“Offrirà se stesso in sacrificio di riparazione” (Is 53, 10)

Gesù Crocifisso

Omelia sulle letture di domenica 18 ottobre 2015

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sul versetto di Isaia “Offrirà se stesso in sacrificio di riparazione” (Is, 53, 10).

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Testo della meditazione

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“Offrirà se stesso in sacrificio di riparazione” (Is 53, 10)

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

In questa domenica vorrei concentrare la nostra attenzione su una frase della liturgia della Parola, in particolare della prima lettura che abbiamo ascoltato, dal libro del Profeta Isaia.

Il testo dice: “Quando offrirà sé stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo…”

Purtroppo noi siamo abituati a parlare e a discutere di tante cose, magari anche simpatiche, ma non abbiamo più nel nostro linguaggio in mente che cosa vuol dire offrire un sacrificio di riparazione, soprattutto non sappiamo più perché dobbiamo riparare, che cosa dobbiamo riparare, in che senso riparare, infatti non facciamo più atti di riparazione.

La Madonna a Fatima ha chiesto atti di riparazione per salvare le tante anime che vanno all’Inferno, ha fatto vedere a Lucia le anime che andavano all’Inferno per mezzo secondo e lei si è spaventata terribilmente; la Madonna ha detto che non c’è più nessuno che prega per loro.

Ma noi dobbiamo riparare che cosa?

Cosa vuol dire offrirsi in sacrificio di riparazione?

Innanzi tutto diciamo che la Santa Messa è questo, e per venire a Messa come andare a teatro, allora è meglio stare a casa, vuol dire non aver capito cosa è la Messa.

La Messa non è una bella cantata, la Messa non è pizzi, merletti, fiori, non è il servizio, la Messa non è questo, la Messa non è stare insieme.

La Messa è partecipare al sacrificio di Cristo in croce, questa è la Messa!

È una cosa seria!… e partecipare alla Messa vuol dire, come dice il Concilio Ecumenico Vaticano II, unirsi in sacrificio con Gesù al Padre; per questo, quando il sacerdote alza le oblate, cioè le offerte, il pane e il vino e li offre al Padre, tutti noi dobbiamo metterci lì, dobbiamo offrirci anche noi, quale sacrificio di riparazione al Padre.

Non siamo qui a vedere uno spettacolo, siamo qui a celebrare effettivamente la nostra offerta, la nostra co-offerta, piccolina la nostra, creaturale, finita, con Gesù, che è infinito, al Padre.

Allora quest’oggi, se riesco, se il tempo lo concede, vorrei leggervi due momenti, due cose che sono successe, per farvi capire questa realtà della riparazione e per farvi sentire quanto noi siamo lontani.

Il 12 marzo del 1913 Padre Pio da Pietrelcina, scrivendo al suo direttore spirituale, scrive di una visione che lui ebbe di Gesù, che va conosciuta, va detta, va meditata, di queste cose dobbiamo parlare!

Scrive Padre Pio: “Gesù dice: «Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se li avessi amati di meno. Mio Padre non vuole più sopportarli»”.

È Gesù che parla…a un santo!

Mio Padre non vuole più sopportarli…

Prosegue Padre Pio: “Gesù lamenta il tradimento «delle anime da me più predilette», dice che è lasciato solo nelle chiese, dice che non si parla mai di questo Sacramento di amore, che è l’Eucarestia, dice: «il mio cuore è dimenticato, nessuno si cura più del mio amore»”.

nessuno si cura più del mio amore”.

Gesù non mente, Gesù non può mentire!

Gesù non è esagerato, non è iperbolico!

Gesù è la Verità!

Se dice così è perché è vero!

Ma dove sono tutti quelli che riempiono le chiese, tutti quelli che vanno a Messa la domenica, tutti quelli che fanno le cose pastorali?

Perché Gesù dice così?

Dov’è tutto il nostro fare per Gesù?

Evidentemente non è quello che cerca Gesù.

Scrive ancora Padre Pio: “Poi pronuncia queste parole sugli ecclesiastici: «La mia casa è diventata per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell’occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe? Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze: vedo, figlio mio, molti di costoro che (a questo punto Gesù fu preso dai singhiozzi) sotto ipocrite sembianze mi tradiscono con comunioni sacrileghe»”.

Altro che commuoverci perché un bambino va a spezzare l’Eucarestia e La va a dare ai genitori che non possono riceverLa.

«Oh che commozione…che gesto di carità!»

Questo si chiama sacrilegio!

Non c’è nessuna commozione per questo gesto! Questo è un sacrilegio!

Lui poverino non lo sapeva, perché la catechesi che avrà ricevuto era talmente pessima, che nessuno gli ha spiegato che l’Eucarestia non è il biscotto della felicità, non è un pane benedetto che tu spezzi e dai a chi vuoi, e se uno non può riceverLa, non La deve ricevere.

Non è atto di carità dare l’Eucarestia a tutti, perché non è il tuo corpo che tu stai dando agli altri, ma il corpo di un’altra persona!

La carità la si fa con sé stessi, non con gli altri!

Io non faccio la carità dando via i beni delle suore, questa non è carità!

Io faccio la carità, vengo qui, porto via tutto alle suore, e dico: «Ecco la mia carità!»

Vendo tutta la roba delle suore, ma le suore mi dicono: «Padre, ma cosa sta facendo?»

«Io devo fare la carità!»

«Ho capito, ma la faccia con le sue di cose! Se lei vuole essere caritatevole, dia via le sue cose!»

Noi siamo caritatevoli dando via il corpo degli altri, io sono caritatevole dando via il Corpo di Gesù Cristo a chi non Lo può ricevere. Questa non è carità!

Questa non genera nessuna commozione! Questo è un sacrilegio!

Se io ricevo il Corpo di Cristo indegnamente, io commetto un sacrilegio!

La mia anima deve essere in grazia di Dio, se no non vado a fare la Comunione, me ne sto al mio posto!

Questo non perché me lo dice la Chiesa, sapete,  ma perché me lo dice Gesù Cristo!

L’abbiamo sentito due domeniche fa, quando Gesù dice: «Non è possibile essere in grazia di Dio, se tu vivi in una situazione di adulterio».

L’ha detto Gesù, l’abbiamo sentito nel Vangelo, tanto che i discepoli dicono: «Signore, chi si salverà? Nessuno!»

Dice Gesù: «Sì, in effetti…impossibile agli uomini, possibile solo a Dio».

Non è così facile, lo ha detto Gesù: «Quanto è difficile entrare nel Regno di Dio!»

È Parola di Gesù, scritta nel Vangelo, letta poche domeniche fa, qua.

Per cosa dobbiamo riparare?

Per queste cose…per queste cose…

Per tutte queste Comunioni che vengono fatte in modo indegno e sacrilego, per tutte le volte che si va ad accostarsi all’Eucarestia in stato di peccato grave, per il fatto che la Casa di Dio è ridotta a una balera, dove si perde il senso della sacralità, dove l’importante è “Volemose bene”.

Non andiamo in chiesa per il “Volemose bene”, noi andiamo in chiesa per adorare Cristo! La Santa Messa è un atto di adorazione! Per questo noi andiamo a Messa!

Non per ballare e fare versi, no, no, noi andiamo a Messa per adorare, questa è la Santa Messa.

Gesù lo dice qui: «La mia casa è diventata un teatro..

Siccome questo non era sufficiente, evidentemente, ecco che Padre Pio continua: “Gesù dice: «Figlio mio ho bisogno delle vittime per calmare l’ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna»”.

Quanto sono diverse le parole di Gesù dalle nostre prediche, dalle nostre omelie e dal nostro parlare bigotto!

Quanto è diverso il parlare di Gesù, mamma mia, è una cosa incredibile!

Lui dice: «Per calmare l’ira giusta e Divina del Padre mio..

Noi diciamo tutto il contrario, invece…

“…rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna”.

Capite la prima lettura: “offrirà sé stesso in sacrificio di riparazione”?

Quanti di noi sono disposti ad offrirsi in sacrificio a Dio?

Perché poi abbiamo visto come Dio prende in parola, vediamo come Dio prende in parola Padre Pio; prima Gesù, che è il modello per eccellenza, da lì tutti gli altri Santi.

Allora capite che cominciamo a pensarci un po’…a dire: «No, vabbè, non esageriamo, un’Ave Maria va bene…»

Non è la via per essere discepoli di Gesù questa, è importante che ce lo diciamo, almeno uno si mette il cuore in pace e dice: «Io non voglio fare il discepolo di Gesù, io voglio fare una para-religione, un facsimile…»

Va bene, l’importante è che tu ne sia cosciente poi, fai pure quel che vuoi!

Il 7 aprile successivo, Gesù appare un’altra volta e qui si salvi chi può…

Scrive Padre Pio: “Appare malconcio e sfigurato e mostra una grande moltitudine di sacerdoti e diversi dignitari ecclesiastici. Perché Gesù soffriva tanto? Il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo e allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lacrime che gli solcavano le gote”.

Qui abbiamo un Gesù flagellato, pestato, malconcio, che piange in continuazione…

Altro che fare i canti, il ballo della felicità e le danze liturgiche!

Un Cristo che piange in continuazione…

Qui c’è poco da ballare!

Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: «Macellai!» E rivolto a me disse: «Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo»”.

Che sciocchi sono quelli che dicono: «Ah ma Gesù ha sofferto solamente tre ore…»

Continua Gesù: «Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimè mi lasciano solo sotto il peso dell’ indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ohimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì lì per fulminarli, se non ne fossi stato trattenuto dagli angeli e dalle anime di me innamorate».

Voi direte: «Ma cos’è ‘sta roba? Cosa sta leggendo Padre Giorgio?»

Sono le parole di un Santo, non la “fuffa” che ci vendono!

Non sto ripetendo le retoriche di questi tempi, vi sto leggendo le parole di un Santo, l’esperienza mistica di un Santo…e che Santo, visto quanto è famoso e importante Padre Pio!

Gesù Cristo, in persona, si lamenta con lui di tutto quello che vi ho letto e noi dove siamo?

Noi facciamo fatica a trovare cinque minuti di tempo per andare in chiesa davanti al tabernacolo, abbiamo tante cose da fare, sempre tante cose da fare, sempre…

Ma il tempo di riparare e di stare davanti al Signore, di chiedere perdono a Dio per tutte queste cose, per l’indifferenza, per l’incredulità, per il disprezzo?

Non si manifestano solo con le parole, sapete, si manifestano anche con i gesti!

Bastano dei comportamenti di un certo modo, per far capire agli altri che io non credo in quello che faccio, che io disprezzo quello che faccio, che a me non interessa, che io non ci credo, che non mi sta a cuore, che mi è indifferente!

Non posso passare la domenica pomeriggio a guardare la partita alla televisione, capite?

«Ah ma io non lavoro…»

Vabbè, ho capito, ma il giorno del Signore non lo passi in canotta sul divano a guardarti la partita, non ha senso, perché è il giorno di Dio!

«Allora, quel giorno cosa faccio?»

Quel giorno lo suddividerò un po’ con delle opere di carità…qua abbiamo delle sorelle che fanno tanta carità, perché non venire a dire: “Sorelle, mi rendo disponibile ad aiutarvi, la domenica, nel giorno del Signore, metto un po’ di ore a disposizione del Signore».

Ci saranno anche altre cose, non mi sento qui, andrò da qualche altra parte, andate dove volete, ma, nel giorno del Signore, le opere di carità devono essere al centro.

La domenica non è il giorno in cui lavo, stiro, pulisco, studio…tutto quello che non ho fatto nella settimana lo incuneo lì dentro, perché ho il giorno libero.

No, è il giorno del Signore!

Non è libero, è del Signore!

Perché poi non vado un po’ in chiesa?

Sì, però facciamo una cosa seria, perché alla domenica non vai in chiesa dieci minuti, altrimenti stai a casa tua, non serve!

Alla domenica sei libero, non vai in chiesa dieci minuti per dire: «Ah, ecco, sono andato anche in chiesa!»

No!

Vuoi veramente mettere il giorno del Signore al centro con la sua dignità?

Allora prendi un’ora, due ore della domenica pomeriggio, vai in chiesa, che tanto è un deserto e non ti disturba nessuno, preghi, stai davanti al tabernacolo, leggi un libro di meditazione, ti fai il programma della settimana davanti al Signore e ripari, offri te stesso per riparare a tutte le cose brutte che vengono commesse contro Dio.

“L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana…”

Incredibile!

A sentire queste parole…sapete cos’è l’Inferno?

Io me lo immagino così, non è dogma di fede, è la mia testa che sarà anche malata, ma io l’Inferno me lo immagino così, per me l’Inferno sarebbe questo, cioè essere per l’eternità lontano da Gesù con queste parole che ti rimbombano per la testa per sempre: «Sono andato in cerca di un po’ di pietà umana e tu non me l’hai data».

Questo per me sarebbe sufficiente come l’Inferno peggiore di tutta l’eternità!

Questa frase che ti rimbomba dentro per l’eternità…

Ma cosa avevi da fare al posto di stare davanti a Gesù, di stare fedelmente davanti a Gesù, di stare in compagnia di Gesù?

Una volta l’Eucarestia era chiamata “Il Divin Prigioniero” poi siamo arrivati noi, sapientoni teologi, a dire: «Oh, ma che espressione medioevale, che brutta roba! Cancelliamo, cancelliamo, tiriamo via tutto!»

Guardate che Gesù si è pensato Divin Prigioniero per questa ragione, per dire che è nostro amico, per dire: «Guarda, io potevo morire, andare in cielo e finiva tutto lì, invece io sono morto ma non mi è bastato morire. Siccome ti amo alla follia io ho voluto rimanere sulla terra nell’Eucarestia e darti la possibilità ogni volta di venire qui. Io ti aspetto sempre, sempre, in ogni momento io ti aspetto».

Charles de Foucauld andava dalle suore al pomeriggio o alla sera, quando loro chiudevano la chiesa, e diceva: «Posso entrare a pregare?»; loro all’inizio erano un po’ diffidenti, poi quando hanno capito che era un Santo, l’hanno fatto entrare.

Loro andavano a mangiare e a fare le loro cose e lui stava in chiesa; qualche volta andavano a spiarlo  per essere sicure che non fosse una strana persona e lo trovavano rannicchiato, magari addormentato, ai piedi del tabernacolo.

Oh, che bello!

Volesse Dio che capitasse anche a noi qualche volta di addormentarci ai piedi del tabernacolo!

Qualche volta capita di trovare persone morte davanti alla televisione, invece come è difficile trovare una persona morta davanti ad un tabernacolo…certo, se ci andiamo poco, non moriremo mai davanti a un tabernacolo.

San Galdino morì facendo un’omelia, i  Santi muoiono così e se muori così, ritornerai così.

Che il Signore ci conceda questa grazia!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

Letture del giorno

Prima lettura

Is 53,10-11 – Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza.

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.

Salmo responsoriale

Sal 32

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Seconda lettura

Eb 4,14-16 – Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia.

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

Vangelo

Mc 10,35-45 – Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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