Beatus qui non fuerit scandalizatus in me.
Beato chi non si scandalizzerà di me (Matteo, 11,6)
Nulla, Fratello, è più glorioso e onorevole per un cristiano che portare il nome sublime di figlio di Dio, di fratello di Gesù Cristo. Ma nulla è più infame che vergognarsi di manifestarlo ogni volta che se ne presenta l’occasione. Non ci stupisce vedere gli ipocriti mostrare il più possibile un’apparenza di pietà per attirare la stima e le lodi degli uomini, mentre i loro cuori poveri sono divorati dai peccati più infami. Questi ciechi vorrebbero godere degli onori che sono inscindibili dalla virtù, senza avere la fatica di praticarla. Siamo ancora meno sorpresi nel vedere buoni cristiani nascondere, per quanto possibile, le loro buone opere agli occhi del mondo, per timore che la vana gloria si insinui nei loro cuori e che i vani applausi degli uomini gli facciano perdere il merito e la ricompensa. Ma, Fratello, dove troviamo una codardia più criminale e un abominio più detestabile del nostro: che, professando di credere in Gesù Cristo; che, essendo impegnati con i giuramenti più sacri a seguire le sue orme, a sostenere i suoi interessi e la sua gloria, anche a costo della nostra vita, siamo così codardi da violare alla prima occasione le promesse che gli abbiamo fatto sulle sacre fontane del Battesimo. Ah! Infelici, che cosa stiamo facendo? Chi è Colui che rinneghiamo? Ahimè! Abbandoniamo il nostro Dio, il nostro Salvatore, per schierarci tra gli schiavi del demonio che ci inganna e che cerca solo la nostra perdizione e la nostra eterna infelicità. Oh, maledetto rispetto umano, che trascini le anime negli inferi! Ma per farvi comprendere meglio la sua bassezza, vi mostrerò: 1° Quanto il rispetto umano, cioè la vergogna di fare il bene, oltraggi il buon Dio; 2° Quanto chi lo commette dimostri uno spirito debole e limitato.
- – Non parleremo, Fratello, di tutti quegli empi di prima classe che impiegano il loro tempo, la loro scienza e la loro misera vita per distruggere la nostra santa religione, se potessero. Questi infelici sembrano vivere solo per annullare le sofferenze, i meriti della morte e della passione di Gesù Cristo. Alcuni hanno impiegato le loro forze, altri la loro scienza, per frantumare la pietra su cui Gesù Cristo ha costruito la sua Chiesa. Ma questi insensati si frantumeranno contro questa pietra della Chiesa, che è la nostra santa religione, la quale sopravvivrà sempre nonostante tutti i loro sforzi.
Infatti, Fratello, a cosa porta tutta la furia dei persecutori della Chiesa, dei Neroni, dei Massimiani, dei Diocleziani e di tanti altri che hanno creduto che, con la forza delle loro armi, sarebbero riusciti a farla scomparire dalla terra? È proprio il contrario: il sangue di tanti martiri è servito, come dice Tertulliano, solo a far fiorire la religione più che mai, e il loro sangue sembrava un seme che ne produceva cento per uno. Sfortunati! Che cosa vi ha fatto questa bella e santa religione, per perseguirla così tanto, dal momento che solo essa può rendere l’uomo felice sulla terra? Ahimè! Quante lacrime e quanti gridi versano ora all’inferno, dove riconoscono chiaramente che questa religione, contro la quale si sono scatenati, li avrebbe condotti in paradiso! Ma sono rimpianti inutili e superflui!
Guardate ancora questi altri empi che hanno fatto tutto il possibile per distruggere la nostra santa religione con i loro scritti, come Voltaire, Jean-Jacques Rousseau, Diderot, D’Alembert, Volney e tanti altri, che hanno trascorso la loro vita vomitando nei loro scritti tutto ciò che il demonio poteva ispirare loro. Ahimè! Hanno fatto del male, è vero; hanno perso delle anime, ne hanno trascinate molte con loro all’inferno; ma non sono riusciti a distruggere la religione, come credevano; si sono infranti contro questa pietra. Non hanno infranto la pietra su cui Gesù Cristo ha costruito la sua Chiesa e che dovrà durare fino alla fine del mondo. Dove sono ora questi poveri empi? Ahimè, all’inferno, dove piangono la loro sventura e quella di tutti coloro che hanno trascinato con sé. Non diciamo ancora nulla, Fratello, di questi ultimi miscredenti che, senza mostrarsi apertamente nemici della religione perché ne praticano ancora alcuni aspetti esteriori, di tanto in tanto ne fanno oggetto di piccole battute, per esempio sulla virtù o la pietà di coloro che non hanno il coraggio di imitare. Dimmi, amico mio, che cosa ti ha fatto questa religione che hai ereditato dai tuoi antenati, che hanno praticato così fedelmente davanti ai tuoi occhi, che ti hanno detto tante volte che solo essa poteva rendere felice l’uomo sulla terra e che, abbandonandola, non potevamo che essere infelici? E dove pensi, amico mio, che ti porterà la tua piccola empietà? Ahimè, amico mio, all’inferno, per farti piangere la tua cecità.
Non parliamo ancora di quei cristiani che sono cristiani solo di nome; che compiono il loro dovere di cristiani in modo così miserabile da farvi morire di compassione. Guardatene uno, mentre prega con noia, distrazione, senza rispetto. Guardateli in chiesa, senza devozione: la funzione inizia sempre troppo presto e finisce sempre troppo tardi; il sacerdote non è ancora sceso dall’altare che loro sono già fuori. Per quanto riguarda la frequenza dei sacramenti, non bisogna parlarne con loro: se talvolta vi si avvicinano, è con una certa indifferenza che rivela che non sanno affatto ciò che fanno. Tutto ciò che riguarda il servizio di Dio è fatto con un disgusto spaventoso. Mio Dio! Quante anime perdute per l’eternità! O mio Dio! Quanto è piccolo il numero di coloro che entreranno nel regno dei cieli, poiché sono così pochi quelli che fanno ciò che devono per meritarselo?
Ma ora mi direte: chi sono dunque coloro che si rendono colpevoli di rispetto umano? Fratello, ascoltatemi un istante e lo saprete. Innanzitutto, vi dirò con san Bernardo che, da qualunque parte consideriamo il rispetto umano, che è la vergogna di adempiere ai propri doveri religiosi a causa del mondo, tutto ci dimostra in esso il disprezzo di Dio e delle sue grazie e l’accecamento dell’anima. Dico innanzitutto, Fratello, che la vergogna di fare il bene, per paura di essere disprezzati o derisi da qualche infelice empio o da qualche ignorante, è un terribile disprezzo che noi facciamo della presenza del buon Dio davanti al quale ci troviamo e che potrebbe in questo stesso istante gettarci all’inferno. Perché mai, Fratello, questi cattivi cristiani vi deridono e ridicolizzano la vostra devozione? Ahimè, Fratello, ecco la vera ragione: non avendo la forza di fare ciò che lei fa, le serbano rancore perché risveglia i rimorsi della loro coscienza; ma stia certo che nel loro cuore non la disprezzano, al contrario, la stimano molto. Se hanno bisogno di un buon consiglio o di chiedere una grazia al buon Dio, non si rivolgeranno a coloro che fanno come loro, ma a coloro che hanno deriso, almeno a parole. Ti vergogni, amico mio, di servire il buon Dio per paura di essere disprezzato? Ma, amico mio, guarda Colui che è morto su quella croce; chiedigli se si è vergognato di essere disprezzato e di morire nel modo più vergognoso su quella croce infame. Ah! Quanto siamo ingrati verso Dio, che sembra trovare la sua gloria nel proclamare di secolo in secolo che ci sceglie come suoi figli. O mio Dio! Quanto è cieco e spregevole l’uomo che teme un misero che dirà la gente, e non teme di offendere un Dio così buono. Dico ancora che il rispetto umano ci fa disprezzare tutte le grazie che il buon Dio ci ha meritato con la sua morte e la sua passione. Sì, Fratello, con il rispetto umano annientiamo tutte le grazie che il buon Dio ci aveva destinato per salvarci. Oh! Maledetto rispetto umano, quante anime trascini all’inferno!
In secondo luogo, dico che il rispetto umano racchiude in sé la più deplorevole cecità. Ahimè! Non prestiamo attenzione a ciò che perdiamo. Ah! Fratello, che sventura per noi! Perdiamo il nostro Dio, che nessuno potrà mai sostituire. Perdiamo il cielo con tutti i suoi beni e i suoi piaceri! Ma un’altra sventura è che prendiamo il demonio per nostro padre e l’inferno con tutti i suoi tormenti per nostra eredità e ricompensa. Scambiamo le nostre dolcezze e le nostre gioie eterne con sofferenze e lacrime. Ah! Amico mio, a cosa state pensando? Quali rimpianti avrete per tutta l’eternità! Ah! Mio Dio! Si può pensare a questo e continuare a vivere schiavi del mondo?
È vero, mi dirai, che chi teme il mondo per adempiere ai propri doveri religiosi è davvero infelice, poiché il buon Dio ci ha detto che chi si vergognerà di servirlo davanti agli uomini, non vorrà riconoscerlo davanti al Padre suo nel giorno del giudizio.
Ma mio Dio! Temere il mondo, perché mai, dal momento che sappiamo che bisogna assolutamente essere disprezzati dal mondo per piacere a Dio. Se temete il mondo, non dovevate diventare cristiani. Sapevate bene che sulle sacre fontane del battesimo giuravate in presenza di Gesù Cristo stesso, che rinunciavate al demonio e al mondo, che vi impegnavate a seguire Gesù Cristo portando la sua croce, carico di oltraggi e di disprezzo. Se temete il mondo, allora rinunciate al vostro battesimo e dedicatevi a questo mondo che temete tanto di dispiacere.
Ma, mi direte, quando agiamo per rispetto umano? Amico mio, ascoltatemi bene. Un giorno eravate alla fiera, o in una locanda dove si mangiava carne in un giorno di digiuno, e qualcuno vi ha pregato di mangiarne; voi, accontentandovi di abbassare gli occhi e arrossire, invece di dire che eravate cristiano, che la vostra religione ve lo proibiva, ne mangiaste come gli altri, dicendo: «Se non faccio come gli altri, mi prenderanno in giro». «Vi derideranno, amico mio. Ah! Certo, è un vero peccato!» – Eh! mi dirai, farò molto più male, essendo la causa di tutte le cattive ragioni che si diranno contro la religione, di quanto ne farei mangiando carne. – Dimmi, amico mio, farai più male? Se i martiri avessero temuto tutte queste bestemmie, tutti questi giuramenti, allora avrebbero tutti rinunciato alla loro religione? Peggio per coloro che fanno del male. Ahimè! Fratello, diciamo meglio: non basta che gli altri infelici abbiano crocifisso Gesù Cristo con la loro vita dissoluta; bisogna anche unirsi a loro per far soffrire ancora di più Gesù Cristo? Temete di essere derisi? Ah! Sfortunati, guardate Gesù Cristo sulla croce e vedrete cosa ha fatto per voi.
Non sapete quando avete rinnegato Gesù Cristo? È stato un giorno in cui, trovandovi con due o tre persone, sembrava che non aveste mani, o che non sapeste fare il segno della croce, e guardavate se qualcuno vi guardava, e vi accontentavate di dire il Benedicite o il ringraziamento nel vostro cuore, oppure andavate in un angolo per dirli. È quando, passando davanti a una croce, avete fatto finta di non vederla, o avete detto che non è per noi che il buon Dio è morto.
Non sapete quando avete avuto rispetto umano? È stato un giorno in cui, trovandoti in una compagnia in cui si dicevano parole oscene contro la santa virtù della purezza o contro la religione, non hai osato rimproverare quelle persone e, anzi, per paura di essere deriso, hai sorriso. Ma, mi dirai, si è costretti a farlo, altrimenti si verrebbe derisi troppo spesso. – Temete, amico mio, di essere deriso? Fu proprio questo timore che spinse San Pietro a rinnegare il suo divino Maestro; ma ciò non gli impedì di commettere un grave peccato che pianse per tutta la vita.
Non sapete quando avete avuto rispetto umano? È stato il giorno in cui il buon Dio vi ha dato l’idea di andare a confessarvi, sentivate che ne avevate davvero bisogno, ma avete pensato che vi avrebbero deriso, che vi avrebbero trattato da devoto. È stato quando avete pensato di andare a Messa durante la settimana e potevate andarci; vi siete detto che vi avrebbero deriso e che avrebbero detto: «Va bene per quelli che non hanno nulla da fare, che hanno di che vivere delle loro rendite».
Quante volte questo maledetto rispetto umano vi ha impedito di partecipare al catechismo, alla preghiera serale! Quante volte, stando a casa vostra e recitando qualche preghiera o facendo qualche lettura di pietà, vi siete nascosto vedendo arrivare qualcuno! Quante volte il rispetto umano vi ha fatto violare la legge del digiuno o dell’astinenza, e non avete osato dire che stavate digiunando o che non mangiavate cibi grassi! Quante volte non avete osato dire il vostro Angelus davanti al mondo, o vi siete accontentati di dirlo nel vostro cuore, o siete usciti per dirlo fuori! Quante volte non hai fatto le preghiere del mattino o della sera, perché ti trovavi con persone che non le facevano; e tutto questo per paura che ti prendessero in giro! Vai, povero schiavo del mondo, aspetta l’inferno dove sarai precipitato; avrai tutto il tempo per rimpiangere il bene che il mondo ti ha impedito di fare.
Ah! Mio Dio, che vita triste conduce chi vuole piacere al mondo e a Dio! No, amico mio, ti sbagli. Oltre a vivere sempre infelice, non riuscirai mai a piacere al mondo e a Dio; è impossibile quanto porre fine all’eternità. Ecco il consiglio che ho da darvi, e sarete meno infelici: o date tutto a Dio, o tutto al mondo; cercate e seguite un solo maestro e, una volta che lo avete trovato, non abbandonatelo.
Non ricordate quindi ciò che Gesù Cristo vi dice nel Vangelo: non potete servire Dio e il mondo, cioè non potete seguire il mondo con i suoi piaceri e Gesù Cristo con la sua croce. Non è forse una fortuna essere ora con Dio e ora con il mondo? Parliamo più chiaramente: bisognerebbe che la vostra coscienza, che il vostro cuore vi permettesse di essere al mattino alla santa mensa e alla sera al ballo; una parte della giornata in chiesa e il resto nei cabaret o nei giochi; un momento parlare del buon Dio e un altro momento dire oscenità o calunnie contro il prossimo; una volta fare del bene al vostro vicino e un altro momento fargli del male, cioè che con i buoni farete del bene, parlerete del buon Dio, con i malvagi farete del male.
Ah! Fratello, quanto male ci fa la compagnia dei malvagi! Quanti peccati eviteremmo se avessimo la fortuna di fuggire le persone senza religione! Sant’Agostino ci dice che molte volte, trovandosi con i malvagi, si vergognava di non avere tanta malizia quanto loro e, per non essere biasimato, diceva il male che non aveva fatto (Conf. lib. II, c. II, 7). Povero cieco! Quanto sei da compatire! Che vita triste! …. Oh, maledetto rispetto umano, che trascini le anime negli inferi! Oh, di quanti crimini sei la causa! Ah, quanto è colpevole il disprezzo che abbiamo delle grazie che il buon Dio vuole concederci per salvarci! Ahimè! Quanti hanno iniziato la loro dannazione con il rispetto umano, perché, man mano che disprezzavano le grazie che il buon Dio voleva concedere loro, la fede si è spenta in loro; e, poco a poco, hanno sentito meno la gravità del peccato, la perdita del paradiso, gli oltraggi che facevano a Dio con il peccato. Hanno finito per cadere nella paralisi, cioè non hanno più conosciuto lo stato infelice della loro povera anima: rimangono nel peccato e la maggior parte di loro vi perisce.
Leggiamo nel Vangelo che Gesù Cristo, nelle sue missioni, riempiva di ogni sorta di grazie i luoghi dove passava. A volte era un cieco a cui restituiva la vista; altre volte erano i sordi che faceva sentire; qui è un lebbroso che guarisce, là è un morto a cui restituisce la vita. Tuttavia vediamo che sono pochissimi quelli che rendono pubblici i benefici che hanno appena ricevuto; lo fanno solo nel momento in cui sono ai piedi di Gesù Cristo. E da dove viene questo, Fratello? È perché temevano gli ebrei, perché bisognava essere amici o degli ebrei o di Gesù Cristo; quando erano con Gesù Cristo, lo riconoscevano; e quando erano con gli ebrei, sembravano approvarli con il loro silenzio. È proprio quello che facciamo noi: quando siamo soli, quando riflettiamo su tutti i benefici che abbiamo ricevuto dal buon Dio, non possiamo fare a meno di dimostrargli la nostra gratitudine per essere nati cristiani, per essere stati cresimati; ma quando siamo con i libertini, sembriamo condividere i loro sentimenti applaudendo con i nostri sorrisi o il nostro silenzio alle loro empietà. Oh! Che preferenza indegna, esclama san Massimo! Ah! Maledetto rispetto umano, quante anime trascini all’inferno! Ahimè, Fratello, quale tormento proverà una persona che vuole piacere e vivere così, come abbiamo un bell’esempio nel Vangelo. Leggiamo che il re Erode si era innamorato in modo profano di Erodiade. Questa barbarica cortigiana aveva una figlia che danzò davanti a lui con tanta grazia che egli le promise metà del suo regno. Ma la sfortunata si guardò bene dal chiedergliela, non era abbastanza; essendo andata dalla madre per chiederle consiglio su cosa dire al re, la madre, più infame della figlia, le porse un piatto: «Va’, le disse, a chiedere al re di mettere la testa di Giovanni Battista in questo piatto, affinché tu me la porti»; e questo perché san Giovanni Battista le rimproverava la sua vita dissoluta. Il re, a questa richiesta, fu preso dal terrore; perché, da un lato, stimava San Giovanni Battista e si rammaricava della morte di un uomo così degno di vivere. Cosa avrebbe fatto? Quale decisione avrebbe preso? Ah, maledetto rispetto umano, cosa farai? Non voleva far morire San Giovanni Battista; ma, d’altra parte, temeva che lo deridessero perché, pur essendo re, non manteneva la parola data. «Andate», disse il malvagio re a un boia, «andate a tagliare la testa di Giovanni Battista; preferisco lasciare che la mia coscienza gridi piuttosto che essere deriso». Ma che orrore! Quando la testa apparve nella sala, gli occhi e la bocca, sebbene chiusi, sembravano rimproverargli il suo crimine e minacciarlo delle punizioni più terribili. A questo spettacolo, egli rabbrividì e impallidì. Ahimè, chi si lascia guidare dal rispetto umano è da compatire!
È vero che il rispetto umano non sempre ci impedisce di compiere buone azioni. Ma quante buone azioni perdiamo a causa del rispetto umano! Quante buone azioni non faremmo se non sperassimo di essere lodati e stimati dal mondo! Quante persone vanno in chiesa solo per rispetto umano, o pensando che, non appena una persona smette di praticare la religione, almeno esteriormente, non ci si fida più di lei, come si dice: Dove non c’è religione, non c’è coscienza! Quante madri sembrano prendersi cura dei propri figli solo per essere stimate agli occhi del mondo! Quanti si riconciliano con i propri nemici perché temono di perdere la buona stima che gli altri hanno di loro! Quante persone non starebbero così bene se non sapessero che ci guadagnano nell’essere lodate dal mondo? Quante sono più riservate nelle loro parole e più modeste in chiesa a causa del mondo! Oh, maledetto rispetto umano, che rovini le buone opere che condurrebbero tanti cristiani in paradiso e che invece li spingeranno all’inferno!
Ma, mi direte, c’è molto da fare affinché il mondo non si intrometta in nulla di ciò che facciamo. Ma, Fratello, noi non aspettiamo la nostra ricompensa dal mondo, ma solo da Dio: se mi lodano, so bene che non lo merito, essendo così peccatore; se mi disprezzano, non c’è nulla di straordinario per un peccatore come me che tante volte ho disprezzato il buon Dio con i miei peccati; ne merito ben di più. Del resto, Gesù Cristo non ci ha forse detto: Beati coloro che saranno disprezzati e perseguitati? E chi sono quelli che vi disprezzano? Ahimè! Alcuni poveri peccatori che non hanno il coraggio di fare ciò che fate voi, che, per nascondere un po’ la loro vergogna, vorrebbero che faceste come loro; è un povero cieco che, lungi dal disprezzarvi, dovrebbe passare la vita a piangere la sua sventura. Le sue beffe vi mostrano quanto sia da compatire e degno di compassione. Si comporta come una persona che ha perso la ragione, che corre per i boschi, si rotola per terra o si getta nei precipizi gridando a tutti quelli che la vedono di fare come lei; per quanto gridi, voi lo lasciate fare e lo compatite, perché non conosce la sua sventura. Allo stesso modo, Fratello, lasciamo che questi poveri sfortunati gridino e scherniscano i buoni cristiani; lasciamo gli insensati nella loro follia; lasciamo i ciechi nelle loro tenebre; ascoltiamo le grida e le urla dei dannati; ma non temiamo nulla, seguiamo la nostra strada; essi fanno molto male a se stessi, senza farne a noi; compatiteli e procediamo come al solito.
Sapete perché gli altri vi deridono? Perché vedono che li temete e che basta un niente per farvi arrossire. Non è la vostra pietà che deridono, ma solo la vostra incostanza e la vostra codardia nel seguire il vostro capo. Guardate le persone del mondo: con quale audacia seguono il loro capo! Non si vantano forse di essere libertini, ubriaconi, abili, vendicativi? Guardate un impudico: teme forse di vomitare le sue oscenità davanti al mondo? Perché, Fratello? Perché sono costretti a seguire il loro padrone che è il mondo; pensano e cercano solo di compiacerlo; per quanto soffrano, nulla può fermarli. Ecco, Fratello, cosa fareste se voleste fare lo stesso. Non temereste né il mondo né il demonio; cerchereste e vorreste solo ciò che potrebbe piacere al vostro Maestro, che è Dio stesso. Concordate con me che i mondani sono molto più costanti in tutti i sacrifici che fanno per compiacere il loro padrone, che è il mondo, di quanto lo siamo noi nel fare ciò che dobbiamo per compiacere il nostro Maestro, che è il nostro Dio.
- – Ma ora ricominciamo in un altro modo. Ditemi, amico mio, perché deridete coloro che professano la pietà o, se non capite bene, coloro che fanno preghiere più lunghe delle vostre, che frequentano i sacramenti più spesso di voi e che rifuggono dagli applausi del mondo? Una delle tre cose, Fratello: o consideri queste persone degli ipocriti, o deridi la pietà stessa, o infine sei arrabbiato perché valgono più di te.
1° Per definirli ipocriti, dovresti aver letto nei loro cuori ed essere perfettamente convinto che tutta la loro devozione sia falsa. Ma come! Fratello, non è forse naturale che, quando vediamo qualcuno compiere delle buone azioni, pensiamo che il suo cuore sia buono e sincero? Da questo punto di vista, vedete quanto siano ridicoli il vostro linguaggio e il vostro giudizio. Vedete un aspetto esteriore buono nel vostro vicino e dite o pensate che il suo aspetto interiore non valga nulla. Ecco, si dice, un buon frutto; certamente l’albero che lo porta è di buona specie, e voi lo giudicate bene. E se si tratta di giudicare le persone buone, direte tutto il contrario: ecco un buon frutto, ma l’albero che lo porta non vale nulla! No, Fratello, no, voi non siete né così ciechi né così insensati da ragionare in questo modo.
2° In secondo luogo, diciamo che voi deridete la pietà stessa; mi sbaglio: voi non deridete questa persona perché prega a lungo o spesso e con rispetto: no, non è per questo, perché anche voi pregate (almeno se non lo fate, mancate a uno dei vostri primi doveri). È perché frequenta i sacramenti? Ma voi non siete arrivato a questo punto senza avvicinarvi ai sacramenti, vi abbiamo visto bene al tribunale della penitenza, vi abbiamo visto bene sedervi alla mensa sacra. Non disprezzate quindi questa persona perché adempie meglio di voi ai suoi doveri religiosi, essendo perfettamente convinti del pericolo in cui ci troviamo di perderci e, di conseguenza, della necessità che abbiamo di ricorrere spesso alla preghiera e ai sacramenti per perseverare nella grazia di Dio, e sapendo che dopo questa vita non ci sono più risorse: nel bene o nel male, dovremo rimanervi per tutta l’eternità.
3° No, Fratello, non è tutto questo che ci stanca nella persona del nostro prossimo: è che, non avendo il coraggio di imitarlo, non vorremmo provare vergogna per la nostra codardia; ma vorremmo trascinarlo nei nostri disordini o nella nostra vita indifferente. Quante volte diciamo: a che servono tutte queste smorfie, a che serve stare tanto in chiesa, andarci così presto la mattina, e tutto il resto? Ah! Fratello, è perché la vita delle persone devote che sono serie è la condanna della nostra vita codarda e indifferente. È facile capire che la loro umiltà e il disprezzo che hanno per se stessi condanna la nostra vita orgogliosa, che non vuole soffrire nulla, che vorrebbe che tutti ci amassero e ci lodassero; non c’è dubbio che la loro dolcezza e la loro bontà verso tutti fanno vergognare i nostri scatti d’ira e la nostra collera; è vero che la loro modestia, la loro riservatezza in tutti i loro comportamenti condanna la nostra vita mondana e piena di scandali. Non è forse questo che ci tormenta nella persona del nostro prossimo? Non è forse questo che ci fa arrabbiare, quando sentiamo parlare bene degli altri e pubblicizzare le loro buone azioni? Sì, senza dubbio la loro devozione, il loro rispetto per la Chiesa ci condanna e mette in ombra la nostra vita svanita e la nostra indifferenza per la nostra salvezza. Come siamo naturalmente portati a scusare negli altri i difetti che abbiamo noi stessi, così siamo sempre portati a disapprovare negli altri le virtù che non abbiamo il coraggio di praticare: è ciò che vediamo ogni giorno. Un libertino è felice di trovare un altro libertino che lo applauda nei suoi disordini; lungi dal distoglierlo, lo incoraggia. Un vendicativo si rallegrerà di stare con un altro vendicativo per consultarsi insieme, al fine di trovare il modo di vendicarsi dei propri nemici. Ma mettete una persona saggia con un libertino, una persona che è sempre pronta a perdonare con un vendicativo: vedrete subito i malvagi scagliarsi contro i buoni e aggredirli. Perché, Fratello, se non perché, non avendo la forza di fare ciò che fanno loro, vorrebbero trascinarli dalla loro parte, affinché la loro vita santa non sia una continua censura della loro? Ma se volete capire la cecità di coloro che deridono le persone che adempiono meglio il loro dovere di cristiani, ascoltatemi un attimo.
Cosa direste di una persona povera che invidia un ricco, se quel povero non è ricco perché non lo vuole? Non gli direste: «Amico mio, perché parli male di questa persona perché è ricca? Sta a te esserlo, e anche di più, se lo desideri». Allo stesso modo, Fratello, perché siamo portati a biasimare coloro che sono più saggi? Sta a noi esserlo, e anche di più, se lo desideriamo. Le persone che praticano la religione, che la praticano più di noi, non ci impediscono di essere altrettanto saggi e anche di più, se lo desideriamo.
Dico quindi che le persone senza religione disprezzano coloro che la professano…; mi sbaglio, non li disprezzano, fingono solo di disprezzarli, perché in fondo al loro cuore provano grande stima per loro. Volete una prova? Eccola. A chi si rivolgerà una persona, anche senza pietà, per trovare un po’ di consolazione nei suoi dolori, o un po’ di sollievo nei suoi dispiaceri o nelle sue sofferenze? Credete che si rivolgerà a un’altra persona senza religione come lei? No, amico mio, no. Sa bene che una persona senza religione non può consolarla, né darle buoni consigli. Ma andrà a cercare proprio quelle persone che un tempo derideva. È troppo convinta che solo una persona saggia e timorata di Dio possa consolarla e alleviare un po’ le sue pene. Infatti, Fratello, quante volte, trovandoci distrutti dal dolore o da qualche altra miseria, siamo andati a cercare alcune persone sagge e, dopo un quarto d’ora di conversazione, ci siamo sentiti completamente cambiati e ci siamo ritirati dicendo: felici sono coloro che amano il buon Dio, e anche coloro che sono intorno a loro! Ero affranto, non facevo altro che piangere, mi disperavo: per il breve momento che ho trascorso con questa persona, mi sono sentito completamente consolato. È proprio vero tutto quello che mi ha detto, che il buon Dio ha permesso questo solo per il mio bene, e che tutti i santi e le sante hanno sopportato molto più di me, e che è molto meglio soffrire in questo mondo che nell’altro. Finimmo per dire: «Non appena avrò qualche dolore, tornerò subito da lei per farmi consolare». Oh, bella religione, quanto sono felici coloro che la praticano con sincerità, e quanto sono grandi e preziose le dolcezze e le consolazioni che ci procurate…
Ebbene, Fratello, vedete quindi che deridete coloro che non lo meritano; dovete invece ringraziare infinitamente il buon Dio di avere tra voi alcune anime buone che sanno placare l’ira di Dio, senza le quali saremmo presto schiacciati dalla sua giustizia. Ma, tutto sommato, una persona che prega bene, che cerca solo di compiacere il buon Dio, che ama rendere servizio al prossimo, che sa dare fino al necessario per aiutarlo, che perdona volentieri coloro che le fanno qualche offesa, non potete dire che quella persona faccia del male, al contrario. È solo degna di essere lodata e stimata da tutti. Eppure è proprio questa persona che voi denigrate; non è forse perché non riflettete su ciò che dite? È proprio vero, pensate tra voi e voi: lei è più felice di noi. Ascoltami, amico mio, e ti dirò cosa devi fare: lungi dal biasimarle e deriderle, dovresti fare ogni sforzo per imitarle; unirti a loro ogni mattina nelle loro preghiere e in tutte le azioni che compiranno durante la giornata. Ma, direte voi, per fare ciò che fanno loro, ci vuole troppa forza di volontà e troppi sacrifici. C’è molto da fare! Non tanto quanto dite: è così difficile pregare bene la mattina e la sera? È così difficile ascoltare la parola di Dio con rispetto, chiedendo al buon Dio la grazia di trarne beneficio? È così difficile non uscire dalla chiesa durante le istruzioni? Non lavorare nel santo giorno della domenica? Non mangiare carne nei giorni proibiti e disprezzare i mondani che vogliono assolutamente perdersi?
Se temete di non avere il coraggio, guardate la Croce dove Gesù Cristo è morto e vedrete che il coraggio non vi mancherà. Guardate quelle folle di martiri che hanno sofferto così tanto che non potrete mai comprenderlo, nel timore di perdere le loro anime. Sono forse, Fratello, ora arrabbiati per aver disprezzato il mondo e quello che dirà la gente?
Concludiamo, Fratello, dicendo: quanto sono poche le persone che servono veramente il buon Dio! Alcuni cercano di distruggere la religione, se potessero, con la forza delle loro armi, come facevano i re e gli imperatori pagani; altri, con le loro grida empie, vorrebbero avvilirla e farla perdere, se potessero; altri la deridono in coloro che la praticano; e infine altri vorrebbero praticarla, ma hanno paura di farlo davanti al mondo. Ahimè, Fratello, quanto è piccolo il numero di coloro che sono per il cielo, poiché ci sono solo quelli che combattono continuamente e vigorosamente il demonio e le loro inclinazioni e che disprezzano il mondo con tutte le sue derisioni. Poiché, Fratello, noi attendiamo la nostra ricompensa e la nostra felicità solo da Dio, perché amare il mondo, quando abbiamo promesso con giuramento di odiarlo e disprezzarlo per seguire solo Gesù Cristo, portando la nostra croce ogni giorno della nostra vita? Beato colui, Fratello, che cerca solo Dio e disprezza tutto il resto! Questa è la felicità…













