Catechesi di lunedì 18 giugno 2018
Ciclo di catechesi “La Fede: dubbio o Abbandono? La Scelta di una vita”
Relatore: p. Giorgio Maria Faré
Ascolta la registrazione della catechesi:
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Brani commentati durante la catechesi:
Libro del profeta Daniele, capitolo 3
1 Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d’oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l’aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all’inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere. 3 I sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all’inaugurazione della statua. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere dal re. 4 Un banditore gridò ad alta voce: “Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama: 5 Quando voi udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna, e d’ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d’oro, che il re Nabucodònosor ha fatto innalzare. 6 Chiunque non si prostrerà alla statua, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente”. 7 Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, in quell’istante che ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell’arpicordo, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d’oro, che il re Nabucodònosor aveva fatto innalzare.
8 Però in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare i Giudei 9 e andarono a dire al re Nabucodònosor: “Re, vivi per sempre! 10 Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna e d’ogni specie di strumenti musicali, si deve prostrare e adorare la statua d’oro: 11 chiunque non si prostrerà per adorarla, sia gettato in mezzo ad una fornace con il fuoco acceso. 12 Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari della provincia di Babilonia, cioè Sadrach, Mesach e Abdenego, che non ti obbediscono, re: non servono i tuoi dei e non adorano la statua d’oro che tu hai fatto innalzare”. 13 Allora Nabucodònosor, sdegnato, comandò che gli si conducessero Sadrach, Mesach e Abdenego, e questi comparvero alla presenza del re. 14 Nabucodònosor disse loro: “E’ vero, Sadrach, Mesach e Abdenego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d’oro che io ho fatto innalzare? 15 Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna e d’ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?”. 16 Ma Sadrach, Mesach e Abdenego risposero al re Nabucodònosor: “Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; 17 sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto”.
19 Allora Nabucodònosor, acceso d’ira e con aspetto minaccioso contro Sadrach, Mesach e Abdenego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 20 Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadrach, Mesach e Abdenego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. 21 Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso. 22 Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadrach, Mesach e Abdenego, rimasero uccisi dalle fiamme, 23 nel momento stesso che i tre giovani Sadrach, Mesach e Abdenego cadevano legati nella fornace con il fuoco acceso. 24 Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
25 Azaria, alzatosi, fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse: 26 “Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri; degno di lode e glorioso è il tuo nome per sempre. 27 Tu sei giusto in tutto ciò che hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. 28 Giusto è stato il tuo giudizio per quanto hai fatto ricadere su di noi e sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme. Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo a causa dei nostri peccati, 29 poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da iniqui, allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo. Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti, 30 non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto quanto ci avevi ordinato per il nostro bene. 31 Ora quanto hai fatto ricadere su di noi, tutto ciò che ci hai fatto, l’hai fatto con retto giudizio: 32 ci hai dato in potere dei nostri nemici, ingiusti, i peggiori fra gli empi, e di un re iniquo, il più malvagio su tutta la terra. 33 Ora non osiamo aprire la bocca: disonore e disprezzo sono toccati ai tuoi servi, ai tuoi adoratori. 34 Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza; 35 non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo, d’Israele tuo santo, 36 ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. 37 Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, ora siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. 38 Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. 39 Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. 40 Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è delusione per coloro che confidano in te. 41 Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto. 42 Fà con noi secondo la tua clemenza, trattaci secondo la tua benevolenza, secondo la grandezza della tua misericordia. 43 Salvaci con i tuoi prodigi, dà gloria, Signore, al tuo nome. 44 Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi servi, siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza; e sia infranta la loro forza! 45 Sappiano che tu sei il Signore, il Dio unico e glorioso su tutta la terra”.
46 I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48 e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49 Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco 50 e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
51 Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo: 52 “Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto il tuo nome glorioso e santo, degno di lode e di gloria nei secoli. 53 Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, degno di lode e di gloria nei secoli. 54 Benedetto sei tu nel trono del tuo regno, degno di lode e di gloria nei secoli. 55 Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini, degno di lode e di gloria nei secoli. 56 Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, degno di lode e di gloria nei secoli. 57 enedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 58 Benedite, angeli del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 59 Benedite, cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 60 Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 61 Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 62 Benedite, sole e luna, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 63 Benedite, stelle del cielo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 64 Benedite, piogge e rugiade, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 65 Benedite, o venti tutti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 66 Benedite, fuoco e calore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 67 Benedite, freddo e caldo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 68 Benedite, rugiada e brina, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 69 Benedite, gelo e freddo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 70 Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 71 Benedite, notti e giorni, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 72 Benedite, luce e tenebre, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 73 Benedite, folgori e nubi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 74 Benedica la terra il Signore, lo lodi e lo esalti nei secoli. 75 Benedite, monti e colline, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 76 Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 77 Benedite, sorgenti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 78 Benedite, mari e fiumi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 79 Benedite, mostri marini e quanto si muove nell’acqua, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 80 Benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 81 Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 82 Benedite, figli dell’uomo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 83 Benedica Israele il Signore, lo lodi e lo esalti nei secoli. 84 Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 85 Benedite, o servi del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 86 Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 87 Benedite, pii e umili di cuore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 88 Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli, perché ci ha liberati dagl’inferi, e salvati dalla mano della morte, ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, ci ha liberati dal fuoco. 89 Lodate il Signore, perché egli è buono, perché la sua grazia dura sempre. 90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dei, lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura sempre”.
Testo della catechesi
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Buonasera a tutti, ben ritrovati, continuiamo la nostra catechesi. Questa sera affrontiamo il libro del profeta Daniele. Siamo al capitolo tre:
1Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d’oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l’aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.
2Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all’inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
3I sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all’inaugurazione della statua. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere dal re.
4Un banditore gridò ad alta voce: «Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama:
5Quando voi udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna, e d’ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d’oro, che il re Nabucodònosor ha fatto innalzare.
6Chiunque non si prostrerà alla statua, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente».
7Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, in quell’istante che ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell’arpicordo, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d’oro, che il re Nabucodònosor aveva fatto innalzare.
Cerchiamo di capire cosa ci vuole insegnare questa prima parte del capitolo tre. Siamo in terra d’esilio, il popolo di Israele ha dovuto abbandonare la sua terra, è andato in esilio con i Babilonesi sotto l’impero del re Nabucodònosor, e questo re decide quindi di costruire questa grande statua. Fa una cerimonia solenne, dove convoca tutte le più alte cariche dello stato, dando in questa maniera una rilevanza sociale fortissima a questa statua; che non è semplicemente una statua, ma è l’immagine di sé stesso. E, davanti a questa statua, lui chiede di compiere il peccato più grave che si possa commettere, cioè il peccato di idolatria, che va a tradire direttamente il primo comandamento. Chiede una cosa grossa, radicale, totale. E questa adunanza alla quale vengono chiamati tutti questi personaggi — tesorieri, consiglieri, giudici — era una parata, insomma, una cosa proprio grossa, veramente molto importante. E come ogni parata, come ogni realtà importante, c’è sempre un proclama, tutti vengono convocati per ascoltare la proclamazione di una legge, di un qualcosa magari di nuovo, o un’applicazione diversa.
In questo proclama, che abbiamo letto, viene indicato il metodo da seguire — le istruzioni per l’uso, diciamo — nei confronti di questa statua. Questa statua va adorata: davanti a questa statua bisogna prostrarsi tutte le volte che c’è un suono, che c’è una musica, che c’è un annuncio; tutte le volte che viene richiamata l’attenzione del popolo, il popolo deve prostrarsi. La cosa interessante è che tutti, senza battere ciglio, nonostante abbiano vissuto il tema dell’esilio, nonostante conoscano molto bene i dieci comandamenti, si prostrano; perché? Perché, se non lo fanno, muoiono; semplice!
E qui si apre un capitolo non da poco: la qualità della mia fede io non la misuro quando dico le mie preghiere, quando tutto va bene, quando ho il cuore che batte, quando sento Gesù, quando tutto va come deve andare, no! Stiamo molto attenti al sentimentalismo nella fede, stiamo molto attenti alle mode nella fede; stiamo molto attenti ad attaccare il cuore al fatto che tutto va bene, perché non è lì che misuro la qualità della fede. La qualità della fede la misuro nella scelta, cioè quando arriva il momento nella mia vita in cui devo scegliere tra la vita e la morte. Non è detto che sia una morte immediata, totale, o una vita paradisiaca, no, sono scelte alle volte piccole che preparano scelte grandi, dove però devo dire un sì e devo dire un no. E questo sì e questo no hanno delle conseguenze. E qua iniziano i problemi, perché a parole… tutti andiamo a Messa, facciamo la Comunione, ci diciamo cristiani cattolici, facciamo il segno di croce, diciamo le preghierine, a parole tutti; quando poi questa adesione a Gesù va a toccare, come per Giobbe, il mio corpo e la mia anima, le cose cambiano, tutto cambia.
Vi sarà capitato nella vita di vedere questa cosa; prendiamo l’esempio della famiglia o del lavoro, è la stessa cosa. Il datore di lavoro è assente e iniziano le mormorazioni: “Lui ha fatto; lui ha detto; qui non va bene; ma qui bisogna sistemare le cose; però guarda che fa le ingiustizie, e però qua, e però la; bisogna fare una riunione e bisogna dirgliele chiare”. A scuola succedeva la stessa cosa: mi ricordo le riunioni di classe che si facevano, in cui si dicevano cose terribili sui professori. Così fanno i figli con i genitori: “Papà ha fatto questo; la mamma ha fatto quello …”. Poi arrivano le persone in questione — datore di lavoro, professore, genitore — e, improvvisamente, non parla più nessuno; improvvisamente, tutte le cose che tu avevi da dire è che hai detto si sono sciolte, non c’è più nessun problema, basta; nessuno ha più niente da dire; perché?
Il motivo è lo stesso: la paura; la paura che questo dire possa avere una ricaduta su di me, sulla mia libertà, sulla mia possibilità di essere, sulla tranquillità della mia vita; e quindi sto zitto. Ciò che prima non andava bene, adesso va benissimo. Questo adeguamento si chiama compromesso ed è come la droga: quando si comincia non si finisce più. Quando entriamo nel compromesso, non se ne esce più, diventa uno stile di vita, uno stile di pensiero: accomodare le cose, far stare insieme il giusto e l’ingiusto, il bene e il male. Entrando in questa logica, noi saremo sempre più coinvolti in questo modo adeguato di essere e di fare, perché tanto ciò che conta e che io alla sera vado a dormire in pace.
Ora, posso anche andare a dormire in pace con gli uomini — una pace più o meno fittizia — ma con la mia coscienza, come si fa? Che incidenza ha sulla mia vita il consenso della mia coscienza? L’approvazione della mia coscienza che incidenza ha nella mia vita? Siccome la coscienza non smette mai di parlare, allora, quando non vogliamo più sentirla, come Pinocchio, le diamo una martellata, che tradotto vuol dire: l’azzittiamo, l’affoghiamo nella distrazione, nel non pensarci, nella televisione, nei piaceri, nei peccati, nel fare altro, nel non stare in silenzio. Tutte queste cose qua servono per zittire la coscienza, e possiamo anche arrivare a narcotizzarla, però c’è un problema; il problema è che tra un po’ dovremmo presentarci al “tribunale di Cristo”, dice S. Paolo; lì poi son problemi! Lì come gliela raccontiamo che noi abbiamo scelto il compromesso ad uno che ha ricevuto sul suo corpo 5480 colpi, che è morto dissanguato, svenato, trafitto, per non cedere a un minimo compromesso? Noi come gliela spieghiamo? Come spiegheremo ai martiri morti scuoiati, decapitati, torturati, sventrati, bruciati che abbiamo scelto il compromesso per il quieto vivere? Noi che cosa avremo da spartire con loro? Cosa ci accomunerà? Quale base di linguaggio avremo insieme, di cosa parleremo? Loro parleranno dell’essere stati bruciati vivi per il nome di Cristo e noi di cosa parliamo, noi che testimonianza portiamo? Quasi a dirci: “Tu, invece da dove arrivi? Tu come mai sei qui? Che esperienza hai fatto di Gesù? Cosa hai perso per Gesù? A cosa hai rinunciato per Gesù? Loro diranno: “Io ho perso la testa; io ho perso il cuore; a me hanno bruciato vivo; mi hanno legato, io ho perso tutto. Tu cos’hai perso per Gesù?” — “Niente; io non ho perso niente. Perché io ho cercato di far stare insieme tutto!”. Ma loro ci diranno: “Ma come hai fatto a far stare insieme tutto?”. Per far stare insieme tutto, bisogna mettere Gesù in cantina, con la bavaglia. Cioè, Gesù deve sparire e deve tacere, allora si può tentare una conciliazione, sennò non è possibile.
Tutte queste persone della Scrittura, si prostrano ad adorare la statua per la paura di perdere qualcosa, o qualcuno, o se stessi. È difficile, è molto difficile essere discepoli di Gesù. Ma, del resto, cosa volete, noi questi discorsi li sappiamo fare molto bene sulla pelle degli altri; noi sappiamo molto bene dire agli altri: “Guarda, tu devi testimoniare Gesù, devi essere fedele a Gesù; guarda che tu devi essere pronto a tutto per Gesù; guarda che Gesù è tutto”. Quando invece la scelta bussa alla porta di qualcuno che noi amiamo, allora cominciamo a dire: “No, ma non esagerare; ma non è necessario che tu faccia così. No, ma evita, non dare nell’occhio”. Poi, se sei una donna ti dicono che sei fragile, se sei un uomo non so cosa si inventano, se sei un ragazzo ti dicono che sei troppo piccolo. Insomma, non è mai il momento giusto per testimoniare Gesù; c’è sempre una ragione, apparentemente valida, per dire no. Uno dice: “Se io dico sì, che cosa mi succede?” Adesso lo vediamo nel testo, cosa succede. Perché noi dopo, capite, facciamo i ragionamenti sui massimi sistemi, ma non sappiamo la parte finale della storia, cioè che cosa accade in questa storia.
8Però in quel momento alcuni Caldei — c’è sempre almeno un Caldeo nella vita di ciascuno di noi, tranquilli che salta fuori sempre — si fecero avanti per accusare i Giudei 9e andarono a dire al re Nabucodònosor: …
Non vorrai mica essere traditore da solo? O tutti, o nessuno! Tutti devono essere uguali: se tradiamo, devono tradire tutti, perché loro devono essere diversi? Andiamo fino in fondo!
«Re, vivi per sempre! 10Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna e d’ogni specie di strumenti musicali, si deve prostrare e adorare la statua d’oro: 11chiunque non si prostrerà per adorarla, sia gettato in mezzo ad una fornace con il fuoco acceso.
12Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari della provincia di Babilonia, …
Daniele, infatti, aveva interpretato il sogno del re Nabucodònosor in modo misterioso. Il re aveva fatto un sogno e nessuno era riuscito ad interpretarlo; Daniele glielo aveva addirittura raccontato, dandogli un’interpretazione. Il re è rimasto sbalordito, quindi l’ha fatto Primo Ministro, l’ha coperto con la collana d’oro — tutte cose che ovviamente a Daniele non interessavano — comunque, questa cosa incredibile e bellissima fatta da Daniele è stata dimenticata.
12Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari della provincia di Babilonia, cioè Sadràch, Mesàch e Abdènego, che non ti obbediscono, re: non servono i tuoi dei e non adorano la statua d’oro che tu hai fatto innalzare».
Ecco: questi tre sono stati venduti. Vi faccio un augurio pre-estivo: non vi capiti mai la disgrazia di vendere qualcuno! Che brutta vita ci attende se vendiamo qualcuno, soprattutto se innocente, soprattutto perché più santo di me; che brutta vita, che roba triste!
13Allora Nabucodònosor, sdegnato, comandò che gli si conducessero Sadràch, Mesàch e Abdènego, e questi comparvero alla presenza del re. 14Nabucodònosor disse loro: «E’ vero, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d’oro che io ho fatto innalzare? 15Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpicordo, del salterio, della zampogna e d’ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatta, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
Capite? Lui è come se dicesse: io sono più di Dio, di qualunque Dio. Bella scelta! Adesso cosa si fa? O la fornace all’istante, o il tradimento. Vedete, questo anno di catechesi sulla fede, porta qui! Non c’è molto da stare qui a disquisire; la nostra fede porta qui. Quando arriva il dunque — e il dunque arriva per tutti — o la fornace, o il tradimento. Attenti bene alla risposta, che è una lezione d’intelligenza, come abbiamo già avuto modo di sentire in altre occasioni.
16Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; …
La discussione è già conclusa: è inutile che ci mettiamo qui a parlare, a dialogare, a fare, non c’è niente da dire; se queste sono le premesse, non ci può essere dialogo. E spesse volte, nella nostra vita, ci vengono messe delle premesse pazzesche e noi ci mettiamo in testa di dover dialogare, capite? E diciamo: “No, ma adesso ti spiego. No, ma adesso ti convinco”. Ma cosa vuoi fare?! Ma non puoi convincere Nabucodònosor che quella statua d’oro è sbagliata! Ma non si può! Noi, invece, perdiamo tempo, energia, anima, vita, momenti di gioia, a spiegare a Nabucodònosor che la statua d’oro è sbagliata. Ma, secondo te, l’avrebbe mai fatta costruire? E poi chi sei tu per pensare di cambiare la testa delle persone? Ma se facciamo fatica a cambiare un pensiero noi, come facciamo a pensare di cambiare il cervello della gente? Capite che è una follia? E loro tre dicono: “Guarda, noi su questa cosa non diciamo proprio niente; stiamo zitti, perché non c’è niente da dire” e proseguono:
17sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto».
Questo si chiama parlar chiaro e conciso; quanto avranno impiegato per dirglielo? Un minuto, tra inizio e fine; stop. Tutto quello che era da dire è stato detto; il superfluo non serve. Non serve fare polemiche, metterci lì a parlare: “No, ma aspetta. Adesso ti faccio ragionare”. Dobbiamo essere molto realisti, sapete? Noi dobbiamo avere chiara la nostra posizione. Aprire il cuore e la mente delle persone lasciamolo fare a Dio. Tu devi aver chiaro bene dove sei e cosa vuoi fare della tua vita; basta, è già più che sufficiente. Al re non interessava capire, voleva solamente sapere: adorate o no? E infatti, subito:
19Allora Nabucodònosor, acceso d’ira…
Perché d’ira? Questa è una cosa interessante: è acceso d’ira perché questi tre ragazzi sfuggono al suo controllo; è un problema. Questi tre ragazzi fanno i diversi, forse sono anche un po’ montati di testa; ma chi si credono di essere questi qui? Se tutti l’adorano, loro tre perché non lo devono fare? Perché devono fare i più belli, i più santi, i più bravi, i più intelligenti; ma se non lo fa nessuno, voi cosa volete? Lui si accende d’ira perché capisce che queste tre persone sono troppo libere. Non sono ricattabili su niente, sono indipendenti, perché sono ancorati a Dio, che è spirito. E non gli interessa niente neanche della loro vita.
Mi ricordo ai nostri tempi, quando eravamo adolescenti, che il pomeriggio, magari dopo aver studiato, soprattutto d’estate o a primavera, si diceva: “Dai, dai, usciamo a fare una passeggiata, andiamo a mangiare un gelato”. Noi ragazzi mettevamo il primo paio di scarpe e di pantaloni; quando andavamo a prendere le nostre compagne… Tragedia! Dicevamo: “Dai, vieni giù che andiamo a mangiare il gelato!” e loro: “Che scarpe mi metto?”; per andare a mangiare il gelato!? Questa cosa però è molto importante, perché cosa sta qui sotto? — e ovviamente lo si capisce dopo, nella vita — Lo sguardo della gente; è sempre la solita cosa. Se tu questa cosa la prendi poi e la porti sulla fede, è la fine. Perché voglio vedere: là era un problema di scarpe qui è un problema di vita. Voglio vedere poi come tu traduci la tua fede in Gesù quando sei in certe circostanze; iniziano i dolori poi. Nessuno fa il segno di croce, e tu cosa fai? Bestemmiano, e tu cosa fai? Fanno discorsi volgari, e tu cosa fai? Parlano di robe abominevoli, e tu cosa fai? Cominciano a girare i primi spinelli, tu cosa fai? Se non lo fai, sei fuori! Cominci a essere diverso, cominci a essere un problema e, soprattutto, cominci a essere additato. Nessuno vuole essere additato; noi abbiamo il terrore di essere additati. E allora si affaccia alla mente un secondo spettro che, mi vien da dire, è peggio della morte: “Resto solo!” E piuttosto che restare solo, vendo tutto, anche l’anima. Io solo non voglio restare, non voglio far parte degli sfortunati. E la fornace si è spenta, perché a questo punto siamo già prostrati davanti alla statua.
La vita è una scelta, sempre! Si comincia dalle piccole, per arrivare alle grandi. Si comincia da lì, tutti cominciamo da lì. Quindi, Nabucodonosor si arrabbia per questa ragione: perché, se per caso succede che qualcuno non si adegua, dopo tu come fai a controllarlo? Se non lo puoi ricattare con: “Ti perseguito”, “Ti lascio solo”, “Ti esilio”, “Ti maltratto”, “Ti prendo in giro…”, io come faccio, dopo? Se tu non reagisci a questi ricatti, io dopo come faccio a dominarti? Come faccio a controllarti, se tu non sei “pescabile”? È un problema. Quindi, c’è una soluzione sola; la fornace.
Beh, la fede di questi tre ragazzi è bellissima, no? Loro dicono: noi ci crediamo; poi se succede bene, se non succede… va bene lo stesso, non ci interessa, perché noi ci crediamo indipendentemente, per noi è così, andiamo fino in fondo.
19Allora Nabucodònosor, acceso d’ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 20Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego…
Non basta un uomo per legarne un altro, no, il re fa chiamare i più forti, perché questi tre vanno proprio bloccati, è questa l’idea che ci sta dietro; non basta che io prenda due uomini qualunque per prendere un ragazzo e legargli le mani, no! Devo proprio essere sicuro di legarli bene, come dei salami, perché non possano più fare niente, non possano muoversi da nessuna parte. Anche prima di morire sono pericolosi, perché non sono controllabili, non sono ricattabili.
Noi non dobbiamo mai dare adito di essere ricattabili su niente, mai. Non ci deve essere nulla per cui noi possiamo essere ricattabili, da nessun punto di vista. Ma questo non richiede solo una vita integerrima — come le stelle del cielo, diceva padre Pio — questo richiede anche interiormente un coraggio e una forza di volontà possenti. Questo richiede, da parte nostra, la presa in carico di tutta la scelta inerente alla fornace, al sì e al no. Quindi:
20Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. 21Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso.
Neanche li hanno spogliati; non c’era tempo. Una persona libera va immediatamente eliminata, deve essere bruciata. Non deve rimanere neanche il cadavere, nulla, polvere. E non c’è tempo, ogni minuto che si perde è un problema. Quindi li prendono e li legano con i mantelli, i calzari, i turbanti, tutti i loro abiti, e li sbattono dentro. Immaginiamoci questi tre ragazzi: non è che avessero cinquant’anni, erano giovani. Immaginiamoci cosa vuol dire per loro vedersi legare in quel modo brutale — tre contro tutti — e avere davanti agli occhi una massa di fuoco, e dire: “Io devo entrare lì, adesso; cioè, adesso, non tra un’ora, ora io entro lì”.
22Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadràch, Mesàch e Abdènego, rimasero uccisi dalle fiamme, 23nel momento stesso che i tre giovani Sadràch, Mesàch e Abdènego cadevano legati nella fornace con il fuoco acceso.
Attenti ad accendere le fiamme, attenti ad accendere i fuochi, stiamo tutti molto attenti, perché poi quelle medesime fiamme si ritorcono contro di noi. E questi primi carnefici già spariscono. Ma succede un fatto: essi, caduti nella fornace, iniziano a passeggiare:
24Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
Ohi, ohi, grosso problema: se questi non solo non sono ricattabili, non solo non hanno paura delle fiamme, ma ci camminano pure in mezzo, adesso questi chi li ferma più? Ma certo è un segno di Dio, per dire: libertà somma; io sono il vero Dio e io rendo libere le persone, neanche il fuoco gli può fare del male. Ci penso io.
E vi invito poi a leggere questo bellissimo canto, questa bellissima lode: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri…”, che sarebbe da commentare tutta, ma il tempo ci fugge. La prima cosa che fanno è riconoscere il peccato del popolo come se fosse loro; prima cosa che fanno: “tutto quello che ci è capitato è giusto”; non si lamentano, non fanno critiche, non fanno rivalse, non brontolano, niente: “Quello che è successo, tutto il male che ci è venuto addosso, è giusto. Tu sei un Dio giusto, perché noi…” e dicono tutti i peccati che di fatto loro non hanno fatto, li hanno fatti gli altri.
46I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco 50e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
E qui parte l’inno, questo cantico bellissimo che poi recitiamo sempre; si recita nelle Lodi, la domenica della prima settimana del Salterio. Ma nella fornace sono dovuti entrare per sperimentare l’angelo del Signore e la brezza del mattino; non l’hanno fatto da fuori, no, no, sono dovuti entrare tutti e tre dentro la fornace. Dentro lì sperimentano la vicinanza di Dio.
”Ma un segnetto prima, per capire che posso fare il salto?”; no, non c’è! Tu il salto lo devi fare convinto che bruci, questo è il punto, nella speranza che il Signore intervenga, ma più di questo non possiamo fare. E quindi, capite, sta a noi: alla fine, come sempre, tutto si lega alla nostra scelta. Se avremo il coraggio e l’amore e la fede di dire “Fiat”, allora alle volte vedremo miracoli. Alle volte si brucia, molti sono morti, ma questo ci è dato per dirci: qualcuno vede!
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.
Informazioni
Padre Giorgio Maria Faré ha tenuto queste catechesi tutti i lunedì alle ore 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza.














