Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, III parte

Novissimi: il Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 5 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, III parte

Eccoci giunti a domenica 5 dicembre 2021. Siamo già alla seconda domenica di Avvento e abbiamo letto la seconda lettura della Santa Messa di oggi tratta dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi, versetti 4 e seguenti. 

Che bello questo pregare con gioia dell’Apostolo.

“A motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo”.

Facciamoci questa domanda: noi come cooperiamo al Vangelo?

Voi non lo sapete ma io davanti a me ho un Crocifisso da tavolo abbastanza grande. Qualche mese fa uno studente Carmelitano coreano, che adesso è diventato diacono e l’anno prossimo a Dio piacendo diventerà Sacerdote, un ragazzo giovane che mi ha un po’ raccontato la vicenda del popolo coreano e delle persecuzioni terribili che subisce e soffre nella misura in cui vuole testimoniare la sua fede in Gesù, prima di ripartire per la Corea mi ha fatto un regalo, mi ha donato, lo sto proprio prendendo in mano adesso, un segnalibro, sarebbe l’immagine del film “The Passion”. È l’immagine del Volto di Gesù in Croce. Lui ha ritagliato tutto con il computer, ha ingigantito e ha tenuto solo la striscia degli occhi, si vedono solo gli occhi, una parte del Volto e una pochissima parte del naso, si vede solo lo sguardo. Mi ha regalato questa immagine, di Gesù in Croce, del film The Passion. Gesù ha un occhio tumefatto, quindi chiuso, e solo uno aperto. Tutte le volte che faccio le meditazioni ho davanti a me questa immagine e guardandola penso a quello che sto per dirvi adesso.

Io cosa sto facendo per cooperare per il Vangelo?

Ci sono questi cristiani della Corea che vengono massacrati di botte in carcere fino a farli morire, distrutti dalle botte, dissanguati, gliene fanno di ogni e di più ancora, gente che sparisce, Sacerdoti che spariscono, Vescovi che spariscono, papà e mamme che spariscono nel nulla.

Io cosa faccio per cooperare alla diffusione del Vangelo? Cosa sono disposto a patire, a soffrire, a rinunciare per la cooperazione del Vangelo? 

A me sembra che, non tutti, certamente, ma c’è uno stile diffuso che è quello di “ognuno pensa a se stesso”, ognuno pensa alla sua causa, ognuno pensa a portare il suo grano al mulino e poi ad andarselo a riprendere.

Ma quanta cooperazione c’è per il Vangelo? Quanta unità c’è?

Questa è la ragione per la quale mi sono deciso a fare questa passeggiata il giorno dell’Immacolata alle 15.30 a Villa Pamphili, questa è la ragione. Potevo organizzare un’altra cosa, potevo organizzare di vederci in una chiesa o vicino ad un monumento famoso, Roma è stracolma di tutto questo, potevo organizzarlo in qualsiasi altro posto, ne avevo in mente di posti, molto belli, molto significativi, assolutamente bellissimi, ma poi mi sono detto di no, dobbiamo partire dal conoscerci, dal vederci, dall’incontrarci, dobbiamo partire da lì, perché così è partito Gesù. Gesù è partito andando lungo le spiagge a chiamare i suoi Discepoli, non è partito dall’Ultima Cena, non è partito con il vento di Pentecoste, non è partito con il Getzemani. Gesù è partito andando, incontrando, chiamando, stando, condividendo, poi da lì è nato tutto il resto: “Vieni e vedi”, “Venite e vedete”. 

Immaginatevi se avessero incominciato a dire: “Ah ma no, io ho le reti, io devo raccogliere il pesce, no ma adesso è troppo presto, no ma adesso è troppo tardi. Ho qui mio padre…”

Uno può dire: “Si ma… questa cosa è diversa… non è mica Gesù”. Vero, ma anche per loro non era chiaro che quell’uomo fosse il Figlio di Dio. Quando è morto, il massimo che sono stati capaci di dire i Discepoli di Emmaus è stato: “È un grande profeta”. Ma Gesù non è un grande profeta, l’ha detto e dimostrato in ogni modo di non essere un grande profeta. Gesù è il Figlio di Dio. È un’altra cosa, ma evidentemente questa cosa a loro non era molto chiara. 

Così come non è che avessero tutta questa fede nella Resurrezione, tra pianti, lacrime, aromi, fughe, e spaventi, lenzuoli e quant’altro, questa fede nella Resurrezione non c’era. “Se ha detto che il terzo giorno risorge, cosa stiamo qui a fare con gli aromi? Tanto è questione di ore. Se ha detto che il terzo giorno risorge, cosa stiamo a piangere a fare? Cosa stiamo qui tutti sconvolti a fare? Tanto risorge, è questione di ore”.

Ma ci credo o no?

Questa cooperazione del Vangelo è una cosa seria, ecco la ragione di questa proposta che vi ho fatto, perché capite che una proposta deve essere ragionata e ragionevole, se no se è buttata lì a caso lascia il tempo che trova. La ragione è proprio questa: è necessaria una conoscenza. 

Per poter cooperare, che non è la singola persona che fa, io che faccio, o Tizio che fa, siamo una Chiesa, quindi per poter cooperare bisogna conoscersi. Uno non può conoscere tutti i cristiani del mondo, ovviamente non è possibile, noi possiamo conoscere le persone a noi più vicine, però queste conosciamole, cerchiamo — e ve lo dico da tantissimo tempo — cercate, di fare rete, di conoscervi.

Ma perché, qual è la ragione?

La ragione è che nell’unità sta la forza, la consolazione, la crescita, la maturazione, il conforto, il coraggio, la carità di cui parla poi San Paolo, l’aiuto, stanno tante cose. Certo che se io non conosco nessuno, se conosco quattro gatti… È nell’unione, nello stare insieme che io ho la possibilità di avere questa crescita, questo conforto. 

Questa dell’8 dicembre è un’occasione ma ognuno ne può creare mille, però fatele, createle, cercate il più possibile di essere uniti, di stare insieme, di avere occasione per condividere la fede, ma non solo, per condividere la vita. 

Perché capite che se siamo in tre e in tre ci diciamo: “Lo sai che faccio fatica a fare le scale?” Tre persone riusciranno a trovare una soluzione per evitare le scale e via di seguito. 

E poi quanto è confortante conoscere qualcuno con cui puoi condividere la tua fede e quanto è bello passare dei momenti insieme. 

Ma ripeto, cerchiamo di coglier l’attimo che la vita (e vuol dire la Divina Provvidenza) ci mette davanti nella nostra storia. Ognuno ha i suoi, ognuno lo sente dentro quando è quel momento, “quel momento è fatto proprio per me, quel momento sarebbe proprio per me” e quello devo usare, quello devo cavalcare.

 

Con questi pensieri, ritorniamo al nostro testo del Beato don Giacomo Alberione su: “I Novissimi”. Eravamo arrivati a “Evitare il Purgatorio”, come evitare il Purgatorio.

3. Evitare il purgatorio

“Tre sono i mezzi per schivare il purgatorio: 

  1. Fare penitenza. Gesù Cristo ce l’ha tanto raccomandato. S.Agostino, Santa Maria Maddalena, S.Francesco d’Assisi, Santa Margherita da Cortona e tanti peccatori convertiti, si sono dati con tutto il fervore alla mortificazione. Chi mortifica la sua mente, fa penitenza dei peccati commessi col pensiero; chi mortifica la fantasia, fa penitenza per i peccati commessi con la fantasia; chi frena il suo cuore, fa penitenza per i peccati commessi con l’affetto; chi mortifica la sua lingua, fa penitenza per le mancanze commesse nel parlare; chi rinnega la sua gola, fa penitenza per i peccati commessi con la gola. In generale la penitenza è: fare il contrario del peccato.”

Semplice, vedete i Santi.

“Mi piace tantissimo bere il caffè corretto con quella grappa buonissima alla ruta, che mi hanno fatto arrivare da non so dove”. Bene. Oggi non lo prendo. Non è che non prendo il caffè, non prendo la correzione, è un penitenza, faccio il contrario di questo gusto che tanto mi prende.

“Vorrei dire mille e una parola contro quella persona” e sto zitto. Vorrei parlare ma sto in silenzio.

“In questa terra le opere di penitenza hanno tre valori”

Credo che nessuno di voi abbia mai sentito questi tre valori della penitenza. Io credo ci averli detti forse una o due volte, ma è più facile una che due, non li ho più ripetuti i tre valori della penitenza.

“impetratorio, soddisfattorio, meritorio”

Sono i tre valori della penitenza. La penitenza impetra su di noi la bontà, la misericordia, il perdono di Dio, soddisfa i debiti di cui abbiamo parlato e merita il perdono, la vita eterna, la grazia di Dio.

“Nell’altra vita avrebbero soltanto valore soddisfattorio.”

Certo, perché possono soddisfare, ecco il Purgatorio.

  1. Schivare il peccato veniale deliberato. 

Altro che “va tutto bene”.

“Parola che viene da tiepidezza e da incoscienza, è quella di un’anima che dicesse: questo non è grave! Per questo non si va all’inferno! È segno che noi non comprendiamo che cosa sia il purgatorio.”

Facciamo la frase al contrario, partendo dal fondo: chi dice che “questo non è grave”, che “tanto questo non fa andare all’inferno”, è un tiepido e un incosciente. Non lo dico io, c’è scritto qui, lo dice il Beato don Alberione al capitolo 10°, paragrafo III: “È un incosciente, è un tiepido”.

 “Ricordate quel defunto: prima di passare all’eternità si era raccomandato vivamente ad un Sacerdote che celebrasse immediatamente la Messa. Ed il Sacerdote, dopo che [quello] fu spirato, adempì ai doveri più urgenti della carità, componendo cioè il suo cadavere sul letto. Poi si portò in chiesa a celebrare: era di mattino. Passò un’ora di tempo. E dopo celebrata la Messa, quel Sacerdote ritornò in sacrestia. Là si vide comparire il defunto”.

Immaginatevi voi che scena!

“– Sono libero dal purgatorio per la vostra Messa – disse – ma perché mi avete dimenticato [per] tanto tempo? 

– Come vi posso aver dimenticato, se è appena un’ora che siete spirato?

– Ah, un’ora, un’ora! Voi non sapete dunque che cosa vuol dire star un’ora in purgatorio!”

Un’ora! “Stare un’ora in Purgatorio”, dice quest’anima.

“Non lo sappiamo! Se leggessimo anche solo gli esempi che si trovano nel libro: Il Purgatorio, o nel libro: Il peccato veniale del Beltrami, certi ragionamenti non li faremmo più!”

Lui sta a mettere a posto il cadavere e l’anima defunta dice: “Guarda che hai sbagliato priorità. La priorità era che tu andavi in Chiesa a dire Messa per me”.

c) “Eccitarci al fervore. Siamo fervorosi nella lettura della Bibbia; fervorosi nella Comunione; fervorosi nella santa Messa; fervorosi nell’esame di coscienza. Non stanchiamoci di pulire e ripulire quest’anima, e di adornarla con giaculatorie, con la devozione alla Madonna; siamo fervorosi nel suffragare le Anime sante del Purgatorio. Chi purifica il suo cuore, rendendolo puro come quello degli Angeli del cielo, si rende degno di passare immediatamente da questa terra alla visione di Dio: vive di Dio, il suo pensiero è fisso in Dio, il suo cuore sospira Iddio. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia di Dio, perché saranno saziati.”

Capite? È lo stare insieme, fare rete, dovrebbe proprio eccitarci al fervore. Il vedere gli altri che amano il Signore, e che lo amano più di me, mi fa dire: “Giorgio, dacci sotto, impegnati, c’è ancora un margine ampio perché tu debba fare di più.” E allora facciamolo questo di più, impegniamoci a fare di più. 

Uno può dire: “Ma io come faccio?” Fai rete, cerca di conoscere le persone, cerca di cogliere le occasioni che ti offrono, non mettere davanti le mani dicendo: “No, mi sono appena sposato… Avevo il campo sono dovuto andare ad arare, a vederlo… È successa quella cosa lì e ho dovuto fare questo… Ah ma sai, ero impegnato… No ma devo pulire la casa…” Ma la casa la puoi pulire anche in un altro momento, poi non è che vivi in una stalla. Che cosa è più importante? Che tu pulisci la tua casetta e la fai diventare come quella delle bambole, oppure che tu vivi la vita e la condividi con chi come te ama e vuole amare Gesù? Sicuramente quando poi torni a casa, sei più felice perché dici: “Mamma! Non l’avrei mai pensato, ma che belle persone! Ma che bella persona che ho conosciuto oggi! Ho fatto amicizia, non l’avrei mai conosciuta se non avessi fatto… non fossi andato… non avessi risposto… non avessi detto…”

È da tanto tempo che ritorno su questo argomento e ci ritornerò ancora per tanto tempo, perché credo molto, veramente tanto, nell’importanza di, io la chiamo “fare rete”, ma in teologia la dovremmo chiamare “la comunione dei Santi”, che certamente è al comunione con tutta la Chiesa Trionfante, con la Chiesa Purgante, quella del Purgatorio, ma deve essere anche comunione di tutta la Chiesa militante, di quella porzione di Chiesa nella quale io vivo, dove sono collocato storicamente. 

Mi piacerebbe fare comunione con i cristiani della Corea, ma non posso andare in Corea tutti i giorni, non posso andare domenica in Corea, non posso andare all’Immacolata in Corea, è un po’ lontano. Non è che qui vicino a me non ci siano cristiani, ci sono anche qui, e allora diamoci da fare per esserci, per esserci uno per l’altro, per vedere che non siamo soli, per darci coraggio, per dare testimonianza, perché amare e servire Gesù è bello, farlo insieme è bellissimo.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

SECONDA LETTURA (Fil 1, 4-6.8-11)

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

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