Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
(S Matteo, v, 8)
Leggiamo nel Vangelo che Gesù Cristo, volendo istruire il popolo che accorreva in massa per imparare da lui cosa bisognasse fare per avere la vita eterna, si sedette e, aprendo la bocca, disse loro: «Beati coloro che hanno il cuore puro, perché vedranno Dio». Se avessimo un grande desiderio di vedere Dio, Fratello, queste sole parole dovrebbero farci capire quanto la purezza ci renda graditi a Lui e quanto essa ci sia necessaria; poiché, secondo Gesù Cristo, senza di essa non lo vedremo mai. «Beati, ci dice Gesù Cristo, coloro che hanno il cuore puro, perché vedranno il buon Dio». Si può sperare una ricompensa più grande di quella che Gesù Cristo attribuisce a questa bella e amabile virtù, cioè il godimento delle tre persone della Santissima Trinità per tutta l’eternità? San Paolo, che ne conosceva bene il valore, scrivendo ai Corinzi, disse loro: «Glorificate il buon Dio, poiché lo portate nei vostri corpi; e siate fedeli nel conservarli in grande purezza. Ricordate bene, figli miei, che le vostre membra sono membra di Gesù Cristo e che i vostri cuori sono templi dello Spirito Santo. State bene attenti a non contaminarli con il peccato, che è l’adulterio, la fornicazione e tutto ciò che può disonorare il vostro corpo e il vostro cuore agli occhi di Dio, la purezza stessa» [1]. Oh! Fratello, quanto è bella e preziosa questa virtù, non solo agli occhi degli uomini e degli angeli, ma agli occhi di Dio stesso. Egli la stima così tanto che non cessa di lodarla in tutti coloro che hanno la fortuna di conservarla. Inoltre, questa virtù inestimabile è il più bel ornamento della Chiesa e, di conseguenza, dovrebbe essere la più cara ai cristiani. Noi, Fratello, che nel santo battesimo siamo stati bagnati dal sangue adorabile di Gesù Cristo, la purezza stessa; in quel sangue adorabile che ha generato tante vergini di entrambi i sessi [2]; noi, a cui Gesù Cristo ha fatto partecipe della sua purezza rendendoci suoi membri e suo tempio… Ma, ahimè, Fratello, in questo sfortunato secolo di corruzione in cui viviamo, non si conosce più questa virtù, questa virtù celeste che ci rende simili agli angeli. … Sì, Fratello, la purezza è una virtù necessaria a tutti noi, poiché senza di essa nessuno vedrà il buon Dio. Vorrei farvi comprendere un’idea degna di Dio e mostrarvi, 1) quanto essa ci renda graditi ai suoi occhi, conferendo un nuovo grado di santità a tutte le nostre azioni, e 2) cosa dobbiamo fare per conservarla.
I. – Per farvi comprendere bene la stima che dobbiamo avere per questa virtù incomparabile, per raccontarvi la sua bellezza e farvi apprezzare il suo valore agli occhi di Dio, non basterebbe un uomo mortale, ma ci vorrebbe un angelo del cielo. Ascoltandolo, direste con stupore: Come mai tutti gli uomini non sono disposti a sacrificare tutto piuttosto che perdere una virtù che ci unisce in modo intimo a Dio? Cerchiamo tuttavia di concepirne qualcosa considerando che questa virtù viene dal cielo, che fa scendere Gesù Cristo sulla terra e che eleva l’uomo fino al cielo, rendendolo simile agli angeli, a Gesù Cristo stesso. Ditemi, Fratello, in base a ciò, non merita forse il titolo di virtù preziosa? Non è forse degna di tutta la nostra stima e di tutti i sacrifici necessari per conservarla?
Diciamo che la purezza viene dal cielo, perché solo Gesù Cristo stesso era in grado di insegnarcela e di farcene comprendere tutto il valore. Ci ha lasciato esempi prodigiosi della stima che aveva per questa virtù. Avendo deciso, nella grandezza della sua misericordia, di redimere il mondo, ha assunto un corpo mortale come il nostro; ma volle scegliere una vergine come madre. Chi era questa creatura incomparabile, Fratello? Era Maria, la più pura tra tutte, che, per una grazia concessa a nessun’altra, era esente dal peccato originale. Consacrò la sua verginità al buon Dio fin dall’età di tre anni e, offrendogli il suo corpo e la sua anima, gli fece il sacrificio più santo, più puro e più gradito che Dio abbia mai ricevuto da una creatura sulla terra. Lo sostenne con una fedeltà inviolabile nel mantenere la sua purezza e nell’ evitare tutto ciò che potesse in qualche modo offuscarne lo splendore. Vediamo che la Santa Vergine teneva così tanto a questa virtù che non voleva acconsentire a diventare Madre di Dio prima che l’angelo le avesse assicurato che non l’avrebbe persa: ma quando l’angelo le disse che, diventando Madre di Dio, lungi dal perdere o offuscare la sua purezza, di cui era così orgogliosa, sarebbe stata ancora più pura e più gradita a Dio, ella acconsentì allora a diventare Madre di Dio. Madre di Dio, lungi dal perdere o offuscare la sua purezza, che lei apprezzava così tanto, sarebbe stata ancora più pura e gradita a Dio, allora acconsentì volentieri, per dare nuovo splendore a questa purezza verginale [3]. Vediamo ancora che Gesù Cristo scelse un padre putativo che era povero, è vero; ma volle che la sua purezza fosse superiore a quella di tutte le altre creature, eccetto la Santa Vergine. Tra i suoi discepoli, ne distinse uno, al quale dimostrò un’amicizia e una fiducia singolari, al quale confidò i suoi segreti più grandi; ma scelse il più puro di tutti, che era consacrato a Dio fin dalla sua giovinezza.
Sant’Ambrogio ci dice che la purezza ci eleva al cielo e ci fa lasciare la terra, per quanto sia possibile a una creatura lasciarla. Ci eleva al di sopra della creatura corrotta e, con i suoi sentimenti e i suoi desideri, ci fa vivere la stessa vita degli angeli. Secondo San Giovanni Crisostomo, la castità di un’anima è più preziosa agli occhi di Dio di quella degli angeli, perché i cristiani possono acquisire questa virtù solo attraverso la lotta, mentre gli angeli la possiedono per natura. Gli angeli non devono lottare per conservarla, mentre un cristiano è costretto a combattere continuamente contro se stesso. San Cipriano aggiunge che la castità non solo ci rende simili agli angeli, ma ci conferisce anche un carattere di somiglianza con Gesù Cristo stesso. Sì, ci dice questo grande santo, un’anima casta è un’immagine vivente di Dio sulla terra.
Più un’anima si distacca da sé stessa resistendo alle proprie passioni, più si attacca a Dio; e, per un felice ritorno, più il buon Dio si attacca a lei: la guarda, la considera come sua sposa e sua amata; ne fa l’oggetto delle sue più care compiacenze e vi fissa la sua dimora per sempre. «Beati, ci dice il Salvatore, coloro che hanno il cuore puro, perché vedranno il buon Dio» [4]. Secondo san Basilio, se troviamo la castità in un’anima, vi troviamo tutte le altre virtù cristiane; le praticherà con grande facilità, perché, ci dice, per essere casti bisogna imporsi molti sacrifici e fare grande violenza a se stessi. Ma una volta che ha ottenuto tali vittorie sul demonio, la carne e il sangue, tutto il resto le costa ben poco; perché un’anima che comanda con imperio questo corpo sensuale supera facilmente tutti gli ostacoli che incontra sulla via della virtù. È per questo, vediamo, Fratello, che i cristiani che sono casti sono i più perfetti. Li vediamo riservati nelle loro parole, modesti in tutti i loro passi, sobri nei loro pasti, rispettosi nel luogo santo ed edificanti in tutta la loro condotta. Sant’Agostino paragona coloro che hanno la grande fortuna di conservare il loro cuore puro ai gigli che salgono dritti al cielo e diffondono intorno a sé un profumo molto gradevole; la loro sola vista ci fa pensare a questa preziosa virtù. Così la Santa Vergine ispirava la purezza a tutti coloro che la guardavano… Beata virtù, Fratello, che ci pone al rango degli angeli, che sembra persino elevarci al di sopra di loro! Tutti i santi ne hanno fatto il massimo caso e hanno preferito perdere i loro beni, la loro reputazione e persino la loro vita piuttosto che offuscare questa bella virtù.
Ne abbiamo un bell’esempio nella persona di santa Agnese. La sua bellezza e le sue ricchezze l’avevano resa desiderabile, all’età di dodici anni, al figlio del prefetto della città di Roma. Lei gli fece sapere che si era consacrata al buon Dio. Fu arrestata con il pretesto di essere cristiana, ma in realtà affinché acconsentisse ai desideri del giovane. Era così unita al buon Dio che né le promesse, né le minacce, né la vista dei carnefici e degli strumenti di tortura davanti a lei per spaventarla, le fecero cambiare idea. I suoi persecutori, non potendo ottenere nulla da lei, la caricarono di catene e vollero metterle un collare e anelli di ferro al collo e alle mani; ma non ci riuscirono, tanto erano deboli le sue povere manine innocenti. Rimase salda nella sua risoluzione, in mezzo a quei lupi rabbiosi, e offrì il suo piccolo corpo ai tormenti con un coraggio che stupì i carnefici. La trascinano ai piedi degli idoli, ma lei confessa ad alta voce che riconosce come Dio solo Gesù Cristo e che i loro idoli non sono altro che demoni. Il giudice crudele e barbaro, vedendo che non può ottenere nulla, crede che lei sarà più sensibile alla perdita di quella purezza a cui tiene tanto. La minaccia di esporla in un luogo infame, ma lei gli risponde con fermezza: «Potete farmi morire, ma non potrete mai farmi perdere questo tesoro: Gesù Cristo stesso ne è troppo geloso». Il giudice, morendo di rabbia, la fa condurre in quel luogo di immondizia infernale. Ma Gesù Cristo, che vegliava su di lei in modo particolare, ispira un tale rispetto alle guardie che queste la guardano solo con una sorta di timore, e ordina a uno dei suoi angeli di proteggerla. I giovani che entrano in quella stanza, ardenti di un fuoco impuro, vedendo un angelo accanto a lei, più bello del sole, ne escono ardenti dell’amore divino. Ma il figlio del prefetto, più malvagio e corrotto degli altri, entra nella stanza dove si trovava santa Agnese. Senza curarsi di tutte quelle meraviglie, si avvicina a lei nella speranza di soddisfare i suoi desideri impuri; ma l’angelo che custodisce la giovane martire colpisce il libertino, che cade morto ai suoi piedi. Subito si diffuse a Roma la voce che il figlio del prefetto era stato ucciso da Agnese. Il padre, furioso, va a cercare la santa e si abbandona a tutto ciò che la sua disperazione gli suggerisce. La chiama furia dell’inferno, mostro nato per la desolazione della sua vita, poiché ha causato la morte di suo figlio. Santa Agnese gli risponde tranquillamente: «È perché ha voluto farmi violenza, allora il mio angelo lo ha ucciso». Il prefetto, un po’ addolcito, le dice: «Ebbene, prega il tuo Dio di resuscitarlo, affinché non si dica che sei stata tu a farlo morire». «Senza dubbio, gli risponde la santa, non meritate questa grazia; ma affinché sappiate che i cristiani non si vendicano mai, ma al contrario rendono il bene per il male, uscite di qui e io pregherò il buon Dio per lui. È. Allora Agnese si getta in ginocchio, prosternandosi con il volto a terra. Mentre prega, il suo angelo le appare e le dice: «Coraggio». Nello stesso istante il corpo inanimato riprende vita: il giovane, resuscitato dalle preghiere della santa, si precipita fuori dalla casa, corre per le strade di Roma gridando: «No, no, amici miei, non c’è altro Dio che quello dei cristiani; tutti gli dei che adoriamo non sono che demoni che ci ingannano e ci trascinano all’inferno». Tuttavia, nonostante un miracolo così grande, non si rinunciò a condannarla a morte. Allora il luogotenente del prefetto ordinò che si accendesse un grande fuoco e la fece gettare dentro. Ma le fiamme, aprendosi, non le fecero alcun male e bruciarono gli idoli accorsi per assistere alla sua lotta. Il luogotenente, vedendo che il fuoco la rispettava e non le faceva alcun male, ordinò che le fosse inferto un colpo di spada alla gola per toglierle la vita; ma il boia tremava come se fosse lui stesso condannato a morte… Mentre i genitori di santa Agnese piangevano la morte della figlia, ella apparve loro dicendo: «Non piangete la mia morte, ma rallegratevi piuttosto perché ho ottenuto una così grande gloria in cielo» [5].
Vedete, signori, cosa ha sofferto questa vergine piuttosto che perdere la sua verginità. Comprendete ora la stima che dovete avere della purezza e quanto il buon Dio si compiaccia di compiere miracoli per dimostrarsi suo protettore e custode. Come questo esempio confonderà un giorno quei giovani che hanno così poca considerazione di questa bella virtù! Non ne hanno mai conosciuto il valore. Lo Spirito Santo ha quindi ragione di esclamare: «Oh, com’è bella questa generazione casta; la sua memoria è eterna e la sua gloria risplende davanti agli uomini e agli angeli [6]! È certo, Fratello, che ognuno ama i propri simili; così anche gli angeli, che sono spiriti puri, amano e proteggono in modo particolare le anime che imitano la loro purezza. Leggiamo nella Sacra Scrittura [7] che l’angelo Raffaele, che accompagnò il giovane Tobia, gli rese mille servizi. Lo preservò dall’essere divorato da un pesce e dall’essere strangolato dal demone. Se quel giovane non fosse stato casto, l’angelo non lo avrebbe certamente accompagnato e non gli avrebbe reso tanti servizi. Quale piacere prova l’angelo custode che guida un’anima pura!
Non c’è virtù per la cui conservazione il buon Dio compia miracoli così numerosi come quelli che elargisce a favore di una persona che conosce il prezzo della purezza e che si sforza di salvaguardarla. Guardate cosa fece per Santa Cecilia. Nata a Roma da genitori molto ricchi, era molto istruita nella religione cristiana e, seguendo l’ispirazione di Dio, gli consacrò la sua verginità. I suoi genitori, che non lo sapevano, la promisero in sposa a Valeriano, figlio di un senatore della città. Si trattava, secondo il mondo, di un partito molto prestigioso. Chiese ai suoi genitori il tempo di riflettere. Trascorse quel tempo in digiuno, preghiera e lacrime, per ottenere da Dio la grazia di non perdere il fiore di quella virtù che stimava più della sua vita. Il buon Dio le rispose di non temere nulla e di obbedire ai suoi genitori, perché non solo non avrebbe perso quella virtù, ma avrebbe anche ottenuto quella che desiderava. Acconsentì quindi al matrimonio. Il giorno delle nozze, quando Valeriano si presentò, lei gli disse: «Mio caro Valeriano, ho un segreto da confidarti». Lui le rispose: «Qual è questo segreto?». «Ho consacrato la mia verginità a Dio e nessun uomo mi toccherà mai, perché ho un angelo che veglia sulla mia purezza; e se voi tentaste di farlo, egli vi colpirebbe a morte». Valeriano rimase molto sorpreso da quelle parole, perché essendo pagano non capiva nulla di tutto ciò. Rispose: «Mostratemi questo angelo che vi protegge». La santa rispose: «Non potete vederlo perché siete pagano. Andate a trovare papa Urbano da parte mia e chiedetegli il battesimo, poi vedrete il mio angelo». Subito, lui parte. Dopo essere stato battezzato dal Papa, tornò dalla moglie. Entrando nella sua camera, vide l’angelo che vegliava su Santa Cecilia. Lo trova così bello, così splendente di gloria, che ne è affascinato e commosso. Non solo permette alla moglie di rimanere consacrata a Dio, ma egli stesso fa voto di verginità. Ben presto entrambi hanno la fortuna di morire martiri [8]. Vedete come il buon Dio si prende cura di una persona che ama questa virtù incomparabile e si sforza di conservarla?
Leggiamo nella vita di Sant’Edmondo [9] che, quando era studente a Parigi, si trovò con alcune persone che dicevano sciocchezze e le lasciò immediatamente. Questa azione fu così gradita a Dio che Egli gli apparve sotto forma di un bel bambino e lo salutò con aria molto gentile, dicendogli che aveva visto con soddisfazione che aveva lasciato i suoi compagni che tenevano discorsi licenziosi; e, per ricompensarlo, gli promise che sarebbe sempre stato con lui. Inoltre, sant’Edmondo ebbe la grande fortuna di conservare la sua innocenza fino alla morte. Quando santa Lucia si recò sulla tomba di santa Agata per chiedere al buon Dio, per sua intercessione, la guarigione di sua madre, santa Agata le apparve e le disse che poteva ottenere, per mezzo di se stessa ciò che chiedeva, perché con la sua purezza aveva preparato nel suo cuore una dimora molto gradita al suo Creatore [10]. Questo ci mostra che il buon Dio non può rifiutare nulla a chi ha la fortuna di conservare puri il proprio corpo e la propria anima…
Ascoltate il racconto di ciò che accadde a santa Potamiena, che visse al tempo della persecuzione di Massimiano [11]. Questa giovane ragazza era schiava di un padrone dissoluto e libertino, che non smetteva mai di sollecitarla al male. Lei preferì subire ogni sorta di crudeltà e supplizio piuttosto che cedere alle sollecitazioni di questo. Quest’ultimo, vedendo che non poteva ottenere nulla, nella sua furia la fece consegnare come cristiana nelle mani del governatore, al quale promise una grande ricompensa se fosse riuscito a convertirla. Il giudice fece condurre la vergine davanti al suo tribunale e, vedendo che tutte le minacce non le facevano cambiare idea, le fece sopportare tutto ciò che la rabbia poteva ispirargli. Ma il buon Dio, che non abbandona mai coloro che si sono consacrati, diede alla giovane martire tanta forza che sembrava insensibile a tutti i tormenti. Il giudice ingiusto, non potendo vincere la sua resistenza, fece mettere su un fuoco ardente una caldaia piena di pece e le disse: «Guarda cosa ti prepareremo se non obbedirai al tuo padrone». La santa ragazza rispose senza turbarsi: «Preferisco soffrire tutto ciò che la vostra furia potrà ispirarvi piuttosto che obbedire alle infami volontà del mio padrone; del resto, non avrei mai creduto che un giudice potesse essere così ingiusto da volermi costringere a obbedire ai disegni di un padrone dissoluto. Il tiranno, irritato da questa risposta, ordinò che fosse gettata nella caldaia. «Almeno ordinate», le disse lei, «che io vi sia gettata vestita. Vedrete quale forza il buon Dio che adoriamo dona a coloro che soffrono per lui». Dopo tre ore di tortura, Potamiena restituì la sua bella anima al Creatore, conquistando così la doppia palma del martirio e della verginità.
Ahimè! Fratello, quanto poco è conosciuta questa virtù nel mondo, quanto poco la stimiamo, quanto poco ci preoccupiamo di conservarla, quanto poco zelo abbiamo nel chiederla a Dio, poiché non possiamo averla da noi stessi. No, non conosciamo questa bella e amabile virtù che conquista così facilmente il cuore di Dio, che dona un così bel lustro a tutte le nostre altre buone opere, che ci eleva al di sopra di noi stessi, che ci fa vivere sulla terra come gli angeli in cielo!
No, Fratello, essa non è conosciuta da quei vecchi infami e impudici che si trascinano, si rotolano e si annegano nel fango delle loro turpitudini, il cui cuore è simile a quello che si trova in cima alle montagne, arso e bruciato da quei fuochi impuri. Ahimè! Lungi dal cercare di spegnerlo, non cessano di accenderlo e di infiammarlo con i loro sguardi, i loro pensieri, i loro desideri e le loro azioni. In che stato sarà quell’anima quando comparirà davanti a Dio, la purezza stessa? No, Fratello, questa bella virtù non è conosciuta da questa persona, le cui labbra non sono altro che una bocca e un tubo che l’inferno usa per vomitare le sue impurità sulla terra; e che se ne nutre come del pane quotidiano. Ahimè! La loro povera anima non è altro che un oggetto di orrore in cielo e in terra! No, Fratello, non è conosciuta questa amabile virtù della purezza da quei giovani i cui occhi e le cui mani sono sporchi di sguardi [12]. O Dio, quante anime questo peccato trascina negli inferi! No, Fratello, questa bella virtù non è conosciuta da quelle ragazze mondane e corrotte che prendono tante precauzioni e cure per attirare su di sé gli occhi del mondo; che, con i loro ornamenti ricercati e indecenti, annunciano pubblicamente di essere infimi strumenti di cui l’inferno si serve per perdere le anime; quelle anime che sono costate tanto lavoro, lacrime e tormenti a Gesù Cristo! Guardatele, queste sfortunate, e vedrete che mille demoni circondano la loro testa e il loro petto. O mio Dio, come può la terra sopportare tali supposizioni dell’inferno? Cosa ancora più sorprendente, come fanno le madri a sopportarle in uno stato indegno di una cristiana! Se non temessi di andare troppo oltre, direi a queste madri che non valgono più delle loro figlie. Ahimè! Quel cuore infelice e quegli occhi impuri non sono altro che una fonte avvelenata che uccide chiunque li guardi o li ascolti. Come osano tali mostri presentarsi davanti a un Dio santo e così nemico dell’impurità! Ahimè! Ahimè! La loro misera vita non è altro che un mucchio di grasso che accumulano per alimentare le fiamme dell’inferno per tutta l’eternità. Ma, Fratello, lasciamo un argomento così disgustoso e rivoltante per un cristiano, la cui purezza deve imitare quella di Gesù Cristo stesso; e torniamo alla nostra bella virtù della purezza che ci eleva al cielo, che ci apre l’adorabile cuore di Gesù Cristo e ci attira ogni sorta di benedizioni spirituali e temporali.
II. – Abbiamo detto, Fratello, che questa virtù è di grande valore agli occhi di Dio; diciamo anche che non mancano nemici che cercano di farcela perdere. Possiamo persino dire che quasi tutto ciò che ci circonda lavora per portarcela via. Il demonio è uno dei nostri nemici più crudeli; poiché vive nella sporcizia dei vizi impuri, poiché sa che non c’è peccato che offenda tanto il buon Dio e che sa quanto gli sia gradita un’anima pura, ci tende ogni sorta di trappole per privarci di questa virtù. D’altra parte, il mondo, che cerca solo il proprio benessere e i propri piaceri, lavora anch’esso per farcelo perdere, spesso fingendo di testimoniarci amicizia. Ma possiamo dire che il nostro nemico più crudele e pericoloso siamo noi stessi, cioè la nostra carne che, essendo già stata corrotta dal peccato di Adamo, ci spinge con una sorta di furia alla corruzione. Se non stiamo continuamente in guardia, essa ci brucerà e divorerà con le sue fiamme impure. – Ma, mi direte, poiché è così difficile conservare questa virtù, così preziosa agli occhi di Dio, cosa bisogna fare? – Fratello, ecco i mezzi. Il primo è di vegliare bene sui nostri occhi, sui nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni; il secondo è ricorrere alla preghiera; il terzo è frequentare spesso e degnamente i sacramenti; il quarto è fuggire tutto ciò che può portarci al male; il quinto è avere una grande devozione alla Santa Vergine. Se facciamo questo, nonostante tutti i nostri nemici e nonostante la fragilità di questa virtù, siamo comunque sicuri di conservarla.
Dico 1° che dobbiamo vigilare sui nostri sguardi; questo non è dubbio, poiché vediamo che ci sono tanti che sono caduti in questo peccato con un solo sguardo e che non si sono mai rialzati [13]. Non concedetevi mai alcuna libertà senza una vera necessità. Meglio sopportare qualche disagio che esporsi al peccato…
2° San Giacomo ci dice che questa virtù viene dal cielo e che non l’avremo mai se non la chiediamo al buon Dio [14]. Dobbiamo quindi chiedere spesso al buon Dio di darci la purezza nei nostri occhi, nelle nostre parole e in tutte le nostre azioni.
Dico, in terzo luogo, che se vogliamo conservare questa bella virtù, dobbiamo frequentare spesso e degnamente i sacramenti, altrimenti non avremo mai questa felicità. Cristo non ha istituito il sacramento della Penitenza solo per rimettere i nostri peccati, ma anche per darci la forza di combattere il demonio; il che è molto facile da capire. Chi è la persona che, dopo aver fatto oggi una buona confessione, potrà lasciarsi trascinare dalla tentazione? Il peccato, anche con tutti i suoi piaceri, le farebbe orrore. Chi è colui che, avendo ricevuto da poco la comunione, potrà acconsentire, non dico a un’azione impura, ma a un solo pensiero cattivo? Ah! Il divino Gesù, che ha fatto la sua dimora nel suo cuore, gli fa capire fin troppo bene quanto questo peccato sia infame e quanto gli dispiaccia, e lo allontana da lui. Sì, Fratello, un cristiano che frequenta santamente i sacramenti può benissimo essere tentato; ma peccare è un’altra cosa. Infatti, quando abbiamo la grande felicità di ricevere il corpo adorabile di Gesù Cristo, non sentiamo forse questo fuoco impuro? Questo sangue adorabile che scorre nelle nostre vene può forse fare meno che purificare il nostro sangue? Questa carne sacra che si mescola con la nostra, non la divinizza in qualche modo? Il nostro corpo non sembra forse tornare allo stato originario in cui si trovava Adamo prima del peccato? Ah! questo sangue adorabile che ha generato tante vergini [15]! … Siamo certi, Fratello, che se non frequentiamo i sacramenti, cadremo in ogni momento nel peccato.
Dobbiamo ancora, per difenderci dal demonio, fuggire le persone che possono indurci al male. Guardate cosa fece il casto Giuseppe tentato dalla moglie del suo padrone: le lasciò il mantello tra le mani e fuggì per salvare la sua anima [16]. I fratelli di san Tommaso d’Aquino, non potendo sopportare che il loro fratello si consacrasse a Dio, per impedirglielo lo rinchiusero in un castello e vi fecero venire una donna di malaffare per cercare di corromperlo. Vedendosi spinto all’estremo dalla sfrontatezza di quella cattiva creatura, prese un tizzone in mano e la cacciò vergognosamente dalla sua stanza. Avendo visto il pericolo a cui si era esposto, pregò con tante lacrime che il buon Dio gli concesse il dono prezioso della continenza, cioè non fu mai più tentato contro questa bella virtù [17].
Guardate cosa fece san Girolamo per avere la felicità di conservare la purezza; guardatelo nel suo deserto, abbandonarsi a tutti i rigori della penitenza, alle lacrime e alle mortificazioni che fanno rabbrividire [18]. Questo grande santo ci racconta [19] la vittoria ottenuta da un giovane in una battaglia forse unica nella storia, al tempo della crudele persecuzione che l’imperatore Decio scatenò contro i cristiani. Il tiranno, dopo aver sottoposto questo giovane a tutte le prove che il suo ingegno poteva ispirargli, pensò che se gli avesse fatto perdere la purezza dell’anima, lo avrebbe portato facilmente a rinunciare alla vera religione. A tal fine, ordinò che fosse condotto in un giardino delizioso, tra gigli e rose, vicino di un ruscello che scorreva con un dolce mormorio, e sotto alberi mossi da un vento piacevole. Lì lo misero su un letto di piume; lo legarono con lacci di seta e lo lasciarono solo in quello stato. Poi fecero venire una cortigiana, vestita nel modo più ricco e indecente possibile. Ella cominciò a sollecitarlo al male, con tutta l’impudenza e tutti gli attraenti che la passione può ispirare. Quel povero giovane, che avrebbe dato mille volte la vita piuttosto che macchiare la purezza della sua bella anima, si vedeva indifeso poiché aveva mani e piedi legati. Non sapendo più come resistere agli attacchi della voluttà, spinto dallo spirito di Dio, si tagliò la lingua con i denti e la sputò in faccia a quella donna. Vedendo ciò, lei fu così confusa che fuggì. Questo fatto ci mostra che il buon Dio non ci lascerà mai tentare oltre le nostre forze.
Guardate ancora ciò che fece san Martiniano, che visse nel IV secolo [20]. Dopo aver trascorso venticinque anni nel deserto, fu esposto a un’occasione di peccato molto vicina. Aveva già acconsentito con il pensiero e con la parola. Ma il buon Dio venne in suo soccorso e gli toccò il cuore. Provò un tale rimorso per il peccato che stava per commettere che, una volta rientrato nella sua cella, accese un grande fuoco e vi mise i piedi. Il dolore che provava e il rimorso per il suo peccato lo facevano urlare in modo terribile. Zoe, quella donna malvagia che era venuta per tentarlo, accorse alle sue grida e ne fu così commossa che, invece di corromperlo, si convertì. Trascorse tutta la sua vita tra lacrime e penitenza. Ma quanto a san Martiniano, rimase sette mesi a terra, immobile, perché aveva entrambi i piedi bruciati. Dopo la guarigione, si ritirò in un altro deserto, dove non fece altro che piangere per il resto della sua vita, ricordando il pericolo che aveva corso di perdere l’anima. Ecco, Fratello, ciò che facevano i santi; ecco i tormenti che hanno sopportato piuttosto che perdere la purezza della loro anima. Forse questo vi stupisce, ma dovreste piuttosto stupirvi della scarsa importanza che date a questa bella e incomparabile virtù. Ecco Ahimè! Questo deplorevole disprezzo deriva dal fatto che non ne conosciamo il valore!
Dico infine che dobbiamo avere una grande devozione alla Santissima Vergine, se vogliamo conservare questa bella virtù; ciò non è dubbio, poiché ella è la regina, il modello e la patrona delle vergini…
Sant’Ambrogio chiama la Santa Vergine la maestra della castità, sant’Epifanio la chiama la principessa della castità e san Gregorio la regina della castità…
Ecco un esempio che ci mostrerà la grande cura che la Santa Vergine ha della castità di coloro che hanno fiducia in lei, al punto che non sa mai rifiutare nulla di ciò che le chiedono. Un gentiluomo che aveva una grande devozione per la Santa Vergine aveva fatto costruire una piccola cappella in suo onore in una stanza del castello in cui abitava. Nessuno sapeva dell’esistenza di questa cappella. Ogni notte, dopo aver dormito per qualche ora, senza avvertire sua moglie, si alzava per recarsi dalla Santa Vergine e rimaneva lì fino al mattino. La povera donna ne soffriva molto; credeva che lui uscisse per andare a trovare qualche donna di malaffare. Un giorno, non potendone più, gli disse che era evidente che lui le preferiva un’altra donna. Il marito, pensando alla Santa Vergine, le rispose di sì. Questo le fece così male che, non vedendo alcun cambiamento nel comportamento del marito, nell’eccesso del suo dolore, si pugnalò. Il marito, tornando dalla cappella, trovò la moglie immersa nel sangue. Estremamente afflitto da quella vista, chiuse a chiave la porta della sua camera, andò a cercare la Vergine Maria e, in lacrime, si prostrò davanti alla sua immagine, esclamando: «Vedete, Santa Vergine, che mia moglie si è tolta la vita perché di notte venivo a tenervi compagnia e a pregare. Nulla vi è impossibile, poiché vostro Figlio vi ha promesso che non vi sarebbe mai stato rifiuto. Vedete che la mia povera moglie è dannata; la lascerete nelle fiamme, poiché è a causa della mia devozione per voi che si è uccisa nella sua disperazione, Vergine Santa, rifugio degli afflitti, restituitele la vita, vi prego; dimostrate che amate fare del bene a tutti. Non me ne andrò da qui finché non mi avrete ottenuto questa grazia dal vostro divino Figlio». Mentre era assorto nelle sue lacrime e nelle sue preghiere, una serva lo cercava e lo chiamava dicendogli che la sua padrona lo reclamava. Egli rispose: «È sicura che mi sta chiamando?». «Ascolta la sua voce», riprese la serva. La gioia del gentiluomo era così grande che non riusciva ad allontanarsi dalla Santa Vergine. Alla fine si alzò, piangendo di gioia e gratitudine. Ritrovò sua moglie in piena salute; delle sue ferite non restavano che le cicatrici, affinché non perdesse mai il ricordo di un tale miracolo operato dalla protezione della Santa Vergine. Vedendo entrare suo marito, lo abbracciò dicendogli: «Ah, mio caro, vi ringrazio per aver avuto la carità di pregare per me. Ero all’inferno e condannata a bruciare eternamente, perché mi ero tolta la vita. Ringraziamo quindi la Santa Vergine che mi ha strappata da un tale abisso! Ah! Quanto si soffre in quel fuoco! Chi potrà mai dirlo e soprattutto farlo capire!». Era così grata per questo prodigioso favore che trascorse tutta la sua vita tra lacrime e penitenza, e non poteva raccontare la grazia che la Santa Vergine le aveva ottenuto dal suo divino Figlio senza piangere lacrime calde. Avrebbe voluto far sapere a tutti quanto la Santa Vergine sia potente nel soccorrere coloro che si affidano a lei.
Dite, Fratello, se la Santa Vergine ha il potere di strappare le anime dall’inferno stesso, potremmo dubitare che lei non ci ottenga le grazie che le chiederemo, noi che siamo sulla terra, luogo in cui si esercita la misericordia del Figlio e la compassione della Madre?
Quando abbiamo delle grazie da chiedere al buon Dio, rivolgiamoci con grande fiducia alla Santa Vergine e saremo sicuri di essere esauditi.
Se vogliamo uscire dal peccato, Fratello, andiamo da Maria; lei ci prenderà per mano e ci condurrà dal Figlio suo per ricevere il perdono. Se vogliamo perseverare nel bene, rivolgiamoci alla Madre di Dio; lei ci coprirà con il manto della sua protezione e tutto l’inferno non potrà farci nulla. Volete una prova? Eccola: leggiamo nella vita di santa Giustina [21] che un giovane aveva concepito un amore violento per lei e, vedendo che non poteva ottenere nulla con le sue sollecitazioni, ricorse a un certo Cipriano che aveva a che fare con il demonio. Gli promise una somma di denaro se avesse convinto Giustina a acconsentire al suo desiderio.
Poco dopo, la ragazza si sentì violentemente tentata di violare la sua santa virtù di purezza; ma non appena il demonio la sollecitava, lei ricorreva subito alla Santa Vergine. Immediatamente il demone fuggì. Il giovane, chiedendosi perché non fosse riuscito a conquistare quella ragazza, si rivolse al demone e gli rimproverò la sua scarsa efficacia in quella circostanza, mentre in casi simili era sempre riuscito a realizzare i suoi propositi. Il demone gli rispose: «È vero, ma lei ricorre alla Madre di Dio; e, non appena la prega, io perdo le mie forze e non posso fare nulla». Cipriano, stupito che una persona che ricorreva alla Santa Vergine fosse così temibile per tutto l’inferno, si convertì e morì santo nel martirio.
Concludo dicendo che se vogliamo conservare la purezza dell’anima e del corpo, dobbiamo mortificare la nostra immaginazione; non lasciare mai che nella nostra mente si insinuino pensieri su oggetti che ci conducono al male, e stare attenti a non essere motivo di peccato per gli altri, sia con le nostre parole, sia con il nostro modo di vestire, cosa che riguarda soprattutto le persone del sesso opposto.
Se ne vediamo una mal vestita, dobbiamo distogliere rapidamente lo sguardo e non fare come quelli che hanno occhi impudici e si soffermano su di lei quanto il demonio vuole. Dobbiamo mortificare le nostre orecchie, non provare mai piacere nell’ascoltare parole o canzoni oscene. Ah! Mio Dio, come mai padri e madri, padroni e padrone che ascoltano, durante le veglie, le canzoni più infami e vedono compiere azioni che farebbero orrore ai pagani, possono tollerarle senza dire nulla, con il pretesto che si tratta di sciocchezze infantili. Ah! Sfortunati, il buon Dio vi aspetta nel grande giorno della vendetta! … Ahimè! Quanti peccati i vostri figli e i vostri domestici avranno commesso per voi! …
Beati, ci dice Gesù Cristo, coloro che hanno il cuore puro, perché vedranno Dio. Beati coloro che hanno la grande fortuna di possedere questa bella virtù! Non sono forse gli amici di Dio, gli amati dagli angeli, i figli prediletti della Santissima Vergine? Chiediamo spesso al buon Dio, Fratello, per intercessione di questa santissima Madre, di darci un’anima e un cuore puri, un corpo casto; e avremo la felicità di piacere a Dio durante la nostra vita e di andare a glorificarlo per tutta l’eternità: questo è ciò che vi auguro…
[1] I Cor, VI, 15-20.
[2] Frumentum electorum, et vinum germinans virgines. Zacc. IX, 17.
[3] Luc. I.
[4] Matt. V, 8.
[5] Ribadeneira, al 21 gennaio.
[6] Sap. IV, 1.
[7] Tob. V-VIII.
[8] Ribadeneira, 22 novembre.
[9] Ribadeneira, 16 novembre.
[10] Ibid., 5 febbraio.
[11] Ibid., 28 giugno.
[12] Oculos habentes plenos adulteri et incessabilis delicti. II Pietro II, 14.
[13] Propter sepciem mulieris multi perierunt. Prov. IX, 9.
[14] Salomone e non l’apostolo san Giacomo, dice: Et ut scivi quoniam aliter non possem esse continens, nisi Deus det, et hoc ipsum erat sapinlti, scire cujus esset hoc donum : adii Doninum, et deprecatus sum ilium, et dixi ex totis pracordiis meis. Sap. VIII, 21.
[15] Vinum germinans virgines. Zacc. IX, 17.
[16] Gen. XXXIX, 12.
[17] Ribadeneira, 7 marzo.
[18] Vita dei Padri del deserto, t.V, p.264.
[19] S. Hieron. Vita S.Pauli, primi Eremitæ, 3.
[20] Ribadeneira, 13 febbraio.
[21] Ribadeneira, 26 settembre.














