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Triduo in preparazione alla festa del Santo Volto di Gesù – Secondo giorno

Santo Volto - Sacro Cuore

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia del 5 febbraio 2016 in preparazione alla Festa del Santo Volto di Gesù che ricorrerà martedì 9 febbraio. Tema dell’omelia: la relazione tra la devozione al Sacro Cuore e quella al Santo Volto.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Potrebbe essere che alcune anime temano che la devozione e il culto al mio S. Volto, diminuiscano quella al mio Cuore. Di’ loro che, al contrario, sarà completata e aumentata. Contemplando il mio Volto, le anime parteciperanno alle mie pene, sentiranno il bisogno di amare e di riparare. Non è forse questa la vera devozione al mio Cuore?”

(Gesù alla Beata Madre Pierina de Micheli, 1937)

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Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

Triduo in preparazione alla festa del Santo Volto di Gesù – Secondo giorno

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

In questo primo venerdì del mese di febbraio, che è per noi sempre una memoria costante e dolcissima e devota del Sacratissimo Cuore di Gesù, vogliamo offrire questa Santa Messa come riparazione, come sempre, soprattutto la Comunione, secondo la richiesta di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque, e iniziamo il secondo giorno del Triduo in preparazione alla Festa del Volto Santo, che sarà il 9 di febbraio e che celebreremo alle 7.30 del mattino.

In questo secondo giorno, essendo proprio il primo venerdì, ci concentriamo, come dicevo ieri, sul Sacratissimo Cuore di Gesù, sul legame esistente tra il Sacratissimo Cuore di Gesù e il Suo Volto Santo, spiegato da Gesù stesso alla Beata Madre Pierina De Micheli, colei che riceve questa rivelazione.

Dicevo ieri che, nel 1935, la Madre fa erigere nel cortile del convento questa bella statua in marmo, molto grande, molto alta, del Sacratissimo Cuore di Gesù e fa scrivere sul piedistallo questa invocazione: “Dulce Cor Jesu, sis amor meus!”, una invocazione mollo bella, molto dolce: “Dolce Cuore di Gesù, sii il mio amore!”, tradotto e spiegato meglio potrebbe essere: “Sii il mio unico amore!”

Di amore ce n’è uno solo nella vita, non ce ne sono tanti!

“Sii il mio amore!”

Sarebbe bello, dicevo ieri, che questo rimando costante al Cuore di Gesù diventasse una litania, una invocazione: “Dolce Cuore di Gesù, sii il mio amore!”, cioè allontana dall’amore del mio cuore tutto ciò che è indegno del mio cuore e attira questo mio cuore a Te, unicamente a Te, Tu devi essere l’oggetto e il soggetto del mio amore!

Lei fece fare questa statua, perché voleva che coloro che entravano in convento fossero accolti da questo sorriso amabile del Signore.

Fu anche Madre Maestra di formazione e lei insegna alle sue Suore a non seguire l’amore di sentimento, ma l’amore pratico. Noi non siamo chiamati a sentire Gesù, siamo chiamati ad amare Gesù, non siamo chiamati a sentire l’effervescenza dello Spirito, a sentire il calore e non so quale altre cose.

Lei diceva che siamo chiamati a opere di amore (come Santa Teresa d’Avila del resto), siamo chiamati a una praticità dell’amore, ad un amore pratico, un’amore fattivo, un amore riscontrabile da tutti, da noi per primi, ma anche dagli altri, siamo chiamati ad una vita che sia amore, non al sentire l’amore.

Di lei si dice che pregava sempre. Portava sempre la Corona del Rosario in mano, e divenne un po’ quello che si applicò a San Francesco, questo bel motto: “Non orans sed oratio factus”; si dice di San Francesco: “Non solo prega, ma è fatto preghiera”.

Noi non dobbiamo dire preghiere, ma essere preghiera, noi dobbiamo essere una preghiera vivente. La preghiera non è una cosa in più, una protesi della nostra esistenza, ma deve essere la nostra esistenza.

Lei insegna: uno, a pregare parlando a Gesù, come un bambino fa con la sua mamma; due, la nostra giornata deve essere una continua preghiera; tre, lei dice: «Non lavoriamo come macchine, ma diciamo ogni tanto: “Gesù, per Te faccio questo!”»

Teresina diceva: «Se raccogliamo uno spillo, facendolo per amore di Dio, questo ha un valore enorme».

Ecco, lei, come abbiamo visto ieri, mutuando questo insegnamento da Teresina, dice: «Per Te faccio questo!», un piccolo atto, ma di grande valore.

In questa maniera si mantiene il contatto costante con Gesù e nessun lavoro, nessuna azione che dobbiamo fare, ci allontana da Lui; qualunque cosa facciamo, tutto diventa preghiera.

Il martedì di Passione, Gesù le parla ancora e le dice: «Ogni volta che si contempla il mio Volto, io verserò il mio amore nei cuori. Per mezzo del mio Santo Volto si otterrà la salvezza delle anime». E prosegue: «Potrebbe essere che alcune anime temano che la devozione e il culto al mio Santo Volto diminuiscano quella al mio Cuore (cioè che la devozione al Volto di Gesù tolga al Cuore di Gesù qualcosa). Dì loro che, al contrario, sarà completata ed aumentata. Contemplando il mio Volto le anime parteciperanno alle mie pene, sentiranno il bisogno di amare e di riparare. Non è forse questa la vera devozione al mio Cuore? Voglio che il mio Volto, che riflette le intime pene del mio animo, il dolore e l’amore del mio cuore, sia più onorato. Chi mi contempla mi consola».

È per questo che daremo la Medaglia del Volto Santo.

Non è un oggetto di superstizione, non è un talismano!

Vedremo martedì tutte le parole che usa la Madonna per spiegare questa Medaglia a Madre Pierina.

La daremo per questa ragione, perché noi, portando sul petto e sul cuore il Santo Volto di Gesù e l’Eucarestia raggiante, contemplando quel Volto, avremo la possibilità di consolare Gesù (lo dice Gesù: «Già nel momento in cui mi contemplate voi mi consolate») e in quel Volto di dolore noi avremo la possibilità di amare di più, di onorare di più, il Suo Sacratissimo Cuore.

È bello che questo secondo giorno del Triduo sia proprio esattamente nel primo venerdì del mese.

Vedete il legame stretto che intercorre tra i Santi, tra Santa Margherita Maria Alacoque, Santa Teresa di Gesù Bambino e la Beata Madre Pierina De Micheli, tutte che rimandano all’umanità del Cristo.

È importante che le devozioni che noi abbiamo siano rettamente intese, tutte puntano al Cristo totale, a tutta la figura di Gesù.

Allora, se da una parte oggi, come primo venerdì del mese, contempliamo l’amore di Gesù, la carità ardente di Cristo, dall’altra parte, contemplando il Suo Volto, contempliamo la Passione, contempliamo il dolore, contempliamo il bacio di Giuda, come abbiamo visto ieri, contempliamo il bisogno di riparare.

Lei dice: «Preghiamo Gesù che susciti anime generose, che comprendano vicino al tabernacolo il mistero di amore e di dolore dell’Ospite Divino e che siano veri, reali consolatori di Gesù, i validi sostegni del sacerdozio. Non si dà tutto e non si accetta tutto per il Signore! Gesù si lamenta e soffre perché tante anime sono lontane per la freddezza e l’indifferenza di tanti suoi Sacerdoti».

Dobbiamo pregare per questo, perché queste sono le parole di una Beata.

Il Signore si lamenta per la freddezza e l’indifferenza dei Sacerdoti, che causano l’allontanamento delle anime dal Signore.

Dobbiamo pregare per la santificazione dei Sacerdoti!

Dobbiamo chiedere al Signore Sacerdoti santi; Teresa di Gesù scriveva: “Sacerdoti che ardano di carità e di zelo apostolico per le anime”.

Teresa di Gesù Bambino, nell’Atto di Consacrazione al Volto Santo, scrive: “Signore dacci apostoli veri, dacci apostoli che infiammino del Tuo amore le anime!”

Per questo lei, come abbiamo visto ieri, si prepara con una novena di rigoroso digiuno, di preghiera, in riparazione dei peccati e per la santificazione dei Sacerdoti, in vista del martedì del Volto Santo.

Allora anche noi usiamo questi giorni, oggi, sabato (domani è il primo sabato del mese in onore del Cuore Immacolato di Maria), domenica e lunedì, per prepararci, facendo qualche digiuno, qualche astinenza, facendo qualche mortificazione, qualche penitenza, raccogliendoci di più in preghiera vicino al Volto Santo del Signore.

Quel giorno daremo anche, per chi lo vorrà, l’immagine grande, bellissima, un bellissimo dipinto, da appendere in casa, del Volto Misericordioso di Gesù, con scritto: “Gesù, confido in Te!”; un’immagine un po’ antica, molto bella, con uno sguardo, con due occhi del Signore azzurri, belli, veramente molto dolci, con uno sguardo molto molto penetrante, molto dolce.

Anche quello si potrà prendere quel giorno, per poterlo appendere in casa, in ufficio, ovunque noi siamo, e così essere costantemente sotto lo sguardo del Volto Santo.

Che il Sacratissimo Cuore di Gesù cambi il nostro cuore, da cuore di pietra in cuore di carne!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

Letture del giorno

Sant’Agata

Prima lettura

Sir 47,2-13 – Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato.

Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.

Salmo responsoriale

Sal 17

Sia esaltato il Dio della mia salvezza.

La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.

Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.

Canto al Vangelo

Lc 8,15

Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.

Vangelo

Mc 6,14-29 – Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

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