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”Io ti mando dal faraone…” (Es 3,10)

Mosè e il roveto ardente

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: ”Io ti mando dal faraone…” (Es 3,10)
Mercoledì 19 luglio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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PRIMA LETTURA (Es 3, 1-6. 9-12)

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?».
Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».
Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a mercoledì 19 luglio 2023.

Abbiamo ascoltato la Prima Lettura della Santa Messa di oggi, tratta dal capitolo terzo del libro dell’Esodo, versetti 1 e seguenti.

Vorrei concentrarmi quest’oggi solo su poche righe di questo passo bellissimo, famoso e importante del libro dell’Esodo. Cioè la chiamata di Mosè.

Perciò va’! dice Dio — Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!

È chiaro! Questa espressione di Dio mi sembra molto chiara. Siccome dobbiamo pensare che Dio sa che noi non siamo Dio, sa che siamo delle creature limitate, che non abbiamo poteri sovrumani, se mi dice: “Va, io ti mando dal faraone, fa uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti”, questo devo fare: andare e far uscire il popolo. Come, quando, dove e perché me lo dirà Dio. Se non me l’ha detto adesso, me lo dirà dopo. Intanto per adesso mi ha detto che devo andare a far uscire il popolo. Era importante sapere qualcosa di più? No! “Eh, ma in che modo?” — “Non è importante saperlo adesso. Adesso devi andare, cioè ora, ciò che devi fare ora, è fare esattamente questo: «Io ti mando dal faraone, fa uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti», fine”. Come, in che modo, con che mezzi, in che maniera, quando, a che ora, questo viene dopo. 

La risposta di Mosè avrebbe dovuto essere: “Va bene, vado”, basta. Semplicemente: “Va bene, vado. Se questo mi hai detto, questo mi serve, questo mi basta. Non ho bisogno di altro”. 

La risposta di Mosè invece qual è?

«Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?» 

Ma cosa c’entra? Cosa c’entra questa risposta, che poi è una domanda, con quanto ha affermato Dio?

«Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?» 

Che sono due domande.

La prima domanda è: “Chi sono io per andare dal faraone?” Che sottintende: “Il faraone è grande”. E Dio che cos’è? Chi ti sta parlando? Dio. Dio è più grande o meno grande del faraone? Capite già che c’è sotto qui un problema di fede enorme, è sempre quello il problema. “Chi sono io per andare dal faraone?”, prima questione che sto ponendo a Dio.

La seconda domanda è: “E chi sono io per far uscire gli Israeliti dall’Egitto?”. 

È come se Mosè dicesse a Dio: “Ma tu ti rendi conto? Primo, che mi mandi dall’autorità suprema, il grande faraone, il Dio in terra e io non sono nessuno. Secondo: come faccio io da solo a far uscire un popolo? Cioè io da solo — perché non c’è nessun altro — mi devo mettere tra il popolo e il faraone e gli egiziani. Il popolo, che sono schiavi; il faraone, che è il faraone e tutti gli egiziani con i loro carri e cavalieri. Io da solo faccio uscire un popolo, non cento persone, un popolo intero lo faccio uscire io?”.

Ma Dio, essendo Dio, quando ha inviato Mosè poteva non aver presente queste due domande prima che Mosè le facesse? È razionale? È razionale che Dio dica: “Mamma mia, mi son dimenticato, grazie Mosè, per fortuna che ci sei tu, è vero, scusami. Sono stato precipitoso, mi son dimenticato che tu sei un uomo e non sei Dio, scusami. E poi mi son dimenticato i dettagli più importanti, cioè che devo fare qualcosa per autorizzarti, per renderti alla stessa altezza del faraone e poi, seconda cosa, ti devo già dire come fare per fare uscire il popolo dall’Egitto. Certo, tu ti devi mettere tra il faraone e il popolo, poverino, non è che io non ti posso dire niente”.

L’utilità di queste due domande qual è? Come dire: “Vabbè, Dio si è dimenticato, è stato sbadato, ha avuto un attimo di amnesia, era distratto”. E allora Mosè “giustamente” fa presente a Dio che deve fare Dio. Mosè sta dicendo a Dio: “Guarda che tu sei Dio, ma io sono un uomo, nel caso ti fossi scordato o confuso”. 

Capite, noi possiamo fare tutte le domande che vogliamo a Dio. Ma Dio — voi direte: “Adesso padre Giorgio sta dicendo una ovvietà” — è Dio e resta Dio, punto. Quello che dobbiamo capire è che Dio non è un uomo, non possiamo ricattarlo con i nostri ricatti psicologici, con i nostri “inception”, non possiamo fargli la manipolazione mentale e girarlo come vogliamo noi, riempirlo di domande fino a estenuarlo e così poi alla fine fa quello che vogliamo noi. Dio è Dio e resta Dio, punto. 

Risposta di Dio:

«Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: attenti al segno — quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte»

Vi chiedo: secondo voi Dio ha risposto alle due domande di Mosè? No, non ha risposto a niente, anzi ha rincarato la dose dell’incertezza, del non capire niente e del non avere niente in mano. «Io sarò con te» e vabbè, e questo l’aveva già detto, perché quando Lui dice: « Perciò va’! Io ti mando…» è chiaro che Lui è con me, quindi va bene. Sta dicendo quello che ha detto.

Non sta rispondendo alle domande di Mosè perché queste domande sono inopportune, sono fuori luogo, sono domande di uno che non ha fede. Di uno che vuole avere tutte le sicurezze prima per poi fare il passo, ma non funziona così la fede. Tu devi fidarti della parola di chi ti sta parlando, che è Dio, fine della discussione, prendi e vai.

Seconda parte: 

“Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato”

Che uno dice: “Oh finalmente, ecco, almeno a una delle due mi sta rispondendo, cioè chi sono io per andare dal faraone?”. Ecco, il segno che Dio ti manda, così che il faraone capisca, si inchini, si prostri e ti dica va bene, è questo: 

«Quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte»

“Ho capito, ma io il segno lo voglio prima, non dopo!”. Il segno Mosè lo voleva prima, voleva un segno che lo autorizzasse ad andare dal faraone prima, non dopo che ha fatto uscire il popolo. “Ma cosa mi interessa di avere il segno dopo? (scusate l’espressione) Dopo che ho fatto uscire il popolo, vabbè, ormai sono fuori, vabbè, non mi interessa più”. Ma infatti! Infatti, perché non ti serve, non serve niente.

Cosa avrà in mano Mosè? Scusate, mi viene un po’ da sorridere, ma è incredibile la pedagogia di Dio. Sarebbe da scrivere veramente un dottorato su questa cosa: “La pedagogia di Dio nella Scrittura” incredibile! Quale sarà il grande segno di distinzione che avrà, la grande autorevolezza che avrà per presentarsi dal faraone? Un bastone! Un bastone da pastore, fine! Il grande faraone d’Egitto si troverà davanti a un pastore con un bastone, che va lì a dirgli: “Devi liberare tutti i tuoi schiavi”. Questo vuole Dio! O così o niente. Perché? Perché deve apparire che tutto ciò che avverrà è opera di Dio. Tu non sei niente e nessuno, ma poiché ti mando io, andando a nome mio, è possibile tutto e sarà possibile non solo parlare col faraone, ma far uscire il popolo dell’Egitto. Tutto questo sta nel fatto che tu vai, poi io opererò i miei prodigi, i “miei” prodigi. Tu sarai testimone dei tempi e dei modi che mi sono riservato per liberare Israele, ma non sarà necessario che tu li conosca prima. La tua fede sta nel fidarti di me. Non fidarti delle tue conoscenze, non fidarti delle tue chiarezze, non fidarti delle tue equazioni, dei tuoi ragionamenti, no! Tu devi fidarti di me e, passo dopo passo, io ti svelerò in che modo — che tu neanche immagini — io ti farò uscire dall’Egitto con il mio popolo, non resterà lì neanche la vostra polvere.

Mosè non poteva immaginare che il faraone li avrebbe addirittura scacciati dall’Egitto, non solo liberati. Non è Mosè che li porta via, no, è il faraone che li caccia. Ricordate l’ultima piaga, la strage dei primogeniti: passa l’angelo sterminatore e tutti i primogeniti muoiono, compreso il primogenito del faraone, cioè suo figlio. A questo punto il faraone dice: “No, basta, adesso basta, adesso andatevene via tutti, tutti!”. 

Mosè che cosa ha fatto per far uscire il popolo di Israele dall’Egitto? Niente! Mosè, in quanto Mosè, ha fatto niente, niente! Le parole di Mosè son servite a niente circa l’ottenimento del fine, anzi hanno fatto arrabbiare il faraone e hanno fatto caricare il popolo di Israele di maggiore fatica perché, se ricordate, il faraone gli ha tolto la paglia, ma voleva lo stesso numero di mattoni, quindi un lavoro massacrante, pazzesco, incredibile. Quindi cosa ha ottenuto lui in quanto Mosè? Niente, non ha ottenuto niente. Lui ha ottenuto in quanto Mosè inviato da Dio. Quindi lui è andato a dire “fai questo”, il faraone non ha obbedito, allora è intervenuto Dio: prima piaga d’Egitto. È attraverso tutto il movimento delle piaghe che Dio piega — attraverso le piaghe — il grande e potentissimo faraone, fino poi a travolgerlo nel Mar Rosso. 

Mosè è stato spettatore di questa incredibile azione di Dio. 

Dio vuole solo questo: che noi ci fidiamo e che siamo spettatori dei suoi prodigi inimmaginabili. Però ha bisogno di noi, qualcuno deve dire sì. Se qualcuno dice sì e ci sta e si lascia portare da Dio, senza intralciare l’azione di Dio, basta! È fatta.

Io vi invito caldamente ad andare a leggere veramente ogni giorno quel bellissimo testo: Gesù, pensaci tu di Don Dolindo Ruotolo. Guardate, io non la ritengo una preghiera, quella non è una preghiera, quello secondo me è un dialogo che Gesù in persona ha avuto con don Dolindo. Don Dolindo ha semplicemente trascritto ciò che Gesù gli ha detto. A mio giudizio — magari voi direte che mi sbaglio, non lo so, ma io sono sicuro di questo — solo Gesù poteva dire quelle parole. Uno, quando le legge, dice: “No, ma queste possono venire solamente da Gesù”. Proprio ti lavorano dentro, ti aprono l’anima, ti aprono il cuore, ti scavano fino al midollo. E non c’è una virgola che non sia vera in tutto quel testo, che è lungo. Quello per me è un testo di grandissimo riferimento, che in tanti momenti della mia vita mi è stato di grandissima consolazione, grandissima consolazione, grandissimo conforto, grandissima speranza, perché guardate, veramente succede quello che lì c’è scritto, se ci fidiamo di Gesù. Però dobbiamo stare al nostro posto.

“Va, io ti mando dal faraone. Fa uscire dall’Egitto…”. Se ti manda Dio, basta! Fine! Ma non devi temere niente e nessuno. 

“Ma come?”. Non è importante il come, ci penserà Dio, ma neanche i tempi, non spettano a noi. Il come, i tempi, il quando, i mezzi, i luoghi… non ci interessa. 

Uno dice: “Dio, mi hai mandato tu, io vado, guarda che vado adesso, io vado adesso”. State tranquilli che Dio, quando manda, poi conduce. Non manda nessuno al massacro. Se ci fidiamo e se ci lasciamo condurre. 

Se poi facciamo come Mosè, che  facciamo le domande inutili, che risposte otteniamo? Di capire ancora meno. Se lo scopo è capire per avere certezze, avremo meno certezze e meno comprensione, perché questa risposta di Dio è “peggio” della precedente affermazione. Perché la risposta è tutta proiettata sul futuro, ma dopo la liberazione; ma a Mosè interessava sapere prima, non dopo. Dio glielo ripete: «Quando tu» — interessante questo “tu”, non quando “io” avrò fatto uscire, no no, “tu” — «tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto». Io ti mando ma tu li fai uscire. 

Poi ci sarà la colonna di fuoco, poi ci sarà una colonna di nube, poi io ti aprirò il Mar Rosso, poi io chiuderò il Mar Rosso, ci saranno prima le piaghe d’Egitto…

Ciò che è compito di Dio lo fa Dio, Dio sa fare Dio. Quindi nessuno di noi deve insegnare a Dio a fare Dio. Quindi quello che spetta a Dio, lo fa Dio e lo fa al momento opportuno e nel modo migliore. Ma quello che riguarda noi spetta a noi e quindi Dio dice: “Tu li farai uscire. Io farò i prodigi, ma chi li va a prendere, chi gli dice: «Sentite: mettetevi insieme, tiratevi insieme, tirate su tutte le vostre carabattole che qui si parte», quello lo devi fare tu, non lo faccio io. Poi io ti apro il Mar Rosso quando è il momento opportuno, ma tu fino al Mar Rosso ci devi arrivare e lo devi vedere chiuso, questo mare. E avere fede che davanti al Mar Rosso io interverrò. Come? Non ti interessa saperlo. Lo saprai quando sarai lì. Tu ci credi che io posso intervenire? Lui non poteva sapere che Dio avrebbe aperto il mare, nessuno di noi, nessun essere umano poteva immaginare una roba del genere. Uno si trova davanti al Mar Rosso e dice: “Ok, ci hai condotti fin qui e adesso che facciamo? Perché indietro non si può tornare. Là c’è la colonna di fuoco che ci separa dagli Egiziani che non possono venire e va bene,  siamo protetti, però di qui c’è il mare, non possiamo andare, non possiamo farla a nuoto. Quindi che si fa?” — “Non ti preoccupare, tu sei arrivato fino al mare?” — “Si” — “Basta”.

Allora cominciano: “Ecco, ci hai fatto uscire dal paese d’Egitto, perché non c’erano abbastanza sepolcri in Egitto, e noi quando eravamo in Egitto…” — in una frase di tre righe, ripetono Egitto cinque volte, contatele — “e noi quando eravamo in Egitto avevamo i pentoloni della carne — e sentite tutto il peso della mormorazione, il peso della pancia che si muove come un formicaio — noi eravamo là in Egitto, avevamo i pentoloni della carne e poi mangiavamo le cipolle e poi mangiavamo i cocomeri. Oh, come era bello stare in Egitto, come era buono stare in Egitto”. 

Questi dopo quattro giorni si sono già dimenticati che in Egitto morivano, che li massacravano di lavoro, che erano schiavi, che avevano passato vite intere a supplicare Dio di intervenire. Adesso, per quattro giorni nel deserto, perché non hanno le loro certezze… Perché il problema non è che sono nel deserto, il problema non è che manca il cocomero, la cipolla; no, il problema è che tu devi dirmi prima che cosa succede, questo è il punto, io devo avere la certezza di sapere che cosa sta per accadere e devo avere la certezza di sapere che andrà a finire in questo modo, tu me lo devi dire adesso. Poi io son capace di superare qualunque privazione, di non mangiare e di non bere anche per sei mesi, paradossalmente, ma tu mi devi dire prima che accadrà così così e così, che tu interverrai così così così e che tu farai questo, questo e quest’altro, e che quindi arriverò lì come devo arrivare, allora se tu mi dai tutte queste certezze, io mi muovo e faccio tutto quello che vuoi.

Voi pensate che il problema fossero i pentoloni? Il problema era la carne? Il problema erano i cocomeri e le cipolle? Ma per favore! Guardate che nessuno di noi è così bieco, nessuno di noi baratta la propria libertà per carne, cocomeri e cipolle che — voglio dire — se stessimo parlando di caviale, uno direbbe: “Ah beh, senti, ci faccio un pensierino”, ma per un pentolone di carne di capra e cocomero e cipolle…, ma per l’amor del cielo, ma non so… Sì, c’è qualcuno che l’ha fatto per un piatto di lenticchie, però devi essere proprio ridotto alla canna del gas, sennò…

E Dio sta fermo. Dio dice: “No, no, voi arrivate lì. Avete le colonne”. Che già le colonne… non so a voi, a me non è mai successo di avere una colonna di fuoco davanti che mi fa camminare di notte e di giorno una colonna di nube che mi protegge da chi mi insidia. Poi non so, magari a voi capita di avere tutti i giorni la colonna di fuoco che vi aspetta fuori di casa. Però, già il fatto di avere una colonna di fuoco e una colonna di nube, già il fatto di aver assistito alle piaghe d’Egitto… Boh, non lo so, uno dovrebbe pensare: “Un tantino di segni me li ha dati, no? In fin dei conti siamo qua. Ma perché devo andare a pensare ai sepolcri in Egitto: cosa mi interessa dei sepolcri? Ma perché andare a pensare ai sepolcri? Siamo qui, stiamo camminando, stiamo andando, e andiamo; siamo arrivati davanti al mare e va bene. Succederà qualcosa! Se il Signore ci ha fatto arrivare qui, abbiamo dei segni enormi come queste colonne, dico, ma farà qualcosa, no?”. 

No, i sepolcri… “ci ha mandato a morire nel deserto”.  Non è ancora morto nessuno, comunque, ma è tragedia: siamo già all’Apocalisse. “E siamo qui, adesso moriremo tutti, arriveranno gli Egiziani, poi usciranno gli scorpioni lunghi centocinquanta metri con gli aculei che ci pungeranno, poi arriveranno le bestie, poi dopo chissà…” No? Queste sono tutte le nostre paure, tutti i nostri mondi immaginifici che si muovono.

E Dio dice: “Stendi il bastone sul mare”.

Tutto è partito con questa frase. Ecco non ce lo dimentichiamo: 

Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!

Qui dentro c’è tutto quello che succederà dopo, fino a Canaan. C’è tutto. 

Se solo si fossero fidati fino in fondo. Senza ogni volta: “E i sepolcri, le cipolle, i cocomeri, i pentoloni della carne”, poi passano il Mar Rosso e poi cominciano ancora: “E la carne” che di nuovo manca; “E il pane” non c’è più pane e quindi arriva la manna; “E la carne” e arrivano le quaglie; poi la sete: “Ecco, siamo qui, non abbiamo più da bere”… 

Veramente è estenuante. A leggere il libro dell’Esodo uno dice: “Ma basta, ma a questo Dio, quanto gliene fate?” È un continuo, un continuo, un continuo, un continuo. Ogni cosa è un problema, ogni cosa è un dubbio, ogni cosa… avete passato il mare, vi ha fatto passare in mezzo al mare, avete visto la muraglia di mare a sinistra e a destra, ma cosa volete ancora? Ma possibile che non ci si possa fidare? 

Ricordate che poi Aronne e Maria diventano lebbrosi, a causa della mormorazione contro Mosè, perché avevano appena passato il mare, questi si mettono a urlare contro Mosè, allora il buon Dio dice: “No, adesso basta, questo è il culmine. Adesso ti faccio vedere che cosa succede, però, perché così non funziona, non si può essere ingrati e mancanti di fede fino a questo punto”.

Poi la roccia, vi ricordate? Massa e Meriba? Dove Mosè, per causa del popolo, perderà la possibilità di entrare nella terra promessa. “Potrà forse far uscire acqua dalla roccia?”. Bum! E colpisce la roccia due volte. Interessante, no? Non una volta, due volte. Ma Dio non gli ha detto di colpirla due volte. Tara ta tam! Whom! Fuori l’acqua dalla roccia!

È sufficiente? Eh no! Perché poi arriveranno a Canaan: “E noi come potremmo entrare nella terra di Canaan? Ci sono i giganti” — e arrivano fuori con i grappoloni d’uva appesi alle aste — “i giganti, ci mangeranno”… A quel punto Dio interviene e dice: “Adesso basta, tutti indietro, morirete tutti nel deserto, di voi nessuno entrerà”. Perché poi c’è un limite, a tutto c’è un limite. E di questi nessuno è entrato, a parte Caleb. Eh sì, perché capite? È chiara la ragione. 

Dopo: “Dio è cattivo”. No, Dio non è cattivo. “Ah il Dio del vecchio testamento è il Dio vendicativo, sanguinario”. Ma che stiamo dicendo, ma cosa stiamo dicendo? Per favore, mettiamo un freno all’ignoranza. Almeno non parliamo di queste cose così alla leggera. Ma come “Dio è cattivo”? Ci siamo resi conto di cosa ha fatto nel libro dell’Esodo? Riusciamo a fare una lista dei prodigi incredibili, incredibili, incredibili che ha fatto Dio per questo popolo solo nel libro dell’Esodo? Poi “Dio è cattivo, Dio è sanguinario, Dio è qui, Dio è là”.

Io sarò con te […] Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!

Ha mantenuto sì o no la sua parola? Si! Ma non è stato creduto.

In questo tempo estivo leggetevi il libro dell’Esodo, leggetelo con i vostri ragazzi. È interessantissimo, è bellissimo, è veramente una grande scuola di pedagogia, oltre che un grande spaccato di spiritualità e di antropologia. Quindi impariamo a fidarci. Senza “se”, senza “ma” e, soprattutto, senza autogiustificarci, senza auto-scusarci e senza trovare mille ragioni per fare quello che voglio io. “Sì, no, ma, però”.

Come è diversa la risposta della Vergine: “Fiat voluntas tua”. Punto. Basta, che bella, che bella questa fede. Questa è la nostra speranza. 

E qui parte già subito il primo progetto della conversione, di cui parlavamo ieri. Progetto: non replicare niente a Dio. Fidarmi, fidarmi, fidarmi, fidarmi, fidarmi, fidarmi. Come accadrà? Non lo so, ma è bello non saperlo. Così saremo sorpresi, e diremo: “Ma com’è possibile, non me la sarei mai aspettata questa cosa. Incredibile! Incredibile!”

Ciascuno di noi, se guarda indietro, vede questi momenti prodigiosi in cui Dio è intervenuto e dice: “No, ma non ci credo”. Quando uno assiste alle mura di Gerico che cadono — e nella vita di noi uomini Dio fa questi prodigi, questi miracoli incredibili delle mura di Gerico che cadono, del Mar Rosso che si apre — uno dice: “Signore, queste mura sono invalicabili, questo mare non può essere oltrepassabile. Però io mi fido, io sto qua, tu mi hai detto di stare qua, io sto qua. Io non vedo un buco per entrare in quella città, io non vedo una foglia d’erba che mi possa condurre su questo mare impetuoso qual è il Mar Rosso, pieno di squali. Io non so come fare, però tu mi hai condotto fin qua, tu mi hai detto che lo devo passare, va bene, io mi siedo qua sulla riva. E qualcosa succederà”. E allora? E allora si comincia a sentire una brezza che arriva lontana. Poi sempre più vicina, sempre più vicina, poi sempre più forte, sempre più forte. Poi cominci a vedere il mare che si comincia a muovere, poi cominciano a venire le onde, alte, sempre più alte, sempre più alte. Tu che ti impressioni, scappi indietro e dici: “Ma cosa sta succedendo al mare?” E poi cominci a vedere questo mare che diventa sempre più scuro, perché si comincia tutto a muovere, tutto spumeggiante, e poi… Whooom! Ti trovi davanti la strada! La terra asciutta nel mare! Dici: “Non ci credo. Non ci credo, cosa sta succedendo?” Eh, il prodigio di Dio! “Passa! Ti avevo detto che passavi, passa”. E tu passi e guardi il mare a sinistra e a destra, vedi magari anche i pesciolini dentro che ti guardano, e dici: “Oh mamma, ma sta succedendo a me?” Si, sta succedendo te. Hai creduto? Hai avuto fede? Ti sei fidato? Passa! E contempla questa muraglia — nessuno ha mai avuto una muraglia a destra e sinistra fatta di acqua, alta chissà quanti metri, centinaia e centinaia di metri. E tu che passi lì, povero omino, all’asciutto, non ti bagni neanche i piedini. E poi? E poi uno dice: “Ma basta questo?” No, perché poi Dio è grande. Dio è grande. Poi tu passi, esci e arrivano gli Egiziani dietro e anche loro passano, passano anche loro e guardano a destra, a sinistra, a destra, a sinistra. E quando l’ultimo piede del popolo d’Israele lascia il mare e si mette sulla riva, Dio dice: “Stendi il bastone”. E il mare si riversa tutto sugli Egiziani. Non solo sono stati liberati dall’Egitto, ma Dio ha sepolto i loro persecutori, i loro padroni, coloro che li schiavizzavano, li ha sepolti nel mare. Bellissimo. Bellissimo.

Dobbiamo imparare ad essere duttili, morbidi, semplici, lasciamoci condurre come fanciulli. L’importante è avere la nostra mano nella mano di Dio. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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