Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 2

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 2

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 9 settembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO”   Lezione 2

Continuiamo il nostro incontro su il testo dell’Imitazione di Cristo. Siamo al Cap. 2.

Capitolo II

L’UMILE COSCIENZA DI SÈ

  1. L’uomo, per sua natura, anela a sapere; ma che importa il sapere se non si ha il timor di Dio? Certamente un umile contadino che serva il Signore è più apprezzabile di un sapiente che, montato in superbia e dimentico di ciò che egli è veramente, vada studiando i movimenti del cielo.

Eravamo arrivati fin qui.

Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l’amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno, desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto all’anima. Ed è tutt’altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l’anima; invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. Quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo da essa; a meno che ancor più grande non sia stata la santità della tua vita.

Primo tema fondamentale, che abbiamo già visto negli anni scorsi, è la conoscenza di sé.

Colui che si conosce a fondo –  colui che ha una retta conoscenza di sé, colui che la sta maturando –  sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini.

Se io ho uno sguardo cosciente comprendo che non ho tutto quel valore che io mi immagino di avere o che io vorrei avere, lo capisco per tante ragioni, proprio guardandomi per quello che sono, per quello che faccio. Questa è una delle ragioni per le quali non ha senso cercare l’approvazione degli uomini, perché gli uomini anche se mi danno tutta l’approvazione, tutto l’onore del mondo, di fatto io so quello che sono anche se loro dovessero ritenermi “chissà chi”, di fatto non cambia nulla della verità di me. Sia che pensino bene, sia che pensino male, come diceva il Santo Curato d’Ars, io sono quello che sono davanti a Dio e questo non può cambiare, Dio sa chi sono. E io sono chiamato a crescere in questa conoscenza che mi permette di essere una persona innanzitutto equilibrata, perché realistica, e secondariamente umile, perché mi vedo per quello che sono e quindi non ho pretese di apparire, di essere quello che non sono. Stiamo attenti perché la ricerca della stima, scrive Santa Teresa, è una delle piaghe più gravi nella vita spirituali, perché per la ricerca della stima noi rischiamo di fare tutto il peggio possibile. Per l’approvazione degli altri noi spesse volte abbiamo visto che siamo stati capaci magari di rinnegare la verità, la giustizia, magari di tradire un’amicizia, la nostra coscienza.

Sarebbe bello che imparassimo a dire agli altri:

“Io non sono quest’uomo. Non sono la persona che tu credi che io sia, nel bene e nel male. Io sono altro”

Il Signore dice l’Imitazione di Cristo – ci giudicherà in base alle nostre azioni.

In base a quello che noi avremo costruito o distrutto nella nostra vita. E allora cosa mi serve conoscere tutto se io non ho la carità? Se non ho un cuore che sa amare?

Conoscere l’amore, conoscere tutta la Sapienza del mondo, conoscere che cosa voglia dire amare, non vuol dire amare. Amare è altro.

Alle volte noi crediamo che ci sia una equivalenza tra conoscenza e opere.

Siccome conosco quindi faccio, siccome conosco quindi opero, non è vero, dovrebbe, ma questa equivalenza non è reale, dovrebbe essere così ma non è reale, perché purtroppo noi conosciamo tante cose buone e belle ma poi con le nostre opere facciamo il contrario.

Datti pace da una smania eccessiva di sapere

Lui qui sicuramente intende proprio la conoscenza, la conoscenza filosofica, teologica, io mi permetto di fare un piccolo inciso, in questo sapere non mettiamo solamente il conoscere filosofico, letterario, teologico, mettiamo dentro anche il sapere in questo conoscere, per esempio la vita degli altri, quello che fanno gli altri, mettere un pò il naso in tutto ciò che ci circonda. Quante cose noi durante una giornata noi vogliamo sapere, cerchiamo di sapere, cerchiamo di conoscere, o magari di voler conoscere le cose di Dio, perché Dio fa così, perché Dio si comporta così. E’ difficile che noi accettiamo di stare al nostro posto, è difficile che accettiamo che noi non siamo Dio, siamo limitati, ed è normale che noi non possiamo conoscere tutto, è giusto, perché noi siamo esseri limitati. Non dobbiamo avere neanche l’illusione di voler conoscere tutto.

Coloro che sanno, desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto all’anima.

Quante cose leggiamo, quante cose studiamo, quante cose conosciamo che all’anima non servono a niente.

Quanto tempo dedichiamo a meditare il Vangelo, a pregare, a leggere un testo di meditazione, a stare con Dio?

Ed è tutt’altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza.

Preoccupati della vita Eterna. Fai bene un ordine delle cose più importante nella tua vita e guarda che la vita Eterna non è giusto che sia l’ultima o magari neanche segnata, devi pensare alla tua anima, devi pensare che tu potresti essere chiamato a presentarti anche stanotte davanti a Dio, in modo definitivo, e cosa ne sarebbe di questo incontro? Come andrebbe questo incontro vis a vis?

 I molti discorsi non appagano l’anima, invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio

Quanti discorsi inutili. Una vita buona su tutti i punti di vista, una bella vita importata bene, realistica, sana, rinfresca la mente.

Una coscienza pura non ha paura di Dio. Quando la mia coscienza è in pace non teme Dio. Questo accade anche davanti ad una persona, se io non sono in pace, non ho una coscienza pura con questa persona, io non voglio incontrarla. Se questa coscienza non è pura, non mi dà una grande fiducia. Il testo ci manifesta un rapporto molto importante tra la purezza della coscienza e la fede in Dio. C’è un legame molto stretto. La mia fede in Dio sarà tanto più vera, tanto più grande, tanto più solida, quanto la mia coscienza sarà pura, cioè vuol dire pulita. Non pensiamo solamente e primariamente all’impurità, alla lussuria, pensiamo a tutto il campo della coerenza della vita. Questa è la purezza, che la mia coscienza esprima, riassuma in sé la coerenza della mia vita cristiana e umana. Tanto sarà pura quanto la mia fede in Dio sarà grande, perché si può instaurare serenamente un bel rapporta di fiducia col Signore.

Quando la nostra fede in Dio comincia a scricchiolare, molto spesso, alla base ci sta una coscienza che non è pura. Santa Teresa di Gesù Bambino aveva una coscienza pura e aveva una fede in Dio incredibile, come Madre Teresa di Calcutta, eppure hanno attraversato la notte oscura della fede, non sentivano più niente.

Quella loro fede, quel loro credere non era possibile che fosse piantato solo sulla volontà, ma era questo clima di fiducia. Non vedevano più niente, non sentivano più niente, non percepivano più niente ma quella coscienza pura ha permesso loro di mantenere questo legame di fiducia. Non ti vedo più, non ti sento più, ma non posso dubitare di te.

La grande fiducia si fonda su questa purezza di coscienza.

Quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo da essa; a meno che ancor più grande non sia stata la santità della tua vita.

La coerenza tra conoscenza e le opere. Più conosci e più devi essere. L’incoerenza è proprio questa spaccatura grave che si crea tra il sapere e il vivere. E cosa ci sta in mezzo?

In mezzo ci sta l’egoismo, la paura, l’orgoglio, la superbia e tutti i vizi capitali del caso. Quando si crea questa scissione vuol dire che noi abbiamo scelto scorciatoie, abbiamo scelto altro dal voler tenere insieme le due realtà.

  1. Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai.

Io credo che un vero incontro con Dio, quando c’è un vero incontro con Dio, noi usciamo da questo incontro e una delle prime cose che noi diciamo, che dobbiamo dirci è: “Io non capisco niente. Credevo di sapere”.

L’incontro con Dio ci mostra veramente quanto siamo finiti, amati, stimati, voluti bene, cercati, da parte di Dio, ma noi guardandoci dobbiamo dire:

“Io se non ci fosse il Signore, tutte queste cose non le avrei mica capite. Solo il Signore poteva farmi unire le cose, approfondire le questioni.”

Nella vita quotidiana di tutti i giorni non riesco a maturare questa unità, questo collegamento, è come si ci fosse un velo che lo copre, riesco a vedere oltre solo quando sto veramente davanti al Signore.

Non voler apparire profondo (Rm 11,20;12,16); manifesta piuttosto la tua ignoranza. Perché vuoi porti avanti ad altri, mentre se ne trovano molti più dotti di te, e più esperti nei testi sacri? Se vuoi imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile, cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla.

Difficilissimo riuscire a comprendere che la ricchezza sta sotto, sta in profondità e non fuori. Se voi andate al mare questa cosa la vedete molto bene. Andate al mare, magari siete sulla barca e vedete degli scogli che spuntano, non ci fate neanche caso, però se vi immergete, basta che mettete una maschera e vedete una marea di pesci, che poi si nascondono sotto, che girano intorno, vedete una vita incredibile che si muove attorno, sotto.

Ecco, noi dobbiamo avere questa coscienza. Tutta la grande ricchezza che un uomo può avere, sta sotto ed è bene che stia sotto.

Perché i pesci non vengono fuori che li voglio vedere? No è giusto che stiano lì, stanno al riparo, al sicuro, riposano, se tu li vuoi vedere ti devi avvicinare e gusta la bellezza da dentro non da fuori.

Allo scoglio non interessa nulla se gli altri pensano che lui è brutto, tanto lui lo sa che è circondato da tutti questi pesciolini, che è lambito da queste acque bellissime, ma se io non lo so, se non ho questa coscienza è chiaro che è fondamentale lo sguardo di chi sta fuori, perché è l’unica cosa che ho, non ho altro, non avendo la capacità di vedere sotto.

Avete mai riflettuto sul principio che sta dietro alla maschera che metto per vedere sotto, che è il principio che mi serve in tutte le esperienze che io faccio.

La maschera che cosa crea tra me e il mare?

Una distanza. Basta quella piccola distanza di qualche centimetro, quella separazione tra me e l’acqua, per permettermi di vedere cose meravigliose. Noi dobbiamo imparare a prendere una sana distanza da noi stessi per poterci leggere in profondità. Se non siamo capaci di prendere una distanza, rimaniamo travolti, ci scappa la maschera dal viso, non vediamo più niente, con l’acqua negli occhi nessuno può vedere sotto, non vedi nulla.

Noi tante volte siamo travolti dalle onde dei nostri moti interiori e perdiamo la maschera, che se ne va. E’ il Signore che ci fornisce questa maschera, è il Signore che ci fornisce la distanza giusta, le lenti giuste per poterci guardare dentro.

È questo l’insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione.

Noi facciamo il contrario, noi disprezziamo gli altri e teniamo in alta considerazione noi stessi. La presenza degli altri è antagonista, mi porta via aria, mi mette in ombra. E infatti non c’è grande sapienza in questo modo di procedere e neanche perfezione, perché non mi conosco veramente.

Perché dice di disprezzarsi?

Un sano disprezzo di sé ci fa bene. Alle volte noi ci guardiamo allo specchio e fuori da quel vetro le nostre orecchie sentono dei sospiri, dei pianti, per quelle persone che abbiamo ferito, che noi abbiamo oltraggiato, alle quali abbiamo mancato di rispetto, alle quali abbiamo negato la nostra attenzione, il nostro affetto, il nostro tempo, il nostro aiuto, la nostra presenza. Se ci fermiamo ad ascoltare, guardando bene la nostra immagine, io credo che qualche sospiro lo sentiamo, qualche attesa la sentiamo.

Quei rapporti interrotti dove sono?

Noi li lasciamo lì, interrotti, pensando che sono sempre gli altri a dover fare il primo passo.

E noi quando facciamo i primi passi?

Può esserci tanta gente che soffre a causa nostra e noi neanche ce ne avvediamo, perché siamo a posto, crediamo di essere nel giusto e di essere a posto, non ci manca nulla, le nostre idee coprono le nostre orecchie, impediscono qualunque ascolto sincero.

Un grande stratega diceva:

“Se vuoi formare un esercito, un esercito indistruttibile, un esercito ben coeso, un esercito che non hai bisogno neanche di andare a cercarlo, te lo trovi tra le mani. Vuoi formare un grande esercito? Scatena la paura. L’esercito è già pronto.”

Chissà che esercito potente che abbiamo dentro di noi fondato sulle nostre paure! Sulle tante paure che portiamo dentro, che vengono dalla non conoscenza di se, da una non vera vita spirituale, della mancanza di preghiera, dalla mancanza di rapporti sani, belli e profondi. E questo esercito si muove, sapete? Non sta fermo. Fa vittime, perché noi abbiamo paura di perdere il potere, sotto ogni forma, abbiamo paura di perdere il consenso, la stima, l’utilità, il sentirci utili, abbiamo paura di perdere il fare. Questo è un esercito. Noi siamo un esercito. Io come persona porto dentro di me un esercito e tutto questo esercito si fonda sulle mie paure e sarà tanto potente quanto potenti sono le mie paure e tanto incontrollato quanto incontrollate sono le mie paure e tanto farà sangue quanto io sarò incapace di conoscerlo e dominarlo. Stiamo attenti.

Ecco perché vi dice:

“Tieni in considerazione gli altri”

Ma questo puoi farlo solo se tu sei libero da queste paure, altrimenti è impossibile.

  1. Anche se tu vedessi un altro cadere manifestamente in peccato, o commettere alcunché di grave, pur tuttavia non dovresti crederti migliore di lui; infatti non sai per quanto tempo tu possa persistere nel bene. Tutti siamo fragili; ma tu non devi ritenere nessuno più fragile di te.

Noi quando vediamo certe cose brutte, molto brutte, molto gravi, almeno uno dei pensieri che potremmo fare dovrebbe essere questo:

“Guarda fin dove si può arrivare! Domani potresti farlo anche tu”

Niente impedisce che al posto suo potresti esserci tu, stasera stessa. E noi invece guardando gli altri fare il male, noi ci sentiamo migliori. Quasi che godiamo del male degli altri, godiamo del limite dell’altro, del fatto che l’altro cade, che sbaglia, che pecca, che va indietro anziché andare avanti, noi godiamo perché così andiamo avanti noi, così appariamo noi.

Ci sono persone hanno sempre da dare un giudizio su tutti, come se fossero autorizzate, come se avessero la pienezza della psicologia, della teologia, della filosofia e quindi possono dispensare giudizi a non finire. Ma se noi ci fermassimo un attimo a riflettere, dovremmo dirci:

Ma a me questa autorità chi l’ha data? Ma io come faccio veramente a giudicare una persona così? Come faccio ad etichettarla così profondamente? Ma cosa ne so io? E poi il mio giudizio è un giudizio libero, pulito, corretto, vero, nasce proprio dalla verità, dall’equilibrio? Non è che questo giudizio è fondato magari sull’ideologia, sulle simpatie, sull’interesse?

Tutti siamo fragili

A parole lo diciamo tutti, però poi nei fatti noi dividiamo il mondo tra i fragili e i forti.

I fragili non contano niente, i forti sono quelli come noi, come me. Peccato che in questo modo mi sono innalzato a modello dell’umanità. Non lo dico, ma lo faccio, le mie scelte lo dicono.

La Scrittura dice che:

“Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti e ciò che nel mondo è insipiente per confondere i sapienti”

Ditemi voi una volta che noi abbiamo fatto una scelta con questa logica?

Mai.

“Ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”

Proviamo anche noi ogni tanto a scegliere ciò che è debole, a scegliere un pò di debolezza, chissà che dentro qui non ci sia una ricchezza, una sorpresa.

Dio ha scelto con sapienza il debole, ma noi spesse volte ciò che intendiamo debole è più forte di noi, ma siccome noi non lo accettiamo, allora lo riteniamo debole e lo mettiamo da parte, oppure è debole secondo le nostre categorie, ma le nostre categorie non sono tutte le categorie possibili e quindi dentro lì ci sta la sorpresa.

Noi pensiamo che ciò che è debole resta debole. Non funziona così, perché la storia ci insegna che anche ciò che è stato forte, finisce, sempre, finisce tutto. Non c’è niente di forte per statuto e spesse volte quella forza è caduta in una debolezza. E’ sintomo di grande stupidità rinchiudersi dentro al cerchio dei forti, dobbiamo invece aprire la porta della nostra testa, del nostro cuore e andare noi a cercare ciò che appare debole ai nostri occhi e sceglierlo nella nostra vita.

I lupi quando camminano in branco, è interessante, il maschio alfa dove sta? In fondo, è l’ultimo. Chi sta per primo? I lupi vecchi e i lupi malati, sono loro che danno il passo e aprono, in mezzo le femmine e poi gli altri maschi e il maschio alfa sta per ultimo.

Noi facciamo il contrario. Quando andiamo a fare una passeggiata i più forti, stanno davanti e i più deboli stanno sempre dietro.

“Non si lascia indietro nessuno” – dicono i veri soldati. Non si lascia sul campo nessuno, o tutti o nessuno.

Tutti siamo fragili; ma tu non devi ritenere nessuno più fragile di te.

Quando facciamo l’esame di coscienza, pensiamo alla nostra vita umana e chiediamoci:

“Mi ritengo veramente il più fragile o c’è qualcuno che giudico essere più in basso di me?”

Vi ricordate il Re Davide quando era bambino?

Arriva il profeta Samuele, e Dio dice: “Vai perché devi ungere un re.” Davide, il bambino, era a pascolare le pecore, il padre non lo chiama neanche, nella sua testa non c’era proprio possibilità che Dio avesse scelto lui, perché era fulvo, di bell’aspetto e gentile, poi era il più piccolo di tutti.

Quanto siamo lontani dalla logica di Dio.

Dio sceglie chi vuole, quando vuole e come vuole e quando sceglie sceglie. Questa è una grande certezza e una grande serenità.

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Cosa vuol dire prendere una sana distanza tra noi stessi?

Vuol dire saperci guardare senza esprimere subito giudizi, cioè saper dire: “Io sono questa persona. Io ho questi bisogni. Io ho queste sofferenze. Io ho questi peccati. Io ho questi talenti. Io porto nel cuore queste attese”

Prendete un foglio, fatelo come esperimento, prima pregate, poi prendete un foglio bianco, vi mettete davanti al Tabernacolo, pregate un pò lo Spirito Santo e dite al Signore:

Vorrei essere come una mano che scrive, senza stare troppo a pensare al sé, al come, al quando, al dopo, al prima, io scrivo.

Che cosa?

Tutto quello che stando davanti a Te viene fuori di me. Tutto quello che sento nel mio cuore vibrare, muoversi, su qualunque questione.

Prendere questa distanza vuol dire non attaccarci subito con una sfilza interminabile di giudizi, lasciamoli uscire, perché poi, magari, rileggendoli potremmo avere tante sorprese. Vuol dire non lasciarci travolgere dalle paure, dalle emozioni e dai timori.

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.