Ciclo di catechesi – “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi” – Lezione 2

Ciclo di catechesi - "La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi" - Lezione 2

Catechesi di lunedì 12 settembre 2016

Ciclo di catechesi “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi”

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.

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LA SANTISSIMA EUCARESTIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA E NEI SANTI – LEZIONE 2

 

Continuiamo la nostra catechesi sul tema dell’Eucarestia, stasera vedremo il testo del Concilio di Trento sulla Santissima Eucarestia.

La volta scorsa abbiamo visto cosa dice Gesù nel cap 6 di Gv, questa sera facciamo un affondo, andiamo avanti di 1500 anni. Come vi ho detto il nostro percorso sarà, da una parte i fondamenti Scritturistici Biblici, dall’altra vedremo i testi del Magistero e dall’altra ancora faremo anche in nostri affondi inerenti ai Santi, o i Dottori della Chiesa o i Padri della Chiesa.

Nella sessione XIII dell’11 Ottobre del 1551, il Concilio di Trento promulga, emette questo decreto sul Santissimo Sacramento dell’Eucarestia, che adesso leggiamo, perché è vero che c’è stato un Concilio Vaticano II, ma non è che il Concilio Vaticano II ha distrutto il Concilio di Trento. Sono dei testi molto importanti che dobbiamo conoscere perché anche su quelli si fonda la nostra fede.

“Il sacrosanto concilio ecumenico e generale Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito santo, sotto la presidenza dello stesso legato e degli stessi nunzi della Sede Apostolica, benché non senza una particolare guida e ammaestramento dello Spirito santo si sia raccolto per esporre, cioè, la vera e antica dottrina della fede e dei sacramenti e rimediare a tutte le eresie e agli altri gravissimi mali, da cui la chiesa di Dio è ora miseramente travagliata e divisa in molte e diverse parti, questo, tuttavia, fin da principio si prefisse in modo particolare: strappare dalle radici la zizzania degli abominevoli errori e degli scismi”

Quindi questo Concilio serve a definire e a rimettere ordine là dove c’è stato un gran pasticcio, e soprattutto a rimediare i gravissimi mali da cui la Chiesa era flagellata, non ultimo tutte le eresie del caso.

“Che il nemico in questi nostri tempi procellosi ha sovraseminato (201) sulla dottrina della fede, sull’uso e sul culto della sacrosanta Eucarestia, che, d’altra parte, il nostro Salvatore ha lasciato nella sua chiesa come segno di unità e di amore, con cui volle che tutti i cristiani fosse congiunti ed uniti fra loro.”

  • L’intento qual’è?

È strappare dalle radici ogni eresia, ogni follia, ogni cosa assurda detta sull’Eucarestia. Mettono proprio i fondamenti, che sono ancora validi.

“Quindi lo stesso sacrosanto sinodo intende proporre su questo venerabile e divino sacramento dell’eucarestia, la sana, pura dottrina che la chiesa cattolica, istruita dallo stesso Gesù Cristo, nostro signore, e dagli apostoli, e sotto l’influsso dello Spirito santo, che le suggerisce (202) di giorno in giorno ogni verità, ha sempre ritenuto e riterrà fino alla fine del mondo. Esso, quindi, proibisce a tutti i fedeli cristiani di osare in seguito, di credere, insegnare o predicare diversamente da come è stato spiegato e definito da questo presente decreto.”

Capitolo I. – Della presenza reale del signore nostro Gesù Cristo nel santissimo sacramento dell’Eucarestia.

“Prima di tutto questo santo sinodo insegna e professa chiaramente e semplicemente che nel divino sacramento della santa Eucarestia, dopo la consacrazione del pane e del vino..”

Adesso il Concilio pronuncia tre avverbi che bisogna imparare a memoria, devono far parte del nostro bagaglio di fede, di preghiera, di devozione, di tutto. Questi tre avverbi sono fondamentali.

“Dopo la consacrazione del pane e del vino, è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente, sotto l’apparenza di quelle cose sensibili, il nostro signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.”

E’ presente Veramente, Realmente e Sostanzialmente.

Cioè lì c’è tutto Gesù. Lì c’è Gesù, questo dobbiamo farlo entrare nella nostra testa. Lì Gesù è veramente presente. Lì Gesù è reale, come sono reale io. In una modalità diversa, ma è reale. E la Sua Presenza è sostanziale, cioè c’è veramente la sostanza di Gesù Cristo lì, del Suo Corpo e del Suo Sangue.

Ecco perché sono così importanti questi tre avverbi.

Ecco perché l’Eucarestia non è un simbolo.

Ecco perché l’Eucarestia non è un segno.

Ecco perché non posso andare a fare la Comunione “così tanto per farla”.

E’ Veramente, Realmente, Sostanzialmente Presente Gesù, vero Dio e vero Uomo.

“Non sono, infatti, in contrasto fra loro questo due cose: che lo stesso nostro Salvatore sieda sempre nei cieli alla destra del Padre, secondo il modo naturale di esistere, e che, tuttavia, presente in molti altri luoghi, sia presso di noi con la sua sostanza, sacramentalmente, con quel modo di esistenza, che, anche se difficilmente possiamo esprimere a parole, possiamo, tuttavia, comprendere con la nostra mente, illuminata dalla fede, essere possibile a Dio (203), e che anzi dobbiamo credere fermissimamente.”

  • Perché credere?

Perché l’ha detto Lui. Non credere nell’Eucarestia, avere una fede languida nell’Eucarestia, vuol dire non credere a Gesù, non credere alle Parole di Gesù:

“Fate questo in memoria di Me. Questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue, questa è la Mia Carne che Io vi do perché voi la mangiate”

Se noi non ci crediamo, noi facciamo un atto di mancanza di fiducia in Gesù, che è la cosa più brutta che ci possa essere, la più terribile, non avere fede in Dio è una follia.

“Questo, infatti, tutti i nostri padri, che vissero nella vera chiesa di Cristo, e che hanno trattato di questo santissimo sacramento, hanno professato chiarissimamente: che il nostro Redentore ha istituito questo meraviglioso sacramento nell’ultima cena, quando, dopo la benedizione del pane e del vino, affermò con parole esplicite e chiare di dare ad essi il proprio corpo e il proprio sangue.”

“Prendete e mangiate questo è il Mio Corpo, prendete e bevete questo è il Mio Sangue”

E’ l’ultima cosa che Gesù fa prima di morire, l’ultima, istituisce questo Sacramento, che è il più importante di tutti i Sacramenti.

“Queste parole, riportate dai santi evangelisti (204), e ripetute poi da S.Paolo (205), hanno per sé quel significato proprio e chiarissimo, secondo cui sono state comprese dai padri, è pertanto sommamente indegno che esse vengano distorte da alcuni uomini rissosi e corrotti a immagini fittizie e immaginarie, con le quali è negata la verità della carne e del sangue di Cristo, contro il senso generale della chiesa, la quale come colonna e sostegno della verità (206), ha detestato come sataniche queste costruzioni fantastiche, escogitate da uomini empi, riconoscendo con animo sempre grato e memore questo preziosissimo dono di Cristo.”

Tutti coloro che non riconoscono questa Verità data a noi da Gesù, stanno seguendo il demonio.

Se c’è una cosa che Satana odia a morte, è proprio la Santissima Eucarestia e fa di tutto perché venga oltraggiata, disprezzata, malcurata, ricevuta indegnamente, di tutto. Quante bestialità vengono dette sull’Eucarestia!

Capitolo II – Del modo come è stato istituito questo santissimo sacramento.

Il Signore, quindi, nell’imminenza di tornare da questo mondo al Padre, istituì questo sacramento. In esso ha effuso le ricchezze del suo amore verso gli uomini, rendendo memorabili i suoi prodigi (207), e ci ha comandato (208) di onorare, nel riceverlo, la sua memoria e di annunziare la sua morte, fino a che egli venga (209) a giudicare il mondo.

Egli volle che questo sacramento fosse ricevuto come cibo spirituale delle anime, perché ne siano alimentate e rafforzate, vivendo della vita di colui, che disse: Chi mangia me, anche lui vive per mezzo mio (210) e come antidoto, con cui liberarsi dalle colpe d’ogni giorno ed essere preservati dai peccati mortali.”

L’Eucarestia è un antidoto, è un rimedio contro il peccato mortale.

  • Volete cambiare la vostra vita è avviarvi veramente sulla santità e sulla conversione?

Andate a Messa tutti i giorni. È provata! In capo a 6 mesi la vostra vita cambia radicalmente, perché o lasciate l’Eucarestia o lasciate il peccato.

“Volle, inoltre, che esso fosse pegno della nostra gloria futura e della gioia eterna; e quindi simbolo di quell’unico corpo, di cui egli è il capo (211), e a cui volle che noi fossimo congiunti, come membra, dal vincolo strettissimo della fede, della speranza e della carità, perché tutti professassimo la stessa verità, e non vi fossero scismi fra noi (212).

Capitolo III – Eccellenza della santissima eucarestia sugli altri sacramenti.

La santissima eucarestia ha questo di comune con gli altri sacramenti: che è simbolo di una cosa sacra e forma visibile della grazia invisibile (213).”

Qui “simbolo” non lo dovete intendere come lo intendiamo noi oggi, non ha quella accezione lì, perché tutto il discorso di prima è esattamente il contrario, ma vuol dire:

l’Eucarestia è una cosa sacra, forma visibile della grazia invisibile”, lo è proprio. A noi oggi la parola “simbolo” fa venire in mente altro, invece è da intendere in questo senso, i Padri Tridentini avevano in mente questa Verità come adesso vedremo e come spiegheranno bene.

“Tuttavia in essa vi è questo di eccellente e di singolare: che gli altri sacramenti hanno il potere di santificare solo quando uno li riceve, mentre nell’eucarestia vi è l’autore della santità già prima dell’uso.”

Gesù è già lì presente.

Nel Sacramento della Confessione tu devi entrare, se tu passi davanti al confessionale e fai la genuflessione davanti a Padre Giorgio che sta confessando, lì non c’è Gesù veramente, realmente e sostanzialmente presente, nel Tabernacolo sì. Quando ti confessi, ti metti in ginocchio, perché in quel momento è Cristo che ti ascolta e ti assolve. Il confessionale agisce nel momento in cui tu ricevi il Sacramento, la penitenza agisce in quell’attimo, ma la Comunione, l’Eucarestia no, perché Gesù è sempre la, anche se non lo ricevi, anche se non c’è la Messa.

“Difatti gli apostoli non avevano ancora ricevuto l’eucarestia dalla mano del Signore (214) e già Egli affermava che quello che Egli dava era il suo corpo. Sempre vi è stata nella chiesa di Dio questa fede, che, cioè, subito dopo la consacrazione, vi sia, sotto l’apparenza del pane e del vino, il vero Corpo di nostro Signore e il suo vero Sangue, insieme con la sua Anima e Divinità.”

Corpo, Sangue, Anima e Divinità è presente nell’Eucarestia, sotto l’apparenza del pane e del vino, perché io vedo il pane, ma pane non è più, vedo il vino ma vino non è più, perché sono il Corpo e Sangue di Cristo.

 “In forza delle parole, il corpo è sotto la specie del pane e il sangue sotto la specie del vino”

  • La Consacrazione quando è?

È il momento nel quale il sacerdote dice le parole della Consacrazione:

“Prendete e mangiate questo è il Mio Corpo, prendete e bevete questo è il Mio Sangue”

Quello è il momento della Consacrazione, quando una volta si suonavano i campanelli per dire: “attenzione”.

  • Capite perché ci si mette in ginocchio?

Perché da lì in avanti, Gesù è presente sull’altare, e davanti a Dio non si sta né in piedi né seduti.

“In forza delle parole, il corpo è sotto la specie del pane e il sangue sotto la specie del vino; ma lo stesso corpo sotto la specie del vino, e il sangue sotto quella del pane, e l’anima sotto l’una e l’altra specie, in forza di quella naturale unione e concomitanza, per cui le parti di Cristo Signore, che ormai è risorto dai morti e non muore più (215), sono unite fra loro; ed inoltre la divinità per quella sua ammirabile unione ipostatica col corpo e con l’anima.”

  • Cosa vuol dire?

Vuol dire che quando tu ricevi l’Eucarestia, l’Ostia, lì c’è dentro tutto, Corpo, Sangue , Anima e Divinità. Se tu ricevi una goccia di vino consacrato, lì c’è dentro tutto, Corpo, Sangue, Anima e Divinità, perché Cristo è uno. E’ tutto dentro lì, tutto Gesù è in ogni singola parte.

“È quindi verissimo che sotto una sola specie si contiene tanto, quanto sotto l’una e l’altra. Cristo, infatti, è tutto e intero sotto la specie del pane e sotto qualsiasi parte di questa specie; e similmente è tutto sotto la specie del vino e sotto le sue parti.”

  • Cosa vuol dire?

Se cade un pezzo di frammento dell’Ostia, lì c’è dentro TUTTO GESÙ, e rimane lì.

Ho sentito dire:

“Cosa vuoi che siano le briciole! Non farti gli scrupoli, poi vengono gli angeli a raccoglierli!”

Io non li ho mai visti gli Angeli che vengono a raccogliere le Ostie cadute o i frammenti! Mai! L’Ostia se cade, rimane lì! Non si muove!

Lì c’è dentro tutto Gesù.

Cade un’Ostia: “cosa facciamo?”

“La buttiamo nell’acqua a marcire. Guai è caduta per terra! Chissà!”

Cosa vuoi fare, la raccogli e la metti in bocca. Non ci sono orde barbariche di batteri che appena ti muovi un attimo ti saltano addosso!

Non si può avere questa ipocondria verso l’Eucarestia e poi nel resto della nostra vita facciamo cose orrende e schifose. Dovremmo rimettere le cose al loro posto a cominciare da Dio.

Madre Teresa di Calcutta disse viaggiando per il mondo, che la cosa che maggiormente l’angustiava, la faceva soffrire, l’amareggiava, era vedere la Comunione in mano.

Lo affronteremo questo argomento bene, leggeremo bene tutti i documenti, tutti i testi, capiremo il senso da dove è nata questa Comunione in mano, qual è la sua ragion d’essere, leggeremo tutto. Di tutto quello che Madre Teresa disse, e vide, la cosa che maggiormente la tormentava era questa e questo fa pensare.

“Capitolo IV – La transustanziazione.”

Questo termine va saputo benissimo, la transustanziazione va saputa, perché è il fulcro.

Ho insegnato per un anno in una scuola cattolica, e in questo anno nel quale ho insegnato, mi sono permesso una volta in una quinta di liceo classico, dove fanno greco, latino, filosofia, di pronunciare una mattina la parola:

Transustanziazione.

Tutti svenuti. Mi hanno guardato col barrito negli occhi. Addirittura uno ha messo questa parola sul profilo di whatsapp e mi ha detto:

“Padre, ho fatto una tragedia! Ho messo la sua parola sul profilo di whatsapp, sono stato investito da messaggi, tutti che mi chiedevano: “Cos’è? Cosa vuol dire? Ma che senso ha?”

Non vi dico per spiegarla! Va saputa benissimo!

“Poiché Cristo, nostro redentore, disse che era veramente il suo corpo ciò che dava sotto la specie del pane (216), perciò fu sempre persuasione, nella chiesa di Dio, – e lo dichiara ora di nuovo questo santo Concilio – che con la consacrazione del pane e del vino si opera la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro signore (217), e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa trasformazione, quindi, in modo adatto e proprio è chiamata dalla santa chiesa cattolica transustanziazione.”

La differenza tra sostanza e accidente è un concetto filosofico che viene da Aristotele. Per Aristotele ogni oggetto che noi abbiamo, ha un accidente, che sarebbe quello che voi vedete.

Ai ragazzi della quinta liceo quando spiegavo la transustanziazione, ho detto:

“Adesso facciamo l’esempio dei bambini della prima elementare:

  • Cos’è un accidente?

“L’accidente è: Guardate questo oggetto, cosa vedete?”

“Colore.”

Ecco, bravi il colore, questo è un accidente. Poi cosa vedete?”

La forma!”

Ecco, anche la forma è un accidente.”

Poi, se fosse una pera? La mettete in bocca, l’assaggiate e sentireste, che cosa?”

Il gusto!”

E se fa rumore?”

L’udito!”

Esatto, l’udito ha un rumore suo.”

Ecco, questo sono accidenti, quello che cade sotto i sensi, quello che noi vediamo, annusiamo, sentiamo, tocchiamo..ma un oggetto, una realtà, non ha solo gli accidenti, ma ha anche una sostanza sua propria.

La sostanza del pane.

E allora gli dicevo:

  • Che cos’è l’accidente dell’Ostia?

Il colore, la forma, il gusto, questi sono gli accidenti, voi lì vedete, cadono sotto i vostri occhi, lì sentite, ma c’è una sostanza, ed è la sostanza del pane. Gli accidenti senza la sostanza non fanno niente.”

  • La transustanziazione cos’è che cambia?

Cambia non gli accidenti, ma la sostanza. Gli accidenti rimangono quelli che sono, ma la sostanza no.

Attraverso questa mirabile “conversio”, dice S.Tommaso, noi abbiamo la conversione mirabile della sostanza del pane nella sostanza del Corpo e la sostanza del vino nella sostanza del Sangue. Sangue, Corpo, Anima e Divinità. La sostanza cambia tutta. Dopo la Consacrazione quel pane non è più pane e quel vino non è più vino, anche se tu li vedi nei loro accidenti di pane e di vino. Questo è fondamentale, e quando andiamo a Messa sempre dobbiamo ricordare che lì la sostanza non è più quella.

Anche per i celiaci, l’Ostia per i celiaci, ha un procedimento che deve essere rispettato, perché se no è invalida. Non posso consacrare un pane di segale, o un pane di orzo, o un calice di birra, quel pane deve essere veramente pane e quel vino deve essere veramente vino, deve avere le sue caratteristiche altrimenti la Consacrazione non può essere.

Capitolo V – Del culto e della venerazione dovuti a questo santissimo sacramento.

“Non vi è, dunque, alcun dubbio che tutti i fedeli cristiani secondo l’uso sempre ritenuto nella chiesa cattolica, debbano rendere a questo santissimo sacramento nella loro venerazione il culto di latria, dovuto al vero Dio. Non è, infatti, meno degno di adorazione, per il fatto che sia stato istituito da Cristo signore per essere ricevuto. Crediamo, infatti, che è presente in esso lo stesso Dio, di cui l’eterno Padre, introducendolo nel mondo, dice: E lo adorino tutti i suoi angeli (218); che i magi, prostrandosi, adorarono (219), che la scrittura attesta essere stato adorato in Galilea dagli apostoli (220).”

Quando si è davanti a Gesù Cristo la domanda che dobbiamo porci sempre è:

  • Perché non devo fare la genuflessione?

Non c’è una ragione, non esiste, davanti all’Eucarestia si fa la genuflessione, davanti al Corpo di Cristo ci si mette in ginocchio.

Uno si deve interpellare e si deve chiedere:

  • Perché non lo faccio? Qual è la ragione?

Chiediamocela, chi non lo fa se lo chieda. A meno che uno non abbia un problema grave alle gambe, ma altrimenti per quale motivo non devo farla, però poi si va in palestra e si fanno tre serie da dieci di affondi, con i pesi. Gli affondi in palestra sì, ma inginocchiarsi davanti al Tabernacolo, no!

  • Qual’è il senso?

Gli affondi li faccio in Chiesa inginocchiandomi davanti al Tabernacolo e intanto affermo la mia fede in Gesù, intanto dico che lì, c’è davanti a me Dio. La genuflessione dice che sono davanti a Dio. È proprio un atteggiamento del Corpo che dice questo, il Corpo deve esprimere quello che c’è nell’anima, la fede dell’anima.

“Dichiara, inoltre, il santo concilio, che con pensiero molto pio e religioso è stato introdotto nella chiesa di Dio l’uso di celebrare ogni anno con singolare venerazione e solennità e con una particolare festività questo nobilissimo e venerabile sacramento, e di portarlo con riverenza ed onore per le vie e per i luoghi pubblici, nelle processioni (221).”

Le processioni oggi sono sparite, vedere una processione del Corpus Domini oggi è un miracolo. Abbiamo pensato di nascondere bene Gesù.

Una volta sono andato in un Duomo, sono entrato e ho detto:

“E qui Gesù dov’è?”

Non lo trovavo, ho iniziato a fare la caccia al tesoro. All’altare della Madonna non c’era, all’altare del Crocifisso, neanche, ovviamente dove c’era l’abside principale non c’era assolutamente, cerca, cerca, Gesù non c’è.

Ho pensato:

“Stai a vedere che hanno tolto Gesù dalla Chiesa?”

Poi mi fermo seduto a guardarmi in giro e vedo sulla destra un angolo buio, ma buio, spoglio, tenebroso, freddo, e ho pensato allo sgabuzzino, al ripostiglio della Chiesa.

Mi sono detto:

“Giorgio, hai visto tutto, vai a vedere anche nello sgabuzzino, chissà mai che..”

Mi sposto, vado là e vedo in fondo un lumino esile, piccolo, invisibile, con un Tabernacolo perso nel buio. Non c’era nessuno. Non c’era neanche un fiore finto, niente, c’era il marmo nero, buio e un altare spoglio.

Ho chiesto:

“Ma qui dentro c’è Gesù?”

“Sì, sì, questo è il Tabernacolo”

Che senso ha trattare così il Corpo di Cristo?

Una volta, mi hanno invitato ad una Messa, in un oratorio, mio papà mi ha chiesto di andare perché c’erano tutti i preti e così ho deciso di andare a quella Messa. Messa fatta in un prato. Consacrano 7-8 pissidi, come se ci fosse l’esercito di Attila. Finisce la Messa e vedo che le pissidi erano piene di Ostie Consacrate e i preti cominciano ad andare.

Faccio per andare anche io poi mi giro e dico:

“Scusi, guardi che là ci sono le pissidi consacrate”

“Ah sì ma le prendiamo dopo!”

“Lasciamo le pissidi consacrate sotto l’albero? Non mi sembra il caso”

“No, Padre non si preoccupi”

“Ma in mezzo alla gente? Abbandonate lì?”

“No, ma dopo torniamo”

Allora sono andato là, ho preso le pissidi e sono andato in Chiesa. Arrivo in Chiesa, vedo mio papà che mi dice:

“Giorgio ti aspetto, ci vediamo fuori dalla Chiesa”

Ero andato con i ragazzi e dico loro di aspettarmi fuori dalla Chiesa. Arrivo con le mie pissidi, vestito da prete, con la stola, mentre tutti si stavano spogliando, e dico:

“Dove lo metto?”

“Venga in Sacrestia”

Vado, con in mano le pissidi.

“Ma il Tabernacolo è grande quanto le pissidi? Come faccio a mettere dentro due pissidi di questa altezza? Bisogna andare nella Chiesa parrocchiale, qui non ci stanno.”

“A quest’ora? Ormai sono già le 9.00 di sera non possiamo aprire la Chiesa”

“Ma c’è Gesù! Cosa ne facciamo?”

“Guardi, Lo lasciamo in Sacrestia”

“In Sacrestia?”

“Sì, sì, Lo lasciamo in Sacrestia e Lo chiudiamo dentro”

“Tutta notte qui, così? Ci sono le scope, il mocio, lo lasciamo qui in mezzo alle scope e al mocio?”

“Sì, sì ma domani mattina quando apre la Chiesa veniamo a prenderLo e Lo portiamo via”

“Ma bisognerà mettere su un velo”

“Ah sì, sì”

Si gira, prende lo straccio che stava sul carrello del mocio e glielo mette sù. Mi sono fermato un attimo e ho detto:

“Guardi facciamo così, Lo porto via con me”

“Come lo porta via con sè?”

“Sì, prendo le pissidi e Lo porto in Convento, poi domani venite a ritirare le pissidi vuote.”

“Va bene”

Vestito da prete, prendo le pissidi, faccio per uscire dalla chiesa ma mi fa cenno di uscire dal retro, dalla porta di servizio. Mi apre il cancello, esco, vestito da Messa con le pissidi in mano, faccio un passo sul marciapiede, mi saluta e mi chiude la porta dietro. Ero in mezzo alla strada con le pissidi in mano, solo. Per grazia di Dio al mio papà gli è venuto in mente di venire lì.

“Giorgio cosa fai in mezzo alla strada? Perché sei in giro con le pissidi vestito da Messa?”

“Lascia stare”

Mi caricano in macchina, ho dovuto chiamare in Convento i frati e dire:

“Vieni giù subito, apri la Chiesa che ho il Signore in macchina”

“Come hai il Signore in macchina?”

“Certo, ho in mano le pissidi con dentro Gesù”

Ho dovuto svuotare le pissidi, riempire tutto il Tabernacolo, stracolmo di Ostie per darGli un posto sicuro.

Ci rendiamo conto? Questo è avere fede nell’Eucarestia?

No. Questa non è avere fede nell’Eucarestia.

Ciascuno di noi è chiamato a testimoniare questa fede. Ciascuno di noi è chiamato a trattare Gesù in un certo modo, credendo che veramente lì dentro c’è Gesù veramente, realmente e sostanzialmente.

È compito nostro fare di tutto per salvare il Corpo di Gesù, a qualunque costo.

“È giustissimo, infatti, che siano stabiliti alcuni giorni festivi, in cui tutti i cristiani manifestino con cerimonie particolari e straordinarie il loro animo grato e memore verso il comune Signore e Redentore, per un beneficio così ineffabile e divino, con cui viene ricordata la sua vittoria e il suo trionfo sulla morte. Ed era necessario che la verità trionfasse talmente sulla menzogna e sull’eresia, perché i suoi avversari, posti dinanzi a tanto splendore e a tanta letizia della chiesa universale, o vengano meno, disfatti e vinti, o presi e confusi dalla vergogna, si ricredano.”

Certo che se non vedono cristiani che credono in queste cose, perché dovrebbero vergognarsi di credersi?

Se siamo noi i primi che non viviamo in modo corretto, a nessuno gli viene in mente di doversi ricredere.

“Capitolo VI – Della conservazione del sacramento della santa eucarestia e del dovere di portarlo agli infermi.

“L’uso di conservare la santa eucarestia in un tabernacolo è così antico che fu conosciuto anche ai tempi del concilio di Nicea (222). Che poi la stessa santa eucarestia venga portata agli infermi, e che a questo scopo venga diligentemente conservata nelle chiese, oltre che esser sommamente giusto e ragionevole, è anche comandato da molti concili (223) ed è stato predicato con antichissima consuetudine dalla chiesa cattolica. Questo santo sinodo, perciò, stabilisce che quest’uso del tutto salutare e necessario debba esser conservato.”

Gesù ha istituito l’Eucarestia per stare con noi, per rimanere con noi.

Quando entro in Chiesa le prima cosa da fare è onorare il Corpo di Cristo nell’Eucarestia. E quando arrivo nel mio banco, la prima cosa che faccio entrato in Chiesa, non mi siedo, ma faccio l’atto di Adorazione a Gesù in ginocchio. C’è quella bellissima preghiera di Sant’Alfonso Maria de Liguori da fare all’inizio di ogni visita a Gesù Sacramentato, e la preghiera da fare alla Madonna al termine di ogni visita, che sono bellissime, così come la preghiera della Comunione Spirituale.

Uno che entra in Chiesa e ci vede, deve dire:

“Questa persona è davvero davanti a Qualcuno di Vivo, sta veramente incontrando Qualcuno”

Queste cose nella nostra vita dove sono finite?

Con quanta leggerezza ci si accosta all’Eucarestia, con quanta superficialità si tratta l’Eucarestia.

 

 

 

 

 

DOMANDE:

  1. Quando ti guardano dovrebbero capire, lei ha detto, ma il problema è che quando uno si comporta così, le dicono che è una bigotta. Non c’è questa educazione nel riconoscere le persone. Se noi siamo arrivati a questo punto è perché voi preti non ci avete aiutato. Certe parti che dovrebbero fare i Sacerdoti, le dobbiamo fare noi, che non abbiamo autorità.

Il Sacerdote ha una responsabilità davanti a Dio e davanti a voi, che nel momento in cui non adempie ai suoi doveri di stato, ovviamente si carica della responsabilità che questa ne comporta e ne deriva, ed è compito di noi Sacerdoti dover rimettere le cose al loro posto. C’è chi lo fa e chi non lo fa. Se ho la disgrazia di non avere davanti qualcuno che mi aiuta a rimettere al suo posto l’Eucarestia e a sottolineare la sua importanza, è chiaro che io per primo farò così. Se invece ho davanti un prete come Padre Pio da Pietrelcina che quando celebra tu vedi Gesù, è impossibile distrarsi, sei completamente coinvolto dentro al Mistero. Purtroppo tante cose non vengono dette, tante cose vengono banalizzate.

Il compito di questo corso è porre un rimedio, una diga, un argine a questa situazione. Se ciascuno di noi imparerà qualcosa dopo questo anno sull’Eucarestia e vedrà l’importanza di difenderla e di amarla, e di cose ne diremo tante, sarà diverso. I 12 Apostoli hanno cambiato il mondo voi siete più di 12, se ciascuno di noi fa la sua parte. Il punto è misurare poi quanto ciò che sappiamo diventa vita e coraggio. Un conto è sapere, un conto è volere, e non tutti quelli che sanno vogliono, perché poi si ha paura, si ha vergogna, si teme di essere chiamati bigotti, fondamentalisti. Oggi ogni atto di venerazione è visto come un bigottismo, quando il bigottismo è ben altro. E’ compito nostro, ciascuno nel suo stato, portare avanti questa cosa.

  1. Ma è opportuno far presente a un sacrista che va al Tabernacolo a prendere la pisside, al posto di un Sacerdote, dirgli che non deve farlo?

Se il Sacerdote è lui il primo che non dice niente vuol dire che non conosce il Messale, perché è scritto che nessun laico può aprire il Tabernacolo. Se uno non lo sa, è un pò come un medico che non ha studiato chirurgia.

  1. E’ un’ignoranza colpevole?

Sì. Se io vado dal dottore e gli metto in mano la mia gamba e questo la tratta come se sapesse che cos’è e in realtà non lo sa, e me la rovina, ho il diritto di denunciarlo. La diversità della mia vita rispetto alla vostra, serve al fatto che tutto il tempo che io ho a disposizione rispetto a voi, libero da certe incombenze domestiche, devo usarlo per fare tutto quello che voi non potete fare, e poi trasmettervelo. Studiare e sapere che quelle cose possono essere fatte e altre che non possono essere fatte.

Il testo Redemptionis Sacramentum tutti i preti dovrebbero conoscerlo. E’ un documento della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, ed è normativo, è l’ultimo testo uscito. Tutti noi dovremmo averlo letto e conoscerlo. Nel punto 93 di questo testo c’è scritto che l’uso del piattino per la Comunione, è obbligatorio e se tu non lo fai, tu vai contro il testo che dà un’indicazione autorevole ad ogni Sacerdote e che ti impone di metterlo. Se non lo fai è un problema che riguarda la tua ignoranza colpevole e la tua responsabilità.

Quando leggeremo questo testo vedremo tutta la questione della Comunione in ginocchio, sarà una parte ampia del nostro corso di catechesi, e vedremo quali sono i diritti dei fedeli, perché i fedeli hanno dei diritti sani, veri, reali, che il documento sancisce e il tradimento di questi diritti è denunciabile al Vescovo e a Roma. Lo vedremo, cosa succede in certe situazioni.

  1. Quando diciamo Veramente e Realmente, e sostanzialmente qual’è la differenza di significato?

Ci sta di mezzo tutta la controversia con i protestanti e con gli eretici. Dietro a questi tre avverbi ci sta dietro un mondo di eresie, dove alcuni dicevano che Gesù non era Veramente Presente, altri dicevano che c’era ma non era una Presenza Reale, sulla sostanza alcuni dicevano che non era il cambio della sostanza ma la transignificanza, cambiava di significato ma non di sostanza. Questi termini che a noi appaiono similari, in realtà sono tre termini studiati perfettamente per rispondere alle eresie. Bisognerebbe andare ad aprire tutto il contesto storico, soprattutto della riforma e di tutti gli eretici. Loro con questi tre termini tagliano le gambe a tutti. Veramente Lui c’è, ma non è solamente vero che c’è ma è anche Reale questa Presenza, ma non è solamente vera e reale, è anche Sostanziale.

Sia Gloria la Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Vi benedica Dio Onnipotente Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il Concilio di Trento sulla Santissima Eucarestia

Mettiamo a disposizione dei lettori il testo letto durante questa catechesi.

TRANSUSTANZIAZIONE. – Parola coniata dalla teologia medievale (la prima documentazione ufficiale si ha nel Concilio lateranense IV, del 1215, nella professione di fede contro gli Albigesi) la quale esprime in maniera chiarissima il dogma della Chiesa cattolica circa la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. Secondo detto dogma Gesù è presente nell’Eucaristia per transustanziazione, cioè per cambiamento dell’intera sostanza del pane e del vino nel suo corpo e nel suo sangue. Il cambiamento avviene in virtù delle parole della consacrazione in quanto Gesù nell’ultima cena non disse: “qui è il mio corpo” ovvero “in questo pane, con questo pane, sotto questo pane è il mio corpo” ma: “questo (che io vi mostro) è il mio corpo”: parole che mentre proclamano la presenza reale, la producono. Ne segue che, dopo la consacrazione, nulla resta della sostanza del pane e del vino ma soltanto le loro apparenze o specie (accidenti) e che Gesù Cristo continua ad esser presente sotto le medesime fino a che quelle sussistono.

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