Prendiamo esempio dal comportamento dei discepoli

Ascensione

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sulle letture di domenica 8 maggio 2016 (S. Messa del giorno).

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Testo della meditazione

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Prendiamo esempio dal comportamento dei discepoli

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

In questa domenica, nella quale celebriamo la Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Cielo, il Vangelo di oggi di San Luca, capitolo 24, ci offre diversi spunti di riflessione; innanzitutto, Gesù ci chiede un atto di umiltà grande, molto grande.

Che cos’è l’umiltà?

L’umiltà non è dire: «Io non conto niente… Io non valgo niente…  Io non sono nessuno… Io sono un povero peccatore… Io non ho niente… Io non capisco niente… Io non ho doni…», poi, però, appena gli schiacci la coda, vengono fuori i denti dei serpenti e delle pantere.

Stiamo attenti a queste false umiltà “pelose”, che vanno bene finché dico io che non sono capace di fare le cose, ma se un altro mi dice: «Guarda che tu sei superbo», viene fuori la tigre, che mi covo nel cuore.

Quindi, l’umiltà non è questa cosa qui, ovviamente.

L’umiltà è verità, questa è l’umiltà, cioè la coscienza di sé stessi, è la retta consapevolezza di sé, che, come dice Santa Teresa d’Avila, è il vero conoscimento di sé, il conoscersi, il valutarsi per quello che si è e guardarsi il più possibile, imparando, con gli occhi di Dio, ovvero, se si è abituati a stare alla presenza di Dio, si impara a valutarsi nel modo corretto.

Gesù chiede a loro una grande atto di umiltà, perché Lui dice: «Restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Cosa volesse dire per loro è un enigma, perché loro non sapevano che sarebbe arrivata la Pentecoste, non sapevano che sette giorni dopo avrebbero sentito il rombo e poi sarebbe arrivato il vento gagliardo, poi le lingue di fuoco sulla testa, loro queste cose non le sapevano, sapevano solo che Gesù diceva loro: «Restate lì, state fermi, restate in città, siate umili! Dovete aspettare di essere rivestiti di potenza dall’alto».

Santa Teresa dice che noi, troppo spesso, abbiamo una tale superbia interiore, una tale presunzione, che noi ci sentiamo in grado di combattere contro l’Inferno intero, solamente perché è da qualche tempo che viviamo un po’ in grazia di Dio, che sentiamo qualche fervore, che abbiamo qualche buon desiderio. Lei dice: «Noi non siamo in grado forse neanche di combattere contro mezzo diavolo e ci sentiamo capaci di fare cose grandiose, infatti poi ci mettiamo nelle tentazioni, ci mettiamo nelle occasioni, e cadiamo».

Essere rivestiti di potenza dall’alto è fondamentale, perché la missione di evangelizzare, cioè di portare Gesù al mondo, è direttamente legata allo Spirito Santo. È lo Spirito Santo che rende questi discepoli degli apostoli, cioè degli inviati; è Lui, in forza di Lui, che dopo loro possono andare ad evangelizzare, a battezzare, a perdonare e quant’altro.

Se loro non avessero obbedito a Gesù, lo Spirito Santo non sarebbe arrivato; se ognuno fosse andato per conto suo e avesse detto: «No, perché devo stare qui ad aspettare? Io sono già potente, io sono stato amico di Gesù, ho visto Gesù, mi è apparso Gesù, mi ha benedetto Gesù…cos’è che devo aspettare ancora? Devo stare qui a perdere il tempo per che cosa? C’è tanto da fare, perché devo perdere tempo ad aspettare?» … lo Spirito Santo non sarebbe arrivato.

Invece sono stati umili, e il Vangelo dice: “Essi si prostrarono davanti a Lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

Innanzitutto, qui come altrove nel Vangelo, impariamo un atteggiamento, che anche i Santi, a partire dal grande San Giovanni Paolo II, hanno spesse volte avuto.

Il Beato Paolo VI, stessa cosa, e tantissimi altri Santi sono stati pescati in questo atteggiamento, nel senso che, davanti al tabernacolo, loro si prostravano per terra, ripresentavano in loro questo atteggiamento tipico di queste persone, di questi discepoli, come anche delle donne quando hanno le prime apparizioni di Gesù Risorto.

Il Vangelo dice sempre che si prostrano, non che cadono in ginocchio, ma che si prostrano, perché (ecco l’umiltà) nasce in queste persone la consapevolezza di quello che loro sono, rispetto a quello che è Gesù. Loro vedono questo grande delta e questo gli impone interiormente, senza che nessuno glielo chieda, questo atto della prostrazione.

Abbiamo bisogno di recuperare il senso dell’umiltà, quando siamo davanti a Dio.

Quando siamo davanti a Dio, non siamo davanti a chicchessia, e anche il corpo è chiamato ad esprimere questo sentimento, questa percezione, questa consapevolezza, questa coscienza, con la prostrazione.

Sapete anche che Giovanni Paolo II aveva l’abitudine di studiare e di scrivere, quello che doveva scrivere, davanti al tabernacolo; un po’ come San Tommaso d’Aquino, che aveva questa santa abitudine, come dicono i biografi, di andare davanti al tabernacolo con il suo scrittoio e di scrivere e di comporre lì, davanti al tabernacolo, perché è da lì che…

Giovanni Paolo II, se vi ricordate, ad un certo punto non poteva più fare chissà quali prostrazioni, però, negli ultimi tempi della sua vita, lui sempre si è messo in ginocchio. Lo potete andare a vedere nei video che ci sono su YouTube e vedete che il Papa, anche nell’ultimo Corpus Domini, è sempre in ginocchio.

Poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

Ecco, qua noi impariamo un atteggiamento fondamentale per poter ricevere lo Spirito Santo…domenica prossima celebreremo la Solennità dello Spirito Santo…

Qual è l’atteggiamento per ricevere lo Spirito Santo?

Voi direte: «Ma noi lo Spirito Santo Lo abbiamo già ricevuto!»

Certo, con il Battesimo e con la Cresima siamo ripieni di Spirito Santo, poi, se c’è anche l’Ordinazione sacerdotale, ancora di più, e notate che durante l’Ordinazione sacerdotale i candidati al presbiterato si prostrano per terra durante tutto il canto delle Litanie. Prima dell’Ordinazione e dell’imposizione delle mani sono prostrati e, quando il Vescovo recita la Forma (perché la Materia è l’imposizione delle mani, mentre la Forma è la preghiera consacratoria), i candidati sono in ginocchio, si inginocchiano diaconi e si rialzano presbiteri.

La caratteristica fondamentale, quindi, è stare nel tempio lodando Dio, e qui dice “sempre”.

Questa gente pregava, pregava tanto, il testo dice che pregava sempre.

Vedete quando siamo diversi, proprio dalla Scrittura?

Quanto noi invece siamo maneggioni, indaffarati in mille cose, praticoni, sembriamo delle formiche che corrono da tutte le parti…ma così lo Spirito Santo non arriva più, lo Spirito Santo va atteso, bisogna preparare il cuore allo Spirito Santo, lo Spirito Santo va desiderato, va preparato il terreno perché arrivi, altrimenti lo Spirito Santo non arriva.

Proprio grazie al fatto che loro stavano sempre nel tempio lodando Dio, che poi quella domenica arriva lo Spirito Santo, che quel giorno improvvisamente arriva il rombo come di un vento che si abbatte gagliardo.

E noi, quanto tempo dedichiamo alla preghiera?

Quanto tempo stiamo davanti a Gesù, soprattutto davanti a Gesù Eucarestia?

Quante distrazioni ci sono spesse volte?

Anche alla Messa, quante volte ci giriamo, ci guardiamo in giro, pensiamo ai fatti nostri, prepariamo male il cuore all’incontro col Signore, siamo distratti, non offriamo le nostre preghiere a Dio, attraverso Gesù nel sacrificio dell’Eucarestia.

Mi è rimasto molto impresso un missionario tornato dall’Africa, un Sacerdote, che un giorno mi raccontò questo aneddoto (io in Africa non sono mai stato, non conoscevo questa cosa), molto interessante, che ci fa capire perché Santa Teresa di Gesù Bambino è patrona delle Missioni, perché i veri missionari sono le anime contemplative, perché coloro che praticano la missione, innanzitutto, sono anime contemplative. Se non sei un’anima contemplativa non riesci a fare il missionario, fai altro, ma non il missionario mandato da Gesù.

Allora, era un padre anziano e mi ha colpito questa testimonianza. Lui diceva: «Sai Giorgio, in Missione, in Africa, c’è questa abitudine: quando una persona si ammala, siccome non ci sono le medicine, la mettono al sole, perché c’è questa idea che il sole, scaldando, guarisce. Loro hanno questa idea. Non hanno medicine, quindi, quando uno è ammalato, lo prendono e lo mettono al sole e pensano che il sole disinfetti. Vedi, fai il paragone e, quando vedi che c’è qualcuno che viene e ti dice che sta male, che ha i problemi interiori, che non sente Dio, ha i peccati, i vizi, le tristezze, le angosce e quant’altro, tu devi dire sempre di andare davanti al tabernacolo, perché quello è il nostro Sole, è lì che si guarisce».

Non è che ci sia da fare tante cose, sapete, c’è proprio da stare, stare al Sole. Tu, quando ti metti al sole, non è che devi prendere i raggi e tirarteli verso di te, non c’è bisogno, vengono da soli. Se tu davanti al sole ti addormenti, se qualcuno non ti sveglia, dopo tre ore sei bruciato. Uno non può dire: «Scusami sole, io mi sono addormentato e tu non dovevi toccarmi», sei tu che non dovevi metterti lì.

La stessa cosa accade davanti a Gesù, non è importante che tu stia lì a fare chissà che cosa.

Come in quell’episodio del contadino, a cui San Giovanni Maria Vianney chiese: «Cos’è qui a fare lei, tutte le mattine?»

Lui rispose: «Niente, io Lo guardo, Lui mi guarda, ci guardiamo, questa è la mia preghiera».

Questo stare nella casa di Dio, lodando Dio, guardate che veramente guarisce, solo che noi non ci crediamo, perché non crediamo che nel tabernacolo c’è veramente Gesù Eucarestia. Lo diciamo a parole, ma nei fatti lo smentiamo, non ci crediamo veramente.

Perché non ci crediamo? Da cosa si capisce?

Dal fatto che le chiese sono vuote.

Le chiese sono vuote, Gesù è solo, noi non andiamo spesso, perché diciamo che abbiamo tante cose da fare, però Gesù è lì che si lamenta coi Santi e dice: «Ma come? Hanno il tempo di fare questo, questo e quest’altro, hanno tempo per tutto, hanno tempo per tutti, tranne che per Me. Per Me non hanno mai tempo, Io che sono il loro Creatore, Io che sono Quello che li tiene in vita».

Basta che Gesù faccia così con gli occhi e noi siamo morti, non ci siamo più, e tutto quello che abbiamo da fare è finito…ma noi non ci stiamo, e poi i frutti si vedono, cioè in non frutti: lo Spirito Santo non arriva.

Noi quanto poco lo invochiamo lo Spirito Santo?

Quanto poco nella nostra preghiera è presente l’invocazione allo Spirito Santo?

Ci sono delle sequenze bellissime: il Veni Sancte Spiritus, il Veni Creator…

Noi magari neanche le conosciamo, perché non Lo invochiamo, come se non avessimo bisogno dello Spirito Santo, che è esattamente quello che Gesù ci ha dato dopo la Sua morte.

La Santa Messa senza lo Spirito Santo non si può realizzare, nessun Sacramento si realizza senza lo Spirito Santo, tutti i Sacramenti si realizzano per mezzo, in virtù dello Spirito Santo, eppure noi ne teniamo conto poco…

Concludo ricordandovi tre cose.

La prima: oggi ricordatevi a mezzogiorno la Supplica alla Madonna di Pompei, è proprio oggi il giorno, l’8 di maggio, giorno in cui si fa la Supplica alla Madonna di Pompei. Questo è il mese di maggio, invochiamo la Madonna, perché ne abbiamo tanto bisogno, perché Lei è stata il Tempio, il primo Tabernacolo dello Spirito Santo, Colei che per prima ha generato in virtù dello Spirito Santo.

La seconda: oggi ricorre anche la prima apparizione, nel Gargano, di San Michele Arcangelo.

Andate a leggere su internet la storia dell’apparizione di San Michele Arcangelo nella caverna, dedicata e consacrata da San Michele Arcangelo stesso a sé stesso, leggete tutta la storia bellissima di questa apparizione. Quello è un posto ancora oggi meta di pellegrinaggi, al quale Padre Pio era devotissimo e mandava tante persone che avevano problemi di possessione e di ossessione diabolica. Diceva loro: «Andate là, così San Michele vi guarisce!»

Allora ricordiamo anche questo difensore della fede, di Dio. Quanto abbiamo bisogno di San Michele Arcangelo!

Infine, non dimentichiamoci che il 13 maggio ricorre la memoria dell’apparizione della Madonna a Fatima. L’anno prossimo saranno cento anni, quest’anno è il novantanovesimo anno.

Viviamo bene queste date, questi momenti, cerchiamo di viverli con il cuore, supplicando, chiedendo al Signore, allo Spirito Santo, alla Madonna, la grazia di mettere nel nostro cuore tanta devozione, tanto fervore, tanto zelo, tanto amore per Dio, di farci essere come questi discepoli, che hanno il gusto, la gioia (di gioia parla il Vangelo) di stare insieme a lodare Dio.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

 

Letture del giorno

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

Prima lettura

At 1,1-11
Fu elevato in alto sotto i loro occhi.

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo responsoriale

Sal 46

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Seconda lettura

Eb 9,24-28;10,19-23
Cristo è entrato nel cielo stesso.

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

Canto al Vangelo (Mt 28,19.20)

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore,
ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.

Vangelo

Lc 24,46-53
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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