Attendite a falsis prophetis.
Guardatevi dai falsi profeti.
(S. Matteo, VII, 15)
Guardatevi bene, ci dice Gesù Cristo, dal frequentare chiunque usi inganno nelle parole e nelle azioni. Infatti, Fratello, vediamo che nulla è più indegno di un cristiano, che deve essere un fedele imitatore del suo Dio, che è la rettitudine e la verità stessa, che pensare una cosa e dirne un’altra. Anche Gesù Cristo, nel Vangelo, ci raccomanda di non mentire mai: «Dite sì o no, questo è o non è (MATT. V, 37)». San Pietro ci dice che «dobbiamo essere simili ai bambini piccoli, che sono semplici e sinceri, nemici di ogni menzogna e di ogni dissimulazione (I Pietro II, 2). Sì, Fratello, se vogliamo esaminare le conseguenze funeste della doppiezza e della menzogna, vediamo che esse sono fonte di infiniti mali che affliggono il mondo. Soffermiamoci un attimo, Fratello, su una morale così poco conosciuta eppure così necessaria. No, Fratello, non c’è vizio più diffuso al mondo della doppiezza e della menzogna: è in questo senso che si dice che quasi tutti gli uomini sono bugiardi. Se vogliamo, Fratello, piacere a Dio, dobbiamo temere grandemente di contrarre una cattiva abitudine, che è tanto più pericolosa in quanto tutto la favorisce e la fomenta. Per farvi provare tutto l’orrore che dovete provare, vi mostrerò 1° che cosa sono la menzogna e la doppiezza; 2° quanto il buon Dio stesso le detesta, e 3° quanto le punisce, anche in questo mondo.
- – Se chiedessi a un bambino che cos’è mentire, mi risponderebbe: «Signor parroco, mentire è dire una cosa e pensarne un’altra».
Ma, direte voi, in quanti modi si mente? – Eccolo, Fratello, ascolti bene. Si mente 1° per orgoglio, quando si racconta ciò che si è fatto o detto e lo si ingigantisce (1), quando si dice più di quanto sia; 2° si mente per danneggiare il prossimo, dicendo male di lui e dei suoi beni, o quando si dicono cose false per vendetta; 3° si mente per compiacere il prossimo: ciò accade quando nascondiamo alcuni difetti che dovremmo rivelare, come fanno i domestici o i bambini che vedono persone della casa rubare ai loro padroni; e quando vengono interrogati, sostengono che non è vero, che non li hanno mai visti; oppure quando siamo chiamati in giudizio e non diciamo la verità per non far condannare le persone che amiamo; 4° mentiamo per vendere più caro o per comprare più a buon mercato: ciò che facciamo per avarizia; 5° mentiamo per ingannare qualcuno, o per far ridere e divertire la compagnia; 6° mentiamo quando ci confessiamo.
Ecco, Fratello, le menzogne più comuni che dobbiamo spiegare bene nelle nostre confessioni, poiché vedete che abbiamo sentimenti diversi in ogni menzogna che diciamo. Sì, Fratello, da qualsiasi parte consideriamo la menzogna e la doppiezza, esse devono apparirci infinitamente odiose. Innanzitutto, dal punto di vista di Dio, che è la verità stessa, nemico di ogni menzogna. Ahimè, Fratello, quanto poco conosciamo questo peccato! Quanti peccati sono menzogne mortali e, di conseguenza, danno la morte alla nostra anima e ci privano del cielo per sempre! Infatti, Fratello, mentire per orgoglio è un peccato mortale, quando diciamo più di quanto abbiamo fatto o detto per farci stimare. Mentire in giustizia è anche un peccato mortale se si nasconde la verità; mentire per vendetta lo è altrettanto; mentire in confessione è un sacrilegio. Ahimè, mio Dio, quante anime conduce all’inferno la menzogna! Ma supponiamo, Fratello, che le vostre menzogne, o almeno la maggior parte di esse, siano solo peccati veniali; abbiamo capito bene cosa sia un peccato veniale? Ripercorri tutte le diverse circostanze della morte e della passione di Nostro Signore Gesù Cristo fino al Calvario, esamina tutto ciò che ha sofferto, e allora potrai farti un’idea della grandezza della menzogna e dell’oltraggio che essa arreca a Dio. Tu dici che la menzogna non dà la morte alla nostra anima, né a Gesù Cristo! Ah! Infelice! Considerate forse nulla la sua agonia nel giardino degli Ulivi, quando fu preso e legato dai suoi nemici? Considerate quindi poca cosa, Fratello, quando fu coronato di spine e flagellato, quando il suo povero corpo fu ridotto tutto sanguinante? Considerate quindi poca cosa i tormenti che ha sofferto durante quella notte terribile, quando gli hanno fatto subire tutto ciò che né gli uomini né gli angeli potranno mai comprendere? Considerate quindi insignificanti gli orrori che gli furono inflitti mentre portava la croce sul Calvario? Ebbene, Fratello, ecco i tormenti che la menzogna procura a Gesù Cristo. Cioè, ogni menzogna che diciamo, a seconda che sia più o meno grave, conduce Nostro Signore Gesù Cristo al Calvario. Ditemi, Fratello, credereste di aver trattato Gesù Cristo, il nostro tenero Salvatore, in modo così indegno, ogni volta che dite una bugia? Ahimè, chi pecca sa poco di ciò che fa!
- – Se consideriamo la menzogna in relazione a noi stessi, vedremo quanto ci allontana da Dio, quanto indebolisce in noi la fonte delle sue grazie, quanto induce il buon Dio a diminuire i suoi benefici. Ahimè, quanti cristiani hanno iniziato la loro dannazione con questi peccati e ora sono all’inferno! Ma, d’altra parte, consideriamola in relazione alla nostra dignità di cristiani: noi, Fratello, che con il Battesimo siamo diventati templi dello Spirito Santo, nemico di ogni menzogna, ahimè! Fratello, non appena abbiamo la sfortuna di mentire, lo Spirito Santo se ne va e ci abbandona, e il demonio prende il suo posto e diventa il nostro padrone. Ecco, Fratello, i tristi effetti e le terribili devastazioni che la menzogna produce in chi è così cieco da commetterla. Tuttavia, Fratello, questi peccati sono comuni nel mondo! Guardate quei padri e quelle madri che non smettono di vomitare questi peccati ai loro figli per tutto il giorno, con il pretesto di divertirli e di avere un po’ di pace. Ahimè! Questi poveri miserabili non vedono che attirano la maledizione sui loro poveri figli e che scacciano lo Spirito Santo dal loro cuore, dando loro anche l’abitudine di mentire. – Ma, mi diranno questi padri e queste madri che non hanno mai conosciuto il loro dovere, è per farli stare tranquilli. Ci stanno sempre dietro, non fa male a nessuno. – Non fa male a nessuno? Amico mio, non conti nulla allontanare da te lo Spirito Santo, diminuire in te la fonte delle grazie per la tua salvezza? Non conti nulla attirare la maledizione del cielo sui tuoi poveri figli? Non conti nulla prendere Gesù Cristo stesso e condurlo al Calvario? Mio Dio! Quanto poco conosciamo la devastazione che il peccato provoca in chi ha la sventura di commetterlo!
Ma, tuttavia, bisogna convenire che le vostre menzogne più comuni e più perniciose sono quelle che dite nelle vendite e negli acquisti che fate gli uni con gli altri: su questo trovo una bella espressione della Sacra Scrittura. «La menzogna, ci dice lo Spirito Santo, è tra il venditore e l’acquirente come un pezzo di legno stretto tra due pietre»; vale a dire che spetta a chi ha più astuzia e malizia e meno buona fede, e dice più bugie. Guardate l’acquirente: non c’è menzogna che non dica per sminuire il più possibile la merce che acquista; vi trova mille difetti, grandi o piccoli. Guardate il venditore: da parte sua, inventa ogni sorta di falsità per aumentare il prezzo della sua merce. Cosa strana! Fratello, colui che l’ha appena acquistata, che ne parlava così male, che vi trovava mille difetti, ora che ne è padrone, non c’è bugia che non dica per aumentarne il prezzo e valorizzarla più di quanto valga (2); e, per giustificare che ciò è vero, quante false giuramenti! Che inganni! Che parole inutili! Ma da dove viene tutto questo, Fratello? Dal desiderio di avere beni o denaro, che ci fa preferire un bene effimero alla salvezza della nostra anima e alla gioia di Dio. Ahimè! Chi potrà mai comprendere quanto siamo miserabili, a vendere la nostra anima, il cielo e il nostro Dio per così poco?
Ma, mi direte, è lecito lodare le proprie merci. – Sì, senza dubbio, amico mio, quando diciamo solo la verità; ma è lecito mentire per ingannare il proprio prossimo? Sapete benissimo che no. Se qualcuno vi ha ingannato in un affare, voi dite subito che è un furfante, un imbroglione, che non avreste mai detto questo di lui; e voi, alla prima occasione, ingannate un altro se potete, e sareste un brav’uomo? Capite bene, Fratello, fino a che punto l’avarizia vi acceca? – Ma, mi direte, quando si vende qualcosa, si è obbligati a far conoscere i difetti? – Sì, certo, quando vendete qualcosa che ha dei difetti nascosti, che il venditore non può né vedere né conoscere, siete obbligati a farli conoscere, altrimenti siete colpevoli, e anche di più, che se gli aveste preso i soldi dalle tasche; perché lui si fiderebbe di voi, invece di fidarsi di voi, voi lo ingannate. Se vi è capitato, dovete restituire e riparare la perdita che gli avete causato. Se è successo in una fiera e non conoscevate né la persona né i suoi parenti, dovete darlo ai poveri, affinché il buon Dio benedica quella persona nei suoi beni per compensarla del torto che le avete fatto. Non credete, Fratello, che il buon Dio lasci passare tutto questo; vedrete che nel giorno del giudizio ritroverete tutte le ingiustizie che avete commesso nelle vostre vendite e nei vostri acquisti; e questo, fino all’ultimo centesimo.
Ma, mi direte, mi hanno ingannato, e quando mi ingannano non mi restituiscono nulla; faccio agli altri come hanno fatto a me; peggio per chi si fa ingannare. – Sì, senza dubbio, Fratello, questo è il linguaggio del mondo, cioè delle persone senza religione. Ma ditemi, Fratello, siete davvero convinto che quando comparirete davanti al tribunale di Gesù Cristo, Egli accetterà tutte queste frivole scuse? Cosa vi dirà? «Miserabili, è perché gli altri facevano del male, si dannavano e mi facevano soffrire che dovevate imitarli?» Tuttavia, a sentirvi parlare, le vostre menzogne non recano danno a nessuno. Ditelo con molta riflessione! Ripensate a tutti i vostri acquisti e a tutte le vostre vendite, uno dopo l’altro; ripensate a tutte le menzogne che avete detto. Non è forse vero che non avete mai mentito a vostro svantaggio? E che, al contrario, tutte le volte che avete mentito, è stato a svantaggio del vostro prossimo, ingannandolo? Quante volte, Fratello, vendendo le vostre merci, o i vostri animali, o altro, avete detto di averne trovati tanti… mentre il più delle volte non era vero. Se questo vi ha fatto vendere di più, non mancate, Fratello, di esaminare voi stesso; e se vi è capitato, di restituire alla persona, se la conoscete, o ai poveri, se non la conoscete. So bene che non lo farete; ma vi dirò sempre ciò che dovete fare, perché non sarò dannato se voi non avrete agito bene, ma solo se non vi avessi reso noto il vostro dovere. – Ma, mi direte, io non faccio più male degli altri, che mi ingannano quando possono. – Ma se gli altri si dannano, non dovete dannarvi voi per così poco. Lasciateli perdersi, poiché non potete impedirglielo; ma voi cercate di salvare la vostra povera anima, poiché Nostro Signore Gesù Cristo ci dice che se vogliamo salvarci, dobbiamo fare tutto il contrario del mondo. – Faccio come gli altri, dite voi. – Ma se vedeste una persona correre verso un precipizio per gettarvisi, ci andreste anche voi? No, senza dubbio. Dite piuttosto che non avete fede, che poco vi importa di ingannare i vostri vicini, purché ne traiate vantaggio e possiate saziare la vostra avarizia.
Ma, mi direte, come dobbiamo comportarci quando vendiamo o quando compriamo? – Come? Fratello, ecco cosa dovete fare, ma che non fate quasi mai. Dovete mettervi al posto di chi vende quando comprate e al posto di chi compra quando vendete, e non approfittare mai della buona fede delle persone o della loro ignoranza per vendere loro a un prezzo più alto o comprare a un prezzo più basso. – Ma, mi direte, nonostante tutte le precauzioni che si prendono, spesso si viene ingannati. – Tuttavia, Fratello, vi dirò che se desiderate il paradiso, anche se venite ingannati, non dovete usare questo pretesto per ingannare gli altri. – Ma, mi direte, dal modo in cui si comportano la maggior parte delle persone, credo che saranno ben pochi quelli che si salveranno. – Questo è molto vero; ma, anche se è vero che saranno ben pochi quelli che si salveranno, bisogna cercare di esserci. Dobbiamo preferire piuttosto non essere così ricchi, subire qualche perdita e non ingannare nessuno, per quanto possibile, e andare in paradiso.
III. – Ora, per infondervi, Fratello, un grande orrore per la menzogna, non abbiamo che da sfogliare la Sacra Scrittura dell’Antico e del Nuovo Testamento, e vedremo quanto sono grandi i castighi che il buon Dio infligge, anche in questa vita, a coloro che si rendono colpevoli di questo peccato; e, allo stesso tempo, vedremo quanto i santi hanno amato e preferito ogni tipo di tormento, anche i più severi e la morte, piuttosto che dire una semplice bugia. Lo Spirito Santo ci dice: «Non mentite mai e non ingannate mai nessuno (3)». Il Profeta ci dice «che il Signore farà perire tutti coloro che osano mentire (Salmo V, 7)». Sì, Fratello, i santi ci dicono che sarebbe meglio che tutti cadessero in rovina piuttosto che dire una semplice bugia. Ci dicono ancora che, se una sola bugia potesse liberare tutti i dannati dai loro tormenti e condurli in paradiso, non dovremmo dirla. Leggiamo nella vita di Sant’Antimo (RIBADENEIRA, La Vie des Saints, 27 aprile) che, mentre era ricercato dagli arcieri dell’imperatore con l’ordine di ucciderlo, questi, rivolgendosi a lui senza riconoscerlo, gli offrirono da mangiare. Quando capirono, dalle sue parole, che era lui, non ebbero il coraggio di ucciderlo dopo tanta bontà. «No, gli dissero, non abbiamo il coraggio di uccidervi, ci avete accolto troppo bene; restate qui, diremo all’imperatore che non vi abbiamo trovato». «No, fratelli miei», disse loro il santo, «non è mai permesso mentire; preferisco mille volte morire piuttosto che essere la causa di una vostra menzogna». Partì con loro per subire la morte più crudele.
Leggiamo nella storia (RIBADENEIRA, La Vie des Saints, t. III, 5 marzo) che l’imperatore mandò degli uomini armati a catturare un uomo di nome Foca, che era giardiniere, con l’ordine di ucciderlo; ma poiché nessuno lo conosceva, incontrandolo, gli chiesero se conoscesse un certo Foca che era giardiniere, aggiungendo che venivano da parte dell’imperatore per ucciderlo. Egli rispose loro, con tono sicuro e tranquillo, che sì, lo conosceva bene. Li invitò a casa sua dicendo loro di stare tranquilli, che se ne sarebbe occupato lui. Mentre questi stavano banchettando e consumando il loro pasto, egli scavò una fossa nel suo giardino. Il giorno dopo si presentò davanti a loro e disse: «Sono io il Foca che cercate». Ma i soldati, stupiti, gli dissero: «Eh! Come potremmo uccidervi, dopo che ci avete trattato con tanta bontà e generosità? No, non possiamo; diremo all’imperatore che, nonostante tutte le nostre ricerche, non siamo riusciti a trovarvi». «No, amici miei, disse loro il santo, non mentite, preferisco morire piuttosto che dire una menzogna». Gli tagliarono la testa e la seppellirono nel suo giardino, dove egli stesso aveva scavato la sua fossa. Ditemi, signori, questi santi capivano o no la gravità del male che fa chi mente? Mio Dio, quanto è miserabile chi ha perso la fede, poiché non sa quanto il peccato sia una grande sventura!
Lo Spirito Santo ci dice «che ogni bocca che mente uccide la propria anima» (SAP. I, 11). Nostro Signore disse agli Ebrei «che erano figli del demonio, perché la verità non era in loro» (GIOVANNI VIII, 44). Perché, Fratello? Perché il diavolo è il padre della menzogna. Leggiamo nella vita del santo Giobbe che il Signore chiese a Satana da dove venisse. «Vengo», rispose il diavolo, «dal fare il giro del mondo». «Non hai trovato, gli disse il Signore, il mio buon uomo Giobbe, che è un uomo semplice e che agisce con grande rettitudine di cuore, teme Dio, evita il male con cura ed è nemico della menzogna e di ogni sorta di doppiezza?» (GIOBBE, I, 8). Vedete come il buon Dio si compiace nel lodare una persona semplice e retta in tutte le sue azioni? Guardate cosa accadde ad Aman, favorito del re Assuero, per aver mentito, facendo passare i Giudei per dei disturbatori. Dopo aver fatto erigere una forca per impiccare Mardocheo, vi fu impiccato lui stesso (ESTER VII, 10). Guardate questo paggio della regina Elisabetta, che avendo mentito contro l’altro paggio, fu bruciato al suo posto. Leggiamo nell’Apocalisse che San Giovanni vide, in una visione, Nostro Signore seduto su un trono splendente di gloria, che gli disse: «Io farò nuove tutte le cose» (APOC. XXI, 5). Gli mostrò la Gerusalemme celeste, che era di una bellezza indescrivibile, e gli disse che chi avrebbe vinto il mondo e la carne avrebbe posseduto quella bella Gerusalemme; ma coloro che sono omicidi, fornicatori, adulteri e bugiardi saranno gettati in uno stagno di zolfo e fuoco, che è una seconda morte. Nostro Signore ci dice che i bugiardi avranno la stessa punizione all’inferno dei fornicatori (APOC., XXI, 8). Ditemi, Fratello, possiamo considerare come una cosa da poco o come una colpa leggera ciò che il buon Dio punisce così severamente, e per di più già in questo mondo?
Guardate cosa accadde ad Anania e a sua moglie Saffira, che furono colpiti da morte improvvisa per aver mentito a san Pietro. Leggiamo nella Sacra Scrittura che, avendo venduto un terreno, vollero tenere una parte del denaro e portare il resto agli Apostoli per distribuirlo ai poveri, facendo credere di dare tutto. Volevano apparire poveri e rimanere ricchi; ma il buon Dio fece sapere a San Pietro che lo stavano ingannando. San Pietro disse loro: «Come ha potuto lo spirito di Satana riempire i vostri cuori fino al punto di farvi mentire allo Spirito Santo? Non mentite agli uomini, ma a Dio stesso». Appena Anania udì queste parole, cadde morto. Tre ore dopo, Saffira, sua moglie, giunse senza sapere cosa fosse accaduto al marito e si presentò davanti agli Apostoli. San Pietro le disse: «È vero che avete venduto solo questo per il vostro terreno?». Lei rispose: «Sì, abbiamo venduto solo questo». Allora san Pietro le disse: «Come tuo marito, anche tu hai concordato di ingannare lo Spirito del Signore; pensi di poter ingannare lo Spirito del Signore? Sarai punita per la tua menzogna come tuo marito. Ecco, stanno portando tuo marito alla tomba e ora porteranno anche te». Appena ebbe detto questo, ella cadde morta e fu portata via dalle stesse persone (At. V).
Ma tuttavia, Fratello, possiamo dire che le menzogne più gravi sono quelle che diciamo quando ci confessiamo: cioè nel tribunale della penitenza. In questo modo, non solo disprezziamo il comandamento che ci ordina di essere sinceri, ma profaniamo anche il sangue adorabile di Gesù Cristo. Trasformiamo in veleno mortale ciò che avrebbe dovuto restituire la salute alla nostra povera anima, e oltraggiamo persino il buon Dio nella persona dei suoi ministri, che sono posti sul trono della sua misericordia; rallegriamo l’inferno rattristando tutto il cielo; mentiamo a Gesù Cristo stesso, che vede e ha contato tutti i movimenti del nostro cuore. Non dubiti, Fratello, che se avete mentito confessandovi e vi siete limitato ad accusarvi di aver mentito, ciò non servirebbe a nulla.
Dico ancora, Fratello, che mentiamo con il nostro silenzio o con qualche segno che fa credere il contrario di ciò che pensiamo. Leggiamo nella storia un esempio che ci fa vedere quanto il buon Dio punisca rigorosamente i bugiardi. Si racconta nella vita di San Giacomo, vescovo di Nisibi in Mesopotamia, che visse nel IV secolo, che, passando per una città, incontrò due poveri che gli chiesero dei soldi, dicendogli che il loro compagno era appena morto e che non avevano nulla per seppellirlo. Questi, sapendo che era molto caritatevole, avevano detto a uno di loro di fingersi morto, mentre loro sarebbero andati a chiedere al vescovo qualcosa per divertirsi. Infatti, l’altro si sdraiò per terra come se fosse veramente morto. Il santo, pieno di carità, diede loro tutto ciò che poteva. Pieni di gioia, tornarono dal loro compagno per raccontargli ciò che il vescovo aveva dato loro, ma lo trovarono davvero morto. Il santo vescovo, dopo aver pregato per chiedere il perdono dei peccati di quel povero uomo, mentre era in preghiera, vide tornare quei due giovani che erano in lacrime per essere stati puniti per la loro menzogna. Si gettarono ai piedi del santo pregandolo di perdonarli; che, se lo avevano ingannato, era stata la miseria a spingerli a farlo; lo scongiurarono di pregare il buon Dio di resuscitare il loro compagno. Il santo, invece di rimproverarli, imitò la carità del suo divino Maestro; acconsentì volentieri, pregò per lui e il buon Dio restituì la vita a colui che la menzogna aveva ucciso. «Figli miei», disse loro il santo, «perché avete mentito? Avreste dovuto chiedere a me; vi avrei dato ciò che volevate e il buon Dio non si sarebbe offeso.» (RIBADENEIRA, 15 luglio).
No, Fratello, non è permesso mentire, come credono alcune persone ignoranti e senza religione, per evitare litigi in famiglia, sia tra figli e genitori, sia tra domestici. Farete sempre meno male lasciando gridare il marito o la moglie o il vicino, piuttosto che mentire. Non è forse meglio sopportare le umiliazioni piuttosto che farle sopportare a Dio stesso? Non dobbiamo mentire nemmeno per nascondere le nostre buone azioni. Se qualcuno vi chiede se avete fatto qualche buona azione, se siete obbligati a parlare, dite di sì, perché la vostra menzogna offenderebbe Dio più di quanto la vostra buona azione lo glorificherebbe. Ecco un bell’esempio. Si racconta che un santo di nome Giovanni era andato a visitare un monastero; quando i religiosi furono riuniti insieme (c’era un diacono che, per umiltà, temendo che si facesse caso di lui, non aveva mai detto chi era), il santo chiese loro se tra loro ci fosse qualche ecclesiastico. Tutti risposero di no, ma il santo, voltandosi verso quel giovane, lo prese per mano e disse: «Ma qui c’è un diacono». Il superiore gli rispose: «Padre, lui non l’ha detto a nessuno, tranne che a una sola persona». Baciandogli la mano, il santo gli disse: «Amico mio, guardati bene dal rinnegare la grazia che il buon Dio ti ha fatto, per paura di cadere in disgrazia e che la tua umiltà ti faccia cadere nella menzogna; perché non si deve mai mentire, non solo con cattive intenzioni, ma nemmeno con il pretesto di fare il bene». Il diacono lo ringraziò e non nascose più chi era (Vita dei Padri del deserto).
Sant’Agostino ci dice che non è mai lecito mentire, nemmeno quando si tratta di evitare la morte a qualcuno. Ci dice che nella città di Togaste, in Africa, c’era un vescovo di nome Firmino; un giorno gli vennero a trovare alcuni messaggeri dell’imperatore per chiedergli di consegnare loro un uomo che egli teneva nascosto in casa sua. Egli rispose a coloro che lo interrogavano che non poteva né mentire né dire loro dove si trovava. Allora, vedendo il suo rifiuto di dire loro dove si trovava colui che cercavano, lo presero e gli fecero subire tutte le sofferenze che la loro crudeltà poteva ispirare loro. Poi, dopo averlo presentato all’imperatore, questi ne fu così commosso che non solo non lo fece morire, ma concesse anche la grazia a colui che era a casa sua. Ahimè, Fratello, se il buon Dio ci mettesse in prove simili, chi di noi non soccomberebbe? Quanti pochi sarebbero quelli che farebbero come questo santo vescovo, che preferì la morte piuttosto che dire una menzogna per salvare la propria vita e quella del suo amico! Ahimè, Fratello, questo santo capiva quanto la menzogna offenda il buon Dio e che è molto meglio soffrire tutto, e persino perdere la vita, piuttosto che commetterla; mentre noi, nella nostra cecità, consideriamo nulla ciò che è grande agli occhi di Dio e che Egli punisce severamente nell’altra vita. Sì, Fratello, sarebbe molto meglio perdere, se volete, la vostra salute, i vostri beni o la vostra reputazione e persino la vostra vita, piuttosto che offendere il buon Dio e perdere il paradiso. Tutti i beni sono solo per il presente, mentre il buon Dio e la nostra anima sono per l’eternità.
Se abbiamo appena visto quanto siano comuni la menzogna e la doppiezza nelle compravendite, non sono meno presenti nella conversazione e nella società. Se il buon Dio ci facesse vedere e scoprire i cuori di coloro che compongono una società o una compagnia, vedremmo che quasi tutti i pensieri sono diversi dalle parole che escono dalla loro bocca. Si sa bene come usare il linguaggio e tutte le apparenze di stima, benevolenza e amicizia, con sentimenti di odio e disprezzo che si nutrono nel cuore verso coloro con cui si parla. Se entrate in una casa, se vi presentate in una compagnia dove si è occupati a diffamare la vostra reputazione, subito tutti i volti cambiano espressione; vi ricevono, vi accolgono con aria gentile e vi sommergono, per così dire, di cortesie. Se uscite, subito ricominciano le beffe e le maldicenze su di voi. Ditemi, signori, si può trovare qualcosa di più falso e indegno di un cristiano? Ahimè, signori, eppure non c’è nulla di più comune al mondo. Ahimè, Fratello, questo mondo così ingrato può ingannarci, possiamo essere oggetto del suo scherno, ma noi lo amiamo e siamo infinitamente felici di essere amati da lui. O cecità del cuore umano, fino a quando ti lascerai sedurre? Fino a quando tarderai a volgere lo sguardo verso il tuo Dio che non ti ha mai ingannato, per lasciare questo mondo falso e ipocrita, che non può renderti che infelice, già in questa vita e ancor più nell’altra? Ahimè, Fratello, quanto è insensato chi si rallegra di essere applaudito e amato, dato che questo mondo è così falso e ingannevole! Chi potrà mai contare su tutti gli inganni e le menzogne che si formano nel mondo?
Guarda ancora, Fratello, il tuo linguaggio nei confronti di Dio. «Mio Dio» dice questo avaro quando fa la sua preghiera «ti amo sopra ogni cosa, disprezzo le ricchezze, che sono solo fango in confronto ai beni che ci prometti nell’altra vita». Ma, ahimè, Fratello, quello stesso uomo, uscito dalla preghiera o dalla chiesa, non è più lo stesso; quei beni che nella preghiera erano così vili, li preferisce al suo Dio e alla sua anima; non pensa né ai poveri né agli infermi e, forse, si allontana da loro per paura che gli chiedano qualcosa. Direste, signori, che è lo stesso uomo che poco prima diceva al buon Dio che era tutto suo? Applicate, signori, la stessa riflessione al vendicativo. «Ti amo, mio Dio, e amo tutti», dice nel suo atto di carità; e a due passi da lì non c’è male che non dica del suo prossimo. Guardate quell’ambizioso che nella sua preghiera dice a Dio: «Se ho la felicità di amarvi, sono abbastanza ricco, non chiedo altro»; e un attimo dopo, se vede qualcuno che fa un affare che avrebbe potuto fare lui, è come un disperato. Ascoltate quell’impudico che vi elogia tanto la santa virtù della purezza; tra pochi istanti vomiterà ogni sorta di sporcizia, o vi si immergerà. Guardate quell’ubriacone che biasima tutti quelli che si danno al vino, che perdono la ragione e spendono male il loro denaro; forse tra un’ora, alla prima compagnia, si lascerà trascinare nelle bettole e si riempirà di vino. Diciamo lo stesso, Fratello, di tutti coloro che uniscono la pratica esteriore della religione alle loro inclinazioni viziose. In chiesa, davanti al buon Dio, sono tutti buoni cristiani, almeno in apparenza; ma, sparsi nel mondo, non sono più gli stessi, non si riconoscono più.
Apriamo gli occhi, signori, e riconosciamo quanto tutte queste menzogne e questi inganni siano indegni di un figlio di Dio, che è la carità e la verità stessa. Sì, signori, siamo sinceri in tutto ciò che facciamo per il buon Dio e per il prossimo, facciamo agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi, se non vogliamo camminare sulla via della perdizione.
In terzo luogo, abbiamo detto che spesso alla menzogna si aggiungono giuramenti e maledizioni, cosa che accade quasi ogni giorno. Se qualcuno non vi crede, voi dite: «Se non è vero, che io non mi muova mai! È vero come il buon Dio vi vede, che questa merce è buona o che questo animale non ha difetti». State molto attenti, Fratelli, a non aggiungere mai giuramenti alla menzogna, anche per assicurare una cosa vera. Gesù Cristo ce lo proibisce: «Quando volete assicurare una cosa, dite: È o non è; sì o no; l’ho fatto o non l’ho fatto. Tutto ciò che dite di più viene dal demonio (Matteo V, 37). Siate ben convinti, Fratello, che non sono né le vostre menzogne né i vostri giuramenti a farvi vendere di più o a far credere ciò che dite, ma è proprio il contrario. Guardate voi stessi se credete a tutti questi giuramenti e bugie che vi fanno e vi dicono quelli da cui comprate. Voi dite: «So che le bugie e le imprecazioni non costano loro nulla, non hanno altro in bocca». Ma questo è il linguaggio del mondo: «Se non mento quando vendo, non venderò tanto quanto gli altri». Vi sbagliate; più si vede una persona raccontare bugie per lodare la propria merce, più la si sente fare giuramenti, meno le si crede e più ci si diffida di lei. Ma se, vendendo o comprando, avete timore di Dio, venderete tanto quanto gli altri e comprerete a prezzi altrettanto convenienti, e avrete la felicità di salvare la vostra anima. Del resto, Fratello, non dovremmo preferire perdere qualcosa piuttosto che perdere la nostra anima, il nostro Dio e il nostro paradiso? Quando moriremo, a cosa ci serviranno tutte le frodi e le doppie facce di cui ci siamo serviti durante la nostra vita? Che rimpianto aver perso il cielo per così poco!
Guardate cosa dice il cardinale Bellarmino. C’erano, ci dice, a Colonia, due mercanti che, per vendere la loro merce, mentivano e giuravano quasi ad ogni parola che dicevano. Il loro pastore consigliò loro di abbandonare questa cattiva abitudine, perché tutte quelle menzogne e quei giuramenti avrebbero portato loro rovina, e che se avessero semplicemente detto la verità, il buon Dio li avrebbe benedetti. Non volevano decidersi a farlo; tuttavia, per obbedire al loro pastore, alla fine lo fecero e dissero a tutti quelli che venivano a comprare la loro merce che ne volevano tanto, senza mentire né bestemmiare. Dopo qualche tempo, il loro pastore chiese loro se avessero fatto ciò che aveva detto loro; essi risposero di sì. Egli chiese loro se non vendessero tanto quanto prima; essi risposero: «Signore, da quando abbiamo abbandonato l’abitudine di mentire e giurare, vendiamo più di prima». Ora capiamo bene che tutte quelle bugie e quelle imprecazioni non sono altro che astuzie del diavolo per ingannare e rovinare i mercanti. Ora che la gente sa che non mentiamo e non imprechiamo più, vendiamo il doppio di prima, vediamo che il buon Dio benedice la nostra casa in modo visibile e che tutto va bene per noi. Ah! Fratello, se avessimo la fortuna di imitare questi mercanti nelle nostre vendite e nei nostri acquisti, quanti peccati in meno, quanto meno timore per quando verrà la morte, quando dovremo renderne conto, come nessuno dubita; poiché Gesù Cristo stesso ci dice che renderemo conto di ogni parola inutile (MATTEO XII, 36). Ma no, non si pensa a tutto questo; anche se aveste da vendere solo un soldo, mentite non appena se ne presenta l’occasione; non temete né di far soffrire il buon Dio, né di perdere l’anima; purché guadagniate due soldi, siete contenti, tutto il resto non conta.
Ma, Fratello, state soprattutto attento a non aggiungere mai il giuramento alla menzogna. Guardate cosa accadde davanti a sant’Edoardo, re d’Inghilterra: mentre era a tavola con il conte Gondovin, suo suocero, che era molto orgoglioso e geloso, al punto che non sopportava nessuno accanto al re, questi gli disse che sapeva bene che aveva contribuito alla morte di suo padre, il conte rispose: «Se questo è vero, voglio che questo pezzo di pane che sto per mangiare mi strangoli». Ahimè! Appena mise il pezzo di pane in bocca, gli rimase incastrato in gola e lo strangolò. Cadde morto accanto al re (RIBADENEIRA, 13 ottobre). È vero che il buon Dio non ci punisce sempre in modo così terribile, ma ai suoi occhi non siamo meno colpevoli.
Cosa dobbiamo concludere da tutto questo? Eccolo, Fratello. Non dobbiamo mai abituarci a mentire, perché una volta che si prende l’abitudine, non si può più correggersi; bisogna essere sinceri e veritieri in tutto ciò che diciamo e facciamo. Se non vogliono crederci, beh, che non ci credano! Non costringere mai gli altri a mentire; ci sono persone che ti fanno tante domande che ti inducono a dire bugie o ti fanno arrabbiare. Sono ancora più colpevoli di chi mente, perché senza di loro non avresti mentito. Quando ci confessiamo, dobbiamo dichiarare chiaramente quali bugie abbiamo detto, poiché avete visto che alcune possono essere peccati mortali, a seconda delle nostre intenzioni nel dirle. Del resto, Fratello, come possiamo usare per mentire la nostra lingua che è stata bagnata dal sangue prezioso di Gesù Cristo, la nostra bocca che tante volte è servita da tabernacolo all’adorabile corpo di Gesù Cristo? O mio Dio! Se pensassimo a tutto questo, avremmo davvero questo coraggio? Beato, Fratello, colui che agirà con semplicità e parlerà sempre nella verità! È questa la felicità che vi auguro.
(1) «Mentire per orgoglio, dice il Santo, è raccontare ciò che si è fatto o detto, e aumentarlo». E più avanti aggiunge: «Mentire per orgoglio è un peccato mortale, dire più di quanto abbiamo fatto o detto, per farci stimare».
Affinché vi sia peccato mortale in questa circostanza, è necessario che le cose esagerate e amplificate scandalizzino gravemente le persone presenti, o che il sentimento di orgoglio sia estremamente grave nel cuore di chi proferisce la menzogna.
(2) Malum est, malum est, dicit omnis emptor : et cum recesserit, tunc gloriabitur. PROV. XX, 14.
(3) Noli velle mentiri omne mendacium : assiduitas enim illius non est bona. ECLLI. VII, 14.














