Ciclo di catechesi – “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi” – Lezione 13

Ciclo di catechesi - "La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi" - Lezione 13

Catechesi di lunedì 28 novembre 2016

Ciclo di catechesi “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi”

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

Ascolta la registrazione della catechesi:

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Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.

Scarica il testo della catechesi  

LA SANTISSIMA EUCARESTIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA E NEI SANTI – LEZIONE 13

Buonasera a tutti, bentrovati, proseguiamo il nostro cammino di catechesi, siamo arrivati all’art.39 della Istruzione Redemptionis Sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucarestia, della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti.
[39.] Per promuovere ed evidenziare la partecipazione attiva, la recente riforma dei libri liturgici ha favorito, secondo le intenzioni del Concilio, le acclamazioni del popolo, le risposte, la salmodia, le antifone, i canti, nonché le azioni o i gesti e l’atteggiamento del corpo e ha provveduto a far osservare a tempo debito il sacro silenzio, prevedendo nelle rubriche anche le parti spettanti ai fedeli.[99] Ampio spazio si dà, inoltre, ad una appropriata libertà di adattamento fondata sul principio che ogni celebrazione risponda alle necessità, alla capacità, alla preparazione dell’animo e all’indole dei partecipanti, secondo le facoltà stabilite dalle norme liturgiche. Nella scelta dei canti, delle melodie, delle orazioni e delle letture bibliche, nel pronunciare l’omelia, nel comporre la preghiera dei fedeli, nel rivolgere talora le monizioni e nell’ornare secondo i vari tempi la chiesa esiste ampia possibilità di introdurre in ogni celebrazione una certa varietà che contribuisca a rendere maggiormente evidente la ricchezza della tradizione liturgica e a conferire accuratamente una connotazione particolare alla celebrazione, tenendo conto delle esigenze pastorali, così da favorire la partecipazione interiore. Va, tuttavia, ricordato che l’efficacia delle azioni liturgiche non sta nella continua modifica dei riti, ma nell’approfondimento della parola di Dio e del mistero celebrato.[100]
Mi sembra molto chiaro questo art. 39, semplicemente ci ricorda un pò l’evento che è avvenuto dopo il Concilio, per chi di noi non ha vissuto questo mutamento, magari sono cose che si fa fatica a cogliere perché noi siamo già arrivati dentro a questa nuova realtà. Da una parte c’è una libertà nel gestire e nel vivere il momento della liturgia, dall’altra però ci viene ricordato che l’efficacia non sta nella modifica continua, nel cambiamento del nuovo, ma sta nell’approfondimento. Sono due cose da tenere insieme in modo tale che ci sia sempre un sano equilibrio.
“[40.] Tuttavia, benché la celebrazione della Liturgia possieda indubbiamente tale connotazione di partecipazione attiva di tutti i fedeli, non ne consegue, come per logica deduzione, che tutti debbano materialmente compiere qualcosa oltre ai previsti gesti ed atteggiamenti del corpo, come se ognuno debba necessariamente assolvere ad uno specifico compito liturgico.”
Questo è un punto molto importante, chi viene alla Santa Messa non può venire alla Santa Messa col pensiero di recitare un ruolo, nessuno è protagonista alla Messa, solo Gesù. Non si può andare a Messa pensando di dire:
“Io vado per servire. Io vado per cantare. Vado per raccogliere le offerte. Il mio compito è leggere, o distribuire gli avvisi alla fine della Messa.”
Non è questa la linea. La linea è:
“Io vado alla Messa, poi se mi viene chiesto di svolgere un servizio, volentieri, se non mi viene chiesto, va bene lo stesso”
Non andiamo a Messa per colmare quei buchi di protagonismo o di vita un pò mancata che abbiamo, vado a Messa per adorare Dio, per contemplare il Mistero del Cristo Crocifisso, che è un’altra cosa. Può essere che vada a Messa, e mi chiedano di servire, domani non me lo chiedono più, oggi mi chiedano di cantare, domani no, va bene lo stesso. E invece c’è sempre dentro questo protagonismo terribile, per cui io valgo tanto quanto faccio. Questo noi lo prendiamo dalla vita carnale, dalla vita mondana e lo sacralizziamo profumandolo di incenso, ma il contenuto non cambia, l’errore permane. Non è che un errore sacralizzato è meno errore se è spogliato delle vesti sacre, un errore è sempre un errore. Su queste cose dobbiamo stare attenti.
● ll rischio qual è?
Per chi è cresciuto in modo progressivo, in un ambiente cristiano, in una famiglia cristiana, ha sempre svolto bene la sua vita di fede, l’ha sempre curata, ha avuto sempre il suo confessore, la fede è cresciuta con la sua età cronologica, ed è cresciuto sempre in un ambiente di questo tipo, è abbastanza probabile che non ci sia quello che invece adesso vi dico.
Chi invece ha avuto una conversione, quindi da una esistenza di male è passato ad un’esistenza di bene, di appartenenza a Gesù, cosa può succedere?
Che quello che io facevo prima con la mia vita sregolata, in modo fattivo non lo faccio più, non ci sono più i frutti cattivi, ma rimane lo stile. Se lo stile è sbagliato è come una pianta che rimane malata, se la pianta è malata prima o poi farà i frutti malati.
● Cosa succede?
Succede che noi introduciamo nella vita di fede tutto quel mondo carnale di cui parla San Paolo nelle sue lettere e che San Giovanni della Croce commenta molto bene, dove noi ancora nel mondo spirituale viviamo con i gusti carnali, per cui abbiamo semplicemente trasportato da un ambiente all’altro.
Al posto di andare con l’orecchino al naso, con i capelli blu e arancioni, vestiti di pelli di cuoio e di borchie e stare svegli fino alle 3.00 di notte e saltare come dei matti, non la facciamo più, però il modo con il quale noi affrontiamo la fede e la vita umana, rimane quello.
Si sente che anche nella nostra vita di fede pulsano le passioni.
● Tradotto cosa vuol dire?
Vuol dire gelosie, invidie, maldicenze, sensi di inferiorità se io faccio di meno o diverso, tutte cose che sono pura carnalità. Quando io nel mio cuore sento questi moti, tutti i moti della carne, passioni, possessioni, morbosità, voglia di protagonismo, bisogno di essere qualcuno, bisogno di essere riconosciuto, di essere lodato, amato, stimato, contemplato, questo vuol dire che dentro di me è ancora vivo lo stile della carne.
Carne non vuol dire lussuria solamente, anche, ma le cose impure possono anche non esserci più, ma questo non vuol dire che non c’è più la carne, non c’è più la manifestazione della carne.
Questo essere in Chiesa con lo spirito del mondo.
“I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”
E lo spirito ha leggi completamente diversi dal regno della carne. Purtroppo bisogna dire che questa cosa tra di noi è molto viva, per cui uno in Chiesa assume un ruolo e quello è eterno, come se fosse un matrimonio, segna il carattere.
Se quello legge, deve leggere per sempre, fino a che la morte non lo separi da quel compito. Se serve deve servire per sempre fino a che morte non li separi, se canta deve cantare per sempre.
Se questo è il nostro stile, abbiamo fallito, perché non è questo il modo di essere cristiani, il modo di seguire Gesù. Il modo di seguire Gesù è quello dello spirito.
Il testo dice:
“Non ne consegue, come per logica deduzione, che tutti debbano materialmente compiere qualcosa”
Fa tutto Gesù, tu non devi fare niente, tu devi adorare e basta, poi se ti chiedono e se lo vuoi fare lo fai, altrimenti stai al tuo posto e preghi, perché sei venuto in Chiesa per pregare non per fare.
Ci sono persone che poi quando prendono un compito poi basta non si può più toccare, perché loro vanno a Messa apposta per fare quella cosa.
“La formazione catechetica provveda, piuttosto, con cura a correggere nozioni e usi superficiali in merito diffusi in alcuni luoghi negli ultimi anni e a risvegliare sempre nei fedeli un rinnovato senso di grande ammirazione davanti alla profondità di quel mistero di fede che è l’Eucaristia, nella cui celebrazione la Chiesa passa «dal vecchio al nuovo» ininterrottamente.[101]
“Risvegliare sempre nei fedeli un rinnovato senso di grande ammirazione davanti alla profondità di quel mistero di fede che è l’Eucaristia”
Questo è il compito di questo anno di catechesi sull’Eucarestia, imparare ad avere questo rinnovato senso di ammirazione per l’Eucarestia. Perché se noi capissimo, canteremmo in modo diverso, serviremmo in modo diverso, celebreremmo in modo diverso, sarebbe tutto un altro stile, entreremmo in Chiesa in modo diverso, avremmo un desiderio diverso. E’ bello che le persone si propongano nelle varie cose, però è importante che quando vado a Messa ci sia dentro di me questa ammirazione per il Sacramento che sto andando a vivere e ricevere, si deve vedere, soprattutto dal corpo che è l’espressione dell’anima.
“Nella celebrazione dell’Eucaristia, infatti, come pure in tutta la vita cristiana, che da essa trae forza e ad essa tende, la Chiesa, come san Tommaso Apostolo, si prostra in adorazione davanti al Signore crocifisso, morto, sepolto e risorto «nella grandezza del suo divino splendore e esclama in eterno:
“Signore mio e Dio mio!”».[102]
Speriamo che nella celebrazione dell’Eucarestia ci sia effettivamente questa prostrazione, che veramente ci sia questo senso profondo di adorazione e lo si capisce dal fatto che le genuflessioni sono quasi sparite, si passa davanti al Tabernacolo senza fare la genuflessione, un inchino più o meno profondo, più o meno fatto bene ma senza fare la genuflessione. Il corpo rivela quello che portiamo dentro, si vede come uno si appresta a vivere i Sacramenti, qual è la qualità della sua fede, si vede da come sistema un messale, da come porta le cose, da come si prepara lui prima di arrivare alla Messa, come fa il ringraziamento, si vede. Tutte cose che dicono se c’è questa prostrazione interiore ed esteriore.
“[41.] Per suscitare, promuovere e alimentare il senso interiore della partecipazione liturgica risultano particolarmente utili la celebrazione assidua ed estesa della Liturgia delle Ore, l’uso dei sacramentali e gli esercizi della pietà popolare cristiana. Tali esercizi, «che, sebbene non riguardino a rigore di diritto la sacra Liturgia, sono invero provvisti di particolare importanza e dignità», vanno ritenuti, soprattutto quando risultano elogiati e approvati dallo stesso Magistero,[103] dotati di un qualche legame con il contesto liturgico, come è specialmente per la preghiera del Rosario.[104]”
Qua avete la centratura. Quelli che dicono che il Rosario tanto non serve, che anche se non lo dici non cambia niente, che non è obbligatorio dire il Rosario, neanche mangiare è obbligatorio, tu non mangiare più e vedi come muori, anche se non è obbligatorio. Questo punto 41 ci serva per ricordare alcune cose.
● Come faccio io a sviluppare, alimentare, promuovere, custodire il senso interiore della corretta partecipazione alla liturgia?
Attraverso alcuni strumenti che mi aiutano a preparare il cuore. Uno di questo strumenti è il Breviario. Qua vorrei spendere una parola, impariamo a recitare le Lodi mattutine, impariamo a recitare l’Ora media, l’Ufficio delle letture, il Vespro, la Compieta. Questa è preghiera della Chiesa. Dire il Rosario non è un atto liturgico ma la Liturgia delle Ore, il Breviare, l’Ufficio è Liturgia, è un atto liturgico, quindi ha un valore incredibile ed è importante che impariamo ad usare questo strumento. Pensate che quando recitate la Liturgia delle Ore, voi pregate come pregano tutti, tutta la Chiesa prega con quelle parole, in tutto il mondo, con parole diverse per la lingua, ma vengono recitate le stesse parole. Noi abbiamo l’obbligo di dire tutto l’Ufficio, voi laici no, ma siccome la vita non è fatta di obblighi ma è fatta di amore, una volta che capisco che questa cosa mi aiuta a crescere, ad alimentare il senso interiore della partecipazione liturgica, come dice il testo, perché non farlo. Se lo fate poi venite a scoprire delle cose interessanti, io neanche tanto tempo fa, avevo accanto un abate olivetano, monaco e gli ho chiesto come pregassero loro, per capire che differenza c’era tra la loro preghiera e la nostra, quali erano i tempi di preghiera che facevano diversi. E mi rispose:
“Noi diciamo le Lodi alle 6.30”
“Anche noi”
“Facciamo un’ora di meditazione, dopo”
“Anche noi”
“Diciamo Ufficio e Ora Media a mezzogiorno”
“Anche noi”
“Poi il Vespro la sera, un’ora di preghiera e la Compieta”
“Anche noi, allora cosa cambia tra noi e voi?”
“Però noi alle 3.00 facciamo anche l’Ora di Nona”
“Ah ecco cosa cambia”
Uno scopre che è quasi un monaco, che prega come i monaci. Questo per dire che questa forma di preghiera, il Breviario, è veramente molto importante, se poi voi l’avete sul telefono l’avete già pronta.
Poi abbiamo l’uso dei Sacramentali, riscopriamo il valore grande delle benedizioni ad esempio. Quante benedizione ci sono che si possono ricevere, la benedizione sulla corona del Rosario, la benedizione del luogo di lavoro, della macchina, del crocifisso, della medaglia miracolosa, dell’olio, del sale, dell’acqua, la benedizione sulle persone. Così come ci sono gli strumenti fisici di devozione, il crocifisso, lo scapolare del Carmelo, la medaglia di San Benedetto, il Santo Rosario, ognuno di questi ha una ragione profonda per cui c’è.
E gli esercizi della pietà popolare cristiana, tra i quali primeggia il Santo Rosario.
“Provvisti di particolare importanza e dignità», vanno ritenuti, soprattutto quando risultano elogiati e approvati dallo stesso Magistero,[103] dotati di un qualche legame con il contesto liturgico”
Santa Teresa di Gesù Bambino quando andava a letto la notte, metteva e faceva sempre mettere il Santo Rosario al collo.
La Via Crucis, un altro esercizio di pietà, la contemplazione delle piaghe del Signore. Impariamo a fare uso di questi tesori, e di queste armi, sapete che Padre Pio recitava 180 corone del Rosario al giorno, e alla domanda:
“Padre, perché dice tutti questi Rosari?”
La risposta è stata:
“Perché se non spari tu, spara l’altro”
Voi pensate al tempo che buttiamo via per ascoltare la musica, che in sé non ha niente di male, ma arriva un momento nel quale la coscienza ti dice:
“E perché questo tempo non lo usi per dire un altro Rosario?”
“Ma ne ho già detto uno”
“Uno? Hai meno bisogno di Padre Pio di preghiere tu?”
Pensate a tutto il tempo che si butta via a giocare al computer, a giocare a carte, tutte cose inutile, che in ordine alla salvezza non servono a niente.
“Ma lo faccio per rilassarmi!”
“Non è vero, perché queste cose ti stancano la testa da morire”
Quello che veramente rilassa la nostra anima, è la preghiera, è quando noi siamo in collegamento con Dio che la nostra anima trova pace.
“Poiché, inoltre, queste opere di pietà guidano il popolo cristiano alla partecipazione ai sacramenti, e in particolar modo all’Eucaristia, «nonché alla meditazione dei misteri della nostra redenzione e all’imitazione degli insigni esempi dei santi in cielo, esse allora ci rendono partecipi del culto liturgico non senza giovamento di salvezza».[105]
Il Santo Rosario si può pregare davanti all’Eucarestia, non è vero che pregare il Rosario davanti all’Eucarestia non è liturgico, perché nel Rosario noi contempliamo i Misteri della vita di Cristo, tutto ciò che c’è nel Vangelo, non c’è niente di più liturgico di questo. E questo ci fa imitare i Santi, voi non troverete un Santo in 2.000 anni di storia del cristianesimo che non sia stato innamorato e devoto della Vergine Maria, persino Lutero che non è santo, ha usato parole meravigliose sulla Vergine Maria. Impariamo ad avere un vero, sano, profondo e solido amore per la Vergine Maria, senza falsi pudori, ma con tanto coraggio e zelo, mostrando la nostra devozione per la Vergine Maria, non c’è bisogno di ostentarla, ma mostrarla sì.
Devo avere vergogna di fare i peccati, di essere un tiepido, un meschino, un egoista, un superbo, un impuro, di questo devo avere vergogna, non di portare la medaglia della Vergine Maria sul petto! Cosa ne sai che quella Madonna vista in quel momento da una persona può essere per lei un segno di svolta, un momento di salvezza, una riflessione, o anche un avvicinamento.
Per Natale perché non ti fai regalare una bella corona del Rosario, preziosa, vai a sceglierla tu, o una bella medaglia miracolosa in oro bianco o giallo, con una bella catenina in oro bianco, perché no? Pensate a tutto quello che a Natale si compra e si butta.
“[42.] È necessario comprendere che la Chiesa non si riunisce per umana volontà, ma è convocata da Dio nello Spirito Santo, e risponde per mezzo della fede alla sua vocazione gratuita: il termine ekklesía rimanda, infatti, a klesis, che significa “chiamata”.[106] Il sacrificio eucaristico non va poi ritenuto come «concelebrazione» in senso univoco del Sacerdote insieme con il popolo presente.[107] Al contrario, l’Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un dono «che supera radicalmente il potere dell’assemblea […]. La comunità che si riunisce per la celebrazione dell’Eucaristia necessita assolutamente di un Sacerdote ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica. D’altra parte, la comunità non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato».[108] È assolutamente necessaria la volontà comune di evitare ogni ambiguità in materia e portare rimedio alle difficoltà insorte negli ultimi anni. Pertanto, si usino soltanto con cautela locuzioni quali «comunità celebrante» o «assemblea celebrante», o in altre lingue moderne «celebrating assembly», «asamblea celebrante», «assemblée célébrante», e simili.”
La prossima volta vedremo un tema molto caldo: i compiti dei fedeli laici nella celebrazione della Messa.
*********
DOMANDE:
1. Mostrare e non ostentare, cosa vuol dire non ostentare?
Ostentare vuol dire far pesare, mettere in rilievo, buttare in faccia alle persone, anche di più di vantarsi, diventare invadente, è l’esagerazione del mostrare. Il mostrare è che io mi vesto in un certo modo, ma se quando cammino comincio a svolazzare tutte le mie lane e a girarmi su me stesso, e vedere che bello il mio scapolare che vola, magari in metrò, questo non va bene, perché non ha molto senso, questa è una ostentazione. Mettere la medaglia miracolosa sul mio petto, come chi si mette il teschio morto o cos’altro, non è ostentare.
Sia Gloria la Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Vi benedica Dio Onnipotente Padre, Figlio e Spirito Santo.

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