In principio era il Verbo…

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 31 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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In principio era il Verbo…

Eccoci giunti a venerdì 31 dicembre 2021. Oggi ricordiamo San Silvestro I, Papa. Siccome oggi in tanti lo nomineranno spieghiamo chi è San Silvestro. San Silvestro visse nel periodo tra la fine delle ultime persecuzioni e l’inizio della pace di Costantino, venne ordinato Vescovo di Roma nell’anno 314 e resse la Chiesa sotto l’imperatore Costantino per vent’anni. Sotto il suo pontificato si celebrò il grande, famosissimo Concilio Ecumenico di Nicea del 325. Organizzò la vita ecclesiastica romana e promosse la costruzione delle prime Basiliche.

È sicuramente una figura molto importante e molto significativa, quindi San Silvestro non è “il Capodanno”, ma fu un Papa di grandissimo spessore.

Il Vangelo della Santa Messa dell’ultima Santa Messa dell’anno, è tratto dal Vangelo di San Giovanni capitolo I, versetti 1-18, si tratta del famosissimo “Prologo giovanneo”. Per chi conosce il latino è bellissimo leggerlo in latino, perché è una poesia. Se lo leggete a voce alta sembra da una parte una poesia e dall’altra uno scioglilingua. Per chi è studente va molto bene perché la lettura del Prologo o la sai o non la sai, o lo sai leggere o lo sai leggere, altrimenti ti impappini. Se lo leggete un po’ di volte, lo imparate a memoria e poi viene da solo.

È talmente bello che ci dovremmo soffermare su ogni singola espressione:

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”

Uno lo legge, si ferma e va in estasi. Volevo leggervelo in latino, ho avuto una fortissima tentazione, ma già sentivo, immaginavo qualche brontolio: “Ecco, lo legge in latino, perché lo legge in latino? Noi non capiamo il latino, perché deve leggerlo in latino e non lo legge in italiano?”. 

L’ultimo giorno dell’anno, evitiamo queste cose, quindi non l’ho letto in latino per questa ragione, però è veramente molto bello, già dalla prima frase voi lo vedete:

“Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.”

Bellissimo, tanto bello che gli uomini hanno detto: “no”. Ma noi siamo fatti così, noi diciamo “sì” all’orrido e “no” a Dio. 

Ho letto ultimamente una statistica secondo la quale in Italia i cristiani cattolici che vanno a Messa la domenica, prima del Coronavirus erano circa il 15% della popolazione, dopo il Coronavirus, cioè adesso, si aggirano intorno al 10%. Non mi sembra una grande accoglienza della bellezza, della luce, dell’importanza del Verbo. Non si vede questa accoglienza verso Dio. 

“Da Dio sono stati generati… abbiamo contemplato la Sua gloria… e venne ad abitare…”

In realtà se consideriamo l’originale greco di questo testo dovremmo dire: “venne ad attendarsi”, a fare la tenda fra noi, cioè “mise le tende tra di noi”, mise la sua tenda tra di noi.

Vi consiglio, questa sera, quando magari starete un po’ davanti a Gesù, di rileggere questo testo, di guardare il Signore, di dargli un po’ di amore, perché mi sembra veramente che l’unico bistrattato sia lui. Adesso ho sentito che non bisogna neanche dire “Buon Natale” e qualcuno dice che bisogna evitare di usare nomi troppo cristiani, soprattutto il nome di Maria, quando si fanno gli esempi. Beh, io non lo tolgo perché mi chiamo così, io ho due nomi cristianissimi: San Giorgio e la Vergine Maria, più cristiani di così! San Giorgio il guerriero e la Vergine Maria. Non ci penso neanche a togliermi il nome di Maria. E sono ben fiero e ben contento quando mi chiamano con il mio nome per esteso.

Una si chiama Margherita, nome bellissimo con dei riferimenti incredibili e la chiamano Marghe. Ma perché Marghe? Si chiama Margherita, chiamala Margherita.

“Sì ma siamo in casa, dobbiamo risparmiare tempo, fatica..”

Volete mettere Margherita con Marghe? Noi che misuriamo le parole, che non ne diciamo mai una in più, noi che siamo molto attenti al calcolo delle parole e a non dire parole inutili [ironico], quattro lettere in più, vuoi mettere quanto tempo e quanta fatica mi costano? 

Grazie al cielo il Signore mi ha risparmiato dall’essere chiamato Gio’, mi sembra un nome di un cagnolino. Io mi chiamo Giorgio e ci tengo ad essere chiamato Giorgio e poi mi chiamo Maria e ci tengo ad essere chiamato Giorgio Maria perché è il mio nome.

Oggi è l’ultimo venerdì dei quindici. Oggi alle 18 reciteremo il Te Deum per chi vuole, insieme, ed oggi è l’ultimo venerdì del secondo ciclo dei quindici, quelli che Gesù ha chiesto a don Tomaselli. Voi sapete che la pratica dei quindici venerdì viene direttamente da Gesù che lo chiede a don Tomaselli.     

Lui gli chiede:

“Vuoi che scriva il libretto dei quindici venerdì, oppure vuoi che ne scriva uno dal titolo “I dodici venerdì” in onore delle dodici promesse fatte dal Sacro Cuore?”

E Gesù dice:

“Il libro dei Quindici Venerdì, lo imposterai così: si facciano due turni solenni all’anno, il primo turno si chiuda l’ultimo venerdì di giugno…”

Poi vi dirò quando comincia esattamente il prossimo nuovo ciclo che si concluderà l’ultimo venerdì di giugno. Vi avviserò quando inizierà il primo ciclo e lo concluderemo l’ultimo venerdì giugno, poi vi avviserò quando inizierà il secondo ciclo che si concluderà…

 “Il secondo turno l’ultimo venerdì di dicembre”

Che la Provvidenza vuole che quest’anno cada esattamente l’ultimo giorno dell’anno, bellissimo, una chiusura fantastica.

Poi dice:

“Privatamente il turno può farsi in qualunque periodo dell’anno”

Se uno decide di farlo adesso, lo può fare. Don Tomaselli chiede:

“In caso di bisogno potrebbero farsi le Comunioni in quindici giorni di seguito?”

Cioè fare i quindici venerdì invece che un venerdì alla settimana, fare la pratica un giorno dopo l’altro.

Gesù risponde: 

“Questo solo in casi urgentissimi”

Per esempio, se uno è in procinto di morire.

“E quando la Comunione coincide con quella dei nove venerdì?”

Perché dentro i quindici venerdì ci sono anche i nove. Se da una parte voglio rispondere alla richiesta di Gesù di fare i primi nove venerdì del mese ma voglio fare anche i quindici, inevitabilmente, qualche venerdì dei nove coinciderà con quelli dei quindici.

Gesù risponde:

“Quella Comunione soddisfa tutte e due le pratiche”

L’Arcivescovo quando dà l’imprimatur dice di chiedere a Gesù:

“Ma non bastano i primi nove venerdì?”

Quindi, l’Arcivescovo dà l’imprimatur per la pratica dei quindici venerdì ma dice di chiedere a Gesù, alla prima occasione perché i quindici, se non bastano i nove, perché mettere anche questa pratica? E Gesù risponde all’Arcivescovo attraverso don Tomaselli e dice:

“I quindici venerdì sono più fruttuosi dei nove..”

Ecco perché io tanto insisto, perché li faccio sempre, perché ve li proporrò sempre e perché faccio l’omelia su queste cose. Gesù è sempre assolutamente logico.

“… ed assicuro a chi li fa la grande promessa che ho assicurato per i nove venerdì. Con questa pratica sono disposto ad operare anche miracoli, e se c’è uno che la compie le mie celeste benedizioni vanno sopra di lui e a tutti i membri della sua famiglia.”

Vale proprio la pena.

“Ed invero questa pratica è più utile alle anime: altro è confessarsi e comunicarsi una volta al mese — con la pratica dei primi nove venerdì — e altro è ogni settimana”

Perché per fare la pratica dei quindici venerdì tu devi fare, per quindici venerdì consecutivi, ciò che è richiesto per i primi nove venerdì del mese: l’offerta della Santa Comunione per riparare le offese al Sacro Cuore di Gesù e la Confessione sacramentale entro gli otto giorni. È chiaro che se tu devi fare la pratica dei quindici, lo devi fare tutte le settimane. E allora Gesù dice che un conto è se tu lo fai una volta al mese, che era la pratica dei nove, ma se tu accetti da farlo per i quindici, tu lo dovrai farlo per tutte le settimane, per quindici settimane consecutive e se fai i due turni sono trenta settimane. Le domeniche dell’anno sono 52, non è che ne rimangano fuori molte, nel frattempo, se tu ci metti anche dentro la pratica dei nove venerdì, siamo dentro perfettamente.

“Altro è comunicarsi con l’intenzione di riparare i peccati in genere…”

Questa è un’altra cosa in più, interessante, perché quando noi facciamo la pratica dei nove, ci comunichiamo con l’intenzione di riparare i peccati contro il Sacro Cuore di Gesù in generale.

 “… altro è comunicarsi con l’intenzione di riparare ogni venerdì un peccato particolare.”

La stessa cosa vi consiglio di farla quando fate i primi cinque sabati del mese (e sapete che poi Gesù a suor Maria Magdolna chiese i nove sabati). Perché i sabati sono proprio cinque? Gesù disse a Suor Lucia che era per riparare i cinque peccati contro il Cuore Immacolato di Maria. Allora, secondo me, è bello che quando voi fate i primi cinque sabati non mettiate ogni volta l’intenzione di riparare i peccati in generale contro il Cuore Immacolato di Maria, ma che ogni sabato di quei cinque ne ripariate uno in particolare, così alla fine dei cinque voi li avrete riparati tutti singolarmente, che è quello che dice Gesù adesso.

Nel libretto di Don Tomaselli c’è un’istruzione per i vari peccati, come bisogna correggerli e poi come riparare.

Don Tomaselli dice:

“Una dozzina di pagine del libretto riporta preghiere dettate da Gesù, parola per parola.”

Almeno tutti sapete le cose come stanno.

Oggi andiamo a vedere l’ultimo venerdì, oggi preghiamo per i moribondi. Ultimo giorno dell’anno, ultimo venerdì dei quindici.

Quindicesimo Venerdì: Pregare per i moribondi

“Il tempo è uno dei più grandi doni che Iddio possa farci. Utilizzando il tempo, possiamo arricchirci di meriti per tutta l’eternità. L’unico affare interessante della vita è la salvezza dell’anima. Ma tutti pensano che ci attende un’altra vita? Tutti hanno cura dell’anima? Purtroppo si vive come se si dovesse restare sempre su questa terra. Eppure si deve morire. Nessuno può sfuggire a questa legge universale. Nessuna cosa è certa come la morte ed incerta come l’ora della morte. State preparati, dice Gesù, perché nell’ora che non vi attendete, verrà il Figliuolo dell’uomo. Verrà come un ladro di notte tempo. Vigilate! Non tutti sono pronti a presentarsi a Dio serenamente, perché tanti vivono in peccato. Ma guai a trovarsi in disgrazia di Dio nell’ora della morte!”

Lo sto leggendo perché è talmente semplice, talmente chiaro che spiegarlo mi sembra un po’ inutile.

“Ogni giorno muoiono centinaia di migliaia di persone. È dovere di carità assistere costoro con la preghiera e con altre opere buone. Il Sacro Cuore di Gesù, che è morto in Croce per tutti, desidera che tutti muoiano nella sua grazia. Siccome tra i moribondi ci sono anche dei peccatori ostinati, conviene muovere la divina misericordia a farli convertire, almeno nell’ultima ora. Gesù non nega a nessuno la sua grazia, come non la negò al ladrone pentito, prima di emettere l’ultimo respiro. Questo ultimo venerdì serve a consolare il Sacro Cuore, con la conversione dei peccatori moribondi.”

Dobbiamo tanto pregare per questo.

“Pregare per gli agonizzanti dovrebbe essere la premura di ogni anima pia, per tutti giorni, poiché ogni giorno le anime partono per l’eternità. Santa Teresa del Bambino Gesù era gravemente ammalata; chiamò una consorella e così le parlò: “Se voi, cara consorella, foste sul letto di morte, oh, quanto pregherei per voi; sono moribonda io! Pregate per me! Ho tanto bisogno dell’assistenza divina!” Se una Santa può avere bisogno di preghiere in punto di morte, che cosa dire dei peccatori? Preghiamo dunque a tale scopo. Quando siamo a conoscenza di qualche moribondo, interessiamoci di fargli ricevere i santi Sacramenti.”

Questo lo abbiamo già detto parlando della morte con i Novissimi di don Alberione, il nostro compito è chiamare un Sacerdote, fare in modo che si confessi il prima possibile, fargli avere l’Eucarestia. Ma non quando ormai è più di là che di qua, non quando sta spirando!

“Ma se gli chiamo un Sacerdote pensa che sta morendo”

Ma guardate che nessuno è stupido, lo capiamo benissimo quando stiamo morendo, anche se tutti ci dicono che non è vero. Ci si rende conto da soli, guardandosi il corpo… si capisce che c’è qualcosa che non va. È giusto che ci sia accanto a noi qualcuno che ci dica la verità, con i dovuti modi, con calma, preparandoci, ma è fondamentale perché così ci accompagna, ci chiama il Sacerdote, possiamo ricevere l’unzione degli infermi in tutta calma, serenità e in piena coscienza. 

Quando siamo accanto ad un moribondo dobbiamo lasciare la possibilità all’altro di decidere, non dobbiamo imporre nulla, però dobbiamo dirlo: “Vuoi un Sacerdote che così ricevi il Sacramento dell’unzione degli infermi? Vuoi confessarti? Vuoi fare la Comunione?” Dobbiamo dirlo e se è in pericolo di vita dirgli: “Guarda che non manca molto, quindi è meglio se…”. Certo, non a tutti si può dire, se conosciamo la persona e sappiamo che assolutamente non ne vuole sapere di Dio e rifiuta l’idea della morte, va bene, però almeno possiamo dire: “Sei sicuro che non vuoi un Sacerdote?” Su queste cose è meglio non avere rimorsi. 

A me è successo di un mio coetaneo. Siamo cresciuti insieme all’oratorio, lui si è ammalato di cancro ai linfonodi, si era venuto a confessare quando era ancora cosciente e poteva ancora camminare, ma ormai non c’era più niente da fare, e quindi gli dissi: “Mi raccomando, chiamami, non chiamarmi all’ultimo — con lui potevo permettermi, ci conoscevamo da quando eravamo bambini — non chiamarmi all’ultimo, non fare queste stupidaggini, quando capisci che ormai ci siamo e vuoi gli ultimi Sacramenti, chiamami che io vengo subito”.

Lui lo disse alla famiglia, ma la famiglia non mi chiamò subito. Lui era convinto che l’avessero fatto ma loro non lo fecero. Quando hanno deciso di chiamarmi, esattamente quel giorno, io mi trovavo in centro a Milano. Mi suona il telefono, rispondo, e mi dicono: “Guardi che sta morendo”.

Mi è caduto il mondo addosso: “Ma scusate avevo detto di non chiamarmi all’ultimo”.

“Lo so, ma se corre arriva”.

“Io sono in centro a Milano, devo prendere la metrò, devo prendere la macchina, correre lì, si rende conto quanto tempo mi ci vuole adesso?”

Ho mollato lì tutto, ho preso la metrò, ho preso la macchina, tipo Speedy Gonzales, il Signore mi ha miracolato se non ho avuto incidenti! Arrivo, suono il campanello, lui era appena spirato.

Noi facciamo queste cose, certo con tutte le più buone intenzioni, ma il desiderio della persona che sta morendo va rispettato. Se ti dice: “Chiamatelo”, tu non devi avere paura della morte, tu devi chiamare. Bisogna chiamare il Sacerdote il prima possibile, questa è una cosa importantissima. Non dobbiamo avere paura della morte, dobbiamo parlarne in casa e dirlo ai familiari: “Guardate che se io sto morendo io voglio che chiamate un Sacerdote”. Se poi avete un Sacerdote di fiducia dovete dirlo: “Io voglio che chiamiate questo Sacerdote”. Cominciate a dirlo, uno comincia a farlo presente. Se non c’è il Sacerdote di fiducia, chiamatene uno, ma assicuratevi che venga assolutamente. “Io ci tengo, è un mio desiderio”. Potete anche lasciarlo scritto, potete dare questo scritto ad un amico, ad una persona cara che sapete che poi lo rispetterà. È la vita eterna, ne va della nostra anima.

 “Chi trascura questo grave dovere, si rende responsabile davanti a Dio.”

Sapete che questi quindici venerdì don Tomaselli li ha scritti un po’ sotto dettatura di Gesù o comunque Gesù lo ha molto guidato, perché sapete che don Tomaselli non faceva nulla che non fosse guidato da Gesù, quindi non prediamoci queste responsabilità davanti a Dio.

“Se veniamo a sapere che qualche moribondo rifiuta i conforti religiosi, offriamo a Dio con fede le preghiere e sacrifici. Se possiamo, facciamo celebrare qualche santa Messa per la sua buona morte.”

Anche questa è un’altra pratica molto bella, far celebrare delle Messe per la sua buona morte. 

“Domandiamo a Dio qualche sofferenza o croce particolare a bene del moribondo irreligioso. Avverrà allora un aumento straordinario di grazia, per cui l’infermo riconoscerà il suo triste stato e facilmente potrà ritornare a Dio. Quello che si fa per i peccatori moribondi è grandemente accetto al Sacro Cuore di Gesù.”

Uno può far dire anche delle Messe: “L’intenzione della Messa è per i peccatori moribondi”. È un atto di carità grandissimo.

“Quante anime si possono salvare ogni giorno, facendo l’apostolato a vantaggio degli agonizzanti! La carità che usiamo agli altri, Iddio farà sì che venga un giorno usata a noi. Quando saremo sul letto di morte, il Sacro Cuore susciterà altre anime che preghino per noi.”

E io spero di cuore che il Sacro Cuore di Gesù faccia intervenire un’anima almeno che mi assicuri che un Sacerdote venga a darmi l’estrema unzione. A me piace anche chiamarla “estrema unzione”, perché dobbiamo cambiare tutti i nomi? È bellissima, è l’unzione estrema, ultima, finale, alla fine. C’è anche l’indulgenza plenaria annessa e tutta una quantità di grazie incredibili, così possiamo morire anche stringendo il nostro Crocifisso. Magari ci facciamo mettere un bel quadro del Volto di Gesù, davanti a noi, così le ultime ore le passiamo guardando Gesù. Spero, se il Signore mi chiamerà a morire in un letto, spero che qualcuno sia così bravo da far volare fuori dalla finestra la televisione, dovesse mai esserci questa disgrazia. Questo almeno lo sapete tutti, sapete la mia volontà, non voglio avere la televisione nella camera dove starò per dare la mia anima a Dio, visto che l’ho combattuta tutta una vita, mi sembrerebbe veramente un oltraggio averla lì presente, mentre sto spirando. Anche spenta non la voglio, desidero solamente avere il mio Volto di Gesù, la mia Croce, la mia immagine della Madonnina, insomma morire da cristiano.

“Fioretto: Ogni sera, prima di prendere riposo, rivolgerci questa domanda: se questa notte venisse la morte, come si troverebbe l’anima mia? Se qualche grave peccato rimorde la mia coscienza, facciamo un atto di dolore perfetto, promettendo di confessarci al più presto.”

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno, voglio sperare che siamo tutti in grazia di Dio, che ci siamo tutti andati a confessare e che iniziamo l’anno nuovo… mi raccomando domani alla Santa Messa consacrate con le vostre preghiere personali il nuovo anno interamente ai nostri amatissimi Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Se qualcuno non ha mai fatto i primi nove venerdì li cominci con il primo dell’anno, con domani 1° gennaio sarà il primo sabato del mese e poi la settimana dopo ci sarà il primo giovedì e venerdì. Cominciate i primi cinque sabati, i primi sei giovedì, i primi nove venerdì e poi cominceremo i primi quindici venerdì. Mi sembra proprio di riempire un anno così. 

Io arrivo alla fine di questo 2021 e devo dire a Gesù un grazie grande come l’universo, per tutto quello che ha fatto nella mia vita, nella vita delle persone che conosco, delle persone che amo, che mi amano, per tutte le persone che ho conosciuto, per tutte le situazioni bellissime, per le croci che ho avuto. Vedete un anno com’è denso, com’è pieno. Ci pensavo proprio in queste ore: si conclude questo anno e ho avuto la grazia di poter fare 365 meditazioni, una al giorno, in questo anno. Per bontà di Dio sono riuscito a non far mai mancare una meditazione. Per me è importante, è sicuramente una grazia del Signore poter lasciare ogni giorno un pensiero a chi lo desidera. Vuol dire che ogni giorno ho parlato a voi di Gesù, di Maria Santissima, dei Santi e ho predicato innanzitutto per me, perché le meditazioni che faccio a voi sono innanzitutto per me. Se leggo e medito le cose per voi ad alta voce, vuol dire che il primo che le ascolta sono io, anche perché qui con me, oltre a Gesù Crocifisso, non c’è nessun altro e quindi io parlo e mi ascolto da solo. Non è da matti, perché c’è qui il Crocifisso, quindi io le omelie le faccio a Gesù e così vedo se “ci stanno” oppure no.

“Preghiera: recitare ogni giorno della settimana cinque Pater, Ave, Gloria in onore delle cinque piaghe, per i moribondi della giornata.”

Sapete che don Tomaselli, dietro indicazione di Gesù, ha parlato tanto di questi cinque Pater, Ave, Gloria in onore delle Sante Piaghe ogni giorno alle 15:00. Quando li recitiamo possiamo dare loro un’intenzione, questa volta le recitiamo per i moribondi.

Adesso c’è questa bellissima preghiera di cui Don Tomaselli raccomanda la recita, è molto probabile che questa preghiera l’abbia dettata Gesù:

ATTO DI RIPARAZIONE 

(se ne raccomanda vivamente la recita) 

Mio Dio, vorrei potervi amare ed onorare quanto Voi lo meritate; vorrei potervi rendere quel culto che è dovuto alla vostra sovrana grandezza e riparare gli oltraggi che furono fatti alla vostra suprema Maestà. Ma siccome ho nulla da offrirvi, che sia degno di Voi, e tutto quello che posso per espiare i miei peccati non ha proporzione con il loro numero e gravità, per supplire al mancamento dei miei omaggi ed alla insufficienza delle mie penitenze, io vi offro il vostro diletto Figlio Gesù Cristo; vi offro tutta la gloria che vi procurò dal primo momento di sua concezione sino alla sua ascensione; vi offro tutte le azioni di sua vita, la sua Passione, la sua morte; io vi offro tutte le Messe che si sono celebrate sulla terra e che si celebreranno sino alla fine dei mondo. 

Vi offro la santità, la purità della Vergine Maria; vi offro tutte le lodi ed adorazioni degli Angeli, tutto l’amore dei Cherubini e dei Serafini. Vi offro tutto lo zelo e le fatiche degli Apostoli, tutte le pene dei Martiri, la pietà dei Confessori, la castità delle Vergini, le preghiere, i digiuni, le mortificazioni ed i buoni sentimenti di tutti i Santi. 

Vi offro tutte le buone opere che si fecero dal principio del mondo con quelle che si faranno sino alla fine dei secoli. Io vi prego di mettermene a parte.
Io detesto ed aborrisco tutti i delitti che si commisero e che si commetteranno in tutto il mondo. Unisco la mia intenzione a quella di Gesù Cristo e dei Santi. Voglio lodarvi, amarvi, glorificarvi, servirvi come vi hanno essi lodato, amato, servito e glorificato. Amen!”

Vi aspetto questa sera alle 18.00 per le Lodi in diretta. Trascorrete un Santo ultimo venerdì dell’anno, ultimo venerdì del ciclo dei quindici. State un po’ con Gesù oggi e ditegli il vostro grazie e il vostro amore.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Gv 1, 1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

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