Il Cuore Eucaristico di Gesù: la consolazione

Il Cuore Eucaristico di Gesù: la consolazione

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 22 giugno 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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IL CUORE EUCARISTICO DI GESÙ: LA CONSOLAZIONE

Eccoci giunti a lunedì 22 giugno, abbiamo appena letto il Vangelo di oggi, al cap. 7° di San Matteo, e quest’oggi iniziamo a prepararci alla festa che celebreremo giovedì, quella del Cuore Eucaristico di Gesù. La devozione al Cuore Eucaristico di Gesù, ha origine sul finire del XIX secolo, da una richiesta dallo stesso Gesù, ad una mistica laica, Sophie Prouvier.

“Il 22 gennaio del 1854, apparendole durante l’Adorazione Eucaristica, nell’Oratorio delle Suore del Rifugio, infermiere dell’Ospedale San Giacomo di Besançon, Gesù le disse “con tono di lamento” le seguenti parole:

“Sono il Cuore Eucaristico… Ho sete di essere amato nel SS. Sacramento… Quante anime mi circondano, ma non mi consolano… Il mio Cuore domanda l’amore, come il povero domanda il pane…”.

Così descrisse la visione la signora Prouvier: “Il divin Cuore era come immerso in una profonda desolazione… ma aveva nel volto qualcosa d’indefinibilmente dolce: un’espressione di bontà infinita, anche se congiunta a un dolore sconfinato… per l’ingratitudine degli uomini, perfino delle anime più favorite dei suoi doni…”.

Che cosa dice Gesù a questa mistica?

Che Lui è il Cuore Eucaristico.

“Ho sete di essere amato nel SS. Sacramento”

E’ chiaro, ed è strettissimo il legame tra il Sacratissimo Cuore di Gesù e il Cuore Eucaristico.

E Gesù dove chiede di essere amato?

Non tanto davanti ad una bellissima statua, che ovviamente più è bella e più ci rimanda a Gesù, non lì, ma davanti al Santissimo Sacramento. Gesù

ci mostra come sia possibile che molte anime possano circondare il Santissimo Sacramento ma non consolarlo.

Essere in Chiesa, essere davanti all’Eucarestia, essere davanti al Tabernacolo, questo non vuole dire di necessità, consolare Gesù. Consolare Gesù è di più di una presenza fisica, molto di più. E’ importante una presenza fisica, è necessaria, ma consolare va oltre. Noi potremmo fare l’esperienza di essere molto tristi, possiamo avere attorno cento persone e non essere consolati da nessuno di loro, perché la consolazione va oltre la presenza fisica, va oltre il numero, la consolazione è una cosa del cuore, è una cosa della volontà e quindi supera la presenza fisica.

“Il Mio Cuore domanda l’Amore”

Il Signore Gesù domanda di essere amato. Noi possiamo fare mille Comunioni in un giorno, ma non entrare mai in Comunione con Gesù. Dobbiamo chiederci quanto è vera la nostra fede, quanto corrisponde a ciò che il Signore ci chiede e si aspetta da noi.

Ieri nell’omelia ho parlato della morte, che San Francesco chiama “ sorella , e qualcuno mi ha fatto presente, che quel discorso sulla morte può aver creato qualche imbarazzo, che qualcuno magari si è un pò spaventato.

Ma noi in chi crediamo?

Siamo talmente lontani dal pensare alla Vita Eterna, dal pensare alla finitezza della nostra esistenza, talmente lontani da Gesù che parlare della morte, come parlare della nave che ci conduce alla nostra vacanza, all’aereo che ci porta nel paese delle meraviglie, noi la pensiamo come qualcosa di terribile e di tremendo.

Avete mai visto nessuno andare in vacanza ed essere triste, angosciato e depresso, spaventato perché deve prendere la nave, o l’aereo?

E’ felicissimo, perché parte per la sua vacanza meravigliosa, perché è un anno che sta aspettando, che ha progettato. Per noi dovrebbe essere una vita che aspettiamo, progettiamo e pensiamo al giorno del nostro incontro con Dio, e invece abbiamo paura, guai a parlare della morte. Ma questa morte, arriverà, che ci piaccia o non ci piaccia. Noi viviamo la nostra vita come se non invecchiassimo mai, ma noi invecchiamo, e più invecchiamo e più aumentano le probabilità di dover incontrare questa “ sorella , la quale non aspetta, la quale non rimanda i tempi, la quale quando bussa apre, con la quale non ci si può mettere a discutere. Dovremmo essere felici, perché lei ci conduce in Paradiso, ci conduce da Dio per sempre, come erano felici i Santi, come era felice San Luigi Gonzaga mentre portava l’appestato in braccio e tutti lo prendevano in giro, perché dicevano che si ammalerà, e infatti si è ammalato di peste ed è morto. Ma i Santi sono fatti così. Sono morti anche quelli che lo prendevano in giro, qualche anno dopo San Luigi, come tutti, solo che quelli lì non sono diventati Santi. G esù chiede l’amore . Quante Comunioni fatte male, quanti modi di non prendere, assolutamente non ricevere, ma afferrare l’Eucarestia. Questo non dice Amore. Chi di noi si sente amato da uno che ti afferra, da uno che ti strattona, da uno che ti tira.

“Il divin Cuore era come immerso in una profonda desolazione… ma aveva nel volto qualcosa d’indefinibilmente dolce: un’espressione di bontà infinita, anche se congiunta a un dolore sconfinato… per l’ingratitudine degli uomini, perfino delle anime più favorite dei suoi doni…”.

Le stesse cose che poi Gesù dice a tutti gli altri Santi, pensate a Santa Margherita Maria Alacoque, a Santa Faustina Kowalska, a Padre Pio.

Qualche mese più tardi, nello stesso luogo, Gesù rinnovò la propria richiesta:

“Sono il Cuore Eucaristico… Ho sete di essere amato… Fammi conoscere, fammi amare!… Diffondi questa mia Devozione nel mondo!”.

E’ stata così tanto diffusa che oggi non la conosce più nessuno.

Chi è che oggi conosce la devozione al Cuore Eucaristico di Gesù?

Eppure ci sono Santi e Sante che ne hanno parlato e scritto, che si sono lasciati condurre dal Cuore Eucaristico di Gesù, e il tema è sempre quello:

Amare.

Come si fa ad amare se si arriva tardi alla Messa, se si arriva all’ultimo momento? Se appena finisce la Santa Messa si scappa via? Questo dice Amore?

No. L’Amore ti porta via cuore e mente. L’Amore ti fa arrivare all’Eucarestia trepidante, ardente.

“In breve tempo la devozione si diffuse non solo in Francia ma anche nel resto dell’Europa, e autorevoli teologi dimostrarono che non si trovava in questa devozione alcun elemento di preoccupante novità ma che, viceversa, questa risultava un approfondimento di uno specifico aspetto della devozione al Sacro Cuore, precisamente quello di venerazione e di riconoscenza all’Amore infinito del Cuore di Gesù nel darci l’Eucaristia.”

L’Eucarestia è proprio il Suo Cuore, l’Eucarestia è la Sua Presenza, la Presenza del Suo Cuore, è il tessuto Miocardico di Gesù. Il Suo Cuore si è dato nell’Eucarestia. Se noi vogliamo incontrare il Cuore di Gesù, non abbiamo altro da fare che andare all’Eucarestia, il Suo Cuore ha pensato a questo Dono, sempre presente nel tempo, e che noi purtroppo tanto male trattiamo.

“La devozione al Cuore Eucaristico fu promossa, tra gli altri, dal padre Carmelitano Scalzo e Servo di Dio, Agostino del Santissimo Sacramento (Hermann Cohen), e da San Pierre-Julien Eymard.

La devozione al Cuore Eucaristico, come scrisse San Pierre-Julien:

“Certo il Sacro Cuore è pure in Cielo, ma per gli Angeli e i Santi già coronati. Nell’Eucaristia è per noi. Dunque la nostra devozione verso il Sacro Cuore dev’essere eucaristica, concentrarsi nella divina Eucaristia, come nel centro personale e vivente dell’amore e delle grazie del Sacro Cuore per noi”

E’ un rimando continuo.

“Un continuo rimando del Sacro Cuore all’Eucarestia e dell’Eucarestia al Sacro Cuore. Provocatoriamente San Pierre-Julien così predicava durante i ritiri:

“Miei buoni signori non fate nulla di buono per le anime perché non siete del vostro secolo, siete sempre nel passato, ci parlate sempre di Betlemme, di Nazareth, del Calvario, tutto questo è troppo antico?”

Mi guardano con aria stupita e allora riprendo:

“Eh sì, dicono che il passato conduce al presente, ma spesso accade di smarrire la strada. Nostro Signore non sta più nel presepio o sulla Croce, perché non lo mostrate alle anime là dove Egli è? Nel Tabernacolo, col suo Cuore pieno di vita e tutto infiammato d’amore. Sì sulla terra tutte le cose grandi e buone non saranno fatte che per mezzo del Sacro Cuore”.

Il quale non può che condurci al Tabernacolo, e dobbiamo essere al Tabernacolo amanti, consolanti.

“Il Santo, San Pierre-Julien Eymard, combatteva una certa tendenza a ridurre il culto al Sacro Cuore, al solo culto della Sua Immagine, la statua, il dipinto, desiderava che tutti comprendessero la realtà dietro la figura, Gesù nell’atto di porgere il suo Cuore come figura di Gesù che si dà totalmente a ciascuno di noi nell’Eucarestia. Riconosceva come vera devozione al Sacro Cuore solo quella che si adducesse in una autentica donazione di sé per amore, una vita di immolazione, vale a dire eucaristica. Apprese, sperimentando su di sé l’Amore di Dio nel donarsi a noi qui ed ora nella Santissima Ostia.”

“L’intuizione teologica di San Pier Giuliano Eymard, la necessaria unione tra la devozione eucaristica e quella del Sacro Cuore, ha avuto in tempi recenti una prova scientifica. Le analisi mediche effettuate su diversi miracoli eucaristici in cui l’Ostia si è mutata visibilmente in carne, provano che il tessuto del quale sono composte è effettivamente tessuto di miocardio umano, vale a dire, letteralmente, il Cuore di Gesù.”

Noi quando andiamo a ricevere l’Eucarestia, noi riceviamo il Cuore di Gesù, ci dà il suo Cuore, ci nutre con il Suo Cuore, Gesù ha lasciato il Suo Cuore qui sulla terra, tanto ci ama.

E noi il nostro cuore dove lo lasciamo? Dove lo abbiamo lasciato? Nelle mani di chi lo abbiamo messo il nostro cuore?

E’ davanti all’Eucarestia che noi comprendiamo un pochino di più e meglio l’Amore di Gesù per le anime.

Quest’oggi domandiamo al Signore la Grazia di rinnovarci nella nostra vita eucaristica e di renderci capaci, quando ci accostiamo a Gesù, di amarlo talmente tanto da consolarlo. Noi consoleremo Gesù tanto quanto lo ameremo. Ognuno sarà chiamato a consolare Gesù attraverso il suo grande amore.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

LETTURA

VANGELO (Mt 7,1-5)
Togli prima la trave dal tuo occhio.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».