Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 13

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 13

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 2 dicembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 13

Continuiamo la nostra catechesi sul testo dell’Imitazione di Cristo, siamo arrivati al cap.15°

Capitolo XV
LE OPERE FATTE PER AMORE
1. “Non si deve fare alcun male, per nessuna cosa al mondo né per compiacenza verso chicchessia; talora, invece, per giovare a uno che ne ha bisogno, si deve senza esitazione lasciare una cosa buona che si sta facendo, o sostituirla con una ancora più buona: in tal modo non si distrugge l’opera buona, ma soltanto la si trasforma in meglio.”
Concetto importantissimo. Il male non ha mai una ragionevolezza, non c’è mai una ragione buona, valida, per fare il male, sempre che noi siamo tutti concordi su ciò che è male, perché ovviamente, se il peccato non esiste più, se non ci sono peccati e se anche il male è relativo, questo discorso crolla, perché qualunque cosa io faccia non è male oggettivo, diventa soggettivo, quindi diventa un male per me, benino per te e meglio per un altro. E’ un pò quello che c’è oggi, ma il male è male e dal male non si può ricavare mai nessun bene.
Nessuna ragione può sostenere il male.
C’è un male oggettivo, andare contro i 10 Comandamenti è sempre un male oggettivo, non c’entrano le ragioni. C’è sempre una oggettività di male quando io infrango i 10 Comandamenti.
“né per compiacenza verso chicchessia”
Questo è un aspetto molto importante, alle volte noi non vorremmo fare il male, ma poi lo facciamo per non amareggiare qualcuno che si aspetta da noi che facciamo quel passo.
Ma per nessuna ragione di compiacenza al mondo io posso andare contro la Legge di Dio.
Se per mio marito, o mia moglie, o i miei figli, per garantirmi la loro compiacenza, il loro consenso, il loro sorriso, la loro pace, devo andare contro la mia coscienza o contro la Legge di Dio, questo è male, anche se io lo faccio per un bene superiore, che potrebbe essere la pace, ma sappiamo che Gesù non è venuto a portare la pace sulla terra, lo dice Lui, ma la spada.
Gesù è venuto a separare.
Chi e che cosa?
Coloro che vogliono essere fedeli, coloro che lo vogliono seguire e coloro che invece non lo vogliono seguire. Potremmo dire, coloro che vivono una vita di mondo, una vita radicalmente aliena dai Comandamenti di Dio, e coloro che invece lo vogliono seguire. E’ una separazione.
Ma se io per compiacere qualcuno devo fare qualcosa che dispiace a Dio, non va bene, perché nel male, per compiacere A, devo necessariamente dispiacere a B.
Leggete un testo bellissimo di Hannah Arendt: “La banalità del male”.
La cosa più incredibile che possa emergere, è che il male si vuole presentare come banale, ma non c’è niente di banale nel male.
“Non lo sapevo, un pò mi è capitato e un pò dovevo obbedire, non potevo andare contro, e quindi sommando tutto alla fine ci si è trovati ad Auschwitz ma nessuno l’ha voluto! E’ venuto fuori da sé!”
Questo perché?
Perché noi di fronte ai nostri piccoli mali, diciamo che in realtà non sono poi proprio dei mali.
“Lo faccio per venire incontro a qualcuno, azzero la mia coscienza, la rinnego per andare incontro a qualcuno, so che questa cosa è male, però..”
In nome di una finta amicizia sacrifico la Verità.
Se per compiacere qualcuno devo fare il male, allora vuol dire che questo qualcuno mi sta chiedendo di andare contro Dio, contro la Verità, contro la coscienza, allora è bene perdere questa relazione, questa stima. Alle volte può voler dire perdere la carriera, entrare in conflitto in famiglia, come Tommaso Moro, che per compiacere il Re, lui avrebbe dovuto rinnegare la coscienza e la Verità, ma questo non era possibile per lui, quindi ha rinnegato il Re, ed è morto. A questo mondo funziona così.
“talora, invece, per giovare a uno che ne ha bisogno, si deve senza esitazione lasciare una cosa buona che si sta facendo, o sostituirla con una ancora più buona”
Quindi si va dal bene al meglio. Io posso partire con un’idea buona o sto facendo una cosa buona, una cosa che la mia mente ha pensato fosse tale, poi incontro una persona che ha bisogno e questo scombina i miei piani, perché stavo facendo una cosa buona, quello mi ferma e mi chiede di fare un’altra cosa. Se voi notate, questa interruzione spesse volte è provvidenziale, perché ci permette di fare un cambiamento provvido dove abbiamo la possibilità di fare un’esperienza in più di bontà, non di rado può finire che ci accorgiamo che la cosa che alla fine abbiamo fatto era meglio di quella che avevamo pensato, perché in più ho aiutato quella persona.
Questo passaggio dal bene al meglio è molto frequente se noi lo accettiamo, ma “è una cosa arduissima”, diceva S.Carlo. Santa Chantal che ha fatto questo voto del meglio, come anche S.Teresa, dice che è una cosa difficilissima, arduissima, perché in ogni cosa ti chiede il meglio, che non è il bene, non è il buono. Ma prima di arrivare a questo dobbiamo imparare a fare bene tutto.
2. “A nulla giova un’azione esterna compiuta senza amore; invece, qualunque cosa, per quanto piccola e disprezzata essa sia, se fatta con amore, diventa tutta piena di frutti. In verità Iddio non tiene conto dell’azione umana in sé e per sé, ma dei moventi di ciascuno.”
In queste frasi c’è racchiuso un tesoro educativo.
A cosa serve che nostro figlio, il nostro amico, amica, il nostro finanziato, faccia un’azione esterna senza crederci, senza amarla, solo perché gliela diciamo noi, per fare contenti noi, solo perché per noi è giusto?
Non porta da nessuna parte. Noi dovremmo ragionare al contrario, proprio per valutare, soprattutto quando siamo di fronte a situazioni come un fidanzamento, o come un’amicizia. Le persone vanno pesate, perché quando si prende una cantonata a questo livello, si paga carissima. Alle volte non basta una vita per pagarla. Certi errori di valutazione sono cari, non sempre sono rimediabili.
Andiamo a letto la sera tronfi di gioia, perché il nostro amico o fidanzatino è venuto a Messa con me domenica, perché lo ha fatto per me, perché da quando ha trovato me, ha trovato la fede?
E se ti viene la febbre ci va da solo a Messa o non ci va perché tu hai la febbre?
Se non ci va, a cosa è servito?
Ma a noi alle volte quello che interessa è avere la coscienza a posto e poter dire di aver fatto il proprio dovere, di aver fatto il massimo che si poteva fare, ma fare il massimo non vuol dire fare il necessario. Posso fare il massimo ma non è sufficiente. Dovremmo metterci in un’altra posizione e vedere quella persona chi è veramente, lasciamo che emerga per quello che è.
Magari quella persona non aspettava altro che il momento in cui tu non ci andassi più a Messa, perché non c’è mai voluto venire, ci è venuto perché tu lo hai messo con le spalle al muro e la mano in gola.
La vita, alla fine, misura le nostre vere intenzioni, non i fatti, perché nei fatti noi possiamo imbrogliare tutto e tutti, ma nelle intenzioni no, perché non è oggi, non è domani, le vere intenzioni vengono sempre fuori. Possiamo fare finta, recitare una parte, ma quello che siamo prima o poi emerge, anche se noi non vogliamo.
Quando da educatore domando all’educando di fare qualcosa, o l’amico all’amica o il fidanzato con la fidanzata, noi dovremmo dirci:
“Hai capito perché è importante fare questa cosa per me? Sei riuscito a comprendere il peso specifico di questa realtà o no?
Se non lo hai capito, non lo fare, non lo devi fare per me, non devi fare niente per me, devi fare solo ciò che hai capito essere veramente importante.”
Non lo devi fare perché io ti vedo, o perché io lo voglio, lo pretendo, o perché ti ricatto. Se lo fai, ti faccio andare avanti, ti approvo, ti sostengo, ma se tu non lo fai, perdi.
Se io un’azione la faccio per amore, la ricompensa l’ho già ricevuta, è l’amore stesso. Quando una persona le cose le fa per amore, non c’è niente che possa impedirle di farla, perché le fa per amore, al contrario se non le fa per amore, basta una formica.
Noi dobbiamo sempre puntare sulla comprensione e sull’innamoramento.
Compito di un educatore è fare appassionare di ciò che è vero, bello e buono. Lui dovrebbe essere il primo ad essere appassionato, dovrebbe generare appassionatamente appassionatori, gente che vedendo lui desiderino sperimentare e vivere quella medesima cosa. E’ quello poi che succede ai fondatori di ordini religiosi, pensate a S.Francesco, così appassionato, pensate a S.Teresa di Gesù, a San Giovanni della Croce, a Padre Antonio, i primi che sono andati a fondare il Convento di Duruelo, della prima fondazione del Carmelo riformato, che è un posto freddissimo, squallidissimo, poverissimo, pensate che facevano ore e ore di orazione di notte, quasi sei ore di orazione, e quando finiva la preghiera si trovavano coperti di neve, ma nemmeno si erano accorti che gli era nevicato addosso. Perché per loro era il Paradiso.
Perché?
Perché erano innamorati, e quindi ogni fatica non la sentivano.
Se noi facciamo fatica a fare mezz’ora di preghiera, è perché probabilmente non siamo così appassionati.
Chi è innamorato non vive di equilibrio, è un pazzo di Dio, è un folle. Non trovate un santo in equilibrio. E’ tutta gente in eccesso.
Ha vissuto in equilibrio S.Francesco d’Assisi? La quaresima micaelica che ha fatto S.Francesco d’Assisi è equilibrata?
Per fortuna che non sono stati equilibrati come intendiamo noi, altrimenti non avremmo mai avuto il glorioso ramo francescano.
“Iddio non tiene conto dell’azione umana in sé e per sé, ma dei moventi di ciascuno.”
Ovvero di ciò che ti muove a compiere quella azione. Noi invece pesiamo e misuriamo le persone su quello che fanno, non su quello che sono, non sul come lo fanno, non su cosa hanno dentro, non se lo fanno col cuore, l’importante è che lo facciano, a noi ci basta per sanare questa belva del dovere che abbiamo dentro, ci basta vedere che lo fanno.
“Opera grandemente colui che agisce con rettitudine; opera lodevolmente colui che si pone al servizio della comunità, più che del suo capriccio.”
Usa il termine capriccio, ma potremmo anche usare il termine gusto, S.Giovanni della Croce userebbe il termine gusto.
Se io agisco per amore, con amore e per il bene degli altri, mi sentirò chiamato a fare delle scelte che non sono secondo il mio stile e il mio gusto, ma non perché un altro me lo dice, ma perché vedo che vanno fatte.
Il bene che io vedo possibile attorno a me, se io sento che il mio amore, lo coglie, mi spinge ad agire in quella direzione, perché non farlo? Perché mettere una misura? Perché mettere una briglia al mio bene che posso dare agli altri? Perché pesarlo?
“Accade spesso che ci sembri amore ciò che è piuttosto attaccamento carnale; giacché è raro che, sotto le nostre azioni, non ci siano l’inclinazione naturale, il nostro gusto, la speranza di una ricompensa, il desiderio del nostro comodo. Chi ha un amore vero e perfetto non cerca se stesso, in alcuna sua azione, ma desidera solamente che in ogni cosa si realizzi la gloria di Dio.”
“Ti amo tantissimo”, “ti voglio bene”, “Sei la mia vita”.
Quante volte abbiamo detto o abbiamo sentito frasi uguali o simili a queste!
Ma le ha dette per amore o le ha dette per carne?
Cos’è che ha mosso quella frase? Da quale profondità arriva? Da dove arriva? Da quale luogo?
Il “da dove” vengono è più importante della loro formulazione.
“Giacché è raro”
Già questo ci deve mettere sugli avvisi.
“giacché è raro che, sotto le nostre azioni, non ci siano l’inclinazione naturale”
Mi ami? Vediamo se mi dirai che mi ami anche quando io ti dirò che tu invece sei una persona disonesta, sei un grande egoista, una persona fortemente immatura, che sei un opportunista?
Quando me lo dirai in questi contesti abbiamo già iniziato a risolvere l’inclinazione naturale, altrimenti non vale nulla di più del nome che dice. E’ importante vedere da dove viene.
L’inclinazione naturale è necessario metterla subito alla prova.
Come?
Quando tu la collochi in qualcosa che non è naturale, allora veramente quella persona ti vuole bene.
“Il nostro gusto”
Misuriamola sulla disgrazia la grandezza dell’amore, vediamo quando la disgrazia di Giobbe ti cade addosso se veramente tu sei uno che ama e che non è certamente secondo il tuo gusto.
“La speranza di una ricompensa”
Ma noi facciamo tutto in funzione di una ricompensa! Non facciamo mica i bravi con Dio per andare in Paradiso? Non è così? Non facciamo le nostre preghiere per andare in Paradiso?
Ci aspettiamo la ricompensa anche da Dio.
Noi dovremmo vivere la vita cristiana per amore di Dio. Il Paradiso dovrebbe essere come una sorpresa.
Capite perché i santi arrivano a dire che sarebbero disposti ad andare all’inferno per amore di Dio?
Non sono esagerazioni. Amando Dio sono disposti ad andare da tutte le parti anche all’inferno. L’amore arriva fin lì, fino alla sostituzione vicaria, cioè io, innocente, accetto di sostituirmi al peccatore, per stornare da lui quel rimprovero, castigo, per prenderlo io, affinché lui magari si converta, soffrendo al posto suo, affinché lui possa rientrare in se stesso. Questo è possibile solo dentro ad una vita d’amore, non dentro ad una vita di ricompense.
“il desiderio del nostro comodo”
Di solito noi amiamo ciò che è più comodo, ciò che è più facile e amiamo nella misura più facile. Proviamo a creare un pò di scomodità attorno a noi, cominciamo a vedere se stiamo insieme per comodità, per convenienza o se stiamo insieme in nome di qualcos’altro.
“Chi ha un amore vero e perfetto non cerca se stesso ma la Gloria di Dio”
Quando noi facciamo qualcosa, lo stiamo facendo perché si realizzi di più la Gloria di Dio o la mia?
“Di nessuno è invidioso colui che non tende al proprio godimento”
Se siamo invidiosi è perché tendiamo al nostro godimento.
“né vuole personali soddisfazioni, desiderando, al di là di ogni bene, di avere beatitudine in Dio. Costui non attribuisce alcunché di buono a nessuno, ma riporta il bene totalmente a Dio; dal quale ogni cosa procede, come dalla sua fonte e, nel quale, alla fine, tutti i santi godono pace. Oh, chi avesse anche una sola scintilla di vera carità, per certo capirebbe che tutto ciò che è di questa terra è pieno di vanità.”
“E’ tutto instabile, solo Dio resta”, diceva la Santa Madre, quindi stiamo attenti a confidare sugli uomini, “maledetto l’uomo che confida nell’uomo è come il tamerisco nella steppa, secca, beato l’uomo che confida in Dio.” Tutto è vanità perché tutto finisce.

 

 

 

 

DOMANDE:

1. Come appassionare i figli riguardo a Gesù?
I figli si appassionano quando trovano genitori appassionati. Non bigotti, appassionati, innamorati, non mossi dal doverismo ma mossi dall’amore. Non si resiste all’amore. Quando uno vede uno che è innamorato gli viene voglia anche a lui di provare quella cosa, almeno toccarla.

2. Se mentre stiro dico il Rosario è considerato male? E’ poco rispettoso pregare mentre si compie un’altra azione?
Quando eravate piccoli vi sarà accaduto che quando eravate in casa e stavate giocando, disegnando, o altro, e passava la nonna o la mamma che stava pulendo per terra, stava stirando, stava cucinando e ad un certo punto si girava e vi dava un bacione, o una carezza o vi diceva qualche parola d’amore. Questo è disdicevole perché stava stirando scopando per terra?
Sono ricordi bellissimi che non vi escono più dalla mente, perché nel mentre che faceva altro, il suo cuore era lì e ti ha colto di sorpresa perché anche tu facevi altro. Quando ami, ami sempre. Stai stirando, o dici il Rosario? Bellissimo.
“Ma io non sono concentrata”
Ma il Signore se vuole la concentrazione somma, ha schiere di Serafini che sono concentrati totalmente su di Lui. Ma Lui vuole anche questo e gli piace molto che le sue creature gli dicano “Ti Amo”.
Al posto di fare altro hai scelto di metterti lì a dire 50 volte “Ave Maria Gratia plena”, potevi non farlo, invece lo hai fatto.

3. E’ sbagliato mettere Gesù al primo posto e poi i figli e il marito?
Gesù è al primo posto su tutti e sempre. Ovunque deve essere al primo posto. Cosa vuol dire poi metterlo al primo posto su questo bisogna intendersi. Se metterlo al primo posto vuol dire far morire di fame i miei figli, non è metterlo al primo posto, questo si chiama patologia, è un’altra cosa, se metterlo al primo posto vuol dire che io non esco più da casa perché devo stare tutti i giorni in ginocchio, non è metterlo al primo posto.
Metterlo al primo posto vuol dire che, la ragione d’essere del mio fare e del mio pensare, è Gesù, quindi tutto quello che devo fare lo farò benissimo per amore Suo.
Che cosa devo fare?
Tutto ciò che è legato al mio stato.
Sono prete? Fai bene il prete, non fare il laico.
Sei un laico? Fai bene il laico e non fare il prete.
Sei un papà? Fai il papà, non fare l’amico. E via di seguito. Sempre avendo Gesù come inizio e fine di tutto. Scegliere Gesù vuol sempre dire fare il meglio possibile di tutto.

4. L’amore tra i fratelli che fanno un cammino, va provato e testato? Riferito al discorso che si faceva del quando dico “Ti voglio bene” a fronte di una correzione, allora quello è vero amore.
Si, nel momento in cui siamo insieme e ci correggiamo insieme, può essere un momento di aiuto. Vi sarà capitato anche a voi di avere dei momenti di crisi, momenti dove si pensa di aver sbagliato tutto, perché ti vengono delle domande profonde, e quando sei dentro a quelle cose pensi davvero di aver sbagliato tutto. Poi arriva il momento in cui ti confronti con qualcuno e questo ti aiuta e ti fa entrare in un ragionamento, aiuta te stesso a smascherare quelle falsità che ci sono dentro la tua testa. Questa è la Grazia di una correzione, di qualcuno che ti corregge e ti aiuta a recuperare l’oggettività della realtà. Impariamo ad essere riconoscenti e umili, a confrontarci prima di prendere certe scelte pazzesche. Impariamo a parlarne, perché nessuno è un supereroe, i punti di rottura li abbiamo tutti, il problema non è averli o non averli, il problema è superarli, perché se li superi poi diventi una ricchezza per altre persone.

5. Nella prima parte del capitolo c’è scritto che non bisogna mai fare del male, ma se io come mamma per difendere i miei figli dovessi andare a fare del male?
Questo è un altro discorso, se io sono chiamato a difendere la vita di qualcuno, la devo difendere. Dobbiamo usare la testa e capire che il Comandamento di Dio è perché io non abbia a procurare del male a nessuno ma ovviamente per il bene di qualcuno, se il bene di qualcuno lo richiede, devo intervenire.

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Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.