“Il Giudizio Particolare” dalle omelie di S. Giovanni Maria Vianney

"Il Giudizio Particolare" dalle omelie di S. Giovanni Maria Vianney

“Rendi conto della tua amministrazione”

(Lc 16,2)

Fratelli miei, potremmo mai meditare sulla severità del giudizio di Dio, senza sentirci penetrare dal più vivo timore? Pensate, fratelli miei, i giorni della nostra vita sono tutti contati; e per di più, ignoriamo l’ora e il momento preciso in cui il nostro sovrano Giudice ci citerà per comparire davanti al suo tribunale, e forse quel momento sarà proprio quello che meno immaginiamo, allorché saremo meno pronti a rendere un conto tanto temibile!… Vi assicuro, fratelli miei, che quando ci si pensa bene, ci sarebbe motivo di cadere nella disperazione, se la nostra religione non ci insegnasse che noi possiamo addolcire quel momento per mezzo di una vita vissuta in modo tale da nutrire fondati motivi di sperare che il buon Dio avrà pietà di noi. Stiamo bene attenti, fratelli miei, di non farci cogliere impreparati quando arriverà quel momento, come quell’amministratore di cui Gesù Cristo ci parla nel vangelo. Perciò, fratelli miei, vi mostrerò:

1° : che esiste un giudizio particolare, in cui renderemo un conto molto preciso di tutto il bene e di tutto il male che avremo fatto;

2° : quali sono i mezzi a nostra disposizione per prevenire il rigore di questo conto.

Sappiamo tutti, fratelli miei, che saremo giudicati due volte: una volta, nel gran giorno della vendetta, cioè alla fine del mondo, in presenza di tutto l’universo. In questo giudizio, tutte le nostre azioni, sia buone che cattive, saranno manifestate agli occhi di tutti. Ma prima ancora di questo giorno terribile e infelice per i peccatori, noi subiremo un altro giudizio al momento della nostra morte, appena avremo esalato l’ultimo respiro. Sì, fratelli miei, possiamo dire che l’intera condizione dell’uomo può essere racchiusa in queste tre parole: vivere, morire, essere giudicati. E’ questa una legge fissa e invariabile per ogni uomo. Nasciamo per morire, moriamo per essere giudicati, e tale giudizio deciderà della nostra felicità o della nostra infelicità eterna. Il giudizio universale, davanti al quale dobbiamo tutti comparire, sarà soltanto la pubblicazione della sentenza particolare che sarà stata pronunciata nell’ora della nostra morte. Sapete tutti, fratelli miei, che Dio ha contato i nostri anni, e fra tutti questi anni che egli ha deciso di accordarci, ne ha segnato uno che sarà l’ultimo per noi; in quest’ultimo anno ha segnato l’ultimo mese; in quest’ultimo mese, ha segnato l’ultimo giorno; e, infine, in quest’ultimo giorno, l’ultima ora, dopo la quale non ci sarà più tempo disponibile per noi. Ahimè! che ne sarà di questo peccatore e di questo empio che ogni giorno si ripromettono una vita sempre più lunga? Si illudano pure finché vogliono, questi poveri disgraziati; ma dopo quell’ultima ora, non ci sarà più nessuna possibilità di ritorno, niente più speranza e niente più risorse! Nel medesimo istante, fratelli miei, (ascoltate bene voi che non temete di trascorrere i vostri giorni nel peccato!) nel medesimo istante in cui la vostra anima uscirà dal vostro corpo, ella sarà giudicata.

Ma, mi direte voi, lo sappiamo bene. Sì, ma non ci credete affatto. Ditemi, se lo credeste seriamente, come potreste resistere in uno stato che vi espone continuamente al pericolo di cadere eternamente nell’inferno? No, no, amico mio, tu non ci credi affatto, perché se tu ci credessi sul serio, non ti esporresti a un simile rischio. Tuttavia, arriverà il momento in cui il buon Dio applicherà il sigillo della sua immortalità e il marchio della sua eternità sul tuo debito, nel punto preciso in cui si troverà in quell’istante; e questo sigillo e questo marchio non saranno mai rotti. O momento terribile! ma tanto poco meditato! così corto e così lungo, che scorre con tanta rapidità e che trascina con sé una sequenza terribile di secoli! Che cosa dunque ci succederà, in quel momento fatidico, tanto capace di terrorizzarci? Ahimè! fratelli miei, accadrà che compariremo, ognuno in particolare, davanti al tribunale di Gesù Cristo, per essere giudicati e rendere conto di tutto il bene e di tutto il male che abbiamo compiuto.

Il giudizio particolare, fratelli miei, è così certo, che il buon Dio, per convincerci di esso, ha mostrato a parecchie persone dei segni quando ancora erano in vita, perché ci preparassimo a quel giorno. Racconta la storia che un giovane libertino era ormai assuefatto ad ogni genere di vizi; ma essendo stato istruito da una madre saggia, una notte, dopo una giornata trascorsa nei più grandi eccessi, durante il sonno fece un sogno. Si vide trasportato davanti al tribunale di Dio. Non si può descrivere la sua vergogna, la sua confusione e l’amarezza che la sua anima provò in quel momento. Quando si svegliò aveva una febbre ardente, era tutto sudato e fuori di sé, i suoi capelli erano divenuti tutti bianchi. “Lasciatemi solo, diceva effondendosi in lacrime a coloro che per primi lo videro in questo stato, lasciatemi solo perché ho visto il mio Giudice: ah! quanto è terribile! Quale Maestà! Da quanta gloria è rivestito! Ah! quali accuse e quante domande a cui non ho saputo rispondere! Tutti i miei crimini sono stati registrati, io stesso li ho letti. Ah! Quanto grande è il loro numero! Meno male che ne ho conosciuto tutta l’enormità! Ahimè! Ho potuto vedere un esercito di demoni che non aspettava che un segnale per trascinarmi nell’inferno. State lontani da me, falsi amici, non voglio rivedervi mai più! Come sarei felice se potessi, coi rigori della penitenza, placare un Giudice tanto terribile!… Mi dedicherò alla penitenza per il resto della mia vita. Ahimè! Ben presto mi toccherà comparirgli davanti senza alcun dubbio! Ahimè, forse avverrà oggi stesso!… Dio mio, perdonami!… Mio Dio abbi misericordia di me!…Ah! per favore, non permettere che mi perda, abbi pietà di me!… Farò penitenza per tutta la vita. Oh! quanti peccati ho commesso!… Oh! quante grazie ho disprezzato!… Oh! quanto bene avrei potuto fare e non l’ho fatto!… Dio mio, non gettarmi nell’inferno!”. Ma, fratelli miei, egli non si fermò solo alle parole. Trascorse tutta la vita facendo penitenza.

Quanto sarà terribile quel momento, fratelli miei, per colui che non ha operato il bene ma che avrà fatto tanto male. Sì, fratelli miei, noi renderemo conto di tutte le nostre azioni, sia buone che cattive: tutto sarà manifesto, davanti al nostro Giudice, nell’istante in cui la nostra anima si separerà dal nostro corpo. Sì, fratelli miei, il buon Dio ci chiederà conto di ogni bene che abbiamo ricevuto da Lui. Voglio dire che ci sono i beni della natura, della fortuna e della grazia. Tutti questi beni saranno oggetto della resa dei conti. I beni della natura riguardano il corpo e l’anima; dovremo rendere conto dell’uso che abbiamo fatto del nostro corpo. Egli ci chiederà se abbiamo speso le nostre energie nel servizio del prossimo, se abbiamo lavorato per avere di che fare l’elemosina, per fare penitenza col nostro stesso lavoro, per poter fare qualche pellegrinaggio e visitare i luoghi che il buon Dio ha privilegiato ( come, ad esempio, Nostra Signora di Fourvière, san Francesco Règis, o altrove…). O se al contrario abbiamo impiegato la nostra salute e il nostro corpo, soltanto per correre dietro ai divertimenti, frequentando gli spettacoli, oppure abbiamo derubato il nostro prossimo, abbiamo lavorato nel santo giorno della domenica o in esso abbiamo fatto dei viaggi, invece di trascorrerlo nella preghiera, nell’amore del buon Dio, istruendo gli ignoranti, dando loro dei buoni consigli per condurli al buon Dio distogliendoli dal male, o se abbiamo letto libri cattivi, se abbiamo frequentato persone cattive o insegnato agli altri a fare il male. Ci chiederà conto, inoltre, se abbiamo usato il nostro corpo per imbrogliare sia nel vendere che nel comprare, per testimoniare il falso in tribunale, per provocare dei processi, per istigare gli altri a vendicarsi e a parlare male della religione, insegnando loro cose irriverenti sulla religione. Come sarebbe, ad esempio, se facessimo credere agli altri che la religione non è cosa buona, che tutto ciò che dice non è vero, che i preti si inventano quello che vogliono! Egli esaminerà ancora se per caso abbiamo impiegato la nostra intelligenza per comporre canzoni cattive che istigano contro la purezza, contro la stima del prossimo; se abbiamo comunicato agli altri le nostre cattive informazioni. Ci chiederà se abbiamo impiegato il nostro spirito per istruirci, o se per caso abbiamo peccato di vanità per la bellezza del nostro corpo, invece di ammirare in noi stessi la saggezza e la potenza di Dio. Inoltre Egli ci chiederà conto se ci siamo serviti della bellezza per attirare gli altri verso il male, come sarebbe se una persona si abbigliasse in maniera tale da attirare su di sé gli occhi di tutti. Il buon Dio esaminerà se abbiamo investito i nostri talenti, ricordandoci che siamo solo degli amministratori, e che se li amministreremo male, ciò ci sarà imputato come peccato. In quel giorno il buon Dio farà vedere ai padri e alle madri tutte le cose inutili che essi hanno comprato ai loro figli, cose che poi sono servite soltanto a perdere le loro anime; Egli mostrerà loro tutto il denaro sperperato nei divertimenti, negli spettacoli, nel ballo, e tutte le altre spese inutili. E poi ci mostrerà tutto ciò che avremmo potuto donare ai poveri, ma non lo abbiamo fatto.

Ahimè! Quanti peccati ai quali non avevamo mai pensato, e che neppure ora vogliamo riconoscere; ma li riconosceremo certamente in quel momento, quando sarà ormai troppo tardi!

Veniamo ora, fratelli miei, a un’altra resa dei conti che sarà molto più terribile, e cioè quella che riguarda le grazie ricevute. Il buon Dio comincerà a farci vedere tutti i benefici che ci ha accordato, facendoci nascere nel seno della chiesa cattolica, mentre tanti altri sono nati e sono morti al di fuori di essa. Ci farà vedere che, anche fra i cristiani, moltissimi sono morti senza avere ricevuto la grazia del santo Battesimo. Ci farà vedere per quanti anni, mesi, settimane, giorni, Egli ci ha conservato in vita, pur essendo nel peccato; se ci avesse fatto morire in quei momenti, saremmo stati precipitati nell’inferno. Ci metterà davanti agli occhi tutti i buoni pensieri, le buone ispirazioni, i buoni desideri che ci ha donato durante tutta la vita. Ahimè! Quante grazie disprezzate! Ci ricorderà tutti gli insegnamenti che abbiamo ricevuti e ascoltati durante la nostra vita; tutte le catechesi, tutte le letture messe a nostra disposizione per trarne profitto. Tutte le nostre confessioni, tutte le nostre comunioni, e tante altre grazie del cielo che noi abbiamo ricevuto. Quanti altri cristiani non ne hanno ricevuto neppure la centesima parte eppure sono diventati santi! Ma, fratelli miei, che ne è stato di tutti questi benefici e di tutte queste grazie, e quale profitto ne abbiamo fatto? Triste momento sarà quello del giudizio, per un cristiano che ha disprezzato la grazia, senza trarne profitto per nulla! Vedete ciò che ci dice san Gregorio: “Ah! amico mio, fissa la Croce e capirai così quanto è costato a un Dio meritarti la vita”. E’ per questo che sant’Agostino, quando meditava sul rendiconto che bisognerà dare per tutte quelle grazie ricevute e disprezzate, gridava: “Ahimè! sciagurato, cosa sarei dovuto diventare dopo tante grazie ricevute? Ahimè! temo molto di più per le grazie che ho ricevuto che per i peccati che ho commessi, benché siano tanto numerosi! Dio mio, quale sarà la mia sorte?”. Leggiamo nella vita di santa Teresa che, durante la sua ultima malattia, fu trasportata davanti al Giudizio di Dio; quando fu ritornata in se stessa, le fu chiesto come mai avesse tanta paura, dopo aver fatto tanta penitenza. “Ahimè! rispose, ho molta paura!”. Le fu chiesto se avesse paura della morte. “No”, rispose. Cos’era, dunque, che la faceva tremare di paura? “Ahimè! rispose, bisogna che la mia vita sia messa a confronto con quella di Gesù Cristo: ah! povera me, se vi si riscontrerà anche solo l’ombra del peccato!”.

Ma allora che cosa ne sarà di noi stessi, allorché Gesù Cristo ci rimprovererà il disprezzo e l’abuso che abbiamo fatto del suo Sangue prezioso e di tutti i meriti che ha acquistato per noi? “Ah! ingrato peccatore, Egli ci dirà, vigna infruttuosa, albero sterile, cos’altro avrei dovuto fare per la tua salvezza, più di quello che ho fatto? Non dovevo forse aspettarmi che tu portassi frutti buoni per la vita eterna? Dove sono le opere buone da te compiute? Dove sono le tue buone preghiere che mi avrebbero fatto piacere, che avrebbero toccato il mio cuore? Dove sono le tue buone confessioni? Dove sono tutte le buone comunioni che mi hanno fatto nascere nella tua anima e che dovevano, in certo senso, compensare tutti i tormenti che ho sopportato per la tua salvezza? Dove sono le penitenze e le lacrime che avresti dovuto spargere per cancellare i peccati commessi? Dove sono tutte quelle buone azioni che avresti dovuto compiere per corrispondere a tanti buoni pensieri, a tanti buoni desideri e a tante occasioni che ti ho fornito? Dove sono le Messe ben partecipate, con le quali avresti potuto darmi giusta soddisfazione per i tuoi peccati? Vai via maledetto! tu non hai prodotto che opere di iniquità, non hai fatto altro che rinnovare le sofferenze della mia passione e della mia morte. Vai via, allontanati da me, io ti maledico per tutta l’eternità! Vai via! nel giorno del giudizio universale io renderò pubblico tutto il bene che avresti potuto fare ma non hai fatto, e tutte le grazie che ti ho accordato e che tu hai disprezzato”. Ahimè! quali rimproveri, e quanti peccati ai quali non abbiamo mai pensato! Ahimè! quanto sarà terribile quella resa dei conti! Eccovi un esempio, a dimostrazione di ciò che si è detto finora.

Racconta san Giovanni Climaco, che un anacoreta, di nome Stefano, dopo aver vissuto una vita fra le più austere e le più sante, essendo ormai molto vecchio, cadde malato di una malattia della quale poi morì. La vigilia della sua morte, trovandosi di colpo fuori di sé, pur avendo gli occhi chiusi, gli parve di guardare a destra e a sinistra del suo letto, come se avesse visto qualcuno che gli voleva far rendere conto delle sue azioni. Si sentiva una certa persona che lo interrogava, e il malato rispondeva a voce alta, tanto che coloro che si trovavano nella stanza potevano ascoltarlo. Lo si ascoltava mentre diceva: “Sì, è vero, ho commesso questo peccato, ma per questo ho digiunato tanti anni”. Poi l’altra voce lo accusava di aver fatto un altro peccato, e il moribondo rispondeva: “No, è falso, non l’ho mai commesso”. In un altro momento lo si sentiva dire: “Si, lo confesso, quest’altro peccato l’ho commesso, ma il buon Dio è tanto misericordioso che me lo ha perdonato”. Era uno spettacolo terribile, ci dice san Giovanni Climaco, ascoltare quale conto preciso si richiedeva a questo solitario, di tutte le sue azioni. Ma, aggiunge il santo, la cosa più spaventosa era che quello fosse accusato anche di peccati che pensava di non avere mai commesso. Come mai, fratelli miei, un santo eremita, che aveva trascorso quarant’anni nel deserto, che aveva versato tante lacrime, non riusciva a riconoscere alcune accuse che gli erano rivolte!?… Questa cosa, riferisce san Giovanni Climaco, ci lasciò in una grande incertezza intorno alla sua salvezza.

Ma cosa ne sarà mai di un peccatore che, in quel momento, vedrà in se stesso soltanto male, senza nessuna azione buona? Momento terribile! Momento di disperazione! Non aver nulla su cui contare! Voi sapete bene che quel giudizio si svolgerà alla presenza di tre testimoni: il buon Dio che dovrà giudicare, il nostro buon angelo custode che mostrerà le buone opere che abbiamo fatto, e il demonio che manifesterà tutto ciò che abbiamo fatto di male in ogni istante della vita. Dalle loro testimonianze, il buon Dio ci giudicherà fissando la nostra sorte per tutta l’eternità. Ahimè! fratelli miei, quale deve essere mai il terrore di un povero cristiano che attende la sentenza del suo giudizio, e che, fra qualche minuto, si troverà all’inferno o nel cielo!

Narra un’altra storia che un santo abate, di nome Agatone, giunto ormai al termine della vita, se ne stava sempre con gli occhi fissi verso il cielo, senza mai muoverli. Gli altri confratelli gli dissero: “Dove credi di essere ora, padre mio?” – “Mi trovo alla presenza di Dio, da cui aspetto il giudizio.” – “Lo temi, forse?” – “Ahimè! non so se tutte le mie azioni saranno bene accette a Dio; io credo di aver adempiuto i comandamenti, ma i giudizi di Dio sono diversi da quelli degli uomini.” In quel preciso momento si mise a gridare: “Ahimè! sto entrando in giudizio!”. Ahimè! fratelli miei, quanti rimpianti avremo noi, per aver perso tante occasioni di salvarci, per aver disprezzato tante grazie che il buon Dio ci ha fatto per aiutarci a guadagnare il cielo, allorché vedremo che ormai tutto è perduto per noi, o, piuttosto, che tutte quelle grazie si volgeranno a nostra condanna!

Ma se è già così terribile dover rendere conto delle grazie che il buon Dio ci ha fatto per evitarci l’inferno, cosa sarà mai il dover essere esaminati e giudicati su ogni peccato che abbiamo commesso? Forse, per consolarvi, direte che non avete commesso quei tali peccati mostruosi, agli occhi del mondo. Ma che dire di tutti quei peccati interiori, fratelli miei?!… Ahimè! quanti peccati d’impurità, quanti desideri impuri, quanti pensieri di odio, di vendetta e d’invidia hanno girato nella vostra immaginazione durante una vita di trenta o quarant’anni, o forse di ottant’anni! Ahimè! quanti pensieri d’orgoglio, di gelosia, quanti desideri di vendicarsi, di nuocere al proprio prossimo, quanti desideri di ingannare! E che sarà, poi, quando si passerà ai peccati di azione?… Ahimè! quando il buon Dio prenderà il libro dalle mani dei demoni, per esaminare tutte quelle azioni di impurità, tutte le corruzioni, tutte le azioni turpi, tutti quegli sguardi impudichi, tutte quelle confessioni e comunioni sacrileghe, tutte quelle scappatoie e quei stratagemmi che abbiamo impiegati per sedurre quella persona… Ahimè! cosa diventeranno queste vittime dell’impurità!

Oh! quanto sarebbe meglio che il buon Dio le precipitasse nell’inferno ancor prima di morire, piuttosto che dover comparire dinanzi a un Giudice tanto puro! Con ogni probabilità il giudizio si terrà quando il moribondo è ancora sul suo letto e nella sua camera. Ahimè! questi poveri sciagurati che non hanno ormai maggiore ritegno e riservatezza degli animali, forse meno, vedranno la loro sentenza di condanna scritta sulle pareti della loro casa, come l’empio re Balthazar, o addirittura in ogni angolo della loro casa! Potranno mai negare, allorché Gesù Cristo, con il libro nelle mani, mostrerà loro il luogo preciso e l’ora in cui hanno consumato il peccato?! “Vai via, miserabile, dirà loro, ti condanno e ti maledico per sempre!”. Ahimè! fratelli miei, anche se il buon Dio offrisse loro il suo perdono, è certo che essi lo rifiuterebbero, tanto il peccato è capace di indurire i cuori! Ah! Gesù Cristo potrebbe rivolgere loro le stesse minacce che rivolse a quell’empio di cui parla un certo racconto.

Essendo sul punto di uscire da questo mondo, Gesù Cristo gli disse: “Se tu mi chiederai perdono io te lo concederò”. Ma no! quando ci si è rivoltati nel peccato durante la vita, non c’è più ritorno. “No!” gli rispose il moribondo. “Ebbene, continuò Gesù Cristo, versandogli sulla fronte una goccia del suo sangue prezioso, va pure: nel gran giorno del Giudizio questo sangue adorabile che tu hai disprezzato e profanato per tutta la vita, sarà il tuo marchio di condanna!”. Dopo queste parole, morì, e fu gettato nell’inferno. O terribile momento per un peccatore che non scorgerà in sé nulla di buono che gli faccia sperare di andare in cielo! Quel povero peccatore avrebbe voluto già trovarsi all’inferno, non sapendo che cosa rispondere. Morì e non poté dire altro che questo: “Si, ho meritato l’inferno, è ben giusto che vi sia precipitato; dal momento che ho tanto profanato quel sangue adorabile che tu avevi versato sull’albero della croce, per la mia salvezza”.

(Nel momento del giudizio) Gesù Cristo, tenendo sempre tra le mani il libro in cui sono scritti tutti i suoi peccati, esaminerà il povero peccatore su tutte le preghiere non fatte o fatte male, o forse, fatte covando odio e vendetta; ma che dico? forse addirittura con il cuore arso dal fuoco dell’impurità. No, no, Dio mio, non ti attardare più a esaminarlo, gettalo subito nell’inferno: è questa la grazia più grande che Tu gli possa fare, se vuoi fargliene ancora una, prima di gettarlo nel fuoco eterno. Sì, Gesù Cristo sfoglierà la pagina dove troverà scritti tutti i suoi giuramenti, tutte le sue imprecazioni, tutte le maledizioni che non ha mai cessato di vomitare nell’arco della vita, servendosi di quella stessa lingua e di quelle stesse labbra che tante volte sono state bagnate da quel sangue adorabile. Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine dove troverà scritte tutte quelle profanazioni del santo giorno della domenica. Ah! no, no, non ci saranno più scuse, tutto sarà chiaro ed evidente. Sì, Egli vedrà tutte le ubriacature che si sono prese in quel giorno santo; tutte le dissolutezze, i giochi, i balli, che hanno profanato quel giorno a Dio consacrato. Ahimè! quante Messe mancate o ascoltate male! Quante sante Messe, durante le quali non ci siamo occupati quasi per nulla del buon Dio! Ahimè! può darsi che durante quelle Messe abbiamo commesso più peccati che durante tutta la settimana!

Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine dove troverà scritti tutti i crimini di quei figli ingrati che hanno disprezzato i loro padri e le loro madri, che li hanno maledetti, che gli hanno augurato la morte, per impadronirsi dei loro beni, che li hanno fatti soffrire nella loro vecchiaia… Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine e vi vedrà scritte tutte quelle ingiustizie e tutte quelle usure nelle vendite e nei prestiti. Sì, tutte queste rapine saranno poste alla luce del giorno. Ahimè! quel povero disgraziato sentirà leggersi ogni dettaglio della sua vita, e non riuscirà a trovare neppure una sola giustificazione. Ahimè! a cosa sarà ridotto quel povero orgoglioso che voleva sempre aver ragione, che disprezzava tutti, che si prendeva gioco di tutti? Mio Dio, in quale stato di disperazione lo ha ridotto questo esame! Sì, fratelli miei, finché siamo a questo mondo, non ci mancano mai i pretesti per sminuire i nostri peccati, se non riusciamo a nasconderli del tutto. Ma davanti a Gesù Cristo, fratelli miei, tutto questo non sarà più possibile. Egli farà in modo che ci convinciamo da soli di tutto il male che abbiamo fatto, e noi saremo costretti ad ammettere che tale è stata la nostra vita, e che è ben giusto che siamo condannati ad andare ad ardere nell’inferno, banditi per sempre dalla presenza del nostro Dio. Oh! sciagura spaventosa! Disgrazia senza speranza di riparazione! Oh! quanto è più saggio di noi colui che a queste cose pensa quand’è in tempo!

Ma ciò che finora si è detto, non è ancora tutto. Il demonio, che ha faticato durante tutta la nostra vita per la nostra dannazione, presenterà a Gesù Cristo un libro in cui saranno scritti tutti i peccati che noi abbiamo fatto commettere agli altri. Ahimè! quanto grande sarà il loro numero; ma purtroppo lo scopriremo solo allora. Ahimè! che ne sarà di quei padri e di quelle madri, di quei padroni e di quelle padrone, che tante volte hanno fatto saltare la preghiera ai loro figli o ai loro domestici, per paura di perdere qualche minuto per il loro lavoro? Quante volte non hanno permesso che il pastore del loro gregge andasse alla Messa? Quanti vespri, quante istruzioni, quante catechesi e quanti sacramenti le persone a loro affidate hanno trascurato, perché non gli è stato concesso il tempo necessario? Quante altre volte li hanno fatti lavorare di domenica, o si sono presi gioco di loro quando li vedevano compiere qualche pratica di pietà? E non è forse vero che alle volte gli hanno impedito di svolgerle? Quanti libertini hanno indotto i giovani a peccare, con le loro sollecitazioni e le loro promesse? Quante, fra le giovani donne, hanno indotto altri a fare cattivi pensieri, a sguardi impuri, con i loro modi affettati ed esibizionisti? Quanti ubriaconi hanno indotto altri a bere, trascorrendo le loro domeniche nei locali del divertimento, assentandosi dalle celebrazioni? Ahimè! quanti peccati si sono commessi nelle osterie, lasciandosi offrire da bere, pur essendo già ubriachi! Quante parole sconce e quante altre azioni impure, dal momento che in certi luoghi di divertimento tutto è permesso! E’ là che si fa scorrere dal cuore tutto il veleno dell’impudicizia, che inebria con i suoi sudici piaceri quasi tutti coloro che si trovano nel locale. Ahimè! quanto ci sarà da renderne conto! Quanti giovani derubano i loro stessi genitori, per andare a divertirsi nei locali! E chi ne porterà la colpa? Nessun altro se non i gestori degli stessi locali! Ahimè! quanti dubbi sulla religione essi hanno indotto negli animi dei loro clienti, spacciando loro ciò che avevano inventato per affievolire la fede nel cuore dei loro avventori! Quante calunnie contro i preti! Come se il difetto di uno solo rendesse cattivi tutti gli altri! Ahimè! quanti hanno cessato di frequentare i sacramenti, perché hanno incontrato persone empie che hanno raccontato loro tante falsità sulla religione, al punto da indurli a lasciar perdere tutto! Chi potrà mai contare il numero di anime che per colpa di quelli si sono perdute? Perciò gli sarà imputato come peccato e ciò sarà causa della loro condanna. Tutte le anime che essi hanno fatto dannare, verranno a chiedere vendetta in quel giorno! Ahimè! se il santo re Davide diceva di temere più per i peccati degli altri che per i suoi, che ne sarà mai di questi poveri disgraziati che hanno trascorso la loro vita procurando la perdita di tante povere anime, per mezzo dei loro cattivi esempi e dei loro discorsi malvagi? Ahimè! quale stupore, quando vedranno che tante anime sono state gettate nell’inferno per colpa loro!

Chi di noi, fratelli, non tremerà, pensando che il buon Dio non lascerà nulla senza esame, neppure le buone opere, per verificare se sono state fatte bene e per Lui solo. Ahimè! quante azioni da noi compiute, si sono ispirate unicamente al mondo, al desiderio di essere notati e di passare per brave persone! Quante buone azioni sono destinate a trovarsi senza alcun valore agli occhi di Dio! Ahimè! quanta ipocrisia, quanto rispetto umano hanno fatto perdere loro ogni merito! Fratelli miei, se i santi che erano colpevoli solamente di qualche piccolo errore, hanno tanto temuto quel momento, hanno fatto penitenze tanto dure e così a lungo, come potremo sperare che il buon Dio abbia pietà di noi? Ahimè! quanti, meno colpevoli di noi, cadono ogni giorno nell’inferno! Dio mio, non ci gettare nell’inferno! Piuttosto facci soffrire tutto quello che vorrai, durante questa vita. Non è difficile convincervi di come il buon Dio ci giudicherà rigorosamente… E cosa c’è da meravigliarsi? Un cristiano colmato di tanti benefici, che ha ricevuto tante grazie per salvarsi e a cui niente è mancato se non la sua stessa volontà, non è forse giusto che Dio lo esamini con un terribile rigore?

Leggiamo in una storia riportata da san Giovanni Climaco, un esempio che ci dimostra, in parte, la severità della giustizia di Dio verso il peccatore. Egli ci narra che un suo amico, di nome Giovanni Sabaita, gli aveva detto che in un monastero dell’Asia, c’era un tale che, notando che il superiore lo trattava con eccessiva bontà e dolcezza, pensava che ciò gli sarebbe stato di danno, e, per questo gli chiese di trasferirsi in un altro monastero. Essendo partito, la prima notte trascorsa lì, vide in sogno una persona che gli domandava conto delle sue azioni. Dopo un esame molto severo, si ritrovò debitore alla giustizia divina di una somma considerevole, e il buon Dio gli faceva notare che ancora egli non aveva fatto nulla per espiare i suoi peccati. Terrorizzato da questa visione, rimase altri tre anni in quel luogo, dove il buon Dio, volendo fargli espiare i suoi peccati, permise che venisse disprezzato e maltrattato da tutti. Sembrava che ognuno si incaricasse di farlo soffrire; ciò nonostante, non si lamentava mai. In un’altra visione, il buon Dio gli fece vedere che ancora non aveva saldato neanche un terzo del debito che aveva contratto verso la sua giustizia. Tutto pieno di spavento, si finse pazzo, e protrasse questo genere di vita per tredici anni; in seguito a ciò il buon Dio gli disse che ancora aveva pagato solo la metà del debito. Non sapendo più cosa fare, il poveretto trascorse il resto della vita implorando Dio perché gli usasse misericordia. Non metteva più né limite né misura alle sue penitenze. “Ah! Signore, diceva, non avrai forse pietà di me? Fammi soffrire tutto ciò che vuoi, ma perdonami!”. E fu così che, prima di morire, il buon Dio gli disse che i suoi peccati erano stati perdonati. Ebbene! fratelli miei, come oseremo sperare che i nostri peccati siano cancellati, solo perché li abbiamo confessati, e perché abbiamo chiesto perdono al buon Dio solo a parole? (Il santo intende dire che, anche dopo la confessione sacramentale, resta da scontare la pena per i peccati commessi; n.d.t.). Ahimè! quanti cristiani sono completamente ciechi, pensando di aver fatto tutto, quando ancora non hanno fatto niente, e se ne accorgeranno! Il buon Dio farà loro vedere ciò che i loro peccati meritavano, e le penitenze che per essi hanno fatto. E allora, ahimè! quanti cristiani perduti! Ma, fratelli miei, il giudizio particolare si svolgerà anche su un altro aspetto della vita cristiana. Sebbene ciò che ho detto finora sembra già essere molto severo, quello che sto per dire non è meno terribile. Voglio dire, che Gesù ci giudicherà su tutto quel bene che avremmo potuto fare, ma che non abbiamo fatto. Gesù metterà davanti agli occhi del peccatore tutte le preghiere che non ha fatto, ma che avrebbe potuto fare, e così pure, tutti i sacramenti che avrebbe potuto ricevere durante la sua vita. Quante volte in più avrebbe potuto ricevere il suo Corpo e il suo Sangue, se gli fosse importato di condurre una vita più santa? Gesù Cristo gli chiederà conto anche di tutte quelle volte che ha avuto l’idea di compiere qualche buona azione, ma poi non l’ha compiuta. Quante preghiere, quante messe, quante confessioni, quante penitenze, quanti doveri di carità avrebbe potuto rendere al prossimo! Quante rinunce durante i pasti o quante visite in meno (ai suoi conoscenti), e quante visite in più al Santissimo Sacramento, nel giorno di domenica! Ahimè! quante buone opere mancate, sulle quali subiremo il giudizio! Gesù Cristo ci chiederà conto perfino di tutto il bene che gli altri avrebbero potuto fare, se noi avessimo dato loro il buon esempio! Ah! Dio grande, che ne sarà di noi? Ma, voi mi chiederete, cosa dobbiamo fare per rassicurarci, in quel momento così triste per chi è vissuto nel peccato, senza pretendere di piegare la giustizia di Dio che i nostri peccati hanno così grandemente irritato? Vi rispondo subito. Anzitutto dobbiamo rientrare in noi stessi, e pensare seriamente che ancora non abbiamo fatto nulla che ci possa dare speranza in quel momento. Infatti, tutti nostri peccati sono scritti in un libro che il demonio presenterà a Dio per farci giudicare, per far conoscere a Lui i nostri peccati, anche quelli più nascosti (così scrive il santo, ma è un modo di dire, per farsi intendere meglio dai suoi uditori; Dio sa già tutto; n.d.t.). Poi dobbiamo restituire, sull’esempio di Zaccheo, tutto ciò che non è nostro; in caso contrario giammai potremo evitare l’inferno. Occorre nutrire un grande dolore per i nostri peccati, piangere su di essi come fece il santo re Davide, che pianse il suo peccato fino alla morte ed evitò di ricaderci. Bisogna umiliarsi profondamente davanti al buon Dio, accettando tutto ciò che il buon Dio vorrà mandarci, non soltanto con sottomissione, ma con grande gioia. Infatti non c’è via di mezzo: o si piange in questo mondo o si piangerà nell’altro, là dove le lacrime non serviranno più a nulla, e la penitenza non riceverà alcun merito. Occorre, inoltre, non perdere mai di vista il pensiero che non conosciamo il giorno in cui saremo giudicati, e che se disgraziatamente fossimo trovati in stato di peccato, saremmo perduti per tutta l’eternità.

Che concludere da tutto quello che si è detto, fratelli miei? Anzitutto dobbiamo riconoscere di essere veramente ciechi, dal momento che nessuno di noi può dire di essere pronto a comparire davanti a Gesù Cristo, e che, malgrado questa certezza di non essere pronti, nessuno di noi fa un passo avanti verso il buon Dio, per assicurarsi una sentenza favorevole. O mio Dio! com’è cieco il peccatore! Ahimè! com’è deplorevole la sorte che lo aspetta! No, no, fratelli miei, non viviamo più come degli insensati, poiché nel momento in cui meno ce lo aspettiamo, Gesù Cristo busserà alla nostra porta. Beato colui che non ha atteso fino a quel momento per prepararsi! E’ questo che vi auguro…

Dopo che tutti i santi avranno ripreso i loro corpi tutti raggianti di gloria, a seconda delle buone opere e delle penitenze fatte, attenderanno con piacere il momento in cui Dio svelerà in faccia a tutto l’universo, tutte le lacrime, tutte le penitenze, tutto il bene che essi hanno compiuto durante la loro vita, senza tralasciarne neppure una (penitenza) o uno (bene), ormai immersi nella felicità di Dio stesso. Aspettate, dirà loro Gesù Cristo in persona, aspettate, desidero che l’universo intero veda con quanto gusto avete faticato. I peccatori induriti, gli increduli, dicevano che io ero indifferente a tutto quello che facevate per me; ma io dimostrerò loro, oggi, che ho visto ed ho contato tutte le lacrime che versavate negli angoli più remoti dei deserti; dimostrerò loro, oggi, che io ero al vostro fianco, quando eravate sul patibolo. Venite tutti e comparite davanti a questi peccatori che mi hanno disprezzato e oltraggiato, che hanno osato negare perfino che io esistessi, che io li vedessi. Venite, figlioli miei, venite miei cari, e vi renderete conto di quanto io sia stato buono, di quanto grande sia stato il mio amore verso di voi. Contempliamo, fratelli miei, per un istante, questo numero infinito di anime giuste che rientrano nei loro corpi che esse rendono simili a belli astri. Vedete tutti questi martiri,  con la palma nella mano? Vedete tutte queste vergini, con sulla testa la corona della verginità? Vedete tutti questi apostoli, tutti questi sacerdoti? Quante sono le anime che essi hanno salvato, altrettanti sono i raggi di gloria da cui sono abbelliti. Fratelli miei, allora tutti ci rivolgeremo a Maria, questa Madre-Vergine, dicendole: Andiamo a raggiungere colui che è in cielo, per dare un nuovo fulgore alla tua bellezza. Ma ora abbiate un momento di pazienza (è sempre Gesù Cristo che parla ai santi); voi siete stati disprezzati, calunniati e perseguitati dai cattivi: è giusto quindi che, prima di entrare nel regno eterno, i peccatori vengano a fare degna ammenda nei vostri riguardi. Ma, terribile e tremendo sconvolgimento! io odo la stessa tromba che invita i dannati a uscire dall’inferno. Venite, peccatori, carnefici e tiranni, dirà Dio che avrebbe voluto salvarvi tutti, venite, comparite davanti al tribunale del Figlio dell’uomo; di colui che voi eravate così spesso persuasi che non vi vedesse e che non vi ascoltasse! venite e mostratevi, perché tutto quello che avete commesso sarà manifestato al cospetto di tutto l’universo.

Allora l’angelo griderà: abissi dell’inferno, aprite le vostre porte! vomitate tutti questi dannati! il loro giudice li chiama. Ah! momento terribile! tutte queste infelici anime dannate, orribili a vedersi come gli stessi demoni, usciranno dagli abissi, e andranno, come dei disperati a cercare i loro corpi.

Ah! momento crudele! nell’istante stesso in cui l’anima entrerà nel suo corpo, questo corpo sperimenterà tutti i rigori dell’inferno. Ah! maledetto corpo! Queste maledette anime si rivolgeranno mille e mille maledizioni. Ah! maledetto corpo, dirà l’anima a quel corpo che l’ha trascinata nel fango delle sue impurità, è già da più di mille anni che soffro e che brucio nell’inferno. Venite, maledetti occhi, che tante volte avete preso gusto a rivolgere sguardi disonesti su voi stessi o sugli altri, venite all’inferno per contemplare i più orribili mostri. Venite, maledette orecchie, che avete preso tanto gusto a quelle parole, a quei discorsi impuri, venite ad ascoltare eternamente le grida, le urla e i ruggiti dei demoni. Venite, maledetta lingua e maledetta bocca, che tante volte avete dato impuri baci, e che non avete risparmiato nulla pur di accontentare la vostra sensualità e la vostra golosità; venite all’inferno dove avrete come nutrimento soltanto il fiele dei dragoni. Vieni, maledetto corpo, che ho sempre cercato di accontentare; vieni e così sarai steso, per tutta l’eternità, in uno stagno di fuoco e di zolfo, incendiato dalla potenza e dalla collera di Dio! Ah! chi potrà comprendere e raccontarci tutte le maledizioni che il corpo e l’anima si vomiteranno addosso per tutta l’eternità? Sì, fratelli miei, ecco tutti i giusti e i dannati che hanno ripreso la loro antica forma, cioè il loro corpo, come quello che ora vediamo, e che attendono il loro giudice; ma un giudice giusto e senza compassione, per ricompensare o per punire, secondo il bene o il male che noi abbiamo fatto. Eccolo che arriva, seduto sul suo trono, splendente di gloria, circondato da tutti gli angeli, con lo stendardo della croce che cammina davanti a lui. I dannati vedendo il loro giudice, anzi, che cosa sto dicendo? vedendo colui che hanno visto crocifisso non per altro che per procurare loro la felicità del paradiso, mentre essi, nonostante ciò, si sono dannati, grideranno: Montagne, schiacciateci, toglieteci dalla faccia del nostro giudice; rocce, cadete su di noi; ah! di grazia, precipitateci subito nell’inferno! No, no, peccatore (risponderanno le montagne e le rocce), fatti avanti e vieni a rendere conto di tutta la tua vita. Fatti avanti, disgraziato, che hai disprezzato un Dio tanto buono! Ah! mio giudice, padre mio e mio creatore, dove sono mio padre e mia madre che mi hanno fatto dannare? Ah! li voglio vedere; ah! voglio chiedere loro perché hanno permesso che mi perdessi il cielo! Padre mio e madre mia, siete voi che mi avete fatto dannare! siete voi la causa della mia infelicità! Dai, dai, avanza verso il tribunale del tuo Dio, ormai tutto è perduto per te. Ah! mio giudice, griderà questa giovane…, dov’è quel mascalzone che mi ha rapito il cielo?

No, no, avanza, non c’è più appello, ormai sei dannata! non c’è più speranza per te: sì, tu sei perduta; sì tu sei perduta: hai perso la tua anima e il tuo Dio. Ah! chi mai potrà descrivere l’infelicità di un dannato quando vedrà di fronte a sé, sulla sponda dei santi, un padre o una madre tutti raggianti di gloria e giudicati degni del cielo, mentre lui si vedrà riservato per l’inferno?

Montagne, diranno questi dannati, muovetevi; ah! per favore, cadeteci addosso! Ah! porte degli abissi, apritevi per nasconderci! No, peccatore, tu hai sempre disprezzato i miei comandamenti; ma oggi voglio dimostrarti che sono io il tuo padrone. Compari davanti a me con tutti i tuoi crimini che hanno intessuto tutta la tua vita. Ah! è allora, ci dice il profeta Ezechiele, che il Signore prenderà quel grande foglio miracoloso, dove sono scritti e riportati tutti i crimini degli uomini.

Quanti peccati che non sono mai comparsi alla luce del sole, e che allora appariranno! Ah! tremate voi che forse da quindici o venti anni avete accumulato peccato su peccato! Ah! poveri voi! In quel giorno Gesù Cristo, tenendo in mano il libro delle coscienze, chiamerà all’appello tutti i peccatori per convincerli di tutti i peccati che hanno commesso durante la loro vita, con un tono simile a un tuono spaventoso: Venite, impudichi, dirà loro, avvicinatevi e leggete quello che c’è scritto, giorno dopo giorno. Ecco tutti quei pensieri che hanno assalito la vostra immaginazione, tutti quei desideri vergognosi che hanno corrotto i vostri cuori; leggete e contate i vostri adulteri: ecco il luogo e il momento in cui li avete commessi; ecco la persona con la quale avete peccato. Leggete tutte le vostre mollezze e le vostre seduzioni, leggete e contate quante volte voi avete procurato la perdita delle anime che mi erano costate tanto care. Da più di mille anni il vostro corpo era imputridito e la vostra anima si trovava nell’inferno, e ancora il vostro libertinaggio trascinava altre anime nell’inferno [con gli esempi cattivi che avete lasciato sulla terra, n.d.r.]. Vedete questa donna che per colpa vostra si è perduta; vedete questo marito, questi figli e questi vicini! Tutti domandano vendetta, tutti vi accusano di aver causato la loro condanna eterna e dicono che, se non fosse per voi, ora sarebbero in cielo.

Venite donne mondane, strumenti di Satana, venite e leggete tutte le cure e il tempo che avete perso per truccarvi; contate il numero dei cattivi pensieri e dei cattivi desideri che avete provocato in coloro che vi hanno guardato. Vedete tutte le anime che gridano che siete voi che le avete spinte a perdersi. Venite mormoratori, seminatori di false accuse, venite e leggete, ecco dove sono segnate tutte le vostre maldicenze, i vostri scherni, le vostre nefandezze; ecco tutte le divisioni che avete causato; ecco tutti i turbamenti che avete fatto nascere, tutte le perdite e tutti i mali di cui la vostra maledetta lingua è stata la prima causa. Andate, sciagurati, ad ascoltare nell’inferno le grida e le urla spaventose dei demoni. Venite, maledetti avari, leggete e contate questo denaro e questi beni perituri ai quali avete attaccato il vostro cuore, disprezzando il vostro Dio, e per i quali avete sacrificato la vostra anima. Avete dimenticato la vostra durezza verso i poveri? Ecco il vostro denaro, contatelo; ecco il vostro oro e il vostro argento, ora chiedete aiuto ad essi, dite loro che vi tirino fuori dalle mie mani! Andate, maledetti, a piangere la vostra miseria nell’inferno. Venite, vendicativi, leggete e vedete tutto ciò che avete fatto per nuocere al vostro prossimo; contate tutte le ingiustizie, contate tutti quei pensieri di odio e di vendetta che avete nutrito nel vostro cuore; andate all’inferno, infelici. Siete stati ribelli: i miei ministri vi hanno detto mille volte che se non aveste amato il vostro prossimo come voi stessi, non ci sarebbe stato perdono per voi. Allontanatevi da me, maledetti, andate all’inferno, dove sarete vittime della mia eterna collera, dove capirete che la vendetta appartiene solo a Dio. Vieni, vieni, ubriacone, guarda: ecco il bicchiere di vino, ecco il boccone di pane che hai strappato dalla bocca di tua moglie e dei tuoi figli; ecco tutti i tuoi eccessi, li riconosci? Sono tuoi o del tuo vicino? Ecco il numero delle notti, dei giorni che hai trascorsi nei luoghi di divertimento, nelle domeniche e nei giorni di festa; ecco le parole disoneste che hai pronunciato nella tua ubriachezza; ecco tutti i giuramenti, tutte le imprecazioni che hai vomitato; ecco tutti gli scandali che hai dato a tua moglie, ai tuoi figli e ai tuoi vicini. Sì, io ho scritto tutto ed ho contato tutto. Vai, disgraziato, a ubriacarti nell’inferno con il fiele della mia collera. Venite, commercianti, operai, qualunque sia la vostra condizione; venite, rendetemi conto fino all’ultimo centesimo, di tutto quello che avete comprato e venduto; venite, esaminiamo insieme se le vostre misure e i vostri conti sono conformi ai miei! Ecco, o mercanti, il giorno in cui avete imbrogliato questo ragazzo; ecco il giorno in cui vi siete fatti pagare due volte la stessa cosa. Venite, profanatori dei sacramenti, ecco tutti i vostri sacrilegi, tutte le vostre ipocrisie. Venite, padri e madri, rendetemi conto di queste anime che io vi ho affidate; rendetemi conto di tutto quello che hanno fatto i vostri figli, i vostri domestici; ecco tutte le volte che avete dato loro il permesso di andare in certi luoghi e di frequentare certe compagnie con cui hanno peccato. Ecco tutti i cattivi pensieri e i cattivi desideri di cui è stata causa vostra figlia; ecco tutti gli abbracci e le altre azioni infami; ecco tutte le parole impure che vostro figlio ha pronunciato. Ma, Signore, diranno i padri e le madri, non gliel’ho comandato io. Non importa, dirà loro il Giudice, i peccati dei tuoi figli sono i tuoi! Dove sono le virtù che hai fatto praticare loro? Dove sono i buoni esempi che hai loro dato? Dove le buone opere che hai fatto loro compiere? Ahimè! cosa mai li aspetta a questi padri e a queste madri che, pur vedendo i loro figli che, alcuni vanno a ballare, altri a divertirsi o ad assistere agli spettacoli, se ne restano tranquilli! O mio Dio, quale accecamento! Oh! di quanti crimini si vedranno accusati in quel terribile momento! Oh! quanti peccati nascosti saranno manifestati dinanzi all’universo intero! Oh! abissi profondi dell’inferno, apritevi, per inghiottire queste folle di dannati che hanno vissuto solo per oltraggiare Dio e per dannarsi l’anima!

Ma allora, mi chiederete, tutte le buone opere che abbiamo compiute, non serviranno a nulla? Tutti i digiuni, le penitenze, le elemosine, le comunioni, le confessioni, resteranno dunque senza ricompensa? Sì, vi dirà Gesù Cristo, tutte le vostre preghiere non erano altro che abitudine meccanica, i vostri digiuni erano solo ipocrisia, le vostre elemosine, le facevate solo per vantarvene; il vostro lavoro non aveva altro scopo che l’avarizia e la cupidigia; le vostre sofferenze erano piene di pianti e di lamenti; io non ero per nulla presente in ciò che facevate. D’altronde, vi ho ricompensato con i beni materiali, ho benedetto il vostro lavoro, ho reso fertili i vostri campi, ho fatto arricchire i vostri figli. Per quel poco di bene che avete fatto, vi ho dato tutta la ricompensa che potevate aspettarvi. Ma, vi dirà ancora, i vostri peccati rimangono, vivranno eternamente al mio cospetto. Andate, maledetti, al fuoco eterno preparato per tutti coloro che durante la loro vita mi hanno disprezzato!

Sentenza terribile, ma infinitamente giusta. Che cosa c’è di più giusto? Un peccatore che, per tutta la vita, non ha fatto altro che rotolarsi nelle sue colpe, nonostante le grazie che il buon Dio gli presentava senza tregua per farlo allontanare da esse! Vedete questi empi che si burlavano del loro pastore, che disprezzavano la Parola di vita, che volgevano in ridicolo ciò che il loro pastore predicava? Vedete quei peccatori che si gloriavano di non avere nessuna religione, che prendevano in giro coloro che la praticavano? Li vedete questi cattivi cristiani che avevano così spesso sulla bocca terribili bestemmie, che dicevano di aver voglia di divertirsi e che non sentivano alcun bisogno della confessione? Vedete questi increduli che ci dicevano che, una volta morti, tutto sarebbe finito? Vedete la loro disperazione? Li sentite accusare la loro empietà? Li sentite implorare misericordia? Ma ormai tutto è compiuto, non vi resta che l’inferno come vostro salario.

Vedete quell’orgoglioso che canzonava e disprezzava tutti gli altri? Lo vedete com’è oppresso fino in fondo al cuore, condannato a giacere per tutta l’eternità sotto i piedi dei demoni? Vedete quell’incredulo che affermava che non esiste né Dio né inferno? Lo vedete, ora, come professa che esiste un Dio che lo giudica e un inferno dove sta per precipitare, senza mai più uscirne? E’ vero che Dio darà la possibilità a tutti i peccatori di addurre le loro ragioni e le loro scuse per giustificarsi, se lo possono. Ma, ahimè! che mai potrà dire un criminale che in se stesso non scorge altro che delitto e ingratitudine? Ahimè! tutto ciò che un peccatore potrà dire in questo infelice momento, non servirà ad altro che a mostrare meglio la sua empietà e la sua ingratitudine.

Ma, fratelli miei, quello che sarà più sconvolgente in quel terribile istante, sarà il vedere che Dio non ha risparmiato nulla per salvarci, che ci ha partecipato i meriti infiniti della sua morte in croce, che ci ha fatto nascere nel seno della sua Chiesa, che ci ha dato i pastori per mostrarci e insegnarci tutto quello che ci era necessario per divenire felici. Ci ha donato i sacramenti per farci recuperare la sua amicizia, tutte le volte che l’avessimo perduta; non ha posto alcun limite al numero di peccati che voleva perdonarci; se il nostro ritorno fosse stato sincero, saremmo stati certi del suo perdono. Egli ci ha atteso per tanti anni, sebbene noi non vivessimo che per oltraggiarlo; non voleva affatto perderci, ma voleva assolutamente salvarci; ma noi non abbiamo voluto! Siamo stati noi stessi a costringerlo, per i nostri peccati, a una sentenza di eterna dannazione: Andate, figli maledetti, andate a trovare colui che avete voluto imitare [il diavolo]; per quanto mi riguarda io non vi riconosco, posso solo colpirvi con tutti i furori della mia collera eterna!

Venite, ci dice il Signore per mezzo di uno dei suoi profeti, venite, uomini, donne, ricchi e poveri, chiunque voi siate, o peccatori, qualunque sia il vostro stato e la vostra condizione, parlate tutti insieme, esponete le vostre ragioni e io esporrò le mie. Entriamo in giudizio! Ah! che terribile momento questo per un peccatore che, da qualunque lato esamini la sua vita, non vede che peccato, e niente di buono! Mio Dio! che accadrà? Finché è in questo mondo, il peccatore ha sempre qualche scusa da trovare per ogni peccato che commette. Perfino accostandosi al tribunale della penitenza, dove dovrebbe comparire per accusare e condannare solo se stesso, si lascia vincere dall’orgoglio. Alcuni trovano il pretesto dell’ignoranza, altri dicono che le tentazioni erano troppo violente; altri, infine, adducono le occasioni e i cattivi esempi: ecco quali sono sempre le ragioni che portano i peccatori per nascondere la nefandezza dei loro crimini. Venite, peccatori pieni di orgoglio, vediamo se le vostre scuse saranno accettate nel giorno del giudizio; giustificatevi con colui che, con la fiaccola nella mano, ha visto tutto, ha contato tutto, ha pesato tutto. Ma voi dite che non sapevate che quella tal cosa era peccato! Ah! sciagurati, vi dirà Gesù Cristo, se foste nati fra le nazioni idolatre che non hanno mai sentito parlare del vero Dio, potreste almeno un po’ essere scusati per la vostra ignoranza; ma voi, cristiani, che avete avuto la fortuna di nascere nel seno della mia Chiesa, di essere posti nel centro della luce, voi, a cui così spesso si è parlato della felicità eterna! Fin dall’infanzia, vi è stato insegnato tutto quello che occorre fare per procurarsela; voi, che mai si è smesso di istruire, di esortare e di riprendere, voi osate scusarvi per la vostra ignoranza!? Ah! disgraziati, se vivevate nell’ignoranza, era solo perché non volevate istruirvi! era perché non volevate approfittare delle istruzioni o le evitavate. Ah! sciagurati, andate via, le vostre scuse vi rendono ancora più degni di maledizione! Andate, figli maledetti, nell’inferno, per ardere in esso con tutta la vostra ignoranza! Ma, dirà un altro, le mie passioni erano troppo vivaci, e la mia debolezza era molto grande. Ebbene, risponderà loro il Signore, dal momento che Dio era così buono da farvi conoscere la vostra debolezza, e che i vostri pastori vi dicevano che bisognava vegliare continuamente su voi stessi, che bisognava mortificarsi, se volevate soggiogare le vostre passioni, perché voi facevate tutto il contrario? Perché vi prendevate tanta cura nell’accontentare il vostro corpo e nell’andare alla ricerca dei piaceri? Dio vi faceva conoscere la vostra debolezza, e ciononostante voi cadevate ad ogni momento: perché non avete fatto ricorso a Dio per chiedere la sua grazia? Perché non ascoltavate i vostri pastori, che non cessavano di esortarvi a domandare le grazie e le forze di cui avevate bisogno per vincere il demonio? Perché avete avuto tanta indifferenza e disprezzo per i sacramenti, dove avreste ricevuto tanta grazia, tanta forza, per fare il bene ed evitare il male? Perché, dunque, avete così spesso disprezzato la Parola di Dio, che vi avrebbe guidato nel cammino che dovevate intraprendere per andare a lui? Ah! peccatori ingrati e ciechi, tutti questi beni erano a vostra disposizione, potevate servirvene come hanno fatto tanti altri. Che avete fatto per impedire a voi stessi di cadere nel peccato? Se avete pregato e non avete ottenuto, ciò significa che avete pregato meccanicamente e per abitudine. Andate, disgraziati! quanto più avevate conosciuto la vostra debolezza, tanto più dovevate ricorrere a Dio che vi avrebbe sostenuto e vi avrebbe aiutato a lavorare per la vostra salvezza. Andate, maledetti, per questo siete ancora più criminali.

Ma le occasioni di peccare sono troppe, dirà ancora un altro. Amico mio, conosco tre specie di occasioni che possono indurci a peccare. Tutti gli stati di vita hanno i loro pericoli e offrono occasioni di peccare. Ci sono dunque tre specie di occasioni: quelle alle quali siamo esposti a causa dei doveri del nostro stato, quelle che incontriamo senza cercarle, e quelle nelle quali ci invischiamo da soli, senza alcuna necessità. Quelle occasioni di caduta, nelle quali ci invischiamo senza necessità, non ci potranno servire da scusa; non cerchiamo neppure, inoltre, di giustificare un peccato con un altro peccato. Voi dite che avete sentito cantare una cattiva canzone; oppure avete ascoltato una maldicenza o una calunnia: e perché siete andati in quella casa o avete frequentato quella certa compagnia? Perché avete familiarità con queste persone senza religione? Non sapete forse che colui che si espone al pericolo è colpevole e perirà in esso? Chi cade senza che si sia esposto, si rialza subito, e la sua caduta lo rende ancora più vigilante e più saggio. Ma come mai non capite che quando Dio ci ha promesso il suo aiuto nelle tentazioni, non ce lo ha promesso affatto per quando siamo noi stessi che abbiamo l’incoscienza di esporci ad esse? Andate, sciagurati, siete stati voi stessi che avete voluto perdervi; meritate l’inferno che è riservato ai peccatori come voi. Ma, mi obietterete, abbiamo sempre cattivi esempi davanti agli occhi. Avete cattivi esempi? Che frivola scusa! Se ne avete di cattivi, non ne avete anche di buoni? Perché non avete seguito piuttosto i buoni esempi che i cattivi? Perché non avete seguito l’esempio di quella giovane che si recava in chiesa, alla mensa santa, piuttosto che quello di quell’altra giovane che se ne andava a ballare? Quando quel bravo giovane veniva in chiesa per adorare Gesù Cristo nel santo tabernacolo, perché non avete seguito le sue tracce, piuttosto che quelle di quell’altro giovane che se ne andava ai divertimenti? Dite piuttosto, o peccatori, che vi è piaciuto di più seguire la via larga che vi ha condotto in questa infelicità nella quale ora vi trovate, e non il viottolo stretto che il Figlio di Dio ha voluto lui stesso tracciare. La vera causa delle vostre cadute e della vostra condanna non sono dunque né i cattivi esempi, né le occasioni, né la vostra debolezza, né la mancanza delle grazie necessarie, ma unicamente le cattive disposizioni del vostro cuore che voi non avete voluto reprimere. Se avete fatto il male, è perché lo avete voluto voi! La vostra condanna viene dunque unicamente da voi stessi.

Ma, mi direte ancora, ci era stato detto sempre che Dio è buono. E’ vero che è buono, ma è anche giusto: la sua bontà e la sua misericordia per voi, ormai, sono finite; vi resta solo la sua giustizia e la sua vendetta! Ahimè! fratelli miei, noi che abbiamo tanta ripugnanza a confessarci, se cinque minuti prima di quel gran giorno Dio ci desse dei sacerdoti per confessare loro i nostri peccati, affinché fossero cancellati, ah! con quanta fretta non ne approfitteremmo? Ma ciò non ci verrà affatto accordato in quel momento di disperazione. Si racconta che il re Bogoris fu molto più saggio di noi: essendo stato istruito da un missionario nella religione cattolica, era però ancora trattenuto dai falsi piaceri del mondo. Per disposizione della Provvidenza di Dio, un pittore cristiano, a cui egli aveva commissionato per il suo palazzo un dipinto rappresentante una terribile caccia alle bestie feroci, gli dipinse invece il giudizio finale, con il mondo tutto in fiamme, Gesù Cristo in mezzo a tuoni e fulmini, l’inferno già aperto per inghiottire i dannati, il tutto con figure così spaventose che il re rimase impietrito. Ritornato in sé, si ricordò di quello che un missionario gli aveva detto che bisognava fare per evitare gli orrori di quel momento in cui il peccatore non può più avere in sorte altro che la disperazione; e, rinunciando immediatamente a tutti i suoi piaceri, trascorse il resto della vita nella penitenza e nelle lacrime. Ahimè! fratelli miei, se questo principe non si fosse convertito, sarebbe ugualmente morto, avrebbe lasciato ugualmente tutti i suoi beni e i suoi piaceri, solo un po’ più tardi, ma poi, dopo la morte, avrebbe comunque lasciato ad altri i suoi beni. Ora egli si troverebbe nell’inferno ad ardere per sempre, invece si trova in cielo per l’eternità, tutto contento nell’attesa del gran giorno del giudizio, vedendo che tutti i suoi peccati gli sono stati perdonati e che non ricompariranno mai più, sia agli occhi di Dio che a quelli degli uomini. Fu questo medesimo pensiero, a lungo meditato da san Girolamo, che lo portò a usare un tale rigore con il suo corpo, e a versare tante lacrime. Ah! gridava nella sua solitudine, mi sembra di udire ad ogni istante quella tromba che dovrà svegliare tutti i morti e chiamarmi al tribunale del mio Giudice. Questo stesso pensiero faceva tremare Davide sul suo trono, e sant’Agostino nel bel mezzo dei suoi piaceri, malgrado tutti gli sforzi che faceva per soffocarlo. Egli diceva di tanto in tanto al suo amico Alipo: Ah! caro amico, verrà un giorno che compariremo tutti davanti al tribunale di Dio, per ricevere la ricompensa del bene o il castigo del male che abbiamo compiuto durante la vita; abbandoniamo, egli aggiungeva, la strada del crimine e imbocchiamo quella che hanno seguito tutti i santi. Prepariamoci fin da ora a quel giorno. San Giovanni Climaco ci riferisce che un solitario lasciò il suo monastero per passare in un altro e fare lì maggiore penitenza. La prima notte, fu citato davanti al tribunale di Dio che gli mostrò che egli era debitore verso la sua giustizia di cento libbre d’oro. Ahimè! Signore, gridò quello, cosa devo fare per estinguere il mio debito? Rimase tre anni in quel monastero, dove Dio permise che fosse maltrattato e disprezzato da tutti gli altri, al punto che sembrava che nessuno potesse sopportarlo. Nostro Signore gli apparve una seconda volta, dicendogli che ancora aveva estinto solo un quarto del suo debito. Ah! Signore, gridò quello, che cosa dunque occorre che io faccia per essere giustificato? Si mise a fare il pazzo per tredici anni, facendo tutto ciò che gli veniva richiesto; lo si trattava duramente come una bestia da soma. Il buon Dio gli apparve una terza volta dicendo che aveva estinto la metà del debito. Ah! Signore, rispose quello, poiché l’ho voluto [il peccato], devo soffrire per soddisfare la tua giustizia. Ah! Dio mio! non aspettare il giorno del giudizio per punire i miei peccati! San Giovanni Climaco ci riferisce un altro episodio che fa tremare. C’era una volta, egli narra, un solitario che, da quarant’anni, piangeva i suoi peccati nel folto di una foresta. La vigilia della sua morte, all’improvviso, fuori di sé, aprendo gli occhi, guardando a destra e a sinistra del suo letto, come se avesse visto qualcuno che gli chiedeva conto della sua vita, rispondeva con voce tremante: Sì, ho fatto questo peccato, ma l’ho confessato e ne ho fatto penitenza per tanti anni, fino a quando il mio Dio mi ha perdonato. Ma hai commesso anche quest’altro peccato, diceva la voce. – No, gli rispose, non l’ho commesso. Prima di morire lo si sentì gridare: Dio mio, Dio mio, togli, togli, per favore, i miei peccati dalla mia presenza, non posso più sopportarli. Ahimè! che ne sarà di noi, se il demonio ci rimprovera perfino i peccati che non abbiamo mai commessi, noi che siamo tutti coperti di peccati, e non abbiamo fatto nessuna penitenza? Ahimè! che dobbiamo aspettarci in quel terribile momento? Se i santi sono a mala pena sicuri, che faremo noi? Cosa dobbiamo concludere da tutto ciò che abbiamo detto, fratelli miei? Ecco: la conclusione è che non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che, un giorno, saremo giudicati senza misericordia, e che tutti i nostri peccati appariranno agli occhi di tutto l’universo; e che, dopo questo giudizio, se ci troveremo ancora in quei peccati, andremo a piangerli nell’inferno, senza poterli più né cancellare, né dimenticare. Oh! quanto siamo ciechi, fratelli miei, se non approfittiamo del poco tempo che ci resta da vivere, per assicurarci il cielo! Se siamo peccatori, abbiamo in questa vita la speranza del perdono, mentre se aspettiamo quel momento (del giudizio), non avremo più risorse. Gridiamo dal fondo dell’anima: Mio Dio!… fammi la grazia di non perdere mai il ricordo di quel terribile momento, soprattutto allorché sarò tentato: non lasciarmi soccombere. E così quel giorno sentiremo queste dolci parole uscire dalla bocca del Salvatore: “Venite voi, benedetti dal Padre mio, a possedere il Regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo”.