Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, II parte

Novissimi: il Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 4 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione

Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, II parte

Eccoci giunti a sabato 4 dicembre 2021, primo sabato del mese di dicembre, ultimo “primo sabato” dell’anno. Ricordiamo quest’oggi San Giovanni Damasceno Sacerdote e Dottore della Chiesa e Santa Barbara, Vergine e Martire.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo IX di San Matteo, versetti 35 e seguenti. 

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

Il Signore, tutto ciò che ci ha donato, ce lo ha donato gratuitamente. Siamo totalmente debitori di Dio. Amare vuol dire questo, vuol dire dare, senza “se” e senza “ma”, senza condizioni, dare con estrema abbondanza. 

Oggi continuiamo la lettura, la meditazione del libro “I Novissimi” del Beato don Giacomo Alberione. Stiamo trattando il Purgatorio. Tra l’altro, sapete che San Giovanni Damasceno deve tutto quello che è diventato alle anime del Purgatorio, perché la sua vita fu abbastanza complessa e fu solo quando lui decise di dare un soldo che aveva trovato per far celebrare una Santa Messa per le anime del Purgatorio, che la sua vita cambiò immediatamente e radicalmente e lui si trovò in una condizione completamente diversa dove fu aiutato negli studi, fu finalmente accolto benevolmente, avvenne tutto un cambiamento radicale, e lo si ascrive alle anime del Purgatorio per le quali lui fece celebrare questa Santa Messa.

2. Le cause per cui si va in purgatorio

“Tre sono queste cause: la pena dei peccati passati non ancora del tutto pagata, i peccati veniali, la tiepidezza. 

  1. La pena dei peccati passati. Quando noi andiamo a confessarci viene cancellato il reato di colpa e di pena eterna: ma non sempre viene cancellata tutta quanta la pena temporale. Ciò dipende dal dolore, dalle disposizioni che portiamo al sacramento della penitenza.”

Quindi la colpa — che sarebbe quella che ci farebbe andare all’inferno — con l’assoluzione di ogni peccato viene assolta. La pena, invece, dipende. Ogni peccato porta una colpa e una pena. La pena dipende da che cosa? Dipende dalle nostre disposizioni interiori, da quanto dolore noi abbiamo nel confessarci.

“Rimangono ordinariamente dei debiti colla divina giustizia, ma temporanei, i quali si devono pagare di qua o di là. Di qua si possono pagare con la mortificazione e con l’indulgenza. Ma se si va all’eternità senza aver totalmente soddisfatto, Iddio esigerà che noi paghiamo per mezzo delle pene del purgatorio. Il peccato è gran male contro Dio che offende, contro noi stessi ed anche contro il prossimo, che danneggia almeno indirettamente. Non crediamo che basti d’ordinario la penitenza che ci dà il confessore per riparare interamente le rovine accumulate dal peccato.”

Non siamo in una logica retributiva, come qualcuno asserisce, non è questa la questione. Quando io compio un’azione buona o cattiva, ad esempio nel rapporto con una persona, mi assumo la responsabilità di quell’azione con tutte le sue conseguenze, sempre. Se è un’azione malvagia, io mi assumo le conseguenza di questa azione malvagia, mi assumo la responsabilità, perché nel momento in cui compio un atto, ha delle conseguenze. 

Il concetto qual è? Non è che tu sistemi tutto dicendo: “Signore Gesù, pietà”, dipende non solo dal “Signore Gesù, pietà”, ma anche dal dolore perfetto che tu hai nella tua anima, nella tua mente per il peccato che hai commesso. Se questo dolore non è perfetto, se tu non sei veramente e umanamente pentito per l’offesa recata a Dio, tu non stai cancellando tutte le tue responsabilità. Questo dolore non è sufficientemente grande tanto quanto la responsabilità e le conseguenze poste in essere dalle tue scelte.

Se non sono riuscito a sanare, a portare a zero, a controbilanciare le mie responsabilità e le conseguenze del mio atto con il dolore perfetto, allora il Purgatorio servirà a questo. Evidentemente il buon ladrone sulla Croce in quella frase ha manifestato un amore perfetto per cui Gesù gli ha detto: “Oggi sarai con me in Paradiso”.

b) “Il peccato veniale. Sopra la terra le anime tiepide fanno poco conto del peccato veniale.”

Sì, assolutamente. E il peccato veniale si commette così facilmente! Oggi si sente dire: 

“Oh ma cosa vuoi che sia! Ma cosa vuoi essere, perfetto?”

Oppure: “Devi stare attento, stai attento, non esagerare”.

“Questo è perfezionismo, è scrupolo”. 

“Bisogna accettarsi per quello che si è, perché siamo tutti feriti”

Da che cosa poi non si sa bene, più che l’umanità sembriamo un centro di riabilitazione. Da che cosa siamo feriti? Non lo dicono, perché se no dovrebbero dire che siamo feriti dal peccato, ma dire che siamo feriti dal peccato è un problema, vuol dire che ci sono i peccati. E che ferite producono i peccati? Tutte uguali? No, ci saranno ferite mortali (i peccati mortali) e ci saranno ferite lievi (i peccati veniali). Capite? I conti tornano se si procede mettendo le cose al loro posto. Questo da cosa lo possiamo dire? Dalla frequenza con cui uno si confessa. Se mi confesso tre volte l’anno, vuol dire che i peccati veniali non sono per me un problema.

“Del resto, chi è che non pecca? — si dice — siamo tutti peccatori”. 

“Ma tanto Gesù ha già risolto tutto sulla Croce”

E allora cosa siamo qui a fare? Non si sa.

“Ma tanto il peccato veniale passa. Sono tutte sciocchezze, stupidaggini. Non concentrare l’attenzione sui queste cose”

Peccato che i Santi non ragionavano così.

“Sono pensieri di vanità, di leggerezza, mondani; son sentimenti terreni, sono simpatie, sono antipatie, sono parole inconsiderate, sono curiosità, sono fantasie, sono pigrizie, sono ire, sono superbie, sono avarizie, sono golosità.”

Che non vuol dire: “Allora il giorno di Natale mangio la lisca di una sardina, perché se no altrimenti faccio peccato di golosità”. Non è questo, per favore. 

Non è: “Allora il giorno di Natale quando porterò il super panettone fatto da non so chi, non so dove, con chissà quali super ingredienti buonissimi, io mangio un candito”.

“Eh perché?”

“Perché se no faccio peccato di gola”

No, non è questo! Il peccato di gola non è il gustare un cibo, perché è Dio che ci ha fatto la lingua con le papille gustative, se fosse peccato Dio non le avrebbe fatte, ci avrebbe fatto una lingua senza papille per cui la ciliegia è uguale alla pera. Non ha fatto così, se Dio ci ha fatto le papille gustative, ci sarà una ragione. Il gustare, il gusto, non è peccato. 

Dove sta il peccato di gola? Sta nel modo. Se io quando mangio sono bramoso, sono vorace, mi affogo nel cibo, non ho un limite, mangio fino a morire, mi riempio fino a scoppiare, qua si configura un disordine, qui c’è un eccesso, quindi qui c’è una golosità. Se mi mangio mezzo panettone da solo, siamo oltre il gusto, ma quella bella fetta di panettone, magari scaldata prima nel forno, così che diventi ancora più buona, più fragrante e un buonissimo calice di spumante o di champagne, questo non comporta nessun peccato: stiamo facendo festa per il Natale. 

Come avete visto sui Social, qualche giorno fa ho messo l’avviso in cui dicevo che l’8 di questo mese, cioè tra pochi giorni, vi ho fatto un invito. Visto che in tanti mi avete scritto che sarebbe bello vederci, conoscerci — forse anche ricordando quando vi parlai del gelato alla Fontana di Trevi, che vi dissi che sarebbe venuta l’occasione — ecco, per l’8 dicembre alle ore 15.30, chi vuole, chi può, ci troveremo qui a Roma all’ingresso di Villa Pamphili che c’è su piazza San Pancrazio. C’è un ingresso specifico, ci sono tanti ingressi alla Villa, ma questo di piazza San Pancrazio è quello specifico a cui dobbiamo fare riferimento se no altrimenti non ci troviamo più. Si entra dall’ingresso di Via San Pancrazio. Alle 15.30 ci troviamo lì. Appena voi entrate vedete che ci sono degli abeti, delle conifere, ci troviamo lì sotto, in modo tale che è una zona abbastanza stretta, è impossibile perdersi, o non vedersi, poi io sarò in abito quindi mi riconoscerete subito. Ci troveremo per festeggiare un po’ insieme la Vergine Maria, per conoscerci, per recitare una preghiera, per guardarci in faccia, per fare una passeggiata invernale — ovviamente se non piove, perché se piove è impossibile — chiederemo alla Vergine Maria la grazia di una bella giornata di sole, per fare una bella passeggiata invernale, per stare un po’ insieme da cristiani, per fare un po’ di conoscenza, per fare un po’ di rete, per vedere che non siamo soli a questo mondo, nel nostro credere in Dio, scambiarci le nostre esperienze, dirci due parole, per andare a vedere i cigni, le paperelle, le tartarughe acquatiche e quant’altro, e se poi qualcuno porta anche un dolcetto e qualcosa di caldo da bere, ben venga, questo non sarà un peccato di gola, ovviamente (ricordiamoci che quando usiamo bene i nostri doni e le grazie che Dio ci fa e ciò che Dio ci offre, non è mai un peccato).

Portate i vostri amici, portate anche le persone a voi care. L’essere cristiani è bello perché, come vi dicevo quando vi parlavo delle case aperte e non delle mummie d’Egitto, non delle piramidi, vuol dire proprio questo vivere nell’orizzonte, è proprio questa apertura solenne all’orizzonte, quindi ci stanno dentro tutti.

“Quando entriamo in noi stessi, sentiamo il bisogno di piegare bene la testa davanti al Signore Gesù… Siamo così umiliati. Vi sono persone così dissipate che alla sera, quando si raccolgono un momento per l’esame di coscienza, trovano una quantità di questi difetti disseminati per tutta la giornata, e poi vengono facilmente dimenticati come se fossero cose da nulla, oppure confessati forse quasi senza dolore; accumulano debiti colla divina giustizia.”

La dissipazione, la superficialità per cui vediamo i nostri peccati veniali, ma poi ce li dimentichiamo. Ecco perché vi dissi: “Segnateli”.

c) “La tiepidezza: è la causa ordinaria. È impossibile che un’anima fredda nel servizio di Dio, senza calore spirituale, senza generosità, uscita da questa terra possa passare immediatamente alla luce del cielo, all’unione intima di Dio.”

Quindi i freddi, gli apatici, gli antipatici.

“È necessario che essa rimanga in quella anticamera del cielo a ripulirsi, a purgarsi, a desiderare.”

“A desiderare”. Se io non desidero il cielo, se non desidero Gesù, la compagnia dei Santi, come posso pensare appena morto di andarci? Non lo desidero! Invece noi lo dobbiamo desiderare, dobbiamo desiderarlo profondamente. Se una cosa non si desidera non si potrà mai amare, né essere grati per averla. 

Noi quanto stiamo desiderando il Santo Natale? E quanto sarà bello finalmente, quel giorno, fermarci davanti a quel presepe un pochino a contemplare quella bellezza? E ancora di più dall’8 dicembre contemplare l’attesa? Quando faremo il presepe contempleremo l’attesa.

Ho visto una bella idea per fare l’albero di Natale, mi è piaciuta tantissimo. Ho visto qualcuno che ha fatto l’albero prendendo le palline vuote, trasparenti e gli ha messo dentro la foto delle persone care, quindi sull’albero ci saranno le palline con i volti delle persone care, le lucine quando si accenderanno illumineranno i volti. Bella idea. Oppure i bambini che stanno facendo i loro disegni, la renna, gli alberelli e quant’altro che poi verranno appesi all’albero.

La nascita di Gesù commuove sempre tutti, ci fa diventare fantasiosi, belli, caldi. Quel giorno dobbiamo chiedere la grazia di essere braci che ardono, non tiepidi, non freddi, così la mattina di Natale, quando ci alzeremo, dopo la Santa Messa, arriverà il momento di aprire tutti insieme i nostri regalini. Che ci ha portato Gesù Bambino? In effetti sì, perché è Gesù Bambino che ha messo nel cuore delle persone il pensiero di voler imitare il Regalo sommo che Dio Padre ha fatto all’umanità con l’Incarnazione del Verbo, quindi noi facciamo i nostri regalini come una vaga immagine molto sfumata di questo Dono grandissimo che è l’Incarnazione. 

Ci vedremo l’8 così, almeno chi ci sarà, avremo un motivo in più il giorno di Natale per pregare per qualcuno, pregheremo anche per le persone che conosceremo l’8. Diventerà un motivo per essere ancora più uniti, ancora più sensibili alla comunione dei Santi, all’essere Chiesa.

“Tiepidezza nell’esame di coscienza, tiepidezza nei rosari, tiepidezza nelle devozioni a Maria SS.ma, agli Angeli Custodi, tiepidezza che è più grave, quando si tratta della Messa, della Comunione e della Confessione.”

Tiepidezza, freddezza, lontananza, distacco, svogliatezza. 

“O Gesù Signore! come ce ne stiamo davanti a Voi? O voi, Signore, che scandagliate tutti i sentimenti della nostra anima, abbiate pietà di noi! Interceda tra la nostra vita tiepida (e forse anche più che tiepida!) e la morte, un tempo di ravvedimento, di penitenza e di fervore!”

Domani vedremo come evitare il Purgatorio. Oggi è il primo sabato del mese, quindi, mi raccomando! Tutto dedicato al Cuore Immacolato di Maria con la confessione e l’intenzione di voler riparare le offese contro il Cuore Immacolato di Maria e il Sacro Cuore di Gesù, la Comunione con l’intenzione della riparazione di tutti i peccati contro il Cuore Immacolato di Maria, la stessa intenzione per il Rosario e i quindici minuti di meditazione dei misteri del Rosario per tenere compagnia alla Vergine Maria.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 9, 35-10,1.6-8)

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Post Correlati