Novena d’Impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei (scritta dal B. Bartolo Longo)

Madonna del Santo Rosario di Pompei

Da recitarsi 2 volte all’anno:

  • La Novena può essere detta in qualunque momento dell’anno, gradita assai se la si dice a ridosso della Supplica per maggio (si comincia dal 29 aprile – Festa di Santa Caterina da Siena e si termina il 7 maggio con i Vespri in modo che per l’8 maggio si concluda la Novena con la Supplica),
  • e per ottobre tenendo a mente che, dicendosi la Supplica non in un giorno fisso ma alla prima domenica di ottobre, si faccia annualmente il conto di quando iniziare la Novena. Volendo, si può comunque iniziare la Novena il giorno 28 settembre per concluderla il 7 ottobre, Festa della Madonna del Rosario.

Come possiamo vedere, abbiamo diverse opportunità per portare a compimento questo grande desiderio di Maria Santissima.

Dal sito “Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei

Tra i numerosi testi e preghiere composti dal Beato Bartolo Longo, vi è la “Novena d’Impetrazione”, scritta nel luglio del 1879. Colpito da febbre tifoidea, Bartolo Longo la scrisse per impetrare le grazie nei casi più disperati. Ogni giorno si recava davanti al quadro della Vergine del Rosario per trarre l’ispirazione ed effettuare le correzioni. Ma un giorno, in preda ad un vistoso peggioramento della malattia, pensò che non esistesse altro rimedio che prendere il quadro della Vergine dalla Cappella e porlo nella sua stanza da letto. Rivolgendosi a Santa Caterina da Siena, affinché intercedesse per lui presso la Madonna, guarì improvvisamente. Da allora, la Madre Celeste ha concesso grazie a chiunque la pregasse con la Novena scritta dal suo più profondo devoto.

Molte altre guarigioni miracolose si sono verificate grazie alla recita di questa Novena, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, in America, in Africa, in India e in Cina. Molte di questi casi sono stati riportati, autenticati dalla firma di testimoni e da certificati medici, ed approvati da Vescovi con regolari Processi Canonici, nella rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei” (1).
Nel 1894, ad Arpino (FR), Santa Caterina da Siena, rappresentata ai piedi della Vergine nell’Icona pompeiana, apparve ad una giovane moribonda e la invitò a recitare la Novena, pregandola assieme a lei. Al termine della preghiera la giovane fu perfettamente guarita. La Novena, approvata da Papa Leone XIII, il 29 novembre 1887, è stata tradotta e stampata in varie lingue ed in innumerevoli edizioni.

Quanto segue deve essere ripetuto integralmente per nove giorni, se possibile si faccia seguire la recita del Rosario; si ottemperi a regolare la propria vita in conformità ai Comandamenti, alle opere di misericordia, al pentimento e confessione dei propri peccati in modo da poter essere presenti alla Messa in condizione da poter ricevere la Santa Comunione a conclusione della Novena e recitando in stato di grazia, così, anche la Supplica.

Si ponga la prodigiosa immagine in luogo distinto e, potendolo, si accendano due candele, simbolo della fede che arde nel cuore del credente. Quindi si prenda fra le mani la corona del Rosario.

Prima di cominciare la Novena, pregare Santa Caterina da Siena che si degni di recitarla insieme a noi.

O Santa Caterina da Siena, mia Protettrice e Maestra, tu che assisti dal cielo i tuoi devoti allorché recitano il Rosario di Maria, assistimi in questo momento e degnati di recitare insieme con me la Novena alla Regina del Rosario che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle di Pompei, affinché per tua intercessione io ottenga la desiderata grazia.

Amen.

V. O Dio, vieni a salvarmi (ci si segni con il segno della croce + )
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

I. – O Vergine Immacolata e Regina del Santo Rosario, tu, in questi tempi di morta fede e di empietà trionfante, hai voluto piantare il tuo seggio di Regina e di Madre sull’antica terra di Pompei, soggiorno di morti pagani. Da quel luogo dov’erano adorati gl’idoli e i demoni, Tu oggi, come Madre della divina grazia, spargi dappertutto i tesori delle celesti misericordie. Deh! da quel trono ove regni pietosa, rivolgi, o Maria, anche sopra di me gli occhi tuoi benigni, ed abbi pietà di me che ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mòstrati anche a me, come a tanti altri ti sei mostrata, vera Madre di misericordia: mentre io con tutto il cuore ti saluto e t’invoco mia Sovrana e Regina del Santo Rosario.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

II. – Prostrata ai piedi del tuo trono, o grande e gloriosa Signora, l’anima mia ti venera tra gemiti ed affanni onde è oppressa oltre misura. In queste angustie ed agitazioni in cui mi trovo, io alzo confidente gli occhi a te, che ti sei degnata di eleggere per tua dimora le campagne di poveri ed abbandonati contadini. E là, di fronte alla città ed all’anfiteatro ove regna silenzio e rovina, Tu, come Regina delle Vittorie, levasti la tua voce potente per chiamare da ogni parte d’Italia e del mondo cattolico i devoti tuoi figli ad erigerti un Tempio. Deh! ti muovi alfine a pietà di quest’anima mia che giace avvilita nel fango. Pietà di me, o Signora, pietà di me che sono oltremodo ripieno di miserie e di umiliazioni. Tu, che sei lo sterminio dei demoni, difendimi da questi nemici che mi assediano. Tu, che sei l’Aiuto dei cristiani, traimi da queste tribolazioni in cui verso miserevolmente. Tu, che sei la Vita nostra, trionfa sulla morte che minaccia l’anima mia in questi pericoli cui trovasi esposta; ridonami la pace, la tranquillità, l’amore, la salute. Amen.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

III. – Il sentire che tanti sono stati da te beneficati, solo perché sono ricorsi a te con fede, m’infonde novella lena e coraggio d’invocarti in mio soccorso. Tu già promettesti a S. Domenico che chi vuol grazie, col tuo Rosario le ottiene; ed io, col tuo Rosario in mano, oso ricordarti, o Madre, le tue sante promesse. Anzi tu stessa ai dì nostri operi continui prodigi per chiamare i tuoi figli a onorarti nel Tempio di Pompei. Tu dunque vuoi tergere le nostre lacrime, vuoi lenire i nostri affanni! Ed io col cuore sulle labbra, con viva fede ti chiamo e t’invoco: Madre mia!… Madre cara!… Madre bella!… Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del Santo Rosario di Pompei, non più tardare a stendermi la mano tua potente per salvarmi: ché il ritardo, come vedi, mi porterebbe alla rovina.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

IV. – E a chi altri mai potrei ricorrere, se non a te che sei il Sollievo dei miserabili, il Conforto degli abbandonati, la Consolazione degli afflitti? Io te lo confesso, l’anima mia è miserabile: gravata da enormi colpe, merita di ardere nell’inferno, indegna di ricevere grazie! Ma non sei tu la Speranza di chi dispera, la Madre di Gesù, unico mediatore tra l’uomo e Dio, la potente nostra Avvocata presso il trono dell’Altissimo, il Rifugio dei peccatori? Deh! solo che tu dica una parola in mio favore al tuo Figlio, ed Egli ti esaudirà. Chiedigli, dunque, o Madre, questa grazia di cui tanto io ho bisogno. (Si domandi la grazia che si vuole). Tu sola puoi ottenermela: Tu che sei l’unica speranza mia, la mia consolazione, la mia dolcezza, tutta la vita mia. Così spero. Amen.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

V. – O Vergine e Regina del santo Rosario, Tu che sei la Figlia del Padre Celeste, la Madre del Figlio divino, la Sposa dello Spirito Santo; Tu che tutto puoi presso la Santissima Trinità, devi impetrarmi questa grazia tanto a me necessaria, purché non sia di ostacolo alla mia salvezza eterna. (Si ripeta la grazia che si desidera). Te la domando per la tua Immacolata Concezione, per la tua divina Maternità, per i tuoi gaudi, per i tuoi dolori, per i tuoi trionfi. Te la domando per il cuore del tuo amoroso Gesù, per quei nove mesi che lo portasti nel seno, per gli stenti della sua vita, per l’acerba sua passione, per la sua morte in croce, per il Nome suo santissimo, per il suo preziosissimo Sangue. Te la domando infine per il Cuore tuo dolcissimo, nel Nome tuo glorioso, o Maria, che sei Stella del mare, Signora potente, Mare di dolore, Porta del paradiso e Madre di ogni grazia. In te confido, da te tutto spero, tu mi devi salvare. Amen.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

V. Regina del Santo Rosario, prega per noi.
R. Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Orazione
O Dio, il tuo unico Figlio, ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione, i beni della salvezza eterna: concedi a noi che, venerando questi misteri nel Santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo Nostro Signore.
Amen.

PREGHIERA
a S. Domenico e a S. Caterina da Siena per ottenere le grazie dalla S. Vergine di Pompei

O santo sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l’amico, il figlio prediletto e il confidente della celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del S. Rosario; e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest’Ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti scambiato il cuore: voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità e abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla: ora in Cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate per me la Madre del Rosario ed il Figlio Divino, giacché ho gran fiducia che per mezzo vostro potrò conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen (tre volte).

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