La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 64

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 64

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione sul testo “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia” di S. Pietro Giuliano Eymard di giovedì 4 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 64

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a giovedì 4 agosto 2022. Oggi festeggiamo san Giovanni Maria Vianney, questo meraviglioso Santo che tutti conosciamo bene con il nome di Santo Curato d’Ars. Consiglio oggi di leggere, meditare e pregare l’Atto di Amore che lui scrisse, molto bello.

Il passo che abbiamo ascoltato oggi è tratto dal capitolo 16 del Vangelo di San Matteo, versetti 13-23.

Continuiamo la nostra lettura del testo di San Pietro Giuliano Eymard.

Proseguiamo sul tema importante della serietà della vita che abbiamo già visto. Oggi vi ricordo anche che è il Primo Giovedì del mese. Ricordo la bella e importante pratica dei Primi sei Giovedì del mese richiesta da Gesù alla Beata Maria Alexandrina da Costa.

Scrive San Pietro Giuliano Eymard:

Se agite per impressione, per sentimento, passato questo che non dura molto, non resta più nulla. Prendete un uomo pio, ma leggero e un peccatore convertito pur ora, ma serio e fateli camminare insieme sulla via della perfezione: il secondo ben presto avrà lasciato indietro il primo. Dice l’Imitazione di Cristo: ‘Colui che ha diligenza e zelo sarà più valente nel progredire, quantunque abbia molte passioni, che un ben morigerato ma meno fervente per la virtù’.

Questa è anche l’esperienza di tutti noi; anche negli studi si vede questo. Per esempio, uno studente, magari non tanto dotato a livello di memoria, o anche di intelligenza, ma costante, perseverante, che è dedito al suo studio, che ogni giorno si dedica e si dedica, ogni giorno si immola su quello scrittoio, su quella sedia, che proprio vive il suo studio come suo lavoro, quindi con orari fissi – perché nessuno va al lavoro quando vuole o esce dal lavoro quando vuole, e non può fare centocinquanta pause quando vuole: uno va al lavoro a un’ora ben precisa, esce dal lavoro a un’ora ben precisa, fa delle pause, certo, perché non siamo macchine, ma non ne fa cento, se le fissa – questo è un modo serio di studiare. Quindi si fa il suo programma di lavoro e dice: “Vado alla Messa, finita la Messa inizio alle otto il mio studio, poi verso le dieci faccio una pausa che è una pausa – dieci minuti – poi vado avanti a studiare fino allora di pranzo e… avanti così per tutta la giornata, in modo tale che quello è il suo lavoro. Ma tutti i giorni così, non uno sì e tre no. Tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni così. 

“Ma io oggi non ho niente da fare!” 

Bene: ti prepari il lavoro, per i giorni successivi. 

Uno studente così avrà risultati cento volte migliori di un altro più dotato, ma non così serio. E sicuramente sarà molto più preparato perché avrà il tempo di immagazzinare e imparare tutte le nozioni necessarie e non andrà all’esame o a una interrogazione terrorizzato. Perché? Perché avrà la coscienza a posto, avendo fatto tutto quello che aveva da fare e avendolo fatto nel modo migliore. Quindi, perché temere?

Bisogna essere serio per utilmente impiegare tutto il tempo per Dio e per l’anima. La Regola non può fissare ogni cosa e in quello stesso che ingiunge molto ancora è lasciato all’iniziativa di ciascuno. Essa dà la forma e il metodo, ma quante varie sono le maniere di applicarseli! È questo il lavoro di ciascuno. Ora, che farete voi di questa latitudine, se avete lo spirito leggero? Perderete il vostro tempo, tutto passerà, tutto sarà portato via da questo deplorabile difetto! Non saprete conversare con nostro Signore, non intenderete la sua voce, non comprenderete il suo Spirito: Egli nulla potrà su di voi.

Parole più vere non poteva scriverle.

L’uomo serio usa il suo tempo per Dio e per l’anima, quindi per Dio, per sé e per gli altri; l’uomo serio non perde il suo tempo, non lo butta via in chiacchiere inutili. Certo, una regola, una qualunque regola non può fissare ogni istante: una regola che cosa ti dice? Ti dà un metodo, ti dà una forma, ma poi l’applicazione di questo metodo e di questa forma dipende da te perché sono tanti gli accadimenti che ci sono, tanti gli imprevisti, quindi sei tu che devi capire…

Pensate, mi ricordo… ho ancora in mente che quando andavo alle superiori, dovevo prendere il treno e avevo un ampio margine di tempo di circa tre quarti d’ora da quando il pullman mi lasciava alla stazione a quando prendevo il treno perché arrivavo alle sette meno un quarto e alle sette e mezza si partiva. E mi ricordo – inverno: un freddo… un freddo che non vi dico – mi ricordo che andavamo nella sala d’aspetto del treno per stare un po’ al caldo (non tutti andavano nella sala d’aspetto perché alcuni andavano alla banchina per aspettare il treno) e allora prendevamo i libri dalla cartella per ripassare un po’, per prepararci. Io ho in mente un signore, che in cinque anni non ho mai conosciuto perché non ci siamo mai detti una parola, ma per me è stato un esempio quell’uomo perché tutte le mattine, mentre sedevamo uno di fronte all’altro, tirava sempre fuori un plico scritto come a macchina e con una matita blu e una penna rossa correggeva questo testo, un foglio dopo l’altro, un foglio dopo l’altro, così per cinque anni! E per me è sempre stato un esempio di costanza, di metodo. Mi dicevo: pensa a quest’uomo. Tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni tirava fuori il suo plico e lo correggeva, sempre quello. Il metodo! Poi, quando arrivava una certa ora – sempre quella, precisissima – metteva via tutto. Lui andava verso Milano e io andavo in altra direzione e… rimangono impresse queste persone; rimane impresso qualcuno che è serio. Credo che uno dei complimenti più belli che possiamo ricevere nella nostra vita sia quello di sentirci dire “Tu sei una persona seria”. Bello! Che gli altri possano riconoscere che siamo delle persone serie, con tutte le qualità che stiamo vedendo in questo testo. 

Se invece noi perdiamo il tempo, rispondiamo al cellulare, guardiamo Facebook, rispondiamo a WhatsApp e poi messaggi, e poi email, e poi telefonate… basta, è finita! Il tempo è perso. E allora, che cosa succede? Succede che non sapremo conversare con Gesù, non sapremo intendere la sua voce e non sapremo comprendere il suo Spirito. Gesù non potrà nulla su di noi. Perché? Perché il Signore non può parlare con un animo distratto: come può farsi udire? Come è possibile? 

E adesso fa una domanda che è lecita:

Del resto, quale Grazia Gesù potrebbe affidarci?

Se non siamo seri… Altrimenti, lui dice, quella Grazia che ti affida finisce come il seme buttato tra le spine, tra i rovi e via di seguito.

Lo spirito leggero è quella grande strada spazzata da tutti i venti, attraversata da tutti i viandanti sulla quale nulla resta.

Che immagine vera, ma che brutta situazione: avere una vita così, avere un’anima così, spazzata da tutti i venti, attraversata da tutti, sulla quale non rimane niente.

Bisogna essere seri per operare secondo quel che è meglio in certi casi in cui non potrete domandare consiglio. Vi si affideranno cariche importanti e ne avrete la responsabilità e quando sopravvengono le difficoltà dovete agire da soli. Siete leggeri? Non saprete fare altro che compromettervi. 

Vive di compromessi, chi non ha uno spirito serio. Ma chi è serio sa che cosa deve fare e lo fa, senza compromettersi con nessuno.

Lavorate dunque con ordine nell’acquisto delle virtù: studiate voi stessi con spirito di osservazione, con costanza. Procedete guidati sempre dai principi. Quando Dio vuole condurre un’anima alla santità, le dà innanzitutto uno spirito serio; anche prima di mostrare la sua grazia particolare, la fa riflettere.

È necessario uno spirito riflessivo, sapete? È necessario. Mi ha colpito una persona, una persona anziana che proprio poco tempo fa mi ha rimproverato, mi ha rimproverato con molta delicatezza, ma mi è piaciuto tantissimo il rimprovero che mi ha fatto, perché stavamo parlando di una questione e io, d’istinto, le ho risposto e le ho detto: “Eh, speriamo che vada bene.” E lei mi ha detto: “Sa che cosa mi diceva la mia mamma, Padre?” Le ho risposto: ”No”. “ Mi diceva: non dire mai ‘speriamo’, perché fai dispiacere a Gesù. Se tu hai fede, e se tu hai pregato, tu non devi dire ‘speriamo’ perché tu sai già che andrà tutto bene. E se tu dici ‘speriamo’, vuol dire che dubiti”. “Beh – io ho detto – sì, ha ragione.” Aveva ragione la sua mamma e le ho assicurato: “Lo dirò in una omelia”; l’ho promesso e lo sto facendo. È vero, ha ragione. Quando ho messo giù il telefono, mi sono ripromesso di non dire più nelle mie frasi ‘speriamo’. È proprio brutto, sì, in effetti, non mi piace. Ciò che conta è pregare. 

Tra l’altro volevo cogliere anche quest’occasione, proprio adesso, quando lui parla dell’importanza, di studiarsi con spirito di osservazione, con costanza di seguire i principi. Mi stavo dicendo, pensavo in questi giorni a questo, a come sarebbe bello che qualcuno che si sente interiormente invitato, chiamato da Dio a fare quello che adesso vi dirò, appunto lo sentisse e lo facesse. Ve lo dico perché sempre questa signora con cui qualche tempo fa ho avuto un dialogo lungo al telefono, molto bello, molto profondo, molto istruttivo, mentre stavamo parlando di alcune cose , di alcuni impegni che dovevo affrontare, mi ha detto: “Padre, ma noi preghiamo tanto, sa? Preghiamo tanto, la ricordiamo tanto; preghiamo tanto per Sofonia tre anche se non sappiamo che cosa sia, tanto lo scopriremo in Cielo”.

E poi mi ha detto questa frase che mi è piaciuta tantissimo ed è lì che si è aperta la riflessione. Mi ha detto: “Sa, Padre, che io adesso ho uno scopo nella vita?” Mi dice: “Sa, Padre, io nella vita ho avuto tante cose da fare e adesso che l’età avanza – avanza per tutti e questa è una persona anziana riconciliata con la sua anzianità. Non è di quelle persone anziane che vogliono fare le giovani. Che non accettano gli anni. No, è una persona che accetta di essere anziana, nessuno di noi è bambino per sempre, grazie al Cielo – adesso, diceva, che mi stavo preparando a ‘tirare i remi in barca’ potremmo dire, adesso ho scoperto di avere un altro scopo nella vita. Quindi mi alzo al mattino proprio con il pensiero di pregare, di offrire, di riparare”. Eh, guardate, questa è una maternità spirituale. 

Pensate che bello adottare spiritualmente un sacerdote! Ma pensate davanti a Dio che merito incredibile! Quindi uno può vivere la maternità spirituale, la paternità spirituale, la fraternità spirituale, quindi se uno è un uomo avanti negli anni, farà la paternità spirituale, una donna farà la maternità spirituale; se uno è un ragazzo o una ragazza farà la fraternità spirituale e adotta a livelli diversi un sacerdote e magari glielo dice: “A me piacerebbe tanto poterla adottare come sacerdote a livello spirituale e quindi collaborare con lei spiritualmente, alle opere che farà, alla sua vita di fede, alla sua vita sacerdotale”.

Quindi, magari, quando questo sacerdote ha qualcosa di importante, quando ha un incontro, potrà mandare, inviare le richieste a queste anime che svolgono questo compito. Bellissimo! Bellissimo! Mi ricordo, mi sembra proprio che fosse Padre Amorth o Padre Candido, uno dei due, ma tanto è lo stesso perché uno è il maestro dell’altro, ma forse è proprio Padre Candido, una figura meravigliosa di sacerdote, una vita tutta dedicata al magistero dell’esorcistato, stupenda, con dei carismi meravigliosi. Ha sofferto terribilmente… Mi ricordo che lui, quando faceva gli esorcismi così gravi, cosi pesanti, così duri, così difficili che doveva affrontare, lui aveva un monastero di suore di clausura dove chiamava e diceva: “Adesso io devo iniziare un esorcismo particolarmente difficile: voi unitevi con me nella preghiera.” Quindi le suore andavano in cappella e il demonio, sotto esorcismo, reagiva e diceva: “Ecco, tu hai mandato le suore là a pregare e loro ti stanno aiutando” e reagiva per questa cosa. 

Perché la preghiera ha un valore enorme, quindi, quando si adotta un sacerdote, si offre per questo sacerdote, per il suo apostolato, per la sua vita spirituale, per il suo incontro con Dio, per il suo sacerdozio, che cosa si offre? Si offrono le preghiere, si offrono i digiuni, si offrono le penitenze: si offre tutto, tutto. 

Perciò questa signora mi diceva: “Padre, le mie amiche – sapete, tutti abbiamo le amiche, come Giobbe aveva i suoi tre amici (erano amici ma sarebbe stato meglio che fossero rimasti un po’ più zitti) – le mie amiche mi dicono: ‘Ma tu la, fai facile: tu dici: io, mentre cucino, mentre stiro, mentre cucio, mentre lavoro alla maglia, io mi metto lì e faccio partire il Rosario o sulla radio, o in televisione, oppure l’ho registrato sul telefono, sul registratore; mi metto le mie cuffiette se sono con altri, oppure, se sono in casa da sola, lo ascolto direttamente oppure metto un testo di meditazione, un audiolibro, un’omelia di qualche bravo sacerdote e ascolto.’ E loro mi dicono ‘Ma quella non è preghiera, quella preghiera non vale niente perché è troppo facile”. Faccio il sugo, sto stirando, e faccio andare la Coroncina. Sono lì che cucio e faccio partire una meditazione. Ma è vero che quella preghiera non vale niente, che davanti a Dio non ha nessun valore? È vero che per pregare devo andare in chiesa e mettermi a dire il Rosario?” 

O Cielo! Ho detto: “Ma signora, che cosa stanno dicendo queste sante donne? Che cosa dicono?” Ma che stupidaggini andiamo a dire?

Ma scusate un attimo: i monaci cistercensi, che cosa fanno, se non questo? Loro che lavorano in silenzio, per continuare la loro meditazione, la loro preghiera… loro che, mentre mangiano, mangiano in silenzio e uno legge la Parola di Dio, la vita dei santi… E quella non è preghiera? La preghiera è solo quella che faccio quando sono davanti al Tabernacolo in ginocchio? È solo quella preghiera? 

Allora: se io, mentre cucino, mentre stiro mentre pulisco, mentre cucio, non mi metto a recitare le preghiere, a dire le corona del Rosario perché quella non è preghiera… allora che cosa faccio? Ah, giusto, mi accendo la televisione, mi guardo i programmi demenziali delle quattro del pomeriggio. Non dico i nomi perché non si può, ma se uno conosce un po’, sa che cosa succede alle quattro del pomeriggio… oppure accendo la televisione alla sera, perché devo cucinare o devo stirare. 

Ma voi ditemi: la Vergine Maria, mentre cucinava, mentre lavava i panni, mentre spazzava la casa, secondo voi la Vergine Maria stava ascoltando la musica o chiacchierava? Se avesse avuto la televisione, l’avrebbe accesa? Voi vi vedete la Vergine Maria a fare queste cose? Non è che forse la Vergine Maria in tutto quello che faceva, custodiva la parola di Dio nel suo cuore? Forse la Vergine Maria viveva nel silenzio! Forse la vergine Maria era in intimo colloquio con Dio anche quando faceva tutte queste cose! 

Ma certo che quella preghiera è valida! È super valida! Se non ricordo male era Santa Rosa da Lima, forse, non me lo ricordo più, o forse Santa Faustina, non ricordo, va beh pazienza, ad ogni punto del ricamo che faceva, diceva: “Gesù, ti amo, converti i peccatori!“. Ad ogni punto! Quanto vorrei avere anche solo un fazzoletto ricamato in questo modo. Ad ogni punto “Gesù, ti amo!”. Che bello! Un giovane che mi diceva, quando faceva certi lavoretti: “Padre, ad ogni punto che faccio, io dico una Ave Maria” Misericordia! Ho detto: “Che bello! Anche io voglio uno dei tuoi lavoretti”. 

Ma se la preghiera non serve a santificare il nostro lavoro, a che cosa serve? Io, quando non sto pregando mentre faccio le mie cose, io ho la sensazione che sto buttando via tutto, tutto! Il tempo, le cose che faccio, tutto perso! Questa è la sensazione che ho. Invece, quando faccio tutto quello che devo fare – pulisco la camera, sistemo i panni, faccio la polvere, pulisco per terra, scopo, sistemo le calze – intanto prego, ascolto il mio bellissimo Rosario del Papa che ho registrato oppure la Coroncina della Divina Misericordia, oppure ascolto qualche meditazione di qualche sacerdote bravo su qualche argomento importante a proposito del quale imparo tantissime cose. Quando ho finito dico: “Che bello! Ho fatto questo, e quello!” E alla sera vado a letto con il cuore colmo e dico: “Gesù, guarda quante belle cose che oggi mi hai donato! Quante te ne restituisco!”

“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola — che bello, questo cantico di Simeone — perché i miei occhi hanno visto la salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli”. Bellissimo! 

Che ognuno di noi alla sera possa dire questa parola: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace”, che il tuo servo riposi in pace.

E le notti più belle sono quelle quando – adesso che ci penso vi sto svelando un po’ troppi segreti – le notti più belle sono quelle in cui mi metto nel letto, mi sdraio e non faccio in tempo proprio a dire: “Oh, Gesù! Che bello!” E… e sono svenuto! Basta, non ci sono più! Poi quando mi sveglio al mattino mi dico: “O mamma mia, potevo essere morto!” Forse non mi sono addormentato, sono morto perché non sono riuscito a dire neanche una parola in più, perché non ce la facevo più, ho detto ‘Signore Gesù come è bello’ e poi basta! E al mattino quando mi sveglio mi dico: “Beh, sarebbe un bel modo per morire…”, che la nostra ultima frase fosse “O Gesù! Che bello” E… tac! Basta! Siamo già dall’altra parte!

Quindi serietà il tutto, mi raccomando! Serietà in ogni cosa!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.