La consacrazione a Maria per far nascere Gesù nella propria anima

Bartolomeo Manfredi - Incoronazione della Vergine con i Santi Giovanni Battista, Maria Maddalena e Francesco

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di mercoledì 23 dicembre 2015.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Approfondimenti

Consacrazione alla Beata Vergine Maria

secondo S. Luigi Maria Grignion de Montfort

“Io, peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle tue mani, o Maria Immacolata, i voti del mio Battesimo. Rinunzio per sempre a satana, alle sue seduzioni e alle sue opere e mi do interamente a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, per portare la mia croce dietro a Lui tutti i giorni di mia vita.

E affinché io gli sia più fedele che nel passato, ti scelgo oggi, o Maria, alla presenza di tutta la Corte celeste, per mia Madre e Padrona. A Te, come uno schiavo, io abbandono e consacro il mio corpo e l’anima mia, i miei beni interni ed esterni e il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future, lasciandoti un intero e pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, a tuo piacimento, alla maggior gloria di Dio nel tempo e nella eternità.  Amen.”

Il trattato della vera devozione alla Santa Vergine

di S. Luigi Maria Grignion de Montfort

E’ dunque molto importante conoscere anzitutto le false devozioni alla Vergine Santa per evitarle, e quella vera per abbracciarla. In secondo luogo, tra le tante e diverse pratiche della vera devozione alla Santa Vergine, bisogna conoscere quella che è la più perfetta e gradita alla Santa Vergine, la più gloriosa per Dio e la più santificante per noi, per impegnarci a viverla.”

(S. Luigi Maria Grignion de Montfort)

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

La consacrazione a Maria per far nascere Gesù nella propria anima

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Oggi è il 23 dicembre, domani è la Vigilia di Natale, ed è l’ultima volta che ho l’occasione di parlarvi prima di Natale, in questa Santa Messa del mattino, e allora ieri sera pensavo a un regalo da farvi, perché mi sembra che il Natale sia anche il tempo del regalo, un regalo spirituale.

La liturgia ci richiama in questi giorni alla figura stupenda, meravigliosa, fondamentale per la nostra vita cristiana, che è quella della Beata Vergine Maria, e il regalo che voglio farvi lo prendo da un Santo, che è uno dei più grandi innamorati della Vergine Maria, San Luigi Maria Grignon da Montfort, famosissimo, che ha scritto Il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine e Il segreto di Maria.

In queste vacanze di Natale vi do il compito natalizio, se è possibile dare un compito, che è di meditare davanti al presepe questo testo bellissimo (che non è neanche lungo) di questo Santo innamorato della Vergine Maria, che insegna la vera devozione alla Vergine Maria.

In questo testo, sul finire del testo, lui dice che c’è una terza maniera, un terzo modo, di essere devoti alla Madonna, che però è conosciuto e praticato da poche persone, ed è il modo perfetto, non c’è un modo migliore di amare la Vergine Maria, se non questo che lui descrive.

Lui dice che questo metodo, questo modo, consiste “nel darsi interamente come schiavi a Maria Santissima, e per mezzo di Lei a Gesù Cristo, e poi nel fare tutte le cose con Maria, per mezzo di Maria, in Maria e per Maria”.

Lui ha scritto una preghiera, un Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, bellissimo, dove lui appunto dice: «Io mi do come schiavo alla Vergine Maria», un testo bellissimo che fa la memoria del Battesimo e dal Battesimo consacra alla Madonna tutto.

Lui scrive che “bisogna scegliere un giorno speciale (perché è un evento speciale), per offrirsi, consacrarsi e sacrificarsi spontaneamente per amore, senza timore alcuno, interamente e senza nessuna riserva, corpo e anima”.

Beni esterni: come casa, famiglia, guadagni; beni interni dell’anima: come meriti, grazie, virtù e soddisfazione”.

È bene notare che con questa devozione l’anima si offre a Gesù per mezzo di Maria”, scrive il Santo, “come un sacrificio che non si esige in nessun ordine religioso, con tutto quanto l’anima ha di più caro e il diritto stesso che avrebbe di disporre a suo piacimento delle proprie preghiere e soddisfazioni, di maniera che si mette e si lascia ogni cosa a disposizione della Santissima Vergine, la quale le applicherà come meglio le piacerà per la maggior gloria di Dio, che Ella conosce perfettamente”.

Bisogna scegliere un giorno; adesso finisce l’anno e sarebbe bello prepararsi leggendo questo libro e consacrarsi il primo giorno dell’anno. Noi lo faremo il 10 gennaio, alle 15.30, qui in chiesa, ci consacreremo tutti, tutti coloro che vorranno verranno e si consacreranno alla Vergine Maria.

Consacreremo le famiglie, i bambini, tutti, ma uno che non può venire, lo fa dov’è, e sarebbe bello che lo facesse, per esempio, il primo giorno dell’anno, per darsi interamente alla Vergine Maria come schiavo.

Sempre San Luigi dice: “Si lascia a Sua disposizione tutto il valore soddisfatorio e impetratorio delle opere buone (si lascia alla Vergine Maria tutto, tutto).  Anche i nostri meriti vengono affidati con questa devozione nelle mani di Maria Santissima, perché ce li custodisca, li aumenti e li impreziosisca. Tuttavia, le preghiere, le buone opere gliele diamo perché le applichi a chi meglio Le piaccia”.

Poi dice ancora: “Questa devozione consiste nell’offrirsi a Maria in qualità di schiavo. Ci sono tre classi di schiavi. La prima sono gli schiavi di natura, buoni e cattivi siamo tutti servi di Dio in questa forma; la seconda è la schiavitù forzata dei demoni e dei dannati (anche il demonio è schiavo di Dio, anche satana è schiavo di Dio, non può fare nulla di più di quello che Dio permette); la terza classe di schiavitù (che ovviamente è quella a cui lui si riferisce)è la schiavitù volontaria di amore, con questa noi dobbiamo consacrarci a Dio per mezzo di Maria, nella maniera più perfetta con cui una creatura possa consacrarsi al Suo Creatore.”

Noi, sulla vita, in terra, abbiamo questa possibilità, perché abbiamo una libertà che decide e possiamo liberamente scegliere questo, cosa che dopo la morte non possiamo fare più.

Lui dice che c’è una differenza sostanziale tra l’essere schiavo e l’essere servo, “perché il servo esige una paga per i suoi servizi, lo schiavo no; il servo è libero di lasciare quando vuole il suo padrone e lo serve per un certo periodo di tempo, lo schiavo invece, essendosi dato in consegna per sempre, non può lasciarlo senza mancare di giustizia; il servo non cede mai al padrone il diritto di vita o di morte sulla sua persona, lo schiavo, al contrario, si mette completamente nelle sue mani, in maniera che il padrone potrebbe anche farlo morire, senza timore di giustizia”.

Si comprende subito, scrive il Santo, “che questa schiavitù non può esserci tra uomo e uomo, ma può esserci solo tra l’uomo e il suo creatore”.

In questo tempo dove siamo sollecitati ad essere attenti alla carità (Papa Francesco ci richiama sempre all’attenzione della carità, la carità ai poveri, la carità e la misericordia, siamo continuamente sollecitati), San Luigi Maria Grignion da Montfort scrive: “Consacrarsi in questa maniera e in questa forma, come schiavi, alla Vergine Maria, equivale a praticare nel grado più alto possibile la carità con il prossimo (non c’è forma di carità più alta che questa), poiché diamo a Maria Santissima ciò che di più prezioso possediamo, perché ne disponga a favore dei vivi e dei morti (diamo a Lei ogni facoltà)”.

Sentite questa parte bellissima, nella quale lui scrive: “Questa devozione rende l’anima veramente libera, della libertà dei Figli di Dio”.

Prima di andare avanti in questa breve lettura, vi dico questo: in questo tempo di Natale, fermiamoci davanti al presepe a riflettere su ciò che ci rende ancora schiavi.

Pensiamo all’impurità, pensiamo all’ira, pensiamo all’accidia, pensiamo alla gola, pensiamo a tutti vizi o ai peccati che portiamo dentro di cui non riusciamo a liberarci.

Pensiamo a quando siamo scrupolosi, pensiamo al fatto che ricadiamo sempre negli stessi peccati, che non riusciamo a liberarcene, pensiamo alle angustie e alle ansietà della vita, alle sofferenze che portiamo nel cuore, a ciò che, anche in questo giorno di Natale, tenterà di rovinarci la gioia, alle paure che abbiamo, alla disperazione che portiamo, alla sofferenza, alla tristezza, che abbiamo dentro.

Adesso sentite che cosa scrive: “Dal momento che uno si rende schiavo per Suo amore, per questa amata Signora, per ricompensa, la Madonna dilata il Cuore, il Suo Cuore, e lo fa camminare a passi da gigante nella via dei Comandamenti di Dio. La Vergine Maria allontana il disgusto, la tristezza, lo scrupolo e ogni genere di vizio e infatti il Signore stesso insegnò questa devozione alla Madre Agnese di Gesù, come mezzo sicuro per uscire dalle grandi pene e perplessità in cui si trovava.  «Fatti schiava di Mia Madre!», le disse un giorno; Madre Agnese di Gesù lo fece subito e, come per incanto, cessarono subito tutte le sue pene”.

Perché non ricorrere alla Vergine Maria, per avere la Lei la possibilità di essere liberati da ciò che maggiormente ci angustia, da ciò che maggiormente ci fa soffrire e ci porta lontano da Dio?

Perché non chiedere alla Vergine Maria di imparare a stare davanti al Signore?

Bisogna fare così, bisogna fare ogni cosa in Maria, abituarsi a stare raccolti, per poter formare in sé stessi un piccolo abbozzo o ritratto della Santissima Vergine”.

Che bella questa espressione!

Raccolti per avere nel cuore un’icona di Maria (questo l’ho detto io).

Prosegue: “Essa sarà per l’anima come l’oratorio dove presenta a Dio le sue preghiere, sicura di non essere respinta, sarà la torre di Davide, la torre d’avorio, la turris eburnea, dove si mette al sicuro dai nemici, sarà la lampada accesa per far luce nelle parti anche più nascoste dell’anima e infiammarla di amore di Dio, l’ostensorio sacro per contemplare Dio in Lei, insomma, Maria Santissima sarà per l’anima il ricorso universale e il suo tutto. Qualunque cosa faccia, la farà in Maria e in tutto farà atti di distacco da sé stessa”.

Allora il mio augurio è che la Vergine Maria sia per noi questa turris eburnea, questa torre d’avorio, sia per noi l’ostensorio sacro dentro il quale andare a costruire e custodire la nostra anima in questo nuovo anno e in questo Natale.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

 

Letture del giorno

Feria propria del 23 Dicembre

Prima lettura

Ml 3,1-4.23-24 – Prima del giorno del Signore manderò il profeta Elìa.

Così dice il Signore:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani.
Ecco, io invierò il profeta Elìa prima che giunga
il giorno grande e terribile del Signore:
egli convertirà il cuore dei padri verso i figli
e il cuore dei figli verso i padri,
perché io, venendo,
non colpisca
la terra con lo sterminio».

Salmo responsoriale

Sal 24

Leviamo il capo: è vicina la nostra salvezza.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
O Emmanuele, Dio con noi,
attesa dei popoli e loro liberatore:
vieni a salvarci con la tua presenza.
Alleluia.

Vangelo

Lc 1,57-66 – Nascita di Giovanni Battista.

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

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