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“Il Giudizio Particolare” dalle omelie di S. Giovanni Maria Vianney

Zampa_Giacomo_-_La_Presentazione_dell_Anima_a_Dio

Redde rationem villicationis tuæ

Rendimi conto della tua amministrazione.

(S. Luca, XVI, 2.)

Fratello mio, possiamo davvero riflettere sulla severità del giudizio di Dio senza essere riempiti dalla paura più profonda? Perché, fratello, i giorni della nostra vita sono tutti contati; per di più, non conosciamo l’ora e il momento in cui il nostro sovrano Giudice dovrà convocarci davanti al suo tribunale, e questo momento sarà forse quello a cui meno pensiamo, quando saremo meno disposti a rendere questo terribile conto!… Vi assicuro, fratello, che quando ci si pensa bene, basterebbe a gettarci nella disperazione, se la religione non ci insegnasse che possiamo addolcire questo momento con una vita che sia sempre in grado di assicurarci la speranza che il buon Dio avrà pietà di noi. Stiamo molto attenti, fratello, a non trovarci in imbarazzo quando arriverà quel momento, come l’economo di cui ci parla Gesù Cristo nel Vangelo. Quindi, fratello, vi mostrerò 1° che c’è un giudizio particolare, in cui daremo un resoconto molto preciso di tutto il bene e di tutto il male che abbiamo fatto; 2° quali mezzi dobbiamo adottare per evitare il rigore di questo resoconto.

  1. – Sappiamo tutti, fratello, che saremo giudicati due volte: una volta, nel grande giorno della vendetta, cioè alla fine del mondo, alla presenza dell’intero universo, quando tutte le nostre azioni, buone o cattive, saranno rese manifeste davanti agli occhi del mondo intero. Ma, prima di quel giorno terribile e sfortunato per i peccatori, ne avremo subito uno, nel momento in cui moriremo, non appena avremo esalato l’ultimo respiro. Sì, fratello, l’intera condizione dell’uomo è contenuta in queste tre parole: vivere, morire ed essere giudicati. È una legge fissa e invariabile per tutti gli uomini. Nasciamo per morire, moriamo per essere giudicati, e questo giudizio deciderà la nostra felicità o disgrazia eterna. Il giudizio universale a cui tutti dovremo presentarci sarà semplicemente la pubblicazione della sentenza particolare pronunciata nell’ora della nostra morte. Voi tutti sapete, fratelli, che Dio ha numerato i nostri anni (1); e, in questo numero di anni che ha deciso di concederci, ne ha segnato uno che sarà l’ultimo per noi; in questo ultimo anno, un ultimo mese; in questo ultimo mese, un ultimo giorno; e infine, in questo ultimo giorno, un’ultima ora, dopo la quale non ci sarà più tempo per noi. Ahimè, che ne sarà di questo peccatore e di questo senza Dio che si ripromettono sempre una vita più lunga? Lasciateli contare, questi poveri disgraziati, finché vogliono; dopo quest’ultima ora, non ci sarà più ritorno, né speranza, né risorsa!

Nello stesso momento, fratello, ascoltate bene, voi che non avete paura di passare i vostri giorni nel peccato, vedete che nello stesso momento in cui la vostra anima lascerà il vostro corpo, sarà giudicata. – Ma, direte voi, lo so. – Sì, ma non ci credete. Ditemi, se ci credeste davvero, come potreste rimanere in uno stato che vi mette in condizione di cadere continuamente all’inferno? No, no, amico mio, non ci credete, perché se ci credeste non vi esporreste a una così grande disgrazia. Tuttavia, arriverà il momento in cui il buon Dio apporrà il sigillo della sua immortalità e il timbro della sua eternità sul vostro debito, nel punto in cui si troverà in quel momento; e questo sigillo e questo timbro non verranno mai meno. O momento terribile! Ma così poco pensato, così breve e così lungo, che scorre così rapidamente e porta con sé una successione così spaventosa di secoli! Cosa ci accadrà in questo momento così capace di spaventarci? Ahimè! fratello, compariremo tutti, ciascuno individualmente, davanti al tribunale di Gesù Cristo, per essere giudicati e rendere conto di tutto il bene e di tutto il male che abbiamo fatto. Questo particolare giudizio, fratello, è così certo che il buon Dio, per convincerci di esso, ne ha fatto apparire i segni a molti mentre erano ancora in vita, affinché ci preparassimo ad esso (2).

Si racconta che un giovane libertino era dedito a ogni sorta di vizi, ma dopo essere stato istruito da una madre saggia, una notte, dopo una giornata in cui si era abbandonato ai più grandi eccessi, ebbe un sogno mentre dormiva. Si vide trasportato alla corte di Dio. È impossibile dire quanto si vergognasse e fosse confuso e quanto fosse amareggiata la sua anima. Quando si svegliò, aveva la febbre alta, era sudato e fuori di sé, i capelli erano diventati bianchi. Lasciatemi stare”, disse, scoppiando in lacrime, a coloro che lo videro per la prima volta in questo stato, ”lasciatemi stare, ho visto il mio Giudice: ah! quanto è terribile! Perdono, mio Dio! Perdono! I suoi compagni di dissolutezza, sentendo che il loro amico era malato e che era desolato, vennero a trovarlo per consolarlo. Ritiratevi da me”, disse loro, ”non siete più miei amici, non vi voglio più. Ho visto il mio Giudice. Oh, com’è terribile! Di quale maestà, di quale gloria è rivestito! Oh, quante accuse e quanti interrogatori non ho saputo rispondere! Tutti i miei crimini sono scritti, li ho letti tutti. Oh, quanti sono! Ora ne conosco l’enormità! Ahimè, ho visto un drappello di demoni che aspettavano solo il segnale per trascinarmi all’inferno. Ritiratevi, falsi amici, non vi vedrò mai! Come sarei felice se potessi placare questo terribile Giudice con i rigori della penitenza! Vi dedico tutta la mia vita. Ahimè, presto dovrò apparire per sempre! Ahimè, forse sarà oggi! Mio Dio, perdonami! Mio Dio, abbi pietà di me!… Vi prego, non perdetemi, abbiate pietà di me! Farò penitenza per tutta la vita. Oh, quanti peccati ho commesso! Oh, quante grazie ho disprezzato! Oh, quanto bene avrei potuto fare e non l’ho fatto! Mio Dio, non gettarmi all’inferno! Ma, Fratello, non si fermò lì. Passò il resto della sua vita a piangere e a fare penitenza. Quanto sarà terribile questo momento, Fratello, per chi non ha fatto nulla di buono e ha fatto molto male.

Sì, Fratello Mio, renderemo conto di tutte le nostre azioni, buone e cattive: tutto apparirà davanti al nostro Giudice quando la nostra anima si separerà dal corpo. Sì, Fratello Mio, il buon Dio ci farà rendere conto di tutti i beni che abbiamo ricevuto. Dico 1° che ci sono i beni della natura, della fortuna e della grazia. Tutti questi beni saranno presi in considerazione. I beni di natura riguardano il corpo e l’anima; dovrà rendere conto dell’uso che abbiamo fatto del nostro corpo. Ci chiederà se abbiamo usato le nostre forze per rendere un servizio al prossimo, per lavorare per avere abbastanza per fare l’elemosina, per fare penitenza, per fare viaggi per visitare i luoghi che il buon Dio ha scelto (come Notre-Dame de Fourvière, Saint François Régis, e altri…). Ma se, al contrario, abbiamo usato la nostra salute e il nostro corpo solo per correre ai giochi e ai cabaret, per rubare ai nostri vicini, per lavorare nel giorno santo della Domenica, per fare viaggi in questi giorni santi, invece di usarli per pregare, per amare il buon Dio, per istruire gli ignoranti, per dare loro buoni consigli, per portarli al buon Dio e per allontanarli dal male. Poi esaminerà se non abbiamo usato la nostra mente per il male, cioè per istruirci in cose cattive. Se abbiamo letto libri cattivi, se abbiamo frequentato gli empi, se abbiamo insegnato agli altri a fare il male. Se l’abbiamo usata per ingannare nelle vendite e negli acquisti, per testimoniare il falso in tribunale, per provocare cause, per indurre gli altri a vendicarsi e a parlare male della religione, per insegnare loro l’empietà sulla religione: come nel voler far credere che la religione non è buona, che tutto ciò che viene detto non è vero, che i preti dicono ciò che vogliono! Esaminerà anche se non abbiamo usato la nostra mente per comporre cattive canzoni contro la purezza, contro la reputazione del nostro prossimo; se non abbiamo comunicato ad altri la nostra cattiva conoscenza. Ci chiederà se abbiamo usato la nostra mente per istruire noi stessi, se ci siamo inorgogliti della bellezza del nostro corpo invece di ammirare la sapienza e la potenza di Dio. Se l’abbiamo usata per condurre gli altri al male, come una persona che si adorna in modo da attirare gli occhi del mondo su di sé. Il buon Dio esaminerà se abbiamo usato bene il nostro bene, ricordandoci che siamo solo parsimoniosi e che tutto ciò che spendiamo in modo inappropriato ci sarà imputato come peccato. Allora il buon Dio mostrerà a questi padri e a queste madri tutte le vanità che hanno comprato per i loro figli, che sono servite solo a perdere le loro anime; mostrerà loro tutti i soldi spesi per giochi, cabaret, balli e tutte le altre spese inutili. E poi, tutto quello che abbiamo lasciato sprecare e che avremmo potuto dare ai poveri. Ahimè, quanti peccati non abbiamo mai pensato, e che non vogliamo riconoscere ora; e che riconosceremo in questo momento, ma troppo tardi!

Veniamo ora. Fratello Mio, a un altro ritorno sul nostro conto che sarà molto più terribile, quello della grazia. Il buon Dio comincerà a mostrarci i benefici che ci ha concesso: 1° facendoci nascere nel seno della Chiesa cattolica, mentre tanti altri sono nati e morti fuori dal suo seno. Ci mostrerà che, anche tra i cristiani, un numero infinito è morto senza aver ricevuto la grazia del Santo Battesimo. Ci mostrerà quanti anni, mesi, settimane e giorni ci ha tenuti in vita mentre eravamo nel peccato, e che se ci avesse fatto morire durante questo tempo, saremmo stati gettati all’inferno. Ci ricorderà tutti i buoni pensieri, le ispirazioni e i desideri che ci ha dato nel corso della nostra vita. Ahimè, quante grazie disprezzate! Ci ricorderà tutte le istruzioni che abbiamo ricevuto e ascoltato durante la nostra vita; tutti i catechismi, tutte le letture che ci sono state messe a disposizione, affinché ne traessimo profitto. Tutte le nostre confessioni, tutte le nostre comunioni e tante altre grazie dal cielo che abbiamo ricevuto. E quanti cristiani non ne hanno ricevuto la centesima parte e si sono santificati! Ma, Fratello Mio, che fine hanno fatto tutti questi benefici e queste grazie, e che profitto ne abbiamo tratto? Che momento triste per un cristiano che ha disprezzato tutto e non ha tratto profitto da nulla! Sai, Fratello Mio, cosa… ? Guarda cosa ci dice San Gregorio. “Amico mio, guarda questa croce e vedrai quanto è costato a Dio meritare la nostra vita”. Per questo, quando sant’Agostino meditava sulla restituzione delle grazie ricevute e disprezzate, esclamava: “Ahimè, infelice, che ne sarà di me dopo tante grazie ricevute? Ahimè, temo ancora di più per le grazie che ho ricevuto che per i peccati che ho commesso, anche se sono molti! Mio Dio, quale sarà il mio destino? Leggiamo nella vita di Santa Teresa che, nella sua ultima malattia, fu portata al giudizio di Dio; quando si riprese, le fu chiesto cosa temeva dopo aver fatto tanta penitenza. Ahimè”, rispose, ‘ho molta paura’. Le fu chiesto se avesse paura della morte? “No”, rispose. Era l’inferno? “No”, rispose. Allora cosa la faceva tremare? “Ahimè, la mia vita deve essere confrontata con quella di Gesù Cristo: guai a me se ho anche solo l’ombra del peccato! Ma cosa penseremo, Fratello Mio, quando Gesù Cristo ci rimprovererà per il disprezzo e l’abuso che abbiamo fatto del suo prezioso Sangue e di tutti i suoi meriti? Ah, peccatore ingrato”, ci dirà, ”vite infruttuosa, albero sterile, cosa avrei dovuto fare per la tua salvezza che non ho fatto? Non avevo forse ragione di aspettarmi che tu portassi buoni frutti per la vita eterna? Dove sono le opere buone che avete fatto? Dove sono le vostre buone preghiere che mi hanno fatto piacere, che hanno toccato il mio cuore? Dove sono le tue buone confessioni? Le buone comunioni che mi hanno fatto nascere nella tua anima, che mi hanno compensato, per così dire, dei tormenti che ho sopportato per la tua salvezza? Dove sono le penitenze e le lacrime che hai versato per cancellare i peccati che hai commesso? Dove sono le opere buone che avete fatto, per tanti buoni pensieri, tanti buoni desideri e tante opportunità che vi ho dato e procurato? Dove sono quelle Messe ben ascoltate, in cui avresti potuto soddisfarmi per i tuoi peccati? Vai, disgraziato, hai solo prodotto opere di iniquità, hai solo lavorato per rinnovare le sofferenze della mia passione e della mia morte. Vai, allontanati da me; ti maledico per l’eternità! Vai, e nel giorno del giudizio ti mostrerò tutto il bene che avresti potuto fare e non hai fatto, e tutte le grazie che ti ho dato e che hai disprezzato. Ahimè, quanti rimproveri e peccati non abbiamo mai pensato! Ahimè, come sarà terribile la resa dei conti! Ecco un esempio che lo dimostra. San Giovanni Climaco (3) racconta che un anacoreta di nome Stefano, dopo aver condotto una vita molto austera e santa, era già molto vecchio quando si ammalò della malattia di cui morì. Alla vigilia della sua morte, quando si trovò improvvisamente fuori di sé, ma con gli occhi ancora aperti, guardò a destra e a sinistra del letto, come se avesse visto qualcuno che lo chiamava a rendere conto delle sue azioni. Si sentiva qualcuno che lo interrogava e il paziente rispondeva a voce così alta che tutti nell’appartamento potevano sentirlo. Si sentiva dire: “Sì, è vero, ho commesso quel peccato, ma ho digiunato per tanti anni”. Poi l’altra voce disse che aveva commesso un tale peccato e il moribondo disse: “No, non è vero, non l’ho commesso”. In un altro momento lo si sente dire: “Sì, ammetto di averlo fatto, ma Dio è così misericordioso che mi ha perdonato”. San Giovanni Climaco racconta che era spaventoso sentire chiedere a questo recluso un resoconto così invisibile ed esatto di tutte le sue azioni. Ma, ci dice, ciò che era ancora più spaventoso era che veniva addirittura accusato di peccati che non aveva mai commesso. Che cosa! Fratello Mio, un santo solitario, che aveva trascorso quarant’anni nel deserto, che aveva versato tante lacrime, ammette lui stesso di non poter giustificare alcune delle accuse mosse contro di lui! Ci ha lasciato”, dice San Giovanni Climaco, ”in una grande incertezza sulla sua salvezza. Ma cosa ne sarà di un peccatore che, in quel momento, vede solo il male e non il bene? Un momento terribile, un momento di disperazione! E non avere nulla su cui contare!

Sapete che questo giudizio avverrà tra tre testimoni: il buon Dio, che ci giudicherà; il nostro buon angelo custode, che ci mostrerà le opere buone che abbiamo fatto; e il diavolo, che ci mostrerà tutte le cose cattive che abbiamo fatto durante la nostra vita. Sulla base delle loro testimonianze, il buon Dio ci giudicherà e determinerà il nostro destino per l’eternità. Ahimè! Fratello Mio, quanto deve essere spaventoso per un povero cristiano che attende il suo giudizio e che, tra pochi minuti, si troverà all’inferno o in paradiso!

Leggiamo nella storia (4) che un santo abate di nome Agatone, essendo allo stremo delle forze, rimaneva sempre con gli occhi fissi al cielo senza spostarli. Il religioso gli disse: “Dove credi di essere ora, padre? – Sono alla presenza di Dio, in attesa del suo giudizio. – Non lo teme? – Ahimè, non so se tutte le mie azioni saranno ben accolte da Dio; credo di aver adempiuto ai comandamenti; ma i giudizi di Dio sono diversi da quelli degli uomini”. In quel momento gridò: “Ahimè, sono sotto processo! Ahimè! Fratello Mio, che rammarico aver perso tanti mezzi per salvarci, e aver disprezzato tante grazie che il buon Dio ci ha dato per aiutarci a guadagnare il cielo, e vedere che tutto questo è andato perduto per noi, o meglio, che tutto questo va a nostra condanna!

Ma se è già così terribile dover rendere conto delle grazie che il buon Dio ci ha concesso per garantirci dall’inferno, come sarà quando saremo esaminati e giudicati per tutti i peccati che abbiamo commesso? Forse, per consolarsi, si dirà di non aver commesso questi peccati mostruosi agli occhi del mondo. Ma questi peccati interiori, Fratello Mio! Ahimè, quali pensieri di impurità, quali desideri impuri, quali pensieri di odio, vendetta e invidia hanno attraversato la sua immaginazione nel corso di una vita di trenta o quarant’anni, e forse ottanta! Ahimè, quanti pensieri di orgoglio e di gelosia, quanti desideri di vendetta, quanti desideri di fare del male al prossimo, quanti desideri di ingannare! E quando arriva a questi peccati di azione? Ahimè, quando il buon Dio prenderà il libro dalle mani dei diavoli, per esaminare tutte quelle azioni impure, tutte quelle corruzioni, tutte quelle turpitudini, tutti quegli sguardi vergognosi, tutte quelle confessioni e comunioni sacrileghe, tutte quelle deviazioni e tutti quegli stratagemmi usati per sedurre quella persona …. Ahimè, che ne sarà di queste vittime dell’impurità! Oh, quanto sarebbero più felici se il buon Dio le gettasse all’inferno prima di morire, per evitare di comparire davanti a un Giudice così puro!

Sembra che questo giudizio avrà luogo nel letto del moribondo o nella sua camera da letto. Ahimè, questi poveri disgraziati che non hanno più ritegno e riserbo degli animali, forse meno, non vedranno, come l’empio Baldassarre (DAN. V.), la loro sentenza di riprovazione scritta sui muri delle loro case, anzi in ogni angolo delle loro case. Potranno negare quando Gesù Cristo, con il libro in mano, mostrerà loro il luogo e l’ora in cui hanno commesso il peccato? Vai, disgraziato”, dirà loro, ”ti rimprovero e ti maledico per sempre! Ahimè! Fratello Mio, se il buon Dio offrisse loro il perdono, è quasi certo che non lo vorrebbero, tanto è l’indurimento del cuore causato dal peccato. Ah, Gesù Cristo potrebbe rivolgere loro le stesse minacce che fece all’uomo senza Dio menzionato nella storia. Mentre stava per lasciare questo mondo, Gesù Cristo gli disse: “Vuoi chiedere il mio perdono e io ti perdonerò? Ma no! Una volta che ti sei rotolato nel peccato durante la tua vita, non c’è modo di tornare indietro. – No”, disse il moribondo. – Ebbene”, disse Gesù Cristo, gettando una goccia del suo prezioso sangue sulla sua fronte, ‘vai: nel grande giorno del giudizio questo sangue adorabile, disprezzato e profanato per tutta la vita, sarà il tuo marchio di riprovazione’. Dopo queste parole, morì e fu gettato all’inferno. Che momento terribile per un peccatore che non vede nulla di buono per sperare nel paradiso! Questo povero peccatore, tremante, vorrebbe già essere all’inferno, non avendo nulla da dire. Sta morendo, può solo dire: “Sì, ho meritato l’inferno, è giusto che vi sia gettato; poiché ho così profanato quel sangue adorabile che hai versato sull’albero della croce per la mia salvezza”. Gesù Cristo, ancora con il libro in cui sono scritti i suoi peccati, vedrà tutte le sue preghiere mancate o pregate male, forse anche pregate con odio e vendetta; che dico? forse con un cuore bruciato dal fuoco dell’impurità. No, no, mio Dio, non indagare oltre, gettalo subito all’inferno, è il più grande favore che puoi fargli, se devi fargliene ancora uno prima di gettarlo nel fuoco eterno. Sì, Gesù Cristo girerà la pagina su cui vedrà scritte tutte quelle parolacce, tutte quelle imprecazioni, tutte quelle maledizioni che non ha mai smesso di vomitare durante la sua vita, con una lingua e una bocca che sono state cosparse tante volte di quel sangue adorabile. Sì, Fratello Mio, Gesù Cristo girerà la pagina e vi troverà scritte tutte queste profanazioni dei giorni sacri della domenica. Oh, no, no, non ci saranno più scuse, tutto sarà sotto gli occhi di tutti. Sì, vedrà tutte le ubriacature che sono state commesse in questi giorni santi; tutte le dissolutezze, i giochi, i balli che hanno profanato questi giorni consacrati a Dio. Ahimè, quante Messe sono state perse o ascoltate male! Quante Sante Messe, in cui non abbiamo prestato quasi nessuna attenzione a Dio! Ahimè, forse avremo commesso più peccati lì che durante tutta la settimana! Sì, Fratello Mio, Gesù Cristo girerà la pagina e vedrà scritti tutti questi crimini di figli ingrati che hanno disprezzato il padre e la madre, che li hanno maledetti, che li hanno voluti morti per essere padroni dei loro beni, che li hanno fatti soffrire nella loro vecchiaia, che, con i loro maltrattamenti… Sì, Fratello Mio, Gesù Cristo girerà la pagina e vedrà scritte tutte queste ingiustizie e tutta questa usura nelle vendite e nei prestiti. Sì, tutti questi furti saranno portati alla luce.

Ahimè, questo povero disgraziato sentirà leggere i dettagli di tutta la sua vita, senza poter trovare una sola scusa. Ahimè, che ne sarà di questo povero uomo orgoglioso che voleva sempre avere ragione, che disprezzava tutti, che si faceva beffe di tutto? Mio Dio, in quale stato di disperazione lo ha ridotto questo esame? Sì, Fratello Mio, in questo mondo abbiamo sempre qualche pretesto per diminuire i nostri peccati, se non possiamo nasconderli completamente. Ma con Gesù Cristo, Fratello Mio, tutto questo non ci sarà più. Egli stesso ci farà ammettere tutto ciò che abbiamo fatto, e saremo costretti ad approvare che tale è stata la nostra vita, e che è con giustizia che saremo condannati a bruciare all’inferno e banditi per sempre dalla presenza del nostro Dio. O terribile disgrazia! Ma una disgrazia senza la speranza di ripararla! Colui che ci pensasse per tempo quanto sarebbe più saggio di noi!

Ma non basta ancora: il diavolo, che ha lavorato tutta la vita per distruggerci, presenterà a Gesù Cristo un libro in cui saranno scritti tutti i peccati che abbiamo fatto commettere agli altri. Ahimè, quanto sarà grande il numero, e solo allora potremo saperlo (5). Ahimè, che ne sarà di questi padri e madri, di questi padroni e padrone, che tante volte hanno fatto mancare le preghiere ai loro figli e servi per paura di perdere un momento per il loro lavoro? Quante messe hanno fatto saltare al loro pastore? Quanti vespri, quante istruzioni, quanti catechismi e quanti sacramenti non hanno frequentato per mancanza di tempo? Quante volte li hanno fatti lavorare la domenica e non li hanno derisi quando facevano alcune pratiche religiose e talvolta non hanno impedito loro di farle? Quanti libertini hanno fatto commettere peccati ai giovani con le loro sollecitazioni e promesse? E tra le ragazze, non hanno forse indotto altri a pensieri cattivi, a sguardi impuri, con i loro modi affettati e ricercati? Quanti ubriaconi sono stati la causa di altri che si sono dati al vino e hanno trascorso le domeniche nelle osterie, saltando le funzioni religiose? Ahimè, quanti peccati gli osti hanno permesso di commettere dando da bere agli ubriachi! Quante parole sconce e quante altre azioni impure, perché nelle osterie tutto è permesso! È qui che il veleno dell’impurità sgorga dal cuore, intossicando quasi tutti i presenti con i suoi sporchi piaceri. Ahimè, ci sarà molto da rispondere! Quanti giovani rubano ai genitori per avere il necessario per andare al’osteria! E chi si fa carico del peccato? Nessuno, se non gli albergatori. Ahimè, quanti dubbi hanno gettato sulla religione questi empi con la loro empietà, sputando tutto ciò che inventavano per indebolire la fede nei cuori di coloro che erano con loro! Quante calunnie contro i sacerdoti! Come se il difetto di uno rendesse cattivi gli altri. Ahimè, quante persone hanno rinunciato a frequentare i sacramenti solo perché si sono trovate con degli empi che hanno detto loro tante falsità sulla religione da fargli abbandonare tutto. Chi potrebbe contare il numero di anime che hanno perso? Eppure tutto questo sarà loro imputato come peccato, tutto questo sarà la causa della loro condanna. Ahimè, se il santo re Davide diceva di temere più per i peccati degli altri che per i propri, che ne sarà di questi poveri disgraziati che hanno passato la vita a perdere povere anime con i loro cattivi esempi e le loro parole malvagie? Ahimè, quale stupore quando vedranno che hanno gettato tante anime all’inferno!

Chi di noi, Fratello Mio, non trema al pensiero che il buon Dio non lascerà nulla di intentato, nemmeno le opere buone, per vedere se sono state fatte bene e solo per Lui. Ahimè, quante azioni si sono basate solo sul mondo, sul desiderio di essere notati e di passare per un uomo buono! Quante buone azioni si riveleranno inutili agli occhi di Dio! Ahimè, quale ipocrisia, quale rispetto umano hanno fatto perdere loro ogni merito! Se i santi, Fratello Mio, che si sono macchiati solo di qualche piccola colpa, hanno temuto tanto questo momento, hanno fatto penitenze così dure e lunghe; come possiamo sperare che il buon Dio abbia misericordia di noi! Ahimè, ogni giorno c’è chi è meno colpevole di noi. Mio Dio, non gettarci all’inferno, ma facci soffrire quello che vuoi durante la nostra vita.

Per farvi capire con quanto rigore il buon Dio ci giudicherà, cosa che non è difficile da credere…Non è forse giusto che un cristiano che è stato benedetto con tanti benefici, che ha ricevuto tante grazie per salvarsi e che non ha mancato di nulla se non della propria volontà, sia esaminato dal buon Dio con un rigore spaventoso? Leggiamo nella storia un esempio raccontato da San Giovanni Climaco, che sembra mostrarci in parte il rigore della giustizia di Dio verso il peccatore. Egli racconta che un suo amico, di nome Giovanni Sabazio, gli disse che in un monastero dell’Asia c’era un giovane che, vedendo che il suo superiore lo trattava con troppa gentilezza e delicatezza, pensava che questo gli avrebbe fatto male; gli chiese il permesso di andare in un altro monastero. Partito, la prima notte che si trovava lì, vide in sogno una persona che gli chiese conto delle sue azioni. Dopo un esame molto severo, si trovò in debito con la giustizia divina per somme considerevoli e il buon Dio gli mostrò che non aveva ancora fatto nulla per espiare i suoi peccati. Spaventato da questa visione, rimase in questo luogo per altri tre anni, dove il buon Dio, volendo fargli espiare i suoi peccati, gli permise di essere disprezzato e maltrattato da tutti. Sembrava che tutti cercassero di farlo soffrire, ma lui non si lamentava mai.

Il buon Dio gli mostrò in una visione che aveva ancora pagato solo un terzo di quanto doveva alla Sua giustizia. Terrorizzato, cominciò a fingersi pazzo e continuò a vivere così per tredici anni; poi il buon Dio gli disse che aveva pagato solo la metà del dovuto. Non sapendo cosa fare, passò il resto della sua vita a chiedere a Dio di avere pietà. Non aveva più limiti o misure per le sue penitenze. “Signore, non avere pietà di me, fammi soffrire quello che vuoi e perdonami”. Tuttavia, prima di morire, il buon Dio gli disse che i suoi peccati erano stati perdonati. Allora!

Fratello Mio, chi oserebbe sperare che i nostri peccati siano cancellati, quando li abbiamo solo confessati e abbiamo detto al buon Dio che chiediamo il suo perdono? Ahimè, quanti cristiani sono ciechi, che credono di aver fatto molto, mentre vedranno che non hanno fatto nulla. Il buon Dio mostrerà loro ciò che i loro peccati hanno meritato e le penitenze che hanno fatto. Ahimè, quanti cristiani si perdono!

Ma il giudizio particolare, Fratello Mio, sarà seguito da un altro esame. Intendo dire che Gesù Cristo ci giudicherà su tutto il bene che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Gesù Cristo metterà davanti agli occhi del peccatore tutte le preghiere che non ha recitato e che avrebbe potuto recitare, tutti i sacramenti che avrebbe potuto ricevere durante la sua vita. Quante altre volte avrebbe potuto ricevere il suo Corpo e il suo Sangue se avesse voluto condurre una vita più santa? Gesù Cristo gli chiederà persino di rendere conto di tutte le volte che ha pensato di fare qualche buona azione e non l’ha fatta. Quante preghiere, quante Sante Messe, quante confessioni, quante penitenze, quanti doveri di carità avrebbe potuto compiere per il prossimo, quante privazioni nei pasti, nelle visite, ecc. Quante visite in più avrebbe potuto fare al Santissimo Sacramento nelle sante domeniche. Ahimè, tante opere buone sono mancate e per esse saremo giudicati! Gesù Cristo chiederà persino conto di tutto il bene che i buoni esempi avrebbero fatto per gli altri. Ah, grande Dio, dove saremo?

  1. – Ma, vi chiederete, cosa dobbiamo fare per rassicurarci in un momento così infelice per chi ha vissuto nel peccato, senza pensare di piegare la giustizia di Dio che i suoi peccati hanno tanto irritato? Ecco. 1° Entrare in noi stessi, pensare seriamente che non abbiamo ancora fatto nulla che possa darci speranza per questo momento; che tutti i nostri peccati sono in un libro che il diavolo presenterà a Dio per giudicarci, per fargli conoscere i nostri peccati, anche quelli più nascosti. 2° Come Zaccheo, dobbiamo restituire tutto ciò che non è nostro, altrimenti non eviteremo mai l’inferno. Provare un grande dolore per i nostri peccati, piangerli come fece il santo re Davide, che pianse il suo peccato fino alla morte e non ne commise altri. Umiliarsi profondamente davanti al buon Dio, ricevendo tutto ciò che il buon Dio vuole mandarci, non solo con sottomissione, ma anche con grande gioia, perché non ci sono vie di mezzo e dobbiamo piangere in questo mondo o piangere nell’altro, dove le lacrime sono inutili e la penitenza è senza merito. Non perdere mai di vista il fatto che non sappiamo quando saremo giudicati e che, se malauguratamente venissimo trovati in stato di peccato, saremmo perduti per l’eternità.

Cosa possiamo concludere da questo, Fratello Mio? Il fatto che siamo notoriamente (completamente) ciechi; poiché tutto considerato, nessuno di noi potrebbe dire di essere pronto a comparire davanti a Gesù Cristo e che, nonostante questa certezza di non essere pronti, nessuno di noi farà un altro passo verso il buon Dio per ottenere una sentenza favorevole. O mio Dio, quanto è cieco il peccatore! Quanto è deplorevole il suo destino! No, no, Fratello Mio, non viviamo più come sciocchi, perché nel momento in cui ci pensiamo, Gesù Cristo busserà alla nostra porta. Beati coloro che non hanno aspettato quel momento per prepararsi. È quello che vi auguro…

(1) Breves dies hominis sunt; numerus mensium ejus apud te est. Giobbe, XIV, 5.

(2) San Girolamo. (Nota del Santo)

(3) La Scala Santa, settimo grado.

(4) Vita dei Padri del deserto. T. II, p. 452.

(5) Ahimè, solo al giudizio generale conosceremo i peccati che abbiamo fatto commettere agli altri (Nota del Santo).

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