Quia respexit humilitatem ancillæ suæ.
Perché il Signore ha guardato all’umiltà della sua serva.
(S. Luca, 1, 48)
I. – Parlare delle grandezze di Maria, Fratello, significa voler sminuire l’idea sublime che ne avete; perché sant’Ambrogio ci dice che Maria è elevata a un grado così alto di gloria, onore e potenza che nemmeno gli angeli possono comprenderlo; questo è riservato solo a Dio. Da ciò deduco che tutto ciò che potrete sentire non sarà mai nulla o quasi nulla rispetto a ciò che lei è agli occhi di Dio. La più bella lode che la Chiesa possa darci è dire che Maria è la Figlia del Padre Eterno, la Madre del Figlio di Dio Salvatore del mondo, la Sposa dello Spirito Santo. Se il Padre Eterno ha scelto Maria come sua figlia per eccellenza, quale torrente di grazie non deve riversare nella sua anima? Lei ne ha ricevute, da sola, più di tutti gli angeli e tutti i santi messi insieme. Egli ha cominciato preservandola dal peccato originale, grazia che è stata concessa solo a lei. L’ha fissata in questa grazia, con la perfetta certezza che non l’avrebbe mai persa. Sì, Fratello, il Padre Eterno la arricchì dei doni del cielo, in proporzione alla grande dignità alla quale doveva elevarla. Formò in lei un tempio vivente delle tre Persone della Santissima Trinità. Anzi, fece per lei tutto ciò che era possibile fare per una creatura. Se il Padre Eterno si è preso tanta cura di Maria, vediamo anche lo Spirito Santo venire ad abbellirla a tal punto che, dal momento del suo concepimento, ella divenne oggetto delle compiacenze delle tre Persone divine. Maria ha la sola felicità di essere la figlia del Padre Eterno, ma ha anche quella di essere la madre del Figlio e la sposa dello Spirito Santo. Per queste dignità incomparabili, si vede associata alle tre Persone della Santissima Trinità, per formare l’adorabile corpo di Gesù Cristo. È di lei che Dio si è servito per rovesciare o rovinare l’impero del demonio. È lei che le tre Persone divine hanno impiegato per salvare il mondo, donandogli un Redentore. Avreste mai pensato che Maria fosse un tale abisso di grandezza, di potenza e di amore? Dopo l’adorabile corpo di Gesù Cristo, lei è il più bell’ornamento della corte celeste…
Possiamo dire che il trionfo della Santa Vergine in cielo è il compimento di tutti i meriti di questa augusta Regina del cielo e della terra. Fu in quel momento che ricevette l’ultimo ornamento della sua incomparabile dignità di Madre di Dio. Dopo aver sopportato per qualche tempo le varie miserie della vita e le umiliazioni della morte, andò a godere della vita più gloriosa e felice che una creatura possa mai godere. A volte ci stupiamo che Gesù, che amava tanto sua madre, l’abbia lasciata così a lungo sulla terra dopo la sua risurrezione. La ragione di ciò è che voleva, con questo ritardo, procurarle una gloria più grande, e che del resto gli apostoli avevano ancora bisogno della sua persona per essere consolati e guidati. È stata Maria a rivelare agli apostoli i più grandi segreti della vita nascosta di Gesù Cristo. È stata ancora Maria ad alzare lo stendardo della verginità, a farne conoscere tutto lo splendore, tutta la bellezza, e a mostrarci l’inestimabile ricompensa riservata a questo stato santo.
Ma riprendiamo, Fratello, continuiamo a seguire Maria fino al momento in cui lascia questo mondo. Gesù Cristo volle che, prima di essere assunta in cielo, potesse rivedere ancora una volta tutti i suoi apostoli. Tutti, tranne san Tommaso, furono miracolosamente trasportati attorno al suo povero letto. Con un eccesso di quell’umiltà che aveva sempre portato a un grado molto alto, baciò i piedi di tutti e chiese loro la benedizione. Questo gesto la preparava alla gloria eminente a cui suo Figlio l’avrebbe elevata. Poi Maria diede a tutti la sua benedizione. Mi sarebbe impossibile farvi comprendere le lacrime che gli apostoli versarono in quel momento per la perdita che stavano per subire. La Santa Vergine non era forse, dopo il Salvatore, tutta la loro felicità, tutta la loro consolazione? Ma Maria, per addolcire un po’ il loro dolore, promise loro di non dimenticarli presso il suo divino Figlio. Si crede che lo stesso angelo che le aveva annunciato il mistero dell’Incarnazione, venne a indicarle, a nome di suo Figlio, l’ora della sua morte. La Santa Vergine rispose all’angelo: «Ah! Che felicità! E quanto desideravo questo momento!». Dopo questa lieta notizia, volle fare testamento, che fu presto redatto. Aveva due tuniche, che donò a due vergini che la servivano da tempo. Si sentì allora bruciare di tanto amore che la sua anima, simile a una fornace ardente, non poté più rimanere nel suo corpo. Momento felice!
Possiamo vedere, Fratello, le meraviglie che si compiono in questa morte, senza provare un ardente desiderio di vivere santamente per morire santamente? È vero, non dobbiamo aspettarci di morire d’amore, ma almeno abbiamo la speranza di morire nell’amore di Dio. Maria non teme affatto la morte, poiché la morte la metterà in possesso della felicità perfetta; lei sa che il cielo la aspetta e che lei ne sarà uno degli ornamenti più belli. Suo Figlio e tutta la corte celeste si avvicinano per celebrare questa festa brillante, tutti i santi e le sante del cielo aspettano solo gli ordini di Gesù per venire a prendere questa Regina e portarla in trionfo nel suo regno. Tutto è pronto in cielo per accoglierla; lei godrà di onori superiori a qualsiasi cosa si possa immaginare. Per lasciare questo mondo, Maria non soffre alcuna malattia, poiché è esente dal peccato. Nonostante la sua età avanzata, il suo corpo non è mai stato decrepito come quello degli altri mortali, al contrario, sembrava che man mano che si avvicinava alla fine, assumesse un nuovo splendore. San Giovanni Damasceno ci dice che fu Gesù Cristo stesso a venire a prendere sua madre. Così scompare questo bel astro che per settantadue anni ha illuminato il mondo. Sì, Fratello, lei rivede suo Figlio, ma sotto un aspetto ben diverso da quello in cui lo aveva visto quando, tutto coperto di sangue, era inchiodato alla croce.
O Amore divino, ecco la più bella delle vostre vittorie e di tutte le vostre conquiste! Non potevate fare di più, ma non potevate nemmeno fare di meno. Sì, Fratello, se la madre di un Dio doveva morire, poteva morire solo per un trasporto d’amore. O bella morte! O morte felice! O morte desiderabile! Ah! Quanto è ricompensata per quel torrente di umiliazioni e di dolori che ha inondato la sua anima santa durante la sua vita terrena! Sì, rivedrà suo Figlio, ma completamente diverso dal giorno in cui lo vide durante la sua dolorosa passione, nelle mani dei suoi aguzzini, che portava la croce, coronato di spine, senza poterlo sollevare. Oh no, non lo vede più in quel triste abito, capace di annientare le creature un po’ sensibili; ma lo vede, dico, tutto splendente di luce, rivestito di una gloria che è tutta la gioia e la felicità del cielo; vede gli angeli e i santi che lo circondano, lo lodano, lo benedicono e lo adorano fino allo stremo. Sì, rivedono quel tenero Gesù, libero da tutto ciò che può farlo soffrire. Ah! Chi di noi non vorrebbe lavorare per raggiungere la Madre e il Figlio in questo luogo di delizie? Alcuni momenti di lotta e di sofferenza sono grandemente ricompensati.
Ah! Fratello, che morte felice! Maria non teme nulla, perché ha sempre amato il suo Dio; non rimpiange nulla, perché non ha mai posseduto altro che il suo Dio. Vogliamo morire senza paura? Viviamo, come Maria, nell’innocenza; fuggiamo il peccato, che è la causa di tutta la nostra infelicità per il tempo e per l’eternità. Se siamo stati così infelici da commetterlo, seguendo l’esempio di San Pietro, piangiamo fino alla morte, e che il nostro rimpianto finisca solo con la vita. Seguendo l’esempio del santo re Davide, scendiamo nella tomba versando lacrime; laviamo le nostre anime con l’amarezza delle nostre lacrime [2]. Vogliamo, come Maria, morire senza dolore? Viviamo come lei, senza attaccarci alle cose create; facciamo come lei, amiamo solo Dio, desideriamo solo lui, cerchiamo solo di piacergli in tutto ciò che facciamo. Beato il cristiano che non lascia nulla per trovare tutto!
Avviciniamoci ancora un istante a quel povero giaciglio, che è così felice di sostenere questa perla preziosa, questa rosa sempre fresca e senza spine, questo globo di gloria e di luce, che deve dare un nuovo splendore a tutta la corte celeste. Si dice che gli angeli intonarono un canto di gioia nell’umile dimora dove giaceva il santo corpo, e che essa fosse pervasa da un profumo così gradevole che sembrava che tutte le dolcezze del cielo fossero discese lì. Andiamo, Fratello, accompagniamo almeno con lo spirito questo corteo sacro; seguiamo questo tabernacolo dove il Padre aveva racchiuso tutti i suoi tesori e che sta per essere nascosto, per qualche tempo, come lo è stato il corpo del suo divino Figlio. Il dolore e i gemiti resero silenziosi gli apostoli e tutti i fedeli accorsi in massa per vedere ancora una volta la Madre del loro Redentore. Ma, tornati in sé, cominciarono tutti a cantare inni e canti per onorare il Figlio e la Madre. Una parte degli angeli salì al cielo per condurre in trionfo quell’anima senza pari; l’altra rimase sulla terra per celebrare i funerali del santo corpo. Vi chiedo, Fratello, chi sarebbe in grado di dipingere uno spettacolo così bello? Da un lato, si sentivano gli spiriti beati impiegare tutta la loro celeste industriosità per testimoniare la grande gioia che provavano per la gloria della loro Regina; dall’altro, si vedevano gli apostoli e un gran numero di fedeli alzare anch’essi le loro voci per accompagnare l’armonia di questi cantori celesti. San Giovanni Damasceno ci dice che prima di deporre il santo corpo nella tomba, tutti ebbero la felicità di baciare le sue mani sante e sacre, che tante volte avevano portato il Salvatore del mondo. In quel momento, non ci fu malato che non ricevesse la guarigione; non ci fu persona a Gerusalemme che non chiedesse qualche grazia al buon Dio per intercessione di Maria e che non la ottenesse. Dio lo volle così per mostrarci che tutti coloro che in seguito avrebbero fatto ricorso a lei erano certi di ottenere tutto.
Quando tutti, ci dice lo stesso santo, ebbero soddisfatto la loro devozione e ottenuto l’effetto delle loro richieste, si pensò alla sepoltura della Madre di Dio. Gli apostoli, secondo l’usanza degli ebrei, ordinarono di lavare il santo corpo e di imbalsamarlo. Affidarono quindi questo compito a due vergini al servizio di Maria. Queste, per un fatto del tutto miracoloso, non poterono né vedere né toccare il santo corpo. Si credette di riconoscere in questo la volontà di Dio e si seppellì il corpo con tutti i suoi vestiti. Se Maria, sulla terra, fu di un’umiltà senza pari, anche la sua morte e la sua sepoltura furono senza pari, per la grandezza dei miracoli che allora si operarono. Furono gli stessi apostoli a trasportare il prezioso deposito, e questo corteo santo e sacro attraversò la città di Gerusalemme fino al luogo della sepoltura, che era il borgo di Getsemani, nella valle di Giosafat. Tutti i fedeli lo accompagnarono con le fiaccole in mano, molti si unirono a questo gruppo devoto, che portava l’arca della nuova alleanza e la conduceva al luogo del suo riposo. San Bernardo ci dice che gli angeli stessi facevano la loro processione, precedendo e seguendo il corpo della loro Sovrana con canti di gioia; tutti i presenti sentivano il canto di questi angeli, e ovunque passasse questo santo corpo, diffondeva un profumo delizioso, come se tutte le dolcezze e i profumi celesti fossero scesi sulla terra. C’era, aggiunge questo santo, un infelice ebreo che, morendo di rabbia nel vedere che si rendevano tanti onori alla Madre di Dio, si gettò sul corpo per farlo cadere nel fango; ma non appena lo toccò, le sue due mani caddero secche. Pentitosi, pregò San Pietro di fargli avvicinare il corpo della Santa Vergine. Toccandolo, le sue due mani si ricomposero da sole senza che sembrassero essere mai state separate. Dopo che il corpo della Madre di Dio fu deposto con rispetto nel sepolcro, i fedeli si ritirarono a Gerusalemme; ma gli angeli continuarono a cantare, per tre giorni, le lodi di Maria. Gli apostoli venivano uno dopo l’altro per unirsi agli angeli che rimanevano sopra il sepolcro. Dopo tre giorni, san Tommaso, che non aveva assistito alla morte della Madre di Dio, venne a chiedere a san Pietro la grazia di vedere ancora una volta il corpo verginale. Si recarono quindi al sepolcro, ma vi trovarono solo le vesti. Gli angeli l’avevano portata in cielo, perché non si sentivano più. Per descrivere fedelmente il suo ingresso glorioso e trionfale in cielo, bisognerebbe, Fratello, essere Dio stesso, che in quel momento volle prodigarsi alla sua Madre tutte le ricchezze del suo amore, della sua gratitudine. Possiamo dire che allora riunì tutto ciò che era in grado di abbellire il suo trionfo in cielo. «Apritevi, porte del cielo, ecco la vostra Regina che lascia la terra per abbellire i cieli con la grandezza della sua gloria, con l’immensità dei suoi meriti e della sua dignità». Che spettacolo incantevole! Mai il cielo aveva visto entrare nelle sue mura una creatura così bella, così completa, così perfetta e così ricca di virtù. «Chi è colei», disse lo Spirito Santo, «che si eleva dal deserto di questa vita, piena di delizie e di amore, appoggiata al braccio del suo amato [3]? Avvicinatevi, le porte del cielo si aprono e tutta la corte celeste si prostra davanti a lei come davanti alla sua Sovrana. Gesù Cristo stesso la conduce nel suo trionfo e la fa sedere sul trono più bello del suo regno. Le tre Persone della Santissima Trinità le mettono sul capo una corona splendente e la rendono depositaria di tutti i tesori del cielo. Oh! Fratello, quale gloria per Maria! Ma anche quale motivo di speranza per noi, sapere che è così elevata in dignità e conoscere il grande desiderio che ha di salvare le nostre anime!
II. – Quanto amore ha per noi! Ci ama come suoi figli; avrebbe voluto morire per noi se fosse stato necessario. Rivolgiamoci a lei con grande fiducia e siamo certi che, per quanto miserabili siamo, lei otterrà per noi la grazia della nostra conversione. Si prende tanta cura della salvezza della nostra anima, desidera tanto la nostra felicità! Leggiamo nella vita di san Stanislao, grande devoto della Regina del cielo [4], che un giorno, mentre era in preghiera, chiese alla Santa Vergine di mostrarsi a lui con il santo Bambino Gesù. Questa preghiera fu così gradita al buon Dio che, nello stesso istante, Stanislao vide apparire davanti a sé la Santa Vergine con il santo Bambino tra le braccia. Un’altra volta, trovandosi malato in una casa di luterani che non volevano permettergli di ricevere la comunione, si rivolse alla Santa Vergine e la pregò di procurargli questa felicità. Appena terminata la preghiera, vide arrivare un angelo che gli portava la Santa Ostia ed era accompagnato dalla Santa Vergine. In una circostanza quasi simile, gli accadde la stessa cosa: un angelo gli portò Gesù Cristo e gli diede la Santa Comunione. Vedete, Fratello, quanto Maria si prende cura della salvezza di coloro che hanno fiducia in lei!
Quanto siamo felici di avere una Madre che ci precede nella pratica delle virtù che dobbiamo avere, se vogliamo andare in paradiso e piacere a Dio! Ma stiamo bene attenti a non disprezzare mai né lei, né il culto che le rendiamo. San Francesco Borgia ci racconta che un grande peccatore, sul letto di morte, non voleva sentir parlare né di Dio, né della sua anima, né della confessione. San Francesco, che si trovava allora nel paese di quel poveretto, cominciò a pregare Dio per lui; mentre pregava con le lacrime agli occhi, udì una voce che gli diceva: «Va’, Francesco, porta la mia croce a questo infelice, esortalo alla penitenza». San Francesco corse dal malato che era già nelle braccia della morte. Ahimè! Egli aveva già chiuso il suo cuore alla grazia. San Francesco lo pregò di avere pietà della sua anima, di chiedere perdono al buon Dio; ma no, tutto era perduto per lui. Il santo udì ancora due volte la stessa voce che gli diceva: «Va’, Francesco, porta la mia croce a questo sventurato». Il santo mostrò ancora il suo crocifisso, che era tutto coperto di sangue e che scorreva da tutte le parti; disse al peccatore che quel sangue adorabile gli avrebbe ottenuto il perdono se avesse chiesto misericordia. Ma no, tutto era perduto per lui, morì bestemmiando il santo nome di Dio: e la sua sventura derivava dal fatto che aveva deriso e disprezzato la Santa Vergine, negli onori che le venivano resi. Ah! Fratello, stiamo ben attenti a non disprezzare mai nulla di ciò che riguarda il culto di Maria, questa Madre così buona, così pronta ad aiutarci alla minima fiducia che riponiamo in lei! Ecco alcuni esempi che vi dimostreranno che, se siamo stati fedeli alla minima pratica di devozione verso la Santa Vergine, lei non permetterà mai che moriamo nel peccato.
La storia racconta che un giovane libertino si abbandonava senza alcun rimorso a tutti i vizi del suo cuore. Una malattia lo fermò nel mezzo dei suoi disordini; per quanto libertino fosse, non aveva mai mancato di dire ogni giorno un’Ave Maria; era l’unica preghiera che recitava, e la recitava anche male: non era altro che una semplice abitudine. Non appena si seppe che la sua malattia era senza speranza di guarigione, si andò a chiamare il parroco che venne a visitarlo ed esortò a confessarsi. Ma il malato gli rispose che se doveva morire, voleva morire come aveva vissuto, e che, se fosse riuscito a scamparla, non voleva vivere diversamente da come aveva fatto fino ad allora. Questa fu la risposta che diede a tutti coloro che volevano parlargli della confessione. C’era grande costernazione; nessuno osava più parlargliene, per paura di dargli occasione di vomitare le stesse bestemmie e le stesse empietà. Nel frattempo, uno dei suoi compagni, più saggio di lui, che spesso lo aveva rimproverato per i suoi disordini, andò a trovarlo. Dopo avergli parlato di varie cose, gli disse senza mezzi termini: «Dovresti davvero, mio caro amico, pensare di convertirti». «Amico mio», rispose il malato, «sono un peccatore troppo grande; tu sai bene la vita che ho condotto». «Ebbene, prega la Santa Vergine, che è il rifugio dei peccatori». «Ah! Ho detto ogni giorno un Ave Maria, ma queste sono tutte le preghiere che ho fatto. Credi che mi servano a qualcosa?». «Come!», rispose l’altro, «ti serviranno a tutto. Non le hai chiesto di pregare per te nell’ora della morte? È ora che lei pregherà per te». – «Se pensi che la Santa Vergine preghi per me, vai a chiamare il parroco per confessarmi sul serio». Pronunciando queste parole, si mise a piangere a dirotto. «Perché piangi?» gli disse il suo amico. – «Ah! Potrei mai piangere abbastanza, dopo aver condotto una vita così criminale, dopo aver offeso un Dio così buono, che vuole ancora perdonarmi! Vorrei poter piangere lacrime di sangue per mostrare al buon Dio quanto mi sento perduto per averlo offeso così tanto; ma il mio sangue è troppo impuro per essere offerto a Gesù Cristo in espiazione dei miei peccati. Ciò che mi consola è che Gesù Cristo, mio Salvatore, ha offerto il suo sangue al Padre suo per me, ed è in lui che ripongo la mia speranza». Il suo amico, udendo queste parole e vedendo le sue lacrime, si mise a piangere di gioia con lui. Questo cambiamento era così straordinario che lo attribuì alla protezione della Santa Vergine. In quel momento tornò il parroco e, molto stupito di vederli piangere entrambi, chiese loro cosa fosse successo. «Ah, signore, rispose il malato, piango i miei peccati! Ahimè, comincio a piangerli troppo tardi! Ma so che i meriti di Gesù Cristo sono infiniti e che la sua misericordia è senza limiti; ho ancora speranza che il buon Dio avrà pietà di me». Il sacerdote, stupito, gli chiese chi avesse operato in lui un simile cambiamento. «La Santa Vergine», disse il malato, «ha pregato per me, ed è questo che mi ha aperto gli occhi sulla mia miserabile condizione». – «Vuole confessarsi?» – «Oh sì, signore, voglio confessarmi, e anche ad alta voce; poiché ho scandalizzato con la mia cattiva vita, voglio che si sia testimoni del mio pentimento». Il sacerdote gli disse che questa misura non era necessaria, che per riparare agli scandali era sufficiente sapere che era stato amministrato. Si confessò con tanto dolore e lacrime che il sacerdote fu costretto più volte a interrompersi per lasciarlo piangere. Ricevette i sacramenti con segni di pentimento così evidenti che si sarebbe potuto credere che stesse per morire.
Non aveva forse ragione San Bernardo quando ci diceva che chi è sotto la protezione di Maria è al sicuro e che non si è mai visto la Santa Vergine abbandonare una persona che abbia compiuto un atto di pietà in suo onore? No, Fratello, questo non si è mai visto e non si vedrà mai. Guardate come la Santa Vergine ha ricompensato un Ave Maria che quel giovane recitava ogni giorno e ancora, come lo recitava? Tuttavia, avete appena visto che ha compiuto un miracolo, piuttosto che lasciarlo morire senza confessione. Che felicità per noi invocare Maria, poiché così lei ci salva e ci fa perseverare nella grazia! Che motivo di speranza pensare che, nonostante i nostri peccati, lei si offre incessantemente a Dio per chiedere il nostro perdono! Sì, Fratello, è lei che ravviva la nostra speranza in Dio, è lei che gli presenta le nostre lacrime, è lei che ci impedisce di cadere nella disperazione alla vista dei nostri peccati.
Il beato Alfonso de’ Liguori racconta che uno dei suoi compagni, un sacerdote, vide un giorno entrare in chiesa un giovane il cui aspetto esteriore rivelava un’anima divorata dal rimorso. Il sacerdote si avvicinò al giovane e gli disse: «Vuoi confessarti, amico mio?». Questi rispose di sì, ma allo stesso tempo chiese di essere ascoltato in un luogo appartato, perché la sua confessione sarebbe stata lunga. Quando furono soli, il nuovo penitente parlò in questi termini: «Padre, sono straniero e gentiluomo, ma non credo di poter mai diventare oggetto della misericordia di un Dio che ho tanto offeso con la mia vita così criminale. Senza parlarvi degli omicidi e delle infamie di cui mi sono reso colpevole, vi dirò che, avendo perso ogni speranza di salvezza, mi sono abbandonato a ogni sorta di peccato, non tanto per soddisfare le mie passioni, quanto per oltraggiare il buon Dio e soddisfare l’odio che nutrivo nei suoi confronti. Avevo con me un crocifisso e l’ho gettato via con disprezzo. Proprio questa mattina sono andato all’altare per commettere un sacrilegio, con l’intenzione di calpestare la santa ostia, se le persone presenti non me lo avessero impedito; e in quel momento consegnò al suo confessore la santa ostia che aveva conservato in un foglio di carta. Passando davanti a questa chiesa, aggiunse, ho sentito il bisogno di entrare, al punto che non ho potuto resistere; ho provato un rimorso così violento, che mi lacerava la coscienza, che man mano che mi avvicinavo al vostro confessionale, cadevo in una grande disperazione. Se non foste uscito per venire da me, me ne sarei andato dalla chiesa, non so davvero come sia potuto accadere che mi ritrovi così in ginocchio davanti a voi per confessarmi. Ma il sacerdote gli disse: «Non avete compiuto qualche buona azione che vi ha meritato una tale grazia? Forse avete offerto qualche sacrificio alla Santa Vergine o implorato il suo aiuto, poiché tali conversioni sono solitamente solo effetti del potere di questa buona madre». «Padre, vi sbagliate, avevo un crocifisso, l’ho gettato via per disprezzo». – «Ma riflettete bene, questo miracolo non è avvenuto senza motivo». – «Padre», disse il giovane portando la mano sullo scapolare, «questo è tutto ciò che ho conservato». – «Ah! Amico mio», gli disse il sacerdote abbracciandolo, «non vedete che è stata la Santa Vergine a ottenere questa grazia per voi, che è stata lei ad attirarvi in questa chiesa a lei dedicata?». A queste parole, il giovane scoppiò in lacrime; entrò nei dettagli della sua vita criminale e, con il dolore che cresceva sempre più, cadde ai piedi del suo confessore come morto; tornato in sé, completò la sua confessione. Prima di lasciare la chiesa, promise di raccontare ovunque la grande misericordia che Maria aveva ottenuto per lui da suo Figlio.
III. – Quanto siamo felici, Fratello, di avere una Madre così buona, così devota alla salvezza delle nostre anime! Tuttavia non dobbiamo accontentarci di pregarla, ma dobbiamo anche praticare tutte le altre virtù che sappiamo essere gradite a Dio. Un grande servitore di Maria, san Francesco di Paola, fu un giorno chiamato da Luigi XI, che sperava di ottenere da lui la guarigione. Il santo trovò nel re ogni sorta di buone qualità, egli si dedicava a numerose opere di carità e preghiere in onore di Maria. Recitava ogni giorno il rosario, faceva molte elemosine in onore della Santa Vergine, portava con sé diverse reliquie; ma sapendo che non era abbastanza modesto e riservato nelle sue parole e che tollerava persone di cattiva condotta nella sua casa, san Francesco di Paola gli disse piangendo: «Principe, credete che tutte le vostre devozioni siano gradite alla Santa Vergine? No, no, principe, cominciate a imitare Maria e sarete sicuro che lei vi tenderà le mani». Infatti, dopo aver confessato tutta la sua vita, ricevette così tante grazie e così tanti mezzi di salvezza che morì in modo edificante, dicendo che Maria gli aveva procurato il paradiso con la sua protezione. Il mondo è pieno di monumenti che testimoniano le grazie che la Santa Vergine ci ottiene; guardate tutti questi santuari, tutti questi quadri, tutte queste cappelle in onore di Maria. Ah! Fratello, se avessimo una tenera devozione verso Maria, quante grazie otterremmo tutti per la nostra salvezza! Oh! Padri e madri, se ogni mattina metteste tutti i vostri figli sotto la protezione della Santa Vergine, lei pregherebbe per loro, li salverebbe e salverebbe anche voi. Oh! Come il demonio teme la devozione alla Santa Vergine! Un giorno si lamentava ad alta voce con il beato Francesco che due tipi di persone lo facevano soffrire molto. Innanzitutto, coloro che contribuiscono a diffondere la devozione alla Santa Vergine, poi coloro che indossano il santo Scapolare.
Ah! Fratello, occorre forse altro per ispirarci una grande fiducia nella Santa Vergine e il desiderio di consacrarci interamente a lei, mettendo la nostra vita, la nostra morte e la nostra eternità nelle sue mani? Quale consolazione per noi nei nostri dolori, nelle nostre pene, sapere che Maria vuole e può soccorrerci! Sì, possiamo dire che chi ha la fortuna di avere una grande fiducia in Maria ha la salvezza assicurata; e non si è mai sentito dire che chi ha messo la propria salvezza nelle mani di Maria sia stato dannato. All’ora della morte riconosceremo quanto la Santa Vergine ci ha fatto evitare i peccati e quanto ci ha fatto compiere il bene che non avremmo mai fatto senza la sua protezione. Prendiamola come nostro modello e saremo sicuri di camminare sulla via del cielo. Ammiriamo in lei questa umiltà, questa purezza, questa carità, questo disprezzo per la vita, questo zelo per la gloria di suo Figlio e la salvezza delle anime. Sì, Fratello, doniamoci e consacriamoci a Maria per tutta la nostra vita. Beato chi vive e muore sotto la protezione di Maria, il cielo gli è assicurato! Questo è ciò che vi auguro.
[1] Vedi Ribadénéria, al 15 agosto.
[2] Salmo VI, 7.
[3] Cantico VIII, 5.
[4] Ribadénéira, al 15 agosto.















