Pregate!

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 5 dicembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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PREGATE!

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti al primo sabato di dicembre, il 5; abbiamo quasi concluso questa prima settimana di Avvento e oggi, insieme al primo sabato, è anche il ricordo, la memoria, del Cuore Immacolato di Maria, quindi della richiesta della Vergine Maria, a Fatima, di onorarLo in modo speciale nei primi sabati del mese, poi con le promesse dei primi cinque sabati del mese, il Santo Rosario, i quindici minuti da tenere in compagnia della  Madonna meditando sui Misteri del Rosario, la Comunione riparatrice, la Confessione con l’intenzione di riparare i peccati contro il Cuore Immacolato di Maria, insomma, tante indicazioni, tante richieste bellissime del cielo, per vivere santamente questo sabato,  tutto mariano,  l’ultimo di questo anno.

Il Vangelo di oggi, tratto dal capitolo IX di San Matteo, ci dice alcune cose, per esempio: “Pregate il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”

Gesù ci chiede di pregare, pregare Dio, che mandi operai nella Sua messe e per noi è fondamentale la preghiera, lo sappiamo, l’abbiamo detto tante volte.

Nell’Epistolario, volume VI, “Lettere scelte ai sacerdoti”, di Don Dolindo Ruotolo, prendiamo un testo, che si intitola, Numero XVII, “Pregare e non venire meno”, Napoli 26 novembre 1961:

Gesù all’anima: «Pregare, pregare e non venire mai meno, è la parola con la quale io comandai la preghiera. Alla presente generazione la preghiera appare quasi oziosa, inutile e perciò si è andata sempre più restringendo, accorciando, mutilando, fino a far perdere l’idea e il gusto della preghiera, fino a renderla un peso, fino a crederla, non solo inutile, ma anche controproducente».

Sono parole forti, queste di Gesù a Don Dolindo…

“Pregare, pregare non venire mai meno”.

È vero che oggi la preghiera, oggi forse più del 1961, appare quasi oziosa, inutile, come se fosse riservata ad uno spazio di nicchia, per coloro che non hanno niente da fare, come se la preghiera fosse una perdita di tempo, e quindi il tempo, il luogo della preghiera, si è sempre più ristretto, accorciato, mutilato, e si è fatta perdere l’idea, il gusto della preghiera.

Vedete, nel momento in cui io faccio perdere l’idea della preghiera, il valore della preghiera, la bellezza della preghiera, subito si perde anche il gusto.

Pensate a una famiglia dove non si prega mai, dove non si prega mai insieme, dove non si sta mai insieme davanti al Crocifisso, davanti a una statua di Gesù, davanti a una immagine del Signore…

Si sta insieme davanti alla televisione, si sta insieme, magari, a mangiare, ma non si sta insieme a pregare e sono forse un po’ troppo pochi quelli che insegnano la bellezza, il gusto della preghiera, il gusto dello stare davanti al Signore.

A chi? A chi lo insegnano? Ai giovani, ai ragazzi e ai bambini. Non si ha tempo di stare lì con i propri figli a pregare e cosa si fa? I migliori, quando mettono i bambini a letto: «Bambini, diciamo una preghiera!». Mentre hanno il pigiama, hanno un occhio aperto e un occhio chiuso, quando stanno entrando nel letto: «Diciamo una preghiera!»…un’Ave Maria, un segno della croce, poi sotto le coperte e buonanotte, ma questa non è preghiera, questa è pigrizia!

Cosa insegno in questo modo al mio bambino?

Che la preghiera è la coda della giornata, proprio l’ultima cosa; è più importante lavarmi i denti che fare una preghiera.

In questo modo la preghiera non è il momento di sintesi della giornata, non è il momento di verifica della giornata, non la metto come cosa più importante della giornata, ma semplicemente la elimino, o la riduco, che è la stessa cosa, talmente tanto, che non ha più valore e quindi questi ragazzi crescono pensando che la preghiera non serve più a niente.

Guardate, se noi non preghiamo, non abbiamo la possibilità di crescere nella fede e nell’umanità, non abbiamo la possibilità di crescere nell’amicizia col Signore.

Certo, deve essere una preghiera vera, però bisogna pregare!

La preghiera vera è la preghiera che ci cambia testa e cuore, stili di vita, stili di pensiero, stili di azione: questa è la preghiera!

Prosegue Gesù:

«È una delle piaghe più brutte dell’umanità, è un vuoto che produce miserie spirituali e corporali, come il vuoto d’aria produce cicloni irrompenti e abissi per un aeroplano che vola».

Sentite che belle queste parole di Gesù, belle perché sono di una verità sconcertante:

«Le lunghe veglie notturne dei primi Cristiani si accorciarono, a poco poco i Cristiani furono presi dalla pigrizia e le lunghe file di fedeli che andavano alle catacombe o alle basiliche si assottigliarono, finché cessarono.

Si volle supplire a questa mancanza e la preghiera sembrò ufficio di solitari, che non avevano occupazioni terrene e dei religiosi e delle religiose, ma la preghiera notturna si credette gravosa per l’umana debolezza e divenne diurna, rimanendo notturna per pochi frati.

Il demonio, da maligno stratega, faceva cadere ad uno ad uno gli ostacoli alla sua avanzata e al suo regno».

Gesù, come sempre hai ragione: è un vuoto! Quando noi non preghiamo, andiamo sottovuoto! Le lunghe veglie di preghiera notturna accorciate, tolte, perché? Per pigrizia! È un peccato che confessiamo mai, ma è un peccato oltremodo frequente, la pigrizia. Noi perché non preghiamo? Per una ragione sola: perché non abbiamo voglia, perché siamo pigri. Non perché abbiamo tante cose da fare, non è vero, non è assolutamente vero! Quando io voglio fare qualcosa, il tempo per farlo lo trovo, sempre. Se io non prego, è perché non ho voglia di pregare! Rimanda, rimanda, rimanda, rimanda, rimanda, rimanda…poi arriva la sera e sono stravolto, distrutto, non ce la faccio più.

Certo, le lunghe file si assottigliano, le basiliche si svuotano, si demanda la preghiera ai monaci e la preghiera notturna, per la nostra debolezza, per l’umana debolezza, la si crede gravosa. Non è gravoso stare su la notte, non è gravoso stare in piedi fino a mezzanotte per vedere un film, no, questo va bene! Siamo lì che ci addormentiamo…, ma la televisione ha un potere ipnotico, potentissimo, avete mai notato? Quando siete davanti alla televisione, non vi viene mai in mente niente di altro che non sia il film che vedete, ma appena voi spegnete la televisione, soprattutto se è sera, la prima cosa che fate è uno sbadiglio; il corpo è come se si svegliasse e dicesse: «Ho sonno! Sono stanco! Finalmente adesso c’è spazio per ascoltarmi!». Appena spegnete la televisione, la prima cosa che succede è questa: vi vengono in mente le mille cose che dovevate fare e che dovete fare; con la televisione accesa, tutto narcotizzato.

L’umana debolezza non viene presa in considerazione quando devo stare a ballare fino alle quattro o alle cinque del mattino, no. Non viene presa in considerazione l’umana prudenza: sapete i rischi di incidenti mortali gravissimi del sabato sera… eppure… Ma quando uno fa una cosa per Dio, ci sono sempre mille cautele a cui pensare, su cui riflettere, da discutere, sempre. Quando c’è di mezzo Dio, iniziano le polemiche infinite, mille problemi, sempre così! Quando c’è di mezzo il mondo e quando ci sono di mezzo io, tutto liscio, va tutto bene! Se fai un digiuno, oooh… Se mangi fino a morire, va bene.

Vedete, è tutto tipicamente mondano, anti evangelico; il demonio, da maligno stratega, come dice Gesù,  fa cadere ad uno ad uno gli ostacoli alla sua avanzata e al suo regno.

Prosegue Gesù:

«Si vide la necessità della preghiera per i regni, per le città, per il popolo, si vide da pochi generosi e si formarono i cori delle cattedrali.

Cori di preghiera per l’onore di Dio e per il bene del popolo, ma l’ultima miseria per tenerli in vita ricorse all’allettamento del denaro e a quello della vanità ed ecco le laute prebende e le cappe di onore, gli anelli preziosi, i titoli di grandezza.

Satana veniva ad introdursi tra le trincee del combattimento, contro di lui si mimetizzava e disseccava il campo di Dio col fuoco del guadagno e dell’onore.

Questi cori cattedrali furono devastati da rivoluzioni, sopravvissero in pochi, furono decimati nelle prebende e per molti divennero i rifugi della vanità.

La preghiera si attenuò nei cuori come lampada a cui viene meno l’olio e che con l’acqua ancora solleva l’esile strato galleggiante, per dare ancora un povero splendore al lucignolo disseccato».

Capite? Quello che non ha fatto la pigrizia, l’ha fatto la vanità e il guadagno.

«Prima il popolo si univa alla preghiera dei cori, poi si affollava per vedere la parata delle cappe e per udire la melodia dei canti, ma la parata delle cappe non fece più colpo, i canti languirono in un deperimento artistico che li rendeva senza alcuna attrattiva, le voci erano più o meno stonate».

Quando c’era il Cardinal Schuster, al pomeriggio, quando c’erano i Vespri in Duomo a Milano, il Duomo di Milano era straripante, tutti andavano a recitare i Vespri in Duomo per vedere il Cardinale, perché vedere il Cardinale pregare era uno spettacolo, era bellissimo vedere il Cardinal Schuster pregare.

«Le voci erano più o meno stonate con i cuori e gli organi erano toccati da mani inesperte e satana ghignava e rideva, satana, che aveva conosciuto le melodie mirabili dei cori angelici dai quali si era staccato».

Capito? Satana ride delle nostre voci stonate, dei nostri coretti di poveretti, lui che conosce benissimo le mirabili melodie dei cori angelici. Lui ride perché, non perché siamo stonati, ma perché non c’è il cuore per farlo, si canta male, si suona male, mani inesperte…

«Così cominciò a cessare la preghiera pubblica e oggi i cori delle cattedrali si riducono sempre più a pochi e a poche ore, mentre i ricordi religiosi si vanno spegnendo».

Capite? Quando ero piccolo io e andavamo all’oratorio, alle tre c’era il momento della preghiera e cosa si faceva? Bellissimo, si faceva l’esposizione eucaristica, il canto dei vespri, i secondi vespri della domenica, la benedizione eucaristica e poi si tornava a giocare. Alle tre era sempre così, preghiera del vespro delle tre, tutti in cappella, sospensione dei giochi, tutti in cappella a pregare e poi si tornava a giocare.

Chissà se ancora oggi si fanno i vespri cantati con tutti i ragazzi dell’oratorio, esposizione eucaristica, incenso, benedizione eucaristica, e poi si ritorna a giocare. Chissà, non lo so, è da tanto tempo che non frequento più l’oratorio, spero proprio che si sia conservata questa bella abitudine.

Abbiamo ascoltato quello che Gesù ci dice, dice a Don Dolindo, sull’importanza della preghiera, meditiamolo in questo giorno di sabato e stiamo vicini alla Vergine Maria. Cerchiamo in queste due settimane di confessarci per il Natale, visto che poi non sarà più possibile muoversi, e chiediamo alla Madonna la grazia di essere sempre più secondo il gusto del Suo Figlio Gesù.

La benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre! Amen.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Sabato della I settimana di Avvento

VANGELO (Mt 9,35-10,1.6-8)
Vedendo le folle, ne sentì compassione.

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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