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Le omelie del S. Curato d’Ars: la Parola di Dio

Beati qui audiunt verbum Dei, et custodiunt illud.

Beato chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica. (Lc 11,28)

Leggiamo nel Vangelo, Fratello, che il Salvatore del mondo istruiva il popolo, dicendogli cose così meravigliose e sorprendenti che una donna in mezzo alla folla alzò la voce ed esclamò: «Beato il seno che vi ha portato e le mammelle che vi hanno nutrito»; ma Gesù Cristo rispose subito: «Beato piuttosto chi ascolta la parola di Dio e osserva ciò che essa gli comanda». Forse vi stupisce, Fratello, che Gesù Cristo ci dica che chi ascolta la parola di Dio con il sincero desiderio di trarne beneficio è più gradito a Dio di chi lo riceve nella santa comunione (1); sì, senza dubbio, Fratello, non abbiamo mai compreso appieno quanto la parola di Dio sia un dono prezioso. Ahimè! Fratello, se lo avessimo compreso bene, con quale rispetto, con quale amore dovremmo ascoltarla: Fratello, non illudiamoci: necessariamente la parola di Dio produrrà in noi dei frutti, buoni o cattivi; saranno buoni se avremo una buona disposizione, cioè un vero desiderio di trarne beneficio e di fare tutto ciò che ci prescriverà; saranno cattivi se la ascoltiamo con indifferenza, disgusto o forse con disprezzo: o questa parola santa ci illuminerà, ci mostrerà i nostri doveri, oppure ci accecherà e ci indurirà. Ma per farvelo capire meglio, vi mostrerò: 1° quanto sono grandi i vantaggi che traiamo dalla parola di Dio; 2° come i cristiani sono soliti riceverla; e 3° le disposizioni che dobbiamo avere per avere la felicità di trarne profitto

  1. – Per farvi capire quanto sia grande il valore della parola di Dio, vi dirò che tutto l’insediamento e i progressi della religione cattolica sono opera della parola di Dio unita alla grazia che la accompagna sempre. Sì, Fratello, possiamo ancora dire che dopo la morte di Gesù Cristo sul Calvario e il santo battesimo, non c’è grazia che riceviamo nella nostra santa religione che possa eguagliarla: il che è facile da capire. Quante persone sono andate in paradiso senza aver ricevuto il sacramento della Penitenza! Quante altre senza aver ricevuto quello del Corpo adorabile e del Sangue prezioso di Gesù Cristo! E quante altre sono in paradiso senza aver ricevuto né quello della Cresima né quello dell’Estrema Unzione! Ma per quanto riguarda l’istruzione che è la parola di Dio, non appena raggiungiamo l’età in cui siamo in grado di essere istruiti, è difficile andare in paradiso senza essere istruiti quanto lo è senza essere battezzati. Ahimè, Fratello, vedremo purtroppo al giudizio che la maggior parte dei cristiani dannati lo saranno perché non hanno conosciuto la loro religione. Andate, Fratello, interrogate tutti i cristiani dannati e chiedete loro perché sono all’inferno. Vi risponderanno che la loro sventura deriva dal fatto che non hanno voluto ascoltare la parola di Dio o che l’hanno disprezzata. Ma, mi direte forse, che cosa fa in noi questa parola santa? Ecco: è simile a quella colonna di fuoco che guidava gli ebrei quando erano nel deserto, che mostrava loro la strada da seguire, che si fermava quando il popolo doveva fermarsi e camminava quando doveva camminare; così che questo popolo doveva solo essere fedele nel seguirla ed era sicuro di non smarrirsi nel suo cammino (Esodo, XIII, 21-22; XL, 34-35). Sì, Fratello, essa fa lo stesso con noi: è una bella fiaccola che brilla davanti a noi, che ci guida in tutti i nostri pensieri, i nostri propositi e le nostre azioni (Lucerna pedibus mei verbuum tuum. Salmo 118, 105); è essa che accende la nostra fede, che rafforza la nostra speranza, che infiamma il nostro amore per Dio e per il prossimo; è lei che ci fa comprendere la grandezza di Dio, il fine felice per cui siamo stati creati, le bontà di Dio, il suo amore per noi, il prezzo della nostra anima, la grandezza della ricompensa che ci è promessa; sì, è lei che ci descrive la grandezza del peccato, gli oltraggi che esso arreca a Dio, i mali che ci prepara per l’altra vita; è lei che ci fa rabbrividire alla vista del giudizio riservato ai peccatori, con la descrizione spaventosa che ne fa; sì, Fratello, è questa parola che ci porta a credere senza esaminare tutte le verità della nostra santa religione, dove tutto è mistero, e questo risvegliando la nostra fede. Ditemi, non è forse dopo un’istruzione che si sente il proprio cuore commosso e pieno di buoni propositi? Ahimè! Colui che disprezza la parola di Dio è davvero da compatire, poiché rifiuta e disprezza tutti i mezzi di salvezza che il buon Dio ci offre per salvarci. Ditemi, Fratello, di cosa si sono serviti i patriarchi e i profeti, Gesù Cristo stesso e tutti gli apostoli, così come tutti coloro che li hanno assecondati, per stabilire e diffondere la nostra santa religione, se non della parola di Dio? Guardate Giona, quando il Signore lo mandò a Ninive; cosa fece? Nient’altro che annunciargli la parola di Dio dicendogli che entro quaranta giorni tutti i suoi abitanti sarebbero periti (Giona, III, 4). Non fu forse questa santa parola a cambiare il cuore degli uomini di quella grande città, che da grandi peccatori li rese grandi penitenti (2)? Cosa disse San Giovanni Battista per cominciare a far conoscere il Messia, il Salvatore del mondo? Non fu forse annunciando loro la parola di Dio? Cosa fece Gesù Cristo stesso percorrendo le città e le campagne, continuamente circondato da folle di persone che lo seguivano fino nel deserto? Di quale mezzo si servì per insegnare la religione che voleva stabilire, se non di questa parola sacra? Ditemi, Fratello, chi ha spinto tutti questi grandi del mondo ad abbandonare i loro beni, i loro genitori e tutte le loro comodità? Non è forse ascoltando la parola di Dio che hanno aperto gli occhi dell’anima e compreso la caducità e la fugacità delle cose create, che hanno iniziato a cercare i beni eterni? Un santo Antonio, un santo Francesco, un santo Ignazio… Ditemi, chi può indurre i figli ad avere un grande rispetto per il padre e la madre, facendoglieli considerare come se fossero Dio stesso? Non sono forse le istruzioni che hanno ricevuto nel catechismo, impartite loro dal loro pastore, mostrando loro la grandezza della ricompensa che spetta a un figlio saggio e obbediente? Eh! Chi sono i bambini, Fratello, che disprezzano i loro genitori? Ahimè, Fratello, quanti poveri bambini ignoranti, che dall’ignoranza sono condotti all’impurità e alla dissolutezza, e che spesso finiscono per far morire i loro poveri genitori di dolore o in un modo ancora peggiore! Chi può, Fratello, indurre un vicino ad avere grande carità verso il proprio prossimo, se non un insegnamento che avrà ascoltato, in cui gli sarà stato mostrato quanto la carità sia un’azione gradita a Dio? Chi ha portato tanti peccatori ad abbandonare il peccato? Non è forse qualche insegnamento che hanno ascoltato, in cui è stato descritto loro lo stato infelice di un peccatore che cade nelle mani di un Dio vendicativo? Se volete una prova, ascoltatemi un istante e ne sarete convinti.

Si racconta nella storia che un ex ufficiale di cavalleria, durante uno dei suoi viaggi, passò per un luogo dove padre Bridaine stava tenendo una missione. Curioso di ascoltare un uomo di cui aveva sentito parlare molto e che non conosceva, entrò in una chiesa dove padre Bridaine stava dipingendo un quadro spaventoso dello stato di un’anima nel peccato, dell’accecamento in cui il peccatore perseverava, del facile mezzo che il peccatore aveva per uscirne con una buona confessione generale. Il militare ne fu così colpito, i suoi rimorsi di coscienza furono così forti, o meglio gli divennero così insopportabili, che in quel preciso istante prese la decisione di confessarsi e di fare una confessione di tutta la sua vita. Attese il missionario ai piedi del pulpito pregandolo di fargli fare una confessione di tutta la sua vita. Padre Bridaine lo accolse con grande carità. «Padre», gli disse il militare, «rimarrò tutto il tempo che vorrete; ho appena concepito un grande desiderio di salvare la mia anima». Fece la sua confessione con tutti i sentimenti di pietà e di dolore che ci si poteva aspettare da un peccatore che si convertiva; diceva lui stesso che ogni volta che confessava un peccato gli sembrava di togliere un peso enorme dalla sua coscienza. Quando ebbe finito la sua confessione, si allontanò da padre Bridaine piangendo a dirotto. Le persone, stupite nel vedere quel militare versare tante lacrime, gli chiesero quale fosse la causa del suo dolore e delle sue lacrime: «Ah, amici miei, com’è dolce versare lacrime d’amore e di gratitudine, io che ho vissuto così a lungo nell’odio verso il mio Dio! »

Ahimè! Quanto è cieco l’uomo che non ama il buon Dio e vive come suo nemico, mentre è così dolce amarlo! Il militare andò a trovare padre Bridaine che era in sacrestia e lì, alla presenza di tutti gli altri missionari, volle condividere con loro i suoi sentimenti: «Signori, disse loro, ascoltatemi, e voi, padre Bridaine, ricordatevelo: non credo di aver mai provato nella mia vita un piacere così puro e così dolce come quello che provo da quando ho la fortuna di essere in stato di grazia; no, non credo davvero che Luigi XV, che ho servito per trentasei anni, possa essere così felice come me; no, non credo che, nonostante tutti i piaceri che lo circondano e tutto lo splendore del trono che lo circonda, egli sia così contento come lo sono io ora. Da quando ho deposto l’orribile fardello dei miei peccati, nel mio dolore e nel proposito di fare penitenza, non cambierei ora la mia sorte per tutti i piaceri e tutte le ricchezze del mondo. A queste parole, si getta ai piedi di padre Bridaine, gli stringe la mano: «Ah, padre mio, quale ringraziamento potrò mai rendere al buon Dio per tutta la mia vita, per avermi condotto in questo paese come per mano! Ahimè, padre mio, non pensavo affatto di fare ciò che voi avete avuto la carità di farmi fare. No, padre, non potrò mai dimenticarvi; vi prego di chiedere al buon Dio per me che tutta la mia vita non sia altro che una vita di lacrime e di penitenza». Padre Bridaine e tutti gli altri missionari che erano testimoni di questa avventura scoppiarono in lacrime, dicendo: «Oh! Quante grazie il buon Dio ha per coloro che hanno un cuore docile alla sua voce! Oh! Quante anime si dannano e che, se avessero la fortuna di essere istruite, sarebbero salvate!». Questo faceva sì che padre Bridaine chiedesse al buon Dio, prima dei suoi colloqui, di infiammare così tanto il suo cuore che le sue parole fossero simili al fuoco divorante che brucia d’amore i cuori dei peccatori più incalliti e più ribelli alla grazia. Ebbene, chi fu la causa della conversione di questo soldato? Nient’altro che la parola di Dio che ascoltò e che trovò il suo cuore docile alla voce della grazia. Ahimè! Quanti cristiani si convertirebbero se avessero la fortuna di avere una buona disposizione ad ascoltare la parola di Dio! Quanti buoni pensieri e buoni desideri farebbe nascere nei loro cuori, quante buone opere li spingerebbe a compiere per il cielo!

Prima di proseguire, Fratello, devo citarle un episodio accaduto allo stesso padre Bridaine durante una missione ad Aix en Provence; c’è qualcosa di piuttosto singolare in questo. Il missionario si stava mettendo a tavola con un confratello, quando un ufficiale bussò con impazienza alla porta della casa dei missionari: senza fiato, chiese con aria affannata di vedere il capo della compagnia. Padre Bridaine si avvicinò: «Padre Bridaine», gli disse l’ufficiale all’orecchio con una certa emozione e con un tono severo che rivelava quanto fosse turbata la sua anima. Il missionario entrò con lui, l’ufficiale chiuse la porta, si tolse gli stivali, gettò lontano il cappello e sguainò la spada. «Vi confesso», disse poi padre Bridaine ai suoi compagni, «che tutto ciò mi spaventò: il suo silenzio, il suo sguardo smarrito, la sua stretta di mano, la sua fretta e il suo turbamento mi fecero pensare che fosse un uomo al quale avevo strappato l’oggetto della sua passione e che, per vendicarsi, fosse venuto sicuramente a togliermi la vita; ma fui presto smentito quando vidi quel militare gettarsi ai miei piedi, con il viso premuto contro terra, pronunciando con sicurezza queste parole: “Non si tratta di lasciarmi, padre, né di rimandare ulteriormente, voi vedete ai vostri piedi il più grande peccatore che la terra abbia mai portato dall’inizio del mondo; sono un mostro. Sono venuto da molto lontano per confessarmi a voi, e ora; altrimenti, non so più cosa ne sarà di me”». Padre Bridaine gli disse con gentilezza: «Amico mio, un istante, torno subito». «Padre, gli rispose il soldato piangendo a dirotto, vi assumete la responsabilità della mia anima durante questo intervallo? Sappiate, padre, che sono in servizio da ventisette leghe; è da molto tempo che non vivo e il cuore mi si spezza, non ce la faccio più; la mia vita e l’inferno sembrano essere la stessa cosa; il mio tormento dura da quando vi ho sentito predicare in un luogo simile, dove avete descritto così bene lo stato della mia anima, che mi è stato impossibile non credere che il buon Dio vi avesse fatto impartire quell’insegnamento solo per me; tuttavia, quando sono entrato in quella chiesa dove predicavate, era solo per curiosità, ed è proprio lì che il buon Dio mi aspettava. Come sono felice, padre, di poter liberarmi da questi rimorsi di coscienza che mi divorano! Prendete tutto il tempo necessario per confessarmi bene, resterò qui tutto il tempo che vorrete; ma dovete liberarmi immediatamente, perché la mia coscienza è un aguzzino che non mi dà tregua né di giorno né di notte; infine, padre, voglio convertirmi davvero; mi avete capito, padre? Non uscirò di qui finché non le avrò scaricato il mio cuore. Se mi negherà questo, credo che morirò di dolore ai suoi piedi».

«Ma diceva questo», ci racconta padre Bridaine, «versando lacrime in abbondanza. Fui così commosso, ci dice ancora, da una scena così toccante, che lo abbracciai, lo benedissi, mescolai le mie lacrime alle sue; non pensavo più ad andare a mangiare; lo incoraggiai, per quanto mi era possibile, a sperare tutto nella grazia del buon Dio che gli si era già manifestata in modo particolare; rimasi quattro ore di seguito ad ascoltare la sua confessione; sembrava inondarmi con le sue lacrime, il che mi portava a non poter trattenere le mie, lo lasciai solo per andare ad annunciare la parola di Dio».

Questo generoso militare rimase per qualche tempo con padre Bridaine, per ricevere i consigli di cui aveva bisogno per avere la felicità di perseverare. Prima di lasciare padre Bridaine, lo pregò di perdonarlo per l’allarme che gli aveva causato: «Tuttavia, padre, gli disse il militare, il vostro non era nulla in confronto al mio. Tremavo ogni giorno che la morte mi portasse via nello stato in cui mi trovavo, mi sembrava che la terra si aprisse sotto i miei piedi per inghiottirmi vivo all’inferno. Pensate, padre, che quando si hanno nemici simili alle calcagna e ci si riflette seriamente, non si può stare tranquilli, anche se si avesse un bozzolo duro come l’ottone. Ora, padre, vorrei morire, tanta è la mia gioia di stare bene con il buon Dio». Non riusciva più a lasciare Padre Bridaine, gli baciò le mani, lo abbracciò. Padre Bridaine, vedendo un tale miracolo della grazia, non poté a sua volta trattenere le lacrime: il loro ultimo addio fece scendere lacrime a tutti coloro che ne furono testimoni. «Addio, Padre», disse il militare a Padre Bridaine, «dopo il buon Dio, è a voi che devo il paradiso». Tornato nel suo paese, non poté accontentarsi di raccontare quanto il buon Dio fosse stato buono con lui, finì la sua vita tra le lacrime e la penitenza e morì santo sei mesi dopo la sua conversione.

Ebbene, Fratello, chi fu la causa della conversione di quel soldato? Ahimè, Fratello, ciò che voi ascoltate ogni domenica durante le omelie è ciò che egli ascoltò dalla bocca di padre Bridaine, che senza dubbio descriveva la terribile condizione di un peccatore che si presenta davanti al tribunale di Gesù Cristo con la coscienza gravata dai peccati. Ahimè, mio Dio, quante volte il vostro pastore vi ha dipinto questo quadro disperato? Chi ne è stato più toccato di voi stessi? E perché, Fratello, questo non vi ha scosso e convertito? La parola di Dio non ha lo stesso potere, Fratello? No, Fratello, questa non è la vera causa per cui siete rimasti nel peccato. È forse perché questa parola santa vi è stata annunciata da un peccatore che non vi ha toccato, Fratello? No, Fratello, no, questa non è ancora la vera ragione; ma eccola qui: è che i vostri cuori sono troppo induriti e da troppo tempo abusate delle grazie che il buon Dio vi dona con la sua santa parola; è, Fratello, che il peccato ha strappato gli occhi dalla vostra povera anima e vi ha fatto perdere di vista i beni e i mali dell’altra vita. O mio Dio! Che sventura per un cristiano essere bandito dal cielo per l’eternità ed essere insensibile a questa perdita! O mio Dio! Che follia essere sul punto di essere precipitati nelle fiamme dell’inferno e rimanere tranquilli in uno stato che fa rabbrividire gli angeli e i santi! O mio Dio! A quale grado di sventura è condotto colui al quale la parola di Dio…!

Non appena la parola di Dio non tocca più, tutto è perduto; non c’è più alcuna risorsa, se non in un grande miracolo, cosa che accade molto raramente. O mio Dio! Essere insensibili a tante sventure, chi potrà mai comprenderlo? Tuttavia, senza andare oltre, questo è lo stato di quasi tutti coloro che mi ascoltano. Voi sapete che il peccato regna nei vostri cuori; sapete che finché il peccato è lì, non avete altro da aspettarvi che tutte queste disgrazie. O mio Dio! Questo solo pensiero non dovrebbe farci morire di paura? Ahimè! il buon Dio vedeva in anticipo quanto pochi avrebbero tratto beneficio da questa parola di vita, quando ci raccontò nel Vangelo questa parabola: «Un seminatore uscì di buon mattino a seminare il suo grano, e mentre lo seminava, una parte cadde sul ciglio della strada e fu calpestata dai passanti e mangiata dagli uccelli del cielo; un’altra parte cadde sulle pietre e subito si seccò; un’altra cadde tra le spine, che la soffocarono; e infine un’altra cadde nella buona terra e portò frutto al cento per uno. Vedete, Fratello, che Gesù Cristo ci mostra che, di tutte le persone che ascoltano la parola di Dio, solo un quarto ne trae beneficio: e sarebbe già troppo se su quattro persone ce ne fosse una che ne traesse beneficio. Il numero dei buoni cristiani sarebbe più grande di quanto non sia!

Gli apostoli, stupiti da questa parabola, gli dissero: «Spiegateci, per favore, cosa significa». Gesù Cristo rispose loro con la sua consueta bontà: «Ecco: il cuore dell’uomo è simile a una terra che darà frutti a seconda di come sarà coltivata; questo seme, disse loro Gesù Cristo, è la parola di Dio: quello che cade sul ciglio della strada sono coloro che ascoltano la parola di Dio, ma non vogliono né cambiare vita, né fare i sacrifici che Dio vuole da loro per renderli buoni e graditi a Lui. Alcuni sono quelli che non vogliono abbandonare le cattive compagnie o i luoghi dove hanno offeso tante volte il buon Dio; sono anche quelli che sono trattenuti da un falso rispetto umano, che gli fa abbandonare tutte le buone risoluzioni che hanno preso ascoltando la parola di Dio. Quella che cade tra le spine sono coloro che ascoltano la parola di Dio con gioia, ma non la mettono in pratica: amano ascoltarla, ma non fare ciò che essa comanda. Quella che cade sulle pietre sono coloro che hanno un cuore indurito e ostinato, coloro che la ascoltano solo per disprezzarla o abusarne. Infine, quella che cade nella buona terra sono coloro che desiderano ascoltarla, che prendono tutti i mezzi che il buon Dio ispira loro per trarne buon profitto; ed è solo in questi cuori che essa porta frutto in abbondanza, e questi frutti sono l’abbandono di una vita mondana e le virtù che un cristiano deve praticare per piacere a Dio e salvare la propria anima. Vedete voi stessi, Fratello, secondo la parola di Gesù Cristo, quanto siano poche le persone che traggono profitto dalla parola di Dio, poiché su quattro solo uno rende questo seme nel caso di portare frutto, cosa che è molto facile da dimostrarvi, come vedremo tra poco. Ma se ora mi chiedete cosa intende Gesù Cristo con questo seminatore che uscì di buon mattino per spargere il suo seme nel suo campo, Fratello, il seminatore è il buon Dio stesso, che ha iniziato a lavorare alla nostra salvezza fin dall’inizio del mondo, mandandoci i suoi profeti prima della venuta del Messia per insegnarci cosa dovevamo fare per essere salvati; non si è accontentato di mandare i suoi servitori, è venuto lui stesso, ci ha tracciato la strada che dovevamo seguire, è venuto ad annunciarci la parola santa.

  1. – Ma esaminiamo piuttosto, Fratello, chi sono coloro che hanno una buona disposizione per ascoltare questa parola di vita. Ahimè, Fratello, avete appena visto, dalle stesse parole di Gesù Cristo, che pochissimi hanno la disposizione necessaria per trarne pieno beneficio. Sapete cos’è una persona che non è nutrita da questa parola santa o che ne abusa: è simile a un malato senza medico, a un viaggiatore smarrito e senza guida, a un povero senza risorse; diciamo meglio, Fratello, che è del tutto impossibile amare Dio e piacergli senza essere nutriti da questa parola divina. Cosa può spingerci ad attaccarci a Lui, se non il fatto di conoscerlo? E chi può farcelo conoscere con tutte le sue perfezioni, le sue bellezze e il suo amore per noi, se non la parola di Dio, che ci insegna tutto ciò che ha fatto per noi e i beni che ci prepara per l’altra vita, se cerchiamo solo di compiacerlo? Chi può indurci ad abbandonare i nostri peccati e a piangerli, se non la descrizione spaventosa che lo Spirito Santo ne fa nelle Sacre Scritture? Chi può indurci a sacrificare tutto ciò che abbiamo di più caro in questo mondo, per avere la felicità di conservare i beni del cielo, se non le immagini che ce ne danno i predicatori? Se ne dubitate, Fratello, chiedete a sant’Agostino cosa lo ha fatto arrossire in mezzo alle sue infamie: non è forse il quadro spaventoso che sant’Ambrogio dipinse in un sermone in cui mostrò tutto l’orrore del vizio dell’impurità, quanto degradasse l’uomo e quanto fosse terribile l’oltraggio che esso recava a Dio (Conf., lib, VI, c. III-IV)».

Cosa spinse santa Pelagia, quella famosa cortigiana che, con la sua bellezza e ancor più con la sua vita dissoluta, aveva fatto perdere tante anime, cosa la spinse ad abbracciare la più dura penitenza per il resto della sua vita? Un giorno, mentre era seguita da un gruppo di giovani desiderosi di corteggiarla, dopo essersi adornata magnificamente, ma con un’aria che trasudava solo mollezza e voluttà, in questa ostentazione di mondanità, si trovò a passare vicino alla porta di una chiesa dove c’erano diversi vescovi che discutevano degli affari della Chiesa. I santi prelati, indignati da quello spettacolo, distolsero lo sguardo; tuttavia uno di loro, chiamato Nonno, guardò fisso quella commediante e disse gemendo: «Ah! Questa donna che si preoccupa tanto di piacere agli uomini sarà la nostra condanna, noi che ci preoccupiamo così poco di piacere al buon Dio!». Il santo prelato, preso per mano il suo diacono, lo condusse nella sua cella; quando vi giunsero, si gettò con la faccia a terra e disse battendosi il petto e piangendo amaramente: «O Gesù Cristo, mio Signore, abbi pietà di me; devo forse per tutta la vita non aver avuto tanta cura di adornare la mia anima, che è così preziosa e che ti è costata tanto, quanta ne ha avuta questa cortigiana in un solo giorno per adornare il suo corpo e per piacere al mondo! »

Il giorno seguente, il santo vescovo salì sul pulpito e descrisse in modo così terribile i mali causati da quella cortigiana, il numero di anime che la sua vita dissoluta trascinava all’inferno, che il suo discorso fu pronunciato con abbondanti lacrime. Proprio Pelagia era in chiesa ad ascoltare il sermone del santo vescovo; ne fu così commossa, o meglio terrorizzata, che decise immediatamente di convertirsi. Andò a trovare il santo prelato senza più indugiarsi, si gettò ai piedi del santo vescovo davanti a tutta l’assemblea e gli chiese con tanta insistenza e lacrime il battesimo, che il vescovo, vedendola così pentita, le amministrò non solo il battesimo, ma anche la cresima e la comunione. Dopo di che, Pelagia distribuì tutti i suoi beni ai poveri, liberò tutti i suoi schiavi, si coprì con un cilicio, lasciò segretamente la città di Antiochia e andò a chiudersi in una grotta sul Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme. Il diacono del santo vescovo desiderava recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme; prima della sua partenza, il vescovo gli disse di informarsi se lì non ci fosse una ragazza nascosta in una grotta da quattro anni. Infatti, quando il diacono arrivò a Gerusalemme, chiese se si sapeva di una ragazza reclusa da quattro anni in una grotta nei dintorni della città. Il diacono la trovò sul monte in una cella che aveva come unica apertura una piccola finestra quasi sempre chiusa. La terribile penitenza che Pelagia stava compiendo l’aveva cambiata così tanto che il diacono non riuscì a riconoscerla; le disse che era venuto a trovarla a nome del vescovo Nonno; lei rispose semplicemente, versando lacrime, che il vescovo Nonno era un santo e che si raccomandava alle sue preghiere; e chiuse subito la finestra, ritenendosi indegna di vedere la luce dopo aver offeso così tanto il buon Dio e aver perso così tante anime. I solitari le dissero tutti che lei infliggeva al proprio corpo tormenti che spaventavano anche i solitari più austeri. Il diacono, prima di partire, volle ancora una volta avere la fortuna di vederla; ma la trovò morta (Vite dei Padri del deserto, t. VI, cap. XVIII). Ebbene, Fratello, chi ha tirato questa povera sventurata dalle sue infamie per farne una così grande penitente? Ebbene, Fratello, una sola istruzione ha operato questo cambiamento in lei. Ma ancora, Fratello, da dove viene questo? È perché, Fratello, la parola di Dio ha trovato il suo cuore ben disposto a ricevere questo seme; è perché questa parola è caduta nel terreno fertile.

Sapete, Fratello, cosa siamo noi? Ecco, noi siamo quei grandi del mondo che hanno in abbondanza tutto ciò che il cuore può desiderare, che esauriscono la loro conoscenza per creare nuove invenzioni per trovare nuovi sapori nelle carni che vengono loro servite, ma che nonostante ciò non trovano nulla di buono. Se una persona che soffre la fame fosse testimone di ciò, non direbbe forse piangendo: «Ah! Se avessi ciò che loro disprezzano tanto, quanto sarei felice!». Ahimè! Fratello, possiamo dire la stessa cosa: se i poveri idolatri e pagani avessero la metà o un quarto di quella parola che ci viene distribuita così spesso e di cui facciamo così poco caso o piuttosto che disprezziamo, che ascoltiamo con noia e disgusto, ahimè! Quante lacrime verserebbero, quante penitenze, quante buone opere e quante virtù avrebbero la felicità di praticare! Sì, Fratello, questa parola santa è persa per quei peccatori che sono dediti alla dissolutezza, che non hanno regole di vita, il cui spirito e il cui cuore sono simili a una grande strada dove tutti passano, che non sanno nemmeno cosa significhi respingere un cattivo pensiero. Un momento sono occupati da un buon pensiero o da un buon desiderio; un altro momento è un cattivo pensiero e un cattivo desiderio; un attimo prima li sentivate cantare le lodi di Dio in chiesa; un attimo dopo li sentite cantare le canzoni più infami nei cabaret; qui li vedete parlare bene dei loro vicini, là li vedete con quelli che ne distruggono la reputazione; un giorno danno buoni consigli, domani ne danno altri per vendicarsi. Da ciò si deduce, Fratello, che se ascoltano la parola di Dio, è solo per abitudine e forse anche con cattive intenzioni, per criticare chi è così caritatevole da annunciarla. Ma la ascoltano come si ascolta una favola o una cosa molto indifferente. Ahimè! Che cosa può fare la parola di Dio in cuori così mal disposti, se non indurirli ancora di più? Mio Dio, che la vostra santa parola, che ci è data solo per aiutarci a salvarci, precipiti le anime negli inferi!

Vi ho detto, all’inizio, che la parola di Dio porta sempre frutti buoni o cattivi, a seconda delle nostre disposizioni. Ecco, Fratello, lo stato di una persona che non combatte le sue inclinazioni, che non cerca di proteggersi dalle passioni che la dominano: man mano che la parola di Dio cade, l’orgoglio passa, la calpesta sotto i suoi piedi; il desiderio di vendetta passa, la schiaccia; i cattivi pensieri e i cattivi desideri lo affondano nel fango; dopodiché, il demonio che regna in quel povero cuore, alla prima occasione, cancella quel che resta dell’impressione che la parola di Dio ha potuto fare in noi. Ecco, Fratello, ciò che ci dice innanzitutto il Vangelo: non so se l’avete capito bene, ma io tremo quando sento sant’Agostino dirci che siamo colpevoli di ascoltare la parola di Dio senza un vero desiderio di trarne profitto, quanto gli ebrei quando flagellarono Gesù Cristo e lo calpestarono. Ahimè, Fratello, non abbiamo mai pensato di commettere tale sorta di sacrilegio quando non volevamo approfittare di questa parola santa.

Tuttavia, Fratello, questo non è proprio il vostro atteggiamento, almeno per molti di voi: prendiamo ancora belle risoluzioni di cambiare vita; quando ascoltiamo la predica, diciamo a noi stessi: bisogna fare tutto meglio. Questo è molto bene; ma non appena il buon Dio ci manda qualche prova, dimentichiamo le nostre risoluzioni e continuiamo a vivere come prima. Abbiamo deciso di essere meno attaccati ai beni di questo mondo; ma al minimo torto che ci viene fatto, cerchiamo di vendicarci: parliamo male delle persone che ci hanno fatto del male e conserviamo l’odio; ci dispiace vedere queste persone, non vogliamo più render loro servizio. Pensiamo che ora vogliamo praticare l’umiltà, perché abbiamo sentito in un insegnamento quanto l’umiltà sia una bella virtù, quanto ci renda graditi a Dio; ma alla prima occasione che si presenta, quando veniamo disprezzati, ci arrabbiamo, parliamo male dei nostri detrattori e, se mai abbiamo fatto loro del bene, glielo rinfacciamo. Ecco, Fratello, ciò che facciamo. Molte volte abbiamo deciso di fare del bene, ma non appena ne abbiamo l’occasione, non ci pensiamo più e continuiamo il nostro solito cammino. Così passa la nostra povera vita, tra risoluzioni e continue cadute, così che ci ritroviamo sempre gli stessi. Ahimè, Fratello, questo seme è quindi perso per la maggior parte dei cristiani e può servire solo alla loro condanna! – Ma forse mi direte che un tempo la parola di Dio era più potente, o che coloro che la annunciavano erano più eloquenti. No, Fratello, la parola di Dio ha oggi lo stesso potere che aveva in altri tempi, e coloro che la annunciavano erano semplici come oggi. Ascoltate san Pietro nelle sue prediche: «Ascoltatemi bene», disse loro il santo apostolo, «il Messia che avete fatto soffrire, che avete fatto morire, è risorto per la felicità di tutti coloro che credono che la salvezza viene da Lui». Appena ebbe detto questo, tutti i presenti scoppiarono in lacrime e gridarono a gran voce: «Ah! Grande Apostolo, cosa faremo per ottenere il perdono?». «Figli miei», disse loro san Pietro, «se volete che i vostri peccati vi siano perdonati, fate penitenza, confessate i vostri peccati, non peccate più, e lo stesso Gesù Cristo che avete crocifisso, che è risorto, vi perdonerà (Atti, III, 19). In una sola predica, tremila persone si convertirono a Dio e abbandonarono per sempre il peccato (Atti, II, 41). In un’altra, cinquemila rinunciarono alla loro idolatria per abbracciare una religione che richiede solo continui sacrifici (Atti, IV, 4); seguirono coraggiosamente la strada che Gesù Cristo aveva loro indicato.

Di quale segreto, Fratello, si servirono gli apostoli per cambiare il mondo? – Eccolo: «Volete», dissero gli apostoli, «piacere a Dio e salvare la vostra anima? Chi si abbandona al vizio dell’impurità rinunci ad esso e viva in modo puro e gradito a Dio; chi ha il bene del prossimo lo restituisca; chi vuole il male al prossimo si riconcili con lui». Ascoltate san Tommaso: «Vi avverto a nome di Gesù Cristo stesso che gli uomini subiranno un giudizio dopo la morte, sul bene e sul male che avranno fatto, i peccatori passeranno l’eternità nel fuoco dell’inferno a soffrire per sempre; ma chi sarà stato fedele nell’osservare la legge del Signore, avrà un destino completamente opposto; alla fine di questa vita, entrerà in cielo per godere di ogni sorta di delizie e felicità». Ascoltate san Giovanni, il discepolo prediletto: «Figlioli, amatevi come Gesù Cristo vi ha amati, siate caritatevoli gli uni verso gli altri come Gesù Cristo lo è stato verso di noi, Lui che ha sofferto ed è morto per la vostra felicità; sopportatevi gli uni gli altri; perdonatevi le vostre debolezze come Lui perdona a tutti voi (I Giovanni, II-IV). Ditemi, possiamo trovare qualcosa di più semplice? Ebbene, Fratello, non vi vengono dette le stesse verità? Non vi viene detto, come san Pietro, che Gesù Cristo è morto per voi, che è ancora pronto a perdonarvi, se volete pentirvi e abbandonare il peccato? Eppure sono state proprio queste parole a far scorrere tante lacrime e a convertire tanti pagani e peccatori! Non vi viene detto anche, come san Giovanni Battista, che se avete qualcosa che appartiene al prossimo, dovete restituirlo, altrimenti non entrerete mai in paradiso? Non vi viene detto anche che se vi lasciate andare al vizio dell’impurità, dovete abbandonarlo e condurre una vita pura? Non vi viene detto ancora che se morite nel peccato, andrete all’inferno? E perché allora, Fratello, queste parole non producono più gli stessi effetti, cioè questa parola santa non ci converte? Ahimè! Fratello, diciamolo con rammarico: non è che abbia meno potere di un tempo, ma è che questo seme divino cade in cuori induriti e impenitenti, e appena vi cade, il demonio lo soffoca. Poiché questa parola divina parla solo di sacrifici, mortificazioni, distacco dal mondo e da sé stessi e, dal canto nostro, non vogliamo fare tutto questo, rimaniamo nel peccato, perseveriamo in esso e in esso moriamo. Convenite con me su quanto si debba essere induriti per rimanere nel peccato, sapendo benissimo che, se moriremo in questo stato, avremo solo l’inferno come ricompensa! Ce lo ripetono continuamente, e nonostante ciò restiamo peccatori come siamo, aspettiamo la morte con tranquillità, anche se siamo certi che il nostro destino non potrà che essere quello di un reprobo. O mio Dio! Che stato infelice quello di un peccatore che non ha più la fede.

III. – Ma, mi direte, cosa bisogna fare per trarre beneficio dalla parola di Dio, affinché ci aiuti a convertirci? – Ecco cosa bisogna fare, Fratello: basta esaminare la condotta di quel popolo che veniva ad ascoltare Gesù Cristo; veniva da molto lontano, con il sincero desiderio di mettere in pratica tutto ciò che Gesù Cristo gli avrebbe comandato; abbandonavano tutte le cose temporali, non pensavano nemmeno ai bisogni del corpo, convinti che colui che avrebbe nutrito la loro anima avrebbe nutrito anche il loro corpo; erano mille volte più desiderosi di cercare i beni del cielo che quelli della terra; dimenticavano tutto per pensare solo a fare ciò che Gesù Cristo diceva loro (Luca, IX, 12). Guardateli mentre ascoltano Gesù Cristo o gli apostoli: i loro occhi e i loro cuori sono tutti lì; le donne non pensano affatto alla loro casa; il mercante perde di vista il suo commercio; il contadino dimentica i suoi campi; i giovani calpestano i loro ornamenti; ascoltano avidamente le loro parole e fanno tutto il possibile per imprimere bene nel loro cuore. Gli uomini più sensuali aborriscono i loro piaceri infami per pensare solo a far soffrire il proprio corpo, la santa parola di Dio è la loro unica occupazione; ci pensano e la meditano, amano parlarne e sentirne parlare. Ebbene, Fratello, vedete se, ogni volta che ascoltate la parola di Dio, avete lo stesso atteggiamento di queste persone. Fratello, siete venuto ad ascoltare questa parola santa con entusiasmo, con gioia e con il vero desiderio di trarne beneficio? Essendo qui, avete dimenticato tutte le vostre faccende terrene per pensare solo ai bisogni della vostra anima? Prima di ascoltare questa parola santa, avete chiesto al buon Dio di comprenderla bene, di inciderla bene nei vostri cuori? Avete considerato questo momento come il più felice della vostra vita, poiché Gesù Cristo stesso ci dice che la sua parola santa è preferibile alla santa comunione (Cfr. nota n°1)? Siete stati pronti a fare tutto ciò che essa vi comandava? L’avete ascoltata con attenzione, con rispetto, non come la parola di un uomo, ma come la parola di Dio stesso? Dopo l’istruzione, avete ringraziato il buon Dio per la grazia che vi ha concesso di istruirvi Lui stesso attraverso la bocca dei suoi ministri? Ahimè, mio Dio, se sono così pochi quelli che hanno queste disposizioni, non stupiamoci, Fratello, che questa santa parola produca così pochi frutti. Ahimè, quanti sono quelli che sono qui solo con fatica, con noia, che dormono, che sbadigliano, quanti sfogliano un libro, chiacchierano, e se ne vedono altri che portano ancora più lontano la loro empietà, che, con una sorta di disprezzo, escono fuori disprezzando la santa parola e colui che la annuncia. Quanti altri, pur essendo fuori, dicono che il tempo è finito e che non torneranno! E infine altri che, tornando a casa, invece di occuparsi di ciò che hanno ascoltato e meditarlo bene, lo dimenticano completamente e ci ripensano solo per dire che non è mai finito, o per criticare colui che ha avuto la carità di annunciarlo! Chi sono coloro che, una volta arrivati a casa, raccontano a coloro che non hanno potuto venire ciò che hanno sentito? Quali sono i padri e le madri che chiedono ai loro figli cosa hanno capito della parola santa che hanno ascoltato e che spiegano loro ciò che non hanno capito? Ma, ahimè, Fratello, si considera la parola di Dio come una cosa così insignificante che quasi nessuno si accusa di non averla ascoltata con attenzione. Ahimè, quanti peccati di cui la maggior parte dei cristiani non si accusa mai! Mio Dio, quanti cristiani dannati! Chi sono coloro che hanno detto a se stessi: «Che bella è questa parola! Che vera è! Sono tanti anni che la ascolto e che mi viene mostrato lo stato della mia anima, e mi rendo conto che, se la morte mi colpisse, sarei perduto! Eppure continuo a rimanere nel peccato. O mio Dio! Quante grazie disprezzate, quanti mezzi di salvezza ho abusato fino ad ora! Ma ora basta, cambierò davvero, chiederò al buon Dio la grazia di non ascoltare mai più questa santa parola senza essere ben preparato. No, non voglio più dire dentro di me, come ho fatto fino ad ora, che questo è per tale o tale persona; no, dirò che è per me che viene annunciata, cercherò di trarne il massimo vantaggio possibile».

Cosa concludere da tutto questo, Fratello? Ecco: che la parola divina è uno dei doni più grandi che il buon Dio possa farci, poiché senza l’istruzione è impossibile salvarsi. Se vediamo tanti empi in questi tempi infelici in cui viviamo, è solo perché non conoscono la loro religione, poiché a una persona che la conosce è impossibile non amarla e non praticare ciò che ci comanda. Quando vedete qualche empio che disprezza la religione, potete dire: «Ecco un ignorante che disprezza ciò che non conosce», poiché, Fratello, questa parola divina ha convertito tanti peccatori. Cerchiamo, Fratello, di ascoltarla sempre con un piacere tanto più grande in quanto ad essa è legata la salvezza della nostra anima e grazie ad essa scopriamo quanto sia felice il nostro destino, quanto sia grande la ricompensa che ci promette, poiché dura per tutta l’eternità. È la felicità che vi…

(1) Su questo passaggio faremo notare:

1° Gesù Cristo, nel testo indicato da San Luca, ha indicato la Santa Vergine, e non l’anima che riceve la comunione; ma il Santo Curato d’Ars passa naturalmente dalla Santa Vergine che porta Gesù Cristo nel suo grembo, al cristiano che lo riceve nella comunione.

2° È forse azzardato dire «che chi ascolta la parola di Dio è più gradito a Dio di chi lo riceve nella santa comunione (p. 253)». Ma è vero che chi ascolta la parola di Dio, la custodisce e la mette in pratica, è più gradito a Dio di un gran numero di persone che comunicano (p. 274).

3° «La parola santa è preferibile alla santa comunione», cioè è più necessaria dell’Eucaristia, come spiega il Santo Curato poco più avanti: «Quante persone sono andate in cielo senza aver ricevuto il sacramento del Corpo adorabile e del Sangue prezioso di Gesù Cristo! Ma per quanto riguarda l’istruzione che è la parola di Dio, non appena raggiungiamo l’età in cui siamo in grado di essere istruiti, è difficile per noi non riceverla quanto lo è non essere battezzati».

4° Bossuet, nel suo Sermone della seconda domenica di Quaresima, stabilisce, sull’autorità di san Cesario, Tertulliano, Origene e san Giovanni Crisostomo, la stretta relazione di somiglianza che esiste tra la parola di Dio e l’Eucaristia, relazione che richiede le stesse disposizioni per ascoltare l’una e ricevere l’altra.

(2) A margine: La distruzione di Gerusalemme.

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