anch’ egli vi riconobbe il dito di Dio.

Pratica – Nei vostri dubbi ricorrete a San Giu­seppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, a voi m’affido per tutto il tempo della vita mia.
G. M. G.

Amor paterno di San Giuseppe verso Gesù

È cosa certissima che il Verbo incarnan­dosi abbia continuato ad essere amato sem­pre dal Padre suo. Sia che egli riposi nel suo seno, sia che discenda in quello di Ma­ria, Egli è sempre e necessariamente l’og­getto delle sue compiacenze ; ma se il Padre eterno continua ad amar il suo Figliuolo nel tempo è parimenti certissimo che lo ama dello stesso amore onde lo amava nell’ eter­ nità, cioè di un amore impassibile, senza in­quietudini e conseguentemente di un amore poco proporzionato allo stato nel quale trovasi questo Figliuolo.
Il Verbo facendosi uomo è divenuto sog­getto alle nostre miserie; e in questo stato non era egli quindi mestieri amarlo di un amo­re compassionevole e sensibile? Questo Ver­bo facendosi uomo si è ridotto ad una estre­ma povertà; non bisognava egli che suo Pa­dre si lasciasse commovere alla sua miseria; ma la divinità di questo Padre lo rende in­capace di amarlo di un amore cosi sensibile. E a far le sue veci col figliuol suo Dio sce­glie Giuseppe, ed associandolo alla sua divi­na paternità, vuole concepisca tosto tene­rezza e sensibilità per Gesù.

Nulla v’ ha di meglio provato nella scrit­tura, dell’ impero di Dio sui cuori. Ora ella dice che li ha formati e plasmati egli stesso uno dopo l’ altro, ora che li tiene tra le sue mani e li volge come gli talenta, ed è cosi che il Padre eterno impresse in quello di Giuseppe un amor paterno per Gesù Cristo; poiché sia che gli creasse un cuore tutto nuo­vo, sia che rendessegli tenero ed affettuoso quello che già aveva, è indubitato che gl’ inspirò verso quest’ orfano divino i più te­neri e vivi sentimenti.
Per tal modo San Giuseppe prestò a Gesù i più affettuosi suoi servigi, non solo in vece del Padre eterno ma ancora glieli prestò per supplire alla mancanza ed al rifiuto stesso del Padre eterno, il quale veggendo il figliuol suo sotto la forma di peccatore, lo espose al rigore delle stagioni ed ei fu costretto di esclamare per la bocca di un profeta: A te projectus sum ex utero, appena uscito dal seno di mia Madre m’ avete rigettato, m’ avete abbandonato alla carità ed alla compassione altrui, ed in tale stato Giuseppe s’incaricò della sua tutela e cura si prese della sua infanzia.
Qual gloria, qual grandezza per questo santo Patriarca di poter per tal maniera surrogare il Padre eterno presso il suo divin Figliuolo, di aver comune con esso lui un titolo ch’egli non comunica nemmeno alle altre persone della santissima Trinità!
Raddoppiamo la nostra venerazione per San Giuseppe: scongiuriamolo d’ insegnarci ad amare Gesù come lo amò egli stesso, ad ac­coglierlo, a trattarlo caritatevolmente, a soc­correrlo nella persona degli infelici, che rap­presentano lui stesso che soffre sulla terra.

Esempio

La corona in onore di San Giuseppe

Il p. Antonio Natali, della Compagnia di Gesù, celebre missionario, sentivasi molto inclinato alla vita interiore e quindi nutriva una gran devozione verso San Giuseppe, non lasciandosi passar nes­suna occasione di farlo onorare. Fra le altre cose, pubblicò un opuscolo nel quale esortava tutti i cristiani a venerarlo in un modo particola­re; si propose di farne un nuovo sopra le sue vir­tù e le sue prerogative, ma la morte sopravvenu­tagli gli tolse di recare ad affetto questo suo pio disegno. Egli innaffiò co’ suoi sudori apostolici un terzo della Sicilia, e per esser certo che riuscirebbono fruttuose, metteva ciascuna delle sue missioni sotto la protezione di San Giuseppe. Fra gli omaggi che gli rendeva, recitava ogni giorno una corona di preghiere che egli stesso aveva in onore di lui composte; e quantunque i grani di questa corona fossero di una materia dozzinale al tutto riguardavali come cosa pre­ziosa, perchè diceva essere la corona di San Giuseppe. Un giorno avendola smarrita, ne fu cosi addolorato che più nol saria un avaro che abbia perduto il suo tesoro. E però pregò il santo di fargliela trovare: la preghiera non fu vana, poiché una mattina nel fare il ringrazia­ mento della Messa, un grazioso ed amabile fan­ciullo avvicinandoglisi tutto amoroso, gli con­ segnò la corona.
(P. Patrignani. )

Pratica – Per amor di San Giuseppe visitate Gesù nel santo Sacramento.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, benedite in questa vita l’ anima mia.
G. M. G.

I misteri di Nazaret

I primi raggi della stella di Giacobbe do­vevano risplendere sopra Betlemme; e Geru­salemme volgeva i suoi occhi verso quella terra fortunata, dalla quale aspettava il suo liberatore; Dio si servì del ministero visibile di Giuseppe per dar compimento a questo oracolo; sotto la sua condotta, la sacra fa­ miglia fermossi a Betlemme quando Maria era in sul partorire; il rampollo di Iesse prese radice nella terra de’ suoi padri.
I tuoi voti saranno esauditi, o giusto Si­meone, tu vedrai il consolator d’Israele, pri­ma che tu chiuda gli occhi alla luce, abban­donerai senza rincrescimento la terra dopo aver goduto della felicità, la cui sola aspet­tazione, formava il sostegno del viver tuo; Giuseppe condurrà il dominatore nel suo tem­pio, tu lo accoglierai nelle tue braccia; lo splendore della sua gloria ti trasporterà in una estasi giocondissima pella quale proromperai in quel cantico sublime, monumento impe­rituro della purità di tua fede e delle vive tue speranze.
In tal modo i disegni di Dio si compiono col ministero visibile di Giuseppe; le mera­viglie si spiegano ognidì più sotto a’ suoi occhi: già i cieli s’erano aperti per rendere testimonianza alla divinità del Messia; i pa­stori, degni per la semplicità dei loro costu­mi di ricevere i suoi primi favori, erano ve­nuti a rendergli i loro omaggi, e un nuovo astro avea guidato a’ suoi piedi le primizie del convertito gentilesimo. Questi grandi avveni­menti riempivano Giuseppe di consolazione; li meditava nel suo cuore ; si abbandonava ai trasporti della gioja che prova un padre viva­mente commosso della gloria del suo figliuo­lo, allorché pressaggi felici gli fanno conce­pire grandi speranze sul suo avvenire: Et erant pater eius et mater mirantes (Luc. 11 ). Ma la tenerezza di questo fedel servo non si limitava a soli sterili sentimenti d’ ammirazione; ei rendeva al Dio-Uomo veri servigi; scendeva ai particolari delle sue pene e delle sue necessità; questo tempio che la divinità ricopriva della sua gloria, s’ innalzava sotto
la sua mano, questa ragione sovrana nasco­sta sotto la debolezza della umanità si svi­luppava in apparenza per le cure di lui, e faceva brillare sotto i veli dell’ infanzia i pri­mi raggi di quella infinita sapienza che do­veva confondere tutta la prudenza del secolo.
Qui la grandezza di San Giuseppe mi op­prime col suo peso; io vedo l’ Eterno dipen­dente da una sua creatura e l’ arbitro sovra­no dei destini eseguire gli ordini d’un mor­tale: Et erat subditus illis. Colui che tiene in pugno l’ universo, che comanda da padro­ne alla natura, e che con una parola trasse dal nulla tutte le creature è nutrito per le mani di Giuseppe: il lavoro d’ un povero ar­tigiano è l’ unico sussidio ai suoi bisogni ; e si sottomette egli stesso ad una vita laboriosa.
Casa avventurata, ove vedevasi regnar la pace, la semplicità, e che sotto l’ oscuro esteriore racchiude tutti i tesori del cielo e tutte le speranze della terra. Quella sempli­cità dei costumi ha più dignità ed elevatezza che tutto il fasto dei nostri usi; e se quelle apparenze sembrano oscure, tali solo lo sa­ranno per gli uomini frivoli che non veggono nulla di grande nei doveri, e che riguardano le virtù domestiche come proprie del solo volgo.

Esempio (*1)

Comunione generale in onore di San Giuseppe

« Io era addetto alla direzione di una casa di educazione, nella quale costumavasi di fare il mese di San Giuseppe. Quivi fui testimonio a d’un prodigioso avvenimento. In quest’ anno il 19 marzo non era festivo, essendoché cadeva nella settimana santa, e la festa perciò fu protratta dopo Pasqua. Quindi in collegio doveva esservi studio e scuola secondo il solito. Ma la pietà di que’ giovani devotissimi di San Giuseppe non era soddisfatta; quindi senza prevenire nessuno de’maestri, senza che l’ uno avvertisse l’ altro, pensò ciascuno a confessarsi nella vigilia ed a comunicarsi nel di seguente, e sessanta di essi si accostarono alla mensa eucaristica. Perchè tutti quei buoni giovani non differirono essi la loro comunione alla solennità che sarebbesi celebrata più avanti? Ecco il motivo. Tutti avevano promesso questa bella divozione a San Giuseppe e non a vollero mancare alla data parola; ciascuno avea preparato il suo memoriale domandando quelle grazie di cui avevano più bisogno, e portava seco la carta vicino al cuore, insomma quello era il giorno in cui San Giuseppe doveva mostrare la sua potenza e la sua bontà verso i suoi divoti figliuoli. Tutti dunque per rendere il lor diletto Protettore più propenso ad esaudirli, avevano voluto purificare la loro coscienza e fare una fervoro­sa Comunione. San Giuseppe non tardò molto a dar prove della paterna sua protezione ver­so una comunità che gli aveva testimoniata in tal guisa la sua confidenza. »
( Vedi l’ esempio che segue nel decimoprimo giorno).

Pratica – Cominciate oggi una novena per ben disporvi alla festa di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, colmatemi di favori in questa vita.
G. M. G.

————-
Note

(1) Fatto raccontato da un sacerdote addetto alla dire­zione di un collegio della società di Maria.

Giuseppe che è tutto per Gesù

Niente vince la tenerezza paterna, essa reg­ge alla prova degl’ infortuni e delle srego­latezze di un figlio prodigo od ingrato. L’ amore ha qualità differenti secondo il carattere delle persone. Quello del servo ha sempre alcun che d’interesse e di timore; l’amicizia non for­ma sempre fra gli amici legami si forti quanto quelli della natura fra i congiunti. Gli altri santi hanno avuto per Dio un amore da servo, da discepolo; era riservato al solo Giuseppe di avere per lui quell’ amore di padre, quella sollecitudine, quella inclinazione invincibile che si ha per un altro sé. Sempre dappresso alla sua persona non operava che per lui, dimenticando perfino di pensare a sè. La po­vertà, l’ esilio, la persecuzione, tutto prova un amore tenero del pari e forte.
Non solo sul calvario Dio Padre abbandonò il suo Unigenito, ma fino dal primo istante del viver suo, lo abbandona al rigore delle stagio­ni, alle privazioni della indigenza e alle debo­lezze della natura: Giuseppe è l’unico suo so­stegno ; In te projectus sum ex utero. Giuseppe supplisce a tutto, largheggia le sue cure, i
suoi lavori, la sua persona per sopperire a quello che la divina giustizia rifiuta a colui che ha preso la figura di peccatore: Tibi derelictus est pauper, orphano tu eris adjutor. Egli crede che il Profeta con quelle parole gli abbia raccomandato Gesù Cristo nel suo abbandono, e con questo pensiero non dimen­ticando i doveri d’ un padre, fa vedere che ne ha il cuore e la tenerezza.
Il Padre eterno espone Gesù a tutte le mi­serie della povertà ; e Giuseppe mette in opera la sua industria e i suoi piccoli averi per toglierlo da tale stato. Il Padre eterno abban­dona Gesù fino dalla sua nascita alle intem­perie delle stagioni e degli elementi; e Giu­seppe a suo potere riparandolo lo riceve in sua casa e lo riveste. Il Padre eterno soffre che la fame e la sete molestino il fìgliuol suo; e Giuseppe col lavoro delle sue mani si adopera a sollevarlo nelle necessità.
Verbo Eterno, voi diceste a Davide che essendo padrone del mondo non gli chiede­reste mai di che saziare la vostra fame: si esuriero non dicam tibi: ma potete voi dire altrettanto a Giuseppe divenuto fìgliuol di David dopo la vostra Incarnazione? Un Dio non ha avuto rossore di far conoscere la sua fame e la sua sete, nè di chiederne ristoro da un uomo, e questi fu tanto fortunato da po­ter soccorrere nel bisogno a un Dio.
Come le cose si sono cambiate! Giacobbe diceva altre volte a Dio : Signore, se siete con me, se mi conducete nel cammino che io percorro, se mi date pane per nutrirmi, abiti per vestirmi, sarete il mio Dio. E oggi che cosa dice Gesù a Giuseppe? Se io dimoro nella vostra casa, se vi prendete cura della mia infanzia, se mi nutrite col sudore della vostra fronte, quantunque io sia Dio e voi non abbiate che fare con me vi riconoscerò per mio padre. In tal guisa, Giuseppe più avventurato che gli altri santi ha amato il Salvatore non solo con un amore di stima e di preferenza, ma ancora con un amore effetti­vamente liberale e pieno di sollecitudini. De­voti figli di Maria, raddoppiamo l’ amor no­stro verso colui che ha conservato a noi tutti il nostro caro Salvatore.

Esempio

Protezione visibile di San Giuseppe

« Scorsi appena cinque minuti dacché avevamo terminato il ringraziamento nel quale tutti i cuori accesi di dolce pietà, avevano pregato con si grande speranza di essere esauditi, ecco da ogni parte odi esclamare “Miracolo! Miracolo! S. Giuseppe ha fatto un miracolo: certo quest’è un miracolo”. Eccovi il fatto. Uno de’ maestri stava sopra una cattedra di scuola, occupandosi in un lavoro importante. In quel mentre si presentò qualcuno de’ giovani desideroso di metter l’ ultima mano ad un padiglione che stava preparando per S. Giuseppe ed avendo bisogno di un rialto per giungere alla sommità del medesimo, prese la scala mobile della cattedra ove il maestro stava lavorando. Questi assai preoccupato del suo lavoro si alza improvvisamente e sopra pensiero si muove per scendere al basso. Ma oh! disgrazia! Egli non si era accorto che la scala era stata levata dal suo posto, e franco mette il piede innanzi e precipita col capo all’ingiù dalla cattedra ch’ era ben elevata. In questa caduta dovette urtare ne’ grappi ed uncini di ferro ch’ erano attaccati al muro e rovinarsi il viso ; dovevasi rompere la testa e slogarsi le spalle battendo sullo spigolo di una grossa tavola o fra questa tavola e il muro, spazio si piccolo da non potervi passare che di fianco e che neppure si trovava proprio in faccia allo sportello della cattedra. Eppure tutta la comunità può attestare che quel maestro, benché di gran corporatura e assai pingue cadde da tale altezza non solo senza sfigurarsi e senza rompersi alcun membro, ma ben anco senza la più leggera graffiatura o contusione. Noi tutti il vedemmo e lo interrogammo più volte, in quello stesso giorno, e sempre ci rispose:
Assolutamente io non sento nessun dolore in nessuna parte del corpo, il che non posso ad altri attribuire che ad una manifesta grazia di San Giuseppe. E veramente, chi conosce tal situazione é costretto a dire, se mille per­sone volessero, anche col prendere tutte le necessarie precauzioni, arrischiarsi a gettarsi giù, tutti certo rimarrebbero feriti, se pure San Giuseppe non rinnovasse il primo miracolo della sua protezione. La cosa è chiara a quanto la luce del giorno.
Una vacanza straordinaria inaspettata fu conceduta in quel giorno a tutti i convittori; ed una giornata cosi felicemente incominciata, fu chiusa con una magnifica benedizione del Ve­nerabile improvvisata in onore di San Giuseppe, non parlando di quella ancor più magnifica ch’ era riservata pel giorno della festa. Si può ben credere che quel prodigio non fu il solo che quei buoni figliuoli ottenessero il giorno della festa di S. Giuseppe. Tutti i maestri di questa casa possono attestare, che da quel dì sino al terminare dell’ anno sco­lastico, i convittori hanno dato continuamente le più grandi consolazioni che si possono provare fra virtuosa gioventù. »

Pratica – Fate spesso atti d’ amore a Gesù in unione con San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria ravvivate finché vi­vrò la fede mia.
G. M. G.

Felicità di chi vive con Gesù

Quall’ incanto, qual felicità celeste per Giuseppe, vivere in compagnia sensibilmente con Gesù, di trattenersi famigliarmente con esso Lui, cuore a cuore, come fa un Padre col­ l’unico suo figliuolo.
Vivere con Gesù, chiedete che voglia dire ai suoi discepoli che non potevano stare di­visi da Lui un solo istante, che erano presi da spavento alla sola parola di separazione, il cui ritorno, dopo breve assenza li colmava di gioja e d’ amore.
Vivere con Gesù, dimandate che voglia dire ciò a Maria Maddalena, e fate di compren­derlo dalle dolci estasi nelle quali era rapi­ta tosto che poteva stringergli le ginocchia.
Vivere con Gesù, dimandate ciò che voglia dire a Giuseppe stesso, e comprendetelo dalla desolazione alla quale lo getta, per tre giorni, la perdita di così caro figliuolo: imparatelo dai vivi slanci di gioja e di amore che ritrovan­dolo, la vista di lui gl’ ispira.
Felice Giuseppe! la sola morte potrà sepa­rarvi per qualche tempo da Gesù divenuto vostro Figliuolo. Stupito, dice il Vangelo, delle meraviglie che ode raccontare di lui, e più ancora di quelle che gli vede operare, qual dolce piacere per sì amoroso Padre di poterle scolpire e conservare nel secreto del suo cuore, e di meditarle continuamente; qual dolce soddisfazione nel vederlo crescere di giorno in giorno in età e saviezza, vedere,
dice S. Cirillo, i segni manifesti della divina maestà parer chiari in lui e vie più brillare di mano in mano che va crescendo agli occhi degli uomini ; nel vedere lo Spirito Santo che l’ anima sua riempiendo, si mostra esternamente e si manifesta con segni luminosi. Felice Giuseppe! Vivere con Gesù, è la fe­licità dei santi, la gioja degli Angeli.
Povera dimora dell’uomo giusto! Non siete voi in qualche modo da paragonare col cielo stesso? Voi possedete, infatti, ciò che il cielo ha di più bello, e gli angeli vi vengono ad ogni momento per contemplare Colui che Giuseppe sostiene sulle sue braccia. Felicità di Giuseppe, eguale, e se oso dirlo, in un senso superiore a quella dei predestinati stes­si; poiché gli eletti e gli amici di Dio, non godono della felicità che dopo morte, mentre il nostro Patriarca possiede Dio ancora in questa vita.
Vivere con Gesù, trattenersi con Gesù! Qual
intelligenza creata potrà dire tutto ciò che
Giuseppe trova nella persona di Colui che è la Sapienza del Padre? Egli sta, dice sant’ Isidoro, vicino alla sorgente dei secreti di Dio; qual mistero gli sarà celato? Egli sta vicino alla sorgente delle grazie; qual soccorso spirituale potrà mancargli ? Questo Dio pargoletto che amorosamente riposa nel puro seno di lui ch’ egli chiama suo padre, qual virtù, qual carità sopratutto egli Dio tutto amore, non gl’ispira colle sue innocenti ca­rezze? O dolce Gesù! Quale abbondanza di celesti dolcezze avete riservato a coloro che vi amano! Un gran servo di Dio, che ne aveva fatta la dolce esperienza, diceva, che se tutti i contenti del Signore creati sopra la terra riuniti fossero insieme e resi eterni, non ne farebbe tanto caso quanto di un solo quarto d’ ora della gioja che provava nelle sue co­municazioni con Dio.
« Quando Gesù è presente, tutto è soave, e
nulla sembra difficile. Chi trova Gesù, trova un immenso tesoro, anzi un bene che è sopra ogni bene.
« Grand’ arte è saper conversare con Gesù; e saper ritenere Gesù è grande prudenza. Siate umile e pacifico e Gesù sarà con voi, sia divota e tranquilla la vostra vita, e Gesù si fermerà con voi. Allontanerete ben presto Gesù da voi e ne perderete la grazia, se vi diffonderete al di fuori; che se lo allonta­nerete e lo perderete, chi sarà il vostro rifugio, e in chi altri cercherete un amico? »

Esempio

Guarigione ottenuta da San Giuseppe

Uno scolaro era costretto, da lungo tempo, per la mal ferma sua salute, di non potere seguire che alla lontana i suoi compagni negli studii. Uno de’ suoi maestri avendogli suggerito di fare una novena in onore di San Giuseppe, egli si risolse di cominciarla colla ferma fiducia di gua­rire. Come v’ ebbe dato principio, peggiorò cosi che fu obbligato di porsi a letto. Tanto meglio, disse egli, si vedrà più manifestamente qual sia il potere di San Giuseppe. E disse il vero, poi­ ché alla fine della novena, si trovò al tutto gua­rito ed abbastanza in forza da riprendere i suoi studii e mettersi al pari della sua classe. Indi a qualche tempo, sua sorella avendogli fatto assapere che era ammalata, ei le rispose che co­nosceva un eccellente rimedio; ed ella non aveva che ad invocare San Giuseppe, giacché quegli che avea guarito il fratello saprebbe risanare anche la sorella. ( P. Patrignani. )

Pratica – Mirate in coloro coi quali vivete l’immagine di Gesù Cristo.

ORAZIONE GIACULATORIA
O Gesù, Giuseppe e Maria, dolce speranza di questa vita!

G. M. G.

Gesù fra le braccia di Giuseppe

Quanto è dolce il contemplare Gesù fra le braccia di quel povero artigiano nel quale il Padre eterno ha versato a torrenti l’ amore, ed ha riunito le gioje della paternità cogli onori della verginità! Se il Profeta ha posto nel numero dei prodigi che una donna cir­condasse un uomo (Gerem. XXXI), non è un altro gran miracolo vedere un uomo circon­dare un Dio?
Non si direbbe, contemplando questo pic­colo Re della gloria pendente dal collo di Giuseppe, che si è fatto delle sue braccia come un carro di trionfo, dice un antico au­tore, un trono del suo seno e del suo cuore il palazzo divino della carità! Deh tutti quelli che amano Gesù e che non possono trovarlo fra le creature, vengano a cercarlo nel seno di Giuseppe ove dorme piacevolmente. Oh! quanto amore porterebbero si al Figlio che al Padre se ne conoscessero la bontà? Tosto si porreb­bero al loro servizio, se avessero gustato le consolazioni di questo, o le delizie ineffabili di quello ! Ma non dimentichiamo il bambino Gesù che riposa nel seno di Giuseppe, poiché
in tale atteggiamento sembra specialmente essere l’oggetto della nostra felicità in que­sto mondo, come nel cielo, forma quella degli Angeli e dei santi che lo contemplano glo­rioso nel seno del suo eterno Padre.
Quanto è amabile quel divin pargoletto nello braccia di Giuseppe, quanto a quell’ avventu­rato padre questo giogo è dolce e questo peso leggero ! O Gesù, un bacio dalla vostra boc­ca suscita sì gran contento nel mio cuore, che suscitar non sanno tutti i beni di questa vita in tutti coloro che li posseggono. Le vo­stre carezze hanno maggior forza ad accre­scere il suo amore, di quella che ha l’ olio per infiammare il fuoco. Ohimè! se alcuni santi contemplando in certe visioni il Salva­tore o la divina sua Madre, si sentirono sì accesi del loro amore e sì innebriati di delizie, che mal potendo sopportare senza venir meno questi ardori divini, esclamavano con ripetute grida: Basta, Signore, basta, o dilatate il mio cuore, o diminuite la vostra tenerezza; bisogna, diceva l’ apostolo delle Indie, che io muoja, o che io sia meno felice: Satis est, satis est, Domine : che si debbe dun­que pensare di Giuseppe, che vedeva co’suoi occhi tutti i giorni Gesù e Maria, che teneva il Salvatore abbracciato tutto il tempo che voleva, e che riceveva da Lui mille carezze ad ogni momento! Imprimebat illi Christus ineffabiles sensus atque jucunditates de semet ipso, dice San Bernardino.
Quali erano le emozioni, i balzi e le lan­guidezze del suo cuore si tenero, allorché beveva a larghi sorsi alla divina sorgente dell’ amore, e gustava a suo piacimento le primizie delle grandi gioje che il Salvatore doveva versare su tutto il mondo! Il suo cuore si sarebbe spezzato in mille pezzi per la violenza della sua dilezione; la sua anima si sarebbe liquefatta a tanta dolcezza; egli sa­rebbe morto mille volte d’amore e di gioja, se Dio dell’ amor di Gesù non ne avesse fatto la sua natura, oppure con un miracolo non aves­se sospesa l’ attività di quelle sacre fiamme, come già fece delle fiamme nella fornace di Babilonia, acciocché non recassero nessun nocumento ai tre fanciulli che vi erano stati
gettati.
Ad imitazione di Giuseppe, consacriamoci a Gesù e niente ci separi mai dall’amor suo, nè nel tempo nè nella eternità.

Esempio

Un Demonio cacciato da San Giuseppe

Suor Giovanna degli Angeli religiosa, orso­lina di Lione, ottenne grazie segnalate da San Giuseppe. Dio permise che fosse ossessa da un demonio che continuò lungo tempo a tormentar­la. Per ottenere di esserne liberata, fece voto di recitare tutti i giorni per lo spazio di un anno l’offizio di San Giuseppe, di castigare ogni settimana il suo corpo con qualche mortificazione, e di comunicarsi nove giorni consecutivi. Il nono giorno, in quella che il sacerdote esorcizzavala, il demonio disse chiaro ed aperto, che San Giu­seppe gli ordinava di uscire da quel corpo, e in prova ch’ ei lasciavala, soggiunse, si trove­rebbe il nome di Giuseppe impresso nella mano della sua devota serva. E trovossi di fatto, e da quell’ istante la religiosa fu libera.
( Patrignani. )

Pratica – Invocate nelle tentazioni il santo no­me di Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria, santificatemi nel tem­po di mia vita.
G. M. G.

Felicità di San Giuseppe nel trovarsi con Gesù e con Maria

L’ essere uniti di abitazione e non di cuore è un tormento; essere uniti di cuore e non di abitazione è una felicità; ma esserlo e di abitazione e di cuore, è, a detta di Ugo di San Vittore, un paradiso in terra.
Ora questa beata sorte toccò a Giuseppe. Che tipo di sposa! Che figlio adorabile! Che unione fra queste tre persone che sì bene rappresentarono la Santissima Trinità, fatti l’ uno per l’ altro, scelti pel compimento del più grande de’ misteri! Maria e Giuseppe non hanno che un cuore ed un’ anima sola, operano sempre concordi, sono essi animati dagli stessi sentimenti, praticano le stesse virtù. Rechiamoci insieme, si dicono, l’esem­pio seguendo di Tobia e di Sara; rechiamoci insieme ad adorare il Signore. Per obbedire all’ editto dell’ imperatore, va a fare una pub­blica professione di dipendenza, facciamogli una protesta solenne di fedeltà; e’ nasce in una stalla, rasciughiamgli le sue prime la­grime, soccorriamo con amore ai suoi primi bisogni. Vuol ire al tempio per offerirsi al Padre suo, carichiamci noi di questo peso prezioso; ch’ egli fra le nostre braccia gu­sti le dolcezze del riposo. Fra i dottori stu­pefatti della sua sapienza, e’ riempie il mon­do della gloria del suo nome, compresi d’ am­mirazione e di una gioia commune, rendiamgli d’ accordo omaggi : Exurge, Sara, adore­mus dominum. Unione santa ove Dio presie­de, famiglia celeste ond’ egli fa parte. Trini­tà creata, imagine della Trinità increata di cui voi formate la gloria e le delizie; entra­te, o servo fedele, nel gaudio del vostro Si­gnore, o a meglio dire, accoglietelo in casa vostra ov’ egli porta il gaudio. Mai la tribù di Levi dir potè così: il Signore è la mia porzione! Dominus pars haereditatis meæ! Fu mai matrimonio figura più bella dell’ unione di Gesù Cristo colla chiesa? Il divino Agnello celebrò mai nozze sì splendide? Of­frì ella mai la sposa dei cantici frutti più belli a colui pel quale ella custodiva tutti quelli del suo giardino? Tutti questi beni per questa Arca novella son venuti al novello Obededon : Omnia mihi bona venerunt cum illa.
Avventurata compagnia, ove dar si può libero sfogo agli affetti del cuore senza che nessun timore nè di pentimento nè d’ in­ganno venga a turbare, usare alla dimestica con Dio, operare in sua presenza, vivere nella sua casa, mangiare alla sua mensa colla dolce famigliarità di un padre nella propria famiglia. Comunanza perfetta di beni e di mali, nella quale ognuno ha tutto e non ha nulla. Unione, i cui nodi tutto stringe tutto abbelli­sce. Servizii scambievoli, l’ obbedienza, l’a­more, il rispetto li assicurano a Giuseppe, la religione li presta a Gesù; lo zelo tutto previene, si approfitta di tutto.
Felici le case che assomigliano a quella di Nazaret! Dio si trova in esse, Maria e Giu­seppe le difendono col loro amore e colla loro potentissima protezione.

Esempio

Miracolosa guarigione di suor Anna Teresa

Per le preghiere della devota sua serva Cla­ra Maria della Passione, San Giuseppe sanò da una malattia dichiarata incurabile suor Anna Teresa della Incarnazione. Questa povera reli­giosa era travagliata da un polipo nel volto, che a giudizio dei medici, doveva cagionarle la morte. La venerabile Clara recatasi un dì a visitare l’ inferma; «fatevi animo, mia cara sorella, dissele, che San Giuseppe si prenderà cura di voi. » Ciò detto si avviò verso un’ imagine del Beato Patriarca e a lui volgendosi: Glorioso San Giu­seppe, gli dice, per la gioia che provaste nello stringere fra le vostre braccia il bambino Gesù, e per l’ amore che portate alla Reina dei ver­gini, vostra casta sposa, vi supplico a farmi que­sta grazia. Il giorno seguente, dopo fatta la Santa Comunione con questa intenzione, torna dalla inferma, e trovala che sta peggio, con un acutissimo dolor di capo, col naso gonfio e di un colore che sembrava dar indizio di cancrena. A questa vista la divota serva di San Giuseppe punto non si scompose nè si turbò; e in un’ aria più sicura e più gaia che mai, disse a suor Anna: « Confidenza, sorella mia cara, che voi guarirete, San Giuseppe vi vuol fare questa gra­zia; per ottenerla ho promesso di far celebrare in suo onore tre messe e di vestire un povero, » Intanto le ordinò si soffiasse il naso. L’inferma ripugnando a farlo per lo spasimo che sentiva, ella riprese : obbedite, mia cara sorella, obbedite che ve ne troverete bene. Obbedì essa, ma un dolore violento provò che parevale se le spac­casse la testa. Subito dopo starnutò e ’l cer­vello fu libero da ciò che produceva si dolo­rosa malattia. Tolto il germe del polipo, l’ in­ferma incontanente fu sana con grande stupore de’ medici e de’ chirurghi che in quel giorno stesso vennero a vederla e a confermare coi loro occhi stessi la verità del prodigio.
( P. Patrignani ).

Pratica – Ogni volta che uscirete di casa do­mandate a San Giuseppe la sua benedizione.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria fate ch’ io v’ ami in tutta la vita mia.
G. M. G.

Quanto Maria desidera che noi onoriamo San Giuseppe

Nel riandare che faremo gli anni nostri già trascorsi e nel richiamare alla mente le nostre più dolci memorie, ricorderemo quanto la tenera nostra madre Maria fece per noi, quanto di grazie e di favori ottenemmo dal­la sua potente mediazione, penetrati dalla più viva riconoscenza per tanti benefizi, il nostro cuore non può a meno di non sentirsi tratto a testimoniarle l’ amore che ci portò e a fare qualcosa che le torni gradita.
Ora, figliuoli fedeli siccome siamo di Ma­ria, non possiamo farle cosa più gradita quan­to è l’ onorare, amare e servire Giuseppe, il quale le è unito con vincoli così stretti e così puri.
« Io non so capire, sclamava la serafica Santa Teresa, come si possa pensare alla Re­gina degli Angioli, e a tutte le tribulazioni ch’ ella ebbe a sopportare nel tempo della infanzia di Gesù, e non saper grado e gra­zia a San Giuseppe del sacrifizio si pieno che fece di sè, soccorrendo l’ una e l’ altro. »
In un altro passo della vita di Santa Teresa si legge che Maria un dì le apparve ac­compagnata dal casto suo sposo, e le diede una bianca veste in contrassegno ch’ ella era purificata dai suoi peccati. « Com’ io fui ve­stita di questo santo abito, parvemi che l’Augusta Vergine mi prendesse per mano e mi dicesse esser Ella soddisfattissima della divozione ch’ io professava a San Giuseppe. » Il beato Ermanno, dell’ordine de’Premonstratensi, fu uno de’ più zelanti devoti del no­stro Santo Patriarca. Quindi è che Maria non cessò di colmarlo finché egli visse di straordinari favori e di grazie segnalatissime. Giunse persino a mutargli il nome, quello im­ponendogli di Giuseppe in ricompensa della sua accesa divozione pel casto di lei sposo.
Figliuoli pietosi della migliore delle madri, amiamo, veneriamo sopra tutti i santi Giu­seppe, e nol disgiungiamo mai dagli omaggi che tributiamo a Maria. Se in peculiar modo onoriamo Maria il sabato, consacriamo al­tresì a San Giuseppe il mercoledì; e se siamo diligenti a celebrare il mese di Maria, pre­pariamo pur anco a far divotamente quello sacro a San Giuseppe.
Non è possibile amare Maria senza amare ancora San Giuseppe, e chi non ama punto l’ uno, dee necessariamente non amar molto l’ altro. Queste due divozioni si aiutano a vi­cenda, e ci prestano il modo da mostrare a Gesù quell’ amore che gli dobbiamo. Se San Bernardo disse: Per Mariam itur ad Jesum.
« Per mezzo di Maria si va a Gesù » noi non peniamo di aggiungere: Per mezzo di Maria si va a Giuseppe, e per mezzo di Giuseppe a Maria, e per mezzo di ambedue a Gesù, e per mezzo di Gesù a Maria e a Giuseppe; a dir breve, Gesù e Maria e Giuseppe non debbono mai disgiungersi dal nostro amore.

Esempio

Fiducia in San Giuseppe rimunerata

Ecco un tratto della protezione di San Giu­seppe sulle case religiose, che ci fu riferito da un sacerdote del clero di Parigi, che l’ avea saputo sul luogo dalla bocca stessa della supe­riora della Comunità. (1)
Ognuno sa che gli stabilimenti religiosi hanno avuto da soffrire in questi ultimi tempi nel regno Sardo. In conseguenza di questa prova una casa religiosa di quel Regno nell’ anno 1855 fu ridotta all’ ultima desolazione.
La cassa della suora economa era quasi vuota, e ciò che ne cresceva l’inquietudine delle buone religiose era che dovevano indi a pochis­simo pagare una somma di duemila franchi senza saper trovar modo da soddisfare a questo debito.
Come trarsi d’impaccio ? La era cosa ben fa­cile; riccorrendo al Padre nutricatore del Sal­vatore, il conforto di coloro che sono nel bi­sogno. Non mancavano che nove giorni al ter­mine fisso dello sborso e fu stabilito venissero impiegati in una novena ad onor di San Giuseppe, che fu fatta con fervore e fiducia. La mattina dell’ ultimo giorno essendosi presentato al con­vento il creditore, la suora economa che non aveva peranco ricevuto nulla, ma ancora piena di confidenza, perché la novena non era ancora finita, pregollo volesse tornare la stessa sera all’ ora precisamente nella quale doveva quella terminare. S. Giuseppe volle rimeritare una tan­ta confidenza. Una persona che non è nominata e al tutto sconosciuta presentossi in sul mez­zodì alla porta del convento e consegnò alla suora la somma appunto ch’ ella medesima do­veva sborsare da lì a poco a colui che stava per tornare a riceverla. Da quel momento, la divozione a San Giuseppe sebbene già sì grande vie più si accrebbe in questa religiosa congrezione, la quale ha fatto sovente la felice spe­ranza della potenza e tenera carità di Lui nel soccorrere in tutte le loro pene ai suoi figliuoli.

Pratica – Costituite San Giuseppe economo del­la vostra casa.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria venite in mio aiuto per tutta la vita mia.
G. M. G.


Nota 1

(1) Procurammo noi stessi di scrivere alla superiora di questa santa casa, messa in tal modo sotto il patrocinio del glorioso San Giuseppe, e qui ci piace dare un brano della risposta onde fummo onorati:
« …. Se voi foste troppo cortese da venirci a trovare, ed io vi narrerò i favori di San Giuseppe. Sappiate che, da che lo costituimmo economo della nostra casa, egli sempre rispose alle nostre preghiere; facesse pur anco mestieri di un miracolo, ei facevalo. Vi sporrò tutto questo per iscrit­to, e voi potrete valervene all’ uopo, sopprimendo il nome. Vi narrerò dunque il fatto dei due milafranchi, fatto qua­si miracoloso … 11 maggio 1856. »

Umiltà di San Giuseppe

Ciò che San Bernardo ha detto di Maria, puossi con qualche proporzione dire di San Giuseppe: per la virginità, egli è caro agli occhi di Dio, e per la sua umiltà fu scelto a padre adottivo di Gesù. Potendo farsi ono­rare dagli uomini col più augusto de’ titoli che uom mortale giammai portasse, egli tutto lo splendore ne lasciò, per non riservarsi che le umiliazioni, le fatiche e gli stenti che erano da questa carica inseparabili.
Qual gloria frattanto di entrare in società con Dio! Di essere eletto ed incaricato da Dio a governare e guidare un Dio, di esser capo di una famiglia in cui qual bambino vi si trova un Dio! Santi che vivete sopra la terra o che regnate in cielo, tutta la vo­stra gloria consiste nell’ essere servi, amici, fratelli di Gesù Cristo; ma la gloria di Giu­seppe fino ad essere sua guida, suo angelo, suo superiore, suo asilo, suo padre. E chi non avrebbe creduto ch’ egli si sarebbe giovato di sì gloriosa paternità? Eppure tutt’ al­tro: egli era un uom giusto: Joseph autem erat iustus; e per un principio stesso di giu­stizia, più Dio lo innalzò e più ancora esso si umiliò. Giuseppe era giusto ed ecco perchè egli non rinunziò alla gloria del suo sublime ministero, solo per adempirne gli umilianti e penosi doveri.
Che i figliuoli di Zebedeo usino de’ privi­legi della lor parentela con Gesù Cristo per far chiedere a lui i due primi posti nel suo regno; che gli altri suoi parenti adirati perch’ Egli dimori nelle piccole borgate, nelle quali senza strepito opera di grandi prodigi, lo eccitino di andarne a fare in Gerusalemme nelle feste di Pasqua, sperando che la fama gliene verrà, ridonderà in loro pro; Giusep­pe non curante di questa gloria, tranquillo dimora nella sua bottega, e senz’ arrossirne si esercita nell’ oscura professione che la Provvidenza gli ha assegnato.
Gesù Cristo, dice il dotto abate Ruperto, fu promesso a tre grandi uomini, ad Abramo, a Davidde e a Giuseppe. Ad Abramo fu promesso come uomo: In semine tuo benedi­centur omnes gentes; a Davidde come re: De fructu ventris tui ponam super sedem tuam ; come Dio a Giuseppe: Noli metuere accipere Mariam coniugem tuam, quod enim in ea natum est, de Spiritu Sancto est.
Ma non si può egli aggiungere alcun che a questo pensiero, dicendo che Giuseppe si è tenuto contento di nutrire e proteggere un fanciullo, il quale, tuttoché Dio, ha preso so­pra di sé le umane miserie; il quale, tuttoché fosse re, prese la sembianza di servo, e nell’ oscura vita che menò ascose la sua divinità? Abramo accolse nella sua casa tre angeli; Giuseppe diè ricetto al Dio di Àbra­ mo e degli angeli; Davidde affamato chiese del pane a Melchisedecco, e Giuseppe ne diè al figliuolo di Davidde; e appieno fortunato di poter allevare e cibare un Dio, un uomo, un re nella persona di Gesù Cristo, egli senza curarsi punto della gloria, ne amò le umi­liazioni e le pene.
La sua giustizia che gli era di norma in tutte le sue vie, poteva ella inspirargli altri sentimenti? E poteva egli cercare d’ innal­zarsi, vedendo un Dio annichilarsi ? Aspirare ai primi posti della Giudea sapendo che il suo Regno non è di questo mondo? mostrarsi con pompa in quella che il sovrano di tutta la terra si riduceva a dimorare volontariamen­te con un povero artigiano e a vivere umilmente delle sue fatiche ? O il più grande de’ santi e il più umile degli uomini, voi che tutto potete presso di Gesù e di Maria, otte­netemi la grazia ch’ io come voi a loro mi rassomigli per una sincera e profonda umiltà !

Esempio

Le imagini miracolose di San Giuseppe

Fu sotto gli auspici di San Giuseppe che la fe­de si propagò nelle fiorenti riduzioni del Paraguai. Anche ad esse in una facenda rilevante diè un segno strepitoso e miracoloso della sua vigilanza e della sua affezione. Questa nascente cristianità era minacciata da non so qual flagello del cielo. Non permise San Giuseppe che ne fosse colpita all’ improvviso e per tal modo venisse esposta ad una totale distruzione. La fece avver­tita di disporvisi facendo in diversi luoghi vedere le sue imagini grondanti di sudore e molli di la­crime, quasi dir volesse a questo popolo ch’ egli amava: tu vedi il tuo proteggitore piangere pri­ma della disgrazia che ti sta per incogliere ; su via piangi tu pure, finché ci è tempo, acciocché la giustizia di Dio, dalla tua penitenza placata, vibri altrove i colpi della sua vendetta.
( P. Patrignani ).

Pratica – Fate oggi un qualche atto esterno di umiltà in onore di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria ch’ io sia umile in tutta la vita mia.
G.M.G.

S. Giuseppe modello dello spirito di orazione

Tra coloro che fanno professione di pietà, taluni si danno agli esercizi della vita attiva, altri si sentono maggiormente inclinati alla vita interiore; pochi però ce n’ha che rie­scono eccellenti nell’ una e nell’altra. Ora fu questo che rese glorioso San Giuseppe in uno stato di vita che l’ obbligava a vivere in mezzo al mondo e avere relazioni continue coi suoi vicini ; egli non perdette mai di vista Dio. La vita sua era una continuata orazio­ne. E poteva egli far altro, sempre com’era col Re del cielo, che meditare le cose cele­sti? Mentre Gesù cresceva in età e saggezza, Giuseppe cresceva nel raccoglimento e nella unione con Dio, e non si applicava alle cose esteriori se non tanto quanto bisognavagli per attendere alle cure della Santa Famiglia Quin­di è che San Bernardino da Siena afferma che questo Santo Patriarca fu sublimato al più alto grado di contemplazione, e favorito d’intime comunicazioni dello Spirito Santo, e delle più elette grazie del Sacro Cuore di Gesù. Non cercate dunque più, o anime interiori, nè nei deserti, nè nei chiostri modelli della vita contemplativa; entrate nella officina di San Giuseppe, voi ivi in sommo grado troverete ciò che l’ Egitto e le Tebaidi non videro che im­perfettamente; voi ivi vedrete un povero artigianello che impiega le sue mani nei lavori più grossolani e faticosi, e ‘l suo cuore in­tende alla più fervorosa orazione; voi vi ve­drete Giuseppe e Maria occupati intorno a cose esteriori proprie del loro stato, e con tutto ciò continuamente rivolti a contemplare, benedire, adorare e amare il loro Dio.
Somiglianti ai due cherubini che in atto di supplicare dinanzi all’ arca, guardavano ognora il propiziatorio, questi due sposi più infiammati dei Serafini, hanno sempre gli occhi dell’ anima fissi in Gesù Cristo, e le loro azioni eziandio le più triviali, facendole con amore per Lui, tengono per essi luogo di una continuata orazione.
Cristiani che vivete in mezzo al secolo, da questo modello imparate, voi che vi date a credere di avere nei vostri impieghi un pre­testo che vi dispensi dal pregare, che la pre­ghiera non è incompatibile coi lavori e coi doveri dello stato vostro ; e voi, figli devoti di Maria, che ogni dì un pò di tempo spen­dete in questo pio esercizio, sappiate che a S. Giuseppe dopo la casta sua sposa, rivol­gere vi dovete per ottenere la grazia di farvi nuovi progressi. O benedetto Giuseppe, mo­dello e patrono delle anime interiori, deh ! Ve ne supplico, ottenetemi lo spirito di ora­zione, fate ch’ io preghi come voi con fede, umiltà e perseveranza!

Esempio

Divozione di Sant’ Ignazio

Sant’ Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù era cosi teneramente divoto di Maria da onorare altresì con culto speciale il casto di lei sposo, il glorioso S. Giuseppe. Il prezioso libro dei suoi Esercizi Spirituali, che si gran bene hanno prodotto nella chiesa, è un monumento che attesta la sua divozione e ferma fiducia in questo gran santo. Non citeremo che un solo fatto ricordato negli Annali della Compagnia di Gesù. Sant’ Ignazio teneva nel suo oratorio un’ imagine di S. Giuseppe, e davanti a sì gran maestro della vita interiore, amava esso di far orazione e di celebrare il Santo Sacrifizio della Messa: ai piedi di questo insigne direttore delle anime pie deponeva i suoi dubbi e le sue dif­ficoltà più gravi affine d’ottenerne lo sciogli­mento. Quindi può dirsi che sotto la guida di Lui divenisse egli sì valente nel discernimento degli spiriti.

Pratica – Ad esempio di San Giuseppe state raccolto.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria fate ch’ io sia puro in tutta la vita mia.
G. M. G.

Uniformità ammirabile di S. Giuseppe alla volontà di Dio

Quantunque nessun uomo ricevesse mai dal cielo maggior autorità di S. Giuseppe, con tutto ciò nessuno mai visse meglio di Lui, più sottomesso e più dipendente.
Era egli il ministro della Provvidenza e ne volle essere la vittima ; egli aveva qual capo della famiglia tutta l’ autorità, e la ri­mise mediante un’umile e intera soggezione, a Colui che gliela aveva confidata. Doveva egli nell’ esercizio del suo ministero sperar aiuti d’ogni maniera, e in quello scambio provò molesti abbandoni.
Com’è mai dolce l’ abbandonarsi alla Prov­videnza quando non si ricevono che favori ! Quanto era dolce per Giuseppe rassegnarsi al divin volere, allorché vide i Re magi pro­strarsi ai piedi del suo Figliuolo e offrigli lor doni e rendergli omaggi fino dalle estre­mità dell’ Oriente, al fulgore di una stella misteriosa che condotti li aveva alla capanna di Lui! Ma quant’ ebbe a parer duro ad un uomo meno giusto di Lui, il vedere questo Divin Bambino disprezzato, perseguitato, espo­sto a tutti i rigori della stagione ed alle in­giurie del tempo! Giuseppe senz’ascoltare le penose riflessioni che la natura e l’amor pro­prio potevano suggerirgli, non ascoltò che gli ordini di Dio. Al primo cenno e’ lascia la sua patria, le sue abitudini, la casuccia per irsene in un paese nemico, sacrificando di buon grado il suo riposo, tutte le sue rela­zioni purché salvi il Figliuolo di Dio e ob­bedisca ai comandi ch’ egli riceve.
Che Abramo alle prime parole del Signore lasci il luogo della sua nascita, io ne com­mendo la sua prontezza, ma non me ne ma­raviglio gran fatto. Nel tempo stesso gli vien promessa una terra feconda essergli riservata. Ma a Giuseppe, guarda, gli si prometta un qualche luogo da potervisi fermare! Non gli si parla che dell’ Egitto, che di un regno infedele e di una terra ove il popolo di Dio era stato barbaramente perseguitato.
Malgrado di tutte queste considerazioni, egli obbedisce, e ciò che è più mirabile ancora, egli in Egitto visse cosi contento come nella Giudea, cosi in mezzo agl’idoli come in compagnia dei suoi parenti e conoscenti. Si di­rebbe ch’ egli ha come rinunziato alla sua patria ed obbliate le piccole dolcezze che vi godeva; così grande è la rassegnazione di que­sto uomo giusto agli ordini della Provvidenza! Ei non vuole se non ciò che Dio vuole, e la volontà di Dio e la sua non è che una sola. Ha da passare dalla Giudea nell’ Egitto? ed ei vi passa. Ha da lasciare l’ Egitto per far ritorno nella Giudea ; l’ angelo che gli reca quest’ ordine lo trova che dorme con tale una calma in una terra straniera come s’egli fosse stato nella sua casa tra i suoi parenti ed amici.
Oh ! felici che noi saremmo, come ben pre­sto diverremmo santi, se ad imitazione di Giuseppe sapessimo conformarci in tutto e senza riserve all’adorabile volontà di Dio so­pra di noi!

Esempio

La vocazione religiosa favorita

La Signora C. da noi ben conosciuta, era di una salute assai delicata e che richiedeva di molte cure e molti riguardi. Maritatasi poscia col barone di G…. non no migliorò punto ; i medici la giudicarono affetta da mal di petto. Rimase vedova, dopo aver per la intercessione di San Giuseppe ottenuta la conversione di suo

marito, diessi a menar una vita ritiratissima. Frattanto la sua debolezza progrediva coll’ età, così che essa non poteva ne mangiar di magro o digiunare sol una volta all’ anno senza ca­der malata; le vesti più leggiere di lana le da­vano noia, e, malgrado di tutte le precauzioni che prendeva e le cure che gli si prodigavano, la menava una vita penosa. Disgustata del mon­do amando la vita nascosta, era dolentissima che la sua infermiccia salute non le permettesse di entrare in qualche religiosa comunità. In questa, la sua confidenza in San Giuseppe, per la cui intercessione ella ricevute aveva grazie d’ ogni maniera, andava sempre crescendo. Un dì si sentì inspirata di chiedergli un vero miracolo da Lui ottenendo la salute necessaria per divenir figlia di Santa Teresa sì devota al suo culto. Con questa intenzione per sei mesi ella fece tutte le sue preghiere e tutte le sue buone opere,
jndi andò a presentarsi al convento delle Car­melitane, dov’ella fu ricevuta, avendo cinquant’ anni di età, con grande maraviglia di quanti nel mondo l’avevano conosciuta sì debole e ca­gionevole. Colla protezione tutta particolare di San Giuseppe ella potè benissimo sopportare la regola sì austera del Carmelo, e dopo un novi­ziato, continuato, a meglio provarla, per ben tre anni, ebbe la consolazione di fare la sua profes­sione religiosa il 6 agosto dell’anno 1855, pren­dendo il nome di Suor Giuseppa della Santa Fa­miglia. La sua santità seguitò a secondare il suo zelo, e la sua divozione per San Giuseppe al pre­sente va crescendo giorno in giorno.

Pratica – Fate una buona confessione in pre­parazione alla festa di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria deh fate v’obbedi­sca in tutta la vita mia.
G. M. G.

S. Giuseppe tutto concede nel giorno della sua festa

Se è cosa buona e vantaggiosa offrire ogni giorno un qualche devoto omaggio a San Giuseppe, è da tributargli al tutto questo osse­quio di amore e di riconoscenza il dì nel quale con tanta solennità se ne celebra la sua festa da tutta la chiesa. I figliuoli ben educati sempre con piacere vedono giungere questi commoventi anniversari, ne’quali è lor permesso di palesare ad alta voce ai loro cari i voti che nel secreto del lor cuore non ces­sano di fare per loro. E noi pure dobbiamo in questo bel giorno di festa sollevare i no­stri cuori e gli occhi nostri al cielo per con­ templare Giuseppe circondato dalla sua gloria, e unirci al coro degli angeli che cantano le sue laudi e menano festa de’ favori straordinari onde colmollo il Signore.
Un altro motivo ben possente dee impegnarci ad onorare particolarmente il giorno della sua festa e a pregarlo ancora con mag­gior confidenza, ed è, che in questa devota solennità sì gradita ai figli di Maria, ed ai servi fedeli di Gesù, il Figliuolo di Dio, com­mosso dagli onori che prestansj al suo padre adottivo, versa di sua mano le grazie più pre­ziose e più copiose sopra tutti coloro che fur diligenti in ossequiarlo.
Ascoltate Santa Teresa che conferma solen­nemente questa verità: « Io non ricordo di aver chiesto da qualche anno alcuna cosa a San Giuseppe, nel giorno della sua festa, che non l’abbia ottenuta, e se per qualche imperfe­zione una dimanda si scostava alcun poco dal fine della gloria di Dio, ei la raddrizzava mi­rabilmente, avendo riguardo sempre a far­mene trarre un maggior bene. Qual quadro io metterei sotto gli occhi vostri se mi fosse conceduto di farvi conoscere le grazie insigni di cui Dio mi colmò, ed i pericoli così d’a­nima come di corpo da cui fui liberata per la intercessione di San Giuseppe! Questo stes­so, com’ io, esperimentarono molte altre per­sone, alle quali consigliato aveva la divozione verso questo impareggiabile protettore. »
E di vero qual è quel padre, anche secondo natura, che non si senta nel giorno della sua festa maggiormente disposto di perdonare più facilmente ai suoi figliuoli i torti ch’ essi gli avessero fatto, e d’ impartir loro generosa­mente i favori che chiedessero dalla sua te­nerezza?

Esempio

Un devotissimo di S. Giuseppe

Il venerabile p. Luigi Lallemant, della Com­pagnia di Gesù, conosciuto per varie opere di gran pregio, desiderando progredire nella vita interiore, si pose sotto la direzione di San Giu­seppe, di cui meditava continuamente le virtù e gli esempli. Egli faceva ogni giorno quattro esercizii di pietà in suo onore. Il Signore per rimunerare il suo zelo verso San Giuseppe, gli aveva accordato un dono straordinario d’inspi­rare agli altri la più tenera divozione al casto sposo di Maria, e la sua confidenza in Lui era tale, che non domandava favore che non gli fosse conceduto. Quindi è che quando invitava i fe­deli ad onorar San Giuseppe, consigliava loro nel tempo stesso di domandare una grazia par­ticolare, assicurando che infallibilmente otterrebbero tutto dalla sua bontà. Ed eccone un esem­pio segnalato. Mentre egli era rettore del col­legio di Bourgez, notò due giovani maestri delle classi inferiori, nei quali era una molto bella pietà.
Qualche giorno prima della solennità di San Giuseppe li chiamò a sé, e promise loro di ot­tenere dal gran Santo la grazia che ciascun di loro avrebbe maggiormente desiderata, a con­dizione che avessero esortati gli scolari alla più tenera divozione verso di Lui, e ad onorarlo in modo speciale il dì della sua festa. I due giovani maestri accettarono di buon grado una propo­sizione tanto vantaggiosa; e le loro pie esor­tazioni furono talmente efficaci, che il giorno di San Giuseppe tutti gli scolari delle loro classi fecero la comunione in onore di Lui. Nel giorno stesso recatisi dal Rettore, ciascun d’essi gli fece conoscere segretamente qual era la grazia che desiderava ottenere per la intercessione di San Giuseppe. Il primo, ch’ era il celebre p. Nouet, domandò la grazia di saper scrivere e parlare degnamente di nostro Signore; e tutti coloro che hanno letto le sue belle opere sopra le ec­cellenze di Gesù Cristo, cosi ripiene di unzione e di amore, possono giudicare se egli ha rice­vuto la pienezza della grazia dimandata per l’ in­terposizione del Padre nutricatore del Verbo incarnato. Il secondo fu parimente esaudito, ma non volle far conoscere il favore ottenuto (1). Que­sti esempli basteranno per dimostrare che il p. Lallemant era uno dei più cari favoriti di San Giuseppe, e che disponeva dei suoi tesori a talento. Per dimostrare la sua tenera divozione al suo Santo protettore, nella sua ultima malat­tia desiderò gli si mettesse nella tomba la sua imagine, quasi volesse ancora propagare la sua divozione dopo morte, oppure intendendo che quella imagine gli tenesse luogo di passaporto per la felice eternità.

Pratica – Consacratevi a San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria io mi consacro a voi per tutta la vita.
G. M. G.

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Nota 1

(1) Questi fu il p. Ragueneau, il quale raccontò l’ avve­nuto alla M. Maria, religiosa Benedettina, nel monastero di Montmartre: ma neppure ad essa volle il detto padre ma­nifestare la grazia chiesta ed ottenuta. Probabilmente fu qualche grazia interna, che la sua umiltà stimò bene nascondere, come già fatto aveva di altri doni preziosi da lui ricevuti dal Signore, essendo egli un perfetto religioso, di grandissimo spirito, di coraggio eroico, di ammirabile confidenza in Dio, e di consumata sperienza nelle cose spirituali ( Dottrina spirituale del p. Lallemant preceduta dalla sua vita. )

Tenerezza di S. Giuseppe per Gesù

Dopo l’ Augusta Maria che la chiesa appella Madre del bell’amore, nessun santo potè amar Gesù quanto San Giuseppe. Se questo Beato patriarca amava un figlio nella persona del Salvatore, questo figlio era un Dio, e conse­guentemente un figlio infinitamente amabile.
Ciò che circoscrive l’ amore degli altri uomini, è ‘l partirlo che si fa tra il creatore e la creatura. La moltiplicità degli obietti divi­dendo il cuore, divide ad un tempo stesso e snerva le loro affezioni. Non si può ardere di amor divino senza che l’ amor naturale si raffreddi, e l’amor del mondo non può accendersi senza che quello del cielo si spenga.
Giuseppe nulla ha temere di ciò; in Lui l’amor naturale e l’ amor divino, l’amore del suo figlio e l’amor del suo Dio non hanno che lo stesso obietto. In lui, la natura e la grazia an­ziché dividere le loro affezioni, le riuniscono e vie maggiormente le infiammano. In lui la sollecitudine è un fervore di pietà; tutti i suoi pensieri sono santi; se teme, egli è per la persona di Gesù; se desidera, egli è per sovvenire ai bisogni del figliuolo; se soffre, egli è pel dolore di vederlo soffrire. Le di­mande che gli fa le son preghiere, gli uffizi che gli presta sono, sacrifizi.
Padre avventurato che potè riunire le delizie del cielo con quelle della terra ! Avven­turato che potè amare sommamente il figli­uolo, senz’ amarlo di soverchio!
Qual figliuolo, gran Dio! qual Divin figliuolo! , Giuseppe e Beniamino, frutti preziosi dell’ amabile Rachele, fur ora la delizia ora il dolore de’ lor genitori, secondochè piacque a Dio di toglier loro o ridonare ciò che ama­vano un po’ troppo; la bellezza di Assalonne costò caro a Davidde; Salomone non si ebbe sempre le tenerezze di sua madre; ma il vo­stro figliuolo, o felice Giuseppe, più desiderato d’Isacco, più caro di Beniamino, più leggiadro di Assalonne, più saggio di Salomone, meritò infinitamente il vostro amore. La Provvidenza vi fe’ nascere dai medesimi avi, onore che aveste comune con qualche apostolo; a voi era ser­bato di dover essere il suo più prossimo con­giunto, come casto sposo della sua divina ma­dre, suo nutricatore, suo tutore, suo maestro, di portare il nome, di avere il diritto di eser­citare gli uffizi di padre, di formare la ter­rena sua nobiltà. Per mezzo vostro Egli fu ri­conosciuto quale figliuolo di Davidde ed erede della sua corona; il Padre eterno per la ge­nerazione da tutta la eternità, Maria per la sua generazione nel tempo, e voi per una specie di generazione legale e civile in virtù della angelica vostra unione colla Regina dei vergini.

Esempio

Protezione di S. Giuseppe in punto di morte

Un gentiluomo era costumato di visitar ogni dì una divota imagine di San Giuseppe dipin­ta in su d’un muro; con tutta questa divozio­ne era poi negligente nel grande affare della propria salute. Anche giunto allo stremo di sua vita, si occupava di tutt’ altro, non pensando per nulla a Dio, all’ anima sua e alla eternità. Ma buon per lui che il pietoso suo protettore San Giuseppe a lui pensava e di lui si prendeva sollecitudine. Gli si diè a vedere, e la vista di lui tale fece un’impressione sull’ animo suo che conobbe chiaramente i suoi errori e n’ ebbe tanto dolore che tosto volle farne una sincera e dolorosa confessione. In quella che il sacer­dote finiva di pronunziare le parole dell’asso­luzione, e’ spirò tranquillamente ; ed è a sperare
che per la intercessione di San Giuseppe l’ anima di lui giungesse al porto della beata eter­nità.
( Pedini – Mese di S. Giuseppe )

Pratica – Fate una limosina od una mortifica­zione in onor di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria fortificatemi in que­sta vita.
G. M. G.

S. Giuseppe innalzato sopra tutti i Santi dell’antico e nuovo Testamento

Fra tutti i santi più illustri dell’ antico patto, Giuseppe è il primo in dignità, avvegna­ché in ordine di tempo ne sia l’ultimo. A lui il Signore scuoprì e rivelò misteri, che quelli non conobbero che nell’oscurità delle figure, e godè a sazietà delizie e beni de’ quali quelli non ebbero che il desiderio. Questi santi pa­triarchi, che il savio appella gloriosi, nelle loro generazioni si meritano meno di onore e di laude di lui, essendoché tutti egli avvanzò in santità, potere, prudenza, tutti avvanzò nella santità della vita, nella felicità della sua morte e nella sua posterità.
Forsechè non fu egli più accetto a Dio, e con maggior maestà levato in cielo di Enoch? Non fu egli più giusto di Noè in mezzo ai prevaricatori; più fedele di Abramo nell’osser­vare la legge; di più copiose benedizioni ri­colmo che Isacco, più propenso ad aiutare il prossimo che Giacobbe? Non fu egli predi­letto da Dio e dagli uomini assai più di Mosè, e non ebbe una paternità da preferirsi al sacerdozio di Aronne? Non fu egli più pietoso di Davidde; più dedito al servizio degli altari di Samuele, più saggio di Salomone, più ammirabile di Elia, più potente di Eliseo, e di Ezechia più sottomesso al voler di Dio? Certamente, che questi titoli di onore e di gloria sono eminentemente confermati dalle sublimi qualità di padre di Gesù e di sposo di Maria.
Ma e che diremo dei santi che gli venner dietro nella legge di grazia? Gli Apostoli si tennero altamente onorati del nome d’amico, gli altri santi si contentarono di quello di servo e di suddito, ma Giuseppe il nome si ebbe di padre del Signore. Gli apostoli nel principio della chiesa nutrirono i poveri, e Giuseppe nutrì Gesù. Gli apostoli si adope­rarono a far crescere il Salvatore nei cuori de’ fedeli, e le cure e le fatiche di Giuseppe fur volte a Gesù perch’ egli stesso crescesse.
I grandi uffizi che sembrano propri dello stato apostolico si riducono a quattro principali : la promulgazione del Vangelo, l’ istru­zione dei popoli, la riconciliazione dei pec­catori con Dio, ed essere gli organi dell’eterno Padre. I grandi uffizi particolari di San Giu­seppe sono la paternità verso il Verbo incar­nato, l’ unione colla Regina dei cieli, l’ im­posizione del santo nome di Gesù al Re degli angeli e l’ educazione del Redentore. Arrogi quelli di primo predicatore del Messia nell’ Egitto e nella Giudea, di rappresentante dell’ Eterno Padre su questa terra presso del suo Figliuolo, di cooperatore del Salvatore nella redenzione degli uomini, di sostituto dello Spirito Santo come sposo rispetto a Maria.

Esempio

Divozione del venerabile De La Salle a S. Giuseppe

Edificantissima si fu la divozione che profes­sò a San Giuseppe il venerabile De La Salle. Egli aveva messo sotto la protezione di questo gran Santo, fino dalla prima origine, il suo isti­tuto, e d’ indi in poi cercato aveva tutti i mezzi di onorarlo e farlo da altri onorare. Con questo spirito, recitava ogni giorno le litanie composte in onore di Lui, e raccomandava ai suoi fratelli di recitarle pur essi, per ottenere da Dio, mediante la intercessione del Santo, quello spirito ond’ egli era animato, quando aveva in cura il fanciullo Gesù. La festa di San Giuseppe era delle più solenni del suo istituto. Avvegnaché malato, e’ levavasi di letto per celebrare la Messa in onore di quest’ amabile Sposo della più pura e della più santa delle vergini. Nell’ultima sua malattia si parve chiaro quanto nostro Signore avesse gradito questa divozione del beato De La Salle verso questo gran Santo, giacché sembrò fare un miracolo per appagarla, nel modo che diremo più avanti. Per finirla, egli aveva scelto questo gran Santo a patrono e protettore del suo istituto, e in morendo raccomandò ai suoi fratelli ciò che loro tante volte raccoman­dato aveva in vita, che si segnalassero nella di­vozione verso San Giuseppe. Ciò che più commovevalo nella vita ammirabile del santo sposo della madre di Dio, era la sua grande sommis­sione alle disposizioni della divina Provvidenza, la sua rassegnazione agli ordini più disgustosi, la sua pronta obbedienza alla voce del Signore, la sua vita nascosta, l’ angelica sua castità, e finalmente la sua tenerezza e’l suo amore per Gesù e Maria, virtù ch’era studiosissimo d’imi­tare fedelmente. E ben vi riuscì, chè può dirsi a sua lode ch’ egli è stato una viva imagine di San Giuseppe. A pascolo di sua divozione verso si gran Santo, e’ compose lunghe litanie in suo onore, tratte dalla santa scrittura, le quali con unzione esprimono i sentimenti di tenerezza, di affezione e di zelo ch’ egli nutriva a riguardo di questo giusto per eccellenza. ( Vita del v. De La Salle — An. 1733 ).

Pratica – Recitate i sette dolori di S. Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il mio cuore e la mia vita.
G. M. G.

S. Giuseppe elevato sopra dei nove cori angelici

Dio, che nella sua incarnazione preferì alla natura angelica l’ umana, e non ha egli col­locato altresì tutti gli angeli al di sotto di Maria, ciò che è fuori di dubbio; ma al di sotto benanche di colui ch’ egli tra tutti gli uomini trascelse ad essere suo padre e per tributargli con questo titolo tutti gli omaggi dovuti ad una così eminente dignità? Qual de’ serafini fu dal Figliuolo unico di Dio ser­vito e chiamato suo padre come egli fece con Giuseppe: Cui enim dixit aliquando angelorum: Pater meus es tu?
Gli arcangeli sono gli ordinari messaggeri onde Dio si serve per comunicarci i più im­portanti affari del suo Regno e per aiutarci ad eseguire i suoi comandamenti: ma Giu­seppe è adoperato a far sapere a Gesù e a Maria i voleri dell’ Eterno Padre, e a dar opera con essi a fornire questi ordini. Spetta ai Principati governare chi è da meno di loro, ma Giuseppe governa il Salvatore e la divina sua madre, cui sono sottomessi i Principati.
Le Podestà sono costituite per eseguire quan­to loro prescrive l’ onnipotenza di Dio in favore degli uomini; Giuseppe è destinato a servire Gesù e Maria.
Uffizio della Virtù si è per mezzo delle cause seconde operare nel mondo diversi pro­digi; ma Giuseppe in compagnia del suo fi­gliuolo e della sua sposa oprò fatti, da pre­ferirsi agli avvenimenti più miracolosi della natura. È proprio delle Dominazioni avere una cura peculiare dei re e dei principi della terra ; ma il dominio e le cure di San Giu­seppe si estesero sul Re dei re e la Regina degli angeli. Ai Troni s’ appartiene di por­tare la maestà di Dio e di servirgli di seggio degno della sua grandezza; ed è ciò che mol­to acconciamente conviene a Giuseppe che ha portato Gesù sulle sue braccia e sul suo seno. I Cherubini si nutrono di scienza e penetrano colla loro sottigliezza nei segreti di Dio; Giu­seppe ha una piena conoscenza de’ misteri più nascosti della divinità. Finalmente i Serafini bruciano di amore contemplando la inef­fabile bontà del Creatore, e la occupazione ordinaria di Giuseppe è di portare nel suo cuor di padre il fuoco dell’ amore, anzi l’ amor medesimo.
Dopo si sublimi considerazioni non puossi egli dire col saggio Cartagena che S. Giuseppe avvanza gli spiriti beati in santità e nei suoi vari misteri, e conseguentemente in merito e in gloria, tuttoché in natura sia a loro infe­riore? Non puossi egli dire, secondochè pen­sava l’ apostolo San Paolo, favellando di Gesù Cristo, che Dio ha compartito a Giuseppe più grazia, più giustizia e più gloria che agli angeli, poiché diegli un nome più onorevole ed una dignità più sublime che non ad essi:
Tanto melior angelis effectus, quanto differen­tius prae illis haereditavit?
O beato Giuseppe! Io mi rallegro con Voi della vostra gloria, e voglio raddoppiare la mia confidenza in voi che Dio elevò sopra tutti gli angeli e sopra tutti i beati.

Esempio

Un padre consolato da un Angelo

Un cavaliere molto divoto di San Giuseppe costumava di celebrare ogni anno nel miglior modo possibile la festa di Lui, ai diciannove di marzo. Egli aveva tre figliuoli già grandi, il pri­mo de’ quali gli morì nel giorno medesimo della festa, e nel seguente anno, nel giorno stesso, gli morì il secondo. Questa doppia perdita afflis­se talmente il povero padre che fu al punto di proporre di non celebrar più la festa del san­to, per timore di perdere ancora l’ unico figlio superstite. Indi, fosse per obbedire alla sua paura, fosse per dissipare i suoi timori e le sue inquietudini, intraprese un viaggio. Mentre che viaggiava tutto pensieroso, levando gli occhi vi­de due giovani appiccati ad un albero. Nel tempo stesso un angelo gli si die’ a vedere e dissegli : « Vedi tu questi due giovani? sappi dunque che i tuoi due figliuoli avrebbero finito cosi, se fos­sero vissuti; ma perchè tu sei stato divoto di San Giuseppe, egli ti ha ottenuto da Dio ch’ essi morissero nella loro adolescenza affine di rispar­miare alla tua famiglia il disonore che le avreb­bero fatto, e soprattutto per assicurare a loro stessi con questa morte immatura la vita eterna. Va a celebrare la festa del Santo, e non temer punto pel figliuolo che ti resta; egli sarà fatto vescovo e vivrà lungamente. » Le cose si avverarono a puntino come l’ angelo aveva predetto.

Pratica – Recitate sette Gloria Patri in ono­re delle sette allegrezze di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria soccorretemi nel tem­po della vita.
G. M. G.

Preminenza di San Giuseppe

I secreti del cielo per ciò che riguarda il merito e la gloria dei Beati, non sono certa­mente da investigare; con tutto ciò noi cre­diamo, seguendo in ciò l’ esempio dei dot­tori, senza nota d’imprudenza e di temerità; di poter stabilire i diritti che sembra avere l’impareggiabile nostro Patrono al più alto grado di grazia, di gloria che sia al di sotto di quelli che la chiesa accorda in cielo a Maria sua casta sposa.
Quando attentamente si considerano col lu­me della fede le sublimi prerogative onde a Dio piacque di onorare San Giuseppe, si re­sta persuasi che non gli si può preferire al­cuno di quelli che per le loro virtù si sono segnalati avanti e dopo la venuta del figliuolo di Dio.
Tutta la perfezione e la nobiltà del genere umano, in ispezialtà del popolo ebreo, è stata riunita nella persona di Lui. Di tutti i figliuoli di Adamo, Giuseppe era per eccellenza colui al quale Dio avrebbe potuto affidare il governo dell’universo; perchè l’ aveva già scelto ed incaricato del governo del suo Divin Fi­gliuolo, più saggio, più nobile che tutto il rimanente del mondo. Non può egli dirsi che il nome di Lui debb’ essere scritto il primo nel catalogo dei santi, essendo stato egli il primo dichiarato santo nel vangelo; che gli altri santi possono riguardarsi come servi inutili; ma che è a dire rispetto a Giuseppe i cui servigi furon vantaggiosi, ed in qualche modo, necessàri alla conservazione ed alla condotta dell’ unico Figliuolo di Dio? Chi po­tremo noi mettere al di sopra di Giuseppe do­poché nostro Signore si è messo sotto di Lui?
Il Verbo incarnato essendosi scelta per Ma­dre là più pura di tutte le vergini, la più perfetta di tutte le donne che furono e po­tessero mai essere, si è scelto pure il migliore di tutti gli uomini acciocché gli facesse da Padre ; e come l’ eterno Padre creò tutte le cose pel suo Verbo, così Giuseppe ha, in qual­ che modo, create di nuovo e rifatte tutte le cose per lo stesso Verbo e dato la salute e la vita agli uomini; di maniera che noi gli siamo obbligati più che a qualunque altro, dopo Gesù e Maria pel bene delle nostre anime. Avventurato Giuseppe! Io mi rallegro di ciò che Dio ha fatto per voi! Voglio im­piegare la mia vita ad amarvi, ad onorar­vi; e quando le mani mi verranno meno per lavorare alla vostra gloria, e la voce per pubblicare le vostre maraviglie, io impiegherò quel poco che mi rimarrà di vita per far voti dall’ intimo del cuore che il nome vostro sia sempre sulle labbra de’ vostri figliuoli, che le generazioni presenti e future raccontino le vostre grandezze e dappertutto, ove sarà an­nunziata la gloria di Gesù è di Maria, siano annunziati altresì i buoni uffizii che loro avete reso, le grazie onde siete stato arric­chito, il potere che avete ricevuto e la su­blime gloria alla quale siete stato innalzato.

Esempio

L’ultima Messa del Venerabile De la Salle

Colpito da una mortale malattia che lo trasse al sepolcro, il venerabile fondatore dei fratelli delle scuole cristiane, faceva di tutto per non lasciarsi vincere dai dolori che l’ opprimevano affine di continuare ad adempire ai doveri della sua carica. Se non che in sul finire della Qua­resima si fece così violento, che costrinse il venerabile De La Salle a giacersi sempre in letto. A misura che sentiva mancarsi le forze, gli cre­sceva la gioia nell’ anima e trasparivagli in sul viso. Io spero, ci diceva, che ben presto sarò libe­rato dall’ Egitto per essere introdotto nella vera terra promessa. Intanto s’avvicinava la festa di San Giuseppe. La divozione particolare da lui professata verso questo gran Santo, scelto da lui a patrono e protettore dell’ istituto, gl’ inspirava un’ ardente brama di celebrare in quel giorno la Santa Messa in onore di Lui; ma doveva starsi pago di desiderarlo, giacché non era possibile, senza una specie di miracolo, di poterlo fare; ep­pure questo favore che il servo di Dio non osava aspettare non che chiedere, gli fu concesso. La vigilia della festa del Santo, verso le dieci ore della sera, sentissi scemare i dolori e rinvigo­rire le forze. Di che egli fu cosi meravigliato che pensossi sognare, e non ne fe’motto a veruno. La mattina seguente s’avvide che quel migliora­mento non era nè sogno nè immaginazione; poiché si conobbe in istato di potersi levare, e di celebrare i divini misteri. Grande fu per ciò la sua gioia in poter appagare la sua divozio­ne ; più viva fu quella dei suoi figliuoli, i quali lo credettero affatto guarito per un miracolo dell’Onnipotente. Tutti ne benedirono, esalta­rono e ringraziarono la bontà di Dio e del loro patrono San Giuseppe. Il sant’ uomo approfittossi di questo favore, e salì sull’altare con quel raccoglimento e fervore che richiedeva l’ul­tima sua Messa. Il modo sciolto e disinvolto ond’ ei la celebrò, fe’ credere ai fratelli che Dio, per la intercessione di San Giuseppe, gli aves­se restituita la sanità. Si diedero premura di chie­dergli avvisi pel loro spirituale profitto, come s’ egli fosse al tutto risanato ; ed ei li diede loro per l’ultima volta colla speditezza d’un uomo ben sano e robusto; alla perfine, soddisfatto che ebbe alla sua pietà ed a quella de’ suoi fratelli, ricadde malato ; gli si stremarono le forze, e la sua fine parve ormai prossima. Capirono allora, con som­mo lor dispiacere, i fratelli, che la sanità non gli era stata punto ridonata, si bene solo prestata acciocché potesse celebrare la Santa Messa in onore di San Giuseppe, e soddisfare alla sua di­vozione verso questo gran Santo. Infatti, indi a qualche giorno, egli s’addormentò nel Signore, giungendo le mani, e lanciando un ultimo sguar­do verso il cielo, pieno d’amore e di confidenza.
( Vita del signor De La Salle. — an. 1733 ).

Pratica – Ascoltate tutti i mercoledì la Santa Messa in onore di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria a voi mi affido per tutta la vita mia.
G. M. G.

Morte preziosa di San Giuseppe nelle braccia di Gesù e di Maria (1)

La morte de’ giusti sempre preziosa è il principio della loro felicità per la memoria delle loro virtù, è la speranza della loro corona e della loro unione con Dio. Quanto però dovett’ essere dolce la morte del più giusto degli uomini, sì da vicino congiunto a Dio! Dopo aver passato trent’ anni in com­pagnia di Gesù e di Maria, colmo di grazie e di meriti, alla felicità di Giuseppe altro più non mancava che di rendere l’ ultimo fiato nelle loro braccia. Egli si muore dopo di aver allevato, nutrito ed educato il suo Dio come suo figliuolo; si muore dopo di averlo scampato da tutti i pericoli, sostenuto nell’ esiglio con mille sacrifizi; muore dopo di essere stato avventurato testimonio de’ suoi divini esempli, dopo di aver raccolto tutte le parole di vita uscite dalla adorabile sua bocca; egli rende dolcemente l’ anima al suo Creatore; egli trova nel suo giudice Colui che amò qual suo figliuolo, Colui che gli obbedì come a suo padre; egli aspetta la sua sen­tenza da Colui, al quale per trent’ anni co­mandò. Gesù non ha che a darsi a vedere per restituire la calma a tutti i cuori, come già al mar agitato; eccolo esso tutto intento a riempire delle sue ineffabili consolazioni un padre che ama. Con qual fiducia Giusep­pe stende al suo Divin Figliuolo quelle mani che lavorarono per Lui, quelle braccia che in altro tempo lo portarono : Ministraverunt ma­nus istae. Ah ! Figliuol mio, dopo ch’ io tutta la mia vita mi ho passato con esso Voi, ne sarò separato in eterno ? No, no, io vo a con­tinuare un Paradiso che ho già cominciato; la morte non è per me né il fine, nè il prin­cipio della felicità; io non lascio il mio fi­gliuolo ed il mio Dio se non per trovarlo sempre tale; Egli sarà sempre per me quello che volle essere sempre. Ed oh! Quanto piacemi contemplare questo benedetto Patriarca, che fìssa i moribondi suoi occhi sul Verbo Divino, che lo chiama col dolce nome di pa­dre, e sulla Reina degli angeli, che lo chia­ma suo sposo diletto; che spira in un santo trasporto di amore pronunciando con gioia indicibile i santi nomi di Gesù e di Maria. O morte! Veramente preziosa agli occhi di Dio! O morte! Degna della invidia degli an­geli! O morte! Largo guiderdone di una san­ta vita!
O gran santo! Mio fortunato padre, io non desidero più di vivere, veggendo voi a mo­rire; ciò che vi domando si è, di non più vivere se non per fare una morte simile alla vostra.
Ma per ottenere questo favor segnalato, io debbo applicarmi a morire durante la mia vita, per non vivere più, giusta il vostro esem­pio, che di Gesù Cristo e in Gesù Cristo. Questa continua morte toglie all’ altra morte tutti gli orrori e tutte le sue amarezze; ella diviene allora il felice giorno della liberazio­ne e della consumazione dell’ olocausto.
O mio santo protettore! Deh voi ottenetemi ch’ io ami questa morte, la quale m’ assicuri la vita e la gioia della felice eternità.

Esempio

Morte preziosa dei divoti di San Giuseppe

La morte dei figli di Maria, costanti nell’ ono­rare San Giuseppe, è sommamente tranquilla e soave ; il piacere che provano essi morendo, su­pera quanto di più dolce gustarono nella vita spirituale. Santa Teresa narra la morte bellis­sima delle sue prime religiose, tanto devote di San Giuseppe. « Ho osservato in esse, al mo­mento di rendere l’ultimo respiro, una calma ed una tranquillità indicibile; si sarebbe detto ch’ esse cadevano in un’ estasi o nel soave ri­poso dell’ orazione; nulla indicava esternamente che la minima tentazione turbasse l’ intima pa­ce che godevano. Coteste sante osservazioni scac­ciarono dal mio cuore il timore ch’ io m’ aveva della morte. Mi sembra ora che morire sia la cosa più facile per l’anima fedele a Dio. L’esi­mio e pio p. Suarez il quale scrisse pagine sì belle di San Giuseppe, in sul morire con un sor­riso angelico ripeteva queste maravigliose paro­le : Io non avrei mai creduto che fosse così dolce cosa il morire. » « Ho temuto molto la morte, diceva nel suo letto di dolore, Monsignor Donare, vescovo missionario nell’ Oceania; oggi non la te­mo più. Da dieci anni la considero nella mia meditazione, e da venticinque anni prego San Giuseppe di ottenermi la grazia di una buona morte. »

Pratica – Questa sera corricandovi raccoman­datevi a San Giuseppe, e pregatelo in modo par­ticolare nel giorno di ritiro del mese.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria fate che nelle vostre braccia io finisca la vita mia.
G. M. G.

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Nota 1

Sopra la morte preziosa di San Giuseppe è da vedere la Vita della Santissima Vergine, del p. Amedeo di Cesare, consultore della sacra congregazione dell’ Indice: è un’ opera approvata.
« Secondo S. Girolamo, la morte di S. Giuseppe avvenne poco prima del Battesimo dì Gesù Cristo, circa l’anno decimo quarto del regno di Tiberio ed il quarantesimo anno di Maria.

S. Giuseppe patrono delle sante anime del Purgatorio

Compito essendo il ministero di Giuseppe, era tempo ch’ Egli lasciasse questo mondo per irsene nel seno d’ Abramo ad aspettarvi quel giorno, in cui ai giusti saria aperta la porta del Cielo. Questo santo Patriarca era così trasformato in Dio e sì strettamente unito al suo adorabile volere, che non tanto per riguardo a se stesso, quanto per espan­sione di amore verso Dio, gustava egli di quella ineffabile felicità che gli era dato go­dere in quella sua intimità con Gesù e Ma­ria; quindi dicevasi felice nel separarsi a tempo dal suo Divin Figliuolo per amore di Lui.
O il fedele ministro! O il buon servitore! Il quale non guarda punto ai propri vantag­gi, ma è sì tutto consacrato al servizio del suo Signore, che gli è indifferente così il vivere come il morire; che è disposto a vi­vere tanti anni quanti ne richiederà il pieno adempimento del suo ministero, e a morire ov’ egli non potrà più esser utile.
Più felice del santo Giobbe, la speranza del Redentore ei non pure la si serba in se­no, ma nel seno gli spira dolcemente. La santa ed avventurata sua anima senza dolore e senza sforzo discioglie i lacci che prigio­niera la tenevano in un corpo mortale; e scendendo al limbo, muta in certezza la spe­ranza degli antichi giusti, che da tanti anni sospiravano la venuta del lor liberatore; co­me una vaga aurora che fuga le tenebre not­turne, ei loro annunzia il divin sole di giustizia, che tra breve li dee visitare per in­trodurli nella celeste Gerusalemme.
Oh! Chi potrebbe dire con quali trasporti di gioia accogliessero tra loro Giuseppe i pii antenati del divino Messia; con qual giubilo indicibile ascoltarono i commoventissimi rag­guagli sulla vita nascosta di Gesù Cristo in Nazaret, e sulle sublimi virtù di Maria! Quale sopratutto non fu la riconoscenza di Anna e di Gioachino verso colui che tutto s’ era sacrificato in prò della Santissima lor Figliuo­la? Francamente si può affermare, che la pre­senza del Padre adottivo del Salvatore ad­dolcì le ansietà che provavano tutti i giusti di non poterlo ancora vedere.
Sull’ esempio di San Giuseppe, figli divoti di Maria, siate pieni di zelo e di carità verso le sante anime del Purgatorio, che sospirano il felice istante nel quale loro sarà dato di contemplare il Divin Salvatore e l’ Augusta sua madre; visitatelo colle preghiere e colle vostre buone opere ; intercedete per esse pres­so il Padre adottivo di Gesù, il quale non può a Lui negar nulla.
« Il Figliuolo di Dio, dice il venerabile Ber­nardino a Bustis, avendo le chiavi del Para­diso, una ne ha dato a Maria, ed un’ altra a Giuseppe acciocché amendue possano in­trodurre i lor fedeli servi nel luogo del re­frigerio, della luce e della pace. »
Dio mi fece conoscere, così la venerabile suor Dionisia Martignat, (1) che pér mezzo di questa divozione a San Giuseppe moribondo, la sua divina bontà voleva fare molte grazie alle persone agonizzanti, e che, come San Giuseppe non andò al cielo subitamente, non avendolo Gesù Cristo peranco aperto, ma di­scese al limbo, così si è una divozione effi­cacissima per gli agonizzanti e per le anime purganti l’ offrire a Dio la rassegnazione di San Giuseppe in quello che moriva e lascia­ va su questa terra Gesù e Maria, e l’onora­re la Santa pazienza di questo gran santo, nell’ aspettare ch’ ei fece tranquillo nel limbo sino al giorno di Pasqua, nel quale di colà lo trasse Gesù Cristo glorioso e risuscitato.

Esempio

La divozione a San Giuseppe, segno di predestinazione

Il p. Giovanni d’Allosa, nel libro intitolato: Affezione ed amore a San Giuseppe, racconta ch’ ei conobbe un religioso, il quale essendo, qual­ che mese dopo la sua morte, apparso ad un altro religioso del suo Ordine, gli disse, che soffriva tormenti orribili nel Purgatorio, per aver adem­pito malamente ai proprii doveri, ed era stato in gran pericolo di dannarsi, se il Signore non ne lo avesse preservato per esser egli stato in tempo di sua vita divotissimo del glorioso San Giuseppe, il quale, come padre adottivo di Ge­sù, è potentissimo presso il suo Divin tribunale; e per la sua intercessione aveva ottenuto la gra­zia di riformare la sua vita.

Pratica – Applicate oggi tutte le vostre azioni in suffragio delle anime del Purgatorio più di­vote di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria soccorretemi alla mor­te mia.
G. M. G.

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Nota 1

(1) Vedi la Vita delle prime Madri della Visitazione, della Madre de Chaugy.

Risurrezione gloriosa di S. Giuseppe

Quanto fu mai bello per San Giuseppe il giorno in cui Gesù risorto entrò nel limbo a trovarvi le anime dei giusti che sospira­vano la sua venuta!
Se la vita di Giuseppe fu cosi bella al suo tramonto, se le ombre della preziosa sua mor­te furono rischiarate dalla luce di Gesù e di Maria, di quale splendore non apparve egli raggiante il dì della sua risurrezione, accom­pagnando l’ autore della vita di fresco uscito fuori della tomba, seguendo il suo divin Figliuolo vincitore della vinta morte!
E non può egli affermarsi, che dopo il di­vin trionfatore nessuno dei santi, che furono veduti in Gerusalemme, ebbe l’ onore di av­vicinarsi, com’ egli, così dappresso alla per­ sona adorabile del Figliuol di Dio? Nessuno in quel giorno di gloria e di trionfo apparve con tanto di splendore e di magnificenza come Giuseppe, il quale nel tempo di sua vita aveva vissuto sì nascosto ed oscuro. Gli angeli contemplando questo Santo Pa­triarca ornato de’ più ricchi ornamenti di grazia e di gloria, in un’estasi di maraviglia in veder tanta perfezione, gridavano: Chi è quel fortunato che si accinge di salire dal deserto del mondo fin presso al trono di Dio? Ed altri rispondevano: Egli è il padre del nostro Re, l’ amico di Gesù, il casto sposo della Vergine Immacolata, scelto fra mille su la terra per possedere queste belle qualità che lo distinguono, e per ricevere tra lo splen­dore dei santi una ricompensa degna di colui che promise il cielo per un bicchiere d’acqua fresca dato in suo nome ad un povero.
Nel giorno della gloriosa ascensione di Ge­sù, Giuseppe apparve luminoso frammezzo ai giusti che facevano corteggio al Salvatore:
e quando l’uomo Dio si fu assiso alla destra del Padre celeste, incoronò il suo Padre adot­tivo, e lo pose, secondochè dice un santo dot­tore, sul primo trono dopo quello che ser­bava per l’ Augusta Sua Madre. (1)
Mi sembra, dice san Bernardino da Siena, di ascoltare l’ adorabile Trinità rivolgere a Giuseppe le splendide parole, onde si valse il padre di famiglia per rallegrarsi coll’ econo­mo fedele, che aveva fatto fruttare del dop­pio i talenti a lui affidati. È oggimai tempo; gli dice, o Giuseppe, mio buono e prudente servo, ch’io vi costituisca sopra cose grandi, giacché mi deste prova della vostra fedeltà, facendo buon uso dei vostri talenti e delle mie grazie che sono doni ben piccoli a petto della gioia e della gloria nella quale state per entrare; io vi glorificherò in cielo in gui­derdone dell’ aver voi guardato e nutrito il Verbo incarnato mentr’ egli era pargolo e povero; per averlo protetto e servito quand’era dagli uomini esiliato, perseguitato. Voi sarete esaltato ad un grado di gloria più su­blime di quello che sia stata umile ed oscura la vita che menaste con Esso Lui.
E che dunque, Signore Gesù? Si annovera nel numero delle cose piccole i buoni uffizi, che Giuseppe vi rese nella vostra infanzia, le opere di carità che verso di Voi e la Santa Vostra Madre esercitò: i pericoli che corse, i travagli che tollerò ed i viaggi ch’Egli in­traprese per vostro amore ? — Tutto ciò è quasi un nulla in confronto di quello ch’ Egli per me e per mia Madre fatto avreb­be, s’ Egli avesse potuto fare di più. — For­se chiamerete poca cosa i tesori onde l’ar­ricchiste, l’ autorità che si ebbe sopra di voi, l’ obbedienza che gli prestaste e gli onori de’ quali lo colmaste? — Tutto que­sto certamente è assai considerevole, ma che è mai in paragone di quanto gli si prepara in cielo nell’ordine della gloria, dove quanto v’ ha di buono per natura e per grazia, dee salire alto ed essere condotto alla sua per­fezione? Tra i beni ch’Egli ha ricevuto e quelli che gli son preparati; tra il potere, che ha avuto sopra di Me, quand’ era soggetto alla miseria ed alla morte e l’ autorità che avrà presso di Me glorioso ed immortale; fra il rispetto che in altro tempo gli portai e l’ onore ch’Io gli renderò in eterno, non vi avrà meno differenza che non v’ ha distanza tra il cielo e la terra.
O dolce Gesù! Siate sempre benedetto di aver voluto onorare così Colui che qui sul­ la terra vi amò e che vorremmo noi pure, col soccorso della Vostra grazia, amare come merita, ora che lo avete collocato in Cielo presso Maria.

Esempio

Gli scandali riparati

Una pia donna sopportava con rassegnazione i duri trattamenti del suo marito il quale me­nava una vita contraria a tutte le leggi dell’ one­stà e della morale. La fedele sposa adoperò ogni mezzo affine di ridurre sulla buona strada l’ infelice marito; ma tutto indarno. Alla fine, ella fé ricorso al modello degli sposi, il quale ben presto consololla ed esaudì. Imperciocché questo disgraziato così grandi grazie ricevette da Dio, ch’egli detestò i suoi peccati, riparò agli scandali dati, e prese a vivere da cristiano e da santo, con consolazione di quanti lo vedeva­no, in ispezialità della pia sua moglie.
( Boll. cap. II. )

Pratica – Staccate, sull’esempio di S. Giusep­pe, il vostro cuore dalla terra, e aspirate al cielo.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria fate ch’ io ottenga la gloria dopo la mia vita.
G. M. G.

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Nota 1

(1) La maggior parte degl’interpreti credono che San
Giuseppe sia in cielo in corpo ed anima. S. Bernardino da Siena, predicando in Padova, col medesimo sentimento disse al popolo: « Io vi accerto, fratelli, che San Giuseppe è in cielo in corpo ed in anima risplendente di gloria. » L’isto­ria riferisce che Dio volle confermare questa verità, essendo comparsa sul capo di San Bernardino una croce d’ oro, la quale fu veduta da tutta l’ udienza.

Gloria eminente di San Giuseppe in Cielo

Nella casa del Padre celeste sonvi molte sedi, e ciascuno di que’ fortunati abitatori porta una corona ai propri titoli e i Meriti proporzionata ; ma nessuno pareggiar sapreb­be la gloria serbata a colui che fu padre adottivo dell’unico Figliuolo di Dio, il casto sposo di Maria, fra tutti i santi dell’antico e del nuovo Testamento, scelto ad essere protettore e guida della Reina degli angeli.
Se Maria, come madre di Dio è superiore a tutte le creature, quale non debbe essere la gloria di San Giuseppe, al quale la Santa Scrittura, per bocca dell’ Augusta Reina del cielo, impone il titolo di padre del nostro Signore Gesù Cristo? Quanto il Figliuolo di Dio fatto uomo non si è Egli compiaciuto di ravvicinare al trono della sua Madre colui ch’ei chiamava col dolce nome di padre, ed il quale con verità pari all’ammirazione, po­teva appellarlo Figliuolo? Giuseppe soffrì la prima persecuzione mossa contro la chiesa nascente e con pericolo della sua vita, ne scampò il Capo; ei superò la purezza dei vergini e ne salvò lo Sposo; egli i deserti della Tebaide apri agli anacoreti, traspor­tando colà il loro Modello; confermato in grazia prima degli apostoli, egli ne allevò il Maestro; più avventurato di Giovanni Batti­sta, ei lungo tempo guidò Colui, che il Pre­cursore solamente indicò.
Legame sacro dell’una e dell’altra alleanza, l’ultimo de’ profeti, il primo dei discepoli di Gesù Cristo, è per le sue mani che l’an­tico e ‘l nuovo mondo prestarono al loro Crea­tore i servigi di cui Egli bisognava. Amba­sciatore delle due chiese egli portava nelle sue mani il Vangelo e la Legge, e presentava al Re di tutti i secoli gli omaggi di tutti i tempi. Senz’ essere della tribù di Aronne, Egli faceva l’ uffizio di sommo pontefice, Egli solo aveva la chiave del Santuario, ed il diritto di entrarvi; Egli solo nel santo dei santi recava dinanzi all’ arca i voti di tutte le generazioni. Superiore agli angeli, teneva sulla terra il luogo dello Spirito Santo come sposo di Maria, quello del Padre celeste come padre nutrizio di Gesù. Si rimane sbalorditi a tanta gloria, e ben si capisce che lingua umana od angelica non può levarsi ad altezze tanto inaccessibili a quanto v’ ha di creato al mondo.
Giuseppe nello splendore dei santi è rispet­to a Dio quello che era il figliuol di Giacobbe rispetto al Re di Egitto. Se l’ Onnipotente ha affidati nelle mani di Maria i suoi tesori quest’Augusta sovrana ama farli passare per le mani del casto suo sposo.
E dall’ alto di questa gloria eminente la quale ogni nostra considerazione eccede, che il glorioso Padre dei figli di Maria ascolta le loro preghiere e di tutta la sua autorità le avvalora presso il suo Divino Figliuolo, di cui essi sono membri. La sua autorità, sem­pre la stessa, gli rende possibile tutto: la sua bontà che non ha confine, ci fa sperar tutto. A Lui con fiducia ricorriamo, preghiamolo a volerci proteggere come suoi figliuoli, e ad ottenerci in vita ed in morte alcuna di quelle benedizioni ond’ ei fu colmato.

Esempio

Vittorie ottenute da S. Giuseppe

Don Quiroga, celebre capitano Spagnuolo, era divotissimo di San Giuseppe. Nelle frequenti guerre che ebbe a fare contro i popoli delle isole Mariane, ei ricorse incessantemente alla protezione di Lui, e questa protezione era per lui uno scudo impenetrabile. N’ ebbe egli una prova specialmente in una di dette isole, nella quale molte volte dovette, con forze molto in­feriori alle loro, combattere que’ barbari; l’esito nondimeno ne fu sempre maraviglioso; conciosiachè nessuno mai de’suoi soldati rimase ferito. Don Quiroga attribuiva a San Giuseppe l’ onore delle sue vittorie, come quegli che conosceva chiaramente con quale premura vegliasse il suo celeste Protettore alla conservazione della sua piccola armata. Un giorno essendo stata furio­samente assalita da un grosso corpo d’isolani, il quale scagliava sopra di lei una grandine di frecce avvelenate, sarebbe tutta quanta stata di­strutta, se San Giuseppe, dal Quiroga invocato, non fosse venuto a soccorrerlo. Il santo apparve nell’aria, e l’armata cristiana videlo spezzare queste frecce micidiali e farle cadere ai piedi dei soldati, contro de’ quali erano lanciate.
( Storia delle isole Mariane, lib. X. )

Pratica – Godete oggi della gloria di San Giu­seppe, e recitate un Pater, Ave e Gloria accioché vi ottenga di poterne partecipare.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria proteggetemi nel fine della vita mia.
G. M. G.

San Giuseppe patrono e modello di tutti i cristiani

Un gran privilegio di Maria si è quello di poter essere ad un tempo modello e madre di tutti i fedeli, privilegio ch’ Ella non ha comune che col suo sposo San Giuseppe. Egli solo in fatti, fra i beati che son in Cielo, può essere proposto ad imitare a tutti i figli di Maria. Tutti quanti hanno diritto alla protezione di Lui: i nobili, perchè San Giuseppe nacque di nobilissimo sangue; gli artigiani, perchè lavorò in un mestiere duro e faticoso; i poveri, perch’ Egli soffrì senza lamentarsi, la privazione di tutti i beni di questo mondo ; i vergini, perchè fu testimonio non solo ma protettore ed imitatore della verginità di Maria; gli sposi cristiani, i padri, i fanciulli, gli educatori della gioventù, perchè fu sposo della più pura fra tutte le donne, capo della Famiglia la più santa, custode del fanciullo più amabile che mai nascesse.
I sacerdoti poi in ispezialtà possono ricor­rere con confidenza a San Giuseppe; essi cui è dato, come già all’ avventurato Patriarca, di toccare il Santissimo Corpo di Gesù Cristo.
Per tal maniera, tutte le persone debbono riporre la loro fiducia nel patrocinio di Lui, perch’ Egli fu il salvatore di Colui che venne al mondo per salvar tutti: Ecce constitui te super universam terram Aegypti. Devoti figli di Maria, andate dunque, andate con fiducia da Colui, al quale sì volenteroso il nostro giudice ubbidì : Ite ad Joseph; voi che nei tempi in­ felici col sudore della vostra fronte a mala pena sostentar potete la vostra numerosa fa­miglia, confidentemente aprite le vostre necessità a colui, che in una terra straniera, non avendo nè parenti, nè amici, nè soccorsi,nè limosino, nel lavoro e nella sommessione alle disposizioni della Provvidenza, seppe tro­vare di che alimentare la sua famiglia.

Esempio

Confidenza in San Giuseppe premiata

Le religiose Agostiniane di Anversa avevano nell’ interno del loro convento una bella cap­pella dedicata a San Giuseppe, celebre per le grazie straordinarie che colà si ottenevano. Fra queste religiose una ve n’ aveva chiamata Eli­sabetta, la quale da oltre a tre anni era tormen­tata dal mal di pietra, e gli spasimi erano si atroci che le cagionavano una cocente febbre, per la quale sovente cadeva svenuta. I medici chiamati a curarla, giudicando la malattia troppo grave e troppo progredita da poter cedere ai rimedi, dichiararono non esser possibile la gua­rigione. La povera religiosa vedendosi abban­donata dagli uomini, si rivolse con gran fiducia a San Giuseppe da lei sempre amato assai. Si cinse le reni con una cintura, benedetta sotto la invocazione di Lui, e giorno e notte continuava a pregarlo e a farlo pregare ; e la sua confidenza se le accrebbe in cuore di guisa che un dì non temette di parlare così alla Priora: « Certa­mente, madre mia, che io guarirò; assicuratevene, coll’ aiuto di San Giuseppe, ben presto sarò liberata dal male che mi tormenta. » Con­tinuava ella a sollecitare la sua guarigione, con sempre nuovo fervore, quando il giorno 10 giu­gno 1659, oppressa dal dolore fra le braccia delle sue consorelle che piangendo la sorregge­vano, cadde in ginocchio davanti all’ immagine di San Giuseppe, colle lacrime agli occhi scon­giurandolo di sollevarla. D’ improvviso svanì il dolore, ed ella s’ accorse ch’ era libera dalla terribile malattia che si fieramente la tormen­tava. Essendo venuto a trovarla un medico eretico, che l’ aveva veduta prima in quello stato si deplorando, confessò schiettamente che una tale guarigione non poteva essere che mira­colosa.
( Patrignani )

Pratica – Instillate la divozione a San Giuseppe a qualcuno che non la conosce.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria siate con meco durante questa vita.
G. M. G

Potere di San Giuseppe in soccorrere tutti i nostri bisogni

Vi sono de’ santi, dice il dottor angelico, ai quali sembra aver dato Dio un potere più speciale di soccorrerci in certe particolari necessità. Cosi s’invoca San Rocco per essere preservati dalla peste, San Luigi Gonzaga per conservare l’ amabile virtù della purità ; per quello poi che riguarda San Giuseppe, il suo potere universale si estende a tutti i nostri bisogni, quali essi si siano. — At san­ctissimo Joseph in omni necessitate concessum est opitulari, » cosi San Tommaso. — « Dio, soggiunge San Bernàrdo, volle che la sua Divina Madre fosse a nostro riguardo il ca­nale di tutte le sue grazie. Ora, San Giuseppe, dopo Maria, è in cielo colui che maggiormente ha parte nella distribuzione di questi favori celesti. »
Quindi è che la divozione verso San Giu­seppe accoglie oggidì tutti i popoli che la Chiesa racchiude nel suo seno; dappertutto dove la gloria del Figliuolo ha adoratori, é venerato il patrocinio del Padre: animate dalla più viva confidenza pie società, ferventi Congregazioni si formano e si moltiplicano sotto questo augusto patrocinio. Dappertutto ove si adora il vero Dio, ove a Gesù ed a Maria tributansi omaggi, si onora altresì di un culto speciale e di una peculiar confidenza colui che ad essi è congiunto con legami sì stretti e sì puri.
O serafica Teresa, piena di una divozione sì calda e sì splendida verso San Giuseppe, voi che non l’ invocaste mai invano e che ardeste di desiderio d’ inspirare a tutte le persone i sentimenti di confidenza e di vene­razione ond’ eravate penetrata per questo gran santo, i vostri voti più graditi sono appagati; oggimai l’ universo risuona della fama delle maraviglie, che il Signore operò a vostro fa­vore, mediante la intercessione di Lui; le vostre figlie non sono più le sole zelatrici del culto di Lui, la loro confidenza è passata nel cuore di tutti i fedeli; essi sono solle­citi di circondarne gli altari; essi traggono da tutte parti, come già al liberator dell’Egitto, a sporgli i lor bisogni, lo riguardano come il rifugio dei peccatori, il conforto dei de­boli e degli oppressi, la speranza ed il sostegno di coloro che implorano la sua potente protezione.
Ecco qui le tenerissime parole, che Maria stessa indirizzò ad una fedele sua serva, venerata dalla Chiesa per le sue eroiche virtù e per li sublimi insegnamenti racchiusi ne’ suoi scritti: « Figliuola mia, tu non puoi per ora far nota l’ eminente santità di San Giuseppe. I mortali nol sapranno conoscere prima che godano della vista di Dio, nella quale con lor maraviglia scopriranno questo mistero. Nel giorno estremo, nel quale tutti saranno giudicati, gl’ infelici dannati amara­mente piangeranno di non aver conosciuto questo mezzo sì potente e sì efficace per la loro salute, e di non essersene giovati.
« Il mondo troppo ha ignorato quanto sieno grandi le prerogative che il supremo Signore concesse al Santo mio Sposo. Tu devi preva­lerti della intercessione di Lui in tutte le tue necessità, ed adoperarti quanto puoi affine di crescere il numero de’ suoi divoti. L’Altis­simo concede sulla terra, quanto il mio Sposo domanda in Cielo. »

Esempio

L’ obbedienza religiosa rimunerata

Due novizi della Compagnia di Gesù, per ob­bedienza, andavano pellegrinando. Un dì s’ ab­batterono in mezzo ad una deserta campagna, senza aver di che cibarsi; sfiniti dalla stanchez­za, presero ivi un po’ di riposo, pieni di confidenza in Dio, e pronti a tutto soffrire per Suo amore. Ed ecco videro improvvisamente venir verso di loro un uomo ed una donna con in collo un graziosissimo bambinello; giunti che fu­rono dappresso, essi salutarono amorevolmente i due novizii, e loro offrirono con tenerezza un cibo squisito, che loro restituì le forze, di che tanto bisognavano. Chi potrebbe esprimere i sen­si di gratitudine e di amore de’ giovani pelle­grini verso questi si caritatevoli e buoni bene­fattori? Bramavano ardentemente sapere chi fos­sero cotesti tre personaggi, ma essi si tennero nascosti, e si contentarono di aggiungere a loro alcune consolanti parole, assicurandoli ch’ essi proteggevano in modo speciale la Compagnia di Gesù, e sparvero. S’ avvidero allora i due novizi che i loro benefattori erano Gesù, Maria e Giuseppe. Così l’ obbedienza opera miracoli.
( Pedini, Mese di San Giuseppe )

Pratica – Nelle vostre temporali necessità ri­correte a San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria assistetemi nell’ agonia.
G. M. G.

Ricorso a S. Giuseppe nelle tentazioni

«La vita dell’ uomo sulla terra, a detta di Giobbe, è una continua tentazione» ma se i nostri nemici molti sono ed accampati a nostra rovina, i soccorsi che Dio ci for­nisce sono ancora più possenti e più nume­rosi; ci ha dati a custodire ai suoi angeli, e ci ha dato celesti proteggitori che vegliano su di noi. Ora, dopo Maria, San Giuseppe è il più illustre ed il più acconcio a farci trion­fare di tutti gli ostacoli che si oppongano alla nostra perfezione. Egli ci protegge e ci assiste nelle più difficili occasioni della no­stra vita. Il solo suo nome fa tremare e fug­gire i demonii. Fra le lodi che la chiesa gli tributa evvi quella di vincitore dell’ inferno.
A lui rivolgetevi con confidenza voi la cui fede è sovente battuta sia pei pregiudizii di educazione, sia per le letture dalle quali non vi siete a bastanza guardato; ricorrete a co­lui, che, sulla parola dell’angelo credette, senza esitare, cose inconciliabili; ite ad Ioseph, voi, che segrete tempeste, furiose agi­tazioni sono lì lì per sommergere, andate da colui, il quale per un’ angelica purezza me­ritò la eccelsa qualità di sposo della Vergine Immacolata; ite ad Joseph, voi, che avete avu­to la disgrazia di perdere col peccato Gesù, che volete rompere le catene e riacquistare il vostro tesoro; andate da Giuseppe, ed egli v’ insegnerà a cercare Gesù con diligenza, con sollecitudine, con dolore, come cercollo egli stesso nel tempio.
Siete voi tormentati da lunga malattia, che vi mette a pericolo di perdere la pazienza e di diffidare di Dio, andate da Giuseppe; pie­no di compassione sulla vostra miseria, egli vi otterrà o la sanità, o la grazia di santa­mente usare de’ vostri mali; voi, che attratti ad una vita soprannaturale, prevenuti da certe grazie peculiari sentite una grande propen­sione per l’ orazione e per la vita interiore, ma in pericolose dubbiezze, in vie oscure e difficili, sovente non sapete a qual partito ap­pigliarvi, nè trovate chi v’ intenda, o possiate consultare, indirizzatevi a Giuseppe; ne’ trent’ anni ch’ ei passò alla scuola del Verbo in­ carnato, egli apprese tutti i segreti della vita interiore e ricevette il potere di dirigere le anime pie nel cammino della perfezione.
Tutti, qualunque vi siate, volgetevi allo sposo di Maria, e in questo gran santo troverete la forza, il soccorso, la consolazione, i lumi e la pace di cui abbisognate in tutte le circostanze della vostra vita.

Esempio

Virtù del santo nome di Giuseppe

Persone degne di fede raccontano che un giovane di pessimi costumi, lasciatosi trasportare dalla disperazione, si dié un giorno a chiamare i demonii affinché lo buttassero in un pozzo che v’ era in casa, e seco portassero l’ anima tra le fiamme infernali. Ed ecco improvvisamente ei crede vedere i demonii sotto forme diverse pre­pararsi ad eseguire il suo desiderio. Incontanen­te l’ infelice disperato s’ anima di confidenza, invoca San Giuseppe, e, alla invocazione di quel nome, tutti i suoi nemici prendono la fuga. L’in­felice giovane da quel momento rientrò in se stesso, riformò la sua vita, e ricordando la gra­zia ottenuta dal suo benefattore, fe’ dipingere una tavoletta votiva, che vedesi in Roma nella chiesa della Rotonda.
(Pedini, Mese di San Giuseppe)

Pratica – Nelle tentazioni e nelle prove ricor­rete con fiducia a San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe, Maria abbiate di me pietà in questa vita.

G. M. G.

Del gran potere di San Giuseppe presso Gesù

La gloria e la potenza dei giusti in su la terra, non sono sempre la misura certa del merito della loro santità; ma non è così ri­spetto a quella gloria, e a quella potenza ond’essi sono rivestiti in cielo. Siccome allora i doni sono il giusto guiderdone della lor santità, così sono sempre proporzionati ai loro meriti; più la lor vita fu piena di virtù, e più essi sono santi agli occhi di Dio, e più altresì li solleva ad un sublime grado di po­tenza e di autorità.
Premesso questo sicuro principio, egli è fa­cile capire qual sia presso Dio il potere di San Giuseppe, e quanto ei sia degno della nostra confidenza. Sempre sottomesso al di­vino volere, la sua vita non è che un non mai interrotto esercizio di virtuose azioni; ricolmo di grazie ch’ei non ricevette mai invano, ogni istante aggiungeva ai suoi meriti un nuovo grado; adunque, dopo Dio, egli è il più potente di tutti i santi, come fu ai suoi occhi il più giusto dei figliuoli degli uomini.
Padre adottivo di Colui che è la sorgente di tutte le grazia, di qual potere non debb’essere la sua intercessione presso d’un Figliuolo, dal quale tutta meritossi la tenerez­za? Quel Dio che gusta di fare la volontà di coloro che lo temono, quel Dio che tutto pro­mette alle nostre preghiere, che penetra fin anche i semplici nostri desideri e la dispo­sizione del nostro cuore, potrebbe mai egli diniegare qualche cosa a colui, che nulla diniegò a lui nel tempo della mortale sua vita,
e che sì spesso prese di ciò che per sé era necessario affine di nutricarlo e mantenerlo? Qual forza non debbe avere la preghiera di lui, giacché nella sua qualità di padre ei prega in qualche maniera con autorità? Parmi che il Salvatore dica a lui ciò che un tempo all’antico Giuseppe diceva Faraone: «Ecco ch’io ti do ogni potere su tutto il mio regno.» È a voi, dunque, o gran santo, che fa d’uopo che ricorriamo; è a voi che noi dobbiamo dirizzarci; il nostro re e ‘l nostro Dio rimette nelle vostre mani i nostri inte­ressi più sacri.
Se taluno, nel mentre che Gesù e Maria vivevano ancora quaggiù, avesse voluto otte­nere una qualche grazia, a chi sarebbesi egli rivolto per impegnarli a proprio favore? Sen­za dubbio, a nessun altro che a San Giusep­pe. Persuaso che i titoli di sposo di Maria, di padre di Gesù a lui danno un libero ac­cesso appo l’ uno e l’ altra, egli avria cre­duto di essere sicuro di ottenere da quelli quanto per suo mezzo avesse domandato. Ora, questo gran santo non ha minor autorità in cielo, di quella che n’avea già qui sulla terra. E come l’eterno Padre non può negare niente a Gesù, quando a lui mostra le adorabili sue piaghe nelle sue mani ricevute per nostro amore, istessamente Gesù non può negare niente a Giuseppe, quando a lui mostra le mani caritatevoli ch’ebbero la felicità di ser­virlo e di lavorare a suo sostentamento. 0 sante mani! Avventurate di aver contribuito sulla terra a conservare la vita del Salvatore, ch’ esso largamente vi ricompensi in cielo, facendole in un con le mani di Maria le di­spensatrici de’suoi più ricchi tesori.

Esempio

Divozione a San Giuseppe di San Vincenzo de’Paoli.
San Vincenzo de’Paoli può essere citato co­me un perfetto divoto di San Giuseppe. Egli amava proporlo ai suoi preti qual modello per­fettissimo del sacerdozio. Assegnò a patrono dei suoi seminari questo glorioso Patriarca, il qua­le dopo aver avuto la felicità di allevare egli stesso il Figliuol di Dio, ne ottenne una grazia particolare per proteggere coloro, che, nel ri­tiro, si preparano al santo ministero. San Vin­cenzo congratulossi col superiore della sua co­munità di Genova dell’aver egli fatto ricorso alla mediazione del casto sposo della Madre di Dio affine di avere operai ripieni di santo zelo e idonei a coltivare e a render fruttuosa la vi­gna del Signore, ingombra a que’tempi di tri­boli e di spine. Consigliollo a dire od a far dire per sei mesi continui la messa in onore di San Giuseppe in una cappella allo stesso dedicata. Raccomandava poi ai suoi missionari di porsi nelle loro corse apostoliche, sotto la protezione di San Giuseppe e di adoperare tutto il lor sa­pere e la lor industria per inspirare ai popoli ch’essi andavano ad evangelizzare la più grande confidenza verso questo fedel custode dell’Im­macolata Madre di Gesù: ben persuaso che non si saprebbe far cosa più gradita a Maria che propagando il culto di colui, che Dio aveva unito con Essolei con vincoli si stretti e si puri.

Pratica – Stabilite oggi quello che volete fare tutto l’anno in onore di San Giuseppe.

ORAZIONE GIACULATORIA
Gesù, Giuseppe e Maria ch’io perseveri sino alla fine della vita mia.
G. M. G.

ATTO DI CONSACRAZIONE A SAN GIUSEPPE

Per la conclusione del mese di marzo a lui dedicato

Glorioso San Giuseppe, degno tra tutti i santi di essere venerato, amato ed invocato, per l’eccellenza delle vostre virtù, per l’eminenza della vostra gloria ed il potere della vostra intercessione: alla presenza dell’adorabile Trinità, di Gesù vostro figliuolo adot­tivo, di Maria vostra casta sposa e mia tenera madre, io vi prendo oggi per mio av­vocato presso l’Una e l’Altro; per mio pro­tettore e mio padre; propongo fermamente di non dimenticarvi giammai, di onorarvi tutti i giorni della mia vita, e di fare tutto ciò che sarà in mio potere per inspirare la divozione verso di voi a tutte le persone che potrò. Degnatevi, vi supplico, o amato mio padre, di concedermi la vostra special protezione, e ricevermi nel numero de’vostri più devoti servi. Assistetemi in tutte le mie azioni, sia­temi propizio presso Gesù e Maria e non mi abbandonate nell’ora della mia morte.
Cosi sia.

G. M. G.

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