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A tavola con Gesù…

Gesu a tavola

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: A tavola con Gesù…

Venerdì 7 luglio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 9, 9-13)

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a venerdì 7 luglio 2023.

Primo venerdì del mese, quindi ricordiamoci la bellissima pratica dei Primi nove venerdì del mese, quanto Gesù disse a Santa Margherita Maria Alacoque. Ricordiamoci che chi vuole può anche scaricare dal sito www.veritatemincaritate.com il PDF che ho fatto proprio sui Primi giovedì, i Primi venerdì, i Primi sabati, un PDF verde con i sacri cuori. Così si può leggere bene tutto quello che Gesù ha detto, richiesto, le condizioni per farli bene, e non dimentichiamoci, quando iniziamo il ciclo dei “Primi” (Primi giovedì, venerdì e sabati), di mettere sempre un’intenzione perché il Signore ascolta queste intenzioni e da più parti ho proprio sentito, mi hanno raccontato che in tanti hanno ricevuto tante grazie a motivo dei “Primi”. Non dimentichiamo Bruno Cornacchiola, lui ha avuto l’apparizione della Vergine Maria grazie proprio ai Primi venerdì che la moglie gli fece fare, e questo è detto dalla Vergine Maria, per cui, capite, è importante farli.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo nono del Vangelo di San Matteo, versetti 9-13.

Cerchiamo di concentrarci su questa scena, su questo spaccato di vita ordinaria che l’evangelista Matteo ci racconta e che lo riguarda in prima persona, sta parlando di sé. Immaginiamoci i ricordi di quel giorno, le emozioni, i sentimenti, i sogni, le paure, chissà quante cose si sono mosse nel cuore di quest’uomo, di colui che poi sarebbe diventato l’evangelista San Matteo.

La chiamata di Gesù è folgorante. Perché Gesù è veramente un lampo, una folgore.

«Seguimi»

Una parola, una parola imperativa. Non ammette repliche. Non è nella logica della possibilità, no!

«Seguimi»

Lo vede e gli dice:

«Seguimi»

E lui si alza e lo segue. È talmente potente questa parola, è talmente potente questo incontro, è talmente potente questa voce, è talmente potente il volto di Gesù, la Sua maestà, che non ammette replica:

«Seguimi»

Possiamo dire che è bello incontrare un uomo così? Possiamo dire che forse c’è tanta voglia e tanto bisogno di uomini decisi, forti, sicuri, che danno sicurezza. Uomini che ti interpellano in prima persona, uomini che ti sanno invitare, che ti sanno chiamare, uomini che sanno anche comandare — mica è facile comandare, assolutamente, non è per tutti — e ti dà sicurezza, questo dà sicurezza. Cioè ti fa dire: “Di quest’uomo mi posso fidare!”. Ed è bello fidarsi di qualcuno. Non c’è niente di bello nel vivere come cani randagi. Che bellezza c’è nella vita del cane randagio?

Da piccolo ebbi la grazia di poter vedere un cartone animato bellissimo, che sono sicuro che avrete anche voi visto, magari adesso un po’ rivisitato: Lilly e il vagabondo, della Walt Disney. Bellissimo questo cartone animato, hanno fatto veramente un’opera d’arte. E fa proprio vedere questo passaggio esistenziale che parte dall’essere randagio, dall’essere senza appartenenza, senza casa, senza famiglia, dal vivere nella strada e della strada, con l’utopia della libertà, di questa presunta libertà, che in realtà non lo è, è una libertà vuota, sterile, una libertà proprio fredda. Che bellezza c’è in una libertà non condivisa? Qual è la bellezza di un’impresa del genere? Che bellezza c’è nella libertà che vuol dire assenza di appartenenza? Non c’è nessuna bellezza, è proprio freddo. Il cartone animato lo rende bene, e infatti si intitola “Lilly e il vagabondo”: il suo è un vagabondare, mentre Lilly appartiene a una famiglia. È bello da vedere perché si vedono i vissuti, i trascorsi, le crescite, il dover fare, ma c’è l’esperienza della strada, c’è l’esperienza del canile, è proprio bella. 

E sentirsi dire “Seguimi”, essere chiamati fuori dall’indistinto, dal banco delle imposte per seguire Gesù…. vale la vita. 

Ed egli si alzò e lo seguì.

E cosa succede? Ma succede, guardate, la cosa più ovvia, normale del mondo, della vita, che purtroppo oggi non accade più tanto, non si capisce bene perché o magari si capisce anche fin troppo bene, ma diciamo che non si capisce bene perché. 

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.

E i pubblicani e i peccatori erano amici di chi? Perché arrivano? Perché sono amici di Matteo. 

Gesù siede a tavola, e presumibilmente siede a tavola nella casa di Matteo ed è interessante vedere questa normalità, questo cenare insieme. Guardate che è bello, è veramente bello. Mentre sono in questa casa che cenano — ci dà proprio il senso di una realtà aperta — arrivano molti pubblicani e peccatori, e cosa fanno? Si mettono a tavola con Gesù e i suoi discepoli. E Gesù e i suoi discepoli cosa fanno? Niente! Niente altro che essere lì in quel momento ed essere sé stessi, niente. Non si mettono a fare prediche, omelie, giudizi, valutazioni, cautele. No! Sono a tavola, stanno mangiando, arriva gente che non conoscono, pubblicani e peccatori. Quindi, capite, Matteo ci tiene a precisare questi dettagli, che sono tutt’altro che piccoli dettagli: pubblicani e peccatori che stanno a tavola con Gesù.

Vedete, questo proprio va a scardinare quell’idea purista che noi abbiamo di Dio, che è sbagliata. È vero che Gesù odia il peccato, ed è vero che Gesù muore per liberarci dal peccato, verissimo. Ma Gesù non odia i peccatori, sa stare a tavola con loro, sa parlare con loro, li sa ascoltare. Chissà a vedere questa scena… credo che ciascuno di noi rimarrebbe allibito. Direbbe: “Ma quello lì è Gesù? E mangia così?” — “Eh sì, mangia così anche lui” — “Eh, ma mangia vicino quella a quella persona lì, ma sta vicino a quell’uomo lì?” — “Eh sì” — “E non dice niente?” — “No. Non dice niente” — “Eh, ma glielo dirà dopo…” — “No, né prima né dopo. Sta semplicemente insieme”. È qualcun altro — sempre questi soliti gufi, che purtroppo ci sono sempre — che dice:

«Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?»

È qualcun altro che fa queste domande, ma Gesù no. Gesù non si pone minimamente il problema, la questione. Quindi capite? Certo che noi dobbiamo fare di tutto per vivere una vita di santità, verissimo, però dobbiamo smettere di sentirci immondi, sporchi, rifiutati da Dio, lontano da Dio, perché magari siamo peccatori, pubblicani e quanto altro. Pensate a quando Gesù si fa avvicinare della prostituta, bagnare i piedi con le sue lacrime, asciugarli con i suoi capelli. Pensate quando la va a salvare dalla lapidazione, come le sta accanto, come le parla, quanta dolcezza, quanta affabilità, quanta bontà. Gesù non ha disgusto di queste persone, Gesù ha disgusto di questi qui:

«Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?»

È di queste persone che Lui ha disgusto, di questa ipocrisia, di questa doppiezza, di questa falsità. 

Vedete, ciascuno di noi — in ogni momento della sua vita, della sua giornata — dovrebbe sempre sentirsi amato da Dio. Oggi è il giorno del Sacro Cuore, è il primo venerdì del mese. Ma noi quanto ci sentiamo amati da Dio? Quanto questo Cuore lo sentiamo pulsare per noi?

Quando moriremo, e vedremo veramente il Signore, vedremo veramente il suo Cuore, noi diremo: “Nooo, non ci credo! Ma io non pensavo che fosse così, ma io non credevo che fosse così tanto, ma io avevo capito in un altro modo!” — “Eh, hai sbagliato!”. Eppure, il Signore l’ha detto. Se leggete il diario di Santa Margherita Maria Alacoque, leggete molto bene quanto il Signore continua a dire che il Suo Cuore arde d’amore per i peccatori, che il Suo Cuore vuole amare i peccatori, che il Suo Cuore attende i peccatori, che il Suo Cuore chiama i peccatori… Noi queste cose le diciamo, ma non ci crediamo fino in fondo. E quindi, paradossalmente, se pecchiamo, se manchiamo contro Dio, invece di andargli incontro, lo fuggiamo, che è la cosa più sciocca da fare.

Proprio quando noi stiamo sbagliando, proprio quando noi stiamo cadendo contro Dio, o quando noi siamo caduti contro Dio, è quello il momento in cui dobbiamo correre da Lui, supplicare il Suo perdono, la Sua misericordia, riconoscere il nostro male, e non pensare mai che Gesù non siede a mensa con noi, non ci sta accanto. Ma certo che il Signore ci sta accanto! Il Signore ci è sempre accanto e noi abbiamo anche il compito di far percepire a questo mondo tutta la bontà di Dio. Gesù lo dice anche a Santa Faustina Kowalska. Abbiamo il dovere, che è anche un bisogno, di farlo sentire a questo mondo così flagellato, così sofferente, così triste, così disperso, così frammentato, così avvilito. Ripeto: non vuol dire allora banalizzare il peccato, non vuol dire allora dire che è tutto uguale. No, no, vuol dire che Dio sempre e comunque mi ama e mi aspetta, che non ha paura del mio peccato, che qualunque peccatore lo può raggiungere, basta che si penta, basta che gli vada incontro. Addirittura, in questo Vangelo neppure questo è richiesto! In questo Vangelo Gesù si siede a tavola e quando arrivano i peccatori e i pubblicani Gesù resta dov’è, non si allontana di una virgola, non fa niente, sta lì.

E allora impariamo anche nella nostra vita, a dire: “Gesù, stai qui!”. Invitiamo a cena Gesù, impariamo, quando mangiamo, a preparare un posto in più, a pensare che Gesù è lì con noi. Forse cambierebbero un po’ di cose.

[Gesù cita il salmo 49]:

“Misericordia io voglio e non sacrifici”

[Che si completa con:] “Non offerte, ma comunione con me”

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. […] Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Quindi Gesù è venuto a chiamare anche me. Gesù venuto per me. E più mi vedo malato, più il Signore è qui per me. È Lui la mia medicina, è Lui il mio medico, è Lui che mi dà la speranza. 

La speranza è la consapevolezza della Gerusalemme celeste che ci attende, che è lì, come la realtà più vera e possibile. In base a questo dovremmo essere proprio proiettati là, in questa realtà bellissima. E quindi anche quando nella nostra vita accumuliamo un po’ di pasticci, facciamo i peccati, cadiamo, non allontaniamoci da Dio, non fuggiamo dal Signore. Il Signore è lì con noi. Dobbiamo solo dire: “No, Gesù, io ci tengo a questa amicizia, io ci tengo a questo rapporto. Io adesso ti verrò a chiedere perdono, ma nel frattempo tu stai qui con me. Sono un disastro, sono un disastro, non ne combino una giusta. Però, come quel giorno, resta alla mia mensa. Col tempo anch’io imparerò a fare come ha fatto San Matteo, ad alzarmi e seguirti”. E Gesù ci rimane, alla nostra mensa, perché Gesù è innamorato perso di noi, di ciascuno di noi, noi un po’ meno di Lui, ma Lui di noi totalmente.

Ecco, quindi, in questo primo venerdì del mese di luglio, vi auguro, e auguro anche a me, di poter fare sempre questa bellissima e trasformante esperienza della misericordia di Dio che ci chiama, che ci invita, così come siamo, nel nostro essere peccatori, ad avvicinarci a Lui e a lasciarci trasformare da questo Cuore incendiato d’amore.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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