Il manoscritto del Purgatorio, parte 45

Il manoscritto del Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: “Il manoscritto del Purgatorio” di giovedì 12 gennaio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”.
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Testo della meditazione

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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a giovedì 12 gennaio 2023. Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal primo capitolo del Vangelo di San Marco, versetti 40-45.

Continuiamo la nostra lettura e meditazione sul Manoscritto del Purgatorio.

Non è vero che perdura ancora la vostra gioia per avere finalmente trovato un Padre? State ben attenta a tutto ciò che vi dirà: farete cosa assai gradita al buon Dio. È questa un’altra grazia, profittatene con riconoscenza. È una fortuna tanto grande per un’anima d’incontrarne un’altra che la comprenda e ben raramente questo avviene sulla terra!

… Gesù incontra sì poche anime generose in questo mondo, ve ne sono tanto poche che Lo amano… anche tra i suoi Sacerdoti! Egli, il buon Maestro, attende molto dal vostro Padre!

Oh! quanto grande è il Sacerdote! Che sublime missione è la sua!… Ma ohimè! al presente quanto pochi ve ne sono che la comprendono!

È un tema questo sul quale non finiremo mai di riflettere abbastanza e di agire di conseguenza: trovare un Padre nel cammino spirituale… che grazia! Significa trovare qualcuno che si fa carico di noi, che esce dall’anonimato e diventa per noi un volto caro, amato; un volto per il quale sappiamo di essere importanti; un volto che ci attende, che prega per noi, che spera per noi, che ci vuole bene; un bene vero, che ci benedice ci sorride e ci approva quando è giusto farlo e che diventa serio e severo quando è doveroso farlo. 

Alla suora del Purgatorio, se fosse qui dinnanzi a noi in questo momento, mi permetterei di dire questa piccola riflessione: sicuramente è vero che è difficile, è una grazia grande trovare un’anima che ci comprenda veramente (anche Santa Teresa d’Avila parla di questo), è difficile trovare un Padre Spirituale, un sacerdote che ci sia veramente padre con tutte le caratteristiche dell’essere padre. Allo stesso tempo, ecco quello che direi io: quanto è difficile trovare chi sia veramente figlio! Non è che, se io trovo un Padre Spirituale, questo significa che io sappia essere figlio. Lui può sapere benissimo essere padre, ma io potrei non sapere o non volere essere figlio a tutto tondo. Potrei voler essere figlio a metà, un po’, tanto quanto mi serve e dove mi interessa e nel modo che mi interessa. È difficile trovare un padre, ma quanto è difficile trovare figli che siano veramente figli! Un figlio ha un comportamento preciso verso suo padre: un figlio non è come tutti gli altri amici di suo padre, un figlio non è come tutti gli altri conoscenti di suo padre; un figlio non è come tutti i parenti di suo padre; non è neanche come la moglie. Un figlio è un figlio, è uno statuto ben preciso quello di essere figlio! 

Quindi dobbiamo chiedercelo: io potrei avere come Padre Spirituale san Pio da Pietrelcina, ma questo sarebbe sufficiente? No, perché tutto poi dipende da quanto io sia disponibile a essere figlio di un Padre così.  Concretamente che cosa significa? Significa quello che dice la suora: “State ben attenta a tutto ciò che vi dirà: farete cosa assai gradita al buon Dio”. Dobbiamo stare attenti a quello che ci viene detto; ecco perché Santa Teresa dice: “Fate ben attenzione, prima di fare questo passo”. Vale a dire, non aver fretta di chiedere: “Vuole essere il mio Padre Spirituale?” o di dire: “ Vorrei averla come Padre Spirituale”. Santa Teresa dice: “State bene attenti”, perché poi si genera un legame che davanti a Dio mi interpella, ha un valore! 

Sapete che, quando Santa Faustina Kowalska viene portata in uno dei suoi viaggi mistici in Paradiso, i beati la riconoscono, la chiamano come “la figlia spirituale di…”, non la chiamano “suor Faustina”, ma dicono: “È la figlia spirituale di…”?

Dovremmo quindi chiederci quanto sia grande a questo punto la nostra riconoscenza a Dio per un dono così inestimabile ed è vero che, se ne siamo coscienti, quando riceviamo un dono del genere, immensa è la nostra riconoscenza, come quella che prova un figlio quando vede suo padre: è come se uno capisse che “quel sacerdote è lì che stava aspettando me”, mi riconosco già come suo figlio, c’è già come un incontro profondo delle nostre anime e quindi, capite, è una cosa impegnativa che non può essere “un po’ sì e un po’ no” e, soprattutto, non può essere: “Ah, io ho il Padre Spirituale” e poi faccio quello che voglio e lo seguo tanto quanto fa comodo a me, quanto piace a me, tanto quanto accarezza il mio gusto!

Ricordo che anni fa arrivò una telefonata nel convento in cui ero. Io rispondo: “Sì, pronto?” e dall’altra parte una voce dice: “Oh, Padre, buongiorno! Senta, io avrei bisogno di parlare con il mio Padre Spirituale”.

“Benissimo, mi dovrebbe dire il nome perché siamo qui in dieci e non posso sapere chi sia il suo Padre Spirituale”.

“Sono la figlia spirituale del Padre Tal dei Tali”.

“Signora, il Padre Tal dei Tali non è più qui”.

“Ah, no?”

“No…”

“Non lo sapevo: deve essere stato trasferito da poco”.

“Guardi, signora, non so se sia poco o tanto, dipende da quale prospettiva mettiamo le cose, comunque… sono dieci anni che è morto!”

“È morto?”

“Eh, sì, è stato trasferito in Cielo, signora, ma questo è successo dieci anni fa”

“Ah, non lo sapevo”

Certo! Se in dieci anni lo ha cercato una volta sola è ovvio che non avrebbe potuto saperlo! E qui dico: forse non era proprio il suo Padre Spirituale. Dieci anni! Quel sacerdote era morto da dieci anni e questa persona mi dice: “Forse è stato trasferito”. Sì, in Cielo! Definitivamente! 

Già ve l’ho detto altre volte: stiamo attenti alle pie illusioni! Quando si vive nel male, più o meno si capisce di vivere nel male e uno dice: “Va beh, mi rendo conto di non essere proprio questa meraviglia della grazia!”, ma quando si vive una vita almeno un po’ cristiana si rischia di illudersi di essere dei grandi santi, delle grandi anime contemplative perché stiamo dalla mattina alla sera in chiesa, perché preghiamo, perché facciamo delle opere di pietà. 

No, noi siamo anime cristiane nella misura in cui seguiamo quello che Gesù ci dice nel Vangelo; nella misura in cui rinneghiamo noi stessi: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, ma se io non mi rinnego, come faccio a prendere la croce? Se non mi libero di me stesso, come faccio a prendere la croce di Gesù? Non posso! 

Vogliamo fare una cosa gradita a Dio? Se lo abbiamo, ascoltiamo quello che ci dice il nostro Padre Spirituale, che è diverso dal confessore che “mi capita”: Devo confessarmi, vado, trovo un confessore e mi confesso. Può diventare una frequentazione anche abituale, perché mi trovo bene con il tal confessore e mi confesso regolarmente da lui, ma questo non è il Padre Spirituale.

Il Padre Spirituale è un’altra cosa: non è l’andare lì, fare la confessione, ricevere un consiglio e tornare a casa. E su questo Padre Pio era molto chiaro su questo: quando qualcuno gli chiedeva di fargli da Padre Spirituale, lui diceva: “Sì, ma tu non sai quello che mi stai chiedendo! Adesso io dovrò soffrire per te, dovrò pregare per te, dovrò penare per te, dovrò rinunciare per te, dovrò sacrificarmi per te!”

 È un compito gravoso per entrambi, non solo per il sacerdote, ma anche per chi chiede di avere questo particolare rapporto, anche per chi è figlio. Per entrambi è gravoso, in modi diversi. Certamente è un dono enorme e bisogna essere tanto riconoscenti! Infatti, quando poi avete un Padre Spirituale, pregate sempre tanto, tanto, tanto per lui; non solo perché il Signore lo conservi in grazia — perché, sapete, ognuno di noi può “scivolare” — ma perché ve lo conservi, perché, quando arriva il momento delle morte, il vuoto si sente ed è difficile poi trovare qualcuno che… insomma non è facile perché il confronto è immediato, perché ci eravamo abituati a un certo modo, perché c’era una certa intesa, perché ormai non c’era quasi nemmeno bisogno di dire le cose perché si capivano subito, perché c’era un linguaggio… si era formato un linguaggio, una forma di comunicazione, di incontro tipico tra padre e figlio. Non è che, morto mio padre, chiunque possa diventare mio padre… no!

Chi ha avuto come Padre Spirituale Padre Pio, una volta morto, voglio vedere chi sia riuscito a trovare e un altro come lui… buona ricerca! 

E poi qui torna il tema dell’attesa di essere amato dai suoi sacerdoti da parte di Gesù; ritorna il tema del renderci conto della missione altissima che ogni sacerdote ha ricevuto da Dio, missione sulla quale nessuno dovrebbe dire niente perché è un mistero enorme. 

Sono pochi giorni che Papa Benedetto XVI è morto e quanto parlare che si fa! Chi dice in un modo e chi dice in un altro; chi dice bene e chi dice male: “Avrebbe dovuto fare; non avrebbe dovuto fare; avrebbe dovuto dire; non avrebbe dovuto dire; avrebbe dovuto comportarsi così; avrebbe dovuto comportarsi cosà…”. 

Ma perché non stiamo un po’ zitti e non proviamo semplicemente a dire: “Che cosa ne so io di quello che il Santo Padre ha dovuto vedere, sentire, portare nel cuore… i pensieri che ha avuto?” Ma se faccio fatica a fare “pasta e zucchine”, se faccio fatica ad andare a pagare le bollette alla posta, che cosa ne so io che cosa significhi essere Papa? Io, che faccio fatica a tenere insieme la mia famiglia fatta di me, mio marito e due figli! Il Santo Padre ha dovuto pensare alla Chiesa, a tutti i cristiani nel mondo: che cosa ne so io? Che cosa ne so io di che cosa significhi svegliarsi alla mattina e dirsi: “Io sono il Papa”? “Io sono il Papa; non ho qualcuno da seguire, io sono adesso il punto di riferimento”. 

Capite che dobbiamo imparare ad avere la coscienza della missione sublime del sacerdote, del vescovo, del Papa, dobbiamo imparare a pregare molto, a dare tutto l’aiuto che possiamo dare; quantomeno dobbiamo imparare a non essere di intralcio con le nostre lingue, con le nostre chiacchiere, con quello che scriviamo sui social. “Eh, ma che cosa c’è di male?”. Ma che cosa c’è di bene?

 Impariamo a circondare di silenzio e di rispetto queste vite così particolari!

Finora non avete mai pregato come Gesù desiderava! Voi non prestate abbastanza attenzione a tutte le sue ispirazioni! Troppo sovente perdete ancora di vista la sua santa presenza, ragion per cui non progredite nella perfezione, com’Egli attende da voi. Vigilate, dunque, con impegno sul vostro interiore. Da sì lungo tempo ve lo chiedo da parte sua!

È vero: abbiamo continuato a ripetere per quarantasette pagine  sempre quello! Ed è vero: quanto io vivo la presenza di Dio? Quanto mi accade di perdere di vista la santa presenza di Gesù nella mia vita? Quanto poco sono vigilante sul mio stato interiore? E quindi non progrediamo e non riusciamo a seguire le sue sante ispirazioni! Altrimenti perdiamo le grazie!

Domani vedremo una parte molto importante su come trattare con Gesù.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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