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Le omelie del S. Curato d’Ars: l’Amore di Dio

Walking with One Hand Held

Diliges Dominum Deum tuum.

Amerai il Signore Dio tuo.

(S. Luca, x, 27.)

Leggiamo nel Vangelo, Fratello, che un giovane si presentò a Gesù Cristo e gli disse: Maestro, che cosa dobbiamo fare per avere la vita eterna? – Gesù Cristo rispose: “Che cosa sta scritto nella legge?”, “Amerai il Signore tuo Dio”, rispose il giovane, “con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza, e il tuo prossimo come te stesso. Ma io faccio tutto questo.”  – Ebbene! Gli disse Gesù Cristo, “vendi i tuoi beni, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo”. Questa parola di vendere i suoi beni per darli ai poveri lo turbò molto. Gesù Cristo voleva mostrargli che è dalle opere e non dalle parole che si dimostra se si ama veramente il buon Dio. “Se per amarlo”, ci dice San Gregorio, “bastasse dire che lo amiamo, questo amore divino non sarebbe così raro come è, perché non c’è nessuno che, quando gli si chiede se ama il buon Dio, non risponda subito che lo ama con tutto il cuore: Lo dirà il giusto e lo dirà anche il peccatore, anche se il giusto lo dirà solo tremando, seguendo l’esempio di San Pietro [1]; mentre il peccatore lo dirà forse con un tono di sicurezza, che sembrerà testimoniare la sua sincerità; ma si sbaglia di grosso, perché l’amore di Dio non consiste nelle parole, ma nelle opere [2]”. Sì, Fratello, amare il buon Dio con tutto il cuore è una cosa così giusta, così ragionevole e, in un certo senso, così naturale, che quelli di noi il cui stile di vita è più contrario, non si lasciano convincere e fingono di amarlo. Perché tutti credono di amare il buon Dio, anche se la loro condotta è completamente opposta a questo amore divino? Ah! Fratello, c’è che tutto il mondo cerca il suo bene, e che solo questo amore può procurarcelo; voilˆ pourquoi l’on veut se persuader que l’on aime le bon Dieu. Cependant rien de si rare que cet amour divin. Vediamo dunque in che cosa consiste questo amore e ˆ che cosa possiamo sapere se amiamo Dio. Per capirlo meglio, consideriamo, da un lato, ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi e, dall’altro, ciò che noi dobbiamo fare per lui. Tuttavia, non c’è nulla di così raro come questo amore divino. Vediamo, allora, in cosa consiste questo amore e da cosa possiamo sapere se amiamo Dio. Per capirlo meglio, consideriamo, da un lato, ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi e, dall’altro, ciò che noi dobbiamo fare per lui.

  1. – È certo, Fratello, che il buon Dio ci ha creati solo per amarlo e servirlo. Tutte le creature della terra sono state create per l’uomo, ma l’uomo è stato creato per amare il buon Dio. Perché, Fratello, il buon Dio ci ha dato un cuore i cui desideri sono così vasti e lontani che nulla di ciò che è stato creato può soddisfarli? Per costringerci, per così dire, ad attaccarci solo a lui e ad amare solo lui, perché è l’unico che può soddisfarci. Quando l’uomo possiederà tutto l’universo, non sarà mai pienamente soddisfatto; gli resterà sempre qualcosa da desiderare, così che nulla di ciò che è stato creato potrà riempirlo. Sì, siamo così convinti di essere stati creati per essere felici, che non smettiamo un solo istante della nostra vita di cercare la felicità e di fare tutto ciò che dipende da noi per ottenerla. Perché, allora, nonostante tutti i nostri sforzi, tutti i nostri dolori e tutte le nostre attenzioni, non riusciamo a essere felici? Ahimè, perché non dirigiamo il nostro sguardo e i movimenti del nostro cuore verso l’oggetto che solo è in grado di riempire l’immensa distesa dei nostri desideri, Dio solo. No, Fratello, no, non potrete mai essere contenti e pienamente felici, almeno per quanto è possibile esserlo in questo mondo, se non disprezzate, almeno nel vostro cuore, le cose create per attaccarvi a Dio solo. Dobbiamo quindi applicare tutte le nostre cure e tutti i movimenti del nostro cuore e non desiderare e non cercare che Dio solo in tutto quello che facciamo, senza che la vita venga spesa in una ricerca vana di una felicità che non troveremo. Ci siamo quindi sbagliati fino ad ora; poiché, nonostante tutto quello che abbiamo fatto per essere felici, non ci siamo riusciti. Credimi, Fratello, cerca l’amicizia del buon Dio e avrai trovato la tua felicità. O mio Dio, quanto è cieco l’uomo per non amarti, visto che puoi soddisfare così bene il suo cuore! Ma, Fratello, per incoraggiarti ad amare un Dio così buono, così degno di essere amato e così capace di riempire tutti gli affetti del nostro cuore, diamo un’occhiata a ciò che ha fatto per noi; seguiamolo nel corso della sua vita mortale e fino a dopo la sua morte.

Osservate, Fratello, dal momento della sua incarnazione fino all’età di trent’anni, non sono state grandi, le prove del suo amore per noi? Che cosa ha fatto nella sua incarnazione? Si è fatto uomo come noi e per noi. Con la sua nascita ci ha innalzato alla dignità più eminente a cui una creatura pura possa essere elevata; è diventato nostro fratello! Quale amore per noi! L’abbiamo mai capito bene? Nella sua circoncisione è diventato il nostro Salvatore. Mio Dio, quanto è grande la tua carità! Nella sua epifania è diventato la nostra luce, la nostra guida. Nella sua presentazione al tempio, è diventato il nostro pontefice, il nostro dottore; oh, cosa sto dicendo, Fratello? Si è offerto a suo Padre per redimerci tutti. In seguito, cioè nella casa di San Giuseppe, è diventato il nostro modello per l’amore e il rispetto che dobbiamo avere per i nostri genitori e i nostri superiori. Meglio ancora, ci ha mostrato come dobbiamo condurre una vita nascosta, sconosciuta al mondo, se vogliamo piacere a Dio suo Padre. Seguiamo Gesù Cristo nella sua vita attiva; tutto ciò che ha fatto, lo ha fatto per noi: le sue preghiere, le sue lacrime, le sue veglie, i suoi digiuni, la sua predicazione, i suoi viaggi, le sue conversazioni, i suoi miracoli; sì, tutto ciò è stato fatto per noi. Vedi, Fratello, con quanto zelo ci ha cercato, nella persona della Samaritana [3]; vedi con quale tenerezza accoglie tutti i peccatori, e noi siamo tutti peccatori, nella persona del figliol prodigo; vedi con quale gentilezza si oppone alla giustizia di suo Padre, che vuole punirci, nella persona della peccatrice [4] . Nella sua vita sofferente, ahimè, quali insulti, quali tormenti non ha sopportato? È stato garrotato, picchiato, accusato, condannato e infine crocifisso per noi. Non è forse morto per noi, in mezzo a un’oppressione e a un dolore incomprensibili? Ah, Fratello, chi può capire tutto ciò che il suo buon cuore ha fatto per noi? Approfondiamo la ferita di questo cuore buono. Sì, Gesù Cristo poteva soddisfare la giustizia di suo Padre, per i nostri peccati, con una goccia del suo sangue, con una sola lacrima, ah! che dico? con un solo sospiro; ma ciò che poteva soddisfare la giustizia di suo Padre non poteva soddisfare la tenerezza del suo cuore per noi. È stato anche il suo amore per noi a fargli patire in anticipo, nell’Orto degli Ulivi, le sofferenze che avrebbe dovuto sopportare sulla croce. Gesù Cristo si è accontentato di amarci fino alla fine? No, Fratello, no. Dopo la sua morte, la lancia, o meglio il suo amore, ha aperto il suo cuore divino, per aprirsi a noi come un asilo, dove saremmo venuti a nasconderci e a consolarci nelle nostre pene, nei nostri dolori e nelle nostre altre miserie.

Ma andiamo oltre, Fratello. Questo divino Salvatore vuole versare fino all’ultima goccia del suo sangue prezioso per noi, per lavare tutte le nostre iniquità. Dopo aver espiato i nostri peccati di orgoglio con la sua coronazione di spine; con il fiele e l’aceto, per i peccati che abbiamo la sfortuna di commettere con la nostra lingua, che sono così tanti; tutti i nostri peccati di impurità con la sua crudele e dolorosa flagellazione; tutti i peccati che abbiamo commesso con le mani, cioè tutte le azioni malvagie che abbiamo compiuto, con le ferite dei suoi piedi e delle sue mani; volle anche espiare tutti i nostri peccati con la ferita del suo Cuore divino, perché è nel cuore che hanno origine tutti i nostri peccati. Che meraviglia di amore ha un Dio per le sue creature! Egli è offeso da noi ed è punito per noi, ed è su se stesso che si vendica delle offese che gli abbiamo fatto!… Ahimè, se non fossimo ciechi come siamo, riconosceremmo che sono state le nostre mani a immolarlo veramente sulla croce”.

Ma, ancora una volta, Fratello, perché tanti prodigi d’amore? Oh, lo sai: è per liberarci da ogni tipo di male e per meritarci ogni tipo di bene per l’eternità. E se, nonostante questo, arriviamo a offenderlo, vediamo che è pronto a perdonarci, ad amarci e a colmarci di ogni sorta di bene, se vogliamo amarlo. Quale amore per creature così insensibili e così ingrate! …

Il suo amore va ancora oltre. Vedendo che la morte lo avrebbe separato da noi, e per rimanere in mezzo a noi, ha compiuto un grande miracolo: ha istituito questo grande sacramento d’amore, in cui ci lascia il suo adorabile corpo e il suo prezioso sangue, per non lasciarci mai più, fino alla fine del mondo. Quale amore per noi, Fratello, che un Dio sia disposto a nutrire la nostra anima con la sua stessa sostanza e a farci vivere con la sua stessa vita! Per mezzo di questo grande e adorabile sacramento, Egli si offre ogni giorno alla giustizia di suo Padre, lo soddisfa nuovamente per i nostri peccati e ci attira ogni sorta di grazie. Vedi ancora, Fratello, questo tenero Salvatore che, morto per la nostra salvezza, ci apre il cielo. Per condurci tutti lì, sarà lui stesso il nostro mediatore; sarà lui stesso a presentare tutte le nostre preghiere a suo Padre [5] e a chiedere misericordia per noi ogni volta che avremo la sfortuna di peccare. Sì, Fratello, ci aspetta in quel luogo di felicità, in quel soggiorno dove si ama sempre e dove non si offende mai….

No, Fratello, non hai mai pensato veramente a quanto il buon Dio ti ama. È possibile che viviamo solo per offenderlo, visto che possiamo essere felici solo amandolo? Senza dubbio, se vi chiedessi se amate il buon Dio, mi direste che lo amate; ma questo non basta, bisogna darne la prova. Ma dove sono, Fratello, le prove che dimostrano la sincerità del nostro amore per il buon Dio? Dove sono i sacrifici che abbiamo fatto per Lui? Dove sono le nostre penitenze? Ahimè, il poco bene che facciamo è fatto per lo più senza gusto, senza un’intenzione molto retta. Quante visioni umane!… quante opere buone fatte per pura inclinazione e senza vera devozione! Ahimè! Fratello, che povertà!…

  1. – Ora, Fratello, se vuoi sapere come possiamo sapere se amiamo veramente il buon Dio, ascolta attentamente quello che sto per dirti e poi giudicherai da solo se lo ami veramente. Questo è ciò che ci dice Gesù Cristo stesso: “Chi mi ama osserva i miei comandamenti [6] , ma chi non mi ama non li osserva”. È quindi molto facile per voi sapere se amate il buon Dio. I comandamenti di Dio o la sua volontà, Fratello, sono la stessa cosa. Egli vi ordina e vuole che adempiate a tutti i doveri del vostro stato, con intenzioni pure e rette, senza temperamenti, impazienze, negligenze, o frodi nella verità o nella buona fede. Dobbiamo avere un amore generoso per Dio che ci faccia preferire la morte all’infedeltà. Di questo, Fratello, abbiamo esempi infiniti in tutti i santi, e soprattutto nei martiri, molti dei quali si sono lasciati fare a pezzi, piuttosto che smettere di amare il buon Dio. Ecco un bell’esempio nella persona della casta Susanna [7] . Essendo un giorno andata al bagno, due vecchi, giudici del popolo d’Israele, avendola vista, concepirono il disegno di sollecitarla al peccato; la seguirono, le proposero il loro infimo disegno, che lei aborriva. Alzando gli occhi al cielo, disse: “Signore, tu sai che ti amo, sostienimi”. Mi vedo in pena da tutte le parti, disse ai vecchi; siamo qui alla presenza di Dio che ci vede; se avrò la disgrazia di acconsentire alla vostra vergognosa passione, non mi sottrarrò alla mano di Dio; egli, il mio giudice, so che mi farà rendere conto di un’azione così peccaminosa e così criminale. Se invece non acconsento ai vostri desideri, non sfuggirò ai vostri risentimenti; vedo che mi metterete a morte; ma preferisco morire piuttosto che offendere Dio. Questi disgraziati, vedendosi così respinti, uscirono con il loro collare e subito pubblicarono che Susanna era stata colta in adulterio, che avevano visto un giovane fare il male con lei. Purtroppo, ahimè, furono creduti e, sulla base della loro testimonianza, fu condannata a morte. Mentre veniva condotta a morte, un ragazzo di dodici anni di nome Daniele gridò dalla folla: “Cosa state facendo, popolo d’Israele, perché condannate il giusto? Vi dichiaro che non ho alcuna parte nel crimine che state per commettere versando il sangue di questa donna innocente”. Il giovane Daniele si avvicinò al popolo e disse loro: “Mandate a prendere i due vecchi”. Quando li ebbe separati l’uno dall’altro, li interrogò. Essi si sono messi a parlare in modo tale che non si poteva dubitare che si trattasse di due uomini che si erano resi loro stessi colpevoli, e non di Susanna; sono stati condannati tutti e due alla morte. Questo, Fratello, è ciò che fa una persona che ama il buon Dio, dimostrando nella prova che lo ama veramente, che lo ama più di sé stessa. Susanna non avrebbe potuto dare una prova più grande di questo, dato che ha scelto la morte a favore del peccato. Non c’è dubbio che quando basta dire che si ama Dio, non costa quasi nulla. Tutti credono di amare il buon Dio e tutti osano convincersene; ma se il buon Dio ci mettesse alla prova, quanti pochi avrebbero la gioia di sopportarlo!

Guardate di nuovo a ciò che accadde sotto il regno di Antioco [8]. Questo crudele tiranno ordinò ai Giudei, pena la morte, di mangiare la carne proibita dalla legge del Signore. Un vecchio santo di nome Eleazaro, che aveva sempre vissuto nel timore e nell’amore di Dio, rifiutò coraggiosamente di obbedire; fu condannato a morte. Non rimane che a voi, gli disse uno dei suoi amici, di salvare vostra vita, come abbiamo fatto noi stessi. Ecco della carne che non è stata offerta agli idoli: mangiatela, questa piccola dissimulazione placherà il tiranno. Il santo vecchio rispose: “Pensi che io sia molto attaccato alla vita e che la preferisca all’amore che devo al mio Dio? E quand’io avrò fuggito il furore del tiranno, credete che potrò sfuggire alla giustizia di Dio? No, no, amici miei, preferirei morire piuttosto che disonorare la mia religione e offendere il mio Dio che amo più di me stesso. No, non si dirà mai che all’età di novant’anni abbandonai il mio Dio e la sua santa legge. Mentre fu condotto al supplizio e il boia lo tormentava crudelmente, lo si sentiva gridare: “Mio Dio, voi sapete che è per voi che sto soffrendo. Sostenetemi, sapete che è perché vi amo; sì, mio Dio, è per il vostro amore che soffro! Vedete il suo coraggio nel vedere il suo povero corpo fatto a pezzi e divorato. Allora! Fratello, questo è ciò che chiamiamo amare veramente il buon Dio. Questo buon vecchio, che dà la sua vita con tanta gioia per Dio, non si accontenta di dire che lo ama; lo dimostra con le sue opere.

Diciamo di amare Dio, ma quando tutto va secondo i nostri desideri, quando nulla ci contraddice nel nostro modo di pensare, parlare e agire. Quante volte una sola parola, un’aria di disprezzo, o anche un’aria un po’ fredda, un pensiero di rispetto umano, ci fanno abbandonare il buon Dio?

Abbiamo detto, Fratello, che se vogliamo dimostrare al buon Dio che lo amiamo, dobbiamo compiere la sua santa volontà, che è quella di essere sottomessi e rispettosi nei confronti dei nostri genitori, dei nostri superiori e di tutti coloro che il buon Dio ha posto sopra di noi per guidarci. La volontà di Dio è che coloro che sono superiori guidino i loro inferiori senza alterigia o durezza, ma con carità e gentilezza, come vorremmo essere guidati noi; la volontà di Dio è che siamo buoni e caritatevoli con tutti; e che, se veniamo lodati, lungi dal credere di essere qualcosa, dobbiamo al contrario pensare che ci stanno deridendo, come ci dice bene Sant’Ambrogio: Se veniamo derisi, non dobbiamo rattristarci, ma pensare che se la gente sapesse cosa siamo, direbbe di noi molto più male di quanto non hanno fatto. O come ci dice San Giovanni: se veniamo insultati, la volontà di Dio è che perdoniamo di buon cuore e subito; e che siamo pronti ad aiutare ogni volta che se ne presenta l’occasione. Questa volontà è che, nei nostri pasti, non ci lasciamo mai andare alla gola; che nelle nostre conversazioni cerchiamo di nascondere e scusare i difetti del nostro prossimo e preghiamo per lui. La volontà di Dio è che, nelle nostre sofferenze, non mormoriamo, ma le sopportiamo con pazienza e rassegnazione alla sua volontà; cioè, in ciò che facciamo e in tutto ciò che ci manda, il buon Dio vuole che pensiamo che tutto viene veramente da lui e che tutto questo è per la nostra felicità, se sappiamo farne buon uso. Ecco, Fratello, ciò che ci comandano i comandamenti di Dio. Se amate il buon Dio, come dite, farete tutto questo, vi comporterete in questo modo; altrimenti, potete anche dire che lo amate, ma san Giovanni vi dice che siete bugiardi e che la verità non è nella vostra bocca [9].

Esaminiamo, Fratello, tutta la nostra condotta e tutta la nostra vita, e vediamo in dettaglio tutte le nostre azioni. Non dobbiamo fermarci a tutti i nostri buoni pensieri, a tutti i nostri buoni desideri e a tutti i sentimenti che proviamo, come, ad esempio, quando siamo commossi leggendo un buon libro o ascoltando la parola di Dio e prendiamo ogni sorta di belle risoluzioni: tutto questo non è altro che illusione, se non ci applichiamo a fare ciò che Dio ci comanda con i suoi comandamenti e se non evitiamo ciò che ci proibisce. Vedete, Fratello, quanto siete in contraddizione con voi stesso. La sera e la mattina unite le mani per pregare e dite: «Dio mio, ti amo con tutto il cuore e sopra ogni cosa»; credete di dire la verità? Eppure, pochi istanti dopo, le vostre mani sono occupate a derubare il vostro prossimo. Ahimè! Forse per qualche opera vergognosa. Quante volte non avete usato quelle mani per riempirvi di vino e abbandonarvi alla dissolutezza; quella stessa bocca che ha appena pronunciato un atto d’amore verso Dio, si sporcherà, non appena se ne presenterà l’occasione, con bestemmie, rapporti illeciti, calunnie, diffamazioni e ogni sorta di parole che offenderanno e disonoreranno lo stesso Dio, al quale avete appena detto di amare con tutto il vostro cuore. Ahimè! Fratello, diciamo di amare il buon Dio con tutto il nostro cuore! Dove sono le prove che ci assicurano che ciò che diciamo è vero?

Si dice nel mondo che i veri amici si conoscono nelle occasioni difficili; questo è vero, e che occorrono prove per sapere se gli amici sono sinceri: cosa facile da capire. Infatti, se vi dicessi che sono vostro amico e non facessi nulla per dimostrarvelo, e al contrario facessi mille cose per farvi del male; se in tutte le occasioni in cui potrei dimostrarvi il mio affetto vi dessi solo segni di avversione, non vorreste credere che vi amo, anche se ve l’ho detto spesso; lo stesso vale, Fratello, nei confronti di Dio. Potete dirgli cento volte al giorno: «Mio Dio, ti dò il mio cuore», ma non basta. Bisogna dargli prove con ciò che possiamo fare ogni giorno, perché non c’è quasi nulla che non siamo obbligati a sacrificare al buon Dio, se non vogliamo offenderlo e se vogliamo amarlo. Quante volte il demonio non ci dà pensieri di superbia, di odio, di vendetta, di ambizione, di gelosia, quanti moti di collera e di impazienza, quanti pensieri o desideri contro la santa virtù della purezza? E altre volte, quanti pensieri e desideri di avarizia? Ahimè! Il nostro misero corpo ci porta incessantemente al male, mentre le luci della coscienza e le impressioni della grazia ci portano al bene. Ebbene, Fratello, ecco cos’è piacere a Dio, cos’è amarlo: è combattere, è resistere coraggiosamente a tutte le tentazioni. Ecco come daremo prova dell’amore che abbiamo per il buon Dio; ecco ciò che ci metterà in una disposizione continua a sacrificare tutto piuttosto che offendere il buon Dio. Tu dici che ami il buon Dio, o almeno che desideri amarlo, ma sei un bugiardo. Perché allora lasciate entrare nel vostro cuore questo pensiero orgoglioso? Vi abbandonate a questi mormorii, a queste gelosie, a queste maldicenze e a queste compiacenze verso voi stessi? È perché siete solo un ipocrita. Ne siete arrabbiato, ne sono certo; ne sarete molto arrabbiato… Ahimè, quanti pochi amano il buon Dio! Diciamolo, con vergogna per il cristianesimo, quasi nessuno lo ama con quell’amore preferenziale, sempre pronto a sacrificare tutto per compiacerlo e sempre nel timore di dispiacergli.

Guardate, signori, come si comportò sant’Eustachio con tutta la sua famiglia, guardate la sua costanza e il suo amore per il buon Dio. È riportato nella sua vita [10] che, mentre era a caccia, inseguiva un cervo di dimensioni enormi; essendosi arrampicato su una roccia e cercando il modo di raggiungerlo, vide tra le corna un bel crocifisso che gli disse di andare a farsi battezzare e di tornare, che gli avrebbe insegnato tutto ciò che avrebbe dovuto soffrire per il suo amore, che avrebbe perso i suoi beni, la sua reputazione, sua moglie, i suoi figli e che sarebbe finito bruciato sul rogo. Sant’Eustachio ascoltò tutto questo senza il minimo timore, senza la minima repulsione, senza nemmeno un sussurro. Infatti, poco tempo dopo, la peste si abbatté sul suo gregge e sui suoi schiavi, senza risparmiare nessuno. Tutti cominciarono a fuggire da lui e nessuno voleva soccorrerlo; vedendosi così miserabile e disprezzato, decise di andare in Egitto, dove aveva ancora qualche bene. Lui e sua moglie presero ciascuno i propri figli per mano e si abbandonarono alla Provvidenza di Dio. Quando fu necessario attraversare l’acqua, il capitano della nave tenne la donna per sé e, gettando il padre e i bambini in mare, salpò dall’altra parte. Ecco il nostro santo Eustachio ancora privato di una delle sue più grandi consolazioni. Sopportando tutto questo senza un solo mormorio contro il comportamento che il buon Dio aveva tenuto nei suoi confronti, ci dice l’autore della sua vita, prese un piccolo crocifisso tra le mani e, baciandolo rispettosamente, continuò il suo cammino. Poco più avanti, dovette attraversare un fiume piuttosto largo… e il resto… Ecco, Fratello, ciò che possiamo chiamare vero amore, poiché nulla è in grado di separarlo dal suo Dio.

Diciamo, Fratello, che se amiamo veramente il buon Dio, dobbiamo desiderare ardentemente che Egli sia amato da tutte le creature. Ne abbiamo un bell’esempio nella storia, e vi vediamo un bellissimo spettacolo dell’amore divino. Si vide una donna, in mezzo alla città di Alessandria, che teneva in una mano un vaso pieno d’acqua e nell’altra una torcia accesa. Coloro che la videro, stupiti, le chiesero cosa intendesse fare con tutto quell’armamentario. «Vorrei», rispose lei, «con questa torcia infiammare tutto il cielo e tutti i cuori degli uomini, e con quest’acqua spegnere tutto il fuoco dell’inferno, affinché d’ora in poi non si ami più il buon Dio né per la speranza della ricompensa, né per paura della punizione riservata ai peccatori, ma solo perché è buono e merita di essere amato. Bei sentimenti, Fratello, degni della grandezza dell’anima che conosce ciò che è Dio e quanto Egli merita per sé stesso tutto l’affetto del nostro cuore. Si racconta nella storia dei giapponesi che, quando veniva loro annunciato il Vangelo, quando venivano istruiti su Dio e sulle sue bontà, soprattutto quando venivano loro insegnati i grandi misteri della nostra santa religione e tutto ciò che il buon Dio aveva fatto per gli uomini: un Dio nato in una povera stalla, disteso su un mucchio di paglia nel rigido inverno, un Dio che soffriva e moriva sulla croce per salvarci; erano così stupiti di tante meraviglie che Dio aveva fatto per la nostra salvezza, che li si sentiva gridare trasportati dall’amore: «Oh, com’è grande! Oh, com’è buono! Oh, com’è amabile il Dio dei cristiani!» Ma quando poi si diceva loro che c’era un comandamento che ordinava loro di amare il buon Dio e che li avrebbe puniti se non lo avessero amato, ne erano così sorpresi che non riuscivano più a riprendersi dallo stupore. «Ma come!», dicevano, «uomini ragionevoli, fare un precetto di amare un Dio che ci ha tanto amati! … Ma non è forse la più grande felicità amarlo e la più grande sventura non amarlo? Ma come! Dicevano ai missionari, i cristiani non stanno forse sempre ai piedi dell’altare del loro Dio, penetrati dalla grandezza della sua bontà e infiammati dal suo amore?» E quando venivano a insegnare loro che non solo c’era chi non lo amava, ma anche chi lo offendeva: «O popolo ingiusto! O popolo barbaro! Esclamavano con indignazione, è possibile che dei cristiani siano capaci di un tale oltraggio verso un Dio così buono? In quale terra maledetta vivono dunque questi uomini senza cuore e senza sentimenti?»

Ahimè! Dal modo in cui ci comportiamo verso il buon Dio, meritiamo fin troppo questi rimproveri! Sì, Fratello, verrà un giorno in cui quelle nazioni lontane e straniere invocheranno queste testimonianze contro di noi, ci accuseranno e ci condanneranno davanti a Dio. Quanti cristiani trascorrono la loro vita senza amare il buon Dio! Ahimè! Forse ne troveremo molti, nel giorno del giudizio, che non avranno dedicato un solo giorno intero al buon Dio! Ahimè! Che sventura! …

San Giustino ci dice che l’amore ha solitamente tre effetti. Quando amiamo qualcuno, pensiamo spesso e volentieri a lui; diamo volentieri per lui e soffriamo volentieri per lui: ecco, signori, ciò che dobbiamo fare per il buon Dio, se lo amiamo veramente. Dico, 1° che dobbiamo pensare spesso a Gesù Cristo. Nulla è più naturale che pensare a coloro che amiamo. Guardate un avaro: è occupato solo dei suoi beni o dei mezzi per aumentarli; solo o in compagnia, nulla è in grado di distrarlo da questo pensiero. Guardate un libertino: la persona che è l’oggetto del suo amore non lo lascia più del respiro; ci pensa così tanto che spesso il suo corpo ne è così oppresso da ammalarsi. Oh! Se avessimo la felicità di amare Gesù Cristo tanto quanto un avaro ama il suo denaro o le sue terre, quanto un ubriacone ama il suo vino, quanto un libertino ama l’oggetto della sua passione, non saremmo continuamente occupati dell’amore e delle grandezze di Gesù Cristo? Ahimè, Fratello, ci occupiamo di mille cose che quasi tutte non portano a nulla, mentre per Gesù Cristo passiamo ore e persino giorni interi senza ricordarci di lui, o in modo così debole che stento a credere a ciò che penso. O mio Dio, come si fa a non amarvi! Eppure, Fratello, tra tutti i nostri amici, ce n’è uno più generoso, più benefico? Ditemi, se avessimo pensato bene che ascoltando il demonio che ci spingeva al male, abbiamo grandemente afflitto Gesù Cristo, che lo abbiamo fatto morire una seconda volta, avremmo avuto questo coraggio? … Non avremmo detto: Come, mio Dio, potrei offenderti, tu che ci hai tanto amato! Sì, mio Dio, giorno e notte la mia mente e il mio cuore saranno occupati solo da te.

2° Dico che se amiamo veramente il buon Dio, gli daremo tutto ciò che è in nostro potere di dargli, e questo con grande piacere. Se abbiamo qualcosa di buono, condividiamolo con i poveri, è come se lo donassimo a Gesù Cristo stesso; è lui che ci dice nel Vangelo: «Tutto ciò che darete al più piccolo dei miei, cioè ai poveri, è come se lo donaste a me stesso[11]». Che felicità, Fratello, per una creatura poter essere generosa verso il proprio creatore, il proprio Dio e il proprio Salvatore! Non sono solo i ricchi che possono donare, ma tutti i cristiani, anche i più poveri. Non tutti abbiamo beni da donare a Gesù Cristo nella persona dei poveri, ma tutti abbiamo un cuore, ed è proprio di questo dono che Egli è più geloso; è questo che Egli chiede con tanta insistenza. Ditemi, signori, potremmo rifiutargli ciò che ci chiede con tanta insistenza, lui che ci ha creati solo per sé? Ah! Se ci pensassimo bene, non diremmo al divino Salvatore: «Signore, non sono che un peccatore, abbi pietà di me; eccomi tutto tuo». Che felici saremmo se facessimo questa offerta universale al buon Dio! Quanto grande sarebbe la nostra ricompensa!

3° Ma tuttavia il miglior segno d’amore che possiamo dare al buon Dio è soffrire per lui; perché, se volessimo considerare bene ciò che egli ha sofferto per noi, non potremmo impedirci di soffrire tutte le miserie della vita, le persecuzioni, le malattie, le infermità e la povertà: Chi non si commuove alla vista di tutto ciò che Gesù Cristo ha sofferto durante la sua vita terrena? Quanti oltraggi gli infliggono gli uomini, profanando i suoi sacramenti, disprezzando la sua santa religione, la cui istituzione gli è costata tanto? Che cecità, Fratello, non amare un Dio così amabile e che non cerca altro che la nostra felicità! Abbiamo un bell’esempio nella persona di Santa Maddalena, diventata famosa in tutta la Chiesa per il grande amore che aveva per Gesù Cristo [12]. Una volta che fu con lui, non lo lasciò più, non solo con il cuore, ma anche realmente: lo seguiva nei suoi viaggi, lo assisteva con i suoi beni e lo accompagnava fino al Calvario. Era presente alla sua morte, preparò i profumi per imbalsamare il suo corpo e si recò al sepolcro di buon mattino [13]. Non trovando più il corpo di Gesù Cristo, si rivolge al cielo, alla terra; supplica gli angeli e gli uomini di dirle dove hanno messo il suo Salvatore, perché vuole trovarlo a qualsiasi prezzo. Il suo amore era così ardente che possiamo dire che era impossibile a Gesù Cristo nascondersi da lei; perché lei pensava solo a lui, desiderava e voleva solo lui; tutte le cose non erano nulla per lei; non aveva né rispetto umano, né timore di essere disprezzata o derisa; ha abbandonato tutti i suoi beni, ha calpestato gli ornamenti e i piaceri per correre dietro al suo amato; tutto il resto non è più nulla per lei.

Ascoltate ancora la lezione che ci dà san Domenico [14]. Questo santo patriarca, il cui amore per Dio aveva riempito tutti i suoi desideri, dopo aver predicato tutto il giorno, trascorreva le notti intere in contemplazione; si credeva già in cielo e non riusciva a capire come si potesse vivere senza amare il buon Dio, poiché in Lui troviamo tutta la nostra felicità. Un giorno, mentre era stato catturato dagli eretici, Dio fece un miracolo per strapparlo dalle loro mani. «Che cosa avresti fatto, gli disse uno dei suoi amici, se avessero voluto ucciderti? «Ah! Li avrei supplicati di non uccidermi subito, ma di tagliarmi in tanti piccoli pezzi quanti ne potevano, poi di strapparmi la lingua e gli occhi e, dopo aver rotolato il resto del mio corpo nel mio sangue, di tagliarmi la testa. Li avrei pregati di non lasciare nessuna parte del mio corpo senza farle soffrire. Ah! Allora avrei avuto la felicità di dire veramente al buon Dio che lo amo. Sì, vorrei essere padrone di tutti i cuori degli uomini, per farli ardere tutti d’amore. Che bel linguaggio esce da questo cuore ardente d’amore divino! Tutta la sua vita questo grande santo cercò il modo di morire martire, per dimostrare al buon Dio che lo amava veramente.

Guardate ancora san Ignazio, martire, di Antiochia, che fu condannato dall’imperatore Traiano ad essere esposto alle belve. Ebbe tanta gioia nel sentire la sentenza che lo condannava ad essere divorato dalle belve, che credette di morire di felicità. Aveva un solo timore, che i cristiani non ottenessero la sua grazia. Scrisse loro dicendo: «Amici miei, che io diventi preda delle bestie e sia macinato come un chicco di grano di Dio per diventare il pane di Gesù Cristo. So, amici miei, che è molto utile per me soffrire; è necessario che le catene, i patiboli, le bestie feroci mi lacerino le membra e mi spezzino il corpo, e che tutti i tormenti si abbattano su di me. Tutto mi è buono, purché io giunga al possesso di Dio. Ora comincio ad amare Gesù Cristo; ora sono suo discepolo. Non provo più che disgusto per le cose della vita, non ho fame che del pane del mio Dio, che mi sazierà per l’eternità; non ho sete che della carne di Gesù Cristo, che è solo carità»[15]. Ditemi, signori, si può trovare un cuore più infiammato dall’amore di Dio? Infatti, egli fu divorato dai leoni, che lasciarono solo alcune parti del suo corpo.

Che cosa si deve concludere da tutto questo, signori, se non che tutta la nostra felicità sulla terra sta nell’attaccarci a Dio? Cioè, in tutto ciò che facciamo, il buon Dio deve essere l’unico fine; poiché tutti sappiamo per esperienza che nulla di ciò che è creato è in grado di renderci felici, che il mondo intero con tutti i suoi beni e i suoi piaceri non può soddisfare il nostro cuore. Non perdete mai di vista, Fratello, che tutto ci lascerà. Verrà un momento in cui tutto ciò che abbiamo passerà in altre mani… Ma se avremo la grande felicità di possedere l’amore di Dio, lo porteremo con noi in cielo, e questo sarà la nostra felicità per l’eternità. Amare Dio, servire solo Lui e desiderare solo il Suo possesso: questa è la felicità che vi auguro.

[1] Giovanni, xxi, 17.

[2] Giovanni, iii, 18.

[3] Giovanni, iv, 6.

[4] Giovanni, viii, 11.

[5] Ebrei, vii, 25.

[6] Giovanni, xiv, 23.

[7] Daniele, xiii.

[8] II Mach, vi.

[9] I Giovanni, ii, 4.

[10] Ribadeneira al 20 settembre. La storia di Sant’Eustachio è citata più volte dal Santo.

[11] Matteo xxv, 40.

[12] Matteo xxvi, 13.

[13] Giovanni xx.

[14] Ribadeneira, il 4 agosto.

[15] Ribadeneira il 1° febbraio.

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