Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 10

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 10

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 11 novembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 10

Continuiamo la nostra catechesi sul cap.13° dell’Imitazione di Cristo. La volta scorsa abbiamo fatto quella digressione proprio a partire da questo capitolo e oggi lo riprendiamo, perché se vi ricordate avevamo segnato tutte le parole chiavi, quelle che sembravano essere le più importanti e adesso lo riprendiamo passo passo.
Capitolo XIII
RESISTERE ALLE TENTAZIONI
1. “Finché saremo al mondo, non potremo essere senza tribolazioni e tentazioni; infatti sta scritto nel libro di Giobbe che la vita dell’uomo sulla terra (Gb 7,1) è tutta una tentazione. Ognuno dovrebbe, dunque, stare attento alle tentazioni e vigilare in preghiera (1Pt 4,7), affinché il diavolo non trovi il punto dove possa esercitare il suo inganno; il diavolo, che mai non posa, ma va attorno cercando chi possa divorare (1Pt 5,8).”
Come dicevamo la volta scorsa, l’importanza della preghiera, quindi della prudenza, dell’evitare le occasioni, dell’essere in uno stato di continua attenzione, è necessario, perché è come gettare del buio negli occhi del nemico, nel senso di non fargli trovare il punto d’appoggio, di leva, attraverso il quale distruggere, estirpare la nostra fede, questo è il suo scopo. Ognuno di noi ha un punto debole o più punti deboli che possono essere sia psicologici, sia affettivi, sia spirituali, fisici, possono esserci tanti punti deboli. Il demonio ovviamente li cerca, perché attraverso questi punti di debolezza, lui poi esercita la sua tentazione. Il nostro compito è pregare, ma non pregare nel senso di dire tante preghiere, ma nel senso di andare a sviluppare in noi quella spiritualità, quella vita interiore, quella intimità divina che ci permette di andare a risolvere, rinforzare questi punti deboli.
Facciamo un esempio:
Mettiamo che abbiamo vissuto il dramma dell’abbandono, magari da piccolo posso essere stato abbandonato da uno dei miei genitori, o da tutti e due, e quindi porto dentro di me questo dramma terribile, questa paura costante di essere abbandonato. Se io lascio questo dramma irrisolto, se non vado a sanare questa ferita, anche e soprattutto attraverso la preghiera, perché è stando davanti al Signore che riesco a rimettere al suo posto questo dramma dell’abbandono, riesco a recuperare quell’identità mia personale di uomo e di figlio di Dio, che può superare la paura di essere abbandonato dagli altri, che può darmi quell’immagine capace di stare in piedi nonostante tutti gli abbandoni possibili, se io non vado a fare questa opera, il diavolo mi andrà a colpire proprio lì; così come se nella mia vita sono stato ingannato, sono stato tradito, la mia fiducia è stata tradita, è chiaro che farò una fatica incredibile a fidarmi nuovamente e il diavolo andrà ad agire proprio lì e via di seguito. Quindi la preghiera come scuola per imparare nuovamente, o per la prima volta, a vivere una vita umana equilibrata, che non esponga troppi punti fragili sul quale il demonio può andare ad agire, perché di fatto lui va ad agire su questi punti, quindi non ci dobbiamo stupire se poi crolliamo. Pensate al dramma dell’impurità, spesse volte si pensa che il dramma dell’impurità sia legato alla mia concupiscenza, alle tentazioni che vengono dall’esterno, in realtà è legato al grande argomento della solitudine profonda, dell’incapacità di saper stare soli, e se non sono capace di stare solo, poi di fatto da solo, il solo, consuma l’impurità che lo rende sempre più solo.
“Nessuno è così avanzato nella perfezione e così santo da non aver talvolta delle tentazioni.”
Nessuno va esente dalla tentazione.
“Andare esenti del tutto da esse non possiamo. Tuttavia, per quanto siano moleste e gravose, le tentazioni spesso sono assai utili; perché, a causa delle tentazioni, l’uomo viene umiliato, purificato e istruito.”
La tentazione è un’occasione di verità, io attraverso la tentazione posso vedere, posso capire bene cosa c’è nel mio cuore, lo posso riconoscere, mi posso disilludere, magari mi credevo essere arrivato chissà dove e poi grazie alla tentazione mi scopro invece altrove. Grazie alla tentazione io posso fare verità, vedo meglio chi sono.
La tentazione mi purifica perché mi aiuta a capire che ho bisogno solo di Dio, tanto bisogno di Dio, ho tanto bisogno di stare con Lui, perché mi toglie tutti quei pesi, quei gravami, quelle catene che mi metto addosso, la tentazione, mi fa capire che tutto questo non serve, che ho bisogno di Dio.
La tentazione mi istruisce perché a furia di tentazioni capisco la tattica del nemico e capisco io dove sono, sono istruito a migliorare, a correggermi, a rimettermi in pari dove devo mettermi in pari, a togliere ciò che va tolto, o a mettere ciò che devo mettere.
“I santi passarono tutti per molte tribolazioni e tentazioni, e progredirono; invece coloro che non seppero sostenere le tentazioni si pervertirono e tradirono.”
Questo discorso che abbiamo fatto fino adesso vale se io supero la tentazione, se io cado nella tentazione non vale più, perché il peccato non è mai fonte di istruzione e di conoscimento.
Papa Benedetto XVI in un suo intervento disse:
“Non diciamo che peccare è umano, non c’è niente di umano nel peccato, è solo disumano. Il peccato provoca disumanità, crea disumanità, realizza disumanità, sfigura il volto dell’uomo, non lo rende più uomo e neanche lo rivela uomo.”
Non c’è niente da imparare nel peccato, perché il male non ha niente da insegnare.
“Non esiste una istituzione così perfetta, o un luogo così nascosto, dove non si trovano tentazioni e avversità.”
Usciamo dal luogo comune per cui diciamo:
Per voi che siete andati in Convento, in Monastero, nell’eremo, nel deserto, in Clausura, è più facile perché c’è la fuga mundi, perché siete usciti dal mondo, siete appartati, mentre noi laici che siamo nel mondo…
Tu puoi andare a nasconderti anche nella spelonca di S.Francesco e stai tranquillo che avrai tutte le tentazioni, anzi di più, perché ovunque c’è un uomo, lì ci sta la tentazione. Non c’è un contesto che è più ovattato, più protetto, S.Antonio è stato nel deserto vent’anni da solo e ne ha viste di tutti i colori. Pochissimi uomini come lui sono stati tentati così dal demonio, addirittura assumeva una forma fisica, lo vedeva nei mostri, negli animali, in questi volti che lo terrorizzavano, che lo assalivano. Tutti ricorderete i combattimenti di Padre Pio con l’uomo nero e con tutti i diavoli che andavano dentro nella sua camera e lo pestavano; S.Veronica Giuliani che l’hanno trovata buttata sopra un armadio, chiusa dentro; non parliamo poi della Piccola Araba, il demonio l’ha quasi spinta al suicidio buttandola giù dal tetto. Parliamo di persone che vivevano in un ambiente “protetto” ma che in realtà sono stati assaliti più di tutti gli altri, perché dove c’è un uomo ma soprattutto dove c’è la santità, lì arriva la tentazione, lì arriva l’attacco del nemico.
“L’uomo non è mai del tutto esente dalla tentazione, fin che vive. Ciò per cui siamo tentati è dentro di noi, poiché siamo nati nella concupiscenza. Se vien meno una tentazione o tribolazione, un’altra ne sopraggiunge e c’è sempre qualcosa da sopportare, perché abbiamo perduto il bene della nostra felicità.”
Non possiamo dimenticare il peccato originale che ci ha segnati, gravemente, mortalmente, e dopo il Battesimo noi portiamo una cicatrice, una cicatrice dolente.
“Molti, di fronte alle tentazioni, cercano di fuggire, ma cadono poi in esse anche più gravemente. Non possiamo vincere semplicemente con la fuga; ma è con la sopportazione e con la vera umiltà che saremo più forti di ogni nemico.”
E’ bene che io fugga le occasioni che mi portano a cadere nel peccato, è doveroso, ma se da una parte è fondamentale fuggire, dall’altra è anche vero che, alle volte fuggendo la risolvi ma alle volte fuggendo non risolvi niente, allora la devi sopportare e devi essere molto vero. Dobbiamo insegnare a sopportare. Arriva un momento nel quale le hai provate tutte e nessuna ha funzionato quindi la devi sopportare, devi sopportare la tentazione e chiedere al Signore di essere liberato.
Puoi fuggire tutti i nemici che vuoi ma se ad un certo punto te lo trovi davanti e non puoi più fuggire, lo devi affrontare, non puoi fare altro. Dobbiamo imparare anche a saper sopportare le tentazione e proprio sopportandole noi potremo dire che è stata un’occasione, un insegnamento, perché la prossima volta quando non la sentirò più, non mi sentirò arrivato perché so che posso arrivare a sentirla così e anche di più di come l’ho sentita e sto parlando di qualunque genere di tentazione.
“Ben poco progredirà colui che si allontana un pochino e superficialmente dalle tentazioni, senza sradicarle: tosto ritorneranno ed egli sarà ancor peggio.”
La tentazione va combattuta radicalmente, senza il gioco del: “No ma dai”, o è “NO” o è “dai”. E’ inutile che io voglio combattere la tentazione del vizio capitale della gola e intanto mi tengo in casa la nutella formato famiglia da 5 kg, non è il modo di combattere la tentazione. Un modo intelligente di combattere la tentazione è:
Sono tentato di cadere nella gola, sento questa tentazione fortissima, bene, domani faccio digiuno.
Devo mettere in atto opere che vanno contro quella tentazione, è l’unico modo per sradicarla.
Quella tentazione mi attacca sulla gola, avevo appena fatto una bellissima torta, suona la vicina, gliela regalo tutta, non ne assaggio neanche una briciola, ma non perché la torta è un male, ma perché mi serve per fare un atto radicalmente contrario che ha il suo fine nell’andare a prendere la tentazione e sradicarla, non deve trovare più un aggancio in me.
Ne possiamo pensare mille di modi per andare contro quella tentazione che mi sta attaccando, bisogna vedere se veramente li voglio.
“Vincerai più facilmente, a poco a poco, con una generosa pazienza e con l’aiuto di Dio; più facilmente che insistendo cocciutamente nel tuo sforzo personale.”
Il mio sforzo personale è dire: “La voglio risolvere, la voglio far fuori subito, adesso”.
Lascia a Dio il suo tempo di intervenire, tu sopportala, prega e intanto compi atti che vanno contro di lei. Se lei è forte tu fai atti ancora più forti, lei insiste e insisti anche tu, alla fine se sarai perseverante vincerai, portando a casa oltre che il conoscimento di te, oltre che la purificazione, oltre che l’avanzamento nella santità, anche l’istruzione, avrai scoperto qualcosa di te e qualcosa del nemico molto utile per la prossima volta, se ci sarà una prossima volta, perché magari non ci sarà neanche più, magari arriverà su altro.
“Accogli frequentemente il consiglio di altri, quando sei nella tentazione; e non essere aspro con colui che è tentato, ma dagli conforto, come desidereresti fosse fatto a te.”
Sono belle queste parole però sembrano tante chimere. Ma quando mai succede che noi andiamo da qualcuno a dirgli che sono tentato. Mai!
Ci portiamo dentro l’idea del Superuomo, per cui io devo essere non un uomo, di più, in tutto. Essere tentati non è un peccato, non vuol dire che io sto aderendo alla tentazione, sono due cose completamente diverse. Se aderisco alla tentazione con la volontà, compio il peccato, ma non se sono tentato.
C’è poi un vizio molto brutto, orrendo, che è quello che quando tu vai a dire a qualcuno la tua tentazione, che immediatamente viene letta come se si avesse già peccato, come si fosse debolissimi, succede che quando è poi l’altro ad essere messo alla prova e tu ti avvicini per dare dei consigli, l’altro si gira per accusarti e ricordarti la volta passata in cui tu eri tentato.
Cosa ci sta di sottinteso?
Che a me può parlare solo il perfetto, anzi il più che perfetto, perché il perfetto non è sufficiente, per cui poi andiamo alle estreme conseguenze. Se io mi trovo il papà che sbaglia, non è più mio padre, è il reietto. Se mi trovo il chirurgo che sbaglia, devo prenderlo, mandarlo in galera e dimenticare la chiave. Se io mi trovo il prete che sbaglia, la mia fiducia non l’avrà mai più.
Ma chi di voi è più che perfetto? Chi di noi non sbaglia?
Le lettura anche io faccio è: “dietro al tuo sbaglio c’è la cattiveria”.
Noi con questa idea del Superuomo, del più che perfetto, andiamo di fatto a togliere credito a tutte le figure educative, perché non esisterà mai nessuno che è più che perfetto.
Ti vengo a chiedere consiglio nella misura in cui tu sei degno di fiducia, sei una persona onesta, vera, rigorosa, che si impegna. Tutti abbiamo sbagliato sulla pelle di qualcuno.
Quando pecco? Come faccio a capire se ho peccato oppure no?
Ricordatevi bene questo, la memoria non può peccare, l’intelligenza non può peccare, l’affetto non può peccare, una cosa sola può peccare ed è la volontà.
Solo se io voglio, io pecco.
Se abbiamo chiaro questo si fa una pulizia incredibile di ansie, angosce e pasticci.
Tipica questione:
Mi sono venuti i pensieri impuri, ho peccato contro la castità.
Li hai voluti? No.
Allora dov’è il peccato.
Tu hai voluto pensare quelle cose? No.
Tu hai voluto, pensando a quelle cose, offendere Dio? No giammai.
Allora questo non è un peccato, è una virtù.
Tu hai subito la tentazione e l’hai vinta, ma non per il fatto che ti è venuta, che ha suggestionato la tua memoria, che ti è venuto il ricordo del passato, e che la tua intelligenza ha messo insieme un pò di cose, che allora tu hai peccato.
Se tu non le vuoi, non pecchi.
Gesù stesso disse questo a una Santa che era angustiata, tormentata da questi pensieri, Gesù le disse:
“Ma tu li vuoi? Tu hai voluto farli per offendermi?”
Lei disse: “Assolutamente, mai”
“Allora dov’è il peccato? Non vedi che è stata invece una grande scuola, per vincere queste tentazioni.”
Se io mi convinco di avere peccato qual’è il passo successivo?
Mi allontano dall’Eucarestia e dalla preghiera, mi raffreddo perché non sono più degno di accostarmi all’Eucarestia. Questo si chiama scrupolo, e il demonio miete vittime su questa cosa. Lui ha tutto l’interesse di allontanarci dall’Eucarestia.
Questo non vuol dire che dobbiamo andare a fare la Comunione sempre, comunque e ovunque, no, vuol dire che dovrò essere sempre attento e delicato con la mia coscienza ma solo il peccato mortale mi toglie dall’Eucarestia:
materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso
Materia grave: i Dieci Comandamenti.
Piena avvertenza: lo so che è un peccato mortale, lo so che offendo mortalmente Dio.
Deliberato consenso: io lo voglio.
Altrimenti avrò un peccato veniale, che non è una banalità, ma non mi toglie dall’Eucarestia, non mi deve allontanare dalla preghiera.
Io devo sempre vedere dov’è la mia volontà, dove sta, dove riposa, presso chi abita questa volontà, che cosa io veramente voglio.
2. Causa prima di ogni perversa tentazione è la mancanza di stabilità spirituale e la scarsezza di fiducia in Dio;”
Stabilità spirituale vuol dire: la consistenza che è legata alla costanza. Se io prego un giorno sì e tre no, è già finito il mio cammino spirituale, annego nella tentazione, se un giorno dico cinque Rosari e poi per tre giorni non dico neanche un’Ave Maria, è finita, se vado alla Messa una volta sì e tre no, non c’è stabilità. Se io dico di avere fede in Dio e poi di fatto non mi affido mai a Lui, le tentazioni mi saltano addosso. Dobbiamo crescere nella fede verso il Signore e nel Signore, abbiamo bisogno di credere in Dio, ma di crederci veramente, di lasciare a Dio fare Dio, diamogli questa possibilità, non dobbiamo sostituirci a Lui sempre.
“..giacché, come una nave senza timone viene spinta qua e là dalle onde, così l’uomo infiacchito, che abbandona i suoi propositi, viene in vario modo tentato.”
Se mi vado a confessare e prima del confessarmi non ho già bene in mente alcuni propositi, passati due giorni, sono dentro un’altra volta in quei peccati, perché il proposito è ciò che mi permette di stare lontano dal peccato, e poi lo devo mantenere.
Esempio:
Sono goloso? Il proposito è che da adesso non mangio più fuori pasto, non mangio più cioccolatini, non bevo più il caffè perché sono troppo goloso ne bevo sette al giorno.
Un proposito per liberarmi da questa dipendenza.
Non trovo mai il tempo per pregare? Da domani mattina faccio il proposito di svegliarmi un’ora prima della sveglia che è già puntata per domani, perché voglio dedicare un’ora di tempo a Dio, solo a Lui, facendo solo quello.
Sennò dalla tentazione non veniamo fuori più.
“Come il fuoco serve a saggiare il ferro (Sir 31,26), così la tentazione serve a saggiare la santità di una persona (Sir 27,6). Quali possibilità ciascuno abbia in potenza, spesso non lo sappiamo; ma la tentazione dispiega palesemente ciò che siamo.
La tentazione ci dice noi chi siamo.
Fermiamoci qui, vediamo se ci sono domande.

DOMANDE:
Nel percorso della vita, ciascuno viene tentato un pò su tutti i peccati mortali oppure veniamo tentati solo su alcuni?
Credo che non ci sia una legge, il demonio sa fare il suo mestiere quindi lo fa nel modo più fantasioso possibile, a qualcuno lo tenterà su una cosa per vent’anni, qualcun altro su tre, dipende lui dove vede il vantaggio maggiore. Se il vantaggio maggiore è attaccare su più fronti, magari vede che ci sono più fronti non totalmente sguarniti, un pò sguarniti, allora attacca su tutti. Se vede che tutto è coperto bene, tranne un punto dove c’è un buco, allora si infila lì, dipende da quello che trova, da come trova il “Castello”.

Se può spiegare meglio cosa significa “la tentazione ci dice chi siamo”
Prendiamo il caso de convertito, che è un pò l’archetipo del nostro punto di riferimento, il convertito che dopo vent’anni di vita lontana da Dio si converte, si riavvicina al Signore e comincia a fare il digiuno due volte alla settimana, dice il Rosario tutti i giorni, va a Messa tutti i giorni, si confessa frequentemente, medita la Parola di Dio, fa la sua ora di preghiera. Dopo due mesi si sente completamente cambiato, si sente a posto. Un giorno, dopo sei mesi, succede che a suo padre gli scoprono che ha il tumore in gola, inizia uno scombussolamento totale, il tempo della preghiera non c’è più come prima perché deve andare a portare suo padre a fare la radioterapia, la chemioterapia, a fare gli esami, l’operazione in gola, poi se lo trova tracheotomizzato, deve fare le notti in bianco, alla Messa non riesce andare più come prima, e tutta quella cosa così sicura che aveva messo insieme, ad un certo punto è un ricordo lontano, perché è stato preso dentro a questo vortice incredibile e tutti quei punti di riferimento che erano diventati meravigliosi, non sa più neanche dove sono.
Alle volte basta anche una vacanza al mare, torni dall’estate e trovi il Vietnam. Si cade per molto poco di norma. La tentazione ci fa vedere che non siamo proprio questo fulgore di santità, e poi rialzarsi è difficilissimo. E’ per questo che è bene fare passi piccoli, ben pesati, ben assimilati, ben costanti, così da non crollare.

La durata di una vita spirituale, di una persona che crede da una vita, ti mette più al riparo?
Una persona che crede da una vita non è al riparo, però è meno esposta a queste fiammate da fuoco di paglia, perché è più abituata, più temprata, è fuori da questa fase di fuochi interiori di entusiasmo, quindi ha la possibilità di essere più costante.

La tentazione riguarda solamente il campo spirituale o anche il non spirituale?
Che la tentazione colpisca le scelte non per forza che hanno un impatto spirituale, certo, la tentazione colpisce tutto, ovunque e su tutto.

C’è scritto che la tentazione consente un avanzamento spirituale, cosa significa?
Se la vinco ho la possibilità di dire che l’ho vinta e che ho capito un pò di più come si manifesta, e quindi sono più forte.

A volte si scoprono atteggiamenti o parti di noi che non conoscevamo, e che non ci piacciono, doversi accettare per degli sviluppi di te che non conoscevi e che non ti piacciono, ce ne vuole per starci dentro.
Questa è la progressione spirituale. Il progredire spirituale vuol dire che ho la possibilità di conoscere di me non solo il bene ma anche il male, che magari fino a quel momento non avevo ancora visto. Il fatto che non mi piaccia, è una grazia, ma il fatto che non mi piaccia non vuol dire che io non lo voglio riconoscere, o non lo devo riconoscere, grazie alla tentazione lo vedo, è presente, grazie alla tentazione entra sotto il mio sguardo e quindi posso pregare, fare penitenza, chiedere agli altri di pregare per me, posso cominciare ad agire su di lei per renderla sempre più inoffensiva e poter io crescere in relazione a quella immaturità, o fragilità o a quella bruttura che mi porto dentro.

Nella tentazione capita a volte che l’uomo arriva fino ad un certo punto e poi ha la grazia che il Signore interviene Lui.
Certo. Il quando non lo sappiamo, può durare tanto, dipende dal Signore.

Una domanda sul peccato, lei ha detto che dal peccato non si impara niente, ma ci sono stati tantissimi Santi che prima hanno peccato e poi sono diventati Santi, sennò uno come fa a imparare.
Un uomo come fa a imparare?
Se questo teorema fosse esatto, Santa Agnese, Santa Agata, San Domenico, San Luigi Gonzaga non hanno imparato nulla. Non hanno mai commesso un peccato mortale nella loro vita e probabilmente neanche veniale se non qualche imperfezione. Santa Teresina, Dottore della Chiesa mai commesso un peccato mortale in tutta la sua vita, quindi non avrebbe da insegnare niente a nessuno.
Non è il peccato che mi insegna qualcosa ma il pentimento legato al peccato, in colui che ha peccato. E’ il fatto che io, peccando, rientro in me stesso, mi pento e ritorno, questo mi insegna, ma non stare con i porci a mangiare le ghiande, quello non ha niente da insegnare. Un uomo affogato nel peccato non ha da insegnare niente a nessuno.
Un esempio: Lucifero non è maestro di vita. Abbiamo degli esorcismi molto importanti nella storia della Chiesa, il famoso miracolo di Laon , uno dei casi di esorcismo più importanti, al quale è legato un miracolo addirittura. Il demonio per ordine di Dio, ma è Dio che insegna attraverso il demonio, perché il demonio non ha niente da insegnare, Dio attraverso il demonio insegna la vera fede, tale per cui quella città è l’unica che non si convertirà al calvinismo ma rimarrà fedelissima alla fede cattolica grazie all’esorcismo compiuto dal Vescovo in Cattedrale sul soppalco, davanti a tutti. La rivelazione dalla possessione diabolica avverrà attraverso l’Eucarestia, tutto per andare a smascherare la falsità di Calvino e Lutero.
Tolto questo caso e quello di Anneliese Michel, gli unici altri esempi di insegnamento del male, è Gesù che dice: “Taci! Esci da costui!”, perché non abbiamo niente da imparare dal male. Dai dannati non abbiamo niente da imparare. Non è il male, non è il peccato che ci insegna ma è l’uomo che una volta che ha peccato si pente, si redime, e torna indietro. Le anime purganti hanno da insegnarci, perché ormai sono lì, in vista di, e quella lontananza da Dio serve a loro per rientrare in se stessi e purificarsi da tutto ciò che di male hanno fatto, che li separa da Dio, ma il male non ha niente da insegnare. Non cadiamo in questa trappola diabolica per la quale è attraverso l’esperienza che io conosco.
Principio della Sapienza dice il Siracide è il timor di Dio, non l’esperienza. Non devo sperimentare il male per parlare del male, altrimenti S.Teresina dovrebbe stare muta e Santa Agnese non potrebbe dire niente della castità.

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Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.