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Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 21

Copertina Catechesi Youtube 21

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo”.

Lezione di lunedì 17 febbraio 2020

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 21

Continuiamo la nostra catechesi sul testo dell’Imitazione di Cristo, siamo arrivati al cap.XXII, stiamo terminando il paragrafo II°.
“Se non farai violenza a te stesso, non vincerai i tuoi vizi.”
I vizi non si vincono con le belle idee, non si vincono attraverso chissà quali riflessioni, i vizi si vincono attraverso la mortificazione, attraverso la violenza a se stessi, che vuol dire il saper dire dei no e il saper dire dei sì al momento opportuno.
“Finché portiamo questo fragile corpo, non possiamo essere esenti dal peccato, né vivere senza molestie e dolori. Ben vorremmo aver tregua da ogni miseria; ma avendo perduto, a causa del peccato, la nostra innocenza, abbiamo perduto quaggiù anche la vera felicità. Perciò occorre che manteniamo in noi una ferma pazienza, nell’attesa della misericordia divina, «fino a che sia scomparsa l’iniquità di questo mondo» (Sal 56,2) e le cose mortali «siano assunte dalla vita eterna» (2Cor 5,4).”
Finché siamo su questa terra non avremo mai pace, sarà una vita costante di combattimento contro i nostri vizi, contro il peccato, contro la concupiscenza, contro tutto ciò che si vuole mettere tra noi e Dio. Non ci dobbiamo neanche stupire eccessivamente, il peccato originale ha lasciato una traccia molto forte, ha lasciato una ferita, e questa ferita comporta delle conseguenze, un corpo ferito anche se è ricucito bene, non è più come un corpo sano, di conseguenza dobbiamo farcene una ragione, e la ragione vuol dire imparare ad essere così umili, così attenti da non cadere nella superbia di dire:
“No, ma io ce la faccio comunque! Posso comunque riuscire a..”
6. “Tanto è fragile la natura umana che essa pende sempre verso il vizio.”
Noi di natura, tendiamo verso il male.
“Ti accusi oggi dei tuoi peccati e domani commetti di nuovo proprio ciò di cui ti sei accusato. Ti proponi oggi di guardarti dal male, e dopo un’ora agisci come se tu non ti fossi proposto nulla. Ben a ragione, dunque, possiamo umiliarci; né mai possiamo avere alcuna buona opinione di noi stessi, perché siamo tanto deboli e instabili. Inoltre, può andare rapidamente perduto per negligenza ciò che a stento, con molta fatica, avevamo alla fine raggiunto, per grazia di Dio.”
Dobbiamo vigilare ogni giorno, ogni istante, dobbiamo essere molto prudenti, non dobbiamo mai sentirci al sicuro. Ed è l’esperienza di tutti il vedere come i peccati di cui oggi ci accusiamo, domani li stiamo già rifacendo, oppure i propositi che saltano e che non sappiamo mantenere, perché dentro di noi è vero che c’è una forte debolezza e instabilità, vorremmo.. ma..ci piacerebbe..però..dobbiamo diffidare molto di noi stessi e dire anche agli altri di diffidare di noi stessi. Noi vogliamo che gli altri si fidino di noi, noi ci teniamo e ci scandalizziamo, ci restiamo male se percepiamo che l’altro non ha fiducia di noi. Questo vuol dire che noi non ci conosciamo, non sappiamo che persone siamo, perché se noi ci conoscessimo, sapremmo che dovremmo dire a chi abbiamo accanto, di stare attento a fidarsi di noi. Nonostante tutto questo noi vogliamo che gli altri abbiano fiducia di noi.
Che garanzie offriamo noi per non perdere rapidamente tutto ciò che abbiamo guadagnato con tanta fatica? Che garanzie di impegno stiamo dando?
“E che cosa sarà di noi alla fine, se così presto ci prende la tiepidezza?”
Quando saremo vecchi cosa ne sarà se adesso ci stufiamo facile te di seguire il Signore? Se adesso siamo così bravi e capaci di darci ai compromessi, alle assoluzioni, alle vie di fuga, alle giustificazioni?
“Guai a noi, se pretendessimo di riposare tranquillamente, come se già avessimo raggiunto pace e sicurezza, mentre, nella nostra vita, non si vede neppure un indizio di vera santità.”
Quali sono gli indizi di santità nella mia vita?
Sarebbe bello se ci mettessimo davanti al Signore a scrivere tre righe sugli indizi di santità della nostra vita.
“Occorrerebbe che noi fossimo di nuovo plasmati, quasi in un buon noviziato, a una vita irreprensibile; in tal modo potremo sperare di raggiungere un certo miglioramento e di conseguire un maggior profitto spirituale.”
Cosa vuol dire essere di nuovo plasmati?
A noi nessuno può dirci niente e nessuno deve permettersi di correggerci. Immaginatevi essere plasmati di nuovo.
Essere plasmati di nuovo vuol dire che io comprendo la necessità di essere rifatto, è come un vaso di creta che va rifuso completamente e rifatto. Io credo che questa sia la cosa più impossibile che possa succedere, perché ci vuole un tale livello di umiltà, di affidamento e di fiducia che è troppo difficile da trovare, è molto rara. Uno deve essere arrivato a vedersi con grande verità per fare una cosa del genere, perché tutta la nostra vita in realtà è una difesa di quei quattro muri cadenti che siamo. E’ come se noi custodissimo un tesoro prezioso, in realtà sono quattro sterpaglie, però noi le difendiamo con il sangue, con le unghie e con i denti, perché è quella miseria che abbiamo, quella casa decrepita che abbiamo salvato dopo tutti i disastri che abbiamo combinato, assolutamente inospitale e disumana, però è la nostra. Piuttosto che rifare tutto dalle fondamenta noi la teniamo così. Di fatto non molte delle nostre vite sono abitabili, infatti siamo sempre fuori da noi stessi, siccome non sono abitabili siamo sempre all’esterno, siamo sempre a cercare consolazioni negli uomini, nel cibo, nell’alcool, nella droga, nel potere, nel sesso, nei divertimenti, nella musica, siamo sempre fuori casa, perché la nostra vita non è abitabile. E’ una casa diroccata.
La nostra esistenza se va riplasmata, va riplasmata, se va rifatta, va rifatta, paura sì, paura no, angoscia si, angoscia no, però bisogna rifarla, altrimenti alla fine rischiamo che ci cade tutto in testa.

Capitolo XXIII
LA MEDITAZIONE DELLA MORTE
Adesso meditiamo ciò che di norma fuggiamo, noi siamo tutti impegnati a fuggire dalla morte, la nostra vita è una fuga dalla morte, ma tanto prima o poi moriremo.
4. “Ben presto la morte sarà qui, presso di te. Considera, del resto, la tua condizione: l’uomo oggi c’è e domani è scomparso; e quando è sottratto alla vista, rapidamente esce anche dalla memoria. Quanto grandi sono la stoltezza e la durezza di cuore dell’uomo: egli pensa soltanto alle cose di oggi e non piuttosto alle cose future. In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; ché, se avrai retta la coscienza, non avrai molta paura di morire.”
Noi ci comportiamo come se fossimo degli Highlanders, come se fossimo degli immortali, come se non dovessimo mai morire, ma noi moriremo. Dobbiamo pensare a questa cosa ogni giorno.
Se tu sapessi che domani mattina alle 10.00 morirai, oggi avresti fatto tutto quello che hai fatto? Oggi avresti per caso evitato di fare qualcosa se tu sapessi che domani morirai?
E tutto quello che dovevi fare, l’hai fatto?
Ecco perché poi quando si muore si ha tanta paura, perché si avverte un senso di incompiutezza, un qualcosa che ti dice:
“Non sei arrivato dove dovevi arrivare. Non hai fatto quello che dovevi fare. Non sei stato ciò che dovevi essere.”
Dopo sarà troppo tardi. Non ci sarà consolazione.
La consolazione da dove ci viene?
Ci viene dalla nostra coscienza che ci dice che adesso è possibile riposarsi, che hai fatto veramente l’impossibile, ti sei veramente impegnato, hai messo a posto tutto quello che dovevi mettere a posto.
Se non viene da lei, non ce la darà nessuno, perché è lei che in quel momento ci accompagnerà fino a quando chiuderemo gli occhi ed esaleremo l’ultimo respiro. E’ il momento più drammatico della nostra vita la morte, è il più difficile da vivere. Lasciare l’ultimo respiro è il lavoro più incredibile che ci attende, e noi dovremmo prepararci proprio per quel momento.
“Sarebbe meglio star lontano dal peccato che sfuggire alla morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani? Il domani è una cosa non sicura: che ne sai tu se avrai un domani? A che giova vivere a lungo, se correggiamo così poco noi stessi? Purtroppo, non sempre una vita lunga corregge i difetti; anzi spesso accresce maggiormente le colpe. Magari potessimo passare santamente anche una sola giornata in questo mondo.”
Una giornata vissuta bene, con Gesù, lontano dalla pigrizia, dall’ozio, dalla superficialità, dalla cattiveria, dall’egoismo, dall’impurità, dalla falsità, dall’ipocrisia, dalla doppiezza.
“Molti fanno il conto degli anni trascorsi dalla loro conversione a Dio; ma scarso è sovente il frutto della loro emendazione. Certamente morire è cosa che mette paura; ma forse è più pericoloso vivere a lungo.
Beato colui che ha sempre dinanzi agli occhi l’ora della sua morte ed è pronto ogni giorno a morire. Se qualche volta hai visto uno morire, pensa che anche tu dovrai passare per la stessa strada.”
Noi dovremmo tenere davanti agli occhi questa ora, questo tempo, perché ci aiuterebbe a relativizzare tante inutili paturnie che abbiamo nella testa.
Un testo che dovete leggere è: “Apparecchio alla morte” di S.Alfonso Maria De Liguori.
“La mattina, fa conto di non arrivare alla sera; e quando poi si farà sera non osare sperare nel domani. Sii dunque sempre pronto; e vivi in tal modo che, in qualunque momento, la morte non ti trovi impreparato.”
Perché prima o poi succederà, e succederà quando tu penserai che non dovrà succedere.
Uno deve fermarsi e si deve chiedere:
“Adesso io di questa vita cosa faccio? Dove la impiega? Al servizio di chi? Che senso gli dò?”
5. “Sono molti coloro che muoiono in un istante, all’improvviso; giacché «il Figlio dell’uomo verrà nell’ora in cui non si pensa che possa venire» (Mt 24,44; Lc 12,40). Quando sarà giunto quel momento estremo, comincerai a giudicare ben diversamente tutta la tua vita passata, e molto ti dorrai di esser stato tanto negligente e tanto fiacco.”
Noi siamo sempre stanchi, tutti. Arriva la malattia e nemmeno lì riusciamo a stare nel letto. Questo dice il corto circuito che abbiamo dentro. Noi siamo sempre dove non siamo, la nostra testa è sempre altrove rispetto a dove è il nostro corpo, se stiamo facendo delle cose, vorremmo riposare, se il corpo ci obbliga a riposare, vogliamo fare le cose, e non riusciamo a stare fermi.
Quando passerà?
Passerà, quando passerà. Se noi imparassimo a rispettare maggiormente il tempo presente che siamo chiamati a vivere, ecco l’importanza della domenica, poi ricominceremmo il lunedì diversamente, e se il sabato fosse un inizio, un avvicinamento alla domenica, una preparazione alla domenica, quanto sarebbe tutto più semplice, se appunto noi sapessimo dire: “Stop, adesso mi fermo.” Sarebbe bello che io fossi una locomotiva che va a carbone, ma non sono una locomotiva e non vado a carbone, quindi è giusto che ci siano dei tempi, dei momenti dove tu ti fermi, dove rimetti le cose un pò al loro posto, dove risottolinei l’importanza della Grazia di Dio, della frequentazione delle persone belle.
Altro compito: fatevi l’elenco delle persone belle della vostra vita.
Quante persone belle io ho nella mia vita?
Cosa faccio io per stare in compagnia delle persone belle della mia vita?
Se non le coltivo, se non le annaffio con l’amore, la stima, la cura, l’attenzione, la dedizione, con le coccole, poi non ci sono più.
Chissà perché noi abbiamo sempre questo modo di fare per cui stiamo sempre fermi in attesa che gli altri ci portino il cerino acceso. Ci piace che gli altri ci chiamino, ma noi? Fare una chiamata?

 

 

 

 

 

 

 

 

DOMANDE:
1. Vorrei chiedere se può dare qualche indicazione a proposito delle mortificazioni di tipo spirituale, quelle che riguardano l’anima.
Sono tantissime: spingermi a dire la verità sempre, imparare a chiedere perdono, imparare a dire “aiuto”…

2. Se poteva spiegare meglio quando ha detto di iniziare la vita da capo, di essere plasmati.
Vuol dire saperla mettere in discussione davanti a qualcuno, trovare qualcuno degno di fiducia che sia una vera persona capace, affidabile e a quel punto iniziare insieme a disfarla e rifarla, mettendo al primo posto le cose che stanno al primo posto, all’ultimo le ultime, e all’inizio facendo cose che a noi sembrano irrilevanti o di nessuna importanza, completamente diverse da quelle che invece noi avremmo fatto, per esempio. E’ difficilissimo perché ognuno di noi è un testone e quindi uno crede che quello che lui pensa e quello che lui fa è la cosa migliore del mondo, anche se non è vero.
Farsi plasmare vuol dire che io capisco che invece nella mia vita ho bisogno di aiuto, di consigli, di indicazioni, non sono il Padre Eterno, quindi lo chiedo, mi lascio plasmare, ma non secondo un modello precostituito, non diventando un clone, ma secondo ciò che è vero, cerchiamo plasmatori di verità, cioè persone che sappiano plasmarci sul modello della verità, su ciò che è vero.
3. Non va fatto come carità preventiva quello che diceva prima?
La carità preventiva è quando mi rendo conto che stai morendo di fame, o hai un bisogno molto concreto, un desiderio che ti sta tanto a cuore, e allora vado, lo prendo e te lo regalo.

4. Nel momento in cui una persona inizia a fare una vita spirituale seria, o intraprendere un cammino, è inevitabile che la sua vita cambi e diventi plasmata. Se la vita non cambia è solo una facciata. La nostra vita è abitabile in che senso?
La nostra vita non è abitabile tutte le volte che non è umana, tutte le volte che è fatta di norme, leggi e regole fredde, di doveri, che non si capisce come mai bisogna averli, e di quel senso religioso che sa più di bigottismo che di amicizia col Signore. Potrei avere una conversione misurata, che comporta un cambiamento, è vero, ma arriva ad un certo punto e poi si ferma.

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

[vc_cta h2=”Informazioni” add_button=”bottom” btn_title=”Come raggiungere il Carmelo di Monza” btn_style=”flat” btn_color=”blue” btn_align=”center” btn_link=”url:http%3A%2F%2Fwww.veritatemincaritate.com%2Fcontatti%2Fcome-raggiungere-il-carmelo-di-monza%2F||target:%20_blank|”]Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.[/vc_cta]

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