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Quaestio – se il “Piccolo resto” sia ciò che veramente rimane della Chiesa Cattolica

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Quaestio – Se il “Piccolo resto” sia ciò che veramente rimane della Chiesa Cattolica
Utrum “Pusillus grex” sit id quod vere de Ecclesia Catholica remanet

di p Giorgio Maria Faré, 20 luglio 2025

 

Sembra che il “piccolo resto” sia ciò che veramente rimane della Chiesa Cattolica, infatti…

  1. Viviamo in tempi di apostasia poiché la Chiesa di Roma ha smarrito la fede. Lo dimostrano i seguenti fatti:
  • Il 7 ottobre del 2019 si è svolta in Vaticano una processione pubblica con la statua della Pachamama, che molti hanno interpretato come un atto idolatrico. Ma se la gerarchia permette o promuove atti idolatrici non può più rappresentare la vera Chiesa.
  • Il 4 febbraio 2019 Francesco ha sottoscritto la Dichiarazione di Abu Dhabi, secondo la quale Dio avrebbe voluto la diversità delle religioni «come nella sua sapiente volontà», frase che contraddice la fede secondo cui Cristo è l’unico Salvatore e la Chiesa l’unico mezzo ordinario di salvezza (cfr. Dominus Iesus). Questo dimostra che la Chiesa di cui Francesco era a capo non era la vera Chiesa, poiché tradisce una verità fondamentale del cristianesimo. S. Pietro infatti afferma: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12).
  • Con il documento Fiducia Supplicans, pubblicato il 18 dicembre 2023, si permette la benedizione di coppie irregolari, tra le quali quelle omosessuali. Ma questo contraddice l’insegnamento morale della Chiesa e promuove l’errore. S. Paolo infatti dice che «né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1Cor 6,9-10). Qualche conferenza episcopale ha protestato, ma la gerarchia, nel suo insieme, sembra aver accettato silentemente la pratica. Stesso discorso di deviazione dottrinale si può sostenere per la ricezione di Amoris laetitia sulla comunione ai divorziati-risposati. Da ciò deriva che la Chiesa di Roma si è separata dalla retta dottrina allora non può essere la vera Chiesa Cattolica.
  1. Sembra dunque che il “piccolo resto” sia ciò che veramente rimane della Chiesa Cattolica, perché, diversamente dalla Chiesa di Roma, è costituta da sacerdoti e fedeli che hanno mantenuto la vera fede consegnataci dalla Tradizione apostolica. Inoltre, Cristo stesso ha detto: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il Regno» (Lc 12,32). Se il Regno è dato al “piccolo gregge”, sembra che la vera Chiesa sia custodita da un gruppo ristretto di fedeli.
  2. Inoltre, secondo S. Paolo, «prima verrà l’apostasia» (2Ts 2,3), la quale sembra prefigurare un tradimento su larga scala della fede da parte della gerarchia. Ma se la grande maggioranza tradisce, è necessario che la verità resti affidata a pochi. Quindi il “piccolo resto” sarebbe la vera Chiesa Cattolica.
  3. Ancora, S. Atanasio, in tempo di eresia ariana, rimase quasi da solo a difendere la fede nicena, mentre gran parte dell’episcopato risultava sviato. Da ciò si deduce che la verità cattolica possa sussistere anche in un piccolo gruppo, in opposizione alla gerarchia ufficiale.
  4. Il Catechismo afferma che la Chiesa dovrà vivere un tempo finale di grande crisi, in cui dovrà «passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti» (CCC 675). In effetti, oggi, la fede di molti credenti sembra essere stata scossa e aver deviato; il “piccolo resto”, però, rimane fedele alla dottrina di sempre.
  5. Altre profezie, derivate da rivelazioni private (es. la beata A. K. Emmerick…), sostengono l’apostasia nella Chiesa.

Sed contra

  • La Chiesa, come ci è giunta dagli Apostoli, non potrà mai soccombere. Dice infatti Gesù a Pietro:

«tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mt 16,18).

  • Si afferma nel Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 8:

«Questa è l’unica Chiesa di Cristo […] in questo mondo costituita e organizzata come società, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui»

  • Inoltre, il Concilio di Trento, nella Sessione XXIII, canone 6 sull’Ordine Sacro, definisce con autorità dogmatica:

«Se qualcuno dice che nella Chiesa Cattolica non vi è una gerarchia istituita per divina disposizione, e costituita da vescovi, sacerdoti e ministri, sia anatema ».

  • Altre confutazioni giungono dalla teologia, afferma infatti Ludwig Ott nel Compendio di teologia dogmatica (p.466):

«La continuità dei poteri gerarchici deriva necessariamente dall’indefettibilità della Chiesa, voluta da Cristo. La promessa fatta agli Apostoli di assisterli sino alla fine del mondo (Mt 28, 20) presuppone che l’ufficio apostolico si continui nei loro successori»

Respondeo

Rispondo dicendo che: “Il piccolo resto cattolico”, pur costituito da fedeli che affermano di mantenere la retta dottrina e resistono agli errori contemporanei, non può costituire da solo la Chiesa Cattolica. Don Minutella sostiene di non andare contro la proprietà dell’indefettibilità della Chiesa, in quanto essa (la Chiesa) si è semplicemente ridotta a un “piccolo resto” composto di sacerdoti e fedeli. Questo però significa avere una visione astratta dell’indefettibilità, disancorata rispetto alla struttura visibile di cui il Signore l’ha voluta dotare. Dunque, l’errore fondamentale della tesi minutelliana del “piccolo resto” sta nel separare l’indefettibilità della Chiesa dalla sua struttura divinamente istituita. Si crede che la Chiesa possa sopravvivere mentre la struttura voluta da Dio per custodirla e guidarla – cioè il Collegio Apostolico, presieduto ordinariamente dal Papa – possa essere modificata. Ma questo è contrario alla fede.

Infatti, è verità de fide (cfr. L. Ott, Compendio di teologia dogmatica, pp. 463-466) che l’indefettibilità della Chiesa comprende necessariamente la visibilità e la continuità della sua gerarchia apostolica attraverso il Collegio dei vescovi.

Anche in periodi di grave crisi dottrinale e di giurisdizione non può venire meno la presenza del Collegio dei vescovi, i quali garantiscono nel loro insieme la successione apostolica e la visibilità istituzionale della Chiesa. Un gruppo di soli presbiteri, per sua natura, non può garantire la Successione Apostolica. Negare la continuità della gerarchia visibile e apostolica significa negare una verità essenziale e dogmatica della fede cattolica (è la nota dell’Apostolicità), verità alla quale il Concilio di Trento ha legato un anatema.

Risposte alle obiezioni

Ad1um

È vero che in caso di pratiche idolatriche, atti magisteriali contraddittori e di concessioni pastorali eticamente erronee, esse rappresentano un grave scandalo e possono qualificarsi come materiale di apostasia personale. Non consegue però che la Chiesa sia venuta meno. Soprattutto se colui che sedeva sulla cattedra di Pietro, come sempre ha affermato don Minutella e il piccolo resto, non era il suo legittimo successore: egli non ha mai rappresentato la Chiesa Cattolica. Infatti: se quel “Pietro” non è la pietra su cui è edificata la Chiesa (cfr. Mt 16,18), nemmeno può avere il potere di farla crollare visto che non è lui a reggerla.

In ogni caso, l’indefettibilità riguarda la sostanza della fede e la costituzione visibile divinamente istituita. Anche durante una sede vacante prolungata, la continuità apostolica resta assicurata dal collegio dei vescovi (cfr. Lumen Gentium 22) e dalla validità dei sacramenti. Un gruppo di soli presbiteri, privo di potere di ordine per erigere nuovi vescovi, non può costituire l’intera Chiesa senza contraddire il dogma tridentino sulla gerarchia divina (Sess. XXIII, can. 6).

Ad2um
Il versetto di Lc 12,32 descrive la qualità spirituale del gregge, non la sua riduzione istituzionale. L’espressione “piccolo gregge” (Lc 12,32) è un’esortazione alla fiducia per i discepoli, deboli di fronte al mondo; non è una profezia sulla futura distruzione istituzionale della Chiesa. Un gregge, per definizione, segue i suoi pastori. Usare il brano di S. Luca per giustificare la separazione dalla gerarchia, costituita dai pastori, è una contraddizione che porta fuori dall’unico ovile di Cristo.

Ad3um
La profezia di San Paolo sulla “grande apostasia” (2Ts 2,3) predice un vasto abbandono della fede da parte di molti, un tradimento diffuso, ma non la defezione della Chiesa nella sua costituzione divina. Le due verità – la grande apostasia e l’indefettibilità della Chiesa fondata su Pietro – non si escludono a vicenda, ma coesistono. La promessa di Cristo (Mt 16,18) garantisce che, per quanto grande possa essere la defezione dei singoli fedeli e anche di membri della gerarchia, la Chiesa non verrà mai meno.

Ad4um
Sant’Atanasio lottò intra Ecclesiam, mai contra Ecclesiam. Non negò mai la Chiesa nella sua struttura visibile, nonostante fosse nella sua grande maggioranza ariana, ma anzi fece appello proprio alla struttura gerarchica per sanare l’eresia. Il suo caso giustifica la lotta per la verità dentro la struttura ecclesiale, non la sua diserzione. Tutti coloro i quali hanno avuto la presunzione di rappresentare la vera Chiesa, quella dei “tempi d’oro degli Apostoli”, hanno finito per provocare una scisma, come è accaduto ai donatisti, ai valdesi, ai catari, fino ai luterani.

Alcuni grandi santi, pur riconoscendo i limiti della Chiesa, almeno nella sua struttura visibile, hanno dato inizio ad un rinnovamento a partire da sé stessi, rimanendo fedeli alla gerarchia. Tra questi abbiamo S. Atanasio, S. Francesco d’Assisi, S. Carlo Borromeo, S. Caterina da Siena, S. Teresa d’Avila per citare i più noti.

Ad5um
Quando don Minutella cita il Catechismo si dimentica spesso di citare questa parte «La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione» (CCC 677). La Chiesa, si fa intendere, dovrà andare incontro ad una sorta di passione prima del trionfo definitivo. Nessuno può asserire con certezza quale sia il tempo di questa passione, ma di certo essa non indica una nuova fondazione, piuttosto il passaggio attraverso una grande sofferenza e senso di abbandono. Già il Vangelo, per prepararci, ci mostra sul Calvario il peggior scenario ecclesiologico possibile. Eppure, sotto la Croce, la Chiesa non cessò di essere tale: Maria, Giovanni e la Maddalena rappresentarono integralmente la Chiesa stessa, nonostante Pietro e gli altri apostoli avessero tradito e fossero fuggiti. Il Vangelo non racconta la fondazione di un’altra Chiesa: al contrario, la vera Chiesa, anche quando sembra abbandonata e ferita, rimane una sola, ancorata alla successione apostolica e al primato petrino, voluti da Cristo stesso.

I contesti cambiano ma la Croce è sempre un obbrobrio che rende visibile Cristo solo a chi ha gli occhi della fede. Tutti gli altri, come il popolo e i soldati sotto la Croce, credono che quello/quella non può essere Gesù/la Chiesa, perché altrimenti non sarebbe agonizzante sulla Croce.

Ad6um

Le rivelazioni private, anche quando approvate non possono derogare a verità certe come l’indefettibilità e la visibilità della Chiesa. L’esegesi di tali testi deve restare subordinata al Magistero pubblico e universale.