Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, I parte

Novissimi: il Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 3 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, I parte

Eccoci giunti a venerdì 3 dicembre 2021, primo venerdì del mese. Oggi ricordiamo San Francesco Saverio, Sacerdote e Missionario.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo IX di San Matteo, versetti 27-31. 

Una delle ragioni per le quali Gesù è stato così tanto odiato e quindi crocifisso la possiamo cercare e trovare anche in questo brano del Vangelo:

“Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.”

Gesù chiedeva il silenzio, loro ne parlano, diffondono la notizia. Quando si fa così, possono esserci anche le più rette intenzioni ma sapete, si dice che “il pavimento dell’inferno è lastricato di buone intenzioni”. Di buone intenzioni ce ne possono essere tante ma non è che una buona intenzione corrisponda ad una buona azione, non è sempre così, purtroppo. In questo caso non è stato così sicuramente. Perché? Perché parlare vuol dire scatenare la curiosità, l’invidia, la gelosia e quindi l’odio, l’odio perché chi non è come Gesù subito pensa: “Ma che cos’è questo qui più di me? Perché la gente va da Lui? Perché la gente segue Lui? Perché la gente ascolta Lui? Voglio vedere se è veramente quello che dicono. Poi, ridare la vista a due ciechi… chissà che strana magia avrà fatto!”

E a furia di gelosie, invidie e cose raccontate false, sicuramente anche questo è stato causa, insieme a molto altro, della morte di Gesù, perché ha fomentato quell’odio. Noi dobbiamo stare attenti quando apriamo la bocca. Dobbiamo stare attenti a cosa diciamo e a chi lo diciamo. È fondamentale, perché spesse volte noi diciamo le cose giuste alle persone sbagliate. Perché? Perché abbiamo la buona intenzione di voler convertire gli altri, di volergli fare scoprire il Signore, di volergli salvare l’anima, di volerli redimere, di volere che siano come siamo noi, di volere che conoscano Dio come lo conosciamo noi. In sé sono buone intenzioni ma spesse volte sono messe male in pratica e ottengono reazioni esattamente al contrario di quelle che noi volevamo. Sempre meglio pregare, tacere e parlare solo se strettamente necessario. Soprattutto, non parlare se qualcuno ci dice di tenere qualcosa per noi, perché avrà il suo motivo per dirlo. 

Oggi, come dicevo, è il primo venerdì del mese, e oggi inizia anche la Novena alla Beata Vergine Maria di Guadalupe, dal 3 all’11 dicembre, perché la festa è il 12 dicembre. Facciamo questa novena, è importantissima, chiediamo grazie alla Vergine Maria. Nelle sue feste, Lei lo dice a Santa Caterina Labouré: 

“Queste gemme non risplendono perché sono le grazie che vorrei donare al mondo ma nessuno me le chiede”.

E poi oggi è l’11° venerdì della pratica dei 15 venerdì del mese, che don Tomaselli ci consiglia di fare. In questo 11° venerdì la nostra preghiera è per riparare — scrive don Tomaselli — la profanazione dei giorni festivi.

Leggiamo un po’ che cosa scrive don Tomaselli, che sapete essere morto in concetto di santità:

11° Venerdì: RIPARARE LA PROFANAZIONE DELLA FESTA

“Iddio è geloso del suo giorno.”

Potrebbe essere l’inizio di un’Enciclica sul Terzo Comandamento.

 “Ha messo un comandamento nel Decalogo, facendolo precedere da una parola significativa “Ricordati di santificare le feste”, cioè: «Ricordati», non dimenticarlo.

Il Signore vuole essere onorato sempre, ma specialmente nel suo giorno. Eppure il giorno festivo suole essere quello in cui la Divinità è più offesa.

Il lavoro è un dovere; chi lavora, dà gloria a Dio. Nella domenica e nelle feste comandate chi lavora senza una ragione vera e propria forte, è reo di peccato grave. Quanta gente attende al lavoro nella festa! Quanto dispiacere si dà al Signore!”

Le fonti, ve lo dico sempre, portate le fonti! Sapete che tante volte in questi anni ho predicato sul Terzo Comandamento e credo sia il Comandamento sul quale ho predicato di più. Ho predicato tantissimo su questo Comandamento, vi ho anche citato documenti del Magistero, alcuni interventi di Papa Francesco, dei Santi, ho fatto anche un PDF che raccoglie tutti questi interventi autorevoli, queste fonti e a chi me lo ha chiesto l’ho inviato. Ho citato il papà di S. Teresa di Gesù Bambino, ne ho citate di fonti, di Santi e di Magistero. Qual è la tesi? Quella che sta dicendo don Tomaselli, esattamente questa: 

“Iddio è geloso del suo giorno.”

Ha fatto un Comandamento che non è un rifiuto del lavoro perché il lavoro è un dovere ed è anche un diritto. È diritto di tutti poter lavorare e lavorando si dà gloria a Dio. Pensiamo a San Giuseppe, lavoratore. Ma non di Domenica. Questo lo dico perché tante volte mi sono sentito rispondere: “Eh si ma non si può citare San Giovanni Maria Vianney, o il papà di Santa Teresina, anche se sono Santi, non si può citare…” — e via di seguito tutte le fonti che ho citato — “perché sono di altri tempi”. 

Questo argomento è assolutamente sbagliato perché è una forzatura. Se noi ammettiamo che non si può citare San Giovanni Maria Vianney perché fuori dal nostro tempo, allora guardate, prendiamo il Vangelo e mettiamolo nella pattumiera, perché più vecchio del Vangelo rispetto alle fonti che vi ho citato non c’è niente, se poi prendiamo l’Antico Testamento, chissà di quello cosa dobbiamo fare! Non si può dire: “Siccome non l’hanno scritto stasera, o ieri sera, allora non ha valore per me”, perché la Parola di Dio attraversa il tempo e lo spazio. Certo, l’applicazione che avrà dato Santa Teresina è diversa da quella che avrà dato San Carlo Borromeo, ma è anche diversa l’applicazione che dò io Sacerdote da quella che dà il papà o la mamma di una famiglia, ma “diversa” non vuol dire contrapposta, vuol dire diversa. Per me vorrà dire viverla in un certo modo, per uno sposato vorrà dire viverla in un altro, ma non è che i due modi siano in opposizione, sono semplicemente due colori della medesima realtà, della medesima sostanza, due colori diversi, non è che uno è un quadrato e l’altro è un rettangolo o un cerchio, non è che uno è fuoco e l’altro è acqua. 

Dire che le cose sono scritte tanto tempo fa non vuol dire niente. Noi dobbiamo chiederci se quelle cose sono vere, se dicono cose vere, se dicono cose aderenti al Vangelo, non se sono scritte tempo fa. Anche quello che ha detto Gesù è stato scritto tempo fa, allora non ha nessun valore, e invece no! Noi leggiamo gli scritti dei Santi proprio perché, a distanza di secoli, continuano comunque a dire qualcosa alla nostra vita, qualcosa di autorevole e di grosso. E il tema non è che al tempo di San Giovanni Maria Vianney c’era il carretto con gli asini e oggi abbiamo la Ferrari, non è questo che rende le parole di San Giovanni Maria Vianney invalide, fuori tempo. Ci sarà da fare una traslazione, non andiamo più in giro con l’asino, andiamo in giro con la Ferrari ma il concetto è lo stesso, non trasporteremo più la legna e il frumento, trasporteremo altre cose, ma non cambia niente, il concetto, il sistema rimane quello che è. Non ci sarà più il tema dell’osteria che viene aperta ma ci sarà il tema del centro commerciale. Con San Giovanni Maria Vianney non c’era il problema del centro commerciale e della pizzeria, perché non c’erano, c’era l’osteria, ma il concetto di fondo rimane lo stesso.

“Nelle domeniche e nelle feste non si lavora, a meno che non ci sia una ragione vera e propria forte”.

Supponiamo che mio papà faccia il neurochirurgo. Se una bambina ha un incidente stradale gravissimo di domenica e ha un’emorragia celebrale non può aspettare lunedì mattina, ovviamente, allora il mio papà prenderà, andrà in sala operatoria e farà 12 ore di intervento chirurgico di domenica per salvare il cervello della bambina.

 Dio non è una realtà mostruosa, non è disumano, quindi il lavoro, in quel giorno del Signore, ha ragion d’essere quando c’è una necessità grave, seria, vera, non “devo andare a mangiarmi la pizza con le mie amiche del Cotton club”, questa non è una ragione vera, forte e grave, perché le tue amiche del Cotton club possono mangiare la pizza con te il giorno dopo o il giorno prima; non è una ragione seria e grave dover andare dopo Messa a bermi cappuccio e brioche o a farmi l’aperitivo, non ne va della vita di nessuno se non lo fai. Non è “devo avere il pane fresco la domenica perché se no mi vengono le convulsioni”, perché il pane te lo puoi prendere il giorno prima, te lo puoi scongelare, fartelo buonissimo, caldo e croccante nel forno il giorno dopo. “Devo comprarmi i pasticcini freschi”. Di cosa stiamo parlando? Queste non sono ragioni gravi, serie, profonde e vere. Nel giorno della domenica non si lavora perché è il giorno del Signore. 

“Quanta gente attende al lavoro nella festa! Quanto dispiacere si dà al Signore!”

Uno può dire: “A me non interessa, su queste cose non sono d’accordo”. Benissimo. 

Un altro può dire: “Padre Giorgio ha sbagliato completamente tutto, lui, don Tomaselli, San Giovanni Maria Vianney, il papà di Santa Teresina, e tutti gli altri, sono un branco di incompetenti, non hanno capito niente, a differenza mia che ho capito tutto”. Benissimo. Va benissimo.

Io porto avanti quello che mi sembra essere in coscienza giusto portare avanti. È sbagliato? Renderò conto a Dio. Il Signore mi dirà: “Guarda, Padre Giorgio, l’hai intesa in un modo piuttosto stretto, in un modo severo.” Va bene. Dirò: “Gesù, mi dispiace, io ho messo dentro scienza a coscienza, ho studiato, mi sono confrontato con i Santi, con il magistero della Chiesa, avevo riportato alcune citazioni di Papa Francesco su questo tema del lavoro, può darsi che abbia capito male, può darsi che sia nell’errore”. 

Non sto dicendo che questo è Verbum Domini, sto dicendo che questa è la prospettiva che porto avanti con queste fonti. Leggendo queste fonti sono arrivato a queste conclusioni. Sono sbagliate? Vi chiedo scusa, mi dispiace, ma non posso predicare una cosa nella quale non credo o che reputo sbagliata, o che secondo me non è la conseguenza degli studi che ho fatto. Se è sbagliato interrompete subito la registrazione, non ascoltatela più, non leggete più questa cosa. Ognuno segue quello che sente in scienza e coscienza. Poi quando ci ritroveremo al Giudizio di Dio, che è il tema che stiamo affrontando in questi giorni, davanti al Giudizio Particolare, ma soprattutto a quello Universale, avremo finalmente l’occasione per sentire da Dio dirci qual era il modo corretto di interpretare il Terzo Comandamento. Finalmente lì risolveremo la questio. Il Signore ci dirà: “Sì / no, era giusto / era sbagliato”. Attenderemo quel momento ma, nell’attesa, credo di avere come tutti la libertà di poter dire il mio pensiero senza per questo dire che è dogma, ma dicendo che è il mio pensiero, frutto del mio studio, della mia preghiera e della mia meditazione. Le fonti le ho citate in quel PDF, ve le sto citando ancora adesso perché su questo tema della domenica c’è una bellissima omelia di San Giovanni Maria Vianney, c’è l’esempio e la vita del papà di Teresina citato nelle lettere di Zelia Martin (è di dominio pubblico) e poi c’è questa cosa del Magistero piuttosto che altri Santi che adesso non mi ricordo, ma ci sono, sono tutti nel PDF. 

“Chi tralascia la santa Messa durante la settimana, cioè nei giorni feriali, non offende Dio. Chi trascura di assistere al santo Sacrificio nella festa, se non c’è un grande impedimento, commette una grave colpa. E quanti milioni di anime tralasciano la Messa alla domenica!”

“Devo andare in spiaggia a prendere il sole, devo fare la passeggiata in montagna, devo andare a vedere musei”.

“Nei giorni feriali si bada più al lavoro che agli spassi. A fine di giornata, dopo un po’ di moderato sollievo si suole andare a riposo. Nella festa invece, poiché la maggior parte delle persone non lavora, il tempo si suole occupare in divertimenti mondani, nei quali è tanto facile offendere Dio.

Un altro peccato facile a commettersi nei giorni festivi, è la profanazione del Tempio. Se Dio è geloso del suo giorno, non lo è meno della sua casa. D’ordinario la profanazione delle chiese non avviene nei giorni feriali, perché allora sogliono andarvi poche persone. Nella festa le chiese, almeno in certe ore, sono popolate. Ma quante mancanze di riverenza a Dio!… Chi passa davanti al santo Tabernacolo e neppure s’inginocchia; chi durante la Messa chiacchiera e ride; tante donne vanno in chiesa più per essere guardate che per pregare e stanno a capo scoperto e vestite con poco decenza; tanti altri, uomini e donne, vanno in chiesa per amoreggiare, con scandalo dei buoni. E Gesù che cosa fa?… Il Divin Cuore, che tutto osserva, si affligge… La sua divina giustizia vorrebbe agire, come agì un giorno nel Tempio di Gerusalemme quando scacciò i profanatori; ma la sua infinita misericordia lo trattiene.

Quanti peccati dunque si fanno nei giorni festivi! Si ripari il Cuore di Gesù di tante iniquità!

Le anime pie si dedichino ogni festa a questa riparazione ed eccone la maniera pratica. Oltre alla Messa prescritta, si ascolti, potendo, un’altra Messa per coloro che la tralasciano colpevolmente.”

Questa è un’idea che propone don Tomaselli: puoi andare a due Messe, una a quella in cui vai tu e l’altra per riparare. Un altro modo? Recitare un santo Rosario in più.

 “Tutte le opere buone della domenica si offrano a Dio in riparazione della profanazione festiva, cioè a tale fine s’indirizzi la Comunione, il Rosario, le altre pratiche di pietà ed i sacrifici. Oh, come è gradita a Dio questa riparazione!

Questo undecimo venerdì è diretto a tale scopo. Non basta riparare, occorre anche promettere al Cuore di Gesù di santificare la festa.

I devoti del Divin Cuore s’industrino affinché santifichino il giorno del Signore.

Non si dimentichi che coloro i quali osservano bene il terzo comandamento del Decalogo, sono benedetti da Dio in particolare modo e non solo negli affari spirituali, ma pure sovente nei temporali.”

Questo è esattamente quello che diceva Zelia Martin di suo marito. Lei, di suo marito, diceva esattamente che attribuiva la sua fortuna, quindi il suo star bene economicamente, a questo suo scrupolo, in senso buono, a questa sua fedeltà severissima al Terzo Comandamento. 

Nel pdf voi trovate delle citazioni dei Canoni del Catechismo della Chiesa Cattolica dal 2168 al 2177, poi dal 2184 al 2188, così li leggete, poi c’è anche il Catechismo di San Pio X dal n.393 al n.397, ci sono i riferimenti biblici: Es 16,22-30, Es 20,8-11 e Es 23,10-12, Es 31,12-17, Es 34,21, Es 35,1-3, Lv 23,3, Nm 10,29-32, Nm 15,32-36, Ger 17,21-22; po ci sono le parole di Papa Francesco Lettera Enciclica Laudato sì del 24 aprile 2015 n. 237, e l’Udienza generale di mercoledì 12 agosto 2015; San Giovanni Maria Vianney omelia sul Giudizio Particolare, omelia sulle tentazioni, omelia sulla perseveranza, nel testo di Trochu ed. Marietti pagg. 191-193, negli aneddoti del Curato D’Ars di Pegna; San Luigi Martin, papà di Santa Teresina; la Serva di Dio suor Maria Marta Chambon; l’apparizione di La Salette, approvata dalla Chiesa…

Queste sono le fonti sulle quali io mi sono basato.

Uno può dire: “Va bene, a me non interessano”. Pazienza. Ognuno farà i suoi conti.  

Oggi volevo iniziare almeno il tema del Purgatorio, che cosa sia il Purgatorio del Beato don Giacomo Alberione su: “I Novissimi”

X. CHE COSA SIA IL PURGATORIO 

“Chiediamo tre grazie: di evitare il purgatorio; di imparare dal purgatorio; di vuotare il purgatorio. Le chiediamo a Gesù Nostro Signore, qui presente sull’altare. Dopo il giudizio particolare, l’anima riceverà la sua sentenza: o sarà ammessa subito al cielo, o subito condannata all’inferno, oppure discenderà nelle fiamme del purgatorio.”

1. Che cosa è il purgatorio

“La Chiesa di Gesù Cristo è formata come di tre Chiese: la chiesa militante, e siamo noi sopra la terra, che combattiamo contro lo spirito del male: «Non è forse una battaglia la vita dell’uomo sulla terra?» (Gb 7,1); la chiesa trionfante, in cielo, dove Gesù Cristo regna con tutti i suoi eletti; la chiesa purgante, che è come uno stato di mezzo e preparatorio all’ingresso in cielo. Coloro che sono partiti da questa terra in grazia di Dio e che tuttavia non sono degni di entrare subito alla visione e al godimento di Dio, sono trattenuti in un luogo di pena. E che cosa è il purgatorio? È uno stato in cui l’anima finisce di distaccare totalmente i suoi affetti alle cose terrene e stabilirsi definitivamente in Dio.”

Perché il tema non è solamente non fare più i peccati ma toglier l’affetto al peccato, è un’altra cosa, molto più radicale.

 “Che cos’è il purgatorio? È uno stato in cui l’anima che ha ancora debiti colla divina giustizia, finisce di pagare. Che cos’è il purgatorio? È uno stato in cui l’anima, uscita dalla terra tiepida senza aver tutto quel calore che è necessario per entrare in paradiso, finisce di affinare i suoi desideri e, col sospiro ardente, meritare finalmente l’ingresso in Paradiso.”

Vi ricordate quando vi dissi: “Attenzione, non viviamo il Natale come la festa che “tanto comunque”… No, prepariamoci per arrivare al Natale con fervore”.

La stessa cosa la dobbiamo fare per il Paradiso, non è che viviamo così, dicendo: “Poi domani muoio, pazienza andrò in Paradiso”. No, tutta la nostra vita deve essere puntata con gli occhi al Cielo dicendo: “Signore, è là che io voglio andare, non è qui! È lì che mi aspetti!”

“Il Purgatorio è uno stato fortunato e penoso ad un tempo: fortunato perché quelle anime sono già salve! S. Francesco di Sales dice che se quelle anime fossero lasciate libere di scegliere, o ritornare in questo mondo oppure rimanere tra quelle fiamme, preferirebbero restare tra quelle fiamme, perché esse sono già sicure del Paradiso; mentre su questa terra si vive in tanta incertezza! Se ci pensassimo, avremmo quotidianamente da gemere e supplicare il crocifisso Gesù, perché non abbiamo da perderci eternamente. È penoso, nello stesso tempo, il Purgatorio, perché vi sono tante sofferenze in quel carcere di fuoco. Povere colombe assetate di Dio, che aspettano e cercano di affrettare coi loro gemiti la visione del Signore! A quale prezzo pagano l’entrata in cielo!”

Impariamo a pregare per le anime del Purgatorio.

 “Sono molti quelli che vanno in purgatorio? La fede nulla ci dice a questo riguardo, ma si limita ad insegnarci che il purgatorio vi è, e che là dentro le anime possono venire soccorse da noi, dai nostri suffragi, specialmente dal sacrificio della santa Messa. Ma se seguiamo il sentimento dei Santi, dobbiamo rispondere presso a poco così: la maggior parte degli uomini non è così malvagia e neppure così ostinata nel male da meritare l’inferno. I più peccano per debolezza e appena hanno peccato, si pentono; i più, almeno prima di morire, hanno qualche sentimento di dolore e di speranza. Dunque, saranno condannati all’inferno? La giustizia di Dio non richiede questo. Soltanto chi muore nel peccato grave, certamente commesso e certamente non perdonato, è condannato all’inferno. D’altra parte il Signore è Padre pieno di misericordia: se dipendesse soltanto da Dio… questo nostro Dio è morto per noi sulla croce! La maggiore parte degli uomini, però, non è così santa da poter subito entrare in Paradiso. Qualche pensiero di vanità, qualche sentimento di ira, qualche debolezza verso il nostro corpo ed il nostro cuore, qualche parola detta inconsideratamente; Eh! Quante cose vi sono per cui le porte del cielo non possono esserci subito aperte! Poi: non oseremmo entrare in cielo, in quel luogo dove tutto è santo e perfetto, con certe macchie… L’anima stessa, dopo che avrà conosciuta al giudizio l’infinita santità di Dio, a nessun costo vorrebbe entrare in Paradiso prima di essersi interamente lavata e purgata.”

Non entreremmo mai ad una cena di gala sporchi di fango, mai, non perché non ci fanno entrare ma perché avremmo vergogna.

 “Dunque la maggior parte non è così malvagia da meritare l’inferno; non è così santa da poter essere subito ammessa alla visione di Dio, in quella celeste patria dove «nulla d’impuro può entrarvi». Non all’inferno, non al Paradiso; in che luogo dunque? Rimane un terzo stato, il Purgatorio; in esso si finisce di pagare i debiti verso la divina giustizia; come in un’anticamera, l’anima si ripulisce e si acconcia la veste nuziale per essere ammessa alla reale presenza di Dio.”

Domani vedremo le cause per cui si va in Purgatorio.

Vi auguro veramente un santo e bel venerdì, e mi raccomando proseguiamo la nostra Novena a fra’ Jean Thierry, proseguiamo la nostra Novena alla Vergine Immacolata e viviamo bene questo primo venerdì in unione con il Sacro Cuore per prepararci domani al primo sabato del mese.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Mt 9, 27-31)

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

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