Omelia: L’Ora Santa nel Primo Giovedì del mese

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Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sulle letture di giovedì 5 maggio 2016.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Approfondimenti

I Primi Sei Giovedì del mese

Leggi il nostro speciale su questa pratica chiesta da Gesù alla B. Alexandrina Maria da Costa

I Primi Nove Venerdì del mese

Leggi il nostro speciale su questa pratica chiesta da Gesù a S. Margherita Maria Alacoque

I Primi Cinque Sabati del mese

Leggi il nostro speciale su questa pratica chiesta dalla Madonna a Fatima.

La preghiera alla Piaga della Sacra Spalla

Visita lo speciale del nostro sito su questa festa chiesta da Gesù a S. Margherita Maria Alacoque.

Testo della meditazione

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Omelia: L’Ora Santa nel Primo Giovedì del mese

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Come abbiamo detto ieri, proprio oggi abbiamo la grazia di trovarci qui riuniti in questo primo giovedì del mese e, come abbiamo detto ieri, il Signore, nel 25 febbraio del 1949, alla Beata Alexandrina Maria da Costa chiese proprio la pratica di questi primi sei giovedì, dove chiedeva di fare bene la Santa Comunione con sincera umiltà, fervore e amore, e dove chiede oggi, lungo la giornata, di passare un’ora di adorazione davanti al tabernacolo, in unione intima con Lui; e poi Lui chiede, sempre a lei, che in questo giorno, attraverso l’Eucarestia vengano onorate le Sue Santa Piaghe, per prima quella della Sacra Spalla, che è poco ricordata; tutto questo, unito al ricordo dei dolori sofferti dalla Madonna mediante la preghiera della Corona dei sette dolori della Beata Vergine Maria.

Questa è la richiesta che fa Gesù, che abbiamo detto anche ieri, e oggi vogliamo vivere bene questa giornata così.

Quest’oggi vorrei parlarvi di una pratica, che vi avevo accennato qualche mese fa, collegata a questa realtà, che è la pratica dell’ora santa, di cui oggi non si parla quasi più, ma è assolutamente attuale. Non è che non se ne parla più, perché non c’è più; non se ne parla più, perché in certe cose non si crede più, ma bisogna credere invece in queste cose, perché il Signore stesso le ha dette.

Questa pratica dell’ora santa in cosa consiste e quando nasce?

Fondamentalmente la rappresentante di questa pratica è Santa Margherita Maria Alacoque, l’apostola del Sacro Cuore di Gesù, e siamo nel XVII secolo, quindi nel 1600.

Gesù disse a Lei: «Tutte le notti, dal giovedì al venerdì, ti farò partecipare alla stessa tristezza mortale che volli provare nell’Orto degli Ulivi; questa tristezza ti condurrà, senza che tu lo possa comprendere, ad una specie d’agonia più dura a sopportarsi della morte e, per unirti a Me, nell’umile preghiera che presenterai allora al Padre mio, in mezzo a tutte le angosce, ti alzerai tra le ventitré e mezzanotte, per prostrarti per un’ora con Me, con la faccia a terra, sia per calmare la collera divina chiedendo misericordia per i peccatori…»

Teniamo bene in mente queste Parole di Gesù, che sono assolutamente contrarie a quella paccottiglia melensa, che oggi va di moda, dove la collera di Dio non esiste più, Dio non castiga, Dio non si arrabbia, Dio non giudica, Dio non fa, Dio di qui, Dio di là… Dio sembra una sorta di coma diabetico pieno di una sdolceria allucinante.

Ecco, Gesù, a Santa Margherita, a meno che non mettiamo in dubbio la parola di una Santa, dice che bisogna fare questa ora santa per calmare la collera divina, chiedendo misericordia per i peccatori, bisogna supplicare la misericordia per i peccatori.

«…sia per addolcire in certo modo l’abbandono dei Miei apostoli, che Mi obbligò a rimproverarli di non aver potuto vegliare un’ora sola con Me. Egli mi disse in quel tempo che tutte le notti, dal giovedì al venerdì, avrei dovuto alzarmi nell’ora indicatami per dire cinque Pater e cinque Ave Maria, prostrata a terra, con cinque atti di adorazione, che Egli mi aveva insegnato, per renderGli omaggio nell’estrema angoscia che Gesù aveva sofferto nella notte della Sua Passione».

Quindi, alzarsi, pregare, dire questi cinque Pater e cinque Ave, fare atti di adorazione, supplicare la Misericordia di Dio per i peccatori.

Un’altra volta, Gesù le apparve in tempo di Carnevale con le sembianze dell’Ecce Homo, tutto coperto di piaghe e di ferite, e le disse: «Non ci sarà dunque nessuno che abbia pietà di Me e che voglia compatire e partecipare al Mio dolore, nello stato compassionevole in cui Mi mettono i peccatori, soprattutto adesso

Gesù chiede compassione, chiede di stare con Lui.

«Egli mi fece vedere», dice la Santa, «che questa devozione era come un ultimo sforzo del Suo amore, il quale voleva favorire gli uomini in questi ultimi secoli, con questa redenzione amorosa, per ritrarli dall’impero di satana, che Egli voleva rovinare, per metterci sotto la dolce libertà dell’impero del Suo amore, che Egli voleva stabilire nei cuori di tutti quelli che avrebbero voluto abbracciare questa devozione».

Santa Margherita Maria, durante tutta la sua vita, farà sempre l’ora santa, tutti i giovedì, non solo nei primi giovedì del mese, e i biografi scrivono che lei la faceva anche quando stava male, non c’era nulla che potesse impedirle di andare a fare questa pratica. Lei si sdraiava sul pavimento ghiacciato e stava lì per un’ora ad adorare, a riparare e soprattutto ad impetrare misericordia.

La misericordia non bisogna averla nella bocca, ma nelle ginocchia, nel cuore!

Per chiedere misericordia non serve il bla bla bla, serve stare così, di nascosto dagli occhi degli uomini ma sotto gli occhi di Dio, prostrati per terra a supplicare Dio di avere misericordia di noi.

Perché questo?

Perché la Santa dice che Gesù, attraverso questa pratica dell’ora santa, vuole strappare le anime al demonio.

Lei scrive: «Le più grandi grazie che io ricevevo dalla Sua bontà erano nella Santa Eucaristia e nella notte, soprattutto quella dal giovedì al venerdì, in cui ottenevo degli ineffabili favori».

Io non sono Santa Margherita Maria, ovviamente, però vi posso garantire che anche per me è sempre stato così: le grazie più grandi che ho ricevuto sono sempre state durante l’ora santa, tra il giovedì e il venerdì, sempre; io ho sempre notato questo: le grazie, le luci, le intuizioni più grandi, io le ho ricevute sempre in modo speciale durante l’ora santa e devo dire, guardando alla mia vita, che quello che scrive Santa Margherita è proprio vero.

Allora uno dice: «Questa pratica è solamente una banale devozione…»

È tanto banale questa devozione che, nel 1829, Padre Debrosse, Sacerdote gesuita, fondò, a Paray-le-Monial, che è il luogo del Sacro Cuore di Gesù, in Francia, la Confraternita dell’Ora Santa, che Pio VI approvò. Questo stesso Pontefice accordò, il 22 dicembre 1829, ai membri di questa Confraternita, un’indulgenza plenaria ogni volta che avessero praticato l’ora santa.

Nel 1831 papa Gregorio XVI estese questa indulgenza ai fedeli del mondo intero, alla condizione che fossero iscritti nei registri della Confraternita, divenuta Arciconfraternita il 6 aprile 1866, per l’intervento del Sommo Pontefice Leone XIII.

Da allora in poi, i Pontefici non hanno cessato di incoraggiare la pratica dell’ora santa e il 27 marzo 1911 San Pio X accordò all’Arciconfraternita di Paray-le-Monial il grande privilegio di affiliarsi le confraternite dello stesso nome e di farle beneficiare di tutte le indulgenze di cui essa gode.

Ancora oggi, anche se non se ne parla, questa Confraternita è viva, c’è, lo so perché ho scritto io un po’ di tempo fa, mi sono iscritto io e ho iscritto tante persone.

È sufficiente andare sul sito del monastero di Paray-le-Monial, nella sezione contatti, si clicca, si scrive una mail, dove si richiede l’iscrizione all’Arciconfraternita dell’Ora Santa; si manda l’indirizzo e tutto quanto, loro la ricevono, e le monache poi rispondono mandandovi la pagellina di iscrizione con dentro scritte le varie cose.

È ancora viva, e si possono ottenere tutte queste grazie scrivendo a questa Arciconfraternita.

Non si contrae chissà quale dovere, semplicemente viene chiesto di praticare questa ora santa, soprattutto tra il primo giovedì e il primo venerdì, nella notte. È per questo che qui in convento a Monza, tutti i giovedì sera, alle ore 21.00, ma già dalle ore 20.30, apriamo la chiesa e diamo la possibilità di fare quest’ora santa davanti all’Eucarestia solennemente esposta, di recitare tutte le preghiere richieste da Gesù alla Beata Alexandrina Maria da Costa e quant’altro.

L’ora santa, da che ora si può cominciare a fare?

Dalle ore 16.00 del pomeriggio del giovedì. La Chiesa, per dare a tutti la possibilità di fare l’ora santa, ha permesso di farla già dalle 16.00 del pomeriggio, perché magari qualcuno lavora o ha la famiglia, o non può per tanti altri motivi.

La si può fare anche in casa da soli, basta mettersi davanti l’immagine di Gesù, Sommo Sacerdote, stamparla e averla lì, mettersi lì davanti a Gesù e fare questo tempo di preghiera, meditando la Passione di Gesù e vivendo questa prostrazione, che il Signore ci chiede; in questa maniera si può ottenere l’indulgenza plenaria.

Qualcuno potrebbe dirci, o dirvi, che tutte queste cose sono un’esagerazione, che non è più il tempo di queste cose, che la Chiesa è andata oltre…

La Chiesa non è andata oltre, siamo sempre lì: queste sono le cose che ci chiede Gesù, è giusto farle ed è giusto usare questi mezzi per avere le grazie; se poi vi dicono che siete esagerati, che è troppo, che non le fa nessuno, guardate, voi rispondete: «L’ha chiesto Gesù, l’hanno fatto i Santi; se sono esagerato, meglio essere esagerato nel bene che nel male».

Gesù non era esagerato?

Era talmente esagerato che è morto in croce!

Forse, allora, abbiamo bisogno anche noi di fare quest’ora santa, di chiedere perdono dei nostri peccati, di tutti i peccati che nella nostra vita abbiamo fatto.

Quanti rimorsi abbiamo dentro nell’anima per il male che possiamo aver fatto, per il bene che non abbiamo compiuto…anche per questo serve l’ora santa, per supplicare misericordia per noi.

Che Santa Margherita Maria Alacoque ci conceda la grazia quest’oggi di vivere bene questo primo giovedì del mese!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

Letture del giorno

Giovedì della VI settimana di Pasqua

PRIMA LETTURA (At 18,1-8)

Paolo si stabilì in casa loro e lavorava, e discuteva nella sinagoga.

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.

Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.

Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».

Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 97)

Rit: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Oppure:

La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli.

Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto meraviglie.

Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,

agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.

Egli si è ricordato del suo amore,

della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto

la vittoria del nostro Dio.

Acclami il Signore tutta la terra,

gridate, esultate, cantate inni!

Canto al Vangelo (Gv 14,18)

Alleluia, alleluia.

Non vi lascerò orfani, dice il Signore;

vado e ritorno a voi, e il vostro cuore sarà nella gioia.

Alleluia.

VANGELO (Gv 16,16-20)

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».

Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

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