Anima quæ peccaverit, ipsa morietur.
L’anima che pecca, morirà.
(Ez. XVIII, 6.)
Se ogni peccato mortale, Fratello, dà la morte alla nostra anima, la separa da Dio per sempre, la precipita in ogni sorta di disgrazie, in quale stato deve quindi ridurre il più orribile di tutti i crimini, che è il sacrilegio? O mio Dio, chi potrà mai immaginare lo stato spaventoso di un’anima ricoperta di sacrilegi? Sì, ci dice Gesù Cristo, quando vedrete l’abominio della desolazione nel luogo santo, predetto dal profeta Daniele, comprendete bene[1]. Ahimè! Fratello, avendo scelto il cuore dell’uomo per farne la sua dimora e il suo tempio, Gesù Cristo prevedeva senza dubbio le profanazioni e le abominazioni disastrose che il demonio avrebbe commesso attraverso il peccato; che pensiero triste e desolante per un Dio! Ma il più grande e terribile di tutti i dolori è prevedere che si profanerà il suo corpo adorabile e il suo sangue prezioso. O mio Dio! O sventura incomprensibile! Possono i cristiani rendersi colpevoli di un tale crimine, che nemmeno l’inferno ha mai potuto inventare? Ahimè! San Paolo già lo deplorava ai suoi tempi. Non potendo un giorno far loro sentire tutta la negritudine di questo crimine spaventoso, diceva loro piangendo amaramente: Quale supplizio non riceverebbe colui che alzasse una mano parricida sul corpo di un Dio fatto uomo, che colpisse questo cuore… Ah! Questo cuore tenero che ci ama fino alla croce, e che strapperebbe il sangue dalle sue vene! Ah! Quel sangue adorabile versato per noi, che ci ha santificati nel santo battesimo, che ci ha purificati nel sacramento della penitenza…; sembrerebbe impossibile trovare punizioni abbastanza severe e cristiani capaci di un tale crimine. Ahimè! esclama, eccone uno ancora più spaventoso: ricevere indegnamente il corpo adorabile e il sangue prezioso di Gesù Cristo, profanarlo, contaminarlo, avvilirlo; è possibile un tale crimine? Ah! Almeno lo è per i cristiani[2]? Sì, ci sono mostri di ingratitudine che portano la loro furia a tali eccessi! Sì, Fratello, se in questo momento il buon Dio mostrasse le comunioni di tutti coloro che sono qui, ahimè, quanti apparirebbero con la loro sentenza di riprovazione scritta nella loro coscienza criminale con il sangue di un Dio fatto uomo! Questo pensiero fa rabbrividire, eppure non c’è nulla di più comune di queste comunioni indegne; quanti hanno l’audacia di avvicinarsi alla Santa Mensa con peccati nascosti e mascherati dalla confessione! Quanti non provano quel dolore che il buon Dio chiede loro; quanti non fanno tutti gli sforzi possibili per correggersi! Quanti conservano una segreta volontà di ricadere nel peccato! Quanti non evitano le occasioni di peccato, potendo farlo; quanti conservano fino alla Santa Mensa inimicizie nel loro cuore! Esaminate le vostre coscienze, Fratello, e vedete se non siete mai stati in uno di questi stati d’animo avvicinandovi alla santa comunione; se avete avuto questa sventura, Fratello, con quali parole potrei mai descrivervi tutto l’orrore? Ah! Se mi fosse permesso, andrei all’inferno per strappare un infame e traditore Giuda ancora fumante del sangue adorabile di Gesù Cristo che ha profanato in modo così orribile. Ah! Se poteste sentire le grida e le urla che lancia; ah! Se poteste comprendere i tormenti che soffre a causa del suo sacrilegio, morreste di paura. Ahimè! Che ne sarà di coloro che, forse per tutta la vita, non hanno fatto altro che sacrilegi! I cristiani che mi ascoltano e che sono colpevoli, potranno forse continuare a vivere? Sì, Fratello, il sacrilegio è il più grande di tutti i crimini, poiché attacca Dio e gli infligge la morte, e attira su di noi tutte le più grandi disgrazie.
I. – Se parlassi a degli idolatri o anche a degli eretici, comincerei a dimostrare loro la realtà di Gesù Cristo nell’adorabile sacramento dell’Eucaristia; ma no, nessuno ha il minimo dubbio al riguardo. Ahimè! bisognerebbe che, per coloro che vi si avvicinano con cattive disposizioni, Gesù Cristo non fosse presente; ma no, Egli è lì tanto per coloro che osano presentarsi con il peccato nel cuore, quanto per coloro che sono in stato di grazia. Vorrei solo, per cominciare, citarvi un esempio che rafforzerà la vostra fede su questo punto e vi darà un’idea delle disposizioni che dovete avere per non profanare questo grande Sacramento d’amore. È riportato nella storia che un sacerdote che celebrava la Santa Messa, dopo aver pronunciato le parole della consacrazione, dubitò che Gesù Cristo fosse realmente presente con il corpo e l’anima nella Santa Ostia; in quello stesso istante la Santa Ostia si tinse tutta di sangue. Gesù Cristo sembrava voler rimproverare con un così grande miracolo al suo ministro la sua poca fede e rafforzare i cristiani in questa verità di fede, che Egli è realmente presente nella Santa Eucaristia. La Santa Ostia versò sangue in tale abbondanza che il corporale, le tovaglie dell’altare e l’altare stesso ne furono macchiati di rosso. Il Santo Padre, informato dell’accaduto, fece portare in una chiesa il corporale, che veniva portato ogni anno nel giorno del Corpus Domini, in grande venerazione[3]. No, Fratello, tutto questo non è ciò che vi è più necessario, perché nessuno ne dubita; ma la mia intenzione è di mostrarvi, per quanto mi è possibile, la grandezza e l’orrore del sacrilegio. No, mai questa conoscenza sarà data all’uomo mortale; bisognerebbe essere Dio stesso per poterla comprendere; tuttavia, per darvi una pallida idea, vi dirò che chi ha questa grande sventura commette un peccato che offende Dio più di tutti i peccati mortali che sono stati commessi dall’inizio del mondo e di quelli che potranno essere commessi fino alla fine dei secoli [4]. È quindi del tutto impossibile mostrarvelo in tutta la sua oscurità; ahimè! Tuttavia, non c’è nulla di più comune di questi sacrilegi.
Se volessi, Fratello, parlarvi della morte corporale di Gesù Cristo, mi basterebbe descrivervi i tormenti che ha sofferto durante la sua vita; mi basterebbe mostrarvi quel povero corpo lacero, com’era dopo la flagellazione, com’è ora sull’albero della croce; non ci vorrebbe altro per commuovere il vostro cuore e farvi scorrere le lacrime. Infatti, quale peccatore incallito potrebbe resistere e non mescolare le proprie lacrime con quel sangue adorabile? Quale giovane, se mi gettassi ai suoi piedi con un Dio che piange i suoi peccati, pregandolo di non dargli la morte, anche se il suo cuore fosse più duro di una roccia, non verserebbe subito lacrime e, calpestando i suoi piaceri, direbbe loro addio per sempre. Chi è l’avaro a cui potrei presentare un Dio spogliato di ogni cosa, nudo su una croce, che potrebbe ancora amare i beni di questo mondo? Chi è l’impudico che andrei ad aspettare al suo passaggio, che corre come un disperato verso l’oggetto della sua passione, se gli presentassi il suo Dio tutto coperto di piaghe, di sangue, chiedendogli pietà di non togliergli la vita, che non cadrebbe ai suoi piedi gridando misericordia? Ahimè! Fratello, la morte che noi diamo a Gesù Cristo con la comunione sacrilega è ancora infinitamente più terribile e dolorosa. Quando era sulla terra, ha sofferto solo per un certo tempo ed è morto una sola volta; inoltre, è stato il suo amore a farlo soffrire e morire; ma qui non è più la stessa cosa. Egli muore suo malgrado, e la sua morte, lungi dall’essere vantaggiosa per noi come la prima volta, si volge a nostro danno, attirandoci ogni sorta di castighi in questo mondo e nell’altro. O mio Dio, quanto siamo crudeli verso un Dio così buono! Sì, Fratello, quando riflettiamo sulla condotta di questo apostolo perfido che ha tradito e venduto il suo divino Maestro, che per molti anni lo aveva accolto tra i suoi più cari favoriti, che lo aveva ricolmato di tanti benefici, che gli aveva dato un incarico di preferenza sugli altri, che era stato testimone di tanti miracoli; quando ricordiamo, dicevo, le crudeltà e la barbarie dei Giudei che fecero a questo divino Salvatore tutto ciò che la loro rabbia poté inventare di più crudele, a questo divino Salvatore che era venuto in questo mondo solo per strapparli alla tirannia del demonio, per elevarli alla gloriosa qualità di figli di Dio, di coeredi del suo regno, non possiamo considerarli che come mostri di ingratitudine, degni dell’esecrazione del cielo e della terra e dei castighi più severi che il buon Dio possa infliggere ai reprobi con tutta la sua potenza e la sua giusta ira.
Dico innanzitutto, Fratello, che chi ha la grande sventura di comunicare indegnamente, il suo crimine è ancora infinitamente più orribile di quello di Giuda che tradì e vendette il suo divino Maestro, e di quello dei Giudei che lo crocifissero; perché Giuda e i Giudei sembravano ancora avere qualche scusa per dubitare che fosse veramente il Salvatore. Ma questo cristiano, questo sfortunato profanatore, può dubitarne? Le prove della sua divinità non sono abbastanza evidenti? Non sanno che alla sua morte tutte le creature sembrarono commuoversi, che l’intera natura sembrò annientarsi nel vedere espirare il suo Creatore? La sua risurrezione non fu forse manifestata da un’infinità di prodigi tra i più sorprendenti, che non potevano lasciare alcun dubbio sulla sua divinità? La sua ascensione non avvenne forse alla presenza di più di 500 persone, che quasi tutte versarono il loro sangue per sostenere queste verità? Ma il malvagio profanatore non ignora nulla di tutto questo, e con tutta la sua conoscenza tradisce e vende il suo Dio e il suo Salvatore al demonio e lo crocifigge nel suo cuore con il peccato. Giuda usò un bacio di pace per consegnarlo ai suoi nemici; ma l’indegno comunicando porta ancora più lontano la sua crudeltà: dopo aver mentito allo Spirito Santo nel tribunale della penitenza nascondendo o dissimulando qualche peccato, questo infelice osa mettersi tra i fedeli destinati a mangiare questo pane, con un rispetto ipocrita sulla fronte! Ah! no, no, nulla ferma questo mostro di ingratitudine; egli avanza e va a consumare la sua riprovazione. Invano, il tenero Salvatore, vedendolo venire verso di lui, grida dal fondo del suo tabernacolo come al perfido Giuda: «Amico mio, che vieni qui? Cosa, amico mio, vuoi tradire il tuo Dio e il tuo Salvatore con un segno di pace [5]? Fermati, fermati, figlio mio; ah! Ti prego, risparmiami». Ma no, no, né i rimorsi della sua coscienza, né i teneri rimproveri del suo Dio possono fermare i suoi passi criminali. Ah! Si avvicina, sta per pugnalare il suo Dio e il suo Salvatore! Oh cielo! Che orrore! Potete davvero sostenere senza tremare questo infelice assassino del vostro Creatore? Ah! Non è forse questo il culmine del crimine e dell’abominio in un luogo santo? Ah! no, no, mai l’inferno in tutta la sua furia ha potuto inventare nulla di simile; no, no, mai le nazioni idolatre hanno potuto inventare nulla di simile per odio verso il vero Dio, se lo confrontiamo con gli oltraggi che un cristiano che comunica indegnamente fa a Gesù Cristo.
Tuttavia leggiamo nella storia esempi che fanno rabbrividire. Vediamo che un imperatore pagano, per odio verso Gesù Cristo, collocò idoli infami sul Calvario e sul Santo Sepolcro, e credette che in questo modo non potesse spingere oltre la sua furia contro Gesù Cristo. Ehi, Dio grande! C’è forse qualcosa di paragonabile al comunicando indegno? Ah! No, no, non è più tra idoli muti e insensibili che egli pone il suo Dio, ma, ahimè, in mezzo alle sue infami e viventi passioni, che sono altrettanti carnefici che crocifiggono il suo Salvatore! Ahimè! Che dico? Questo infelice unisce il Santo dei santi a prostitute assassine e lo vende all’iniquità. Sì, questo infelice getta il suo Dio in un inferno intenso. Si può concepire qualcosa di più spaventoso? Sì, Fratello, siamo presi dall’orrore nel vedere nella storia le profanazioni che sono state fatte delle sante Ostie [6].
Ve ne citerò una che vi farà orrore. È riportato [7] che una donna cristiana, che era povera, aveva preso in prestito da un ebreo una piccola somma di denaro e gli aveva lasciato in pegno uno dei suoi abiti. Essendo vicina la festa di Pasqua, ella pregò l’ebreo di restituirle per quel giorno le cose che gli aveva dato. L’ebreo le disse che le avrebbe dato tutto e l’avrebbe liberata dal debito se, dopo aver comunicato, gli avesse portato la santa Ostia. La povera donna, per non essere obbligata a restituirgli la somma, gli disse di sì. Il giorno dopo andò in chiesa e, dopo aver ricevuto la Santa Ostia in bocca, la ritirò subito, la mise nel fazzoletto e la portò al malvagio ebreo che gliel’aveva chiesta solo per sfogare la sua rabbia contro Gesù Cristo. Una volta che l’ebbe tra le mani, la trattò con estrema crudeltà. Vediamo che Gesù Cristo gli mostrò costantemente quanto fosse sensibile agli oltraggi che quel malvagio gli infliggeva. Il Giudeo mise la Santa Ostia su un tavolo e la colpì ripetutamente con un coltello, tanto che ne uscì una tale quantità di sangue che il tavolo ne fu completamente ricoperto. La prese e la appese a un chiodo, la frustò fino a quando non fu soddisfatto; la trafisse con una lancia, da cui uscì sangue come nel momento in cui fu crocifisso; poi la gettò nel fuoco, dove si vedeva volteggiare qua e là tra le fiamme senza subire alcun danno; la sua rabbia lo spinse a gettarla in una caldaia di olio bollente: l’acqua sembrò trasformarsi in sangue. La Santa Ostia, in quel momento, assunse le sembianze di Gesù Cristo in croce. Il malvagio, colpito dal terrore, corse a nascondersi in un ripostiglio della sua casa. Tuttavia, uno dei figli del Giudeo, vedendo dei cristiani che andavano in chiesa, disse loro: «Non dovete più andare a cercare il vostro Dio, mio padre lo ha fatto morire». Una donna, ascoltando il bambino, entrò in casa e vide ancora la Santa Ostia che aveva la forma di una croce; la donna corse a prendere un piccolo vaso; nel momento in cui lo presentò, la Santa Ostia riprese la sua forma originaria e si posò nel vaso che aveva portato. Quel malvagio ebreo era così indurito che preferì essere bruciato vivo piuttosto che farsi battezzare.
Non possiamo pensare a questi orrori senza rabbrividire. Ahimè! Fratello, se sapessimo cos’è il sacrilegio, cioè l’oltraggio che fa a Gesù Cristo chi riceve indegnamente la comunione, il solo pensiero ci farebbe morire di paura. Questo ebreo, dopo aver sfogato tutta la sua furia contro Gesù Cristo trattando in modo così indegno la Santa Ostia, assomiglia quasi come un peccato veniale assomiglia a un peccato mortale, se lo confrontiamo con il sacrilegio commesso da un cattivo cristiano che ha la sfortuna di avvicinarsi alla Santa Mensa senza essere in stato di grazia. Ah! No, no, mai l’inferno ha potuto inventare nulla di più orribile del sacrilegio per far soffrire Gesù Cristo.
2° Dico che alla perfidia di Giuda l’indegno comunicando aggiunge l’ingratitudine, la furia e la malizia dei Giudei. Ascoltiamo il tenero rimprovero che Gesù Cristo rivolgeva ai Giudei [8]: «Perché mi perseguitate? È perché ho illuminato i ciechi, risolto gli zoppi, guarito i malati, risuscitato i morti? È forse un crimine avervi tanto amato?» Questo è il linguaggio che Gesù Cristo rivolge ai profanatori del suo corpo adorabile e del suo sangue prezioso. Ancora, ci dice per bocca di uno dei suoi profeti[9], se questo oltraggio e questo affronto mi fossero stati fatti da nemici o da idolatri che non hanno mai avuto la felicità di conoscermi, o anche da eretici nati nell’errore, mi avrebbe ferito meno; ma voi, dice, che ho posto nel seno della mia Chiesa, voi che ho arricchito con i miei doni più preziosi, voi che con il Battesimo siete diventati miei figli, eredi del mio regno! … Cosa? Figlio mio, sei tu che osi oltraggiarmi con il sacrilegio più orribile? Cosa? Figlio mio, puoi ancora colpire il cuore del migliore di tutti i padri, che ti ha amato fino alla morte? Cosa? Ingrati, non siete ancora soddisfatti di tutte le crudeltà che sono state inflitte al mio corpo innocente durante la mia dolorosa passione? Avete dimenticato lo stato pietoso in cui fui ridotto dopo la mia dolorosa e sanguinosa flagellazione, quando il mio corpo era simile a un pezzo di carne squartato? Ebbene, ingrati, avete dimenticato le sofferenze che ho provato portando la mia croce; tanti passi, tante cadute e tante volte rialzato a calci? Avete dimenticato che è per strapparvi dall’inferno e aprirvi il cielo che sono morto sul legno infame della croce? Ah! Figlio mio, non sei ancora commosso? Avrei potuto portare più lontano il mio amore per te? Fermati, figlio mio. Ah! Per carità, risparmia il tuo Dio che ti ha tanto amato; perché vuoi darmi una seconda morte, accogliendomi con il peccato nel tuo cuore?
Ditemi, chi di noi avrebbe il coraggio, dopo rimproveri così teneri e così amorevoli da parte del proprio Dio, di avere ancora la furia di presentarsi alla Santa Mensa con la coscienza sporca di peccati? Mio Dio, chi potrà comprendere la cecità di questi infelici! Ah! Se prima di alzarsi per andare a dare la morte al loro Dio, pensassero a queste terribili parole di san Paolo, che stanno per incorporare il loro giudizio e la loro condanna [10], oserebbero spingere la loro audacia fino a un tale eccesso? Questo Dio d’amore avrebbe potuto pensare, non dico che coloro che non hanno la felicità di conoscerlo, ma che i cristiani non fossero ancora soddisfatti di ciò che gli ebrei gli avevano fatto soffrire durante la sua dolorosa passione? Sul Calvario, avrebbe potuto pensare che la maggior parte dei cristiani sarebbero diventati i suoi carnefici, avrebbero attentato alla sua vita e lo avrebbero crocifisso nei loro cuori accogliendolo nella loro coscienza macchiata dal peccato? Ascoltate ciò che ci dice attraverso la bocca di un profeta: Guarirà un’anima che ama le sue ferite, cioè le sue passioni? Infiammerà con l’ardore del suo amore un cuore che brucia dell’amore profano del mondo? No, no, dice, Dio che è, non lo farà mai.
Sì, Fratello, Gesù Cristo, in un cuore criminale, è senza azione e senza movimento, cosicché chi è così infelice da comunicare indegnamente, la morte spirituale che infligge al suo Dio è ancora più sorprendente di quella che Egli ha subito sulla Croce. Infatti, Fratello, se i Giudei lo perseguirono in modo così indegno, almeno fu solo durante la sua vita mortale, ma l’indegno comunicando lo oltraggia nella dimora della sua gloria. Se la morte di Gesù Cristo sul Calvario apparve così violenta e dolorosa, almeno tutta la natura sembrò testimoniare il suo dolore, e le creature più insensibili sembrarono commuoversi e sembrarono voler condividere le sue sofferenze. Ma qui non appare nulla di tutto ciò, egli è insultato, oltraggiato, ferito; ah! che dico? È sgozzato da un vile nulla; tutto è silenzio e tutto sembra insensibile alle sue sofferenze. Il sole non si eclissa, la terra non trema, l’altare non crolla; questo Dio di bontà così indegnamente oltraggiato non può lamentarsi con più diritto che sull’albero della Croce dove è abbandonato? Non dovrebbe gridare: «Ah! Padre mio, perché mi hai abbandonato alla furia dei miei nemici, devo morire da un momento all’altro?». Ma, mio Dio, come può un cristiano avere il coraggio di andare alla Santa Mensa con il peccato nel cuore per dare la morte al suo Dio? Mio Dio, che disgrazia! No, no, mai l’inferno nella sua furia avrebbe potuto inventare nulla di più oltraggioso per Gesù Cristo che il sacrilegio commesso dai cristiani.
Ma, mi direte, chi sono coloro che hanno questa grande sventura? – Ahimè, Fratello, sono tanti! – Ma, mi direte, chi potrebbe esserne capace? – Chi potrebbe esserne capace? Siete voi, amico mio, che avete raccontato i vostri peccati con così poco dolore come se fossero una storia indifferente. Chi è colpevole? Amico mio, non siete voi che dopo le vostre confessioni ricadete con la stessa facilità, che non si nota alcun cambiamento nel vostro modo di vivere, che avete sempre gli stessi peccati da confessare in tutte le vostre confessioni? Chi è colpevole? Siete voi, miserabile, che avete chiuso la bocca prima di aver accusato i vostri peccati. Chi è colpevole? Siete voi, poveri ciechi, che avete capito bene che non confessavate i vostri peccati come li conoscevate. Ditemi, perché in questo stato osate avvicinarvi alla Santa Mensa? – È perché, dite, voglio fare la Pasqua, voglio ricevere la comunione. – Volete ricevere la comunione: ma, infelici, dove volete mettere il vostro Dio? Nei vostri occhi, che avete contaminato con tanti sguardi impuri e adulteri? Volete fare la comunione: ma dove metterete il vostro Dio? Nelle vostre mani, che avete contaminato con tante carezze infami? Volete fare la comunione: ma dove metterete il vostro Dio? Nella vostra bocca e sulla vostra lingua? Ehi! grande Dio, una bocca e una lingua che avete profanato tante volte con baci impuri! Volete comunicare: ma dove sperate di mettere il vostro Dio? Nel vostro cuore? O orrore! O abominio! Un cuore che è oscurato e annerito dal crimine, simile a un tizzone che da quindici giorni o tre settimane rotola nel fuoco. Vuoi fare la comunione, amico mio; vuoi celebrare la Pasqua? Su, alzati, avanza, infelice; quando Giuda, l’infame Giuda, ebbe venduto il suo divino Maestro, era come un disperato, finché non lo consegnò ai suoi carnefici per farlo condannare a morte. Avanti, infelice, alzati, lo hai appena venduto al demonio, al tribunale della penitenza, nascondendo e mascherando i tuoi peccati, corri, infelice, a consegnarlo al demonio. Ah! Dio mio, i tuoi nervi potranno sostenere questo corpo che sta per commettere il più grande di tutti i crimini? Alzati, infelice, avanza, poiché il Calvario è nel tuo cuore e la vittima è davanti a te, continua a camminare, lascia che la tua coscienza gridi, cerca solo di soffocare i rimorsi quanto più puoi. Va’, infelice, siediti alla Santa Mensa, va’ a mangiare il pane degli angeli; ma, prima di aprire la bocca contaminata da tanti crimini, ascolta ciò che ti dirà il grande san Cipriano, e vedrai la ricompensa dei tuoi sacrilegi. Una donna, ci dice, che osò presentarsi alla Santa Mensa con la coscienza contaminata dai peccati, nel momento in cui le davo la santa comunione, un fulmine dal cielo la colpì e la schiacciò ai miei piedi. Ahimè, mio Dio, come può una persona colpevole andare alla santa comunione per commettere il più grande di tutti i sacrilegi? Sì, Fratello, san Paolo ci dice che se gli ebrei avessero conosciuto Gesù Cristo come Salvatore, non lo avrebbero mai fatto soffrire né morire [11]; ma voi, amico mio, potete ignorare colui che state per ricevere? Se non ci avete pensato, ascoltate il sacerdote che vi grida ad alta voce: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo». Egli è santo, è puro. Se siete colpevoli, infelici, non avanzate: altrimenti tremate che i fulmini del cielo non cadano sulla vostra testa criminale per punirvi e gettare la vostra anima all’inferno.
II. – No, no, Fratello, non parlo qui dei mali temporali che i sacrilegi attirano sul mondo; tralascerò i terribili castighi che gli Ebrei subirono dopo aver fatto morire Gesù Cristo. Il solo racconto fa rabbrividire: si sgozzavano l’un l’altro; le strade erano coperte di cadaveri, il sangue scorreva nelle strade come l’acqua di un fiume; la carestia era così grande che le madri arrivarono al punto di mangiare i propri figli.
San Giovanni Damasceno ci dice che il sacrilegio è un crimine così terribile che un solo sacrilegio è in grado di attirare ogni sorta di sventura nel mondo; ci dice che è principalmente sui profanatori che Gesù Cristo riverserà per tutta l’eternità il fiele della sua ira. Ecco un esempio che vi mostrerà lo stato di un profanatore nell’ora della morte. Si racconta che un povero disgraziato che aveva commesso sacrilegi durante la sua vita, vide un demone che gli si avvicinò dicendogli: Poiché hai ricevuto la comunione indegnamente durante la tua vita, oggi riceverai la comunione dalle mie mani; il povero disgraziato esclamò: Ahimè, la vendetta di Dio è su di me, e morì nella disperazione pronunciando queste parole. Sì, Fratello, se potessimo farci un’idea della grandezza del sacrilegio, moriremmo mille volte piuttosto che commetterlo. Infatti, un cristiano che è così infelice da comunicare indegnamente, si rende colpevole del più detestabile di tutti i sacrilegi, della più nera di tutte le ingratitudini; diciamo meglio, avvelena il suo cuore, uccide la sua anima, apre la porta del suo cuore al demonio e si rende volontariamente suo schiavo. Sì, Fratello, l’orrore del suo sacrilegio deriva dal fatto che egli profana non un luogo o un vaso sacro, ma un corpo che è fonte di ogni santità, che è quello di Gesù Cristo. L’enormità della sua ingratitudine appare nel fatto che egli offende il suo benefattore con il più evidente dei suoi benefici; e ancora di più, si serve di lui stesso per offenderlo. La comunione sacrilega è simile a una spada molto affilata che egli conficca nelle sue viscere, lo avvelena come Giuda fu avvelenato dalla sua, dà al demonio pieno potere di impadronirsi di lui dopo che ha comunicato. Non si dovrebbe quindi, Fratello, osare fare così. Meglio non comunicare mai, poiché essa [12] non porta né profitto, né piacere, né onore, ma causa il danno più grande, rimorsi di coscienza molto crudeli e un’infamia eterna. San Cipriano riferisce che una donna, uscendo dalla comunione indegna, fu afferrata dal demonio che la tormentò così orribilmente che ella stessa fu la sua carnefice; dopo essersi tagliata la lingua, morì…
O mio Dio, può un cristiano avere il coraggio di avvicinarsi alla Santa Mensa avendo peccati nascosti, o peccati dai quali non vuole correggersi, o, se volete, che nonostante tante comunioni passate non cambia vita? Mio Dio, quanto è cieco l’uomo! Ahimè! Solo nel giorno del giudizio vedremo tutte queste abominazioni. Ascoltate san Paolo che parla ai Corinzi [13]: «Vi presentate alla tavola del Signore con così poco rispetto e religione come se vi presentaste a una tavola profana; andate a mangiare il pane degli angeli con la stessa scarsa decenza con cui mangereste del pane materiale; potete stupirvi se siete oppressi da tanti mali?». Ahimè, Fratello, riconosciamo con sincero pianto che se siamo oppressi da tante disgrazie e da tanti castighi, la vera causa è solo nei sacrilegi. Quante guerre, quante carestie, quante malattie e morti improvvise! Insensati, che attribuite tutto questo al caso, aprite gli occhi e riconoscerete che sono solo i vostri sacrilegi. Sì, signori, se si potessero descrivere tutte le conseguenze di un sacrilegio, nessuno di voi oserebbe comunicarsi. Si racconta che san Goffredo, vescovo di Amiens, aveva proibito a tutti i sacerdoti di dare l’assoluzione durante le festività pasquali a tutti coloro che avevano mangiato carne durante la Quaresima. Un libertino, colpevole di questo crimine, cioè di aver mangiato carne, indossò abiti femminili per ingannare il suo confessore. Questo stratagemma gli riuscì, ma a suo danno: non appena ricevette il corpo di Gesù Cristo, una forza invisibile lo rovesciò, cominciò a schiumare come un rabbioso, rotolandosi per terra e morì nella sua furia. No, no, Fratello, qualunque terrore possano incutere nel cuore dell’uomo le comunioni indegne per le punizioni spaventose che ci attirano, non è ancora nulla se lo paragoniamo a quello che Gesù Cristo esercita sulle anime; e queste punizioni sono di solito l’indurimento durante la vita e la disperazione nell’ora della morte. Il buon Dio, in punizione delle sue abominazioni, abbandona questo infelice alla sua cecità; il demonio che lo ha ingannato durante la sua vita, glielo fa vedere solo nel momento in cui prevede che il buon Dio lo ha abbandonato; egli va di crimine in crimine, di sacrilegio in sacrilegio, finisce per non pensarci più, ingoia l’iniquità come l’acqua; infine, nonostante tutto il tempo e gli aiuti, muore nel sacrilegio come ha vissuto. Ecco un esempio molto eclatante, riportato da un ebreo che lo apprese da un prete a cui era accaduto. Quando ero, ci dice padre Lejeune, in una missione vicino a Bruxelles, c’era una donna devota [14] …. Vi stupisce, senza dubbio, che sia morta così, potendo riparare così bene al male che aveva fatto; a me non stupisce, perché il sacrilegio è il più grande dei crimini, e merita di essere abbandonato da Dio e di non saper approfittare né del tempo né delle grazie.
Sì, Fratello, il sacrilegio sembra così orribile che sembra impossibile che dei cristiani possano rendersi colpevoli di un tale crimine; eppure, non c’è nulla di più comune. Diamo uno sguardo alle comunioni: quante confessioni e comunioni fatte per rispetto umano troveremo! Quante per ipocrisia, per abitudine! Quante che, se la Pasqua tornasse solo ogni trent’anni, non si comunicherebbero mai, ahimè! Quante altre, che vedono arrivare questo tempo così prezioso solo con fatica, e si avvicinano solo perché lo fanno gli altri, e non per piacere a Dio e nutrire la loro povera anima. Prova evidente, Fratello, che queste confessioni e comunioni non valgono nulla, poiché non si vede alcun cambiamento nel loro modo di vivere. Li vediamo dopo la confessione più dolci, più pazienti nelle loro pene e nelle contraddizioni della vita, più caritatevoli, più inclini a nascondere e a scusare le colpe dei loro fratelli? No, no, Fratello, non si tratta più di cambiamento nella loro condotta; hanno peccato fino ad ora e continuano a peccare. Oh! Disgrazia spaventosa, ma ben poco conosciuta dalla maggior parte dei cristiani! O mio Dio, avresti potuto pensare che i tuoi figli si sarebbero comportati con tale eccesso di furia contro di te? No, no, Fratello, non è senza motivo che si pone un crocifisso sul tavolo della comunione, ahimè! Quante volte è crocifisso sul Santo Tavolo! Guardalo bene, anima mia, tu che osi piantare il pugnale in questo cuore che ci ha amati più di se stesso; guardalo bene, è il tuo Giudice, Colui che deve stabilire la tua dimora per l’eternità. Esamina bene la tua coscienza; se sei in cattivo stato, infelice, non avanzare. Sì, Gesù Cristo è risorto dalla morte naturale e non morirà più; ma questa morte che voi gli date con le vostre comunioni indegne, ahimè, quando finirà? O quale lunga agonia! Quando era sulla terra, c’era solo un calvario per crocifiggerlo; ma qui, tanti cuori, tante croci a cui è legato! O pazienza del mio Dio, quanto è grande, nel sopportare tante crudeltà senza dire una sola parola, nemmeno per lamentarvi, trattato in modo così indegno da una vile creatura, per la quale avete già sofferto tanto! Volete, Fratello, sapere cosa fa chi si comunica indegnamente? Ascoltatelo bene, affinché possiate comprendere la grandezza della vostra atrocità verso Gesù Cristo. Cosa direste, signori, di un uomo il cui padre fosse condotto in un luogo per essere giustiziato a morte, se, non trovando lì un patibolo per legarlo, si rivolgesse ai carnefici dicendo loro: «Non avete un patibolo, ecco le mie braccia, usatele per impiccare mio padre»? Non potreste assistere a un atto così barbaro senza rabbrividire di orrore, e avreste sicuramente motivo di farlo. Ebbene, signor Fratello, se osassi, vi direi che questo non è ancora nulla se lo paragoniamo al crimine spaventoso commesso da chi riceve indegnamente la comunione. Infatti, quali benefici ha fatto un padre a suo figlio, se li confrontiamo con ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi? Ditemi, signori, se faceste queste riflessioni prima di presentarvi alla Santa Mensa, avreste il coraggio di andarci senza esaminare bene ciò che state per fare? Oserebbe andarci con peccati nascosti, dissimulati, confessati senza contrizione e senza desiderio di abbandonarli? Questo è ciò che lei dice al demonio, quando è così cieco e temerario: «Non c’è né croce né calvario come un tempo, ma ho trovato qualcosa che può sostituirli». – Cosa? vi dice il demonio, stupito di una tale proposta. – È il mio cuore, gli rispondete. Tenetevi pronto, io lo afferrerò; lui vi ha precipitato negli inferi, vendicatevi a vostra volta, sgozzatelo su questa croce. – Oh mio Dio, si può pensare a questo senza rabbrividire di orrore? Tuttavia, questo è ciò che fa chi riceve indegnamente la comunione. Ah! No, no, mai l’inferno in tutta la sua furia ha potuto inventare nulla di simile. No, no, anche se ci fossero mille inferni per un solo profanatore, non sarebbe nulla in confronto alla grandezza del suo crimine. «Che fa, ci dice san Paolo, chi riceve la comunione indegnamente? Ahimè! Quel malvagio beve e mangia il suo giudice e il suo giudizio. Si è visto bene, secondo le leggi, leggere ai criminali la loro condanna, ma si è mai visto far loro mangiare la loro sentenza di condanna e, in questo modo, rendere la loro condanna e loro stessi una cosa sola? O terribile sventura! La sentenza di riprovazione di questi profanatori non è più scritta su carta, ma sul loro stesso cuore. All’ora della morte, Gesù Cristo scenderà, con una torcia in mano, in questi cuori sacrileghi, vi troverà il suo sangue adorabile tante volte profanato, che griderà vendetta. O divino Salvatore, l’ira e la potenza di tuo Padre saranno abbastanza potenti da fulminare questi infelici Giuda nel più profondo degli abissi? Ebbene, Fratello, avete capito cos’è una comunione indegna, voi che vi confessate con così poca preparazione, che vi dedicate meno cura di quanta ne dedichereste alla cosa più comune e indifferente? Ditemi, Fratello, per essere tranquillo come sembrate, siete sicuro che tutte le vostre confessioni e comunioni siano state accompagnate da tutte le disposizioni necessarie per essere valide e mettere in salvo la vostra salvezza? Avete odiato veramente i vostri peccati? Li avete pianti veramente? Avete fatto veramente penitenza? Avete preso tutti i mezzi che il buon Dio vi ha ispirato per non ricadere più in essi? Tornate, amico mio, sui vostri anni passati, esaminate tutte le confessioni e le comunioni che non sono state accompagnate da alcun emendamento, da alcun cambiamento nella vostra vita. Prendete voi stessi la torcia per vedere lo stato della vostra anima, prima che Gesù Cristo ve lo mostri lui stesso per giudicarvi e condannarvi per sempre. Tremate, Fratello, per questa grande incertezza sulla validità di tante confessioni e comunioni; una sola cosa deve impedirvi di cadere nella disperazione: il fatto che siete vivi e che il buon Dio vi offre la sua grazia per tirarvi fuori da questo abisso la cui profondità è infinita, e che per questo non basta altro che la potenza di Dio. Ahimè, Fratello, quanti cristiani bruciano ora all’inferno, che hanno udito le stesse cose che voi udite oggi, ma non hanno voluto approfittarne, nonostante la loro coscienza gridasse! Ma, ahimè, hanno voluto uscirne solo quando non hanno più potuto, e sono caduti all’inferno. Ahimè! Quanti tra coloro che mi ascoltano sono tra questi, quanti avranno la stessa sorte! Mio Dio, è davvero possibile conoscere la propria condizione e non voler uscirne? – Ma, mi direte, chi oserà avvicinarsi alla Santa Mensa e chi oserà sperare di aver fatto una buona comunione nella sua vita? Potremo davvero alzarci per andare alla Santa Mensa, non sembrerà che una mano invisibile ci respinga e ci colpisca a morte? – Amico mio, di questo non ti dico nulla; sonda la tua coscienza e vedi in che stato è; vedi se, uscendo dalla Santa Mensa, potresti presentarti con fiducia davanti al tribunale di Gesù Cristo. Ma, mi dirai, è meglio lasciare tutto piuttosto che esporsi a un tale crimine. – Amico mio, nel darti un’idea della grandezza del sacrilegio, non è stata mia intenzione allontanarti dalla santa comunione, ma solo aprire gli occhi a coloro che sono tra questi, affinché riparino il male che hanno fatto, finché c’è tempo, e affinché coloro che sperano di essere esenti da questo crimine spaventoso siano ancora più determinati a esserlo.
Cosa dobbiamo concludere, Fratello, da tutto questo? Ecco: dobbiamo confessarci e comunicarci come vorremmo aver fatto nell’ora della morte, quando compariremo davanti al tribunale di Gesù Cristo, affinché, facendo sempre il bene, abbiamo il cielo come ricompensa. Questo è ciò che vi auguro.
[1] No, no, Fratello, non furono le profanazioni che erano state commesse, e che dovevano ancora essere commesse nel tempio di Gerusalemme, a far scorrere le lacrime di Gesù Cristo. (Nota del Santo.)
[2] Queste parole non si trovano nelle epistole di San Paolo.
[3] Tratto già riportato nel t. II.
[4] Se mi chiedete il motivo, è perché il sacrilegio attacca la persona stessa di Gesù Cristo, mentre gli altri peccati disprezzano solo i suoi comandamenti. (Nota del Santo.)
[5] LUC. XXII, 48.
[6] Ma cosa sono questi, se li confrontiamo con coloro che comunicano indegnamente? Ah! No, no, non è ancora nulla. (Nota del Santo)
[7] Il Santo ha già riportato questo fatto nel t. II; lo riportiamo ancora qui perché contiene maggiori dettagli.
[8] GIOVANNI, X, 32.
[9] Quoniam si inimicus meus maledixisset utique. Et si is qui oderat me, super me magna locutus fuisset, abscondissem me forsitan ab eo. Tu vero homo unanimis, dux meus et notus meus, etc. Salmo LIV, 13-14.
[10] I COR. XI, 29.
[11] I COR II, 8
[12] La comunione indegna.
[13] I COR. XI.
[14] Questo tratto è riportato con le stesse parole nel Sermone Sui peccati nascosti nella confessione, t.II.














