Skip to main content Scroll Top

Le omelie del S. Curato d’Ars: la santa Messa

La Santa Messa

In omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda.

In ogni luogo si sacrifica e si offre, nel mio nome, un’oblazione pura.

(Malachia, 1,11)

È certo, Fratello, che l’uomo, in quanto creatura, deve a Dio l’omaggio di tutto il suo essere e, in quanto peccatore, gli deve una vittima espiatoria; ecco perché, nell’antica Legge, ogni giorno si offrivano a Dio queste moltitudini di vittime nel tempio. Ma queste vittime non potevano soddisfare interamente Dio per i nostri peccati; ce ne voleva un’altra più santa e più pura, che dovesse continuare fino alla fine del mondo e che fosse in grado di pagare ciò che dobbiamo a Dio. Questa santa vittima è Gesù Cristo stesso, che è Dio come suo Padre e uomo come noi. Egli si offre ogni giorno sui nostri altari, come un tempo sul Calvario, e con questa oblazione pura e senza macchia rende a Dio tutti gli onori che gli sono dovuti e adempie, per l’uomo, tutto ciò che l’uomo deve al suo Creatore; si immola ogni giorno per riconoscere il dominio sovrano che Dio ha sulle sue creature, e l’oltraggio che il peccato ha fatto a Dio è pienamente riparato. Gesù Cristo, essendo il mediatore tra Dio e gli uomini, ci ottiene, con questo sacrificio, tutte le grazie di cui abbiamo bisogno: essendo diventato anch’egli vittima di ringraziamento, rende a Dio per gli uomini tutta la gratitudine che essi gli devono. Ma, per avere la felicità, Fratello, di ricevere tutti questi beni, dobbiamo anche fare qualcosa da parte nostra. Per farvelo capire meglio, vi spiegherò, almeno per quanto mi sarà possibile, 1° la grandezza della felicità che abbiamo nell’assistere alla Santa Messa; 2° le disposizioni con cui dobbiamo assistervi; 3° come la maggior parte dei cristiani vi assiste.

Non voglio, Fratello, entrare nel merito del significato degli ornamenti che indossa il sacerdote; penso che lo sappiate, o almeno molti di voi. Quando il sacerdote va in sacrestia per vestirsi, questo ci rappresenta Gesù Cristo che discende dal cielo per incarnarsi nel seno della Santissima Vergine, assumendo un corpo come il nostro, per sacrificarlo al Padre suo per i nostri peccati. Quando il sacerdote prende l’amitto, che è il telo bianco che si mette sulle spalle, è per rappresentare il momento in cui gli ebrei bendarono gli occhi a Gesù Cristo, prendendolo a pugni e dicendogli: «Indovina chi ti ha colpito». L’alba indica la veste bianca che Erode gli fece indossare per schernirlo quando lo rimandò a Pilato. Il cingolo rappresenta le corde con cui fu legato quando fu preso nel giardino degli Ulivi e le fruste con cui fu lacerato. Il manipolo, che il sacerdote si mette sul braccio sinistro, rappresenta le corde con cui Gesù Cristo fu legato alla colonna per essere flagellato; il manipolo viene indossato sul braccio sinistro perché è più vicino al cuore, il che ci mostra che è stato l’eccesso del suo amore a fargli subire questa crudele flagellazione per i nostri peccati. La stola rappresenta la corda che gli fu gettata al collo quando portava la croce. La casula ci ricorda la veste di porpora e la sua veste senza cuciture che fu gettata in sorte.

L’Introito rappresenta l’ardente desiderio che i patriarchi avevano per la venuta del Messia, ed è per questo che viene ripetuto due volte. Quando il sacerdote recita il Confiteor, rappresenta Gesù Cristo che si fa carico dei nostri peccati, per soddisfare la giustizia di Dio suo Padre (1). Il Kyrie Eleison, che significa: «Signore, abbi pietà di noi», rappresenta lo stato infelice in cui ci trovavamo prima della venuta di Gesù Cristo. Non voglio andare oltre. L’Epistola significa la dottrina dell’Antico Testamento; il Graduale significa la penitenza che fecero gli ebrei dopo la predicazione di San Giovanni Battista; l’Alleluia ci rappresenta la gioia di un’anima che ha ottenuto la sua grazia; il Vangelo ci ricorda la dottrina di Gesù Cristo. I diversi segni della croce che si fanno sull’ostia e sul calice ci ricordano tutte le sofferenze che Gesù Cristo ha sopportato durante la sua Passione. Potrò tornare su questo argomento un’altra volta.

  1. Prima di mostrarvi come ascoltare la Santa Messa, è necessario dirvi qualcosa su ciò che si intende con il termine sacro sacrificio della Messa. Sapete che il sacro sacrificio della Messa è lo stesso di quello della croce, che è stato offerto una volta sul Calvario, il Venerdì Santo. L’unica differenza è che, quando Gesù Cristo si è offerto sul Calvario, questo sacrificio era visibile, cioè lo si vedeva con gli occhi del corpo; Gesù è stato offerto a Dio suo Padre dalle mani dei suoi carnefici e ha versato il suo sangue; è ciò che si chiama sacrificio sanguinario: significa che il sangue usciva dalle sue vene e lo si vedeva scorrere fino a terra. Ma nella Santa Messa, Gesù Cristo si offre a suo Padre in modo invisibile; cioè, lo vediamo solo con gli occhi dell’anima e non con quelli del corpo. Ecco, Fratello, in breve, cos’è il santo sacrificio della Messa. Ma, per darvi un’idea della grandezza del merito della Santa Messa, Fratello, mi basta dirvi con san Giovanni Crisostomo che la Santa Messa rallegra tutta la corte celeste, dà sollievo a tutte le povere anime del purgatorio, attira sulla terra ogni sorta di benedizioni e rende più gloria a Dio di tutte le sofferenze di tutti i martiri, delle penitenze di tutti i solitari, di tutte le lacrime che hanno versato dall’inizio del mondo e di tutto ciò che faranno fino alla fine dei secoli. Se mi chiedete il motivo, è molto chiaro: tutte queste azioni sono compiute da peccatori più o meno colpevoli; mentre nel santo sacrificio della Messa è un Uomo-Dio uguale al Padre che offre il merito della sua morte e della sua passione. Da ciò si vede, Fratello, che la Santa Messa ha un valore infinito. Inoltre, vediamo nel Vangelo che, al momento della morte di Gesù Cristo, si verificarono molte conversioni: il buon ladrone ricevette la certezza del paradiso, molti ebrei si convertirono e i gentili si battevano il petto, dicendo che era veramente il Figlio di Dio. I morti risuscitarono, le rocce si spaccarono e la terra tremò.

Sì, Fratello, se avessimo la fortuna di assistervi con buone disposizioni, quando avessimo la sfortuna di essere ostinati come gli ebrei, più ciechi dei gentili, più duri delle rocce che si spaccarono, otterremmo sicuramente la nostra conversione. Infatti, san Giovanni Crisostomo ci dice che non c’è momento più prezioso per trattare con Dio della nostra salvezza che quello della Santa Messa, dove Gesù Cristo offre se stesso in sacrificio a Dio suo Padre, per ottenere per noi ogni sorta di benedizioni e grazie. «Siamo nell’afflizione?», dice questo grande santo, «vi troviamo ogni sorta di consolazione. Siamo oppressi dalle tentazioni? Andiamo ad ascoltare la Santa Messa e vi troveremo il modo di vincere il demonio». E, tra l’altro, vi citerò un bell’esempio. È riportato da Papa Pio II che un gentiluomo della provincia di Ostia era continuamente combattuto da una tentazione di disperazione che lo spingeva a impiccarsi, e più volte era stato sul punto di farlo. Essendosi recato da un santo religioso per confidargli lo stato della sua anima e chiedergli consiglio, il servo di Dio, dopo averlo consolato e fortificato come meglio poteva, gli consigliò di avere nella sua casa un sacerdote che gli celebrasse ogni giorno la Santa Messa. Il gentiluomo gli disse che lo avrebbe fatto volentieri. Nel frattempo, si ritirò in un castello di sua proprietà e ogni giorno un santo sacerdote celebrava per lui la Santa Messa, alla quale egli assisteva con tutta la devozione possibile. Dopo aver trascorso lì un periodo di grande tranquillità spirituale, accadde che il sacerdote gli chiese il permesso di andare a celebrare la Santa Messa nei dintorni per una festa particolare; cosa che egli gli concesse volentieri, con l’intenzione di andarci anche lui per ascoltare la Santa Messa. Ma un imprevisto lo trattenne impercettibilmente fino a mezzogiorno. Allora, pieno di paura per aver perso la santa Messa, cosa che non gli era mai successa, e sentendosi già tormentato dalla sua vecchia tentazione, uscì di casa e incontrò un contadino che gli chiese dove stesse andando. «Sto andando», rispose il gentiluomo, «ad ascoltare la santa Messa». «Ma è troppo tardi», gli disse il contadino, «sono già state celebrate tutte». Fu una notizia così crudele per lui che si mise a gridare. «Ahimè! Poiché ho perso la Santa Messa, sono perduto». Il contadino, che lo vedeva in quello stato e che amava il denaro, gli disse: «Se volete, vi venderò la Messa che ho ascoltato e tutto il bene che ne ho tratto». L’altro, senza riflettere e così addolorato per aver perso la santa Messa, disse: «Ebbene, ecco il mio mantello». Quell’uomo non poteva certo vendergli la santa Messa senza commettere un grave peccato. Dopo essersi separati, egli continuò comunque il suo cammino per recarsi in chiesa a pregare e, mentre tornava a casa dopo aver pregato, trovò quel povero contadino avaro impiccato a un albero, nello stesso luogo in cui aveva preso il mantello. Il buon Dio, per punire la sua avarizia, permise che la tentazione del gentiluomo passasse a quell’avaro. Colpito da tale spettacolo, il gentiluomo ringraziò Dio per tutta la vita per averlo liberato da una punizione così grande e non mancò mai di assistere alla Santa Messa per ringraziare il buon Dio. All’ora della morte, confessò che da quando aveva avuto la fortuna di assistere ogni giorno alla Santa Messa, il demonio non lo aveva più tentato con la disperazione (2).

Ebbene, Fratello, non ha forse ragione san Giovanni Crisostomo quando ci dice che se siamo tentati dobbiamo ascoltare devotamente la Santa Messa, e siamo sicuri che il buon Dio ci libererà? Sì, Fratello, se avessimo abbastanza fede, la Santa Messa sarebbe un rimedio per tutti i mali che potremmo avere durante la nostra vita; infatti, Gesù Cristo non è forse il nostro medico dell’anima e del corpo?…

  1. – Abbiamo detto che la Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, che è offerto solo a Dio, e non agli angeli e ai santi. Sapete che il santo sacrificio della Santa Messa è stato istituito il Giovedì Santo, quando Gesù Cristo prese il pane, lo trasformò nel suo Corpo, poi il vino, e lo trasformò nel suo Sangue. Nello stesso momento, ha dato ai suoi apostoli e a tutti i loro successori questo potere, che è ciò che chiamiamo il sacramento dell’Ordine. La Santa Messa consiste nelle parole della consacrazione; e voi sapete che i ministri della Santa Messa sono i sacerdoti e il popolo (3), che ha la fortuna di assistervi, se si unisce a loro; da cui concludo, Fratello, che il modo migliore per comprendere la Santa Messa è quello di unirsi al sacerdote in tutto ciò che dice, di seguirlo in tutte le sue azioni, per quanto possibile, e di cercare di penetrarsi dei più vivaci sentimenti di amore e di riconoscenza: è necessario conservare questo metodo.

Possiamo distinguere tre parti nel santo sacrificio della Santa Messa: la prima parte, dall’inizio fino all’Offertorio; la seconda, dall’Offertorio fino alla Consacrazione; la terza, dalla Consacrazione fino alla fine. È importante sottolineare che se fossimo distratti volontariamente durante una di queste parti, commetteremmo un peccato mortale; ciò deve indurci a stare ben attenti a non lasciar vagare la nostra mente verso cose estranee, cioè che non hanno alcun rapporto con il santo sacrificio della Messa. Dico, Fratello, che dall’inizio fino all’Offertorio dobbiamo comportarci come penitenti penetrati dal più vivo dolore per i loro peccati. Dall’Offertorio fino alla consacrazione, dobbiamo comportarci come ministri che devono offrire Gesù Cristo a Dio suo Padre e sacrificargli tutto ciò che siamo, cioè offrirgli i nostri corpi, le nostre anime, i nostri beni, la nostra vita e persino la nostra eternità. Dal momento della Consacrazione, dobbiamo considerarci come persone che devono partecipare al Corpo adorabile e al Sangue prezioso di Gesù Cristo: e dobbiamo quindi fare ogni sforzo per renderci degni di questa felicità.

Per farvi comprendere meglio, Fratello, vi proporrò tre esempi tratti dalla Sacra Scrittura, che vi mostreranno il modo in cui dovete ascoltare la Santa Messa: cioè, di cosa dovete occuparvi durante questo momento felice per chi ha la fortuna di comprenderlo bene. Il primo è quello del pubblicano, che vi insegnerà cosa dovete fare all’inizio della Santa Messa. Il secondo è quello del buon ladrone, che vi insegnerà come dovete comportarvi durante la Consacrazione. Il terzo è quello del centurione, che vi guiderà durante la Santa Comunione.

Diciamo 1° che il pubblicano ci insegnerà come dobbiamo comportarci all’inizio della Santa Messa, che è un’azione così gradita a Dio e così potente per ottenere ogni sorta di grazia. Non dobbiamo quindi aspettare di essere in chiesa per prepararci. No, Fratello, no, un buon cristiano comincia a prepararsi al risveglio, non lasciando che la sua mente sia occupata da nulla che non abbia a che fare con questa felicità. Dobbiamo immaginare Gesù Cristo nel giardino degli Ulivi, prostrato con il volto a terra, che si prepara al sacrificio sanguinoso che sta per subire sul Calvario, e alla grandezza della sua carità, che lo porterà a subire la punizione che noi dovremmo subire per l’eternità. Bisogna arrivarci a digiuno, per quanto possibile; ciò è molto gradito al buon Dio. Agli albori della Chiesa, tutti i cristiani vi si recavano a digiuno (4). Al mattino, non lasciate mai che la vostra mente sia occupata dalle vostre faccende terrene, ricordando che, avendo lavorato tutta la settimana per il vostro corpo, è giusto che dedichiate questa giornata alla cura della vostra anima e chiediate al buon Dio il perdono dei vostri peccati. Quando venite in chiesa, non conversate; pensate che state seguendo Gesù Cristo che porta la sua croce sul Calvario e che sta per morire per salvarvi. È necessario avere sempre un momento, prima della Santa Messa, per raccogliersi un po’; per lamentarsi dei propri peccati e chiedere perdono al buon Dio; per esaminare le grazie di cui abbiamo più bisogno, in modo da chiedergliele durante la Messa; e fate attenzione a non mancare mai all’acqua santa, alla Passione (5), alle processioni (6), perché sono azioni sante che vi preparano ad ascoltare bene la Messa.

Quando entrate in chiesa, rendetevi conto della grandezza della vostra felicità con un atto di fede vivissima e un atto di contrizione per i vostri peccati, che vi rendono indegni di avvicinarvi a un Dio così santo e così grande. Pensate, in quel momento, allo stato d’animo del pubblicano quando entrò nel tempio per offrire a Dio il sacrificio della sua preghiera. Ascoltate san Luca: «Il pubblicano, ci dice, stava in piedi in fondo al tempio, con gli occhi bassi verso terra, senza osare guardare l’altare, e si batteva il petto dicendo a Dio: Abbi pietà di me, Signore, perché sono un grande peccatore (Luca XVIII). Vedete quindi, Fratello, che egli non faceva come quei cristiani che entrano nelle nostre chiese con aria orgogliosa e arrogante, «che sembrano volersi avvicinare a Dio, ci dice il profeta Isaia, come persone che non hanno nulla sulla coscienza che possa umiliarli davanti al loro Creatore (IS. LVIII, 2). Infatti, se vi prendete la briga di osservare questi cristiani, che hanno forse più peccati sulla coscienza che capelli in testa, li vedrete entrare con aria di disprezzo, o meglio, con una sorta di disprezzo per la presenza di Dio. Prendono l’acqua santa più o meno come prendono una bacinella d’acqua per lavarsi le mani dopo aver lavorato; lo fanno, per la maggior parte, senza devozione e senza pensare che l’acqua santa, presa con grande rispetto, cancella i peccati veniali e ci dispone ad ascoltare bene la santa Messa. Guardate il nostro pubblicano, che, ritenendosi indegno di entrare nel tempio, va a mettersi nel posto meno visibile che riesce a trovare; è così confuso alla vista dei suoi peccati che non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo. È quindi ben lontano da quei cristiani di nome, che non sono mai abbastanza ben posizionati, che si inginocchiano solo su una sedia, che abbassano appena la testa durante l’elevazione, che si sdraiano su una sedia o incrociano le gambe. Non diciamo nulla di quelle persone che dovrebbero venire in chiesa solo per piangere i propri peccati, e che invece vi vengono solo per insultare un Dio umiliato e disprezzato, con le loro vane ostentazioni di vanità; con l’intenzione di attirare gli occhi del mondo; e altri, per alimentare il fuoco delle loro passioni criminali. O mio Dio! Con tali disposizioni si può osare venire ad assistere alla Santa Messa (7)? «Ma il nostro pubblicano, ci dice sant’Agostino, si batte il petto per mostrare a Dio il rimorso che prova per averlo offeso» (8). Ahimè! Fratello, se i cristiani avessero la fortuna di assistere alla Santa Messa con lo stesso atteggiamento del pubblicano, quante grazie, quanti beni otterremmo! Usciremmo carichi dei beni del cielo come le api dopo aver trovato più fiori di quanti ne volessero! Oh! Se il buon Dio ci concedesse la grazia che all’inizio della Santa Messa fossimo ben consapevoli della grandezza di Gesù Cristo davanti al quale ci presentiamo e del peso dei nostri peccati, otterremmo presto il perdono dei nostri peccati e la grazia di perseverare!

Dobbiamo soprattutto mantenere un grande sentimento di umiltà durante la Santa Messa; è questo che il sacerdote deve ispirarci quando scende dall’altare per recitare il Confiteor inchinandosi profondamente, lui che, occupando il posto di Gesù Cristo stesso, sembra caricarsi di tutti i peccati dei suoi parrocchiani. Ahimè! Se il buon Dio ci facesse capire bene una volta per tutte che cos’è la Santa Messa, quante grazie, quanti beni non abbiamo e che avremmo! Da quanti pericoli saremmo preservati se avessimo una grande devozione alla Santa Messa! Per dimostrarvelo, Fratello, vi citerò un bell’esempio che vi mostrerà come il buon Dio protegga in modo visibile coloro che hanno la fortuna di assistervi con devozione.

Leggiamo nella storia che santa Elisabetta, regina del Portogallo e nipote di santa Elisabetta, regina d’Ungheria, era così caritatevole verso i poveri che, sebbene avesse ordinato al suo cappellano di non rifiutare loro mai nulla, continuava a fare elemosina con le sue stesse mani o tramite i suoi domestici. Di solito si serviva di un paggio, di cui aveva riconosciuto la grande pietà; vedendo ciò, un altro paggio ne divenne geloso. Un giorno andò dal re e gli disse che quel paggio aveva una relazione criminale con la regina. Il re, senza indagare, decise immediatamente di sbarazzarsi di quel paggio nel modo più segreto possibile. Poco dopo, trovandosi di passaggio (mentre passava) in un luogo dove si cuoceva la calce, fece chiamare le persone che avevano il compito di alimentare il fuoco della fornace e disse loro che l’indomani mattina avrebbe mandato loro un paggio di cui era scontento, che avrebbe chiesto loro se avessero eseguito gli ordini del re; che non mancassero di prenderlo e di gettarlo immediatamente nel fuoco. Dopo di che, tornò indietro e ordinò al paggio della regina di andare il giorno seguente, di buon’ora, a svolgere questo incarico. Ma vedrete che il buon Dio non abbandona mai coloro che lo amano. Il buon Dio permise che passasse davanti a una chiesa per andare a svolgere il suo incarico e che, in quel momento, sentisse suonare l’elevazione. Entra per adorare Gesù Cristo e ascoltare il resto della Messa. Ne iniziò un’altra, e lui la ascoltò; una terza iniziò dopo che la seconda era finita, e lui la ascoltò ancora. Tuttavia il re, impaziente di sapere se i suoi ordini fossero stati eseguiti, mandò il suo paggio a chiedere loro se avessero fatto ciò che aveva ordinato. Credendo che fosse il primo, lo prendono e lo gettano nel fuoco. L’altro, che nel frattempo aveva terminato le sue devozioni, va a fare la sua commissione, chiedendo loro se hanno fatto ciò che il re aveva ordinato. Gli rispondono di sì. Torna a dare risposta al re, che è molto sorpreso di vederlo tornare. Furioso per il fatto che era successo tutto il contrario di ciò che sperava, il re gli chiese dove fosse rimasto così a lungo… Il paggio gli disse che, passando vicino a una chiesa per andare dove gli aveva ordinato, aveva sentito il campanello dell’Elevazione, che lo aveva costretto a entrare, che era rimasto lì fino alla fine della Messa e che, poiché un’altra Messa era iniziata prima che quella finisse e infine una terza, le aveva ascoltate tutte; perché suo padre, prima di morire, dopo avergli dato la sua benedizione, gli aveva raccomandato di non lasciare mai una Messa iniziata senza aspettare che fosse finita: questo ci attirava molte grazie e ci garantiva da molte disgrazie. Allora il re, tornando in sé, capì bene che ciò era accaduto solo per un giusto giudizio di Dio; che la regina era innocente e il paggio un santo; che l’altro aveva agito così solo per invidia. Vedete, Fratello, che quel povero giovane sarebbe stato bruciato se non fosse stato per la sua devozione, e che il buon Dio gli ispirò di entrare in chiesa per garantirgli la salvezza dalla morte; mentre l’altro, che non aveva devozione per Gesù Cristo nell’adorabile sacramento dell’Eucaristia, fu gettato nel fuoco.

San Tommaso ci dice che un giorno, durante la Santa Messa, vide Gesù Cristo con le mani piene di tesori che cercava di distribuire, e che se avessimo la fortuna di assistere santamente e spesso alla Santa Messa, avremmo molte più grazie di quante ne abbiamo, per salvare le nostre anime e anche temporali.

2° In secondo luogo, abbiamo detto che il buon ladrone ci istruirà sul modo di comportarci durante il tempo della Consacrazione e dell’Elevazione della Santa Ostia, che è il momento in cui dobbiamo offrirci a Dio con Gesù Cristo, come coloro che devono partecipare a questo augusto mistero. Guardate, Fratello, come si comporta questo beato penitente nel momento stesso del suo supplizio; vedete come apre gli occhi dell’anima per riconoscere il suo liberatore? Ma anche, Fratello, quali progressi compie durante le tre ore in cui si trova in compagnia del suo Salvatore morente? È attaccato alla croce, gli restano liberi solo il cuore e la lingua, guardate con quale sollecitudine offre entrambi a Gesù Cristo: gli dà tutto ciò che può dargli, gli consacra il suo cuore con la fede e la speranza, gli chiede umilmente un posto in paradiso, cioè nel suo regno eterno. Gli consacra la sua lingua proclamando la sua innocenza e la sua santità. Dice al suo compagno di supplizio: «È giusto che noi soffriamo, ma lui è innocente» (Luca XXIII, 41). Mentre gli altri si occupano solo di oltraggiare Gesù Cristo con le bestemmie più orribili, lui diventa il suo panegirista; mentre anche i suoi discepoli lo abbandonano, lui prende le sue difese; e la sua carità è così grande che fa di tutto per convertire l’altro. No, Fratello, non stupiamoci affatto se scopriamo tanta virtù in questo buon ladrone, perché non c’è nulla che ci commuova tanto quanto la vista di Gesù Cristo morente; non c’è momento in cui la grazia ci sia data con tanta abbondanza, eppure ne siamo testimoni ogni giorno. Ahimè! Fratello, se in quel momento felice della Consacrazione avessimo la fortuna di essere animati da una fede viva, una sola Messa sarebbe sufficiente per strapparci da alcuni cattivi vizi in cui ci troviamo e per renderci veri penitenti, cioè cristiani perfetti.

Perché allora, mi direte, assistiamo a tante messe e siamo sempre gli stessi? Ahimè, Fratello, è perché siamo presenti solo con il corpo e non con lo spirito, e perché veniamo piuttosto a completare la nostra riprovazione con le cattive disposizioni con cui assistiamo. Ahimè! Quante Messe mal comprese, che, lungi dall’assicurarci la salvezza, ci induriscono ancora di più! Gesù Cristo apparve a santa Matilde e le disse: «Sappi, figlia mia, che i santi assisteranno alla morte di tutti coloro che avranno ascoltato devotamente la santa Messa, per aiutarli a morire bene, per difenderli dalle tentazioni del demonio e per presentare le loro anime al Padre mio». Che felicità per noi, Fratello, essere assistiti, in quel momento temibile, da tanti santi quanti saranno state le sante Messe che avremo ascoltato!

No, Fratello, non temiamo mai che la santa Messa ci ritardi nei nostri affari temporali; è proprio il contrario: siamo sicuri che tutto andrà meglio e che anche i nostri affari avranno più successo che se avessimo la sfortuna di non assistervi. Ecco un esempio ammirevole. Si racconta di due artigiani, che facevano lo stesso mestiere e vivevano nello stesso borgo, che uno di loro, avendo molti figli a carico, non mancava mai di ascoltare ogni giorno la Santa Messa e viveva molto comodamente grazie al suo mestiere; ma l’altro, al contrario, che non aveva figli, lavorava parte della notte e tutto il giorno, e spesso anche il santo giorno della domenica, eppure aveva tutte le difficoltà del mondo per vivere. Quest’ultimo, vedendo che gli affari dell’altro andavano così bene, un giorno che lo incontrò gli chiese dove potesse trovare di che mantenere una famiglia così numerosa come la sua; mentre lui, che aveva solo se stesso e sua moglie e lavorava senza sosta, era spesso privo di tutto. L’altro gli rispose che, se voleva, gli avrebbe mostrato il giorno dopo da dove traeva tutto il suo profitto. L’altro, molto contento di una notizia così buona, non vedeva l’ora (aspettava con impazienza) che arrivasse il giorno dopo, che gli avrebbe insegnato come fare fortuna. Infatti, l’altro non mancò di andare a prenderlo. Eccolo che parte di buon grado e lo segue con grande fedeltà. L’altro lo condusse fino alla chiesa, dove ascoltarono la Santa Messa. Dopo che furono tornati: «Amico mio», gli disse colui che era benestante, «torna al tuo lavoro». Fece lo stesso il giorno dopo; ma, essendo andato a prenderlo una terza volta per la stessa cosa: «Come, gli disse l’altro? Se voglio andare a Messa, conosco la strada senza che tu ti prenda la briga di venirmi a prendere; non è questo che volevo sapere, ma il luogo dove trovi tutto quel bene che ti fa vivere così agiatamente; volevo vedere se, facendo come te, avrei potuto trarne vantaggio. – Amico mio, gli rispose l’altro, non conosco altro luogo che la chiesa, e nessun altro mezzo che ascoltare ogni giorno la santa Messa; e per quanto mi riguarda, vi assicuro che non ho usato altri mezzi per ottenere tutto il bene che vi stupisce. Ma non avete visto ciò che Gesù Cristo ci dice nel Vangelo, di cercare prima il regno dei cieli, e che tutto il resto ci sarà dato?». Queste parole fecero capire all’uomo il disegno dell’altro nel condurlo alla santa Messa. «Ebbene, gli disse, avete ragione: chi conta solo sul proprio lavoro è un cieco, e vedo che la santa Messa non impoverirà mai nessuno. Voi ne siete una prova evidente. Voglio fare come voi, e spero che il buon Dio mi benedirà».

Infatti, il giorno dopo, iniziò e continuò per tutta la vita; e, in poco tempo, divenne molto agiato. Quando gli chiedevano come mai ora non lavorasse più la domenica e la notte, come faceva un tempo, che andava ogni giorno a Messa e che era diventato più ricco, rispondeva: «Ho seguito il consiglio del mio vicino; andate a trovarlo e vi insegnerà come stare bene senza lavorare di più, ma ascoltando la Messa ogni giorno».

Forse questo vi stupisce, Fratello? A me no. È quello che vediamo ogni giorno nelle case dove c’è devozione: chi va spesso a Messa fa molti più affari di chi, a causa della sua scarsa fede, crede di non avere mai tempo. Ahimè! Se riponessimo tutta la nostra fiducia in Dio e non contassimo nulla sul nostro lavoro, saremmo più felici di quanto siamo! – Ma, mi direte, se non abbiamo nulla, non ci viene dato nulla. – Cosa volete che vi dia il buon Dio, quando contate solo sul vostro lavoro e per nulla su di lui? Dal momento che non vi prendete nemmeno il tempo di dire le vostre preghiere al mattino e alla sera, e vi accontentate di venire una volta alla settimana alla Santa Messa. Ahimè! Non conoscete le risorse della provvidenza del buon Dio per chi si affida a lui. Volete una prova lampante? È davanti ai vostri occhi; guardate il vostro pastore ed esaminate la cosa davanti al buon Dio. – Oh! mi direte, è perché vi viene dato. – Ma chi mi dà, se non la provvidenza del buon Dio? Ecco dove sono i miei tesori, e non altrove. Ahimè! Quanto è cieco l’uomo che si tormenta tanto da dannarsi e da essere infelice in questo mondo! Se aveste la fortuna di pensare bene alla vostra salvezza e di assistere alla Santa Messa, per quanto potete, vedreste presto la prova di ciò che vi dico.

No, Fratello, non c’è momento più prezioso per chiedere a Dio la nostra conversione di quello della Santa Messa; lo vedrete. Un santo eremita di nome Paolo vide un giovane ben vestito entrare in una chiesa, accompagnato da una moltitudine di demoni; ma dopo la Santa Messa, vide uscire il giovane accompagnato da uno stuolo di angeli che camminavano al suo fianco. «Oh mio Dio, esclamò il santo, quanto deve esservi gradita la Santa Messa!». Il santo Concilio di Trento ci dice che la Santa Messa placa l’ira di Dio, converte il peccatore, rallegra il cielo, dà sollievo alle anime del purgatorio, rende gloria al buon Dio e attira ogni sorta di benedizioni sulla terra (Sess. XIII e XXII). Oh! Fratello, se potessimo comprendere bene che cosa è il santo sacrificio della santa Messa, con quale rispetto non saremmo lì?

Il santo abate Nilo ci racconta che il suo maestro san Giovanni Crisostomo gli aveva detto un giorno, in confidenza, che durante la Santa Messa vedeva una schiera di angeli scendere dal cielo per adorare Gesù Cristo sull’altare, e che molti di loro andavano nella chiesa per ispirare ai fedeli il rispetto e l’amore che devono avere per Gesù Cristo presente sull’altare. Momento prezioso, momento felice per noi, Fratello, quello in cui Gesù Cristo è presente sui nostri altari! Ahimè! Se i padri e le madri lo capissero bene e sapessero approfittarne, i loro figli non sarebbero così miserabili, così lontani dalla via del cielo. Mio Dio, quante persone povere accanto a un tesoro così grande!

3° Abbiamo detto che il centurione ci servirebbe da esempio quando abbiamo la fortuna di comunicare, spiritualmente o corporalmente. Io dico che dobbiamo comunicare spiritualmente con un grande desiderio di unirci a Gesù Cristo (9). L’esempio di questo centurione è così ammirevole che sembra che la Chiesa si compiaccia di rimettercelo davanti agli occhi ogni giorno, durante la santa Messa. «Signore, gli disse questo umile servitore, non sono degno che tu entri nella mia casa, ma di’ solo una parola e il mio servitore sarà guarito (MATTEO VIII, 8)». Ah! Se il buon Dio vedesse in noi la stessa umiltà, la stessa consapevolezza della nostra nullità, con quale piacere e con quale abbondanza di grazie verrebbe nel nostro cuore! Quanta forza e quanto coraggio per vincere il nemico della nostra salvezza! Vogliamo, Fratello, ottenere il cambiamento della nostra vita: cioè abbandonare il peccato per tornare al buon Dio? Ascoltiamo alcune messe con questa intenzione e siamo sicuri che, se le ascoltiamo con devozione, il buon Dio ci aiuterà a uscire dal peccato; eccone un esempio. La storia racconta che una ragazza, per diversi anni, condusse una vita molto miserabile con un giovane. Un giorno, all’improvviso, fu colta dal terrore, considerando lo stato in cui poteva trovarsi la sua povera anima, conducendo la vita che conduceva. Subito dopo la Santa Messa, andò a trovare un sacerdote per chiedergli di aiutarla a uscire dal peccato. Il sacerdote, che conosceva la sua vita, le chiese cosa l’avesse portata a un tale cambiamento. «Padre», gli disse, «durante la Santa Messa, che mia madre, prima di morire, mi fece promettere di ascoltare ogni sabato, ho provato un tale orrore per la mia condizione che non posso più sopportarla». «Oh mio Dio!», esclamò il santo sacerdote, «ecco un’anima salvata dal merito della Santa Messa!».

Ah! Fratello, quante anime uscirebbero dal peccato se avessero la fortuna di assistere alla santa Messa con buone disposizioni! Non stupiamoci se il demonio ci mette in testa tanti pensieri estranei. Purtroppo egli prevede, molto meglio di voi, la perdita che subite assistendo con così poco rispetto e devozione. Ah! Fratello, quanto la Santa Messa ci preserva da incidenti e morti improvvise! Quante persone, per aver ascoltato una Santa Messa, il buon Dio proteggerà dalla sventura! Sant’Antonino ci offre un bell’esempio. Ci racconta che un giorno di festa c’erano due giovani che erano andati a caccia: uno aveva assistito alla Santa Messa, l’altro no. Mentre erano in cammino, il tempo si fece buio; sentivano tuoni spaventosi e vedevano lampi così frequenti che sembrava che il cielo fosse in fiamme. Ma ciò che li spaventava ancora di più era che, tra tutti quei fulmini, sentivano in ogni istante una voce che sembrava provenire dall’aria e che gridava: «Colpite questi infelici, colpiteli!». Ma quando il tempo si calmò un po’, cominciarono a rassicurarsi. Continuando il loro cammino, all’improvviso ci fu un tuono che ridusse in polvere colui che non aveva ascoltato la Santa Messa. L’altro fu preso da un tale spavento che non sapeva se andare avanti o cadere a terra. Mentre era in preda al terrore, udì la voce che gridava: «Colpite, colpite il malcapitato!», il che raddoppiò il suo spavento, poiché aveva appena visto il suo compagno schiacciato ai suoi piedi. «Colpite, colpite ancora questo!». Credendosi perduto, udì un’altra voce che diceva: «No, non colpirlo, ha ascoltato la Santa Messa questa mattina». Fu quindi la Santa Messa che aveva ascoltato prima di partire a preservarlo da una morte così terribile. Vedete, Fratello, quante grazie il buon Dio ci concede e quante disgrazie ci preserva quando abbiamo la fortuna di ascoltare la Santa Messa come si deve? Ahimè! Quali punizioni devono aspettarsi coloro che non hanno alcuna difficoltà a mancare la Domenica! Innanzitutto, ciò che è visibile è che quasi tutti muoiono miseramente; i loro beni vanno in rovina, la fede abbandona il loro cuore e, per questo, sono doppiamente infelici. Mio Dio, quanto è cieco l’uomo sotto tutti i punti di vista, per l’anima e per il corpo!

III. – La maggior parte delle persone nel mondo ascoltano la Santa Messa solo come farisei, come ladroni malvagi, come Giuda. Abbiamo detto che la Santa Messa è il ricordo della morte di Gesù Cristo sul Calvario; ecco perché Gesù Cristo vuole che ogni volta che celebriamo il santo sacrificio della Messa, lo facciamo in memoria di lui. Tuttavia, possiamo dire con rammarico che, mentre noi rinnoviamo il ricordo delle sofferenze di Gesù Cristo, molti dei presenti rinnovano il crimine degli ebrei e dei carnefici che lo hanno inchiodato alla croce. Ma, per farvi capire meglio se avete la sfortuna di essere tra coloro che disonorano in questo modo i nostri santi misteri, vi farò notare, Fratello, che tra coloro che furono testimoni della morte di Gesù Cristo sulla croce, ce n’erano di tre tipi: alcuni si limitavano a passare davanti alla croce, senza fermarsi e senza provare un vero dolore, più insensibili delle creature più inanimate. Altri si avvicinavano al luogo del supplizio e consideravano tutte le circostanze della passione di Gesù Cristo; ma solo per deriderlo, per prenderlo in giro e oltraggiarlo con le bestemmie più orribili. Infine, un piccolo numero versava lacrime amare nel vedere tanta crudeltà esercitata sul corpo del loro Dio e Salvatore. Ora guardate a quale di questi gruppi appartenete. Non parlerò di coloro che corrono a sentire una Messa in fretta in una parrocchia dove hanno qualche affare da sbrigare, né di coloro che vi vengono solo la metà delle volte; che, nel frattempo, vanno a trovare un vicino per bere una bottiglia; lasciamoli da parte, perché sono persone che vivono come se fossero sicure di non avere un’anima da salvare; hanno perso la fede e, con essa, hanno perso tutto. Ma parliamo solo di quelli che vi vengono abitualmente.

Dico 1° che molti vi vengono solo per vedere ed essere visti, con un’aria tutta dissipata, come se andaste al mercato, alla fiera e, se osassi dirlo, al ballo. Vi comportate senza modestia: a malapena mettete entrambe le ginocchia a terra durante l’Elevazione o la Comunione. Pregate, Fratello? Ahimè, no; è perché vi manca la fede. Ditemi, quando andate da alcune persone che sono al di sopra di voi per chiedere loro qualche grazia, ci pensate per tutto il tragitto; entrate con modestia, fate loro un profondo saluto, state a capo scoperto davanti a loro, non pensate nemmeno a sedervi; tenete gli occhi bassi, pensate solo a come esprimervi bene e con le parole più alte. Se li deludete, vi scusate subito per la vostra scarsa educazione… Se queste persone vi accolgono con gentilezza, sentite la gioia nascere nel vostro cuore. Ebbene, ditemi, Fratello, non vi confonde il fatto di prendere tante precauzioni per un bene temporale, mentre venite in chiesa con una sorta di disprezzo, di sdegno, davanti a un Dio che è morto per salvarci e che ogni giorno versa il suo sangue per ottenere grazia dal Padre suo? Che affronto, Fratello, non è forse per Gesù Cristo essere insultato da creature vili? Ahimè! Quanti, durante la santa Messa, commettono più peccati che durante tutta la settimana. Alcuni non pensano solo al buon Dio, altri parlano, mentre il loro cuore e la loro mente affogano, gli uni nell’orgoglio o nel desiderio di piacere, gli altri nell’impurità. O grande Dio! È possibile che osino nominare Gesù Cristo, che accanto a loro è così santo e puro! Quanti altri lasciano entrare e uscire tutti i pensieri e i desideri che il demonio vuole dare loro. Quanti non hanno alcuna difficoltà a guardare, a girare la testa, a ridere e a chiacchierare, a dormire come nel proprio letto, e forse anche meglio. Ahimè! Quanti cristiani escono dalla chiesa con forse più di trenta o cinquanta peccati mortali in più rispetto a quando sono entrati!

Ma, mi direte, è molto meglio non partecipare. – Sapete cosa bisogna fare? Partecipare e partecipare come si deve, facendo tre sacrifici a Dio, intendo dire: quello del vostro corpo, del vostro spirito e del vostro cuore. Dico: il nostro corpo, che deve onorare Gesù Cristo con una modestia religiosa. Il nostro spirito, ascoltando la Santa Messa, deve penetrarsi della nostra nullità e della nostra indegnità, evitando ogni sorta di dissipazione, allontanando da sé le distrazioni. Dobbiamo consacrare a Lui il nostro cuore, che è l’offerta che Gli è più gradita, poiché è il nostro cuore che Egli ci chiede con tanta insistenza: «Figlio mio, mi dai il tuo cuore?» (PROV. XXIII, 26).

Concludiamo, Fratello, dicendo quanto siamo infelici quando ascoltiamo male la Santa Messa, poiché troviamo la nostra riprovazione là dove gli altri trovano la loro salvezza. Che il cielo ci conceda di assistere alla Santa Messa tutte le volte che possiamo, poiché le grazie vi sono così abbondanti; e che vi portiamo sempre le migliori disposizioni possibili! E che, in questo modo, attiriamo su di noi ogni sorta di benedizioni in questo mondo e nell’altro! … Questo è ciò che vi auguro.

(1) Rodriguez, t. III, p.575. San Gregorio. (Nota del Santo) Il santo Curato farà regolarmente riferimento alle opere di Rodriguez, da cui estrae alcune spiegazioni come quella che segue la nota…

(2) Questo episodio storico è riportato anche da P. Rossignoli, Meraviglie divine nella Santa Eucaristia, LXII meraviglia.

(3) 1° Nel santo sacrificio della Messa, Gesù Cristo è il sommo sacerdote e il ministro principale. Egli offre il sacrificio in suo nome e con la sua stessa potenza; senza dubbio, si serve di mani estranee per offrirlo, ma solo lui comunica tutta l’efficacia al sacrificio.

2° Il sacerdote che celebra è veramente sacerdote e ministro del sacrificio. È stato chiamato e ordinato a questo scopo; ha ricevuto questo potere da Gesù Cristo. È il ministro di Gesù Cristo e prende il posto del Salvatore. Egli offre quindi immediatamente il sacrificio con la sua azione e il suo ministero personali. Lo offre da solo, senza bisogno dell’aiuto degli assistenti.

3° I fedeli, infatti, non sono veramente, in senso stretto, ministri del sacrificio.

Se talvolta sono chiamati ministri che offrono il santo sacrificio, è in senso lato, poiché non lo offrono da soli, ma attraverso il ministero del sacerdote. Ed ecco come vi concorrono:

1° In generale, come membri della Chiesa che incarica il sacerdote di offrire il sacrificio in suo nome; 2° in modo speciale, quando i fedeli che assistono alla messa si uniscono nell’intenzione al sacerdote per offrire a Dio questo sacrificio; 3° in modo molto speciale, quando contribuiscono in modo più diretto al sacrificio, sia servendo il sacerdote all’altare, sia facendo elemosina per far celebrare messe.

(4) Perché dovevano comunicare durante la messa.

(5) In un gran numero di parrocchie, dall’Invenzione della Santa Croce (3 maggio) fino all’Esaltazione (14 settembre), il parroco recita ogni giorno, ai piedi dell’altare, prima di celebrare la Santa Messa, la Passione per i frutti della terra.

(6) Il Venerabile ha già parlato (sermone sulle Rogazioni) delle processioni domenicali che si svolgono in molte parrocchie, secondo un’antica usanza, ogni Domenica prima della Messa solenne, dall’Invenzione fino all’Esaltazione della Santa Croce, o come si dice, a Cruce ad Crucem.

(7) Sant’Ambrogio… «Dove vai? – Vado in chiesa. – Va’, infelice, a piangere…» (Nota del Santo)

(8) Omelia sul Vangelo della X domenica dopo Pentecoste.

(9) San Bonaventura…Rodriguez, t. III, p. 573

Post Correlati