La vigna del mio Diletto

uva-matura

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 4 ottobre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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LA VIGNA DEL MIO DILETTO

Eccoci giunti a Domenica 4 ottobre 2020. Abbiamo appena ascoltato la Prima Lettura di questa Domenica tratta dal Libro del Profeta Isaia cap. V.

E’ una dichiarazione d’amore e una lamentazione.

“Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?”

E’ stata dissodata, sgombrata dai sassi, si sono piantate viti pregiate, si è costruita una torre, scavato un tino e ora si attende.

  • Si attende che cosa?

Si attende che produca uva, uva dolce, uva matura, grappoli con acini belli grossi, e invece questo non accade, ha prodotto acini acerbi.

E allora il Signore domanda:

“Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?”

Che cosa il Signore deve fare ancora con noi che non abbia già fatto?

Nella nostra vita il Signore ha già fatto moltissimo e continua a fare moltissimo, eppure quanta fatica facciamo a fidarci di Lui, quanta fatica facciamo a rinnovare ogni giorno il nostro atto di fede, a vivere di fede. Un pò come il popolo di Israele, ricordate con la manna nel deserto, che non era capace di accontentarsi di ricevere la dose di un giorno e il giorno dopo vivere ancora nella Provvidenza, no, prendeva e se la nascondeva un pò, la metteva via di scorta per il giorno dopo perché diceva:

“Non si sa mai, magari domani il Signore si dimentica, magari cambia idea non ce la dà più, io almeno me la sono messa via una sportina per me e la mi famiglia”

E quella si riempiva di vermi, perché la logica del Signore ma del resto è la logica di chi ama, è quella che tu vuoi vedere che la persona che tu ami si fida e si affida. E’ difficile. Ricordo quando studiavo in preparazione al Sacerdozio, studiavamo la storia del popolo di Israele, mi ricordo che ero tanto giovane e rimanevo un pò scandalizzato nel vedere questo popolo che continuamente dubitava.

Dicevo:

“Come è possibile, hanno passato il Mar Rosso, l’acqua dalla roccia, la manna, le quaglie, e tutti gli atti che il Signore ha fatto?”

Poi col passare degli anni mi sono reso conto che è difficile avere fede, è veramente un grande dono che il Signore ci fa, ricordate Giovanni cap. VI.

Avere fede è tutto. Quando si ha fede si ha l’amore, quando si ha fede si ha la speranza.

Mi viene in mente Carlo Acutis, un ragazzo milanese, ho letto il suo libro, che beatificheranno ad Assisi in questo bellissimo mese di ottobre, quanto doni che il Signore ci fa e in cambio ci chiede la fede, Carlo Acutis è stato capace di ricambiare il Signore con una fede meravigliosa, anche nella morsa, nella stretta tremenda della malattia che in modo così fulmineo e tremendo lo ha strappato all’affetto dei suoi cari, giovanissimo.

Noi dobbiamo produrre uva dolcissima per il Signore.

Voglio cantare per il mio diletto il Cantico d’Amore per la sua vigna”

Qualcuno canta il Cantico d’Amore di Dio per noi, ma anche noi dobbiamo cantare il nostro Cantico d’Amore di noi per Dio, per poterci presentare davanti al Signore sempre con questi cesti pieni di uva matura dolcissima, buonissima e freschissima.

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire rettitudine, onestà, giustizia, pace, assenza di violenza:

“Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.”

La vigna produce uva dolcissima quando si vive: la giustizia, la verità, la mitezza, la rettitudine. Questo è possibile nella misura in cui noi ci mettiamo seriamente a seguire il Signore e a camminare dietro di Lui.

Chiediamo a Gesù la grazia di saper corrispondere alla nostra vocazione sempre, di saper dare a Dio ciò che Lui si aspetta da noi e di essere persone rette con chiunque incontriamo nella nostra vita e con chiunque stiamo.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

PRIMA LETTURA (Is 5,1-7)
La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

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