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Il peccato

Peccato

Omelia sulle letture di mercoledì 21 ottobre 2015

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sulle letture del giorno.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Approfondimenti

Il Sacramento della Confessione

Vai alla pagina con un video di soli 8 minuti che fornisce una catechesi semplice ed essenziale sul Sacramento della Confessione.

Il Sacramento della Confessione nel Catechismo Maggiore di S. Pio X

Scarica il capitolo dedicato al Sacramento della Penitenza dal Catechismo Maggiore di S. Pio X.

Il peccato mortale

700. Che cosa si richiede perché un peccato sia mortale?

Perché un peccato sia mortale si richiedono tre cose: materia grave, piena avvertenza, e perfetto consenso della volontà.

701. Quand’è che vi ha materia grave?

Vi ha materia grave quando si tratta di una cosa notabilmente contraria alla legge di Dio e della Chiesa.

702. Quand’è che vi ha piena conoscenza nel peccare?

Vi ha piena conoscenza nel peccare, quando si conosca perfettamente di fare un grave male.

703. Quand’è che, nel peccato, si ha il perfetto consenso della volontà?

Si ha, nel peccato, il perfetto consenso della volontà, quando si vuol fare deliberatamente una cosa, sebbene si conosca peccaminosa.

Dei peccati e delle loro specie principali.

945 D. Quante sorta di peccati vi sono?
R. Vi sono due sorta di peccati: il peccato originale ed il peccato attuale.

946 D. Qual’è il peccato originale?
R. Il peccato originale è quello coi quale tutti nasciamo, e che abbiamo contratto per la disubbidienza del nostro primo padre Adamo.

947 D. Quali danni ci ha cagionati il peccato di Adamo?
R. I danni dei peccato di Adamo sono: la privazione della grazia, la perdita del paradiso, l’ignoranza, l’inclinazione al male, la morte e tutte le altre miserie.

948 D. Come si cancella il peccato originale?
R. Il peccato originale si cancella col santo Battesimo.

949 D. Qual’è il peccato attuale?
R. Il peccato attuale è quello che l’uomo, arrivato all’uso della ragione, commette con la sua libera volontà.

950 D. Quante sorta di peccato attuale vi sono?
R. Vi sono due sorta di peccato attuale: il mortale ed il veniale.

951 D. Qual’è il peccato mortale?
R. Il peccato mortale è una trasgressione della divina legge, per la quale si manca gravemente ai doveri verso Dio, verso il prossimo, verso noi stessi.

952 D. Perché si dice mortale?
R. Si dice mortale perché dà morte all’anima, col far perdere la grazia santificante, che è la vita dell’anima, come l’anima è la vita dal corpo.

953 D. Quali danni fa all’anima il peccato mortale?

  1. Il peccato mortale priva l’anima della grazia e dell’amicizia di Dio;
  2. le fa perdere il paradiso;
  3. la priva dei meriti acquistati, e la rende incapace di acquistarne dei nuovi;
  4. la fa schiava del demonio;
  5. le fa meritare l’inferno, ed anche i castighi di questa vita.

954 D. Oltre la gravità della materia che cosa si richiede per costituire un peccato mortale?
R. Oltre la gravità della materia per costituire un peccato mortale si richiede la piena avvertenza di tale gravità e la deliberata volontà di commettere il peccato.

955 D. Qual è il peccato veniale?
R. Il peccato veniale è una lieve trasgressione della divina legge, per la quale si manca solo leggermente a qualche dovere verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi.

956 D. Perché si chiama veniale?
R. Perché è leggiero rispetto al peccato mortale, non ci fa perdere la divina grazia; e perché Dio più facilmente lo perdona.

957 D. Dunque non è da fare gran caso del peccalo veniale?
R. Ciò sarebbe un inganno grandissimo, sia perché il peccato veniale contiene sempre una qualche offesa di Dio, sia perché reca danni non piccoli all’anima.

958 D. Quali danni reca il peccato veniale?

R. Il peccato veniale:

  1. indebolisce e raffredda in noi la carità;
  2. ci dispone al peccato mortale;
  3. ci rende meritevoli di grandi pene temporali in questo mondo o nell’altro.

Scarica il testo della meditazione

Il peccato

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

La Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, che abbiamo ascoltato questa mattina nella prima lettura, è una lettera in cui, non solo in questo brano breve che abbiamo letto, è molto presente questo riferimento al peccato, come in San Paolo e nella Scrittura.

Purtroppo oggi si parla poco di peccato, si parla tanto della Misericordia di Dio, della Bontà di Dio, ma non si parla del peccato, e  non si può capire la Misericordia, se non si capisce il peccato.

Che cos’è il peccato?

Il Catechismo dice che il peccato è un’offesa fatta a Dio, è la trasgressione della Legge di Dio, è l’offesa contro l’Amore di Dio, contro Dio.

I peccati sono di due specie: peccato mortale e peccato veniale.

Il peccato mortale è il peccato che uccide la Grazia di Dio nell’anima, infatti il Sacramento della Riconciliazione, la Confessione, è definito Sacramento dei morti; i Sacramenti si dividono in Sacramenti dei morti e Sacramenti dei vivi, il Sacramento della Confessione è un Sacramento dei morti, perché chi commette peccato mortale è morto e ha bisogno di questo Sacramento per tornare alla vita.

Vanno sempre confessati tutti i peccati mortali, secondo la loro differenza specifica e la loro differenza numerica, cioè bisogna dire cosa ho fatto e quante volte l’ho fatto.

Non è sufficiente dire: «Ho rubato», anche San Francesco di Sales lo dice in “Filotea”,

non è sufficiente dire: «Ho parlato male»…

Cosa hai rubato?

Hai rubato una mela, cento mele, hai rubato la pensione a una vecchietta, hai rubato le tasse…cosa hai rubato?

Devi dire la differenza specifica del peccato, non devi fare un filmino, però devi fare capire bene che cosa hai fatto, e la differenza numerica: un conto è averlo fatto una volta in un anno, un conto una volta in un mese, un conto dieci volte in un giorno.

Questo è molto importante per la valutazione da parte del sacerdote della penitenza adeguata da dare e dei consigli da dare nel caso.

I peccati mortali vanno confessati così: differenza specifica e differenza numerica.

Non posso accostarmi all’Eucarestia, se ho un peccato mortale sulla coscienza, per nessuna ragione, perché dovrei produrre un tale atto di contrizione, l’atto di dolore perfetto, come dice il Catechismo, e come faccio a sapere se ce l’ho veramente?

Contrizione vuol dire che ho pentimento per l’amore di Dio e non per la paura dell’Inferno, come faccio a sapere se io ho veramente questo grande amore di Dio?

Anche perché, se L’ho offeso mortalmente, è un po’ difficile che io Lo ami così tanto…

Detto questo, uno dice: «Vabbè, io non faccio peccati mortali, ne faccio di veniali…»

Innanzitutto per fare i peccati mortali ci vogliono tre condizioni: materia grave (qualcosa che va contro i Dieci Comandamenti), piena avvertenza e deliberato consenso, cioè materia grave, lo so e lo voglio, allora in questo caso si configura il peccato mortale.

Se manca anche una sola di queste tre condizioni, il peccato mortale non si verifica, però si verificano i peccati veniali.

Allora uno dice: «Ah, vabbè, io ho solo peccati veniali, non è una cosa grave…»

Sant’Agostino, spiegando ai suoi fedeli la differenza fra peccato mortale e peccato veniale, la definisce così: “Il peccato mortale è come se fosse una grande palla di piombo che ti cade sulla testa e ti schiaccia, i peccati veniali è come se fossero la sabbia, formata da piccolissimi granelli”, ma voi capite che, se io vi faccio cadere addosso una montagna di sabbia, vi uccido.

Quindi Agostino dice: “Cambia poco… tanti peccati veniali messi insieme ti schiacciano come una palla di piombo”.

Anche Santa Teresa fa una guerra spietata contro i peccati veniali, perché i peccati veniali, come dicono entrambi, sono la porta di ingresso al peccato mortale, quindi bisogna stare attenti e lontani da tuto ciò che offende Dio, non prenderlo sottogamba.

Per questo è importante confessarsi spesso: per ritornare sempre di più con l’intenzione e l’ardore del cuore a non commettere neanche peccati veniali.

Per questo San Paolo dice: “Il peccato non regni più nel vostro corpo”, perché il peccato ha i suoi desideri, è un cancro, il peccato è un cancro!

Sant’Agostino dice che i peccati veniali sono come la scabbia, si può morire anche di malattie di poco conto, bisogna stare attenti a queste cose!

Il peccato vive, ha una vita sua, come il tumore, come il cancro che ti mangia dentro, per questo bisogna confessarsi spesso, per strappare via non solo il peccato ma anche l’affetto al peccato, che è la cosa più difficile.

Santa Teresa nel “Castello interiore”, al capitolo II, fa un’analisi di che cos’è il peccato mortale, del quale appunto non si parla mai, perché si dice: «Ma sì, vabbè… tanto Dio perdona tutto».

Certo, ma Dio perdona se tu ti penti, veramente e profondamente!

Lei dice: “Prima di andare innanzi, vi prego di considerare come si trasformi questo castello meraviglioso e risplendente (che è l’anima), questa perla orientale, quest’albero di vita piantato nelle stesse acque vive della vita che è Dio, quando s’imbratti di peccato mortale.

Non vi sono tenebre così dense, né cose tanto tetre e buie, che non ne siano superate e di molto. Il Sole che gli compartiva tanta bellezza e splendore è come se più non vi sia, perché, pur rimanendo ancora nel suo centro, l’anima tuttavia non ne partecipa più. Conserva sempre la capacità di goderlo, come il cristallo di riflettere i raggi, ma intanto non vi è più nulla che le sia di merito; e finché dura in quello stato, non le giovano a nulla, per l’acquisto della gloria, neppure le sue buone opere, perché, non procedendo esse da quel principio per cui la nostra virtù è virtù – voglio dire da Dio, da cui, anzi, si allontanano – non gli possono essere accette. Infatti, chi commette un peccato mortale intende di contentare, non Dio, ma il demonio, e siccome il demonio non è che tenebra, la povera anima si fa tenebra con lui”.

Quindi noi non pensiamo di dire: «Ah, ma io faccio tanto bene agli altri, fa niente se non mi confesso».

No, perché, se tu sei in peccato mortale, tutte le tue opere buone sono perse, non hanno nessun valore, perché non vengono dall’origine che è Dio, che è luce, e quindi gradite a Lui, ma vengono dal tuo connubio col demonio e nulla di quello che viene da satana è a Dio gradito.

Quindi non illudiamoci di dire: «Ah, sì, ha fatto tanto male nella sua vita, non si è mai confessato, però ha fatto anche tanto bene», quel bene lì è tutto perso!

Con Dio non possiamo avere un piede in due scarpe ed è importante riflettere bene su queste parole di Santa Teresa!

Infatti, in un altro passo, Santa Teresa fa un’affermazione molto importante, la fa nei “Pensieri sull’amore di Dio”, un’altra opera, mentre sta facendo una parafrasi del “Cantico dei cantici”, insomma un commento al “Cantico dei cantici”.

C’è un punto nel “Cantico dei cantici”, in cui dice: “Mi baci col bacio di sua bocca” e lei scrive la bellezza di essere baciati da Dio, bellissimo…ad un certo punto, proprio sul peccato mortale, lei fa questa osservazione e dice: “Molte persone si accostano al SS. Sacramento con la coscienza carica di grossi peccati mortali. Costoro, se sentono un’anima arsa d’amor di Dio servirsi di queste espressioni, la ritengono per temeraria e inorridiscono. So che esse non le useranno mai”.

Poi va avanti dicendo che queste espressioni a queste persone danno fastidio…

Certo… quante volte capita che parlando di Santi, di Dio, della Madonna, di cose altissime, bellissime, spirituali, ardenti, ci siano persone che queste cose le disprezzano, danno loro fastidio, dicono: «Ah, sono cose di altri tempi, sono cose superate, sono sciocchezze, non bisogna più avere devozioni e devozionismi, via, via!»

Perché?

Siccome vivono nel peccato mortale, a loro dà fastidio tutto ciò che sa di Paradiso, tutto ciò che sa di santità, tutto ciò che sa di spiritualità, tutto ciò che sa di carità.

“Via, via”, perché loro sono via da Dio e quindi dai fastidio se tu ti avvicini a Dio, se tu sei devoto, perché la devozione, a loro, brucia come il fuoco dell’Inferno.

Chiediamo a San Giuseppe la grazia di non accostarci mai al peccato mortale!

Teresa dice: “Meglio morire mille volte che commettere un peccato mortale, perché è un’offesa terribile verso Dio!

L’abbiamo commessa?

Andiamoci a confessare, confessiamolo bene, tutto e fino in fondo!

Anche perché, se io volontariamente e coscientemente, per vergogna, taccio in confessionale un peccato mortale, quella confessione è invalida, da lì in avanti tutte le confessioni sono invalide e in più commetto sacrilegio.

Tutte le confessioni risulteranno invalide fino a quando io non tornerò a dire che ho nascosto volontariamente un peccato mortale, lo riconfesso dicendo: «Questo era il peccato che avevo nascosto».

Non prendiamo in giro noi stessi e non prendiamo in giro Dio!

Usiamo veramente il Suo Sangue per ciò per cui è stato versato, cioè la salvezza delle nostre anime!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

Prima lettura

Rm 6,12-18 – Offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti.

Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.
Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?
Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.

Salmo responsoriale

Sal 123

Il nostro aiuto è nel nome del Signore.

Se il Signore non fosse stato per noi
– lo dica Israele –,
se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera.

Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.
Sia benedetto il Signore,
che non ci ha consegnati in preda ai loro denti.

Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Vangelo

Lc 12,39-48 – A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

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