“Una voce! L’amato mio!” (Ct 2,8)

Cerbiatto

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sulle letture di lunedì 21 dicembre 2015.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Testo della meditazione

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“Una voce! L’amato mio!” (Ct 2,8)

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Quando, l’8 di settembre del 1996, feci la mia prima professione religiosa semplice, ricordo che scelsi proprio questo testo del Cantico dei cantici: “Una voce! Il mio diletto!”. Credo che questo sia uno dei testi più poetici, più belli, più affascinanti, più seducenti, di tutta la scrittura.

Il Cantico dei cantici è un libro d’amore, perché l’amore, l’espressione dell’amore, il linguaggio dell’amore, è parte essenziale del rapporto con Dio, che non può essere sterile e freddo.

Il linguaggio dell’amore fa parte dell’espressione dell’anima mistica; pensiamo al Cantico dei cantici, nella Scrittura, pensiamo a ciò che scrisse San Giovanni della Croce, quell’opera meravigliosa che lui fece, dove abbiamo un Cantico dei cantici nuovo, diverso, ma pur sempre un inno d’amore, che lui compose, ebbro dell’amore di Dio.

Tutto il Cantico dei cantici rappresenta una parabola spirituale, si potrebbe fare un corso di esercizi spirituali centrato sul tema della parabola dell’esistenza in Dio; un’anima, che vive in Dio, sperimenta tutto ciò che c’è scritto nel Cantico dei cantici, una poesia, un testo meraviglioso, da questo punto di vista, e questo in particolare, questi pochi versetti, cosa dicono a noi?

Innanzitutto, è bello pensare a Gesù come a un cerbiatto…

È bella questa immagine stupenda…

Come un cerbiatto o come una gazzella, dice il Cantico dei cantici.

Forse la gazzella, perché è svelto, perché è veloce, perché non perde tempo, perché è sveglio, perché non è pigro, perché salta, perché ti dà il senso di colui che non sta mai fermo, di colui che è sempre in movimento, di colui che non ha tempo da perdere, di colui che è vigilante.

Il cerbiatto, un animaletto così dolce, che suscita nel cuore un senso di profondo affetto… solo a vederlo, un cerbiatto suscita questo. Poi, credo, per il suo sguardo curioso, Gesù ha sicuramente uno sguardo curioso, perché Gesù ha cura dell’anima, Gesù è curioso della nostra anima, c’è una santa curiosità.

È curioso colui che è interessato, e Gesù è profondamente interessato della mia anima, Gesù mi scruta, non come colui che mi vuole del male, che mi giudica, che mi guarda di traverso, come colui che aspetta che io cada per saltarmi addosso, ma curioso per cogliere il momento propizio per chiamarmi.

Egli sta dietro al nostro muro…

Sta riparato, sta dietro a quella che è la roccaforte dell’anima, ci scruta da fuori, potremmo dire.

Guarda dalla finestra, spia dalle inferriate…

Gesù è troppo interessato, è troppo interessato alla nostra anima, ci spia, ci guarda dalla finestra, ci scruta, come un giovane cerbiatto incuriosito, e a un certo punto, all’ora opportuna…

Ora l’amato mio prende a dirmi: «Àlzati…»”

Nel Nuovo Testamento potremmo usare il verbo parallelo ἐγείρω, resuscita, risorgi!

«Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni presto

Mi ricorda Padre Pio, quando diceva che lui si immaginava di prendere il crocifisso (di fatto lo faceva veramente nelle sue estasi, ma vabbè non lo diceva), il Cristo morto tra le braccia, deposto dalla croce e diceva: «Prendendo questo Cristo morto, baciategli il petto, ripetendo cento, mille volte: “Tu sei la mia speranza, Tu sei la mia vita, Tu sei il mio rifugio, Tu sei il mio tutto!”»

Quanto siamo freddi nell’atteggiamento verso Cristo!

Quanto poco spesso baciamo il Crocefisso!

Quanto poco spesso abbiamo atteggiamenti di tenerezza, di amore, verso il Signore, perché li definiamo smancerie o cose inutili!

Invece Gesù cerca questo, perché chi ama, l’amante, cerca il tutto dell’amato.

Il Signore ci dice che è arrivata la primavera: «Vieni fuori, l’inverno, è passato, la pioggia è cessata, i fiori sono apparsi nei campi, la tortora si sente echeggiare, il fico matura, le viti spandono profumi…»

Questa è la descrizione di colui (Gesù), che dipinge all’anima una situazione benedetta, una situazione di vita.

Ancora glielo dice: «Àlzati, amica mia, mia bella, vieni, presto!»

Se noi sentissimo queste frasi quando siamo nelle nostre faccende affaccendati, nelle nostre attività di tutti i giorni, se sentissimo Gesù Cristo che ci chiama dal tabernacolo, che ci chiede: «Àlzati, amica mia, mia bella, vieni, presto!»

Il Signore che chiama…

Qualche volta, quando guardo il crocefisso, sapete cosa gli dico?

Gli dico: «Gesù, sono contento di non essere te! Sono proprio contento, perché io non ce la farei…»

Io non riuscirei ad essere come Gesù, veramente ve lo dico con tanta sincerità.

Già solo quando predico, quando guardo nell’assemblea, ci sono delle volte che mentre si leggono dei testi così belli, si vede la gente che sbadiglia, che pensa ai fatti suoi, che guarda per aria, che se ne frega, e dico: «Ma di fronte a queste altezze, come si fa a rimanere inermi come dei vermi?» Sapete i vermi nella terra, che strisciano, qualunque cosa succeda…

Ma santa pace! Abbiamo davanti dei tesori di fuoco e noi rimaniamo lì freddi come dei pezzi di ghiaccio…

Di fronte ad un Dio che muore per noi, rimaniamo lì, inebetiti, come degli stupidi!

Solo l’amore di Gesù Cristo riesce a rinnovarsi continuamente e ad andare oltre, davanti a tutta questa freddezza, ma, non a caso, il Signore coi Santi si lamenta dicendo: «Io non sono amato! Io ricevo solo ingratitudine e freddezza».

Il Signore allora la chiama: «Vieni fuori dalle fenditure della roccia, dai nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché il tuo viso è incantevole».

Il Signore ha questi pensieri per noi…

Quando noi scegliamo gli amici, quando noi scegliamo le mogli e i mariti, dovremmo sceglierli basandoci su questo testo, dovremmo chiederci se sentiamo nel nostro cuore di poter dire queste frasi a qualcuno, anche se in modo più piccolo, ma di poterle dire a qualcuno, e se c’è qualcuno che le dica a noi.

Beato colui che ha qualcuno nella sua vita, che sente che gli può dire queste parole!

Infatti, non a caso, noi, stupidi che siamo, siccome non viviamo di queste cose, allora, cosa facciamo, noi Cattolici praticanti che facciamo la Comunione?

Andiamo dalle maghe o dai maghi, andiamo a farci leggere le carte e le mani, andiamo a guardare gli oroscopi, andiamo a prendere le pozioni delle maghe, e le beviamo, o delle finte santone, che vedono la Madonna o vedono non so chi, che ci danno questa pozione o quest’acqua, e noi giù che beviamo, portiamo amuleti al collo, andiamo lì a farci leggere il futuro.

A parte che sono peccati gravissimi di idolatria, peccati gravissimi, peccati gravissimi contro l’amore di Dio.

«No, ma quella là vede la Madonna…»

Ma lascia stare, te e tutte queste stupidaggini!

Concentrati sulla Scrittura e sulla tradizione dei Padri, invece di star lì, dietro alla prima veggente che vede non so che cosa!

Concentrati sulla solidità della dottrina cristiana, della geografia cristiana e della tradizione cristiana, sulla solidità dell’amore di Dio!

Noi, invece, andiamo a prendere quelle acque stagnanti, malefiche, putride, perché?

Perché noi di fronte a questi testi non sentiamo niente, niente, non avvertiamo dentro il Cristo che parla!

Sant’Agostino, San Bernardo, hanno scritto delle pagine incredibili; il commento che ha fatto San Tommaso d’Aquino alle pagine del Cantico dei cantici, che neanche trovate tradotto dal latino in italiano, tra l’altro, sono delle pagine altissime, bellissime, perché?

Perché erano degli innamorati.

In questi giorni prima del Natale, al Signore, e soprattutto alla Madonna, che fu per prima l’amica Sua, l’amata del Suo Cuore, la colomba che il Signore fece uscire dalle fenditure della roccia, dobbiamo chiedere questa grazia, di sentirci anche noi chiamati fuori dalle fenditure della roccia.

Cos’è la fenditura della roccia?

La fenditura della roccia è la ferita nel costato di Cristo, questa dovrebbe essere la nostra fenditura nella roccia!

Noi dobbiamo nasconderci nella ferita del costato di Cristo e non dobbiamo uscire da lì, fino a quando Lui non ci chiama.

Lì dobbiamo ripararci, lì dobbiamo rifugiarci, lì dobbiamo nasconderci da tutto il marcio che abbiamo intorno, lì dobbiamo purificare il nostro cuore, nella solitudine, nel calore del costato di Cristo.

Dovremmo avere una sola armonia nelle orecchie e nell’anima: l’armonia del Cuore che batte, di Cristo.

Noi dovremmo conoscere, noi dovremmo essere come San Giovanni, che posa costantemente il suo capo sul petto di Cristo per ascoltarne il battito, non dovremmo avere nell’orecchio altra armonia, altra musica, che il battito del Cuore di Cristo.

Magari qualcuno dice: «Sì, vabbè, belle parole, ma io come faccio ad ascoltare il Cuore di Cristo?»

Tu lo ascolti nella misura in cui lo vuoi ascoltare, tu lo ascolti nella misura in cui tu perdi tempo davanti all’Eucarestia, tu lo ascolti nella misura in cui tu stai ai piedi di Cristo.

Certo che se noi, quando andiamo a Messa, facciamo la Comunione e, finita la Comunione e la Messa, scappiamo via come i ladri che vengono sorpresi dai carabinieri, voi capite che è molto difficile ascoltare il cuore di Cristo.

Se la nostra prima preoccupazione è quella di tornare ai nostri affari, vuol dire che non abbiamo capito niente di che cosa è Gesù.

Noi portiamo Gesù dentro di noi esattamente come fece la Vergine Maria dopo l’Annunciazione; quindi, il Signore ci conceda la grazia di vivere come questa colomba, di vivere come questa anima, che si sente scrutata dallo sguardo curioso di Gesù.

Bello sarebbe se non avessimo altro sguardo curioso sulla nostra vita, ma potessimo giocare a nascondino con quell’unico cerbiatto che possiamo avere: l’Eterno, il Dio vivente.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

 

Letture del giorno

Feria propria del 21 Dicembre

Prima lettura

Ct 2,8-14 – Ecco, l’amato mio viene saltando per i monti.

Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L’amato mio somiglia a una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia dalle inferriate.
Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole».

Salmo responsoriale

Sal 32

Esultate, o giusti, nel Signore; cantate a lui un canto nuovo.

Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate.

Il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
O Emmanuele, nostro re e legislatore:
vieni a salvarci, Signore, nostro Dio.
Alleluia.

Vangelo

Lc 1,39-45 – A cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

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