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Misericordia e giustizia

Purgatorio e Inferno

Omelia nella commemorazione di tutti i fedeli defunti

Pubblichiamo l’audio di un’omelia nel giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Approfondimenti

Il trattato del Purgatorio

di S. Caterina da Genova

Caterina Fieschi Adorno, nota come Caterina da Genova (Genova, 5 aprile 1447 – Genova, 15 settembre 1510), è stata una religiosa e mistica italiana.
La vita mistica di Caterina fu molto intensa e ne restano a testimonianza due scritti il Dialogo spirituale e il più famoso Trattato del Purgatorio, dove con parole semplici cercò di spiegare la sua esperienza mistica.
Accanto a questa vita spirituale Caterina visse una intensa attività di servizio verso i più poveri ed ammalati. Divenne direttrice dell’ospedale, fatto molto raro per le donne del tempo. Durante questa attività si ammalò anche di peste, che colpì la città dal 1493, malattia da cui guarì.
Il 16 giugno 1737 è stata proclamata Santa da Papa Clemente XII; è conosciuta anche con il titolo di Dottoressa del Purgatorio.
La sua memoria liturgica si celebra il 15 settembre.

Le cinque condizioni per una buona Confessione

D. Che cosa è il sacramento della Penitenza?

R. La Penitenza, detta anche Confessione, è il sacramen­to istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati com­messi dopo il Battesimo.

D. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?

R. Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose:

  1. l’esame di coscienza;
  2. il dolore dei peccati;
  3. il proponimento di non commetterne più;
  4. l’accusa dei peccati;
  5. la soddisfazione o penitenza.

(Dal Catechismo di S. Pio X)

Contrizione e attrizione

CONTRIZIONE (dal lat. conterere = ridurre in piccole parti): è definita dal Concilio di Trento «il dolore dell’anima e la detestazione del peccato commesso con il proposito di non peccare più» (sess. 14, c. 4; DB, 897); non è dunque un sentimento vago ma un deciso atto della volontà, che, conosciuta tutta la deformità del peccato, lo fugge e lo detesta nutrendo il fermo proposito di non ricadervi per l’avvenire.

La contrizione può essere perfetta e imperfetta. Quella perfetta nasce nel cuore del peccatore che si duole del peccato in quanto è un’offesa recata a Dio, nel quale considera la paterna bontà ingratamente disprezzata. Mosso dunque da un amore puro, detto di benevolenza, il penitente quasi fa a pezzi il suo cuore sotto i colpi del dolore, onde il nome di contrizione, quasi frantumazione in minime parti del cuore pentito. Tale pentimento è tutto permeato delle fiamme della carità.
La contrizione imperfetta (ATTRIZIONE = frantumazione in grandi parti) sorge nell’animo di chi rinnega seriamente il peccato, per un motivo soprannaturale sì (come il timore dell’inferno o la bruttezza del peccato), ma inferiore alla carità perfetta. In questo caso il penitente vede in Dio più che l’immagine del Padre, quella del Giudice che minaccia severi castighi ai trasgressori delle sue leggi.

Le condizioni generali per ottenere un’indulgenza

Per ottenere una indulgenza plenaria o parziale il fedele, completamente distaccato dal peccato anche veniale, deve:

  • confessarsi, (Confessione sacramentale) per ottenere il perdono dei peccati;
  • fare la Comunione eucaristica, per essere spiritualmente unito a Cristo;
  • pregare secondo le intenzioni del Papa (si ritiene soddisfatta la condizione con la recita di un Pater Ave Gloria), per rafforzare il legame con la Chiesa;
  • compiere una delle opere buone a cui è annessa l’indulgenza. Se l’opera prescritta consiste nella visita di una chiesa od oratorio, occorre durante la visita recitare un Padre Nostro ed un Credo.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

Misericordia e giustizia

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Oggi la Chiesa celebra la commemorazione di tutti i fedeli defunti e allora ho pensato di farci guidare da una Santa, forse non tanto famosa, ma pur sempre una grande Santa, di nome Santa Caterina da Genova, la quale ha scritto un Trattato sul Purgatorio, non lungo, breve, e di facile lettura.

È un trattato molto bello, che ci fa vedere che cos’è il Purgatorio, in cosa consiste.

Lei è stata una santa che, diciamo così, si è un po’ specializzata sul tema delle anime del Purgatorio e, dato che oggi commemoriamo i defunti che stanno in Purgatorio, mi è sembrato importante ascoltarla.

Al paragrafo XXIV di questo importante trattato, lei scrive così (sembra che l’abbia scritto ieri sera per noi): “Ora, vedendo chiaramente queste cose alla luce divina, avrei voglia di fare un grido così forte che riuscisse a spaventare tutti gli uomini di questo mondo e dire loro: «O miseri, che vi lasciate accecare da questo mondo e non vi preoccupate affatto di una cosa importante e inevitabile a cui andate incontro! Ve ne state tutti tranquilli sotto la speranza della Misericordia di Dio (sentite che parole quanto mai attuali…) dicendo che essa è davvero grande, ma non capite che tanta Bontà divina sarà una testimonianza contro di voi, proprio perché avete agito contro la Sua Volontà?»”

Cioè, la Misericordia di Dio, dobbiamo capirla bene, perché lei scrive che è un atto di testimonianza contro di te, perché tu non hai fatto la Volontà di Dio.

Scrive: “La Bontà divina ci deve stimolare a compiere la Sua Volontà e non a sperare di fare il male impunemente”.

Non perché Dio è buono e mi perdona, allora io faccio tutto quello che voglio, «Tanto vado in Paradiso, tanto l’Inferno non esiste, men che meno il Purgatorio», diciamo noi.

Lei scrive: “Non manca infatti anche la Sua Giustizia”.

Questo mi ha confortato tanto, perché io dico sempre nelle omelie questa cosa, insistito sempre sul tema della Giustizia e della Misericordia messe insieme, non perché me lo invento io, ma perché l’ho studiato nei Santi, soprattutto in Santa Faustina Kowalska, e ritrovarlo in Santa Caterina da Genova mi ha veramente tanto confortato.

Non manca infatti anche la Sua Giustizia, che in qualche modo deve realizzarsi pienamente. Non ti fidare pensando: «Mi confesserò, poi prenderò l’indulgenza plenaria e così sarò purificato da tutti i miei peccati»”.

Quante volte facciamo questi ragionamenti insensati!

Lei scrive: “Rifletti… la confessione e la contrizione…

Cos’è la contrizione? Un po’ di catechismo ci fa bene…

C’è differenza tra contrizione e attrizione: l’attrizione è il dolore imperfetto per i peccati, nel senso che io soffro per i peccati contro Dio per paura dell’Inferno; la contrizione, invece, è il dolore perfetto, perché è il dolore che tu provi per aver offeso la Bontà di Dio, cioè lo provi per amore, non per paura.

Lei scrive: “La confessione e la contrizione necessarie per ottenere l’indulgenza plenaria (che noi oggi appunto potremmo ricevere), sono così difficili da conquistare che, se te ne rendessi conto, tremeresti di paura e perderesti la tua sicurezza di riuscire ad ottenerla”.

Queste sono le sue parole, al paragrafo XXIV del Trattato.

Perché Santa Caterina da Genova scrive così?

Perché non è che io ottengo l’indulgenza plenaria per il solo fatto che io vado, visito il cimitero, dico la preghiera per i morti, faccio la Comunione e la Confessione, recito Pater, Ave, Gloria e Credo per il Papa, no, no!

Perché c’è una condicio sine qua non, una condizione senza la quale tu non ottieni alcuna indulgenza plenaria, e qual è?

È che tu, quando ti confessi, devi avere l’odio più radicale, più assoluto possibile, il distacco più assoluto possibile, da ogni affetto anche verso il più piccolo peccato.

Non basta che tu ti confessi: dentro di te ci deve essere proprio la decisione, la percezione, che, qualunque peccato tu abbia commesso, di quelli che tu ricordi e che vai a confessare, verso nessuno tu abbia un briciolo di attaccamento, altrimenti non ottieni l’indulgenza plenaria.

Cos’è l’indulgenza plenaria? Perché è importante?

Perché, quando noi facciamo un peccato, ad ogni peccato è collegata una pena e una colpa: la colpa viene assolta in confessionale, la pena, invece, va scontata in Purgatorio.

Di tutti i peccati confessati noi abbiamo una pena da scontare in Purgatorio, ma l’indulgenza plenaria toglie anche le pene; la confessione toglie la colpa, mentre l’indulgenza plenaria, cioè piena, toglie anche le pene, quindi è una assoluzione che ti rimette in piedi, in equilibrio davanti a Dio, per questo è importante riceverla.

Questa cosa non vale solo per i Morti, perché l’indulgenza plenaria si può ricevere il giorno della Divina Misericordia, dei Santi Pietro e Paolo, e in tante varie altre occasioni noi possiamo ottenerla.

Sì, però, a queste condizioni, quindi non dobbiamo mai abusare della Misericordia di Dio, facendo questi ragionamenti insensati e anticristiani, dicendo appunto: «Ma tanto il Signore perdona… ma tanto mi confesserò… ma tanto sarò purificato… ma tanto c’è la Misericordia…»

La Misericordia, la pazienza di Dio, lo dice anche la Scrittura, ti è data per dirti che il Signore ti aspetta e non per dirti che tu puoi continuare ad offenderlo quanto vuoi, non per dirti che Dio non è giusto.

Se noi dicessimo che Dio non è giusto, sarebbe una bestemmia!

Questo non è possibile, quindi la Misericordia, qui in questa vita, è per avere la grazia di Dio, cioè per poter stare in comunione con Dio e fare la Sua Volontà.

Santa Caterina da Genova, con questo Trattato sulle anime del Purgatorio, ci mostra quanto sia essenziale pregare per queste persone defunte.

Ovviamente nessuno di noi sa se ottiene l’indulgenza plenaria, lo sapremo quando saremo morti; noi possiamo fare tutte queste cose che vi ho detto per ottenerla, poi se l’avremo ottenuta non lo sappiamo.

Certamente Santa Caterina da Genova ci dice che è una cosa difficilissima, ma lo aveva detto anche Santa Caterina da Siena che era una cosa difficilissima, perché, quell’anno del Giubileo, quando tutti andarono a Roma, il Signore le apparve e le disse: «Di tutte le persone che sono andate a Roma per il Giubileo, solo due hanno ricevuto l’indulgenza plenaria: il Papa e una vecchietta», basta, di tutti gli altri, nessuno.

Perché?

Perché è richiesta questa cosa interiore; noi purtroppo i peccati li confessiamo, ma dentro, sotto sotto, ci piacciono, ce li teniamo lì, li conserviamo nel cuore e poi dentro di noi magari diciamo: «Sì, lo confesso, però poi dopo…», non tagliamo veramente.

Come uno che si va a confessare, perché è goloso, e intanto si tiene a casa cinque chili di Nutella… No, perché quando mi confesso devo fare il proposito di non peccare più, devo avere il vero pentimento!

Sono cinque le condizioni per una vera confessione, andate a studiare le cinque condizioni richieste per poter fare una buona confessione!

La Misericordia di Dio è solo per la vita presente, quando moriremo incontreremo solo la Giustizia di Dio, non la Misericordia.

La Misericordia è qui, su questa terra, nel confessionale e davanti al tabernacolo, come diceva Santa Faustina Kowalska, riferendo le parole di Gesù.

Chiediamo quindi al Signore la grazia di saper usare bene, finché siamo in vita, finché possiamo, i troni della Sua Misericordia!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

Letture del giorno

Prima lettura

Gb 19,1.23-27 – Io lo so che il mio redentore è vivo.

Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Salmo responsoriale

Sal 26

Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Seconda lettura

Rm 5,5-11 – Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Canto al Vangelo

Gv 6,40

Alleluia, alleluia.
Questa è la volontà del Padre mio:
che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna;
e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore.
Alleluia.

Vangelo

Gv 6,37-40 – Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

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